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Arriva in Puglia progetto Ue Trust your Taste con Assica

Arriva in Puglia progetto Ue Trust your Taste con AssicaRoma, 16 gen. (askanews) – Arriva in Puglia il progetto europeo Trust Your taste. Lunedì 20 gennaio , presso l’Istituto Professionale “Domenico Modugno” di Polignano a Mare si terrà il quarto incontro del progetto di formazione promosso da Assica, l’associazione industriali delle carni e dei salumi aderente a Confindustria, in collaborazione con l’associazione italiana Ambasciatori del Gusto e Re.Na.I.A. (Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri), che sta coinvolgendo alcuni istituti alberghieri in tutta Italia.


La quarta tappa di questo tour formativo all’Istituto Domenico Modugno vedrà la partecipazione di Monica Malavasi, direttrice dell’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani (IVSI); Massimo Ferosi, chef dell’Associazione italiana Ambasciatori del Gusto; Daniela Albina Lavolpe, biologa e nutrizionista. Monica Malavasi, nel suo intervento, spiegherà le finalità e gli obiettivi del progetto Trust Your Taste Choose European Quality: “attraverso la campagna europea, nel triennio 2024-2027, oltre 700 studenti di 18 Istituti alberghieri, in tutta Italia, avranno l’opportunità di scoprire il mondo dei salumi e della carne suina, direttamente dai professionisti del settore. Gli incontri presso le scuole mirano a sensibilizzare le nuove generazioni di futuri chef e professionisti della ristorazione sull’eccellenza dei prodotti europei, con un’attenzione particolare alla tracciabilità, ai valori nutrizionali e alla sostenibilità”.


L’intervento di Daniela Albina Lavolpe sarà incentrato sull’importanza delle proteine animali per gli adolescenti in una alimentazione equilibrata. Massimo Ferosi preparerà la ricetta “pasta mista con zucchine, speck e pancetta”. Il progetto, partito ad ottobre del 2024 è già stato all’IPSEO “V. Gioberti” di Roma; all’IPSSEC “Adriano Olivetti” di Monza e all’ Istituto Professionale Alberghiero “P. Artusi” di Riolo Terme.

Veneto Agricoltura: prezzi uve venete in calo in vendemmia 2024

Veneto Agricoltura: prezzi uve venete in calo in vendemmia 2024Roma, 16 gen. (askanews) – La vendemmia 2024 in Veneto ha visto una produzione sostanzialmente stabile e, considerando le giacenze di vino, anche i prezzi delle uve non sono stati positivi: la quotazione media registrata da tutte le uve del Veneto nella vendemmia 2024 è stata infatti pari a 0,66 euro/kg, in calo del 3,5% rispetto all’anno precedente. I prezzi medi alla produzione rilevati per le tre province in esame presentano tutti una variazione negativa rispetto al 2023: la diminuzione più elevata (-6,1%) è ascrivibile all’uva veronese che ha spuntato 0,76 euro/kg, restando così la provincia con la leadership delle quotazioni regionali dell’uva. Si presenta in calo anche il prezzo medio unitario di Treviso, che si è attestato al valore di 0,69 euro/kg, facendo segnare un -3,4%. Meno intensa la riduzione dei prezzi medi delle uve padovane che, a fronte di una quotazione media di 0,52 euro/kg, presentano una flessione del -0,7% rispetto al 2023.


Sono queste le indicazioni principali che emergono dal report sull’andamento dei prezzi delle uve che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza ogni anno al termine della vendemmia e ultimate le analisi statistiche sulle quotazioni dei prezzi delle uve rilevate presso le Camere di commercio provinciali (Padova, Treviso e Verona). In regione, una buona parte delle varietà di uva hanno registrato variazioni negative del prezzo rispetto al 2023. Tra le uve DOC e DOCG, per Verona si registra un valore medio di 0,87 euro/kg e un calo annuo del -7,7%, mentre a Treviso il prezzo medio delle uve atte a DOC è stato di 0,89 euro/kg, in diminuzione del -5,0%. A Padova, invece, il valore medio delle uve destinate a vini a denominazione si è fermato a 0,61 euro/kg e con un calo annuo del -1,3%.


