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Fao: 45 paesi hanno bisogno di assistenza esterna per il cibo

Fao: 45 paesi hanno bisogno di assistenza esterna per il ciboRoma, 8 nov. (askanews) – Circa 45 paesi in tutto il mondo sono valutati come bisognosi di assistenza esterna per il cibo e 5 versano in una grave emergenza alimentare. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, una pubblicazione triennale del Global Information and Early Warning System (GIEWS) della Fao.


Il rapporto offre dettagli sulle condizioni di questi paesi, che includono 33 paesi in Africa, nove in Asia, due in America Latina e nei Caraibi e uno in Europa, insieme a dati regionali sulle produzioni di cereali altamente variegate previste per il 2024 in tutto il mondo. I conflitti e l’insicurezza sono identificati come i principali fattori di grave insicurezza alimentare, con le popolazioni nella Striscia di Gaza, Haiti, Mali e Sudan che affrontano livelli IPC 5 di insicurezza alimentare acuta nel 2024.


Si prevede che la produzione aggregata di cereali nei 44 Paesi con deficit alimentare a basso reddito (LIFDC) sarà leggermente superiore alla media quinquennale, con una produzione complessiva nei LIFDC africani che dovrebbe rimanere vicina alla media, poiché si prevede che i raccolti inferiori nell’Africa meridionale saranno compensati da aumenti in altre regioni. Si prevede inoltre che le esigenze di importazione per questo gruppo cresceranno di circa l’8% rispetto alla media quinquennale, con un aumento che si concentrerà nell’Africa orientale e meridionale.

Fao: per 2024/25 in aumento produzione riso e grano, in calo mais

Fao: per 2024/25 in aumento produzione riso e grano, in calo maisRoma, 8 nov. (askanews) – Produzione globale di cereali nel 2024 in calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 2.848 milioni di tonnellate: si tratta, comunque, della seconda produzione più grande mai registrata. In aumento la produzione mondiale di riso e grano, in calo invece quella di mais. E’ quanto emerge dal nuovo bollettino sulla domanda e offerta di cereali della Fao, pubblicato oggi.


Si prevede che la produzione mondiale di grano aumenterà, sostenuta dalle riprese della produzione in Asia come risultato dell’espansione delle aree e delle condizioni meteorologiche favorevoli, che hanno più che compensato i grandi cali tra i principali produttori in Europa. Si prevede che la produzione globale di cereali secondari diminuirà rispetto al suo livello record del 2023, principalmente a causa di un raccolto considerevole di mais prodotto a causa delle condizioni meteorologiche avverse. Nel frattempo, la produzione mondiale di riso nella stagione 2024/25 potrebbe raggiungere un massimo record di 538,9 milioni di tonnellate, rafforzata da piantagioni da record. Si prevede che l’utilizzo mondiale di cereali crescerà dello 0,5% a 2.857 milioni di tonnellate nel 2024/25, guidato dall’aumento del consumo alimentare di riso e grano. Si prevede che le scorte globali di cereali aumenteranno dello 0,6 percento a 889 milioni di tonnellate, in gran parte a causa di una prevista espansione delle scorte di riso. Ciò si tradurrebbe in un rapporto globale tra scorte e utilizzo di cereali del 30,6%, vicino ai livelli medi degli ultimi cinque e dieci anni.


Il commercio internazionale di cereali è ora previsto a 485 milioni di tonnellate, che rappresentano una contrazione del 3,9% rispetto al livello del 2023/24. Si prevede che il commercio globale di riso aumenterà, mentre quello di grano e cereali secondari diminuirà.complessiva nei LIFDC africani che dovrebbe rimanere vicina alla media, poiché si prevede che i raccolti inferiori nell’Africa meridionale saranno compensati da aumenti in altre regioni. Si prevede inoltre che le esigenze di importazione per questo gruppo cresceranno di circa l’8 percento rispetto alla media quinquennale, con un aumento che si concentrerà nell’Africa orientale e meridionale.

Fao: indice prezzi materie prime alimentari ai massimi a ottobre

Fao: indice prezzi materie prime alimentari ai massimi a ottobreRoma, 8 nov. (askanews) – L’indice di riferimento per i prezzi delle materie prime alimentari mondiali ad ottobre è salito al suo livello più alto in 18 mesi, guidato da un forte aumento delle quotazioni dell’olio vegetale. E’ quanto riferisce l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). In aumento i prezzi di tutte le materie prime alimentari: oli vegetali, cereali, latte e derivati, zucchero. In controtendenza solo il prezzo della carne, sceso dello 0,3% da settembre.


