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Comm. Ue: dalla Bei 3 miliardi finanziamenti per l’agricoltura

Comm. Ue: dalla Bei 3 miliardi finanziamenti per l’agricolturaRoma, 10 dic. (askanews) – Un pacchetto di 3 miliardi di euro di finanziamenti del Gruppo BEI per agricoltura, silvicoltura e pesca in tutta Europa, insieme a misure per rafforzare l’assicurazione agricola. Il pacchetto di finanziamenti è stato annunciato oggi dalla presidente della Commissione Ue Ursula von Der Leyen e dalla presidente del Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI) Nadia Calviño.


Si tratta della più grande iniziativa di finanziamento sostenuta dalla BEI per l’agricoltura europea e sarà rivolta alle piccole e medie imprese (PMI) e alle mid-cap. Il finanziamento sarà distribuito nei prossimi tre anni, con i primi prestiti che dovrebbero essere firmati nella prima metà del 2025. Una quota dei prestiti sarà destinata ai giovani o ai nuovi agricoltori perché in genere hanno più difficoltà a ottenere finanziamenti bancari tradizionali. Il sostegno sarà inoltre mirato alle agricoltrici per superare uno squilibrio di genere in agricoltura, nonché agli investimenti verdi per aiutare gli agricoltori a rendere la transizione verde un successo, a sostegno degli obiettivi di sostenibilità dell’Unione europea. “Accolgo con favore il forte impegno della BEI a favore della comunità agricola dell’UE, in particolare per i giovani agricoltori e le donne agricoltrici – ha detto il Commissario per l’agricoltura e l’alimentazione, Christophe Hansen – Colmare il divario di finanziamento nel settore è fondamentale e, con il supporto del Gruppo BEI, stiamo dando all’agricoltura gli strumenti per prosperare e crescere. Collaboreremo a stretto contatto con la BEI per garantire che questa opportunità di finanziamento venga sfruttata sul campo e produca risultati. Insieme, stiamo garantendo un futuro sostenibile per il settore”.


Il Gruppo BEI sta inoltre collaborando con la Commissione europea per migliorare l’assicurazione agricola contro i più frequenti incidenti meteorologici estremi, tra cui inondazioni e siccità.

Da Comm. Ue nuove misure per sostenere e rafforzare agricoltori

Da Comm. Ue nuove misure per sostenere e rafforzare agricoltoriRoma, 10 dic. (askanews) – Migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare e sostenere il loro reddito, e migliorare l’applicazione transfrontaliera delle norme contro le pratiche commerciali sleali. E’ l’obiettivo delle nuove misure proposte oggi dalla Commissione Europea, che ha presentato modifiche mirate all’attuale quadro giuridico stabilito nel regolamento che istituisce un’organizzazione comune di mercato per i prodotti agricoli (OCM) e un nuovo regolamento sull’applicazione transfrontaliera delle norme contro le pratiche commerciali sleali. “Entrambe le proposte riflettono direttamente diverse raccomandazioni del dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE e rispondono ad alcune delle sfide più urgenti che il settore agricolo deve affrontare”, si legge in una nota.


“L’equità per gli agricoltori è una priorità fondamentale. Reddito dignitoso, prezzi equi, posizione contrattuale più forte nella filiera alimentare e migliori protezioni. Ecco perché, come una delle prime misure di questo mandato, sono orgogliosa di annunciare proposte che rafforzeranno la loro posizione competitiva”, ha detto in conferenza stampa la presidente Ursula von der Leyen. “Questi emendamenti mirati andranno a vantaggio degli agricoltori rafforzando i contratti, stimolando e semplificando la cooperazione tra agricoltori – ha aggiunto Christophe Hansen, Commissario per l’agricoltura e l’alimentazione – promuovendo iniziative cooperative volontarie a favore della sostenibilità e garantendo che gli agricoltori traggano realmente vantaggio dalle iniziative che commercializzano filiere di fornitura eque e corte per i consumatori. Inoltre, migliorare gli scambi tra le autorità nazionali di controllo sarà fondamentale per affrontare in modo efficace le pratiche commerciali sleali e garantire un trattamento equo per gli agricoltori e gli attori agroalimentari più piccoli in tutta l’UE”.