Le quotazioni delle uve IGT hanno evidenziato una maggiore tenuta dei prezzi rispetto a quelli delle uve DOC e DOCG, con le tre province oggetto di analisi che mostrano variazioni annue leggermente positive, in particolare per quelle della provincia di Treviso (+1,4%). A differenza di quelle DOC, molte uve IGT mostrano quotazioni stabili rispetto al 2023, con anche qualche variazione positiva, più frequenti per le uve bianche rispetto alle nere. La superficie vitata in Veneto ha raggiunto nel 2024 i 103.500 ettari (+2,3% rispetto al 2023), mentre la superficie in produzione è stata di circa 94.600 ha. La quantità di uva prodotta si attesta a circa 13,7 milioni di quintali (+0,7%) mentre la produzione di vino viene stimata in 11,65 milioni di ettolitri. Considerando la suddivisione delle uve prodotte per colore della bacca e per provincia, Treviso primeggia con quasi il 90% delle uve a bacca bianca mentre Verona è la provincia che più equamente distribuisce la percentuale tra bacca bianca e nera.


Il Prosecco DOC è la denominazione maggiormente diffusa, essendo coltivata su una superficie di oltre 27.000 ha, seguita da quella “Delle Venezie DOC” con circa 11.000 ettari e dalle superfici destinate a “Conegliano Valdobbiadene – Prosecco DOCG” e a “Valpolicella DOC”, entrambe con circa 8.600 ettari.

Torna Fieragricola Tech: focus su importanza dati in agricoltura

Torna Fieragricola Tech: focus su importanza dati in agricolturaRoma, 16 gen. (askanews) – Torna il 29 e 30 gennaio Fieragricola Tech, l’expo conference di VeronafiereVerso dedicata all’innovazione nel settore primario che, quest’anno, accende i riflettori sull’importanza dei dati in agricoltura. “Oggi i dati in agricoltura rappresentano uno strumento per migliorare l’efficienza in azienda, per ottimizzare la gestione delle operazioni nelle imprese agricole e lungo le filiere agroalimentari e sono un mezzo tecnico che, in ultima analisi, incide sulla produzione, sulla redditività e sulla marginalità di un’azienda agricola. Ma i dati rivestono anche una utilità fondamentale non solo per imprenditori agricoli e catene di approvvigionamento, ma anche per dialogare con la Pubblica Amministrazione”, ha spiegato Ivano Valmori, direttore di Agronotizie e accademico ordinario dei Georgofili intervenendo al webinar organizzato da Fieragricola Tech.


Impossibile, dunque, fare a meno dei dati e dell’agricoltura digitale per tutte le 350 specie agrarie coltivate oggi in Italia, proprio perché è attraverso le informazioni raccolte in maniera scientifica attraverso macchine e mezzi agricoli, sistemi di supporto alle decisioni, satelliti, display e strumenti IoT che si riesce a prendere decisioni rapide in campo, ma anche lungo la filiera, per gli adempimenti legali delle imprese agricole, per quelli amministrativi e politici. Tra i webinar organizzati da Veronafiere in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili e Image Line il 29 gennaio un focus sul tema “Interoperabilità in agricoltura: stato dell’arte e prospettive” e il 30 gennaio riflettori accesi su “Intelligenza Artificiale in agricoltura: prospettive e attualità” e “I dati per dare valore al Made in Italy: certificazione, carbon credits e sostenibilità”.


Infine, verrà anche presentato il nuovo sistema “Agrinput: integrare Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata per l’uso consapevole dei mezzi tecnici in agricoltura”, con il rilascio di una App dedicata.