L’indice, che traccia le variazioni mensili dei prezzi internazionali di una serie di materie prime alimentari scambiate a livello globale, ha registrato una media di 127,4 punti a ottobre, in aumento del 2% rispetto a settembre e del 5,5% rispetto al suo valore di un anno fa. Tuttavia, l’indice è rimasto del 20,5% al di sotto del suo picco di marzo 2022. L’indice dei prezzi degli oli vegetali della Fao è aumentato del 7,3% a ottobre, raggiungendo il massimo di due anni a causa dell’aumento delle quotazioni dell’olio di palma, soia, girasole e colza, guidato principalmente dalle preoccupazioni sulla produzione.


L’indice dei prezzi dei cereali della FAO è aumentato dello 0,9% a ottobre, guidato dall’aumento dei prezzi all’esportazione di grano e mais. I prezzi globali del grano sono stati influenzati dalle condizioni meteorologiche sfavorevoli nei principali esportatori dell’emisfero settentrionale, nonché dalla reintroduzione di un prezzo minimo non ufficiale nella Federazione Russa e dalle crescenti tensioni nella regione del Mar Nero. Anche i prezzi mondiali del mais sono aumentati, spinti in parte dalla forte domanda interna e dalle difficoltà di trasporto in Brasile dovute ai bassi livelli dei fiumi. Al contrario, l’indice dei prezzi di tutto il riso della FAO è diminuito del 5,6 percento a ottobre, riflettendo quotazioni inferiori del riso indica guidate dalle aspettative di una maggiore concorrenza tra gli esportatori dopo la rimozione da parte dell’India delle restrizioni all’esportazione di riso non spezzato. L’indice dei prezzi dello zucchero della Fao è aumentato del 2,6% tra le persistenti preoccupazioni sulle prospettive di produzione 2024/25 in Brasile a seguito di prolungate condizioni meteorologiche secche. Anche l’aumento dei prezzi internazionali del petrolio greggio ha contribuito all’aumento delle quotazioni dello zucchero spostando più canna da zucchero verso la produzione di etanolo, mentre l’indebolimento del real brasiliano rispetto al dollaro statunitense ha limitato l’aumento.


L’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari della Fao è aumentato dell’1,9% a ottobre, con una media del 21,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’aumento è stato trainato principalmente dai prezzi internazionali più alti di formaggio e burro, mentre le quotazioni del latte in polvere sono diminuite. In controtendenza rispetto alla tendenza generale al rialzo, l’indice dei prezzi della carne della FAO è sceso dello 0,3% da settembre, principalmente a causa dei prezzi più bassi della carne suina derivanti dall’aumento dei tassi di macellazione nell’Europa occidentale in mezzo alla debole domanda interna e internazionale. I prezzi mondiali del pollame sono scesi leggermente a ottobre, mentre quelli della carne ovina sono rimasti stabili. Al contrario, i prezzi della carne bovina sono aumentati moderatamente, sostenuti da acquisti internazionali più forti.

Torna Bandiera Verde 2024, premio Cia a campioni agricoltura

Torna Bandiera Verde 2024, premio Cia a campioni agricolturaRoma, 8 nov. (askanews) – Ritorna Bandiera Verde Agricoltura, il riconoscimento promosso da Cia-Agricoltori Italiani, in programma mercoledì 13 novembre, alle 10, presso la Camera di Commercio di Roma, Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano in Piazza di Pietra. La XXII edizione dell’iniziativa Cia premia ogni anno i nuovi campioni dell’agricoltura tricolore, protagonisti della valorizzazione del patrimonio enogastronomico, paesaggistico e ambientale del Paese.


La storica cerimonia della Confederazione accoglierà, dunque, con il presidente nazionale di Cia Cristiano Fini e le istituzioni nazionali e locali, i premiati del 2024: aziende agricole, organizzazioni ed enti virtuosi che si sono distinti nelle 16 categorie, da Agri-young ad Agri-woman, da Agri-innovation ad Agri-welfare.

Fao: da abitudini alimentari dannose 8.000 mld Usd costi annui

Fao: da abitudini alimentari dannose 8.000 mld Usd costi annuiRoma, 8 nov. (askanews) – I costi nascosti dei sistemi agroalimentari mondiali ammontano a circa 12 000 miliardi di dollari all’anno. Di questi, il 70% circa pari a 8.100 miliardi di dollari è la conseguenza di abitudini alimentari non salutari ed è correlato a pericolose malattie non trasmissibili come le malattie cardiache, l’ictus e il diabete, con costi di gran lunga superiori rispetto a quelli legati al degrado ambientale e alle disuguaglianze sociali.


