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Coldiretti: bene semplificare per aumento piccoli impianti biogad

Coldiretti: bene semplificare per aumento piccoli impianti biogadRoma, 12 dic. (askanews) – Grazie al lavoro fatto insieme al ministero e al Gse (Gestore servizi energetici), “è stata ottenuta un’importante semplificazione che permetterà alle imprese di programmare meglio i propri investimenti con maggiore chiarezza e sicurezza normativa”. Così Coldiretti ha accolto con soddisfazione la pubblicazione da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) del decreto che disciplina le regole operative necessarie per dare l’avvio delle procedure competitive per l’assegnazione degli incentivi previsti dal decreto FER2 introducendo nuovi regimi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, escludendo eolico e fotovoltaico. Questa misura, infatti, apre scenari promettenti per il futuro del biogas in Italia, favorendo la realizzazione di nuovi impianti con una potenza fino a 300 kW.


Questa iniziativa è fondamentale per sostenere la produzione di energia elettrica da biogas, spiega Coldiretti, una soluzione cruciale per promuovere la transizione agroecologica, specialmente nell’ambito delle attività zootecniche. Il decreto prevede inoltre un’importante opportunità per gli impianti biogas con potenza fino a 100 kW, già avviati secondo le precedenti regolamentazioni. Questi impianti potranno partecipare al primo bando di assegnazione degli incentivi, previsto per il 16 dicembre 2024 (rimarrà aperta fino al 14 febbraio 2025). Questa possibilità garantisce continuità agli investimenti già effettuati dalle aziende agricole e assicura che nessun operatore venga escluso dai benefici previsti.

Copa e Cogeca: bene Hansen per rafforzare posizione agricoltori

Copa e Cogeca: bene Hansen per rafforzare posizione agricoltoriRoma, 12 dic. (askanews) – Copa e Cogeca accolgono “con favore” la prima iniziativa politica del Commissario Hansen per rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. Dopo le diffuse proteste agricole all’inizio del 2024, la Commissione europea ha infatti presentato un documento di riflessione che delinea idee concrete per migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare.


Copa e Cogeca elogiano l’approccio proattivo del Commissario Hansen poiché, “in soli 10 giorni dall’insediamento, sono state pubblicate due proposte di regolamenti correttivi: una riguardante le pratiche commerciali sleali (UTP) e un’altra volta a migliorare il quadro dell’Organizzazione comune dei mercati (OCM). Queste proposte riflettono molte delle richieste espresse dalle comunità agricole e dai loro rappresentanti all’inizio di quest’anno”, spiegano in una nota. Sebbene la proposta sulle pratiche commerciali sleali sia un passo nella giusta direzione per correggere e migliorare la direttiva del 2019, “è fondamentale che vada oltre – aggiungono – Agricoltori e cooperative non possono più sopportare l’onere di vendere i loro prodotti al di sotto del costo di produzione. L’elenco delle pratiche commerciali sleali deve essere aggiornato per riflettere le realtà dei mercati odierni”.


“Dobbiamo anche affrontare il ‘fattore paura’ – prosegue il sindacato degli agricoltori e delle cooperative Ue – consentendo denunce anonime e garantire meccanismi di applicazione efficaci non solo a livello nazionale ma anche nelle transazioni transfrontaliere. Sanzioni robuste e dissuasive devono essere applicate in caso di violazioni delle norme per scoraggiare le infrazioni e ripristinare l’equità nella filiera”. Particolare attenzione, infine, deve essere prestata anche alle proposte per migliorare la regolamentazione dell’OCM, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle organizzazioni di produttori (OP). “Rafforzare le OP e salvaguardare la relazione specifica tra agricoltori e le loro cooperative sarà fondamentale per raggiungere questi obiettivi”.

