Vino, Raviola: risultato importante portare Barolo en primeur a LondraMilano, 27 set. (askanews) – “Londra è uno delle principali piazze per i vini di qualità: portare Barolo en primeur su quel palcoscenico è un risultato di grande valore, che apre a nuove prospettive. Raggiungere la City non sarebbe stato possibile senza la partnership con Christie’s, la più importante casa d’asta al mondo, che collabora con Barolo en primeur fin dalla prima edizione e che quest’anno ha permesso di alzare ulteriormente l’asticella, ospitando l’asta nella sua sede inglese e promuovendola in prima persona sui propri canali”. Lo ha affermato Ezio Raviola, presidente di Fondazione Cassa Di Risparmio di Cuneo (CRC), tra i promotori della terza edizione dell’asta solidale che si terrà il 27 ottobre al Castello di Grinzane Cavour (Cuneo)
“Possiamo dire senza timore che Barolo en primeur, in sole tre edizioni, si è imposto come uno degli eventi più significativi per il mondo del vino a livello internazionale” ha proseguito, sottolineando che si tratta di “un’occasione unica per promuovere nel mondo un’eccellenza del nostro territorio e nel contempo, raccogliere importanti risorse a sostegno di iniziative benefiche”. Fondazione Crc è proprietaria della vigna “Cascina Gustava” situata proprio sotto il famoso Castello di Grinzane Cavour, sede dell’Enoteca regionale piemontese. Il vigneto di quasi 4 ettari è da sempre utilizzato dalla Scuola Enologica di Alba e quest’anno andranno all’asta andranno 12 barrique dell’annata 2022 prodotte proprio qui.
Vino, il 27 ottobre torna l’asta solidale Barolo en primeurMilano, 27 set. (askanews) – Dopo aver raccolto quasi un milione e mezzo di euro nelle prime due edizioni a favore di 37 progetti e iniziative benefiche, Barolo en primeur torna il 27 ottobre al Castello di Grinzane Cavour (Cuneo), per una nuova edizione della grande asta solidale promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e da Fondazione CRC Donare ETS, in collaborazione con il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. L’obiettivo è quello di finanziare attività sociali attraverso l’asta solidale delle barrique di Barolo Vigna Gustava (che sorge ai piedi del Castello e fu vinificata dal Conte Camillo Benso) e i lotti comunali di Barolo e Barbaresco, due dei “fine wine” italiani più apprezzati al mondo.
L’asta vedrà collezionisti e filantropi presenti nelle sale dello splendido maniero piemontese, o collegati in live streaming dalla sede di Christie’s a New York e, quest’anno, anche da quella di Londra. Il successo internazionale dell’evento, infatti, porterà l’asta anche nella capitale inglese, una delle più importanti città al mondo per consumo di vini di pregio, nonché luogo in cui la celebre casa d’aste fu fondata nel 1766. Quest’anno all’asta andranno 12 barrique di Barolo Vigna Gustava 2022, vinificate a cura del Laboratorio Enosis Meraviglia di Donato Lanati, ognuna realizzata in maniera separata “per conferire a tutte una personalità differente e unica, frutto anche dell’avvenuta parcellizzazione della vigna in base all’esposizione, all’altitudine e all’età delle viti”. A ciascuna barrique è annesso, sotto forma di video, un commento di Antonio Galloni, celebre critico enologico e Ceo di Vinous, che ogni anno valuta la qualità e le caratteristiche di questo Barolo. Undici barrique saranno associate all’asta solidale il 27 ottobre e il ricavato sarà interamente devoluto ad associazioni no profit e enti del terzo settore per progetti e iniziative sociali nei settori della salute, della ricerca, delle arti, dell’inclusione sociale, della promozione culturale e della sua salvaguardia. Il dodicesimo lotto verrà invece battuto durante l’asta mondiale del Tartufo Bianco d’Alba a novembre, sempre dal Castello di Grinzane Cavour e in live streaming con Hong Kong, e il ricavato andrà alla charity internazionale “Mother’s Choice”, che opera dal 1987 in favore dei bambini orfani e delle giovani donne in difficoltà.
