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De Castro: abbiamo una nuova Commissione Ue solida

De Castro: abbiamo una nuova Commissione Ue solidaRoma, 28 nov. (askanews) – “La maggioranza che ha sostenuto Ursula von der Leyen sono gli stessi 9 voti della scorsa volta, non vedo perché fare una lettura molto critica di questa maggioranza. Certo, ci sono state dentro i gruppi politici delle questioni nazionali che hanno influenzato il voto, ma abbiamo una Commissione europea solida che parte con voti importanti”. Lo ha detto Paolo de Castro, professore ordinario di Economia e Politica Agraria all’università di Bologna ed ex ministro dell’Agricoltura, a margine del Forum Coldiretti in corso a Roma, a Villa Miani.


“E’ bene che ci siano stati i sostegni di tutti i partiti dai Verdi fino al Ppe – ha aggiunto – e quindi sono fiducioso e contento di avere un vice presidente esscutivo come Raffaele Fitto, che ha dimostrato da ministro e politico navigato di essere attento ai temi dell’agricoltura, che con le sue deleghe sovraintende. Siamo speranzosi che la coppia Fitto-Hansen sia più favorevole e più attenta al settore di quella che l’ha preceduta”. Per quanto riguarda la parte agricola, “l’agenda la fisserà la Commissione il primo di dicembre quando si insedierà – ha proseguito De Castro – ci aspettiamo novità nei primi 100 giorni di Hansen perchè la presidente nella sua lettera di incarico ha indicato i primi 100 giorni come termine per presentare le linee guida oggetto della riforma della Pac”, ha concluso De Castro.

Riso Vialone Nano Veronese Igp, campagna 2024 produzione -10%

Riso Vialone Nano Veronese Igp, campagna 2024 produzione -10%Roma, 28 nov. (askanews) – Si chiude con una riduzione produttiva del 10% la campagna risicola del 2024 per il Riso Nano Vialone Veronese IGP, un riso ottenuto esclusivamente da semi selezionati della varietà Vialone Nano della specie japonica, che è il risultato di un rigoroso disciplinare di produzione.


Una riduzione dovuta a condizioni climatiche avverse, con piogge molto abbondanti che hanno influenzato le fasi di semina e raccolta. Nonostante ciò, spiega il Consorzio in una nota, la qualità del raccolto rimane invariata.

Si va verso una filiera brassicola italiana al 100%

Si va verso una filiera brassicola italiana al 100%Roma, 28 nov. (askanews) – Si va verso una filiera brassicola italiana al 100%, con birre aromatiche, a basso tenore alcolico e amiche dell’ambiente fatte con luppolo e orzo da filiera sostenibile. Sono gli obiettivi principali del progetto LOB.IT “Luppolo, Orzo, Birra: biodiversità ITaliana da valorizzare”, coordinato dal Crea con il suo Centro di Olivicoltura, Frutticoltura ed Agrumicoltura, in collaborazione con l’Università di Parma e finanziato dal Masaf, che punta a costruire una filiera nazionale di settore. I risultati del primo anno di attività progettuale sono stati presentati oggi a Roma, nel convegno “La centralità della ricerca per lo sviluppo di una filiera brassicola sostenibile e Made in Italy: l’esperienza del progetto LOB.IT”.


