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In Val d’Ossola l’azienda agricola del ritorno alle radici

In Val d’Ossola l’azienda agricola del ritorno alle radiciRoma, 11 dic. (askanews) – Ritornare alle proprie radici, in val d’Ossola, dopo avere sperimentato “professionalità contemporanee” ma riscoprendosi poi fortemente legati al proprio territorio di origine, da valorizzare per il bene della comunità. Su questi principi è nata Dea, un progetto-azienda agricola nato nel 2021 nel comprensorio del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, per opera della famiglia Stratta che ha scelto Masera, un piccolo comune di circa 1500 abitanti, per coltivare un sogno: preservare e tramandare l’eccellenza. Nello specifico, con la produzione di miele, vino e zafferano, l’azienda promuove i valori dell’artigianalità e della sostenibilità, creando prodotti che riflettono il legame con la terra e l’impegno per un’agricoltura responsabile.


Alessandro, Emanuele, Fabiana, Francesco, Manuela e Paolo hanno iniziato, con un gruppo di amici, a prendersi cura delle vigne che altrimenti sarebbero state estirpate. Ed è poi la famiglia a dare continuità all’avviata attività “Apicoltura Delvescovo”. L’obiettivo è diventare uno dei punti di riferimento per l’agricoltura di montagna in Val d’Ossola. Sul miele l’azienda ha un potenziale di produzione è di 4.000/5.000 kg all’anno, quindi circa 10.000 vasetti l’anno nelle varianti Millefiori Valle Ossola, Floralpina, Castagno, Tiglio, Acacia e Rododendro.


Per quanto riguarda il vino nel 2024 DEA ha notevolmente consolidato la produzione di vino, arrivando a una futura produzione di circa 10.000 bottiglie, tra cui una parte di Archè, il primo a essere rilasciato sul mercato. Tutto si basa sulla valorizzazione del vitigno locale Prünent, una delle anime del Nebbiolo. Infine, lo zafferano: la famiglia Stratta ha iniziato questa attività nel 2020, piantando il primo campo di Crocus sativus, il nome scientifico della preziosa spezia, inizialmente per hobby, prima di farne una professione l’anno successivo.

Federpesca: settore ittico guarda a 2025 con rinnovata fiducia

Federpesca: settore ittico guarda a 2025 con rinnovata fiduciaRoma, 11 dic. (askanews) – “Il settore ittico italiano può guardare al 2025 con rinnovata fiducia, grazie all’impegno concreto del ministro Francesco Lollobrigida e della Direzione Generale della pesca a difesa del settore”. Così in una nota Federpesca commenta l’esito della due giorni di intense negoziazioni per decidere le possibilità di pesca nel 2025 da parte del Consiglio Agrifish.


“Il lavoro duro di questi mesi – spiega la direttrice di Federpesca Francesca Biondo – tra riunioni, comunicati e documenti congiunti a livello nazionale ed europeo, e continui confronti con gli operatori ittici e con le istituzioni per portare le nostre istanze contro la proposta della Commissione, ha portato a un risultato positivo: la tanto temuta riduzione dell’attività di pesca a livelli insostenibili per gli operatori, in particolare nel Mediterraneo Occidentale, si è rivelata meno severa di quanto inizialmente previsto, offrendo un respiro di speranza al settore”. La Commissione europea aveva difatti proposto una riduzione del 38% per le attività di pesca demersale nelle Mediterraneo occidentale (GSA 8-9-10-11), entrando di fatto in una “fase permanente del Piano pluriennale che regola la pesca in quest’area – continua Biondo – Una fase che tuttavia non era mai stata preannunciata fino a poco tempo fa, lasciando gli operatori della pesca in un clima di incertezza e preoccupazione, con la paura di doversi adattare rapidamente a scenari e normative imposte dall’alto senza alcun confronto e con il rischio di un reale smantellamento del comparto. Tuttavia, grazie al negoziato, attraverso una serie di misure di compensazione, l’Italia potrà mantenere gli stessi giorni di pesca del 2024”.


