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Vigneti eroici del Mombarone nel Registro Nazionale del paesaggio rurale

Vigneti eroici del Mombarone nel Registro Nazionale del paesaggio ruraleMilano, 19 dic. (askanews) – I vigneti eroici della Dora Baltea canavesana con le loro pergole, i pilun in pietra e calce e i balmetti scavati nella roccia fra le ripide pendici del Mombarone e la Serra di Ivrea, diventano patrimonio nazionale del paesaggio rurale. Un decreto firmato ieri dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida ha iscritto i “Paesaggi Terrazzati Viticoli e Agricoli del Mombarone” al Registro nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali.


Si tratta del primo sito del Piemonte a venire ammesso al prestigioso registro tenuto del Masaf, che dal 2012 riunisce e tutela i più peculiari paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico, le pratiche e le conoscenze tradizionali correlate della nostra Nazione. Il dossier di candidatura era stato presentato al Masaf nell’aprile 2022 dall’Unione Montana Mombarone in qualità di Ente capofila, che riunisce i Comuni di Andrate, Carema, Nomaglio e Settimo Vittone. La prima scheda di proposta era partita fin dal 2018 con capofila il Comune di Carema. “L’iscrizione nel registro nazionale è un grande orgoglio e ringrazio il ministro Francesco Lollobrigida per raccolto l’istanza giunta dal territorio affinché fosse riconosciuto l’unicità di un paesaggio e della sua vocazione agricola e rurale come patrimonio collettivo” ha commentato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, aggiungendo che “mi fa particolarmente piacere che questo riconoscimento avvenga proprio quest’anno, nel quale festeggiamo il decennale di Langhe Monferrato e Roero patrimonio Unesco. Quella della tutela del nostro patrimonio naturale – ha proseguito – è una strada tracciata sulla quale vogliamo continuare a investire perché la qualità di una comunità si mostra anche nella sua capacità di custodire e valorizzare il territorio in cui abita. Mi auguro – ha concluso il governatore – che questo esempio sia di stimolo a nuove candidature che portino altri paesaggi rurali piemontesi a ottenere il riconoscimento che meritano”.


I vigneti del Mombarone vanno così a raggiungere altri 36 paesaggi italiani leggendari come le colline del Prosecco di Conegliano, i muretti a secco di Pantelleria, i terrazzamenti delle Cinque Terre, le colline di Pienza e Montepulciano. Nelle motivazioni si sottolinea il “forte valore storico e culturale, rappresentato da un complesso sistema di terrazzamenti che ben esprime le necessità delle comunità contadine di un tempo di rendere produttivo un sempre maggior numero di superfici plasmando interi versanti”. “La vite – si legge ancora – è la coltivazione storica per eccellenza, alla quale è stata dedicata la costruzione dei terrazzamenti e che è legata alla presenza di due elementi di unicità fortemente identitari: i pilun, colonne tronco-coniche in pietra e calce che hanno la funzione di sostenere la pergola caremiese che rappresenta il metodo tradizionale di allevamento della vite, e i balmetti, cantine scavate nella roccia che sfruttano l’aria che filtra tra le rocce della montagna retrostante per mantenere costante temperatura e umidità. I vigneti che caratterizzano il paesaggio in questione possono essere definiti sia eroici che storici”. “Le analisi spaziali effettuate – evidenziano le motivazioni – hanno dimostrato come circa il 71% della superficie del sito sia rimasto immutato negli ultimi decenni”.