A fronte di una criticità nel fabbisogno di materia prima che si attesta per il malto d’orzo oltre il 60% e per il luppolo addirittura poco sotto il 100%, i ricercatori hanno lavorato per poter disporre di materiale di propagazione sano per la filiera. Sono stati sperimentati, inoltre, modelli di gestione virtuosi per una luppolicoltura che punta alla diversificazione e alla sostenibilità. Nel settore cerealicolo, invece, sono state studiate le varietà italiane di orzo distico da coltivazione convenzionale e biologica e gli aspetti legati all’attitudine maltaria di frumenti antichi e moderni. Infine, sono stati approfonditi sia l’utilizzo di lieviti spontanei nella produzione di birre sempre più legate al terroir sia l’impatto sul profilo aromatico dell’uso di lieviti innovativi nella produzione di birre a ridotto contenuto alcolico. Sul fronte economico, oltre alle analisi statistico-economiche del settore, sono stati presentati per la prima volta i dati sulle caratteristiche economiche e strutturali delle aziende della filiera brassicola, dai quali si evince che, sebbene la coltivazione del luppolo rappresenti una frazione marginale della superficie aziendale complessiva, essa mostra un’elevata redditività: il margine lordo si attesta intorno ai 14.000 euro/ha, mentre il margine operativo netto, una volta sottratti i costi della manodopera, è di poco inferiore agli 8.000 euro/ha. Situazione inversa per l’orzo distico da malto, per cui la redditività è modesta: il margine lordo è pari a circa 650 euro/ha e viene interamente assorbito dai costi della manodopera; la sostenibilità economica della filiera risulta garantita principalmente da un’elevata incidenza di manodopera familiare o dalla capacità di sfruttare economie di scala per ammortizzare i costi del lavoro.


La filiera in costruzione mira ad offrire prodotti italiani di qualità, sostenibili, innovativi e a forte connotazione territoriale, inducendo al tempo stesso il consumatore al consumo responsabile di questa bevanda, sottolineandone anche gli aspetti nutrizionali e nutraceutici. Il settore della birra è importante per il comparto agroalimentare italiano, perché genera valore condiviso lungo tutta la filiera e produce un gettito fiscale che si attesta intorno ai 4 miliardi di euro. Ma soprattutto, la birra è un prodotto della terra. Quello brassicolo, infatti, è un settore in cui le materie prime svolgono un ruolo cruciale, sia nel determinare la qualità delle produzioni, conclude il Crea, sia nel definirne la sostenibilità, dato che più dell’80% della materia prima in ingresso diventa scarto di produzione.

Agricoltura, Prandini: risorse Pac non sono più sufficienti

Agricoltura, Prandini: risorse Pac non sono più sufficientiRoma, 28 nov. (askanews) – “Le risorse della Pac così come sono state pensate non sono più sufficienti: gli Stati Uniti investono 4 volte di più rispetto all’Europa sulle filiere del cibo e dell’agricoltura e si deve guardare all’innovazione, al giusto reddito degli agricoltori, all’agricoltura di precisione con uso dei dati e intelligenza artificiale dove però la macchina non deve mai sostituire l’uomo”. Lo ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, a margine della giornata inaugurale del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Villa Miani a Roma organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti.


“L’Europa – ha detto Prandini – deve guardare a una sfida di carattere globale, Stati Uniti e Cina sono molto più avanti di noi e dobbiamo potere recuperare anche attraverso grandi progetti come quello per i bacini di accumulo in termini di acqua”.

Gualtieri: agricoltura al centro nostra azione amministratitva

Gualtieri: agricoltura al centro nostra azione amministratitvaRoma, 28 nov. (askanews) – “Stiamo cercando di fare tornare l’agricoltura al centro della nostra azione amministrativa e vogliamo valorizzare il patrimonio dell’agro romano puntando sull’innovazione e sull’agricoltura sociale”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, intervenendo in apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti in corso oggi e domani a Villa Miani a Roma e organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti.


Gualtieri ha sottolineato che l’agricoltura “è un bene prezioso e un grande generatore di socialità, e penso ad esempio agli orti urbani stanno diventano una realtà importante, come anche la rete dei farmers market che noi vogliamo aumentare. Abbiamo portato l’agricoltura tra all’interno dei progetti del Giubileo e vogliamo valorizzare i mercati come centri vivi del quartiere”.

6 italiani su 10 temono che cibo finisca per carestie e guerre

6 italiani su 10 temono che cibo finisca per carestie e guerreRoma, 28 nov. (askanews) – Oltre sei italiani su dieci temono che la proliferazione delle guerre e gli effetti dei cambiamenti climatici finiscano per ridurre la quantità di cibo disponibile. Ritorna dunque la paura di una carestia globale dinanzi alla quale occorre razionalizzare l’utilizzo delle risorse, a partire dalla necessità di destinare i fondi agricoli europei della Pac solo ai veri agricoltori per continuare a garantire in futuro la produzione alimentare.