Confagri Piacenza: troppi lupi nelle stalle, ecosistema non regge

Confagri Piacenza: troppi lupi nelle stalle, ecosistema non reggeRoma, 16 gen. (askanews) – Un video girato stamattina nell’azienda Gasparini di Gossolengo, nel piacentino, dove si vedono lupi che razziano vitelli nelle stalle. A diffonderlo è Confagricoltura Piacenza: “siamo a 12 chilometri dalla città, a 2 da Gossolengo – spiega l’associazione degli imprenditori agricoli – non si capisce a quale criterio di tutela della biodiversità e di benessere animale possano fare riferimento situazioni come questa: una fauna selvatica fuori controllo e fuori dal suo habitat che sta stravolgendo gli equilibri nelle aziende e anche in natura. Non è infatti normale che lupi siano in pianura e vadano sistematicamente a cibarsi entrando ripetutamente nel cuore delle aziende, rinunciando alla caccia e mostrando di non avere alcun timore dell’uomo”.


“Stavo preparano la razione alle bovine ed ero sul carro miscelatore – spiega Mattia Brugnoni collaboratore dell’azienda – quando vedo i due lupi che escono dalla stalla con in bocca il vitello”. “Episodi che si stanno riproponendo con una frequenza allarmante – sottolinea Umberto Gorra, presidente di Confagricoltura Piacenza – che denotano come si possa trattare di branchi stanziali, oltretutto insediati in zone antropizzate dove hanno perso la naturale diffidenza verso l’uomo, divenendo dunque fonte di danno certo per gli allevamenti e un potenziale pericolo anche per l’uomo. Non è tutela dell’ambiente lasciare che questi animali si riproducano incontrollatamente, ipotizziamo anche ibridandosi, ma il punto non è il profilo genetico dei canidi in questione, quanto – conclude – questi fatti confermino il sovvertimento dell’ordine che la natura stessa prevede”.

Carni sostenibili: meno allevamenti rischio sicurezza alimentare

Carni sostenibili: meno allevamenti rischio sicurezza alimentareRoma, 16 gen. (askanews) – “Ridurre l’allevamento e le attività ad esso collegate sarebbe un grave rischio per la nostra sicurezza alimentare e sociale, evitiamo di mettere in crisi il nostro settore zootecnico come l’automotive” così Michele Spangaro intervenuto a Bruxelles all’annual meeting di Connact in rappresentanza di Carni Sostenibili, l’organizzazione no profit che riunisce le associazioni dei produttori di carni e salumi in Italia (Assica, Assocarni e UnaItalia).


Si stima che nel mondo oltre 1,3 miliardi di persone abbiano la loro principale fonte di sostentamento e reddito nell’allevamento del bestiame e, secondo le ultime stime FAO, la domanda di proteine animali crescerà del 21% entro il 2050, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Oggi in Europa il settore agricolo vale 537,1 miliardi di euro, di cui circa il 40% proviene dall’allevamento e dai prodotti di origine animale (214,3 miliardi di euro). Inoltre, il settore zootecnico dà lavoro a 4 milioni di persone. A margine dell’annual meeting di Connact, la piattaforma di eventi che fa incontrare il settore privato con le istituzioni, Spangaro ha detto: “smantellare il nostro sistema agroalimentare per assecondare ideologie senza alcun fondamento scientifico rischia di mettere l’Europa in una condizione di dipendenza da Paesi Terzi, che operano con standard di sicurezza e ambientali non comparabili ai nostri”.