Tra le misure, il miglioramento delle norme per i contratti tra agricoltori e acquirenti, rendendo i contratti scritti un obbligo generale e migliorando il modo in cui i contratti a lungo termine tengono conto degli sviluppi del mercato e delle fluttuazioni dei costi e delle condizioni economiche. Uno dei punti qualificati è che viene resa obbligatoria l’istituzione di meccanismi di mediazione tra agricoltori e acquirenti e che saranno rafforzate le organizzazioni di produttori e le loro associazioni migliorandone il potere contrattuale, consentendo agli Stati membri di concedere loro un maggiore sostegno finanziario nell’ambito degli interventi settoriali della PAC e semplificando le norme sul loro riconoscimento legale. Inoltre, si consente all’Unione europea di sostenere finanziariamente le organizzazioni di produttori che intraprenderebbero iniziative private per gestire le crisi.

Comm. Ue: esenzione aiuti Stato agricoltura da 25 a 50mila euro

Comm. Ue: esenzione aiuti Stato agricoltura da 25 a 50mila euroRoma, 10 dic. (askanews) – La Commissione Europea ha adottato oggi una modifica al regolamento “de minimis” per il settore agricolo. Il regolamento esenta piccoli importi di sostegno nel settore agricolo dal controllo sugli aiuti di Stato, “poiché si ritiene che non abbiano alcun impatto sulla concorrenza e sugli scambi all’interno del mercato unico”, si spiega in una nota. La modifica adottata aumenta il tetto massimo del “de minimis” per azienda in tre anni da 25.000 euro a 50.000 euro. Il regolamento rivisto entrerà in vigore tre giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e si applicherà fino al 31 dicembre 2032.


“Con l’emendamento approvato oggi – si legge in una nota della Commissione – gli Stati membri possono in misura maggiore supportare gli agricoltori in modo semplice, rapido, diretto ed efficiente, poiché tale sostegno de minimis non deve essere notificato né approvato dalla Commissione”. Ai sensi dell’attuale regolamento de minimis agricolo, gli Stati membri possono concedere un sostegno al settore agricolo fino a 20.000 euro per beneficiario (25.000 euro se lo Stato membro ha un registro centrale per registrare gli aiuti de minimis) per un periodo di tre anni fiscali senza previa notifica per l’approvazione della Commissione. Oltre a questi massimali per beneficiario, ogni Stato membro dell’UE ha un importo nazionale massimo per tale sostegno (un cosiddetto “massimale nazionale”), per evitare qualsiasi potenziale distorsione della concorrenza.


L’emendamento adottato oggi modifica l’aumento del massimale de minimis per azienda in tre anni, da 25.000 a 50.000 euro, per riflettere diversi fattori tra cui l’esperienza acquisita, nonché gli sviluppi del mercato e l’eccezionale inflazione specifica del settore negli ultimi anni, nonché l’inflazione prevista fino alla data di scadenza del regolamento. Inoltre, prevede l’adeguamento dei “limiti nazionali”, calcolati in base al valore della produzione agricola dello Stato membro. I limiti nazionali vengono aggiornati dall’1,5% al 2% della produzione agricola nazionale e il periodo di riferimento viene esteso dal 2012-2017 al 2012-2023. Ciò consente di tenere conto dell’aumento del valore della produzione agricola in particolare negli ultimi anni, aumentando così il limite nazionale per tutti gli Stati membri.