E’ quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis presentato oggi a Villa Miani a Roma in occasione della prima giornata del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Villa Miani a Roma organizzato in collaborazione con The European House – Ambrosetti. Il forum si concluderà domani. Il cibo diventa dunque nell’immaginario degli italiani, spiegano Coldiretti/Censis, una risorsa incerta, potenzialmente scarsa anche in società in cui da tempo prevale l’abbondanza. Non sorprende dunque che il 76% degli italiani chiede di aumentare urgentemente la disponibilità di terreni agricoli per la produzione di cibo e garantirsi l’autonomia alimentare rispetto ai rischi provenienti da guerre e carestie.


Uno scenario, spiega la confederazione agricola, che rafforza le richieste avanzate in tutte le sedi da Coldiretti di incrementare il bilancio agricolo della Pac, la Politica agricola comune, per sostenere la produzione agricola messa sempre più a rischio dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalle tensioni internazionali che fanno esplodere i costi di produzione abbassando il reddito degli agricoltori, con il rischio di un crollo della disponibilità di cibo che andrebbe a danneggiare in primis le fasce più deboli della popolazione. La Pac in Europa vale oggi 386 miliardi di euro in totale fino al 2027, di cui trentacinque miliardi di euro per l’Italia. Negli Usa il Farm Bill, il programma di sostegno all’agricoltura statunitense, ricorda la Coldiretti, vale 1400 miliardi di dollari in dieci anni, con un gap profondo che penalizza gli agricoltori europei e che l’Ue dovrebbe impegnarsi a colmare per garantire la sovranità alimentare. Una necessità ancora più impellente se si considera l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump nel cui programma c’è proprio una serie di misure fiscali e incentivi per rafforzare la produzione alimentare statunitense e incrementare la presenza sui mercati esteri. Ma se si guarda a un altro competitor dell’Europa, la Cina, questa attualmente produce il 70% in più dell’intera produzione agricola dell’Unione.


Peraltro sostenere l’agricoltura, conclude Coldiretti, significa anche sostenere l’ambiente, invertendo la falsa narrazione prevalente con la passata Commissione Ue secondo la quale la transizione ecologica andava fatta contro gli agricoltori, contrapposti assurdamente a una natura della quale, al contrario, sono i primi difensori. Una realtà confermata anche dal comune sentire degli italiani. Secondo Coldiretti/Censis, il 72% dei cittadini ritiene che proprio l’agricoltura e le sue attività siano la miglior garanzia per la tutela del territorio e contro il dissesto idrogeologico.

Coldiretti: serve etichettatura su cibi ultra-trasformati

Coldiretti: serve etichettatura su cibi ultra-trasformatiRoma, 28 nov. (askanews) – Combattere l’abuso di cibi ultra-trasformati aumentando le ore di educazione alimentare nelle scuole e mettendo in campo campagne di sensibilizzazione per far conoscere i pericoli associati all’assunzione sistematica e continuativa di cibi ultra-trasformati. Definire forme di etichettatura per evidenziare che un determinato prodotto appartiene alla categoria degli ultra-trasformati. Vietarne l’utilizzo nelle mense scolastiche e nei distributori automatici diffusi negli edifici pubblici, a partire proprio dalle scuole, con precisi limiti anche alla pubblicità, seguendo l’esempio del Regno Unito che ha vietato le fasce orarie di maggiore esposizione per bambini e adolescenti.


Lo chiede Coldiretti alla luce dei dati del rapporto Coldiretti/Censis presentato in occasione della giornata inaugurale del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Villa Miani a Roma, organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Dal rapporto si evince che l’82% delle famiglie italiane chiede un piano pubblico per salvaguardare la salute dei propri figli, sempre più “drogati” di energy drinks, merendine e cibi ultra-trasformati, una vera e propria dipendenza che crea enormi pericoli per il loro sviluppo.


Per l’occasione sono state allestite due grandi tavole per mettere a confronto il cibo ultra-trasformato con quello naturale, simbolo della Dieta Mediterranea. Uno stile alimentare che i genitori italiani vogliono trasmettere ai propri figli – rilevano Coldiretti/Censis – poiché percepito come un insieme di abitudini che garantiscono che i giovani mangeranno bene. Un cibo equilibrato, sano, sicuro e genuino in linea con la tutela della salute personale e del pianeta. Uno sforzo quotidiano che si scontra però con la considerazione che appena ne hanno la possibilità i propri figli non mangiano in modo salutare.