Inoltre Barolo en primeur vedrà la partecipazione di un centinaio di produttori del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, che doneranno al progetto 1.336 bottiglie di Barolo e Barbaresco della vendemmia 2022: 1.034 esemplari da 0,75 litri, 242 magnum e 60 Jeroboam. Le Cantine partecipanti si uniranno sotto il nome del Comune di produzione, completando l’asta con 10 lotti comunali composti da bottiglie soprattutto di grandi formati, più pregiate per il loro valore sia economico che collezionistico. L’asta dei lotti comunali inizierà online già venerdì 6 ottobre, estendendo così l’arco temporale per presentare offerte. La chiusura avverrà, però, sempre il 27 ottobre al Castello di Grinzane Cavour, ancora una volta scandita dall’iconico colpo di martello di Cristiano De Lorenzo, direttore di Christie’s Italia. Non solo, con “Barolo en primeur Exclusive Tasting”, da venerdì 20 a venerdì 27 ottobre, 25 tra i migliori produttori delle Langhe apriranno al grande pubblico le porte delle loro Cantine per delle degustazioni esclusive di Barolo e Barbaresco en primeur 2022, proprio quelle bottiglie che saranno poi battute all’asta il 27 ottobre. Un’occasione straordinaria che per la prima volta permetterà agli appassionati di avvicinarsi in prima persona all’”esclusivo” mondo dell’en primeur.
Dopo Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto, quest’anno l’etichetta delle bottiglie di Barolo all’asta sarà realizzata dalla celebre pittrice nigeriana Otobong Nkanga.
Vino, Onav-Ordine medici di Milano: il consumo deve essere moderatoMilano, 27 set. (askanews) – Moderazione. E’ questo il comun denominatore degli interventi che si sono susseguiti al convegno “In Vino Veritas”, promosso dall’Organizzazione nazionale assaggiatori di vino (Onav) e dall’Ordine dei medici di Milano, che si è tenuto nei giorni scorsi nel capoluogo lombardo. L’incontro tra mondo della medicina e mondo del vino aveva come obiettivo quello di fornire al pubblico “un quadro completo per poter costruire la propria opinione” sugli eventuali rischi per la salute connessi al consumo di vino. E, in grande sintesi, l’indicazione che è arrivata è stata quella che il consumo di vino deve essere consapevole e moderato.
Se è impossibile identificare una quantità di vino consigliata, alla luce dei fattori genetici e metabolici differenti da soggetto a soggetto, tutti i relatori hanno condannato il cosiddetto “binge drinking”, l’abbuffata di alcolici nel giro di pochissimo tempo, che si registra tra giovani e giovanissimi. “Durante la pandemia il consumo di alcol è cresciuto, specie per i ‘binge drinkers’, i bevitori compulsivi, a dimostrazione che esso ha una correlazione con aspetti psicologici e sociologici” ha spiegato il pediatra Alberto Martelli, aggiungendo che “la risposta può essere introdurre dei percorsi nelle scuole, a condizione che si possano educare i ragazzi a comprendere le regole, puntando sull’ascolto e sulla comunicazione con loro per capire quali sono i meccanismi che li spingono a bere”. “Non dobbiamo imporre divieti, dobbiamo accettare tutto con moderazione, senza costrizioni o stress, basti pensare che oggi anche in molte diete non viene proibito il cioccolato, atteggiamento impensabile solo qualche anno fa” ha detto l’ematologa Marta Riva, evidenziando che un consumo moderato di vino può anche avere effetti potenzialmente positivi, come “un effetto preventivo sulla trombosi arteriosa e sulla corretta coagulazione del sangue, oltre all’azione antinfiammatoria dei polifenoli”. “A livello cardiologico i flavonoidi contenuti nel vino possono avere un effetto cardioprotettivo, soprattutto nella patologia ischemica, e non solo possono aiutare la riduzione dell’LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”) e della aggregazione piastrinica, ma possono agire sulla disfunzione endoteliale e avere un effetto antinfiammatorio” ha spiegato il cardiologo Maurizio Losito, ricordando che “la quercetina e il resveratrolo in particolare hanno proprietà antiipertensive, anti trombogeniche e antinfiammatorie”. Secondo l’epatologa Chiara Becchetti, persino per il fegato,l’organo più colpito dagli effetti negativi dell’alcol, il consumo moderato di vino “può avere effetti positivi nella riduzione delle fibrosi”.