“Non c’è dubbio – continuano da Carni Sostenibili – che la sostenibilità nel campo delle produzioni animali costituisce un argomento complesso e dibattuto, ma il nostro comparto può rappresentare parte della soluzione fornendo cibo sostenibile e presidiando il territorio”. Dal 1990 ad oggi, infatti, il sistema zootecnico italiano ha registrato una progressiva diminuzione delle emissioni e nel mondo negli ultimi 30 anni il comparto agricolo ha sfamato quasi 2,5 miliardi di persone in più riducendo le emissioni pro-capite di circa il 20%. “Purtroppo – ha concluso Spangaro – stiamo assistendo a politiche commerciali travestite da nutrizionali, per creare una Dieta Universale. Che parrebbe anche essere una soluzione efficace ma di fatto minaccia la libertà di scelta e promuove un’uniformità dei consumi. La Dieta Universale benché attraente per alcune grandi aziende, costituisce una seria minaccia perché di fatto distrugge tutte le diete tradizionali che rappresentano il patrimonio eno-gastronomico di ogni Paese, come ad esempio la Dieta Mediterranea”.

Italia del Gusto: possibili dazi Usa minaccia per export italiano

Italia del Gusto: possibili dazi Usa minaccia per export italianoRoma, 16 gen. (askanews) – I possibili dazi doganali da parte degli Stati Uniti mettono a rischio il Made in Italy agroalimentare e rischiano di comprometterne la crescita e la competitività in uno dei mercati più importanti per i nostri prodotti alimentari. A sottolineare questi rischi è Italia del Gusto, il Consorzio che rappresenta le migliori aziende italiane nel settore agroalimentare e vinicolo e lancia un appello alla politica e alla diplomazia affinché faccia da ponte tra le imprese italiane e le istituzioni internazionali per tutelare l’export agroalimentare italiano. “Abbiamo una lunga tradizione di resilienza e capacità di superare le sfide. Ora è il momento di unire le forze e dimostrare quanto il nostro Made in Italy sia indispensabile – spiega il presidente Giacomo Ponti – Sappiamo che il Governo italiano ha, da sempre, a cuore la competitività delle nostre imprese e siamo certi che metterà in atto tutte le azioni necessarie per la salvaguardia del futuro del nostro settore”.


Nel 2023, l’export agroalimentare italiano ha toccato i 52 miliardi di euro, con oltre 3,5 miliardi derivanti dagli Stati Uniti, che rappresentano il terzo mercato di sbocco per l’agroalimentare made in Italy. I dazi, se applicati, infatti, faranno aumentare per i cittadini americani, i prezzi al consumo dei prodotti alimentari italiani, spiega Italia del Gusto in una nota, riducendone la domanda e indebolendo la posizione di un intero settore, con gravi ripercussioni su tutta la filiera agroalimentare italiana. “I dazi porterebbero grave nocumento agli importanti traguardi conseguiti sul mercato USA dalle aziende alimentari italiane – aggiunge Ponti – È il momento di difendere il nostro Made in Italy, di proteggere l’eccellenza che ci contraddistingue e di garantire che i nostri prodotti continuino ad arrivare sui mercati internazionali senza aggravi di costo per il consumatore finale”.


“In un contesto di incertezza, le sfide che ci attendono richiedono un impegno ancora maggiore – continua Ponti – Le nostre imprese continuano a innovare e a diversificare per garantire la competitività e l’eccellenza del Made in Italy nel mondo – continua Ponti. – Non possiamo permetterci di abbassare la guardia: dobbiamo essere proattivi e adattarci a un ambiente economico in rapido cambiamento”.

Biologico piace ma c’è confusione su etichette come ‘Residuo zero’

Biologico piace ma c’è confusione su etichette come ‘Residuo zero’Roma, 16 gen. (askanews) – Il biologico piace agli italiani, che lo vedono come sinonimo di salubrità e sostenibilità, ma c’è confusione e scarsa conoscenza di cosa indichi la scritta “Residuo Zero”: nonostante questi prodotti generino forte interesse nel consumatore italiano, c’è una bassa consapevolezza rispetto agli elementi distintivi e alle caratteristiche che questo claim incorpora.


