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Torna a Roma al Pigneto il tasting diffuso di vini naturali

Torna a Roma al Pigneto il tasting diffuso di vini naturaliRoma, 14 apr. (askanews) – Torna sabato 10 maggio Quartiere Vino Pigneto, l’evento romano dedicato al vino naturale e alla scoperta dell’impulso culturale del quartiere Pigneto. L’evento porta la firma di SO2, enoteca e società di distribuzione di vini naturali italiani ed europei attiva da molti anni nel settore, e di Vini Selvaggi, Fiera Indipendente di Vini Naturali nata nel 2019.


Dopo aver ritirato il calice, i partecipanti all’evento potranno incontrare cinquanta vignaioli provenienti da Italia, Francia, Spagna e Slovenia protagonisti della Degustazione Diffusa, che offriranno l’assaggio di oltre 400 etichette di vini naturali, prodotti secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Più di quaranta realtà, tra ristoranti, enoteche, studi d’arte e laboratori artigianali, ospiteranno le cantine.


Tra le novità di questa seconda edizione ci saranno le passeggiate guidate da due storici, che accompagneranno i visitatori della manifestazione alla scoperta delle vecchie osterie del Pigneto, raccontando aneddoti e curiosità legati a personaggi noti che le hanno frequentate, primo fra tutti Pier Paolo Pasolini.

Altroconsumo: colombe +20% e uova cioccolato +5,4% sul 2024

Altroconsumo: colombe +20% e uova cioccolato +5,4% sul 2024Roma, 14 apr. (askanews) – Sarà una Pasqua salata, almeno per quanto riguarda i prezzi dei dolci tipici del periodo. Secondo una indagine di Altroconsumo, infatti, i costi delle colombe sono saliti, rispetto al 2024, del 20%, mentre quelli delle uova di cioccolato solo del 5,4%, ma con picchi del 30%. Altroconsumo ha rilevato i prezzi di questi dolci in 30 punti vendita, 10 online e 20 fisici, tra Milano e Roma.


Tra i tre tipi di colombe in vendita (classica, farcita e artigianale) è la classica ad aver registrato il rincaro maggiore (+20%), passando da 9,98 a 11,96 euro al chilo. Si tratta di prezzi medi, ma dall’indagine emerge una forbice davvero ampia: il prezzo di una colomba classica può oscillare tra i 3,99 euro al chilo fino ai 31,90 euro. I costi delle colombe speciali, invece, sono saliti del 10%, con un prezzo medio di 14,06 euro al kg. Attenzione alle confezioni: qui le colombe sono più piccole, ma costano quanto le classiche e il prezzo al chilo aumenta come nel caso delle colombe Tre Marie. La tradizionale costa 14 euro al kg, mentre la cioccolato e pere 18 euro.


Alcuni marchi hanno puntato su proposte premium, per esempio Motta, che ha ritirato le colombe di fascia economica, sostituendole con varianti firmate dallo chef Bruno Barbieri, vendute tra 13,90 e 16,99 euro. Le colombe artigianali, invece, restano un prodotto di nicchia, il cui prezzo medio è pari a 38,40 euro al kg, ma può raggiungere anche i 50 euro al kg. Rispetto allo scorso anno qui gli aumenti sono stati contenuti e si sono fermati a solo l’1%. Per le uova di cioccolato, invece, l’aumento del prezzo rispetto allo scorso anno si è fermato al 5,4%, ma se si fa un confronto con il 2023 il rincaro ammonta al 13,1%. Queste percentuali, comunque, spiega Altroconsumo, evidenziano solo le variazioni proporzionali e non la spesa effettiva, infatti, il prezzo medio di un uovo di cioccolato è di 56,10 euro al kg, ma alcune raggiungono i 131 euro al kg.