Infine per quanto riguarda la salute mentale, Milena Lambri, membro del comitato scientifico di Onav e docente di Enologia e Analisi sensoriale all’Università Cattolica, ha spiegato che “ognuno di noi sente nel vino un numero di elementi proporzionali alla sua soglia di percezione (fattore che può essere comunque allenato) e questa capacità gratifica e consente di perfezionare la conoscenza di sé. Inoltre – ha concluso – secondo una ricerca del Massachusetts General Hospital, il vino ha la capacità di agire positivamente sull’ipertensione perché riduce lo stress”. “L’alcol nel vino rappresenta circa il 10% del totale, e ci sono molti altri elementi che lo rendono un prodotto straordinario” ha chiosato Vincenzo Gerbi, presidente del Comitato scientifico di Onav, aggiungendo che “così come nei farmaci abbiamo il principio attivo e l’eccipiente, che è solo un veicolo: nel vino l’alcol è l’eccipiente mentre il principio attivo è costituito da acini organici, sali minerali, glicerolo e polifenoli”.
Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, ha auspicato “che ci siano altri momenti formativi come questo”, mentre il presidente nazionale di Onav, Vito Intini, ha sottolineato che “chi conosce il vino beve meno ma meglio, perché impara a conoscere i propri sensi, a capire le sue componenti e ad apprezzare ciò che sta dietro al calice: l’alcol, in tutto questo, ci interessa poco, se non per la conservazione del prodotto”.
Vendemmia, Dop Santorini (Grecia): crolla quantità ma qualità altaMilano, 27 set. (askanews) – Ha raggiunto solo il 30% della media annuale la vendemmia della Dop Santorini che si è appena conclusa nell’isola più meridionale dell’arcipelago delle Cicladi, in Grecia. Un crollo nella produzione dovuto alla siccità invernale, seguita dai forti venti primaverili, da una forte grandinata ad aprile e da un prolungato periodo di caldo intenso durante l’estate. Nonostante questo, secondo l’enologo dell’unione delle cooperative dell’isola, “Santo Wines”, Nikos Varvarigos, “dalle uve raccolte verranno prodotti vini con caratteristiche di alta qualità: le premesse sono molto buone”.
Istituita nel 1971, la Dop Santorini è una delle Denominazioni del progetto volto alla promozione e valorizzazione dei prodotti vulcanici, Heroes of Europe Volcanic Agriculture (Heva) finanziato dall’Ue. Progetto che include anche i nostri Consorzio di Tutela Vini Soave e Lessini Durello, e il Consorzio veneto del formaggio Monte Veronese. I vigneti contano 1.200 ettari sparsi in tutta l’isola, di cui il 75% sono coltivati ad Assyrtiko, un vitigno a bacca bianca locale a piede franco, “resistente alle condizioni secche, alla peronospora e alla botrite, che si adatta bene a diversi terreni e climi e mantiene alti livelli di acidità durante la maturazione”. Con l’Assyrtiko si producono corposi vini bianchi secchi invecchiati in acciaio e in botte di rovere, ma anche passiti e vini frizzanti. Le altre varietà attualmente coltivate a Santorini sono le bianche Aidani e Athiri, e le rosse Mavrotragano e Mandilaria. Quest’isola dell’Egeo ha conservato sistemi di allevamento antichissimi, tra cui il “kouloura” che prevede che la vite non venga legata ma potata a forma di alberello. Con i tralci intrecciati con una corda vegetale intorno al tronco e ai rami, si forma una spirale che si chiude a cerchio ad un’altezza tra i 10 e i 20 centimetri. Questo sistema ha come vantaggi la riduzione della perdita d’acqua, la maggiore esposizione delle foglie alla luce solare e la minore necessità di trattamenti fitosanitari.