Per quanto concerne i gamberi di profondità nelle stesse GSA 8-9-10-11, “anche qua possiamo tirare un respiro di sollievo”. Dalla proposta della Commissione di ridurre nel 2025 i livelli massimi di cattura del 18% per il gambero viola e del 29% per il gambero rosso, si è passati per entrambe le specie a una riduzione del 6%. Riguardo al Mar Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia, restano le decisioni prese durante la riunione annuale della Commissione generale per la Pesca nel Mar Mediterraneo (GFCM). “Nonostante la flessibilità mostrata dal nuovo Commissario per la pesca Kadis, resta il fatto che l’approccio adottato dalla Commissione europea, in particolare negli ultimi mesi, continua a sollevare preoccupazioni – conclude Biondo – Decisioni che avranno un impatto su migliaia di pescatori e famiglie devono essere prese in modo equo e basate su un processo decisionale trasparente, partecipativo e efficace. Non pertanto costruito su scelte improvvisate all’ultimo momento, ma fondato su una riflessione attenta e pianificata, capace di considerare tutti gli aspetti e le implicazioni a lungo termine. Diventa dunque fondamentale nel 2025 valutare i risultati degli scorsi anni e prendere decisioni congiunte per garantire un futuro al settore, che sia sostenibile a livello economico, ambientale e sociale”.

Salvi (Fruitimprese): export record ma ci sono crisi produttive

Salvi (Fruitimprese): export record ma ci sono crisi produttiveRoma, 11 dic. (askanews) – Performance da record per l’export di ortofrutta fresca italiana nel 2024, che potrebbe chiudere oltre i 6 milioni di euro e che rappresenta il 10% delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari, ma c’è preoccupazione pe le crisi produttive di alcune referenze. Lo spiega in una nota il presidente di Fruitimprese Marco Salvi, commentando positivamente i dati aggiornati a settembre 2024.


“Preoccupano tuttavia – spiega Salvi – le crisi produttive di alcuni frutti aggravate dalle fitopatie e dalla mancanza di armi a disposizione dei produttori per contrastarle, una situazione che rischia di aggravarsi considerando la progressiva eliminazione di agrofarmaci che l’Unione Europea sta mettendo in atto. Alle nostre mele, kiwi, uva e drupacee mancano le ore di freddo necessarie per lo sviluppo delle piante e, mentre i nostri paesi competitor, anche dell’Unione Europea, ottengono autorizzazioni in deroga per utilizzare i prodotti necessari, l’Italia rimane a guardare”. “Una corsa al massacro – aggiunge Salvi – che ha visto recentemente l’EFSA, con una procedura del tutto irrituale, ridurre la dose consentita del principale agrofarmaco utilizzabile contro la cimice asiatica e che, in attesa della pubblicazione del regolamento con i tempi di attuazione dei nuovi limiti massimi, ha indotto le principali sigle della GDO europea a richiedere ai propri fornitori di rispettare da subito la nuova normativa, anche per prodotti già legalmente trattati e raccolti”.


“Si sta parlando a Bruxelles in queste ore – conclude Salvi – di una rivisitazione della normativa sulle pratiche sleali, sarebbe il caso di porre attenzione anche a queste vicende che pongono delle solide barriere alle nostre esportazioni”.

Export italiano di ortofrutta pronto a superare i 6 mld nel 2024

Export italiano di ortofrutta pronto a superare i 6 mld nel 2024Roma, 11 dic. (askanews) – L’export italiano di ortofrutta fresca si candida per superare i 6 miliardi di euro nel 2024: nei primi nove mesi dell’anno, infatti, i dati Istat elaborati da Fruitimprese evidenziano un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno dell’ 8,9% in volume (2.790.628 tonellate) e del 5,7% in valore (oltre 4,2 miliardi di euro) con un trend che accelera rispetto alle rilevazioni relative ai trimestri precedenti e potrebbe consentire alle nostre esportazioni di ortofrutta fresca di battere tutti i record e superare i 6 miliardi di euro a fine anno.