Fiera Milano porta Host in Arabia Saudita: debutto a Riad nel 2026

Fiera Milano porta Host in Arabia Saudita: debutto a Riad nel 2026Milano, 27 nov. (askanews) – Fiera Milano e Semark, società saudita specializzata di eventi nel settore food service, annunciano la nascita di Host Arabia. La nuova manifestazione fieristica, presentata durante Saudi Horeca, la più grande fiera dedicata a food, beverage e ospitalità professionale alla presenza dell’Ambasciatore italiano nel regno, Carlo Baldocci, avrà luogo a Riad a partire dal 2026 e porterà in Arabia Saudita il format di HostMilano, la manifestazione per l’ospitalità professionale, il fuoricasa e il retail, organizzata da Fiera Milano nel quartiere fieristico italiano.


L’Arabia Saudita rappresenta un mercato in forte espansione per il settore dell’ospitalità. Il Paese è al centro di una trasformazione epocale guidata dalla Vision 2030, con massicci investimenti infrastrutturali e un potenziamento del settore turistico che mira a creare oltre 300.000 nuove camere d’albergo entro il 2030, molte delle quali destinate a strutture di lusso. L’Arabia Saudita prevede di accogliere 150 milioni di turisti entro la stessa data, ponendosi come mercato strategico per l’ospitalità professionale. “Questo progetto segna l’avvio di una nuova fase di crescita per il gruppo, orientata all’espansione globale e alla valorizzazione del nostro portafoglio fieristico in mercati ad alto potenziale, come abbiamo previsto anche nel Piano Strategico 2024-2027 – ha commentato Francesco Conci, amministratore delegato e direttore generale di Fiera Milano – Vogliamo sempre più affermarci come incubatore di innovazione e hub per la crescita delle imprese, ampliando la portata delle nostre manifestazioni verso i principali scenari economici mondiali. Il mercato dell’ospitalità professionale saudita offre opportunità uniche, con un valore delle importazioni che, per i settori di HostMilano, è cresciuto fino a 456 milioni di euro nel 2023 e si prevede raggiungerà circa 600 milioni di euro entro il 2027. Host Arabia si pone l’obiettivo di sfruttare questo potenziale e conferma la nostra capacità di anticipare le tendenze e di valorizzare il made in Italy in un contesto internazionale altamente competitivo, ampliando la portata delle nostre manifestazioni verso mercati chiave”.


“Siamo entusiasti di collaborare con Fiera Milano per Host Arabia. Negli ultimi 15 anni, la nostra fiera ‘Saudi Horeca” è stata leader nella regione nel settore food, beverage e ospitalità. Questa partnership con Fiera Milano è destinata a innalzare gli standard delle fiere di ospitalità in Arabia Saudita, creando il più grande evento di settore in Arabia Saudita riunendo i protagonisti più influenti da tutto il mondo per esplorare opportunità e presentare le ultime tendenze del settore”. Host Arabia valorizzerà il potenziale di crescita previsto per i prossimi anni nel mercato dell’ospitalità professionale in Arabia Saudita e i Paesi GCC. In termini di interscambio UE-GCC, i settori di HostMilano hanno generato 1,31 miliardi di euro nel 2023, un valore che salirà a 1,6 miliardi di euro nel 2027 grazie a un cagr del 6,2%. Con 455,9 milioni di euro (598,9 milioni nel 2027, CAGR +7,1%), l’Arabia Saudita è il secondo mercato, preceduta solo dagli Emirati Arabi Uniti con 612,2 milioni di euro (791 milioni nel 2027, CAGR +6,6%).