“La vendemmia di quest’anno mostra che i vini di Santorini continueranno a diventare sempre più rari” spiega Markos Kafouros, presidente di “Santo Wines”, realtà che produce circa 2,3 milioni di litri di vino, il 35-40% dei quali esportati prevalentemente in Germania, Stati Uniti, Canada e Regno Unito. “La Dop Santorini sta assistendo a un sempre crescente interesse nei suoi confronti, affiancato da un aumento delle vendite che nel 2022 è stato del +13% rispetto all’anno precedente” prosegue il presidente della cooperativa fondata nel 1947 e che oggi, con 1.200 soci, è la più grande organizzazione di Santorini. “Santo Wines si impegna a salvaguardare l’agricoltura tradizionale locale – conclude il presidente – con l’obiettivo di produrre vini di Santorini a Denominazione di origine protetta di alta qualità e di promuovere lo sviluppo agricolo sostenibile”.
Vino, sono 12 i “Tre Bicchieri 2024” del Trentino: crescono i fermiMilano, 27 set. (askanews) – Sono 12 i vini del Trentino che hanno ottenuto i “Tre Bicchieri”, il riconoscimento più alto assegnato dalla guida “Vini d’Italia 2024” del Gambero Rosso. A salire sul podio più alto sono stati quest’anno “L’Ora 2021” di Pravis, “San Leonardo 2018” di San Leonardo, “Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2020” di Marco Donati, “Teroldego Rotaliano Vigilius 2020” di De Vescovi Ulzbach, “Trentino Pinot Nero Faedi 2020” di Bellaveder, “Trentino Riesling 2022” di Pojer & Sandri, “Trento Brut 976 Riserva del Fondatore 2012” di Letrari, “Trento Brut Altemasi Graal Riserva 2016” di Cavit, “Trento Brut Rotari Flavio Riserva 2015” di Rotari, “Trento Extra Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2012” di Ferrari, “Trento Extra Brut Rosé 2018” di Moser, e “Trento Inkino Extra Brut Rosè 2019” di Mas dei Chini.
Quest’anno il volume evidenzia il notevole progresso dei vini fermi, sia per quanto riguarda le valutazioni (con il record di etichette arrivate in finale) “ma soprattutto per carattere, unicità e grande aderenza al territorio”. Decisiva in questo senso la scelta di “puntare sulle varietà da uve autoctone, così come anche su vitigni” – spiegano i curatori della guida – a partire da “interpretazioni validissime di Nosiola”, “senza tralasciare variazioni a base di Marzemino, un rosso ancora troppo sottovalutato, e l’importante presenza del Teroldego”. Ma oltre i vini da uve della tradizione non mancano quelli da vitigni internazionali: con “il Pinot Nero che ben scandisce la sua elegante complessità, così come il Riesling offre grinta e schiettezza”. Il Trentino dunque si conferma un territorio “ricco di vini assolutamente identitari e con ottimo prezzo”. “I Trento rimangono comunque sulla vetta della regione, e sotto la definizione ‘Bollicine di Montagna’ si muove una delle zone spumantistiche più convincenti d’Italia” aggiungono i critici del Gambero Rosso, evidenziando le tante conferme tra i premiati, e un elenco che sottolinea l’ottimo andamento delle versioni Rosé e annovera alcune validissime nuove entrate. Gentilezza e determinazione, in sintesi, per rilanciare il comparto enologico trentino e ribadire che Trento non è solo spumante classico”.
Vino, grande successo per l’evento “Oltrepò – Terra di Pinot Nero”Milano, 27 set. (askanews) – Sono stati circa 300 gli operatori e giornalisti nazionali e internazionali che hanno preso parte alla terza edizione di “Oltrepò – Terra di Pinot Nero: un territorio, un vitigno, due eccellenze”, organizzato dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. La manifestazione dedicata all’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg e al Pinot nero dell’Oltrepò Pavese Doc si è svolta come ogni anno presso l’Antica Tenuta Pegazzera di Casteggio (Pavia) ed è stata ancora una volta un successo, con giornalisti specializzati provenienti da Spagna, Belgio, Germania, Polonia, Stati Uniti, Portogallo e Ungheria che hanno affollato i banchi d’assaggio delle 34 Cantine, molte delle quali vere punte di diamante del territorio.