In controtendenza il saldo della bilancia commerciale, che, seppur migliorando in termini di volumi (il saldo negativo passa da 425.723 tons di settembre 2023 a 279.688 tons), perde di valore quasi dimezzandosi e attestandosi a poco più di 75 milioni di euro contro i 141 dello stesso periodo dell’anno precedente. Ad incidere su questo dato è l’incremento, peraltro costante, delle importazioni che sfondano il tetto dei 3 milioni di tonnellate (+2,8%) e quello dei 4 miliardi di euro, +7,6% rispetto ai primi 3 trimestri del 2023. Passando all’esame dei singoli comparti i numeri dell’export, tuberi legumi e ortaggi vedono incrementare le esportazioni del 14,6% in volume e del 1,5% in valore, le esportazioni di agrumi salgono del 12,7% in quantità e del 48% in valore.


Bene anche il comparto principale, quello della frutta fresca che, in controtendenza con gli altri cresce di più in valore (+9,1%) che in volume (+5,7%), a testimonianza di un calo delle produzioni che però non incide sul nostro export. Benino la frutta secca le cui esportazioni in valore sono pressoché invariate (+0,2%) ma con l’unico segno negativo del nostro export (- 4% in quantità). Continua infine la cavalcata al rialzo della frutta tropicale con un +13,6% in volume e + 11,5% in valore che si attesta a circa 114 milioni di euro, numeri non esorbitanti ma che dimostrano l’efficienza degli operatori di questo comparto che riescono a creare valore anche dal prodotto non proveniente dal nostro stesso emisfero.


Passando all’import, a parte gli agrumi, le cui importazioni continuano a scendere (-10,1% in volume e -17,7% in valore), nei primi 3 trimestri del 2024 in tutti i comparti cresce il prodotto proveniente dall’estero: per tuberi legumi e ortaggi l’import sale del 4,4% in quantità e del 3,2% in valore, balzo del valore della frutta fresca importata che si attesta a +14,9% rispetto allo stesso periodo del 2023 a fronte di un +3,3% in volume. Cresce a doppia cifra l’import di frutta secca con un +10,1% in quantità e +15,4% in valore, bene anche la frutta tropicale +3% in volume e +7,6% in valore.


Per quanto riguarda i prodotti campioni del nostro export, continuano a crescere le esportazioni di mele che aumentano del 3,4% in quantità e del 10,51% in valore rispetto allo stesso periodo del 2023; positivo l’avvio della campagna dell’uva da tavola che al 30 settembre vede aumentare del 12,33% le quantità e del 20,36% il valore esportato che supera 550 milioni di euro. Male purtroppo il kiwi, le cui esportazioni perdono quasi 1/3 delle quantità (-32% sullo stesso periodo del 2023) e scendono del 6,92% in valore, a causa di un momento di grande difficoltà per questa coltura che paga più di altre il cambiamento climatico, le fitopatie e l’attacco degli insetti alieni. Discorso analogo, se non più grave, per le pere, nostro prodotto di punta sui mercati internazionali fino a cinque anni fa, le cui esportazioni scendono di oltre il 30% sia in quantità che valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che non era stato certamente esaltante. Per questo prodotto la campagna 2024 potrebbe portare dei numeri positivi o comunque segnali di risveglio, di cui i nostri produttori hanno estremamente bisogno. Bene in generale l’export di limoni e soprattutto di arance le cui esportazioni salgono di 11 punti percentuali in volume e di oltre 5 in valore e ottimo risultato per le nostre pesche e nettarine, per cui l’export, trainato dalle nuove varietà e da un clima meno brutale dell’anno precedente, sale del 47,95% in quantità e del 36,57% in valore. Non ci sono grossi scossoni, spiega Fruitimprese, per i principali prodotti importati, che mantengono le posizioni, tranne che per quello che ormai sta diventando un protagonista di questo comparto, l’avocado, le cui importazioni in valore sfiorano i 120 milioni di euro con un aumento di oltre un quarto del valore rispetto ai primi 3 trimestri del 2023.