E’ quanto emerge da uno studio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), a cui hanno partecipato 156 paesi, presentato nell’ambito del rapporto sullo oStato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2024 (SOFA). Il rapporto aggiorna le stime dei costi, suddividendole per tipologia di sistema agroalimentare, e traccia una tabella di marcia per la trasformazione dei nostri sistemi agroalimentari. Dal rapporto emerge chiaramente che nei sistemi agroalimentari più industrializzati dei paesi a reddito medio-alto e alto, i costi nascosti globali scaturiscono in gran parte dai costi legati alla salute e, a seguire, dai costi nascosti dell’impatto ambientale. Nell’esaminare le ripercussioni sulla salute, il rapporto individua 13 fattori di rischio alimentare, tra cui una dieta povera di cereali integrali, frutta e ortaggi, un consumo eccessivo di sodio e l’elevata assunzione di carni rosse e processate, con marcate differenze tra i vari sistemi agroalimentari.


Tra i principali fattori di rischio alimentare una dieta povera di cereali integrali, un apporto insufficiente di frutta e ortaggi, un elevato consumo di sodio, e un elevato consumo di carni rosse e processate. Oltre ai rischi alimentari, anche l’impatto ambientale delle pratiche agricole non sostenibili concorre in modo sostanziale ad accrescere l’onere dei costi nascosti. Il rapporto SOFA 2024 sottolinea l’importanza di adattarsi ai contesti locali e di saper cogliere le priorità delle parti interessate, portando ad esempio studi di casi che si riferiscono a paesi e tipologie di sistemi agroalimentari diversificati, tra cui Australia, Brasile, Colombia, Etiopia, India e Regno Unito.


Nel complesso, il rapporto auspica una trasformazione dei sistemi agroalimentari ispirata a valori che ne promuovano la sostenibilità, resilienza, inclusione ed efficienza. Questa impostazione implica un allontanamento dalle tradizionali misurazioni di indicatori economici come il PIL, per fare affidamento sul metodo della contabilità dei costi effettivi, che tiene conto anche dei costi nascosti. “Le scelte che facciamo ora, le priorità che stabiliamo e le soluzioni che realizziamo determineranno il nostro comune futuro. Il vero cambiamento inizia con azioni e iniziative individuali, sorrette da politiche di sostegno e da investimenti mirati. La trasformazione dei sistemi agroalimentari mondiali è indispensabile per il conseguimento degli OSS e per garantire un futuro prospero a tutti,” ha dichiarato il direttore generale della Fao, QU Dongyu.

Coldiretti: raccolto orzo per birra ridotto per maltempo e siccità

Coldiretti: raccolto orzo per birra ridotto per maltempo e siccitàRoma, 8 nov. (askanews) – I cambiamenti climatici minacciano la birra italiana con maltempo e siccità che hanno causato gravi danni ai raccolti di orzo rendendo sempre più necessarie misure di sostegno alle imprese per tutelare un settore dalle elevate potenzialità. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti e Consorzio Birra Italiana in occasione della Giornata nazionale del luppolo italiano, con produttori provenienti da tutta Italia giunta a Palazzo Rospigliosi a Roma.


Il 2024 ha confermato le preoccupazioni sugli effetti del clima sui raccolti, con l’assenza di pioggia che ha penalizzato l’orzo, facendo drasticamente calare le rese, pur se il prodotto si presenta comunque di ottima qualità. Un fattore che rischia di diventare strutturale, mettendo in pericolo la crescita della filiera della birra 100% italiana dal campo alla tavola che sul territorio nazionale sta già vedendo lo sviluppo di esperienze importanti. Basti pensare al caso della Sardegna dove è stato avviato il primo progetto di filiera della birra, voluto da Coldiretti e dal Consorzio Birra Italiana per rilanciare la produzione brassicola sull’isola e creare un modello replicabile in altre regioni, con il coinvolgimento di 20 birrifici locali, un produttore di luppolo e una cooperativa di produttori di cereali.