“Questo evento ci consente di parlare e approfondire il tema del Pinot Nero, un orgoglio delle nostre Denominazioni, che negli ultimi anni stiamo lavorando per far conoscere sempre di più” ha commentato la presidente del Consorzio, Gilda Fugazza, ricordando che con questo evento “la parola l’abbiamo data alle aziende, che ancora una volta hanno dimostrato il valore e la qualità dei loro vini”. “L’ottima risposta degli operatori di settore e della stampa sono la riprova del sempre maggiore interesse verso questo territorio e della volontà di raccontarlo al meglio” ha aggiunto il direttore del Consorzio, Carlo Veronese, evidenziando ad askanews “la presenza insieme con aziende anche piccolissime, delle due grandi Cantine cooperative del territorio”. Veronese ha sottolineato anche “la grande collaborazione delle aziende, sia per l’organizzazione di questa manifestazione sul territorio, che per tutti gli eventi che abbiamo fatto quest’anno con lo stesso gruppo di Cantine e con gli stessi vini a Roma, a Milano e a Monza”. “Settimana scorsa ero in Giappone per un evento dove c’era prevalentemente Pinot Nero, che ripeteremo durante un tour negli Stati Uniti nei prossimi giorni” ha proseguito il direttore, concludendo che le masterclass di Casteggio “hanno sottolineato un grande fermento e una qualità dei vini sempre maggiore, segno che la strada è quella giusta”. Operatori, sommelier e giornalisti hanno potuto degustare 95 etichette ai banchi dei produttori, a cui si sono aggiunti quelli delle degustazioni guidate sulle bollicine e sui rossi fermi. “I metodo classico che abbiamo assaggiato hanno profili molto diversi ma sono tutti legati da un filo conduttore dato dall’alta qualità ed eleganza che sono in grado di esprimere” ha spiegato Jacopo Cossater, relatore della masterclass dedicata all’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg, sottolineando che “sono prodotti che hanno un rapporto qualità prezzo incredibile, perfetti per la ristorazione grazie alla grande abbinabilità”. “C’è molta sensibilità, un’interpretazione sempre più autentica delle caratteristiche identificative del Pinot Nero in Oltrepò: i vini risultano più eleganti, con al centro il frutto, senza essere troppo marcati con i legni” ha affermato Filippo Bartolotta, che ha guidato la masterclass su questi grandi rossi, dicendosi “curioso di scoprire cosa succederà nei prossimi anni”.
E’ proprio il Pinot Nero a trainare più di tutti la crescita qualitativa della viticultura in questo triangolo di 13mila ettari vitati a Sud del Po, dai quali si ricavano complessivamente ogni anno 75 milioni di bottiglie. L’Oltrepò è la prima zona d’Italia per produzione del Pinot Nero, con il 75% dell’intero vigneto italiano. Il suo Metodo Classico, unica Docg del territorio, è il suo punto di forza, e anno dopo anno cresce in qualità, fama e vendite, arrivate a circa 600mila bottiglie. Ed è proprio al Metodo Classico, ancor più del Pinot Nero fermo, a cui guardano aziende importanti del vino italiano. Dopo l’investimento della famiglia Zonin nella Tenuta il Bosco di Zenevredo nell’ormai lontano 1987, sono sbarcati in Oltrepò i piemontesi Cordero alla magnifica Tenuta San Giorgio a Santa Giuletta, poi i veronesi Tommasi con l’acquisizione della Tenuta Caseo a Canevino, e quest’anno la franciacortina Guido Berlucchi che ha comperato Vigne Olcru a Santa Maria La Versa, e la veronese Masi che ha acquistato Casa Re a Montecalvo Versiggia. Un ulteriore segnale delle grandi potenzialità di questo territorio.
Vino, Asolo Prosecco incontra le eccellenze casearie a “Caseus”Milano, 26 set. (askanews) – Il Consorzio Asolo Prosecco accompagnerà le eccellenze casearie del Veneto durante la diciannovesima edizione di “Caseus” che si terrà nella suggestiva Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Padova) sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre.
L’evento dedicato ai grandi caseifici e ai piccoli produttori di malga, prevede un ricco calendario di degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto. L’Asolo Prosecco sarà coprotagonista assieme alle eccellenze casearie di diversi incontri, tra cui “Cheese is Green”, sette “cooking show” che si concentreranno sull’esplorazione dei migliori abbinamenti tra formaggi, verdure di stagione, “Lattebusche: territorio, racconto e degustazione”, durante il quale lo chef Marco Valletta interpreterà le eccellenze locali, e “Degustazioni delle Dop”, i percorsi di abbinamento con le Dop. Inoltre, durante tutta la durata dell’evento l’Asolo Prosecco sarà in degustazione negli stand consortili allestiti nell’area esterna alla villa.