Foto di Giulio Morra

Ue, Lollobrigida: già risultati da dialogo con nuovi commissari

Ue, Lollobrigida: già risultati da dialogo con nuovi commissariRoma, 19 dic. (askanews) – C’è un “dialogo più sereno con l’Unione europea, che ci ha visto rafforzati perché Raffaele Fitto è vicepresidente esecutivo – per la prima volta l’Italia ottiene questo risultato – e anche perché coordina alcuni commissari strategici, commissari che oggi rispondono a logiche ben diverse da quelle del passato. Non sembrano, dai primi approcci che abbiamo avuto, ostaggio della burocrazia, di gente che non conosce altro dai palazzi dove risiede da troppo tempo e nei quali trova l’unica ragione di esistenza nell’aggiungere regole a regole per consolidare il proprio potere autoreferenziale”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida in un videomessaggio all’Assemblea Nazionale di Coldiretti “Eccezionalismo agricolo e disordine Virtuoso” in corso a Roma.


Il commissario all’Agricoltura Hansen e il commissario per la Pesca Kadis, ha detto ancora il ministro, “sono persone con le quali abbiamo instaurato un dialogo e già ottenuti dei risultati. A ben guardare la trattativa sul pesce è simbolica: sulla pesca per la prima volta l’Italia riesce ad essere immune da ulteriori tagli che hanno piegato le nostre marinerie con una riduzione negli ultimi 10 anni del 23% e del 50% negli ultimi 30 anni”. E, ha aggiunto Lollobrigida, su alcune scelte l’Ue non lascerà sola l’Italia, “in particolare una a cui teniamo in maniera eccezionale, quella del contrasto ai cibi realizzati in laboratorio. Una grande battaglia di Coldiretti che abbaiamo sposato con convinzione fin dal primo giorno e che ci ha visto essere il primo governo e il primo Parlamento del pianeta ad avere approvato una norma che impedisca la produzione, la commercializzazione e l’importazione della cosiddetta carne sintetica. Noi – ha concluso il ministro – vogliamo ribadire la centralità della produzione agricola”.

Coldiretti, nel 2024 stangata da 9 mld per agricoltori italiani

Coldiretti, nel 2024 stangata da 9 mld per agricoltori italianiRoma, 19 dic. (askanews) – Sono saliti a 9 miliardi di euro i danni causati nel 2024 dai cambiamenti climatici e dalle epidemie all’agricoltura italiana, con un impatto dirompente sui redditi delle imprese, già alle prese con i problemi causati dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero e dagli elevati costi di produzione. É il bilancio dell’annata nei campi tracciato all’Assemblea nazionale della Coldiretti alla presenza del presidente e del segretario generale di Coldiretti, Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, assieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, con i ministri degli Esteri Antonio Tajani e dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida in collegamento video.


Siccità e maltempo hanno devastato le produzioni agricole da Nord a Sud con cali a doppia cifra per alcune produzioni simbolo della dieta mediterranea, dal grano (-20%) all’olio d’oliva (-32%). La siccità ha pesato anche sulla produzione di vino, in calo del 13% rispetto alla media produttiva degli ultimi anni. In diminuzione anche la produzione di riso e di nocciole. Ai flagelli del clima si aggiungono gli effetti delle epidemie che hanno colpito le stalle italiane, dalla peste suina africana alla lingua blu, fino all’aviaria, con centinaia di migliaia di animali abbattuti. Con il numero delle aziende di agricoltura, silvicoltura e pesca che è calato per la prima volta sotto la soglia delle 700mila unità, Coldiretti chiede un intervento urgente a sostegno del settore, a partire dalle scelte di politica europea.


