Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

L’umbro Birra dell’Eremo è il Birrificio dell’Anno 2026

L’umbro Birra dell’Eremo è il Birrificio dell’Anno 2026

Roma, 17 feb. (askanews) – Alla 21esima edizione di Birra dell’Anno 2026 vince il birrificio umbro Birra dell’Eremo di Assisi. Il riconoscimento è stato assegnato a Rimini, durante Beer&Food Attraction, nell’ambito del concorso organizzato da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, punto di riferimento nazionale per il comparto. Il birrificio umbro si è imposto su 212 produttori in gara grazie a 8 podi complessivi, 4 ori, 2 argenti e 2 bronzi, ottenuti in 6 categorie differenti, risultato che ne ha determinato la proclamazione.

Fondato nel 2012, Birra dell’Eremo è cresciuto fino a diventare una realtà strutturata e riconosciuta per la ricerca tecnica e la sperimentazione sui lieviti, elemento distintivo della propria identità produttiva, che nel tempo gli ha permesso di affermarsi tra le eccellenze del panorama artigianale nazionale, sino al riconoscimento odierno.

Nel trentennale della birra artigianale italiana, il concorso ha visto la partecipazione di 212 birrifici, con 1.746 birre iscritte e valutate in 46 categorie, numeri che confermano Birra dell’Anno tra le competizioni brassicole indipendenti più rilevanti a livello internazionale. A decretare i vincitori sono stati 73 giudici italiani e internazionali, provenienti da 19 Paesi, attraverso degustazioni rigorosamente alla cieca, che hanno premiato tecnica, coerenza stilistica e capacità espressiva.

Il premio Best Collaboration Brew è stato assegnato a Panatè Saison del Birrificio La Piazza di Torino, realizzata in collaborazione con La Granda di Lagnasco (Cuneo). Il premio Best 100% Italian Beer è andato a Real IGA Gose de Il Mastio di Belforte del Chienti (Macerata), produzione ottenuta con materie prime interamente coltivate in Italia.

Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai, spiega che “in un periodo complesso, con i consumi fuori casa in calo che si riflettono sull’intera filiera, questi risultati raccontano una comunità che non arretra. Il taglio delle accise ha dato ossigeno al comparto e dimostra che quando le istituzioni ascoltano il settore, le misure possono avere un impatto concreto”.

Tra le 46 categorie, significativa è stata la nuova sezione dedicata alle birre low e no alcohol (fino a 1,2% vol.), segmento in forte crescita anche nel panorama artigianale. A imporsi è stata Hop Gainer del Birrificio Birranova di Conversano (Bari). Il medagliere 2026 conferma la Lombardia tra le regioni più premiate, ma evidenzia una distribuzione ampia e trasversale lungo tutta la penisola. In particolare, la Lombardia conquista 10 ori e 57 riconoscimenti complessivi, seguita da Piemonte (7 ori, 29 premi), Marche (6 ori, 23 premi), Emilia-Romagna (5 ori, 16 premi) e Umbria (4 ori, 17 premi). Seguono Abruzzo (3 ori, 9 premi), Lazio (3 ori, 11 premi), Veneto (2 ori, 17 premi), Toscana (2 ori, 11 premi), Puglia (2 ori, 5 premi), Trentino-Alto Adige (1 oro, 13 premi), Sardegna (1 oro, 3 premi), Friuli-Venezia Giulia (8 premi), Campania (3 premi), Calabria (3 premi) e Sicilia (1 premio).

Nel vicentino in calo la domanda di campi per semine di cereali

Nel vicentino in calo la domanda di campi per semine di cereali

Roma, 17 feb. (askanews) – Per cereali e colture industriali è crisi nera. Quotazioni di mercato ai minimi storici e rese stagnanti stanno portando gli agricoltori ad una sfiducia totale, tanto che nel vicentino si sta registrando una contrazione degli affitti dei campi per seminare mais e soia, le principali colture dei seminativi per il territorio.

Sarà questo il punto di partenza per parlare delle Tea, le tecniche di evoluzione assistita che potrebbero permettere di superare molte difficoltà, nell’assemblea invernale di Confagricoltura Vicenza che si svolgerà giovedì prossimo al Viest Hotel di Vicenza. Oltre alla presidente Anna Trettenero, interverranno Gianni Barcaccia, professore ordinario di Genetica all’Università di Padova; Cesare Soldi, presidente dell’Associazione italiana maiscoltori (Ami) e il senatore Luca De Carlo, presidente della Nona Commissione permanente del Senato.