Riguardo in particolare all’Italia, l’Arabia Saudita vanta il più rilevante interscambio commerciale di prodotti rappresentati a HostMilano, per un valore di 167,9 milioni di euro nel 2023 e destinato a crescere fino a 190,7 milioni di euro nel 2027. Relativamente alle abitudini di consumo nella regione, le anticipazioni di un’indagine in corso promossa da Fiera Milano e HostMilano, e condotta da CSA Research, hanno rivelato che in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti i consumatori sono sempre più interessati a esperienze fuoricasa personalizzate e cliente-centriche. Il servizio è il motivatore più importante per il 22% in Arabia Saudita e per il 18,8% negli Emirati Arabi Uniti, seguito dall’ambiente (15,7% in Arabia Saudita, 12% negli Emirati Arabi Uniti) e dalle ricette e dai processi di cottura (15,3% in Arabia Saudita, 16,6% negli Emirati Arabi Uniti). Dati che evidenziano l’importanza per gli operatori di aggiornare costantemente le loro attività investendo in tecnologia e innovazione.

Vino, Cavit: fatturato 2023-24 in calo del 5% ma utile stabile a 4,9 mln

Vino, Cavit: fatturato 2023-24 in calo del 5% ma utile stabile a 4,9 mlnMilano, 27 nov. (askanews) – Il fatturato consolidato 2023-2024 del gruppo Cavit ha registrato una flessione del 5,2%, attestandosi a 253,3 milioni di euro rispetto ai 267,1 dell’esercizio precedente. “Una riduzione di circa 13,8 milioni di euro è principalmente riconducibile al percorso di dismissione delle attività non strategiche di Casa Girelli (-18,2 milioni), avviato con l’incorporazione e destinato a proseguire nell’esercizio successivo” si legge in un comunicato, in cui si evidenzia che “il calo dei volumi è stato in parte bilanciato dalle positive performance delle attività core del gruppo. La stabilità del utile netto consolidato, passato a 4,9 milioni di euro rispetto ai 4,8 dell’esercizio precedente, nonostante la contrazione del fatturato, conferma – prosegue la nota – il successo delle scelte strategiche e la solidità della gestione operativa, evidenziando come la dismissione di attività a bassa marginalità di Casa Girelli abbia contribuito a preservare la redditività complessiva del gruppo, mantenendola in linea con gli obiettivi strategici prefissati”.


I numeri sono stati diffusi in occasione dell’assemblea annuale dei soci Cavit – Cantina Viticoltori del Trentino per l’approvazione del bilancio della capogruppo relativo all’esercizio 2023-2024, chiuso a maggio 2024. Nell’occasione è stato presentato anche il bilancio consolidato del gruppo Cavit, che quest’anno include le controllate Cesarini Sforza (100%), GLV (80%) e Kessler Sekt & Co KG (50,10%), a seguito della fusione per incorporazione di Casa Girelli, società precedentemente controllata al 100% da Cavit SC, “operazione finalizzata all’ottimizzazione della struttura societaria e all’efficientamento gestionale”. “Al di là dei numeri assoluti, condizionati dalla dismissione delle attività non core, i risultati del gruppo Cavit mostrano una crescita significativa a perimetro costante, con performance particolarmente rilevanti per Cesarini Sforza Trentodoc, Altemasi e Kessler” mette in luce il gruppo, precisando che il fatturato della capogruppo Cavit SC “raggiunge i 224,7 milioni di euro, con un incremento dell’8,3% che include il contributo dell’incorporazione di Casa Girelli. Al netto di questa operazione, la crescita organica si conferma positiva (+1,8%)”.


Il gruppo sottolinea la “robusta posizione finanziaria netta di circa 22 milioni di euro” e l’incremento del patrimonio netto oltre i 120 milioni (+6,1%), evidenziando inoltre la forte vocazione internazionale del gruppo che si riflette nella ripartizione del fatturato che, “anche grazie all’apporto di Casa Girelli tradizionalmente orientata ai mercati esteri, vede l’export attestarsi al 75,7% e il mercato italiano al 24,3%”. Nel nostro Paese il Gruppo registra una performance positiva nel canale moderno, trainata dalle linee strategiche Mastri Vernacoli e dagli spumanti Cesarini Sforza. Il canale Horeca “mostra segnali di consolidamento” mentre l’e-commerce, dopo la forte crescita del periodo pandemico, “registra un fisiologico assestamento”. L’assemblea ha riconfermato Lorenzo Libera alla presidenza del Gruppo, rinnovando il mandato iniziato nel 2018 e confermando la fiducia nella continuità della gestione. “Sono onorato di poter proseguire il mio impegno alla guida del Gruppo Cavit e particolarmente soddisfatto dei risultati raggiunti che ci hanno permesso, anche in questo esercizio, di garantire un’adeguata remunerazione ai nostri soci” ha dichiarato Libera, rimarcando che “il modello cooperativo continua a dimostrarsi vincente, capace di coniugare la valorizzazione del lavoro dei viticoltori con una gestione imprenditoriale moderna ed efficiente. I risultati confermano la solidità di un sistema che fa della collaborazione e della condivisione dei valori la propria forza”.