Un passo avanti importante è arrivato dalla decisione della Commissione Europea di accogliere una delle richieste avanzate dalla Coldiretti nel corso delle sue mobilitazioni a Bruxelles, con la modifica del regolamento “de minimis” per il settore agricolo, gli aiuti di piccola entità che non hanno alcun impatto sugli scambi nel mercato unico. Il nuovo regolamento raddoppia la soglia ad azienda (da 25mila a 50mila euro in tre anni) dando la possibilità agli Stati di erogarli senza doverli notificare alla Commissione e incorrere nel rischio di procedure di infrazione per distorsioni della concorrenza. Una misura importante anche per i suoi effetti sul Fondo emergenza agricole, poiché aumenterà le possibilità per i governi di sostenere le filiere in crisi. Ma per garantire quella sovranità alimentare europea che la Presidente della Commissione Ue von der Leyen ha annunciato di voler porre alla base del suo secondo mandato occorre intervenire – sottolinea Coldiretti – sulle risorse della Politica agricola comune, assicurando che esse vadano solo ai veri agricoltori. Una misura essenziale per ridurre la vulnerabilità dell’Europa e difendere quello che gli studiosi definiscono “eccezionalismo agricolo”, non a caso al centro dell’assemblea Coldiretti. Con questo termine si indica l’attenzione particolare data all’agricoltura e al cibo rispetto ad altri settori, motivata dal fatto che la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è parte essenziale della sicurezza e della sovranità nazionale. Ma la perdita di ogni metro quadrato di produzione agricola europea e la sua sostituzione hanno effetti negativi – conclude Coldiretti – anche dal punto di vista dell’ambiente e della salute, con un aumento delle emissioni, un arretramento dei presidi ambientali e civici e minori sicurezze per i nostri cittadini.

Annata vinicola 2024 in Piemonte: + 5% produzione, bene export rossi Dop

Annata vinicola 2024 in Piemonte: + 5% produzione, bene export rossi DopMilano, 18 dic. (askanews) – Si aggirano oltre i 2,25 milioni gli ettolitri di vino prodotti quest’anno in Piemonte (+ 5% sul 2023), che si conferma come la seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato, con un giro d’affari per il comparto vinicolo a quota 1.248 milioni di euro. Sul fronte export, crescono i rossi Dop piemontesi di circa l’1% a valore, a fronte di un +4,4% a volume). Questa in sintesi la previsione che emerge da “L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2024”, l’annuale pubblicazione curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte, in cui si analizzano dati tecnici e valutazioni sulla vendemmia appena passata e sull’andamento economico generale del comparto vitivinicolo. Il volume è stato presentato nel Castello di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.


“L’annata appena conclusa ci ha visti produrre di più ma non senza grandi difficoltà, soprattutto nel raggiungere la vendemmia a causa delle piogge abbondanti. Sul fronte della sostenibilità economica, però, il nostro comparto è ancora lontano da una situazione ottimale. I mercati e i consumi stanno cambiando rapidamente e questo richiede un approccio più veloce e deciso nell’affrontare le problematiche che abbiamo davanti. Dobbiamo rivedere le nostre strategie con una visione d’insieme, come una squadra coesa” ha affermato Giulio Porzio di Vignaioli Piemontesi, rimarcando che “in questo contesto, il ruolo della Regione diventa cruciale: è necessario che sia protagonista nelle scelte strategiche, promuovendo l’utilizzo dei nostri prodotti e sostenendo i produttori locali. È un momento in cui serve coraggio per credere nel nostro lavoro e scommettere sul futuro della viticoltura piemontese”. Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor, ha analizzato le performance dei vini piemontesi, in particolare all’estero, e ha spiegato che il Piemonte è la seconda regione italiana, dopo il Veneto, per valore dell’export di vino: i primi 9 mesi segnalano un leggero calo a valore (-0,4%), dopo un 2023 che ha visto arretrare le vendite oltre frontiera dei propri vini di quasi il 6%. In questo scenario, crescono i rossi Dop piemontesi di circa l’1% a valore (a fronte di un +4,4% a volume), trainati da un forte recupero del Canada (+49%) e da importanti crescite in Svezia (+14%), Giappone e Stati Uniti (+10% entrambi). Sotto la parità invece l’Asti spumante (-1,7%), trascinato al ribasso da Germania (-9%), Austria (-14%) e Polonia (-20%). Corrono invece le esportazioni in Russia (+51%), sebbene in questa corsa abbia avuto un ruolo importante la decisione del governo di Putin di incrementare le accise sui vini, decisione che ha fatto “accelerare” gli acquisti da parte degli importatori nella prima parte dell’anno. L’export interessa circa il 60% del vino prodotto in Piemonte, di cui il 70% nei Paesi comunitari e il 30% nei Paesi extra Ue.