A parità di marchio, non è il tipo di cioccolato a fare la differenza, ma il formato, la sorpresa contenuta e le licenze legate all’utilizzo di testimonial o personaggi di cartoni e serie tv. Ad esempio, l’uovo Bauli Latte Bimbo costa 52,67 €/kg, mentre quello Latte Animaccord Masha e Orso sale a 73,16 €/kg, quindi oltre 20 euro di differenza. Gli aumenti dipendono anche dai ritocchi su alcuni formati. Le uova Kinder da 150 g, ad esempio, sono salite da 11,99 a 12,99 euro (+8,3%) e costano al chilo il 39% in più rispetto a quelle da 320 g: 86,60 contro 62,47 euro. Anche i discount subiscono rincari: l’uovo Favorina da 250 g (Lidl) aumenta del 37,6% al chilo, mentre quello di Eurospin da 600 grammi costa il 20% in più rispetto al 2024.

A Bergamo la finale di Vegateau, contest pasticceria vegetale

A Bergamo la finale di Vegateau, contest pasticceria vegetaleRoma, 14 apr. (askanews) – Si terrà il 4 maggio a Bergamo la finale di Vegâteau, il contest dedicato alla pasticceria vegetale d’eccellenza. Dopo il successo delle edizioni locali in Lombardia, Vegâteau ha fatto il salto nazionale: oltre ai pasticceri lombardi quest’anno si sfidano professionisti dal Friuli Venezia Giulia fino alla Sicilia.


Ideato da LAV Onlus in collaborazione con Funny Veg, Vegâteau è un progetto culturale che mette al centro l’etica, l’ambiente e l’accessibilità: i dolci in gara sono 100% vegetali, pensati anche per chi è intollerante al lattosio o sceglie uno stile di vita più sostenibile. La finale si giocherà davanti a una giuria d’eccellenza: Marco Pedron (APEI), Umberto Rocca (Ristorante Joia), Luca Andrè (Funny Veg), Rossella Contato (Pasticceria Internazionale), Alberto Lupini (Italia a Tavola), Andrea Bonati (Consorzio Artigiani Pasticcieri Bergamaschi) e Luigi Groli (Consorzio Pasticceri Artigiani di Brescia).


Ma saranno anche i palati del pubblico a fare la differenza: 100 posti sono aperti per diventare “assaggiatori ufficiali”, e, tra questi, cinque saranno estratti per far parte della giuria popolare, coordinata dalla docente di FunnyVeg Academy Giulia Giunta.

Coldiretti: ora etichetta origine su tutti gli alimenti

Coldiretti: ora etichetta origine su tutti gli alimentiRoma, 14 apr. (askanews) – Con la maggioranza delle importazioni dalla Cina rappresentata da ortaggi e frutta semilavorati che finiscono per diventare prodotti italiani è importante tenere alta la guardia contro le frodi ma anche arrivare all’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti in commercio per tutelare consumatori e agricoltori. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente i dati diffusi dall’Agenzia delle Dogane e dei monopoli (Adm) alla vigilia delle celebrazioni della Giornata nazionale del Made in Italy, che ricorre il 15 aprile.


Secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, dalla Cina sono arrivati lo scorso anno prodotti per un valore di 871 milioni di euro. Il concentrato di pomodoro e gli altri ortaggi semilavorati sono i più diffusi. Al secondo posto c’è il pesce, davanti a preparazioni a base di frutta. Si tratta di ingredienti che finiscono spesso per diventare prodotti finiti spacciati per italiani approfittando della mancanza per molti cibi dell’obbligo dell’etichetta di origine. I rischi collegati alle importazioni da Pechino sono relativi anche alla presenza di possibili residui di antiparassitari vietati in Ue da decenni, micotossine, inquinanti ambientali da acque o terreni contaminati, migrazione e rilascio di sostanze tossiche da macchinari o contenitori non a norma. Inoltre, nel 2024 sono scoppiati 52 allarmi alimentari legati a prodotti provenienti dalla Cina, di cui molti di livello giudicato serio dal Rasff, il portale europeo per la sicurezza alimentare. Alcuni esempi sono la presenza di aflatossine oltre i limiti nelle noccioline, di norovirus nelle alghe congelate, di salmonella nel peperoncino.