Italia domina il “Champagne and Sparkling Wine World Championships”Milano, 26 set. (askanews) – Ancora una volta, l’Italia ha conquistato la vetta della classifica ai “The Champagne & Sparkling Wine World Championships” (CSWWC), con 74 medaglie d’oro sulle 170 attribuite, e con 117 d’argento sulle 218 assegnate in totale. A guidare il medagliere italiano è il Trentodoc con 26 ori e 35 argenti, seguito dalla Franciacorta con 21 medaglie d’oro.
Per la sesta volta il titolo di “Sparkling Wine Producer of the Year” se lo è aggiudicato Ferrari Trento che ha portato a casa nove ori e tre argenti. “Questo premio ci riempie di orgoglio e dimostra la costanza qualitativa che, grazie alla passione e alla competenza del nostro team, riusciamo a garantire in tutti i nostri Trentodoc, dai non millesimati alle grandi riserve” ha dichiarato il presidente e Ceo di Ferrari Trento, Matteo Lunelli, aggiungendo per quanto riguarda il Trentodoc che “questo risultato riconosce la straordinaria vocazione del territorio trentino e rende onore all’impegno delle Cantine che, assieme a Ferrari Trento, hanno contribuito alla nascita della denominazione e alla sua costante crescita in termini sia quantitativi che qualitativi”. Alla decima edizione di quella che si vanta di essere il “the world’s toughest and most prestigious sparkling wine competition” (“la più dura e prestigiosa competizione di bollicine”, ndr), sono stati giudicati poco meno di mille spumanti provenienti da 40 regioni di 19 Paesi diversi. Dopo l’Italia, si sono piazzati Francia (43 ori e 48 argenti) e Inghilterra (11 ori e 15 argenti), seguiti da Australia e Spagna, Paesi che hanno ottenuto 11 medaglie d’oro e 11 d’argento ciascuna.
“Posso dire con onestà che viviamo in un’epoca d’oro per lo spumante” ha commentato il fondatore e presidente del CSWWC, Tom Stevenson, sottolineando che “la nostra missione non è solo quella di promuovere vini di livello mondiale, ma anche quella di scoprire e premiare nuovi ed entusiasmanti vini provenienti da regioni affermate ed emergenti in tutto il mondo. L’aspetto più sorprendente – ha concluso – è che i vincitori delle medaglie provengono sia dai produttori più grandi sia da alcuni dei più piccoli, sia da quelli più affermati sia dai nuovi arrivati”. I premi saranno consegnati durante la cerimonia ufficiale con cena di gala che si terrà il 2 novembre alla Merchant Taylors Hall di Londra, durante la quale saranno svelati i premi di tutte le categorie.
Zucchella (Cia): vini dell’Oltrepò Pavese si confermano tra i miglioriMilano, 26 set. (askanews) – “Quando tradizione, serietà, impegno e passione si incontrano, ecco che si ottengono risultati di questo tipo: faccio perciò i più grandi complimenti ai nostri soci Calatroni e Fiamberti, che tengono alto il nome dell’Oltrepò Pavese e sono esempio di eccellenza territoriale ma anche nazionale. Mi congratulo con tutte le altre aziende dell’Oltrepò Pavese che hanno ottenuto questo importante riconoscimento: il loro successo è il successo di tutto il nostro territorio e di una tradizione vitivinicola tra le più antiche del mondo”. Così il presidente di Cia Pavia, Carlo Emilio Zucchella, ha commentato i “Tre Bicchieri” della guida “Vini d’Italia 2024” del Gambero Rosso, assegnati a quattro Metodo Classico e a cinque vini fermi prodotti da Cantine dell’Oltrepò Pavese, sui 33 complessivamente attribuiti ad etichette lombarde.