È quanto emerge dallo studio di Nomisma-AssoBio presentato durante il Convegno “Oltre il biologico. Innovazione, Fiducia e Sostenibilità per un Nuovo Rapporto con il Consumatore”, presentato oggi in occasione di Marca 2025, il salone internazionale della Marca del Distributore di BolognaFiere. Si tratta di un evento realizzato nell’ambito della campagna “Being Organic in EU”, promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. Nel corso del 2024 Nomisma ha rilevato un interesse crescente rispetto ai prodotti bio, tanto che almeno un prodotto alimentare di questa tipologia è stato acquistato dal 93% della popolazione italiana con età compresa tra i 18 e i 65 anni (pari a 24 milioni di famiglie). Un grande balzo in avanti se si considera come soltanto 12 anni fa (2012) la percentuale di popolazione propensa all’acquisto di almeno un prodotto bio era del 50%.


L’indagine mette però in luce come i consumatori italiani abbiano scarsa consapevolezza riguardo alle garanzie offerte dai prodotti alimentari freschi o trasformati che riportano in etichetta il claim “Residuo Zero”: ad esempio 2 consumatori su 3 ritengono, erroneamente, che il metodo di produzione collegato a questi alimenti non preveda affatto l’utilizzo di chimica di sintesi, una percezione particolarmente diffusa tra chi non consuma prodotti biologici e, più in generale, tra chi non conosce le differenze tra la certificazione biologica e il claim “Residuo Zero”. Nonostante le asimmetrie informative che aleggiano attorno alle due diverse proposte a scaffale, in media i consumatori attribuiscono ai prodotti biologici un valore più elevato rispetto a quelli etichettati come Residuo Zero sotto diversi punti di vista. Vedendo a scaffale un prodotto bio, l’82% dei consumatori pensa ad un prodotto sostenibile dal punto di vista ambientale (contro il 77% riferito a referenze senza residui), il 71% a processi produttivi che escludono l’uso di chimica di sintesi per combattere le principali avversità delle piante (contro un 66%).


“Oggi più che mai, é fondamentale fare chiarezza sui green claims e sulla differenza tra prodotti biologici e a Residuo zero, due categorie che presentano approcci e principi completamente diversi – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Quella biologica, è l’unica forma di agricoltura certificata da normative europee a garanzia di pratiche sostenibili che non fanno uso di chimica di sintesi e puntano a incrementare la fertilità del suolo, la biodiversità e a contrastare la crisi climatica. “I dati presentati oggi sono molto interessanti e ci inducono a guardare avanti con ottimismo. Il biologico cresce a valore e a volume così come l’interesse dei cittadini a prendersi cura di sè con la consapevolezza che il cibo è salute. Riteniamo fondamentale – ha dichiarato Nicoletta Maffini, presidente Assobio – continuare a diffondere il valore e i prodotti dell’agricoltura biologica”.

Zucchetti acquisisce la maggioranza di Pienissimo Pro

Zucchetti acquisisce la maggioranza di Pienissimo ProRoma, 16 gen. (askanews) – Zucchetti acquisisce la maggioranza di Pienissimo Pro, l’agenda digitale che supporta i ristoratori nella gestione del marketing e aiuta ad automatizzare attività e processi come prenotazioni, offerte, menù digitale, messaggistica, analisi dei dati e controllo di gestione. L’agenda digitale è stata creata nel 2016 da Giuliano Lanzetti, titolare del ristorante Bounty di Rimini, che rimarrà amministratore delegato e socio di Pienissimo Pro.


“Con l’ingresso di Zucchetti nel nostro capitale sociale, ci apriamo al più grande gruppo italiano di software – spiega – Potremo contare sulla capillare rete di vendita con oltre 200 rivenditori sul territorio nazionale. Finalmente, saremo in grado di offrire uno strumento unico che integra la gestione dalla cassa alle comande, fino al marketing a risposta diretta”. Angelo Guaragni, amministratore delegato di Zucchetti Hospitality, sottolinea: “siamo certi che, insieme, potremo creare le soluzioni digitali più efficaci e innovative per chi desidera trasformare un semplice ristorante o bar in una vera e propria azienda”.