Per Coldiretti è fondamentale garantire la piena trasparenza su quanto si mette nel piatto attraverso l’obbligo di indicare l’origine in etichetta su tutti gli alimenti in commercio, per questo ha lanciato in Europa una proposta di legge di iniziativa popolare con l’obiettivo di raggiungere un milione di firme. La misura renderebbe obbligatoria l’origine degli ingredienti su tutti i prodotti alimentari venduti nell’Unione Europea.

Da UniPisa nuova metodologia per salvare piante da estinzione

Da UniPisa nuova metodologia per salvare piante da estinzioneRoma, 14 apr. (askanews) – Circa due specie di piante su cinque nel mondo potrebbero sparire. Per questo motivo, è importante capire quali specie sono più a rischio e trovare i modi efficaci per conservarle.


E’ questa la sfida raccolta da un gruppo di ricercatori coordinato dal professore Angelino Carta del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa. Il risultato è stata una nuova metodologia basata sulla rilevanza evolutiva delle specie grazie alla quale sarà possibile integrare le collezioni attualmente conservate nelle banche dei semi. Lo studio pubblicato sulla rivista New Phytologist promette inoltre anche dei risparmi in termini economici. Al progetto hanno partecipato ricercatori della Stazione Biologica Doñana (Spagna), degli Orti Botanici di Ginevra (Svizzera), Meise (Belgio) e Kew (Regno Unito). L’analisi ha riguardato un imponente set di dati provenienti da 109 banche dei semi comprendente oltre 22.000 specie relative a tutta la flora d’Europa. E’ così emerso che le banche custodiscono una ricca varietà di piante, ma ancora non coprono completamente tutta la diversità evolutiva possibile. In pratica, alcuni “rami” dell’albero genealogico delle piante europee non sono rappresentati nelle collezioni. Le specie attualmente non conservate, ma il cui campionamento e stoccaggio in banca sarebbe fondamentale, sono sopratutto quelle che rappresentano un unicum evolutivo perché mostrano delle strategie riproduttive singolari o sono confinate ad aree geografiche limitate.


“Si tratta di un metodo che può essere personalizzato per adattarlo a diversi obiettivi di conservazione, fino all’esaurimento del budget disponibile – sottolinea Carta – La nostra ricerca rappresenta quindi un passo fondamentale per future azioni di conservazione, i risultati possono servire come base di discussione per promuovere nuove politiche, incluso la salvaguardia delle specie in via di estinzione, la resilienza dei sistemi agroalimentari e l’identificazione delle specie più adatte al restauro degli habitat in uno scenario di cambiamenti climatici”.

Consorzio abbacchio Igp: a Pasqua 300mila agnelli arriva da estero

Consorzio abbacchio Igp: a Pasqua 300mila agnelli arriva da esteroRoma, 14 apr. (askanews) – Su 550mila agnelli presenti in commercio durante il periodo pasquale, oltre la metà proviene dall’estero. Sono circa 300mila infatti i capi importati, spiega in una nota il Consorzio dell’Abbacchio Romano IGP, che spesso vivono in condizioni poco rispettose, senza garanzie di tracciabilità e di buone pratiche di allevamento. E vengono poi distribuiti a prezzi inferiori del 40% rispetto alla produzione certificata nazionale che conta 185mila agnelli.


Di questi, 35 mila provengono dal Consorzio dell’Abbacchio Romano IGP, su un allevamento totale di 75.100, nettamente inferiore rispetto al periodo pre-covid dove si contavano circa 120 mila esemplari. “Un calo sensibilissimo – spiega il Consorzio – dovuto in alcuni casi all’abbandono dell’attività da parte dei produttori locali e, in altri, alla scelta verso un allevamento non certificato”. “In un mercato dominato dal ribasso dei prezzi, la disinformazione mette a rischio le aziende locali che faticano a competere con le grandi importazioni straniere – sottolinea Natalino Talanas, presidente del Consorzio Abbacchio Romano IGP – E’ quindi importante sensibilizzare il consumatore. La consapevolezza risulta essere l’unica chiave per un’inversione di tendenza in grado di garantire lunga vita alla nostra tradizione che, nei secoli, ha plasmato l’identità paesaggistica e gastronomica della nostra regione”.