Inoltre, prevede l’eliminazione del “limite settoriale” che impediva agli Stati membri di concedere aiuti de minimis superiori al 50% del limite nazionale allo stesso settore di prodotti. Prevista anche l’introduzione di un registro centrale obbligatorio degli aiuti de minimis a livello nazionale o europeo. Ciò aumenterà la trasparenza e ridurrà l’onere amministrativo per gli agricoltori, per lo più microimprese, che attualmente utilizzano un sistema di autodichiarazione. Inoltre, non dovranno più autocontrollare la conformità (attualmente, questi registri centrali sono volontari per gli Stati membri). Infine, prevede ‘estensione della validità del regolamento agricolo de minimis rivisto fino al 31 dicembre 2032. Parallelamente all’emendamento di oggi, la Commissione ha adottato ulteriori misure per rafforzare la posizione degli agricoltori nell’UE. La Commissione ha proposto emendamenti mirati all’attuale quadro giuridico stabilito nel regolamento che istituisce un’organizzazione comune di mercato per i prodotti agricoli (OCM) e un nuovo regolamento sull’applicazione transfrontaliera delle norme contro le pratiche commerciali sleali.

Da Crea la tecnologia per sostenere agricoltura di precisione

Da Crea la tecnologia per sostenere agricoltura di precisioneRoma, 10 dic. (askanews) – I dispositivi digitali sono l’indispensabile supporto di un’agricoltura che intenda essere al contempo sostenibile, produttiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Proprio in questa ottica, la ricerca del CREA, ha sviluppato prodotti e servizi avanzati, dedicati al mondo governativo e della ricerca.


Si tratta di un’attività svolta dai sottoprogetti AgroModelli ed AgriInfo, nell’ambito di Agridigit – il più importante programma di ricerca pubblica sull’agricoltura di precisione finora mai finanziato dal Masaf – con l’obiettivo di creare infrastrutture digitali per ricerche e applicazioni operative, anche attraverso casi studio, i cui i risultati sono stati presentati oggi presso la sede centrale del Crea. Il team di ricercatori Crea ha sviluppato risorse, analizzato dati e predisposto modelli, utilizzando applicazioni di AI e infrastrutture informatiche al fine di sostenere l’agricoltore nelle grandi sfide e nella gestione del rischio che deve affrontare quotidianamente.


In particolare, sul fronte meteorologico è stato messo a punto un servizio “verifica qualità” dei dati italiani, sia relativi al meteo sia ai suoli italiani ed è stata realizzata una libreria virtuale per la gestione delle variabili meteorologiche. Molto significativo anche lo sforzo fatto sul fronte dei modelli: ne sono stati progettati per la crescita colturale, per il bilancio idrico del suolo e per prevenire l’insorgenza di patogeni.


Infine, ma non ultime, sono state predisposte tre piattaforme digitali: la prima, condivisa e co-sviluppata con 10 regioni e basata su modelli per allerta fitopatologica; la seconda per l’implementazione della tracciabilità di prodotti con modelli Blockchain e la terza – definita “Agricoltore Digitale” – per la raccolta e la fruizione di dati e servizi da terze parti. “L’impiego di modelli durante il ciclo delle colture si traduce nell’implementazione dei sistemi di supporto alle decisioni e nelle applicazioni di agricoltura di precisione – spiega il coordinatore Marcello Donatelli – mentre, nell’analisi di medio periodo, è finalizzato alla simulazione di scenari utili alla pianificazione e all’analisi di rischio. Il progetto ha esaminato casi applicativi per ognuna di queste tipologie di modelli, tutte però con il comune obiettivo di ridurre l’uso di mezzi di produzione, limitando la pressione dell’agricoltura sull’ambiente”.

Xylella, Pentassuglia: servono fondi e solidarietà Regioni

Xylella, Pentassuglia: servono fondi e solidarietà RegioniRoma, 10 dic. (askanews) – Risorse per pagare i danni subiti dagli agricoltori dal 2020 in poi, semplificazione del quadro di azione con bandi più semplici e veloci, una grande solidarietà tra le regioni e un piano decennale che serva a mettere in campo le buone pratiche per recuperare del territorio pugliese. E’ quanto ha chiesto Donato Pentassuglia, assessore all’Agricoltura, Risorse Idriche, Tutela delle Acque e Autorità idraulica della Regione Puglia in audizione davanti alla Commissione agricoltura della Camera per fare il punto sulla questione Xylella Fastidiosa. “Chiedo grande collaborazione e interazione istituzionale per fare ritornare produttivo questo territorio: il danno è stato enorme”.