La Cia pavese ricorda che l’Azienda Agricola Calatroni ha ottenuto questo riconoscimento con il suo “Riva Rinetti Pas Dosé 2018, Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Docg”, che prende il nome dalla vigna Rinetti di dieci anni, che sorge a circa 450 metri sul livello del mare su suolo calcareo-argilloso. E’ stato invece il “Buttafuoco Storico Vigna Solenga 2019” il vino che ha permesso all’Azienda agricola Fiamberti di Canneto Pavese, una delle realtà più antiche della Lombardia con i suoi oltre 200 anni di storia, di aggiudicarsi i “Tre Bicchieri”. Per quanto riguarda l’Oltrepò Pavese, sul gradino più alto della guida ai vini del Gambero, sono finiti anche “Cruasé Roccapietra 2017” di Scuropasso-Roccapietra, “Metodo Classico Pinot Nero Brut 1870 Cuvèe Storica 2019” di Giorgi, “Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosé Riva Rinetti 2018” di Calatroni, “Terrazze Alte 2021” di Tenuta Mazzolino, “Riesling Campo della Fojada Riserva 2019” di Tenuta Travaglino, “Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Tavernetto 2020” di Conte Vistarino, e “V18 2020” di Cordero San Giorgio.
Vino, nel deserto del Negev rinascono vitigni di 1.500 anni faMilano, 26 set. (askanews) – Due antiche viti del deserto del Negev, ottenute da semi trovati durante degli scavi archeologici e da un’innovativa ricerca sul Dna, sono state piantate nel vigneto in cui erano originariamente coltivate 1.500 anni, fa all’interno del Parco Nazionale di Avdat, in Israele.
Le varietà di uva Sariki e Beer ottenute dai semi scoperti negli scavi di Avdat, sono endemiche del Negev. I ricercatori israeliani hanno spiegato che queste varietà “erano utilizzate per produrre un vino che divenne celebre in tutto il Mediterraneo e veniva esportato addirittura fino all’odierna Inghilterra, nel corso del primo millennio dopo Cristo”. L’impianto del vigneto storico prevede anche il ripristino di tre appezzamenti vicino ai cinque antichi torchi scoperti nel sito, e la vigna è stata progettata secondo la struttura tradizionale che era comune tra gli agricoltori di Israele tra il primo e il settimo secolo dopo Cristo, e “incarna e illustra i principi di sostenibilità che caratterizzano un vigneto desertico”. Il Parco nazionale di Avdat, una delle principali località della Strada del Vino del Negev, grazie al suo ruolo nella Via dell’Incenso Nabatea, è un sito Unesco. La città di Avdat “era un importante centro di produzione ed esportazione di vino nel mondo antico: dal quarto al settimo secolo dopo Cristo, la regione era nota come fonte di vino di qualità per tutto l’impero bizantino, nel periodo in cui il cristianesimo era diventato la religione ufficiale dell’impero. Negli ultimi anni, questa regione si è sviluppata notevolmente, insieme con la creazione del Consorzio del vino del Negev da parte della Fondazione Merage Israel, con oltre 40 aziende vinicole distribuite tra il Negev settentrionale ed Eilat. I progetti di sviluppo per questa zona, prevedono piani per la piantumazione delle varietà storiche Sariki e Beer, accanto alle centinaia di ettari attualmente coltivati a Chardonnay, Chenin Blanc, Sauvignon Blanc, Malbec, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.
“Il Negev sta diventando un attore internazionale nel campo del vino, sia per la coltivazione della vite nelle dure condizioni del deserto arido sia per la produzione di vini eccellenti con caratteristiche uniche” ha dichiarato la Ceo della Fondazione Merage Israel, Nicole Hod Stroh, spiegando che “diversi anni fa, abbiamo riconosciuto il potenziale della regione del Negev e abbiamo deciso di investire e di fondare il Negev Wine Consortium”. “Il fatto che 1.500 anni fa un milione di litri di vino all’anno venisse prodotto nel deserto ed esportato nel continente europeo è emozionante e stimolante” ha affermato il ministro della Protezione ambientale, Idit Silman, spiegando che “oggi abbiamo la capacità tecnologica di piantare nel deserto viti antiche, utilizzando metodi antichi e moderni, e la sua importanza è ulteriore, alla luce di un’epoca di cambiamenti climatici”.