Il Consorzio, grazie al rispetto di un disciplinare rigoroso, si è negli anni distinto per un modello di allevamento etico e sostenibile. Gli animali sono nutriti esclusivamente con latte materno e piante spontanee della campagna laziale, seguendo i tempi e i luoghi della transumanza. Oltre a garantire la qualità del prodotto, questa tradizione contribuisce alla tutela del paesaggio e allo sviluppo rurale, unendo da millenni generazioni di pastori, colonna portante di questa produzione.

Nasce la prima linea spirits a base vino: un’opportunità nella mixology

Nasce la prima linea spirits a base vino: un’opportunità nella mixologyMilano, 13 apr. (askanews) – Una linea di spirits a base vino utilizzabile nell’ambito della mixology. A realizzarla The spiritual machine, start up torinese, e la cantina I vini di Maremma con l’intenzione, sottolineano le due aziende, di dare “un segnale della volontà di adottare un approccio propositivo di fronte al difficile momento del settore vitivinicolo”, investendo su un prodotto nuovo che guardi a nuovi segmenti di mercato e nuove tipologie di clienti.


Le muse dell’alchimia, questo il nome della linea che include nove spirits, includono un Vermouth rosso, un Vermouth bianco, un Mi-To, un bitter, un Amaro di vino, un vino ghinato, un Glogg, un amaro delle erbe, un Negroni. “Abbiamo voluto fortemente questa linea perché volevamo un modo diverso e nuovo per valorizzare il vino maremmano, il nostro prodotto locale, e mostrare quanto possa adattarsi anche ad usi diversi come la mixology – ha detto Donata Vieri, presidente della cantina I vini di Maremma – Non è casuale aver deciso di lanciare in questo esatto momento storico, per noi è una scelta coraggiosa di cui andiamo fieri, un simbolo del nostro approccio alla vita e al lavoro: siamo propositivi e guardiamo alle opportunità del futuro anziché focalizzarsi su quello che non va nel presente”.


Con questa linea, la cantina I vini di Maremma diventa la prima cantina italiana a lanciare un’intera linea di prodotti vinicoli che possono essere utilizzati nell’ambito della mixology, un settore dinamico che nelle previsioni dovrebbe raggiungere i 580 miliardi di valore entro il 2028 solo in ambito europeo. “Da diversi anni lavoriamo a questo tipo di prodotti che mettono insieme il mondo del vino e degli spirits – racconta Matteo Fornaca, founder e Ceo di The spiritual machine, che offre la possibilità di creare linee personalizzate di alcolici – Vediamo un interesse crescente da parte delle cantine nel tentare una via diversa e complementare per creare un nuovo prodotto, pur mantenendo la loro identità, innovando ma in una maniera a loro congeniale. Interesse che poi si rispecchia anche nei consumatori che sempre più stanno riscoprendo il piacere e lo storytelling dietro a spirits come il Vermouth. Siamo grati a ‘I vini di Maremma’ per aver creduto in questo progetto, aver avuto il coraggio di sperimentare ed essere pionieri insieme a noi”.


Il connubio tra vino e alcolici nasce da una visione della startup torinese The spiritual machine, che ha come obiettivo quello di offrire a chiunque la possibilità di creare la propria linea di alcolici artigianali. Attraverso un team interno e partner altamente specializzati, l’azienda torinese parte dall’idea di prodotto pensata dal cliente e arriva allo sviluppo di un prototipo e poi la messa in produzione. In questo modo le cantine vinicole possono creare prodotti premium come vermouth o amari o bitter, con una ricetta sempre diversa a seconda delle esigenze, a partire dal proprio vino. Questo permette di ampliare la propria offerta e penetrare mercati diversi, oltre che far leva sui nuovi prodotti per fini di branding.

L’IA arriva in cucina con Liffo: il robot che cucina (e impara) da solo

L’IA arriva in cucina con Liffo: il robot che cucina (e impara) da soloMilano, 12 apr. (askanews) – L’Intelligenza artificiale promette grandi cose, anche in cucina. E un esempio di quello che può fare ai fornelli non poteva che arrivare dall’Italia. E’ nato, infatti, nella Food valley Liffo, il primo robot da cucina dotato di IA che può preparare le ricette in autonomia, senza bisogno di supervisione, e capace di imparare a prepararne di nuove nel tempo. Insomma un personal chef di acciao, plastica, chip e App.