Per quanto riguarda l’annata 2024 da un punto di vista qualitativo, sulla base delle analisi e valutazioni condotte regolarmente dal servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, “può essere valutata complessivamente come più che discreta”. I tecnici assegnano le “otto stelle e mezzo” al Sauvignon Blanc; le “otto stelle” a Brachetto, Pelaverga, Ruché, Chardonnay. “Sette stelle e mezzo” a Cortese, Erbaluce, Favorita, Moscato, Barbera, Freisa, Nebbiolo, Vespolina, Pinot Nero. “Sette stelle” a Arneis, Timorasso, Nascetta, Grignolino e “Sei e mezzo” al Dolcetto. “Il carattere più apprezzabile del 2024 – sostengono i tecnici – potrebbe essere quello delle ‘ridimensionate’ potenze alcoliche anche più in sintonia con le nuove richieste di mercato”. Il dato definitivo sugli ettari vitati sarà disponibile a gennaio, al termine delle dichiarazioni di vendemmia, ma si stima siano 44.471 ettari vitati in Piemonte, in lieve aumento rispetto allo scorso anno quando, per la prima volta dal 2017, hanno registrato una flessione, passando da 45.823 ettari del 2022 a 44.285. Il 33% della produzione vitivinicola in Piemonte arriva dal mondo della cooperazione: 33 cantine cooperative sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con circa 6.000 soci.

Vino, Uiv: Conferenza Stato-Regioni approva bozza decreto dealcolati

Vino, Uiv: Conferenza Stato-Regioni approva bozza decreto dealcolatiMilano, 18 dic. (askanews) – “Apprendiamo con soddisfazione dell’approvazione odierna da parte della Conferenza Stato Regioni della bozza del decreto che disciplina le disposizioni nazionali sulla produzione dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Attendiamo ora la firma del ministro Lollobrigida, che ringraziamo per aver mantenuto l’impegno di chiudere il decreto entro la fine dell’anno per consentire alle nostre imprese di accedere finalmente ad un mercato in crescita e sempre più vivace, che solo in Italia conta il 36% di consumatori maggiorenni ‘sober curious’”. Lo ha affermato il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti, al termine della seduta dell’organismo collegiale che oggi ha vagliato la bozza proposta dal ministero dell’Agricoltura.


“Uiv rileva inoltre i miglioramenti apportati al testo, già richiesti dall’organizzazione: la possibilità di effettuare le operazioni di dealcolizzazione in ambienti separati ma all’interno dello stesso stabilimento dove avvengono le operazioni di vinificazione e imbottigliamento, e la possibilità di destinare il sottoprodotto ottenuto con tecnica a membrana a strade alternative al bioetanolo” ha proseguito Castelletti, aggiungendo che “adesso dobbiamo concentrarci sulla fase attuativa. Nelle prossime settimane sarà importante monitorare l’attuazione del decreto da parte degli operatori – ha rimarcato – chiediamo la massima collaborazione degli organi di controllo per accompagnare e supportare le imprese negli adempimenti previsti dal provvedimento”.

”Osteria Francescana” curerà ristorazione Emilia-Romagna a Vinitaly 2025

”Osteria Francescana” curerà ristorazione Emilia-Romagna a Vinitaly 2025Milano, 18 dic. (askanews) – Per la prima volta la ristorazione stellata fa il suo ingresso a Vinitaly: in occasione della 57esima edizione della rassegna veronese che si terrà a Veronafiere dal 6 al 9 aprile 2025, a gestire la ristorazione nel Padiglione 1 che ospita l’Emilia-Romagna sarà il celebre tristellato “Osteria Francescana” di Massimo Bottura, in occasione dei suoi primi 30 anni di attività.