Siglato rinnovo biennio economico 2025-26 per gli allevatori

Siglato rinnovo biennio economico 2025-26 per gli allevatoriRoma, 12 dic. (askanews) – È stato siglato oggi a Roma tra Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, Confederdia e AIA (Associazione Italiana Allevatori) il rinnovo del biennio economico 2025-2026 così come previsto dal CCNL per i dipendenti dalle Organizzazioni degli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici firmato il 14 Novembre 2023.


I sindacati esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto, che prevede per gli anni 2025-2026 un aumento del 5,8%, che si somma al 5,5% già ottenuto nel biennio 2023-2024. Tale rinnovo avviene in anticipo rispetto alla naturale scadenza contrattuale ed è frutto di una importante negoziazione e dello sforzo congiunto dei lavoratori e della delegazione trattante. Le organizzazioni sindacali continueranno il loro impegno affinché venga riconosciuto come usurante il lavoro dei dipendenti al settore allevatori. Per Fai, Flai, Uila e Confederdia, “il rinnovo complessivo pari all’11,3% nel quadriennio consolida il potere di acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori e contribuirà al rilancio di tutto il sistema allevatoriale italiano e del suo ruolo essenziale nel made in Italy agroalimentare”.

La Pietra (Masaf): mangimistica asset strategico agricoltura

La Pietra (Masaf): mangimistica asset strategico agricolturaRoma, 12 dic. (askanews) – “L’industria mangimistica riveste un’importanza strategica all’interno della filiera agro-zootecnica-alimentare e riguarda l’attività di quasi 900mila imprese. E’ un partner fondamentale per l’agro-zootecnica grazie alla sua funzione di cerniera tra la produzione agricola primaria e l’allevamento, visto che dalla prima acquista le materie prime necessarie a produrre i mangimi che vengono poi destinati agli allevatori”. Lo ha detto il sottosegretario Patrizio La Pietra intervenuto, presso la sala Cavour del Masaf, alla presentazione del Secondo Rapporto sulla FeedEconomy, redatto da Nomisma e commissionato da Assalzoo, Associazione Nazionale tra i produttori di Alimenti Zootecnici.


“Tra giro d’affari e consumi delle famiglie il settore vale 150 miliardi – ha proseguito il sottosegretario La Pietra – nel suo complesso e cioè circa il 38% dell’agroalimentare nazionale, quindi parliamo di una componente fondamentale per la nostra agricoltura dal punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda la capacità di contribuire a garantire la sicurezza alimentare e ad elevare il grado di sovranità alimentare del nostro Paese, oltre a rappresentare un tassello importante del made in Italy alimentare conosciuto e apprezzato in tutto il mondo”. Per queste ragioni – ha concluso – dobbiamo lavorare per ottimizzare il mercato e diminuire le importazioni di mangimistica da cui il nostro Paese oggi dipende. Le strade da seguire sono due: incentivare anche in questo segmento dell’agricoltura l’operatività della filiera con l’istituzione di un Tavolo di lavoro e credere fortemente nelle Tea, le biotecnologie utili per rendere le produzioni più resistenti ai parassiti e alla siccità e sulle quali il governo Meloni ha scelto con convinzione di puntare per garantire il futuro della nostra agricoltura”.

Mutti: dazi su import temporaneo pomodoro Cina, inchiesta Bbc danno a Paese

Mutti: dazi su import temporaneo pomodoro Cina, inchiesta Bbc danno a PaeseMilano, 12 dic. (askanews) – “Senz’altro c’è un danno di immagine del Paese Italia ma spero che non torni lo spetto della passata fatta con pomodoro cinese perchè il 98% del settore è lontano da questo. Dovremmo portare il 100% dell’industria del Paese lontano da questo mettendo dei dazi che impediscano queste importazioni temporanee. Queste cose che hanno poco senso nell’economia italiana nel 2024”. A dirlo Francesco Mutti, ceo dell’omonimo gruppo dei derivati del pomodoro e vicepresidente di Anicav, dopo la recente inchiesta della Bbc. In un articolo di qualche settimana l’emittente britannica fa affermava che “le passate di pomodoro italiane vendute da diversi supermercati del Regno Unito contengono pomodori coltivati e raccolti in Cina ricorrendo al lavoro forzato”. Il riferimento era al concentrato di pomodori coltivati nella regione dello Xinjiang, dove è detenuta la minoranza musulmana degli Uiguri costretta ai lavori forzati. L’azienda italiana finita nel mirino della Bbc è la Petti che produce alcuni prodotti a marchio del distributore per alcune catene Uk.