Copagri: buon lavoro a neo presidente Fedagripesca Drei

Copagri: buon lavoro a neo presidente Fedagripesca DreiRoma, 11 dic. (askanews) – “A nome personale e dell’intera struttura della Confederazione Produttori Agricoli desidero inviare le mie più sincere congratulazioni al presidente della Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei, ringraziando il presidente uscente Carlo Piccinini, cui va un caloroso saluto per il percorso condiviso”. Lo afferma il presidente della Copagri Tommaso Battista al termine del Consiglio Nazionale della Federazione, che ha provveduto a eleggere il nuovo vertice.


“Abbiamo davanti a noi sfide molto complesse, prima fra tutte quella di continuare a lavorare per dare prospettive al comparto primario del Paese, puntando su un piano strategico organico che si basi sul medio-lungo periodo e che possa contribuire concretamente alla creazione di un nuovo modello agricolo per rilanciare la competitività dell’agroalimentare nazionale”, aggiunge Battista. “Fare sistema, o meglio continuare a farlo con sempre maggiore determinazione e sinergia, diventa quindi un imperativo categorico, una condizione imprescindibile per far andare di pari passo le tre anime della sostenibilità, tenendo sempre in debita considerazione quella economica”, conclude il presidente, formulando i migliori auguri di buon lavoro a Drei.

Cia riunisce la filiera della canapa: stop a norma in Dl Sicurezza

Cia riunisce la filiera della canapa: stop a norma in Dl SicurezzaRoma, 11 dic. (askanews) – Salvare la canapa italiana. È con questo obiettivo che la filiera si è riunita nella sede di Cia-Agricoltori Italiani per chiedere al Governo ancora una volta di eliminare la norma del Ddl Sicurezza che rischia di distruggere uno dei segmenti di eccellenza del Made in Italy agroindustriale per ragioni esclusivamente ideologiche.


Tutti insieme, protagonisti ed esperti del settore, radunati a Roma all’Auditorium Giuseppe Avolio, hanno chiesto un cambio di passo al governo contro un provvedimento ritenuto totalmente ingiusto. Vietare infatti la coltivazione, la lavorazione e la vendita delle infiorescenze della canapa e dei suoi derivati, come propone l’articolo 18 del disegno di legge attualmente in discussione al Senato, equivale a cancellare in un colpo solo l’intero comparto, che già oggi vale 500 milioni di fatturato annuo e conta oltre 15 mila posti di lavoro. Rendendo così illegale una filiera ad alto valore aggiunto e a trazione giovanile, ma soprattutto dall’enorme potenziale produttivo e di investimento tra cosmesi, erboristeria, bioedilizia, florovivaismo, tessile, alimentare, tutti impieghi ampiamente riconosciuti dalla normativa Ue e che potrebbero generare, entro il 2030, fino a 10 miliardi di euro. “È inaccettabile mettere a rischio una filiera a causa di pregiudizi – ha detto il presidente di Cia, Cristiano Fini – Per questo oggi lanciamo un nuovo appello alle istituzioni, affinché si torni indietro sul Ddl Sicurezza e si apra subito, invece, un confronto approfondito con gli operatori per garantire al settore della canapa industriale un quadro normativo chiaro ed equo, partendo dalla convocazione del Tavolo di filiera presso il Ministero dell’Agricoltura. Lavoriamo insieme per valorizzare, e non affossare, un comparto in piena crescita che non ha nulla a che fare con il mercato delle sostanze stupefacenti”.


Anzi, ha aggiunto il presidente dei Florovivaisti Italiani di Cia, Aldo Alberto, “la canapa rappresenta un’occasione unica per i territori, dal punto di vista economico e ambientale. Contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli, oltre a essere una produzione molto versatile. Dalla pasta alla farina senza glutine, fino all’olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. E poi c’è la realizzazione di tessuti green e resistenti perfetti per maglie e borse come per sacchi e tappeti, ma anche di mattoni ecologici utili nella bioedilizia, senza dimenticare gli utilizzi per creme, tinte e persino detersivi. Un patrimonio da rilanciare, non da gettare via”.