“Siamo in un momento nero – conferma Anna Trettenero – Le quotazioni di soia, mais e frumento sono ridicole, gli aiuti comunitari in caduta libera e i costi di produzione in costante aumento. Il quadro è, quindi, molto difficile per gli agricoltori vicentini, tanto che fatichiamo a vedere un futuro perfino a breve termine. Non abbiamo mezzi tecnici per contrastare fitopatie, infestanti e attacchi di insetti, oltre ai cambiamenti climatici, dato che l’Unione Europea riduce il numero di fitofarmaci e i principi attivi a disposizione. Siamo, insomma, nell’impossibilità di difendere e nutrire le nostre colture. Perciò abbiamo deciso di incentrare la nostra assemblea annuale sulle Tea, biotecnologie già applicate in molte regioni del mondo, che hanno portato a un miglioramento delle produzioni e della sostenibilità”.

Sulle Tea anche il ministero dell’Agricoltura sta investendo ingenti risorse, considerandole un punto di svolta nella produzione di varietà più resilienti alle malattie e ai cambiamenti climatici. A livello legislativo, negli ultimi anni, sono stati compiuti importanti passi in avanti. Nel 2023 il decreto legge Siccità ha sbloccato la sperimentazione in campo, mentre nell’autunno scorso il Trilogo dell’Unione Europea (Parlamento, Consiglio, Commissione) ha approvato un accordo provvisorio, riconoscendo le Tea (specialmente sulla categoria NGT1) come equivalenti alle piante convenzionali. L’accordo è visto come un passo decisivo per la competitività agricola nazionale ed europea.

Coldiretti: in 2025 record export agroalimentare a 73 mld

Coldiretti: in 2025 record export agroalimentare a 73 mld

Roma, 17 feb. (askanews) – Nonostante conflitti e guerre commerciali l’export agroalimentare Made in Italy fa segnare un nuovo record, chiudendo il 2025 con un valore complessivo di quasi 73 miliardi di euro, il massimo di sempre, grazie a un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Lo sottolinea un’analisi della Coldiretti su dati Istat che evidenziano come il cibo tricolore si confermi un asset strategico fondamentale per l’economia del Paese, oltre che uno dei suoi simboli più noti e apprezzati.

A livello generale la Germania resta il principale mercato di sbocco dell’alimentare con un valore di 11,2 miliardi nel 2025, mentre la Francia scavalca al secondo posto gli Stati Uniti, salendo a 7,9 miliardi di euro. Sul risultato negli Usa pesano i dazi imposti dal presidente Trump, che nel bilancio complessivo costano l’azzeramento della crescita registrata negli anni scorsi e un calo del 5%, chiudendo a 7,5 miliardi. Al quarto posto la Gran Bretagna, con 4,9 miliardi. In crescita l’export in Cina, con oltre 670 milioni di euro, mentre è stabile quello in Russia (680 milioni), che risente comunque di embargo e sanzioni.

Secondo Coldiretti “ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030, lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese”. Per la Confederazione agricola il primo passo deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la modifica dell’attuale codice doganale.

“Questo significherebbe ritorno economico per le imprese agricole italiane, ma anche una risposta sociale e occupazionale per tutti i territori. Ciò avrebbe un effetto positivo – prosegue Coldiretti – anche sull’internazionalizzazione e sulla promozione, dando la possibilità di comunicare con ancora maggiore efficacia il valore delle eccellenze italiane in termini di qualità e sostenibilità, approcciando al contempo nuovi mercati. È poi urgente intervenire sui ritardi infrastrutturali, che penalizzano l’agroalimentare italiano con costi annui di 9 miliardi. “Rispetto ad altri Paesi, persiste, infatti, un grave gap logistico: sbloccare le opere migliorerebbe i collegamenti tra Nord e Sud, oltre ai traffici marittimi e ferroviari internazionali, grazie a una rete integrata di aeroporti, treni ad alta velocità e cargo”, conclude Coldiretti.