Lo ha annunciato l’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna, spiegando che a “vestire” il padiglione ci saranno le mille sfumature di colore dei tanti vini dell’Emilia-Romagna e un invito a venire a gustarli percorrendo la via romana che ancora oggi, dopo ben 2.212 anni, collega la Regione e le sue tante eccellenze: la Via Emilia. E “Vieni Via con me” sarà il claim che accompagnerà la Regione a Vinitaly, con le pareti dei 2.300 mq del padiglione colorate con le nuance del vino emiliano-romagnolo: “dal rosso rubino del Sangiovese romagnolo al giallo paglierino della Malvasia piacentina, dall’ambrato dell’Albana passita alle tante sfumature rosa dei Lambruschi modenesi e reggiani”. Vini che ben si accompagneranno ai piatti che hanno reso “La Francescana” e gli altri progetti di Massimo Bottura, tra cui il tortellino de “Il Tortellante”, in un’area ristorazione di 300 mq. La grafica di Impronta Digitale che vestirà il Padiglione 1 “immergerà” i visitatori in un giardino delle meraviglie, con il volo di una farfalla a suggerire di volare VIA (il richiamo alla VIA Emilia) e la traiettoria del suo librarsi a delineare la sagoma dell’Emilia-Romagna. “Saremo a Verona con una presenza altamente scenografica -commenta il presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Davide Frascari – che, mai come prima, esalterà la diversità e ricchezza enologica della nostra Regione. Un invito a scoprire i tanti vini dell’Emilia-Romagna, oltre 50.000 ettari complessivi di vigneti con cui siamo terzi in Italia per quantità, ma secondi per valore e primi per sostenibilità, e i nostri vignaioli, con le loro storie tra tradizione e innovazione, e la grande passione per questa terra, di cui sono custodi”.


“La parola d’ordine è promuovere i vini dell’Emilia-Romagna attraverso le loro caratteristiche e peculiarità, che arricchiscono il nostro patrimonio vinicolo così eterogeneo e interessante” ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura e Agroalimentare, Alessio Mammi, spiegando che “la regione è la Food Valley d’Italia e il vino rientra con orgoglio e qualità in questo contesto che racconta il territorio, le imprese del vino, le sue comunità, una cultura millenaria. In un contesto europeo e mondiale sempre più globalizzato – ha proseguito – sono i prodotti di qualità a fare la differenza e la capacità di valorizzarli e di costruire solide relazioni promo-commerciali, per garantire reddito alle imprese e poter competere con tanti altri territori. Il nostro obiettivo – ha concluso – è supportare le imprese vitivinicole e le cantine attraverso una promozione di qualità con partner importanti, capace di dare valore all’intero territorio dell’Emilia-Romagna”.

Su guide enologiche italiane 345 punteggi massimi per vini Alto Adige

Su guide enologiche italiane 345 punteggi massimi per vini Alto AdigeMilano, 18 dic. (askanews) – Sulle principali guide enologiche italiane pubblicate quest’anno sono stati 345 i punteggi massimi raggiunti complessivamente da 209 vini di 78 produttori dell’Alto Adige. In particolare, sono nove i vini che hanno ottenuto cinque o più punteggi massimi, guidati dai sei tributati al “Pinot Bianco Rarity Alto Adige Terlano Doc 2011” della Cantina Terlano che si piazza ai vertici della classifica. Con cinque punteggi massimo ciascuno, ci sono otto vini: il “Lagrein Riserva Taber Alto Adige Doc 2022” della Cantina Bozen; il “Pinot Nero Riserva Trattmann Alto Adige Doc 2021” della Cantina Girlan; il “LR Riserva Alto Adige Doc 2020” e il “Sauvignon Riserva Gran Lafoa Alto Adige Doc della Cantina Colterenzio; l’Appius Alto Adige Doc 2019” della Cantina Produttori San Michele Appiano; il “Muller-Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner Alto Adige Doc 2021” della Tenuta Tiefenbrunner-Schlosskellerei Turmhof; il “Gewurztraminer Nussbaumer Alto Adige Doc 2022” e il “Gewurztraminer vendemmia tardiva Terminum Alto Adige Doc 2022” della Cantina Tramin.