“In un contesto economico globale complesso, caratterizzato da rallentamento e incertezze, il nostro gruppo ha dimostrato grande capacità di adattamento e visione strategica” ha commentato il Dg del Gruppo, Enrico Zanoni, sottolineando che “l’incorporazione di Casa Girelli è stata portata a termine nel rispetto delle maestranze senza compromettere la solidità aziendale, come dimostrano i risultati positivi delle attività core e il rafforzamento patrimoniale. Questa performance – ha concluso – conferma la bontà delle scelte strategiche intraprese che privilegiano la capacità di generare valore e consolidare la struttura patrimoniale e finanziaria, piuttosto che la mera crescita del fatturato”. Foto di Daniele Panato-Agenzia Panato

Gruppo VéGé: nel 2024 fatturato atteso a 15,28 mln (+11%)

Gruppo VéGé: nel 2024 fatturato atteso a 15,28 mln (+11%)Milano, 27 nov. (askanews) – Il gruppo VéGé prevede di chiudere il 2024 con un fatturato a 15,28 miliardi di euro in crescita del 10,88% sul 2023 che si era chiuso a 13,78 miliardi di euro ma in calo rispetto ai 15,7 miliardi annunciati a giugno a ridosso dell’assemblea dei soci. Con una quota di mercato dell’8,1% (era 8,3% quella annunciata a giugno) e oltre 3.378 punti vendita in tutta Italia, il gruppo ha ripercorso oggi al Teatro Manzoni di Milano i suoi 65 anni, ricordando le origini e le principali tappe di un modello retail che integra ingrosso e dettaglio.


Dall’olandese Verkoop Gemeenshap (Vendere Insieme), VéGé nel 2024 ha investito complessivamente 380 milioni di euro, con l’apertura di 79 nuovi punti vendita, di cui sei ipermercati, 21 supermercati, un cash & carry, 32 tra specializzati e libero servizio e 95 ristrutturazioni. Sul fronte dell’online, sono 1.230 i cap coperti con l’home delivery e 249 punti di ritiro per il click & collect, con l’attivazione di partnership nazionali con Glovo, Everli e Alfonsino. Attualmente il gruppo riunisce 31 imprese con competenze multicanali che spaziano dagli ipermercati alle superette, dai cash&carry all’away from home, dai supermercati ai superstore, dai punti vendita specializzati all’on-line.


“Facendo un viaggio a ritroso nella gloriosa storia del nostro gruppo, mi sono accorto della straordinaria capacità degli imprenditori di essere sempre stati antesignani. Sia nei format, avendo sostanzialmente inventato i discount e i Cash&Carry in Italia, sia nella comunicazione, primi ad essere in comunicazione su Carosello e creatori dei famosissimi bollini VéGé e soprattutto nella responsabilità sociale, tema a me caro, con il Laboratorio Verde Sidis e la sponsorizzazione di opere alla Galleria degli Uffizi – commenta Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé – Ma è nella tecnologia che VéGé è sempre stata un passo avanti, avendo sostanzialmente inventato il c-CRM a livello nazionale in Italia. Orbene: un illustre passato che con gli imprenditori attuali trasformeremo in un grandissimo futuro”. Entro il 2030, come anticipato in altre occasioni, VéGé punta a diventare co-leader della gdo italiana, con l’obiettivo di superare un fatturato di 20 miliardi di euro.