Latte e latticini, Ue e Usa si mobilitano per rilanciare consumi

Latte e latticini, Ue e Usa si mobilitano per rilanciare consumi

Roma, 17 feb. (askanews) – Campagne di promozione e nuovi paradigmi alimentari come strumenti per sostenere e incrementare i consumi di latte che segnano un calo del 7% per il latte fresco e un calo del 1,2% per quello a lunga conservazione, secondo gli ultimi dati Ismea aggiornati a settembre 2025: in Italia e in Europa, ma anche negli Stati Uniti, si assiste ad una mobilitazione a favore della filiera lattiero casearia e dei suoi prodotti.

“Oggi, il calo del consumo di latte, seppur a fronte di un aumento dei volumi di consumo di yogurt e formaggi freschi, ci impone una presa di coscienza e una messa in atto di misure straordinarie – spiega in una nota Giovanni Guarneri, presidente del comitato di settore lattiero caseario di Confcooperative Fedagripesca – Dobbiamo agire oggi per poter garantire, domani, un futuro competitivo al latte e ai formaggi e la sopravvivenza di una filiera che rappresenta un motore di sviluppo sostenibile, identità culturale e sicurezza alimentare.

Nelle scorse settimane, al Tavolo del Latte, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha evidenziato la necessità di un’azione a livello comunitario per far fronte alle criticità della filiera, tra le più strategiche per l’agroalimentare nazionale. Tra le misure proposte, per favorire un maggiore slancio dei consumi, rientrano anche le campagne straordinarie di promozione che sappiano valorizzare i contenuti nutrizionali, i valori di sostenibilità, la qualità dei formaggi DOP e IGP, stimolando i consumi interni e consolidando la presenza sui mercati internazionali.

Oltreoceano, invece, l’attenzione è concentrata sul rilancio del latte intero, che coinvolge, come primo target di riferimento, i bambini. Con la Whole Milk for Healthy Kids Act of 2025, la legge federale degli Stati Uniti entrata in vigore recentemente nelle mense scolastiche, si reintroducono diverse opzioni di latte con più grassi, con l’intento di offrire maggiore scelta nutrizionale agli studenti, includendo di nuovo il latte intero dopo anni di restrizioni e di sostenere, così, l’industria lattiero-casearia statunitense.

“La cooperazione lattiero-casearia ha intrapreso già da diversi anni un percorso di valorizzazione della filiera e dei suoi prodotti. Lo facciamo con la campagna ‘Think Milk, Taste Europe, Be Smart’, promossa dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane realizzato da Confcooperative con il cofinanziamento della Commissione europea, perché siamo convinti che, che aldilà del cambiamento delle abitudini alimentari e delle mode momentanee, il latte e i suoi derivati siano elementi essenziali in una dieta equilibrata e per questo vadano raccontati, al consumatore, ma anche a chi detiene l’informazione, attraverso evidenze e osservazioni obiettive, scardinando preconcetti e tutte le fake news che ne disincentivano il consumo”, conclude Guarneri.

Dagli scarti del pane al carburante sostenibile, studio UniPisa

Dagli scarti del pane al carburante sostenibile, studio UniPisa

Roma, 17 feb. (askanews) – Da uno studio condotto all’Università di Pisa arriva un innovativo approccio di economia circolare che risponde a due delle sfide oggi più sentite a livello globale: l’urgenza della transizione energetica verso fonti rinnovabili e la crescente problematica dello spreco alimentare. L’obiettivo della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Environmental Chemical Engineering, è trasformare gli scarti del pane, uno dei rifiuti alimentari più abbondanti al mondo con quasi un milione di tonnellate all’anno, in un biocarburante sostenibile. Lo studio, finanziato nell’ambito del progetto PNRR NEST, nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale e il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni.

Lo studio affronta per la prima volta la sintesi sostenibile dell’etil levulinato a partire da pane di scarto. L’etil levulinato è un composto di origine biologica ad alto valore aggiunto, già noto per le sue applicazioni nel settore chimico e come additivo ossigenato per i carburanti. I ricercatori e le ricercatrici hanno sviluppato un processo semplice, economico e facilmente trasferibile su scala industriale, utilizzando un catalizzatore a basso costo, l’acido solforico diluito, e adottando elevate concentrazioni iniziali di biomassa.