Con l’Italia costretta ad importare il 65% del suo fabbisogno di malto d’orzo, ci sono dunque le condizioni per sostenere la crescita della filiera agricola dando alle aziende agricole una opportunità di diversificazione colturale delle produzioni, come sta avvenendo nel caso del luppolo, l’altro ingrediente fondamentale e simbolo della della birra. Nell’ultimo periodo si sta, infatti, assistendo a una sempre maggiore professionalizzazione di questo tipo di coltivazione, grazie anche all’azione del Consorzio Birra Italiana con il coinvolgimento di cooperative specializzate nella lavorazione. Per fare ciò, servono adeguate misure di sostegno a favore delle aziende, colpite dalle avversità atmosferiche ma anche da un aumento dei costi che è diventato strutturale nonostante la discesa dell’inflazione, riducendo i margini di reddito. Importante in tale ottica sarebbe il ripristino della riduzione sull’accisa per i microbirrifici, decaduto lo scorso anno. Occorre poi sviluppare soluzioni di Agricoltura 5.0 per contenere gli impatti del cambiamento climatico, anche sviluppando la ricerca genetica per sperimentare nuove varietà più resistenti.


La filiera della birra italiana artigianale vede oggi quasi 1200 birrifici in tutta Italia, di cui circa un quarto è agricolo, ovvero produce da sé le materie prime necessarie, secondo l’analisi del Consorzio Birra Italiana, con una percentuale in costante crescita. Al netto delle difficoltà causate da clima e dall’impatto delle crisi internazionali sui costi di produzione, la birra artigianale è entrata sempre più nelle case degli italiani, con una produzione di 48 milioni di litri, di cui quasi 3 milioni di litri destinati all’export e, un valore di oltre 430 milioni di euro sul mercato del fuori casa, garantendo 92.000 posti di lavoro tra addetti diretti e indiretti.

Bando Agea da 4 mln per acquisto confetture italiane per indigenti

Bando Agea da 4 mln per acquisto confetture italiane per indigentiRoma, 8 nov. (askanews) – Confettura extra di frutta prodotta con materia prima italiana e confezionata in barattoli da 330/400 grammi da distribuire gratuitamente agli indigenti tramite gli enti caritatevoli. E’ la fornitura richiesta da Agea attraverso la pubblicazione di un bando che si inserisce nel contesto degli interventi finalizzati all’approvvigionamento di derrate alimentari destinate in aiuto ai piu’ bisognosi. Il quantitativo di confettura di frutta richiesto è di 1.317.523,031 kg per un importo totale di 4.347.826,00 di euro, oltre l’IVA al 10%.


L’intervento rientra nel Programma annuale del Fondo Nazionale per gli indigenti approvato dal MASAF lo scorso giugno con uno stanziamento complessivo di 54.900.000 di euro per il reperimento sul mercato di 10 diverse tipologie di alimenti. Il bando è stato pubblicato anche sul sito dell’Agenzia e sarà gestito tramite la piattaforma di acquisizione dinamica della Pubblica Amministrazione SDAPA. Il termine per la presentazione delle offerte scadrà il 21 novembre prossimo. La procedura di gara scelta è quella ristretta con criterio di aggiudicazione del minor prezzo anche in presenza di una sola offerta. La distribuzione dei barattoli di confettura di frutta agli enti caritatevoli sarà suddivisa su tre lotti “territoriali”, avrà inizio a partire dalla stipula del contratto con i fornitori aggiudicatari e dovrà concludersi entro 80 giorni.


Si tratta del terzo bando pubblicato da AGEA tra i dieci previsti dal Programma annuale degli aiuti nazionali agli indigenti. Il primo, pubblicato nello scorso mese di ottobre, è relativo all’acquisto di latte UHT parzialmente scremato di origine italiana in confezioni da 1 litro per un quantitativo totale di 10.907.237,511 litri pari ad un importo complessivo di euro 9.816.513,76 (oltre IVA). Il secondo, pubblicato sempre ad ottobre, riguarda invece la fornitura di riso da risotto di origine italiana per un quantitativo minimo pari a 3.380.009,599 kg suddiviso in confezioni sottovuoto da 1 kg e per un importo di euro 6.422.018,24 (oltre IVA). “Abbiamo dato una decisiva accelerazione all’esecuzione degli interventi in aiuto agli indigenti – dichiara in una nota il direttore di Agea Fabio Vitale – calendarizzando l’esecuzione dei 10 bandi previsti dal Programma Nazionale annuale entro la fine dell’anno. Uno sforzo organizzativo necessario per concretizzare sul piano operativo l’input del Ministro Lollobrigida affinchè la distribuzione delle 10 derrate alimentare previste dal programma 2024 avvenga il più rapidamente possibile con l’obiettivo di rispondere puntualmente alle esigenze degli enti caritatevoli e quindi ai bisogni degli indigenti. Un obiettivo – aggiunge Vitale – che certamente riusciremo a raggiungere posto che i nostri uffici sono già riusciti a bandire e contrattualizzare tutti gli undici interventi del paniere 2024 finanziati con le risorse europee del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE +) per un importo complessivo pari a 57 milioni di euro”.