Di questi 345 punteggi massimi ottenuti complessivamente, 183 sono stati attribuiti ai vini bianchi che rappresentano il 53% dei vini premiati. I rossi hanno ottenuto 129 punteggi massimi, i vini dolci 13 e gli spumanti 20. Lo ha reso noto il Consorzio Vini Alto Adige, spiegando che se i bianchi raggiungono i punteggi massimi, nella classifica delle varietà sono i rossi a prevalere. Il Pinot Nero, ad esempio, produce 28 delle 209 etichette premiate, seguito da 22 vini Schiava. “Se a questi aggiungiamo le 16 etichette di Lagrein, le nostre varietà autoctone di Schiava e Lagrein vengono premiate con quasi un vino di eccellenza ogni cinque” spiega il presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Andreas Kofler. Prima del Lagrein, tuttavia, ci sono tre varietà di bianco: il Sauvignon (20 vini premiati), il Gewurztraminer e lo Chardonnay (16 vini premiati ciascuno). Per quanto riguarda i premi speciali ai vini e ai produttori che si sono contraddistinti nell’ultimo anno, per l’Alto Adige spicca il “Sauvignon Riserva Gran Lafóa Alto Adige Doc 2021” della Cantina Colterenzio, incoronato dal Gambero Rosso il vino bianco italiano dell’anno. Nella categoria “Vini rari” è stato, inoltre, premiato il “Santa Maddalena Classico Vigna Rondell R Alto Adige Doc 2022” di Franz Gojer-Glögglhof. Il premio “Tastevin” della Guida Vitae è stato conferito quest’anno al “Pinot Nero Riserva Trattmann Alto Adige Doc 2021” della Cantina Girlan, che già poteva fregiarsi del titolo di “Gemma”. Lo stesso titolo è stato conferito anche ad altri tre vini altoatesini: allo “Chardonnay Riserva Kreuzweg Family Reserve Alto Adige Doc 2020” di Castelfeder; al “Lagrein Riserva Vigna Klosteranger Alto Adige Doc 2020” della Tenuta-Cantina convento Muri-Gries; al “Pinot Bianco Rarity Alto Adige Terlano Doc 2011” della Cantina Terlano.


Anche la guida “I Vini di Veronelli” ha individuato il migliore vino bianco in Alto Adige, il “Terlano Primo Grande Cuvée Alto Adige Doc 2021” della Cantina Terlano. L’Azienda Agricola Stroblhof e il suo Pinot Nero Riserva Sepp Hanni Alto Adige Doc 2019, si sono meritati per lo stesso motivo un posto tra i “10 Vini Sole”. Per Doctor Wine, il vino dolce dell’anno è il “Moscato Rosa Alto Adige Doc 2022” di Franz Haas. La stessa guida ha conferito un’onorificenza alla carriera a Hans Terzer, storico kellermeister della Cantina Produttori San Michele Appiano, mentre ha premiato i giovani vignaioli del Santa Maddalena nella categoria “Next Generation”. Infine, il premio “Rainer Zierock” della guida The Wine Hunter è andato ad Andreas Dichristin di Tropfltalhof. Se si tiene in considerazione il numero di punteggi massimi, quest’anno la Cantina Terlano occupa il primo posto con 19, seguita dalle Cantine Girlan, Colterenzio, Produttori San Michele Appiano e Tramin con 16 ciascuna. L’azienda vinicola Elena Walch ottiene 14 punteggi massimi, 13 la Tenuta Tiefenbrunner|Schlosskellerei Turmhof. La classifica cambia se, invece del numero di punteggi massimi, si tiene in considerazione il numero di vini premiati. Al primo posto, infatti, troviamo la Cantina Colterenzio con 8 etichette, seguita dalle cantine Girlan, Produttori San Michele Appiano, Terlano e dalla Tenuta Waldgries Christian Plattner con 7, mentre le cantine Valle Isarco, Franz Haas, Manincor, Nals Margreid, Tenuta Tiefenbrunner-Schlosskellerei Turmhof ed Elena Walch si assicurano il terzo posto con 6 etichette premiate.