In parallelo, una seconda società, interamente di proprietà di Lanzetti, continuerà a occuparsi di formazione ed eventi a marchio Pienissimo, mantenendo il suo impegno nelle fiere e nei palacongressi.

Coldiretti: valore ‘pizza economy’ nel mondo a 160 mld euro

Coldiretti: valore ‘pizza economy’ nel mondo a 160 mld euroRoma, 16 gen. (askanews) – La passione degli italiani per la pizza è così radicata che in quattro famiglie su dieci (40%) si prepara in casa, magari ricorrendo all’uso di farine speciali o di ingredienti gourmet. E’ quanto emerge da un’indagine Coldiretti-Ixe’ diffusa in occasione della Giornata internazionale della pizza che si celebra il 17 gennaio. Un simbolo dell’Italia a tavola conosciuto in tutto il mondo, per un fatturato globale in costante crescita, tanto da aver raggiunto nel 2024 il valore record di circa 160 miliardi di euro, secondo un’elaborazione Coldiretti su dati Vpa Research.


La preparazione fai da te risponde peraltro alle nuove tendenze di mercato verso le pizze gourmet e artigianali che sta influenzando i comportamenti d’acquisto, con i consumatori che preferiscono gusti unici e ingredienti di alta qualità. Un esempio sono le farine di grani antichi salvati dall’estinzione grazie al lavoro degli agricoltori, ma anche l’aggiunta di prodotti a Denominazione di origine o a chilometro zero, da aggiungere a salsa di pomodoro e mozzarella, meglio se Made in Italy La pizza in casa risolve peraltro – sottolinea Coldiretti – anche il problema dell’originalità degli ingredienti in un’Italia dove quasi due pizze su tre servite sono preparate con prodotti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori, come mozzarella lituana, concentrato di pomodoro cinese, olio tunisino o farina da grano ungherese. E’ anche per questo che Coldiretti ha lanciato una grande mobilitazione per una legge europea di iniziativa popolare per l’etichettatura di origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari in commercio nella Ue.


Se si guarda al dato italiano, nel complesso la pizza genera un fatturato che ha oltrepassato i 15 miliardi di euro, come sottolineato dalla Coldiretti. L’occupazione nel settore riguarda più di 100.000 lavoratori a tempo pieno, cifra che sale a 200.000 durante i fine settimana. Ogni anno in Italia – prosegue la Coldiretti – vengono prodotte 2,7 miliardi di pizze, il che implica un consumo annuo di 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d’oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. La passione per la pizza, nata a Napoli, è comunque ormai un fenomeno globale, con gli Stati Uniti che detengono il primato dei consumatori, con 13 chili pro capite all’anno, mentre in Europa sono gli italiani a guidare la classifica, con 7,8 chili annui. Seguono gli spagnoli con 4,3 chili, i francesi e i tedeschi con 4,2, i britannici con 4, i belgi con 3,8, i portoghesi con 3,6 e gli austriaci, che con 3,3 chili annui, chiudono la classifica.

Fda vieta uso colorante rosso per cibi e bevande: causa cancro

Fda vieta uso colorante rosso per cibi e bevande: causa cancroNew York, 15 gen. (askanews) – Mercoledì la Food and drug administration (Fda), l’agenzia del farmaco americano, ha dichiarato che vieterà l’uso del Red No. 3, un colorante sintetico che conferisce a cibi e bevande il loro colore rosso ciliegia brillante, poichè provoca cancro, come dimostrano gli animali usati nei test.


Il colorante è presente in caramelle, cereali, ciliegie dei cocktail di frutta e frullati alla fragola, secondo il Center for science in the public interest, un gruppo di difesa della sicurezza alimentare che dal 2022 ha lavorato per far revocare l’approvazione dell’additivo. I produttori di alimenti avranno tempo fino al 15 gennaio 2027 per riformulare i loro prodotti. Le aziende che producono farmaci e integratori alimentari, avranno tempo fino al 2028. (foto tratta dai canali social Fda)