“Le risorse – ha spiegato – servono per pagare i danni e per rimettere in pista una economia sana: essere lasciati soli non è bello”. Pentassuglia ha ricordato che ad oggi “non ci sono evidenze scientifica su una soluzione del problema” della Xylella Fastidiosa, “che impatta a 360 gradi sul territorio, dalla pianta alle comunità. La fitopatia – ha detto – continua a camminare, seppure più lentamente: abbiamo scoperto un focolaio a Triggiano, a ridosso del comune di Bari, di una specie diversa, la Xylella Fastidiosa Fastidiosa che ha toccato anche il mandorlo, e poi a Sant’Eramo ne abbiamo scoperta un’altra, la Xylella Multiplex”. Per quanto riguarda la mutazione della Xylella Fastidiosa, è “oggetto di valutazione da parte della comunità scientifica: l’abbiamo scoperta qualche mese fa. Sul primo insetto vettore sappiamo tutto, ora stiamo facendo un lavoro puntuale rispetto al tema che a distanza di 25 km c’è una specie diversa”.


Ricordando di avere chiesto più volte “di rivedere la strategia messa a disposizione del Masaf e il decreto Centinaio perché serve una trasversalità di approccio”, Pentassuglia ha sottolineato che anche la filiera dei controlli “ha bisogno di maggiore consistenza”. Fondamentale, nell’ottica di tuttela sia dell’economia regionale sia del paesaggio, il recupero dei territori: un percorso “che va foraggiato con risorse vere, risorse attuali: noi abbiamo implementato 2 volte i famosi 40 milioni del decreto Centinaio – ha ricordato – siamo arrivati prima a 60 milioni e poi a 80 milioni. Di questi, 59 li abbiamo già messi a disposizione e stiamo lavorando le pratiche non appena arrivano. Il resto è tutto in lavoraione sapendo che c’è un ritardo quando le aziende devono fare le varianti, per questo – ha sottolineato – il tema delle risorse è importante ma si deve semplificare il quadro di azione e quindi servono bandi più semplici e veloci”. Pentassuglia ha anche ricordato che oggi esistono 4 varietà di piante più resistenti “che hanno sorpassato quanto contenuto nel decreto Centinaio e con cui si possono diversificare le colture. Proviamo – ha detto – a cambiare la storia di questo disastro che sfigura mezza regione”. Sulla questione delle risorse, il punto è che con il decreto Centinaio sono stati rifusi i danni fino al 2019, ma non c’è copertura finanziaria per rifondere i danni per gli anni successivi: “ci sono stati emendamenti e mozioni ma la partita con il governo è ancora aperta e in una discussione molto serrata”.


Attualmente, il danno stimato solo per le 3 province maggiormente colpite, esclusa la zona di Bari, ammmonta a circa 1,5 miliardi “solo per fare i reimpianti, che sono fondamentali perché dove la fitopatia non si eradica corre molto più velocemente”. L’assessore pugliese ha anche detto di avvere avuto una serie di incontri con il sottosegretario al Masaf La Pietra sul programma che ha elaborato la Regione “per una idea di ricostruione che mi auguro – ha aggiunto – venga attenzionato dal governo italiano e supportato”. Poi, un appello alle Regioni: “come Puglia abbiamo fatto tanta solidarietà – ha sottolineato – e qui serve una grande solidarietà tra le regioni e un piano pluriennale, decennale che serva a mettere in campo le buone pratiche per recuperare l’attività di un territorio”. Sotto la lente di ingrandimento anche la questione del fotovoltaico: “con il decreto del Governo sul fotovoltaico e con le nostre decisioni noi andiamo avanti cercando di sbarrare la strada a chi cerca terreno per fare il business del fotovoltaico. Noi – ha detto Pentassuglia – abbiamo bisogno di terreno agricolo e su questo non si farà un passo indietro. Puntiamo a produrre Igp e Dop che facciano grande l’economia del nostro paese”.