Foto: Sudtirol – Wein Mint Mediahouse

Vino, Uiv: bene raccomandazioni Gruppo di alto livello Commissione Ue

Vino, Uiv: bene raccomandazioni Gruppo di alto livello Commissione UeMilano, 18 dic. (askanews) – Unione italiana vini (Uiv) accoglie positivamente le raccomandazioni politiche del Gruppo di alto livello (Gal) della Commissione europea sul Futuro del vino nell’Ue adottate lo scorso 16 dicembre a Bruxelles. In occasione della sua quarta e ultima riunione, il Gruppo ha infatti finalizzato un documento di sintesi che accoglie buona parte delle istanze e proposte Uiv per la competitività e sostenibilità del settore vino europeo. In particolare, sul tema del contenimento produttivo, si valuta con favore l’impegno a non finanziare nel breve periodo con fondi europei campagne di estirpazione dei vigneti, che dovranno essere sostenute in prima istanza da fondi nazionali e, in seconda battuta, da fondi di crisi (articolo 216 del regolamento Ocm). A questo si aggiunge, maggiore flessibilità sull’utilizzo delle autorizzazioni al reimpianto, l’introduzione di criteri per escludere l’estirpo nelle zone “ad alto valore aggiunto” e l’attenzione alla riduzione delle rese, altro tema sollecitato da Uiv.


“Oltre all’enfasi su competitività, sostenibilità e resilienza, si ritiene inoltre un risultato importante la semplificazione della misura promozione e flessibilità sull’utilizzo dei fondi Ocm non utilizzati a fine di ogni anno finanziario, tema fortemente richiesto dall’Italia, le nuove regole per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, per l’enoturismo e per la vendita a distanza, nonché la necessità di continuare a lavorare per l’armonizzazione e la digitalizzazione del sistema di etichettatura” prosegue Uiv, aggiungendo che “proprio su questo ultimo tema e sulla legislazione dei vini no-low alcohol, Unione italiana vini chiede con urgenza al nuovo Commissario Hansen un intervento normativo già a partire dalle prossime settimane. Infine, Uiv ha apprezzato “l’importante lavoro di supporto e di mediazione del ministero dell’Agricoltura nel corso dei diversi incontri del Gal”.

Vino, Lambrusco Doc: il 2024 si chiude con aggiornamento Disciplinari

Vino, Lambrusco Doc: il 2024 si chiude con aggiornamento DisciplinariMilano, 18 dic. (askanews) – Per il Lambrusco il 2024 si appresta a chiudersi con alcune importanti novità: sono stati infatti pubblicati in Gazzetta ufficiale, entrando così in vigore, i Disciplinari aggiornati delle Doc del Lambrusco con alcune modifiche minori e qualche novità di rilievo. Tra queste c’è l’introduzione della sottozona Monte Barello all’interno della Denominazione Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc per la produzione di vini frizzanti. La sottozona comprende un areale posizionato nella zona prevalentemente collinare che abbraccia il borgo di Castelvetro (Modena) e dovrà rispondere a specifici requisiti, tra cui una resa per ettaro più bassa, la raccolta a mano delle uve e l’uso di Lambrusco Grasparossa in purezza.