Forum Italia-Giappone: consegnate onorificenze Honorary advisor

Forum Italia-Giappone: consegnate onorificenze Honorary advisorRoma, 11 dic. (askanews) – “Italia e Giappone sono su parti opposte del globo, lontane per geografia, storia e cultura. Eppure, sono tanti i tratti comuni che le avvicinano e le uniscono. Entrambe con una grande storia alle spalle, ma con la capacità di guardare avanti, coltivando eccellenza, talenti, creatività e innovazione. Al nostro governo va dato il merito di aver dato una stretta fortissima al rapporto tra le due Nazioni, promuovendo il dialogo sullo specifico tema dell’agricoltura, ormai cruciale, ma secondario fino a qualche anno fa”. Lo ha detto Luca De Carlo, presidente della IX Commissione del Senato, oggi a Roma, in occasione del Forum Italia-Giappone 2024, organizzato dal Japan Italy Economic Federation (JIEF) in collaborazione con il CREA, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Japan Business Federation (Confindustria giapponese) e della Camera di Commercio e Industria giapponese in Italia, e con il supporto di CIA Agricoltori Italiani, Camera di Commercio Italo Orientale e IUSS (International Union of Soil Sciences).


Sul fronte agroalimentare, secondo i dati CREA, l’Italia è esportatore netto di prodotti verso il Giappone (il nostro 12esimo mercato di destinazione), con circa 900 milioni di euro di export a fronte di poco meno di 30 milioni di import nel 2023. Di assoluto rilievo è il ruolo del “Made in Italy agroalimentare”, le cui prime quattro voci di esportazione verso il mercato nipponico sono le conserve di pomodoro, la pasta, l’olio extravergine di oliva e i vini rossi Dop. Nel corso dell’evento, in cui sono state illustrate le collaborazioni in corso tra i due Paesi negli ambiti disciplinari più diversi (dal suolo al ricambio generazionale in agricoltura, dall’energia al verde urbano fino agli scambi commerciali), sono state consegnate le onorificenze “Honorary Advisor”.


“Si tratta di un riconoscimento che come JIEF, la nostra associazione che fa da ponte tra i due Paesi, assegniamo a personalità che si siano particolarmente distinte nel promuovere le relazioni tra Italia e Giappone. Quest’anno, per la prima volta, lo abbiamo dato a personalità italiane, segno di un dialogo sempre più fitto e vitale, soprattutto su temi di interesse comune come l’ambiente e l’agricoltura” ha spiegato Daniele di Santo, presidente JIEF. Oltre al presidente De Carlo, sono stati premiati il presidente CREA Andrea Rocchi; il presidente CIA Cristiano Fini; il prof. Giuseppe Corti, direttore CREA Agricoltura e Ambiente e Responsabile del Segretariato IUSS; Micaela Giambanco – la sushi chef più popolare di Roma, punto di riferimento della comunità italo-giapponese – e Cristina Giannetti, capo Ufficio stampa CREA.


“In questo momento – ha dichiarato Andrea Rocchi, presidente del CREA – la ricerca è sempre più focalizzata su aspetti legati alla produzione di piante e animali sani e di cibi sani e in quantità sufficiente, e, di conseguenza, sempre più impegnata per rendere suoli, agro-ecosistemi e sistemi agricoli sani e resilienti. Con il JIEF abbiamo il comune obiettivo di un’agricoltura sostenibile, resiliente e innovativa, capace al tempo stesso di garantire un reddito dignitoso agli agricoltori, di custodire e valorizzare il territorio e di essere attrattiva per le giovani generazioni”. “Costruiamo insieme soluzioni innovative a problemi comuni, dall’impatto della crisi climatica sulle produzioni alla riduzione di suolo agricolo – ha detto Cristiano Fini, presidente CIA – senza contare che proprio Giappone e Italia hanno la popolazione più anziana del mondo, con effetti negativi sul ricambio generazionale. Puntiamo sui giovani e le aree interne, creiamo sinergie costanti su formazione specializzata, digitalizzazione e ricerca”.