Questo approccio consente di ottenere flussi di prodotto più concentrati, riducendo i costi di separazione e aumentando l’efficienza complessiva del processo. Ottimizzando parametri come temperatura, tempo di reazione e quantità di catalizzatore, è stata raggiunta una resa massima in etil levulinato pari al 57%, un risultato particolarmente significativo considerando l’origine di scarto della materia prima.

L’etil levulinato è già ampiamente studiato come additivo ossigenato per il diesel, ma questa ricerca apre scenari completamente nuovi. Per la prima volta, il composto è stato testato anche in motori a benzina, in miscela con carburante commerciale a percentuali molto elevate, fino al 40% in volume. I test sperimentali hanno dimostrato che tali miscele non alterano in modo significativo le prestazioni del motore, senza richiedere modifiche agli attuali motori a combustione interna. Al contrario, l’impiego dell’etil levulinato consente di ridurre le emissioni di inquinanti e di diminuire la quota di combustibili fossili nei carburanti commerciali.

Questo risultato amplia in modo significativo il potenziale di mercato dell’etil levulinato, che si conferma come additivo ossigenato versatile di origine rinnovabile, utilizzabile sia nei motori diesel sia in quelli a benzina. “La conversione degli scarti del pane in etil levulinato rappresenta un esempio concreto di come ricerca scientifica e innovazione tecnologica possano contribuire allo sviluppo di soluzioni facilmente applicabili per la produzione di energia rinnovabile – commentano i ricercatori e le ricercatrici – Ridurre lo spreco alimentare, valorizzare rifiuti abbondanti e trasformarli in biocarburanti alternativi ai combustibili fossili significa fare un passo importante verso una mobilità più sostenibile, capace di rispondere alle esigenze ambientali attuali senza rinunciare alla compatibilità con le tecnologie esistenti”.

Colomba artigianale: a Pasqua prezzi stabili,vince vendita diretta

Colomba artigianale: a Pasqua prezzi stabili,vince vendita diretta

Roma, 16 feb. (askanews) – Più produzione, domanda stabile e prezzi consolidati: sono positive le aspettative per la colomba artigianale in vista della Pasqua. Il 66,1% degli artigiani, infatti, prevede un aumento dei volumi, mentre il 33,9% indica stabilità. Il comparto mostra un posizionamento chiaro, con l’86,1% che colloca il prezzo di una colomba artigianale tra 30 e 40 euro. E, quando si parla di canali di vendita, quella diretta in laboratorio fa la parte del leone con il 92,2% delle vendite. La colomba artigianale si conferma così prodotto di prossimità, con una filiera cortissima e un rapporto diretto tra produttore e cliente. Sono i dati del primo Osservatorio “Divina Colomba”, promosso da Goloasi, che fotografa numeri, tempi e posizionamento del grande lievitato pasquale italiano.

Il campione analizzato di 300 attività sparse in tutta Italia – composto per il 53% da pasticcerie, 24,3% da forni e 17,4% da laboratori artigianali, parla di una struttura produttiva che nel 42,6% dei casi produce meno di 500 pezzi, nel 29,6% tra 500 e 1.000 e solo nel 27,8% supera le 1.000 unità.

La colomba classica resta la più venduta per il 53,9% degli operatori. Seguono le varianti al cioccolato (24,3%) e alla frutta (14,8%). E se il 53% del pubblico cerca un equilibrio tra tradizione e innovazione, il 25,2% privilegia i gusti tradizionali e il 21,7% opta per proposte più ricercate

Per il 49,6% degli artigiani la colomba è il prodotto principale del periodo pasquale; per il 42,6% è uno dei prodotti di punta. Nel 78,3% dei casi viene acquistata sia per consumo sia come regalo, mantenendo una forte funzione simbolica oltre che commerciale.

L’indagine è stata realizzata coinvolgendo gli artigiani iscritti all’ottava edizione del concorso Divina Colomba, organizzato da Goloasi. La finale si terrà l’11 marzo a Bari, nell’ambito della Mostra internazionale enoagroalimentare Levante Prof.