Il totale di spesa complessiva relativa ai 21 interventi che AGEA sta gestendo in aiuto agli indigenti grazie ai fondi nazionali e a quelli europei ammonta pertanto a 111.900.000 euro.

Il cappuccino una passione per il 91% degli italiani

Il cappuccino una passione per il 91% degli italianiMilano, 7 nov. (askanews) – Parmalat porta l’esperienza del cappuccino al bar a casa lanciando sul mercato latte barista, un latte vaccino Uht che permette di ottenere un cappuccino con la classica schiuma morbida. Il lancio è stato annunciato in occasione del Cappuccino day, insieme a una ricerca che esplora il rapporto tra gli italiani e questa bevanda


Il nuovo prodotto è un latte parzialmente scremato, con un alto contenuto in proteine che lo rendono adatto per essere montato. Senza conservanti, addensanti o additivi, può essere utilizzato per preparare un capuccino sia con il montalatte che con un cappuccinatore. Perchè quella del cappuccino è una vera passione per gli italiani: oltre il 91% dichiara di amarlo, e ognuno lo prepara e gusta a modo suo: c’è chi predilige tanta schiuma, chi la preferisce più leggera, e chi semplicemente non può rinunciare al cappuccino in qualsiasi sua forma. Il 38% lo consuma quotidianamente e si ritiene un “master cappuccinatore”. Altri, invece, lo riservano per i giorni più impegnativi. In ogni caso, per l’82% degli italiani il cappuccino è la bevanda ideale per iniziare la giornata e in particolare per la colazione, momento che il 78% dei rispondenti preferisce gustare a tavola. Ma la tradizione italiana parla chiaro: il cappuccino si beve la mattina. Anche gli intervistati di Parmalat confermano questa regola, con il 58% che non lo consumerebbe mai dopo pranzo. Eppure, tra gli amanti della tradizione, c’è anche un 17% che sceglie di sfidare le convenzioni e si concede un cappuccino a qualsiasi ora. Un ulteriore 24% ammette di averlo bevuto almeno una volta dopo le 12, raccontando di essersi sentito un po’ a disagio, consapevole sfidare una regola non scritta della tradizione. Di sicuro è adatto a ogni periodo dell’anno: il 71% degli intervistati lo apprezza, infatti, in ogni stagione, anche nei mesi più caldi, ma c’è anche chi preferisce sostituirlo con alternative più fresche durante l’estate.

Sugar Tax, Assobibe: avrà impatto disastroso su settore e filiera

Sugar Tax, Assobibe: avrà impatto disastroso su settore e filieraRoma, 7 nov. (askanews) – L’entrata in vigore della Sugar Tax avrebbe un impatto disastroso in termini economici e burocratici per il comparto e per la filiera tutta, compresi i distributori dei prodotti colpiti ed effetti contraddittori sulle casse dello Stato e l’impatto disastroso. Lo ha detto, a margine degli Stati Generali del Mercato Food & Beverage in Italia promosso da Italgrob presso la sede di Confindustria di Roma, Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia.


“Chiediamo a gran voce un tavolo di confronto, e in tempi rapidi, al MEF, MIMIT e MASAF – ha detto – per far comprendere le illogicità di questa norma, sottolinearne l’inefficacia verso qualsivoglia tema di salute e i danni economico-sociali certi che causerebbe ai produttori di eccellenze Made in Italy, ai cittadini consumatori e alla filiera agroalimentare. Auspichiamo un dialogo aperto e diretto tra Politica e Imprese affinché si possa tutelare il mercato interno e promuoverne lo sviluppo, senza nuove tasse e nuova folle burocrazia”. La possibile entrata in vigore della “Sugar tax”- attualmente prevista per il 1° luglio 2025, salvo emendamenti suggeriti da autorevoli voci della maggioranza, come Forza Italia – avrebbe ulteriori ripercussioni, secondo le stime di Assobibe, per un settore già in sofferenza su cui pesano: gli effetti dell’inflazione, con una maggiore riflessione negli acquisti da parte dei consumatori, l’aumento del costo delle materie prime e i forti rincari previsti dal 1° gennaio 2025 con l’entrata in vigore delle norme UE sulla plastica monouso.