Altra novità riguarda il Lambrusco di Sorbara Doc, che a partire da ora potrà essere proposto anche in bianco nella versione Spumante. Un’aggiunta che rappresenta la naturale conclusione di un percorso avviato dai produttori, che già da diversi anni realizzavano questa tipologia di prodotto con ottime risposte da consumatori e addetti ai lavori. “Siamo felici di poter chiudere il 2024 con l’aggiornamento dei nostri Disciplinari” ha affermato Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco, rimarcando che “si tratta di un percorso avviato da diversi anni volto a rispondere ad esigenze del territorio per far sì che i disciplinari valorizzino sempre più la qualità e le peculiarità delle nostre produzioni di eccellenza”. Importanti aggiornamenti anche nel Disciplinare del Reggiano Doc, con una modifica che non riguarda nello specifico il Lambrusco ma punta a dare risalto ad un’altra varietà molto tipica e rappresentativa del territorio. È stata infatti introdotta la tipologia “Fogarina” e aggiunta l’unità geografica Gualtieri. A complemento di queste novità, per tutte le Doc del Lambrusco sono state riviste “le sezioni dedicate a etichettatura e confezionamento con l’obiettivo di allineare i disciplinari e aggiornare aspetti quali la capacità delle bottiglie e le tipologie di chiusure ammesse”. I documenti aggiornati sono già on line sul sito del Consorzio.


Il Consorzio Tutela Lambrusco è dedicato alla tutela di sei Doc del Lambrusco: Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Salamino di Santa Croce Doc, Modena Doc, Reggiano Doc, Colli di Scandiano e di Canossa Doc. A queste si aggiungono altre due Denominazioni che comprendono vini differenti, Reno Doc e Castelfranco Emilia Igt. Le aziende associate sono ubicate nelle province di Modena e Reggio Emilia, dove quasi 10mila ettari sono coltivati a Lambrusco. Ogni anno vengono prodotte circa 40 milioni di bottiglie di Lambrusco Doc e oltre 100 milioni di bottiglie di Emilia Igt Lambrusco, queste ultime tutelate dal Consorzio Tutela Vini Emilia. Nel loro complesso, i vini prendono per il 60% la strada dell’export. Foto di Marco Parisi

Vino, celebrati a Siena i 75 anni dell’Accademia della vite e del vino

Vino, celebrati a Siena i 75 anni dell’Accademia della vite e del vinoMilano, 17 dic. (askanews) – “Tutti noi abbiamo piena consapevolezza delle numerose, nuove e complesse sfide che il comparto deve affrontare. Dobbiamo essere capaci di rispondere, non assumendo posizioni ‘totemiche’ alle richieste ed esigenze dei vari operatori della filiera, del mercato e dei consumatori senza correre il rischio di perdere il significato e il valore storico e culturale del vino”. Lo ha detto il presidente dell’Accademia italiana della vite e del vino (Aivv), Rosario Di Lorenzo, nel corso delle celebrazioni dei 75 anni dell’Accademia italiana della vite e del vino (Aivv) organizzate il 13 dicembre al Santa Maria della Scala a Siena, città dove è nata il 30 luglio del 1949.


Al centro del dibattito il fermento per i nuovi stili di consumo, per le sfide climatiche, per la necessità di fare squadra e investire nel turismo: “un fermento che deve essere controllato e dove la ricerca si gioca un ruolo fondamentale”. L’occasione della tornata senese dell’Accademia, oltre a tracciare il momento attuale dell’enologia e della viticoltura e del loro futuro, ha avuto anche l’intento “di riavvicinare l’ente alla città di Siena, di iniziare un dialogo e riallacciare rapporti costruttivi con le istituzioni cittadine e la Fondazione Enoteca Italiana che oggi rinasce in quella che è stata la sua prima sede storica”. All’evento è stato presentato in anteprima il volume “Accademia italiana della vite e del vino: 75 anni di storia”, curato da Di Lorenzo e da vari Accademici, tra cui Angelo Costacurta, Vincenzo Gerbi, Davide Gaeta e Giusi Mainardi.