A tal proposito Mutti è stato netto: “L’Italia è un Paese di eccellenza che deve vivere di eccellenza, non è senz’altro il pomodoro cinese che garantisce quella eccellenza. Io parlerei di trasparenza nei confronti del consumatore: vorrei sul fronte dell’etichetta l’origine rigorosamente della materia prima, su questo sposo le linee di Coldiretti e Confagricoltura, vorrei una legge come quella italiana che impedisca di produrre passate dal concentrato di pomodoro e vorrei un dazio corretto sulle importazioni provenienti dalla Cina che non preveda una temporaneità che rischia di essere un modo per bypssare la legge”. “Se oggi uno importa ma poi dichiara che esporta ha dei margini – ha aggiunto – io invece dico: importi e paghi un dazio e che sia un dazio che permette di compensare quel dumping sociale ed economico che esiste tra noi e la Cina e lì c’è un abisso”. In passato, il pomodoro importato in Italia dalla Cina veniva utilizzato come materia prima in regime di temporanea importazione. Le aziende lo trasformavano ed esportavano il derivato al di fuori dell’Unione europea, per esempio nei Paesi africani. In questo caso l’industria di trasformazione era esentata dal pagamento dei dazi doganali. “Il governo – ha detto Mutti – fece questi dazi temporanei così che se importavi per esportare in Africa non pagavi nulla: questo 20 anni fa aveva un senso oggi no”.

Giansanti: sul Mercosur un no chiaro e netto

Giansanti: sul Mercosur un no chiaro e nettoRoma, 12 dic. (askanews) – “Sul Mercosur noi siamo per un no chiaro e netto, soprattutto in un quadro europeo. Probabilmente a livello italiano potremmo avere alcuni vantaggi in questo accordo, se pensiamo alle produzioni di vino, di olio d’oliva e di formaggi, ma dall’altra parte dobbiamo considerare l’ingresso sul territorio europeo di prodotti la cui competitività è nettamente superiore rispetto a quella europea”. Lo ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, a margine dell’assemblea invernale della Confederazione agricola in corso a Roma.


“Questo – ha aggiunto – porterà sicuramente un beneficio ai consumatori che avranno una diminuzione del costo di alcuni prodotti. Però nessuno garantisce sugli standard di sicurezza alimentare. E poi l”agricoltura europea sarà costretta ad abbassare probabilmente i prezzi di vendita per poter competere”.

Mutti: no a nuova spirale inflativa ma vero rischio si chiama energia

Mutti: no a nuova spirale inflativa ma vero rischio si chiama energiaMilano, 12 dic. (askanews) – “Non possiamo pensare di ricadere in una spirale inflazionistica che danneggia a partire dal consumatore, l’industria, la distribuzione e tutte le filiere. Non vogliamo una nuova spirale inflativa che ha danneggiato tutti, dobbiamo tenerla sotto controllo ma dobbiamo capire che non è una dinamica industriale o di consumi deboli che sta alimentando questo rischio ma è una voce che si chiama energia”. A dirlo il presidente di Centromarca, Francesco Mutti, in occasione di un incontro con la stampa a Milano. “Dobbiamo comprendere da dove arrivano i nostri problemi e affrontarli in modo sistemico e sistematico abbandonando ideologie vetuste” ha aggiunto sottolineando che “Anche quando si fa una grande qualità occorre fare una grande attenzione ai costi: la qualità non è disgiunta dai costi, per questo l’efficienza deve essere ricercata dal punto di vista energetico”.