Si stimano perdite, per tutto il settore, pari a oltre 2,2 milioni di euro con conseguenze gravi soprattutto per le piccole e medie imprese messe di fronte ad un aggravio di costi tra -25.000 e i -90.000 euro per gli adempimenti necessari al versamento mensile di questa nuova gabella. Inoltre, secondo Assobibe, le esigue entrate auspicate con l’ingresso della “Sugar tax” non tengono conto dei 275 milioni di euro di mancato gettito IVA conseguente alla contrazione del 16% delle vendite nel biennio successivo all’entrata in vigore della norma (dati NOMISMA). La Sugar tax inoltre “non solo aumenta vertiginosamente la pressione fiscale sulle imprese, ma incide fortemente sulla burocrazia andando, ad esempio, a introdurre ulteriori 70 procedure aziendali aggiuntive. La nuova imposta obbliga inoltre tutte le imprese a redigere, ogni mese, diversi prospetti dettagliati sul processo produttivo che non riguardano dunque direttamente la tassa, e alle PMI di compilare oltre 450 voci nella registrazione iniziale prevista, tra l’altro con obbligo di stampa della documentazione con un evidente impatto ambientale da non sottovalutare.


“Dobbiamo fare fronte comune con le altre associazioni di categoria e forze sociali contro una nuova tassa: non vogliamo sovvenzioni o aiuti, ma lavorare serenamente e poter investire”, ha commentato Giangiacomo Pierini ai margini degli Stati Generali del Mercato Food & Beverage in Italia promosso da Italgrob.

Inaugurata 126esima edizione di Fieracavalli: 700 azienda da 25 paesi

Inaugurata 126esima edizione di Fieracavalli: 700 azienda da 25 paesiRoma, 7 nov. (askanews) – “Fieracavalli è un evento straordinario dal punto di vista dei numeri, della forza di rappresentare un pezzo della nostra economia e una passione che lega tante persone di ogni età, unite dalla voglia di vivere a contatto con un animale affascinante come il cavallo. Oggi la filiera equestre rappresenta un elemento fondamentale di crescita sul quale il Ministero continua a impegnarsi, anche attraverso la promozione dell’ippica italiana”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che questa mattina ha dato il via all’edizione 2024 di Fieracavalli, il salone internazionale che per quattro giorni rende la Fiera di Verona la capitale del settore equestre.


Fino a domenica 10 novembre sono attesi in quartiere 140mila visitatori per ammirare oltre 2.200 cavalli di 60 razze che popolano i 12 padiglioni e le 6 aree esterne, per una superficie di oltre 128mila metri quadrati. Una manifestazione internazionale quindi, con 700 aziende espositrici da 25 paesi, a cui si aggiunge una campagna di incoming promossa da ICE Agenzia con una delegazione di top buyer provenienti da Arabia Saudita, Argentina, Cile, Hong Kong, Emirati Arabi, oltre ad altri 600 operatori da Austria, Slovenia, Croazia e Bosnia, selezionati da Veronafiere.


Alla cerimonia inaugurale di Fieracavalli, per Veronafiere erano presenti il presidente, Federico Bricolo, l’amministratore delegato, Maurizio Danese e il direttore generale, Adolfo Rebughini. Al taglio del nastro hanno preso parte anche il sottosegretario di Stato al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Patrizio Giacomo La Pietra; Luca Zaia, presidente della Regione Veneto; Flavio Massimo Pasini, presidente della Provincia di Verona; monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona; Luisa Ceni, assessora alle Politiche Sociali e abitative del Comune di Verona; Marco Di Paola, presidente della Fise-Federazione italiana sport equestri; Maurizio Croceri, curatore della nuova campagna di brand identity Fieracavalli. Per il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, Fieracavalli “è un simbolo di eccellenza, una manifestazione che da 126 anni rappresenta l’anima del mondo equestre”. “Verona oggi si riconferma il più grande centro ippico del mondo ospitando la 126ª edizione di Fieracavalli – ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia – ponendo il Veneto come destinazione privilegiata per il turismo equestre grazie alle sue ippovie e a un settore equestre in forte espansione. Con oltre 23.000 cavalli e 31.258 equidi totali, la regione si colloca tra le prime in Italia per numero di animali e strutture dedicate, attestandosi come punto di riferimento per appassionati, sportivi e turisti che vogliono vivere il territorio da una prospettiva unica”.