In primi 11 mesi 2025 import cereali +1,2% quantità e +0,6% valore

In primi 11 mesi 2025 import cereali +1,2% quantità e +0,6% valore

Roma, 16 feb. (askanews) – Le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche nei primi 11 mesi del 2025 sono aumentate nelle quantità di 274.000 tonnellate (+1,2%), e nei valori di 50,3 milioni di euro (+0,6%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i dati di Anacer.

Per quanto riguarda i cereali in granella, complessivamente risulta un aumento nelle quantità di 146.000 tonn (+0,9%) con corrispondente valore in aumento di 119,4 milioni di euro (+3%). In particolare, risulta aumentare l’import di grano tenero (+187.000 t, pari a +3,2%) con un controvalore in aumento del 2,4% (+34,4 milioni di euro) ed il grano duro (+228.000 t, pari a +9,4%) con un valore in diminuzione di 25,2 milioni di euro (-3%). Diminuiscono invece gli arrivi il mais nelle quantità (-234.000 t), con controvalore in aumento di +101,8 milioni di euro (+7%).

Le importazioni di riso (considerato nel complesso tra riso lavorato, semigreggio e rotture di riso) aumentano di circa 55.000 t (+19,4%), pari a +7 milioni di euro (+2,5%). Gli arrivi dall’estero di semi oleosi registrano un calo del 6,7% nelle quantità (-184.000 t.) e del 12% nei valori (-158 milioni); risultano in aumento del 6,4% le farine proteiche vegetali nelle quantità (+156.000 t), registrando un calo nei valori di 80,8 milioni di euro (-9,1%). Tra gli altri prodotti in esame si mette in evidenza il calo degli arrivi di crusca (-12.700 t) e l’incremento dei mangimi a base cereali (+62.000 t) e dei prodotti trasformati (+51.000 t).

Le esportazioni dall’Italia dei principali prodotti del settore nei primi 11 mesi del 2025 sono aumentate nelle quantità (+156.000 t, pari a +3,4%) e diminuite nei valori (-50,1 milioni di euro, pari a -0,9%) rispetto allo stesso periodo del 2024.

Risultano in aumento soprattutto le vendite all’estero di paste alimentari (+45.000 t, pari a +2,2%, di cui +36.000 t verso i Paesi UE e +8.000 t verso i Paesi terzi) per un valore però in diminuzione di 47,8 milioni di euro (-1,6%). In aumento anche le quantità esportate di cereali in granella, soprattutto grano tenero (+70.000 t), di prodotti trasformati (+10.000 t nelle quantità e -27,1 milioni di euro), di mangimi a base di cereali (+24.100 t, pari a +18,1 milioni di euro), di farina di grano tenero (+29.200 t, pari a +9,5%) e di semola di grano duro (+11.600 t, pari a +9,6%). Le esportazioni di riso (considerato nel complesso tra risone, riso semigreggio e riso lavorato) si riducono invece nelle quantità (-33.300 t) e nei valori (-5%).

I movimenti valutari relativi all’import/export del settore hanno comportato nei primi undici mesi del 2025 un esborso di valuta pari a 7.866,6 milioni di euro (7.816,4 nel 2024) ed introiti per 5.397,5 milioni di euro (5.447,5 nel 2024). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -2.469,1 milioni di euro, contro -2.368,9 milioni di euro nel 2024.

La Pietra (Masaf): cibo, turismo e territorio un patrimonio unico

La Pietra (Masaf): cibo, turismo e territorio un patrimonio unicoRoma, 16 apr. (askanews) – “Cibo, turismo e territorio sono elementi fondamentali del made in Italy, in grado di racchiudere in loro il concetto di unicità che contraddistingue il nostro Paese. Le nostre eccellenze agroalimentari sono parte integrante e caratterizzante dei diversi territori italiani, che nel loro insieme danno vita ad una offerta turistica senza pari”. Lo ha detto il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra, rilasciate a margine della sua partecipazione ad “Eccellenze d’Italia, cibo, turismo e territorio”, organizzato da Roma Capitale e Conf.Agr.Italy.


“Le nostre tradizioni, l’architettura, i paesaggi, la tipicità delle ricette e dei cibi che concorrono a rendere così sana e variegata la nostra cucina, si uniscono insieme dando vita a risultati che il mondo apprezza e ci invidia. Rafforzare la sinergia tra cibo, turismo e territorio non è solo una opportunità, ma un dovere di tutti noi che abbiamo la fortuna di essere italiani”, ha concluso La Pietra.