Le aziende di marca, ha spiegato poi Mutti, rispondendo ai giornalisti, stanno alzando “un muro molto forte per non scaricare a valle i costi che appaiono più temporanei. Quando c’è una ipotesi di consolidamento non si può fare altrimenti”. “Senz’altro – ha poi ricordato citando due materie prime che hanno toccato negli ultimi mesi nuovi massimi – la filiera del cacao e del caffè sono estremamente rilevanti ma sarei molto più preoccupato dell’aspetto energetico perchè senza sminuire il resto, ma se l’energia aumenta in modo importante ce lo ritroviamo sul 99% del carrello della spesa”.

Il 19 dicembre l’assemblea nazionale di Coldiretti a Roma

Il 19 dicembre l’assemblea nazionale di Coldiretti a RomaRoma, 12 dic. (askanews) – Si terrà il 19 dicembre, al Centro Congressi Palazzo Rospigliosi a Roma, l’assemblea nazionale di Coldiretti “Eccezionalismo agricolo e disordine Virtuoso”.


Un momento cruciale di riflessione e confronto sul futuro dell’agricoltura italiana e sulle sfide del settore agroalimentare, spiega la Confedereazione. L’assemblea offrirà una piattaforma per approfondire alcuni temi chiave tra cui la sovranità alimentare, l’Europa e le ripercussioni dovute alla situazione geopolitica in un contesto in continua evoluzione. Oltre alla presenza del segretario generale e del presidente di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo e Ettore Prandini l’evento vedrà la partecipazione di importanti figure istituzionali come i ministri della difesa Guido Crosetto e quello dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida. Tra gli interventi, si susseguiranno quelli di Dario Fabbri, direttore di Domino, Domenico Quirico, reporter e Caposervizio Esteri de La Stampa e Monica Maggioni, direttrice editoriale per l’offerta formativa della RAI, di Roberto Weber, presidente Centro Studi Divulga ed IXÈ e di Felice Adinolfi, Professore di Economia Agraria presso l’Università di Bologna e Direttore del Centro Studi Divulga.

A feste Bio a Milano si parla di sfida climatica e sostenibilità

A feste Bio a Milano si parla di sfida climatica e sostenibilitàRoma, 12 dic. (askanews) – Non possiamo controllare il clima, ma possiamo mitigarne gli impatti scegliendo il modo con cui ci prendiamo cura della terra. Questo in sintesi il messaggio che condivideranno gli agricoltori biologici e biodinamici alla settima edizione della Festa del BIO di Milano, sabato 14 dicembre alle 15.30, nel corso del talk “La parola ai testimoni: come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio”.


Sei storie di resilienza e amore per la terra, raccontate dai custodi della sostenibilità che hanno scelto un’agricoltura senza chimica di sintesi per affrontare le sfide quotidiane di un ecosistema in rapido cambiamento, condizionato da impatti climatici sempre più estremi. Le storie di biodiversità passano dall’esperienza di Giuseppe Goio, dell’omonima azienda agricola nel Biodistretto del Riso Piemontese, impegnata nella valorizzazione di antiche varietà di riso, con tecniche naturali come la “pacciamatura verde”. Giuseppe decide di passare al biologico riscoprendo così il rapporto profondo e appagante con la terra e il piacere di essere agricoltore. Le tecniche naturali che utilizza lo aiutano a contrastare gli impatti climatici preservando la fertilità del suolo e l’ambiente. Coltivare il riso con il metodo bio è anche la sfida dell’azienda agricola Rovasenda Biandrate Maria, un’altra realtà del Biodistretto del Riso Piemontese, nata negli anni ’70 nelle colline biellesi. Stefano Tiraboschi, l’agronomo che nel 2016 ha deciso di eliminare le sostanze chimiche di sintesi, racconterà quanto è importante rispettare i tempi della natura e valorizzare la diversificazione colturale. Rotazione e uso della pacciamatura verde consentono di mantenere intatti gli ecosistemi locali, rendendo l’agricoltura un alleato fondamentale nella mitigazione degli effetti del riscaldamento globale.