Coldiretti Pesca misure Ue meno severe un bene per il settore

Coldiretti Pesca misure Ue meno severe un bene per il settoreRoma, 11 dic. (askanews) – C’è soddisfazione da parte di Coldiretti Pesca a seguito dell’esito positivo dei negoziati europei sulla riduzione dell’attività di pesca. Le misure adottate dal Consiglio UE Agricoltura e Pesca, infatti, risultano meno severe rispetto alle iniziali proposte della Commissione Europea.


“Il risultato raggiunto è fondamentale per la pesca italiana – sottolinea Daniela Borriello, responsabile nazionale Coldiretti Pesca – Grazie al lavoro fatto dalle nostre istituzioni e alla collaborazione con i nostri partner europei, come Spagna e Francia, si è riusciti a mitigare tagli che avrebbero gravemente penalizzato il comparto che già sta attraversando diverse difficoltà.” Per lo strascico le riduzioni avanzate dalla Commissione sono state mitigate dalle misure di compensazione proposte che ne hanno azzerato gli effetti. Ad esempio per i gamberi di profondità, viola e rosso, la riduzione si attesta al 6%, un livello che non avrà un’incidenza significativa sul settore, considerato anche che le quote 2024 non sono state interamente sfruttate. Anche per il nasello è stata fissata una soglia di cattura più favorevole, pari a 261,5 tonnellate, anziché le 215,5 tonnellate proposte inizialmente dalla Commissione che per la prima volta tocca anche la piccola pesca artigianale e “ci sarà quindi da monitorare come si muoverà in futuro la Commissione anche in questo ambito”, aggiunge la Borriello.


Questo risultato, fa sapere Coldiretti Pesca, rappresenta una boccata d’ossigeno per la flotta italiana, tutelando l’equilibrio tra sostenibilità ambientale e salvaguardia del tessuto economico delle comunità costiere. L’attenuazione delle restrizioni dimostra come una solida azione diplomatica e il coordinamento con gli altri Stati membri possano difendere efficacemente gli interessi nazionali.

In Spagna no riduzione giorni pesca nel 2025, Planas: buon accordo

In Spagna no riduzione giorni pesca nel 2025, Planas: buon accordoRoma, 11 dic. (askanews) – In base all’accordo politico raggiunto ieri in sede di Agrifish, nel Mediterraneo, la Spagna è riuscita a mantenere nel 2025 gli stessi giorni di pesca del 2024 attraverso l’applicazione di alcune misure di gestione, mentre l’accoro per la pesca nell’Atlantico ha centrato le aspettative ottenendo buone quote. Il ministro dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione, Luis Planas, si dice soddisfatto per i risultati ottenuti dalla Spagna sulle possibilità di pesca della flotta per il 2025, dopo due giorni intensi di negoziati molto complessi nel Consiglio dei ministri della Pesca dell’Unione Europea.


Planas ha riconosciuto la complessità dei negoziati in un Consiglio che considera uno dei “più complessi, difficili e intricati” da quando è ministro, sottolineando in una nota come, durante i due giorni del Consiglio, la Spagna abbia cercato alleanze e sostegno per trovare soluzioni alla drastica proposta della Commissione Europea e per trovare alternative, per mantenere l’attività dei pescatori del Mediterraneo. Il negoziato sul Mediterraneo è infatti culminato con l’unione di Spagna e Italia contro la proposta iniziale della Commissione Europea, che proponeva una riduzione del 79% dei giorni di pesca entro il 2025. “Abbiamo lavorato molto duramente per neutralizzare una proposta che era inaccettabile”, ha sottolineato Planas. La proposta della Commissione di consentire solo 27 giorni di pesca avrebbe significato lasciare praticamente inutilizzabili le 570 imbarcazioni spagnole che pescano nel Mediterraneo.