Pentassuglia ha anche fatto riferimento al sistema vivaistico pugliese che “oggi con il Crea, il Cnr e l’università ha piante resistenti. Noi certifichiamo la produzione anche per tranquillizzare le regioni che prendono le barbatelle: lavorare con i vivai pugliesi significa avere la certezza che le piante sono tracciate e certificate e non c’è alcun problema”. “Semplifichiamo i bandi per fare arrivare prima le risorse – ha concluso Pentassuglia – il 14 gennaio scadono i termini massimi per le prime aziende a cui è stata concessa la misura e se entro 10 giorni non mi avranno dato riscontro di quanto fatto io farò scorrere la graduatoria al secondo, perché le pratiche rimaste sono solo 34. Ciascuno deve fare la propria parte e con il nuovo anno farò partire anche i controlli perché chi ha avuto i soldi per fare i reimpianti deve fare i reimpianti”.

Dalla partnership tra Tonitto 1939 e Sperlari nasce il gelato Galatine

Dalla partnership tra Tonitto 1939 e Sperlari nasce il gelato GalatineRoma, 10 dic. (askanews) – Dalla partnership tra Tonitto 1939, azienda ligure leader in Italia per il sorbetto, i gelati senza zuccheri aggiunti e i gelati speciali Vegan e High Protein, e Sperlari, azienda cremonese leader nel settore dolciario, arriva il gelato Galatine. La storica ricetta diventa gelato e sarà presentata in anteprima alla fiera Marca di Bologna per poi essere disponibile a scaffale da primavera 2025.


Il settore frozen si conferma un segmento in costante crescita, tanto che nell’ultimo anno ha fatto registrare un giro d’affari di 1,5 miliardi di euro, +8,6% rispetto all’anno precedente. Il Gelato Galatine sarà in vendita al gusto Fiordilatte con gocce di cioccolato bianco, Stracciatella con scaglie di cioccolato fondente, e Fragola con fragoline, realizzato con un packaging in cartoncino riciclabile. Sarà disponibile dalla prossima primavera all’interno dei più importanti player della Gdo. Il marchio Galatine, secondo la Ricerca consumer Gfk del 2024, ha come target principale i genitori con figli che la scelgono perché la ritengono una caramella golosa, ma più sana. Allo stesso tempo, come Secondary Target ci sono i giovani adulti che la consumano se l’hanno gustata da bambini oppure la approcciano come momento di “dolce ritorno al passato”.


Tonitto 1939 dal 2020 a oggi ha fatto segnare una crescita del fatturato del 100% anche grazie all’aumento della capillarizzazione sul territorio italiano e all’approdo in numerose e redditizie geografie estere.

Coldiretti-Unaprol: sistema tracciabilità Ue contro frodi olio

Coldiretti-Unaprol: sistema tracciabilità Ue contro frodi olioRoma, 10 dic. (askanews) – Una svolta decisiva contro frodi e contraffazioni nell’olivicoltura con l’istituzione di un sistema telematico di registrazione e tracciabilità unico a livello europeo per proteggere l’olio extravergine d’oliva e garantire trasparenza lungo tutta la filiera produttiva. E’ questa la richiesta avanzata dal vicepresidente di Coldiretti e presidente di Unaprol, David Granieri, in una lettera inviata al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida. L’obiettivo è chiaro: proteggere la qualità di un prodotto simbolo dell’agroalimentare italiano ed europeo e tutelare sia i consumatori che i produttori onesti.


“Le truffe, le sofisticazioni e le adulterazioni stanno erodendo il valore e l’autenticità di uno dei pilastri della tradizione agroalimentare italiana ed europea – si legge nella lettera – È inaccettabile che queste pratiche fraudolente possano continuare a minacciare un patrimonio costruito sulla qualità, sulla trasparenza e sulla fiducia”. La situazione attuale vede il mercato dell’olio extravergine sotto assedio, con frodi sempre più sofisticate e la vendita di olio a prezzi insostenibili per i produttori onesti. Questo fenomeno, come sottolineano Coldiretti e Unaprol, “infligge danni irreparabili sia ai consumatori, che vengono ingannati e lesi nei loro diritti, sia ai produttori onesti, il cui impegno e dedizione vengono sistematicamente sviliti da pratiche disoneste”.