Jurij Bonomo, fondatore di Cortobio Società Agricola Cooperativa, condividerà l’approccio basato su sostenibilità e innovazione della cooperativa agricola, etica e solidale. Cortobio opera come un gruppo di acquisto che propone cassette di frutta e verdura bio, di stagione e a filiera corta, riducendo gli sprechi e valorizzando anche le imperfezioni per garantire qualità e sostenibilità. La storia di Bonomo dimostra come un modello agricolo rispettoso della natura possa rappresentare un motore di sviluppo sostenibile.

Benessere animale, in Toscana finanziabili 29 domande per 3 mln

Benessere animale, in Toscana finanziabili 29 domande per 3 mlnRoma, 12 dic. (askanews) – Benessere animale, in Regione Toscana è stato approvato l’elenco delle domande ricevibili al sostegno per il bando “Investimenti produttivi agricoli per ambiente, clima e benessere animale”. Delle 165 pervenute, sono 29 quelle finanziabili di cui una parzialmente finanziabile per un totale complessivo di 3 milioni di euro, dotazione che la Regione, vista la alta partecipazione, su proposta della vicepresidente e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi, ha intenzione di raddoppiare.


La misura concede contributi in conto capitale agli allevatori che vogliano innalzare, tramite opportuni investimenti, il livello del benessere animale oltre gli standard in uso e oltre le norme esistenti. Il bando, che rientra nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione per l’autonomia dei giovani, è inserito all’interno del Complemento di sviluppo rurale (Csr) 23-27, lo strumento che ha sostituito il Piano di sviluppo rurale.


“Raddoppieremo le risorse a disposizione di questo bando – ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani – La filiera zootecnica toscana da tempo ha innescato un processo virtuoso, già testato e verificato con i precedenti bandi “a premio” per il benessere animale che hanno riscosso molto successo e che hanno spinto la giunta toscana a mettere a punto nuove misure “di accompagnamento” a favore dei suoi allevatori, volte stavolta a innalzare il livello strutturale delle performances delle aziende”. “E’ un bando molto partecipato – ha detto la vicepresidente e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi – che dunque abbiamo deciso di dotarlo di ulteriori fondi portandoli dagli attuali 3 a 7 milioni di euro, così da poter scorrere la graduatoria e soddisfare almeno altrettante domande oltre a quelle finanziabili adesso. Questo bando porterà la Toscana a posizionarsi tra le prime regioni italiane a offrire standard molto alti di benessere animale, aspetto sul quale la nostra Regione, durante la presente legislatura, ha deciso di investire molto, perché la propensione degli allevatori ad adottare sistemi di allevamento sempre più rispettosi degli animali si traduce in effetti positivi, oltre che sulla salute delle diverse specie allevate, anche sull’ambiente e sulla sicurezza dei consumatori e, non da ultimo, sulla qualità delle produzioni zootecniche”.


Grazie al contributo, gli allevatori toscani potranno sostenere investimenti aziendali mirati a favorire l’evoluzione degli allevamenti verso un modello più sostenibile ed etico, anche attraverso l’introduzione di sistemi di gestione innovativi e di precisione, che incrementino il benessere degli animali e la biosicurezza. Sono previsti investimenti per adeguare la fornitura di acqua e mangimi secondo le esigenze naturali dell’allevamento, per la cura degli animali ed il miglioramento delle condizioni abitative (per esempio aumentando le disponibilità di spazio, le superfici dei pavimenti, i materiali di arricchimento, la luce naturale), e per offrire accesso all’esterno agli animali. Il sostegno pubblico, concesso nella forma di contributo in conto capitale, potrà essere dell’80% come contribuzione di base o se il beneficiario è un giovane agricoltore e dell’85% se il beneficiario è una “piccola azienda agricola”.