Il ministro ha sottolineato “i grandi sforzi compiuti dal settore della pesca spagnolo per proteggere le risorse ittiche del Mediterraneo”, che non erano stati considerati dalla Commissione nella sua proposta iniziale. L’accordo finale prevede che per mantenere gli stessi giorni di pesca del 2024 si debbano applicare alcune misure di gestione che riguardano la dimensione delle maglie, i periodi di chiusura e gli attrezzi da pesca. Le misure proposte sono sei e l’applicazione di due di esse basterebbe per recuperare tutte le giornate di pesca. Pertanto, è possibile recuperare fino al 30% dei giorni se si effettua un cambio di maglia a 45 millimetri per la pesca costiera e fino al 50% per la pesca d’altura con una maglia di 50 millimetri. Per quanto riguarda i divieti, l’applicazione di quello temporaneo di quattro settimane consentirà di recuperare il 15% delle giornate lavorative. Sarà inoltre possibile recuperare il 3% dei giorni stabilendo una chiusura tra 800 e 1.000 metri di profondità, misura che la flotta spagnola già attua, e un altro 10% con una sosta di sei settimane tra 100 e 500 metri di profondità. Allo stesso modo, un altro 3% di giorni può essere recuperato se il settore installa porte volanti che una parte della flotta già utilizza con successo.


La Commissione è impegnata a facilitare l’accesso ai fondi europei per finanziare le misure previste dal meccanismo di compensazione giornaliera. Per quanto riguarda i gamberi rossi, nel corso dei negoziati si è riusciti a ridurre la riduzione proposta per la Spagna dal 30% al 10%.

Cons. Ue:ok mandato negoziale pesca non sostenibile paesi extra Ue

Cons. Ue:ok mandato negoziale pesca non sostenibile paesi extra UeRoma, 11 dic. (askanews) – Gli ambasciatori UE degli Stati membri hanno concordato oggi la posizione negoziale del Consiglio su una proposta per migliorare gli strumenti europei che possono essere utilizzati contro i paesi extra-UE che consentono pratiche di pesca non sostenibili in relazione agli stock ittici di interesse comune. L’accordo raggiunto oggi consentirà alla presidenza del Consiglio di avviare i negoziati con il Parlamento europeo, una volta che il Parlamento avrà votato sul suo mandato.


“Le norme riviste aiuteranno a contrastare la pesca eccessiva da parte dei paesi extra-UE e a migliorare la sostenibilità a lungo termine degli stock ittici che condividiamo con i paesi al di fuori dell’UE. Grazie al quadro migliorato, stiamo anche garantendo una concorrenza leale tra pescatori e operatori UE ed extra-UE”, ha detto il ministro ungherese István Nagy. Il mandato negoziale del Consiglio mantiene gli elementi principali della proposta della Commissione, che modifica le attuali norme per affrontare situazioni in cui i paesi terzi non collaborano alla gestione degli stock di interesse comune o non adottano le necessarie misure di gestione della pesca. La revisione mirata chiarisce le regole utilizzate per identificare un paese come uno che consente la pesca non sostenibile, aumentando così la certezza del diritto.


Più specificamente, la proposta chiarisce la nozione di “mancata cooperazione” e specifica che un paese può essere considerato come uno che consente la pesca non sostenibile se non attua le misure necessarie, comprese le misure di controllo. Una volta che un paese è identificato come uno che consente pratiche di pesca non sostenibili, l’UE può imporre restrizioni, come divieti di importazione. Un altro obiettivo della proposta è migliorare la cooperazione con il paese extra-UE interessato prima e dopo che l’UE adotti misure appropriate. Il Consiglio migliora inoltre la proposta della Commissione, in particolare specificando ulteriormente i casi che sono esempi di “mancata cooperazione” nella gestione di uno stock ittico di interesse comune.