Drei (Fedagripesca): nessun cedimento su tutela Ig

Drei (Fedagripesca): nessun cedimento su tutela IgRoma, 16 apr. (askanews) – “Non bisogna cedere sulla tutela delle Indicazioni Geografiche che rappresentano per il nostro Paese un patrimonio economico e culturale inestimabile, oltre che l’immagine più alta del Made in Italy”: lo ha dichiarato il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei intervenendo all’assemblea per i 70 anni del Consorzio del Grana Padano.


“Alla luce del delicato contesto internazionale – ha detto Drei – ritengo che il tema dei dazi non vada né esasperato né sottovalutato. È opportuno a mio avviso compiere un ragionamento più ampio rispetto al rapporto tra l’Italia e gli Usa, consapevoli che siamo di fronte ad un nuovo ‘disordine’ mondiale, con una vera e propria minaccia a quello che è stato finora l’equilibrio del commercio globale”. Diventa indispensabile pertanto, secondo il presidente di Fedagripesca “attrezzarsi al più presto per consentire alle nostre imprese di affrontare al meglio i diversi shock che si vanno a prefigurare, nel contesto internazionale come in quello nazionale”. Di qui l’appello alle istituzioni. “Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere al nostro governo una serie di misure e di interventi che sostengano la competitività delle nostre imprese”, ha dichiarato Drei. Così come a livello comunitario “confidiamo nell’approccio più razionale e aperto dimostrato dal Commissario Ue Christophe Hansen, con il quale speriamo di aver archiviato definitivamente le politiche estremiste e ideologiche della passata Commissione”.


Alla luce delle sfide che l’agroalimentare deve affrontare, l’aggregazione e la concentrazione dell’offerta restano per il Presidente Drei delle leve fondamentali per riuscire a competere sui mercati. “Bisogna lavorare insieme e coordinati – ha proseguito – se vogliamo garantire un futuro al nostro tessuto produttivo. I 70 anni di successo del Consorzio di tutela del Grana Padano, che vede il 65% della produzione nelle mani della cooperazione, sono a tal riguardo un mirabile esempio”. Un ultimo accenno è stato quello dedicato dal presidente della federazione agricola alle campagne denigratorie che, come per il vino, colpiscono anche la zootecnia. Si tratta di minacce che Drei considera “ancora più pericolose dei dazi, perché mettono a rischio le produzioni di origine animale, fondamentali per la tenuta del tessuto sociale ed economico del nostro Paese nonché parte del patrimonio culturale del nostro Paese”.

Lollobrigida: report Ismea conferma che settore traina economia

Lollobrigida: report Ismea conferma che settore traina economiaRoma, 16 apr. (askanews) – “L’agroalimentare italiano continua a dimostrarsi una colonna portante della nostra economia e i dati relativi al 2024 ce lo confermano con chiarezza. Il nuovo Report Agrimercati di Ismea sul quarto trimestre dell’anno, restituisce un quadro incoraggiante, che premia il lavoro, la dedizione e la qualità che da sempre contraddistinguono le nostre filiere agricole e alimentari”. Lo scrive il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida commentando nel dettaglio i dati contenuti nel report di ISMEA, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, relativi al quarto trimestre del 2024.


L’industria alimentare ha chiuso l’anno con un incremento della produzione pari all’1,8%, confermando la solidità del comparto e facendo registrare un risultato particolarmente positivo nell’export: nell’anno 2024 ha visto un aumento del 7,5% sul 2023, per un valore complessivo prossimo ai 70 miliardi di euro. Risultati, questi, migliori rispetto alle esportazioni nel loro complesso. Gli occupati risultano essere pari a 930 mila (441mila dipendenti e 489mila indipendenti). “Questi risultati – prosegue il ministro Lollobrigida – sono frutto dell’impegno dei nostri imprenditori, ma anche di un Governo, quello guidato da Giorgia Meloni, che crede nel settore primario e lo sostiene con azioni concrete. L’agroalimentare non è solo economia: è identità, è territorio, è orgoglio italiano. E noi continueremo a valorizzarlo, in Italia e nel mondo”, ha concluso.