Per arginare queste problematiche, Coldiretti e Unaprol propongono l’istituzione di un Registro Telematico Unico a livello europeo per garantire la tracciabilità degli oli d’oliva vergini, basandosi sul modello italiano del Registro Telematico del SIAN. Questo sistema, già applicato con successo in Italia, permetterebbe di garantire ogni fase della produzione tracciabile digitalmente in modo uniforme in tutta l’UE, la garanzia di acquisti consapevoli e di prodotti dall’origine certa, un sistema di tracciabilità efficace per scoraggiare le pratiche illecite e faciliterebbe i controlli. Inoltre, la reputazione dell’olio extravergine europeo sarebbe così rafforzata e tutelata a livello internazionale. Come ribadito nella lettera, “è necessario garantire il rispetto del principio di reciprocità per tutelare i produttori italiani ed europei da una concorrenza sleale messa in atto con prodotti di dubbia provenienza”. Ma è essenziale anche rivedere il meccanismo degli accordi di contingenti tariffari, “che prevedono l’importazione di olio senza dazi doganali. Tali accordi dovrebbero essere gestiti, come in passato, al termine della campagna di raccolta in modo da garantire condizioni di parità competitive per i produttori europei, anche per evitare che siano sfruttati per pratiche commerciali sleali, come l’importazione di prodotti a prezzi eccessivamente bassi, in contrasto con i rigorosi standard europei in materia di sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale previsti nell’Unione Europea”.


Coldiretti e Unaprol confidano quindi nella sensibilità e nella determinazione del ministero per proteggere un simbolo del patrimonio agroalimentare e culturale dei Paesi mediterranei e invitano ad un’azione tempestiva per l’applicazione del Regolamento UE 299/2013.

Italia best practice su contrasto consumo illecito sigarette

Italia best practice su contrasto consumo illecito sigaretteRoma, 10 dic. (askanews) – Anche nel 2023 l’Italia è best practice in Europa per quanto riguarda il consumo illecito di sigarette: nel 2023 la percentuale di consumo illecito si attesta all’1,8%, in ulteriore contrazione (-0,5%) rispetto all’anno precedente. Ma la perdita erariale ammonta comunque a circa 219 milioni di euro e sottolinea l’esigenza di assicurare un presidio costante del fenomeno. Nel resto d’Europa, invece, il fenomeno è in aumento.


E’ quanto emerso dal convegno “Un brutto vizio: il commercio illecito nel settore dei tabacchi” svoltosi oggi a Roma presso la sede nazionale di Coldiretti, a Palazzo Rospigliosi. L’evento è stato promosso nell’ambito del Tavolo M.A.C.I.S.T.E. (Monitoraggio Agromafie Contrasto Illecito Settori Tabacchi ed E-cig) dalla Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema alimentare, in collaborazione con Philip Morris Italia. L’incontro ha rappresentato un’occasione per gli esperti nazionali del settore di analizzare e discutere le ultime evidenze relative al fenomeno, insieme alle misure di contrasto adottate dagli attori coinvolti.


Al centro del dibattito gli ultimi dati del Rapporto KPMG sul consumo illecito di sigarette in Europa, commissionato da Philip Morris Product SA, che hanno evidenziato come in un quadro europeo di sostanziale peggioramento del fenomeno illecito, con 35,2 miliardi di sigarette illecite consumate (8,3% del consumo totale) e 11,6 miliardi di euro di mancante entrate fiscali, l’Italia si confermi anche nel 2023 una best practice nel contrasto al fenomeno. La percentuale di consumo illecito è infatti ulteriormente diminuita, arrivando all’1,8% del totale (-0,5% vs 2022), per quanto la perdita stimata di entrate fiscali ammonti alla cifra considerevole di circa 219 milioni di euro. Impressionante il confronto con alcuni Paesi come la Francia, dove il consumo illecito di sigarette nel 2023 si è attestato alla percentuale record del 33%, caratterizzati da approcci regolatori e fiscali particolarmente restrittivi.


E visto che combattere il commercio illecito di tabacco significa tutelare consumatori e lavoratori di una filiera agricola tutta italiana, la filiera integrata riconducibile all’accordo di filiera Coldiretti-Philip Morris Italia rappresenta oggi la punta più avanzata del settore tabacchicolo italiano. “La filiera integrata del tabacco Coldiretti-Philip Morris rappresenta circa il 50% del tabacco italiano e si caratterizza per un contesto fortemente orientato all’innovazione, alla sostenibilità e alla digitalizzazione – ha dichiarato Gennarino Masiello, presidente Organizzazione Nazionale Tabacco Italia – Per queste ragioni iniziative come quella di M.A.C.I.S.T.E. vanno sostenute con forza non solo a livello nazionale. Buone pratiche di questo tipo vanno esportate anche a livello europeo, al fine di avere un contesto omogeneo comunitario per il settore fatto di regole, controlli e sanzioni”.

Fao: in 2023 -12% nel commercio globale di prodotti in legno/carta

Fao: in 2023 -12% nel commercio globale di prodotti in legno/cartaRoma, 10 dic. (askanews) – Il commercio globale di prodotti in legno e carta è sceso drasticamente rispetto ai livelli record del 2021 e del 2022, con il commercio di carta che continua a diminuire sotto la pressione dei media digitali. E’ quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).


Secondo il rapporto Dati e cifre sui prodotti forestali globali 2023 il commercio mondiale di prodotti in legno e carta ha registrato un calo del 12%: le esportazioni sono diminuite di 64 miliardi di dollari a quota 482 miliardi di dollari nel 2023. Un livello ancora al di sopra del valore commerciale internazionale più alto mai visto prima del 2021. Ma, significativamente, il fatto che il valore commerciale sia diminuito più rapidamente delle quantità scambiate per la maggior parte dei prodotti indica un calo dei prezzi dei prodotti forestali nel 2023 in un contesto di rallentamento generale della crescita economica. La produzione globale di carta e cartone si è contratta del 3%, a causa della continua sostituzione dei supporti stampati con prodotti digitali.


“Quello che abbiamo visto accadere è una combinazione di fattori, con produzione e commercio in calo a causa dell’interruzione della catena di approvvigionamento globale, del rallentamento della domanda dei consumatori e delle restrizioni commerciali, insieme a un calo a lungo termine, ad esempio nella produzione e nel commercio di carta globale insieme al progresso della digitalizzazione”, ha detto Zhimin Wu, Direttore della Divisione forestale della FAO. La produzione e il commercio globali della maggior parte dei principali prodotti a base di legno hanno registrato un calo nel 2023, con solo i pannelli a base di legno che hanno registrato una crescita marginale nella produzione.

La Fontina Dop al nono posto tra le Dop casearie

La Fontina Dop al nono posto tra le Dop casearieRoma, 9 dic. (askanews) – Secondo l’ultimo Rapporto Ismea-Qualivita 2024, la Fontina Dop si posiziona al nono posto tra le Dop casearie, con poco più di 3000 tonnellate prodotte nel 2023 per un valore al consumo di 55 milioni di euro (+1% sul 2022) e un valore alle esportazioni di 7,5 milioni di euro (+0,9%).


Analizzando il dato regionale, grazie alla Fontina DOP la Valle d’Aosta si posiziona al 13esimo posto come valore alla produzione per il solo settore Cibo certificato (per un totale di 45 milioni di euro a valore) e al 16esimo per il settore complessivo Food&Wine (60 milioni di euro a valore, +3,2% suno2022), arrivando ad incidere per il 29% sul valore agroalimentare totale valdostano.