Concepito oltre 10 anni fa grazie a un’intuizione di Massimiliano Delsante e poi realizzato dalla startup emiliana Robomagister, guidata da Delsante e Stefano Pedrazzi, Liffo promette una vera e propria rivoluzione in cucina in uno spazio di 50 centimetri per 50 circa. A differenza dei tradizionali robot da cucina, grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, l’apparecchio riconosce gli ingredienti e, soprattutto, impara a cucinare nel tempo. Dispone, infatti, di una funzione di apprendimento che gli consente di imparare a preparare ricette e piatti della tradizione, per prepararli quando si vuole. Inoltre, il sistema di raffrescamento integrato, consente di conservare gli ingredienti fino a 24 ore prima di iniziare a cucinare. A completarne le funzioni, la capacità di preparare i piatti in autonomia, senza bisogno di supervisione: con la funzione di programmazione da remoto, e per mezzo di un’apposita App, può essere gestito direttamente dallo smartphone. La presenza di una telecamera integrata e di un’App dedicata consente di monitorare il processo di cottura a distanza, mentre la funzione stand by o annullamento offre la possibilità di sospendere, ritardare o annullare, sempre da remoto, la preparazione della ricetta.


Fin qui le carateristiche tecniche. Ma il know-how da dove arriva? Liffo per questo vanta partnership con istituzioni della tradizione culinaria italiana come l’Accademia Gualtiero Marchesi, Fratelli Desideri, Casa Artusi e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Accademia Gualtiero Marchesi firma alcune delle ricette storiche dello Chef Marchesi disponibili per la preparazione con Liffo e certifica la qualità dell’intero ricettario a disposizione degli utenti. Grazie alla collaborazione con Fratelli Desideri, l’automazione in cucina si unisce alla qualità di piatti realizzati dai più famosi chef stellati al mondo. Ma ci sono anche le ricette della tradizione culinaria italiana di Casa Artusi e l’impegno con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per progettare e costruire nuovi scenari di crescita sostenibile e modelli alimentari e culturali innovativi. In pre-order dal 10 aprile, Liffo dopo il debutto al Ces di Las Vegas è stato protagonista di uno degli eventi del Fuorisalone 2025 a Milano. Per le consegne, invece, occorrerà, invece, aspettare settembre.

Per i suoi 50 anni Mulino Bianco riporta in vita premi storici anni ’80

Per i suoi 50 anni Mulino Bianco riporta in vita premi storici anni ’80Milano, 12 apr. (askanews) – Hanno appassionato intere generazioni, milioni di famiglie impegnate a completare raccolte punti per vincere premi che nel tempo sono diventati veri e propri oggetti da collezione. Oggi alcuni di quei premi tornano in occasione delle iniziative per i 50 di Mulino Bianco. E lo fanno grazie alla collaborazione con alcuni brand italiani, come Ariete per il Fornetto Sfornabontà, Celly per la MulinoSveglia e Seletti per il portapane Pancestì.


Il “Fornetto Sfornabontà” è un elettrodomestico rétro che coi suoi colori pastello richiama l’atmosfera degli anni ’80, periodo a cui risalgono alcuni dei premi più noti di Mulino. La MulinoSveglia, invece, si ripropone in una versione digitale mentre il Pancestì è una veste moderna del portapane. Quello di Mulino Bianco, per i suoi 50 anni, è un omaggio a un pezzo di storia del brand, quello delle raccolte punti, che hanno contribuito alla fidelizzazione dei consumatori. La prima risale al 1978, che aveva in palio il celebre Coccio, una scodella in terracotta per la prima colazione che ricorda le tazze dove i nostri nonni consumavano la zuppa di pane e latte. Il Coccio è il capostipite di una lunga serie di regali: tazze, zuccheriere, biscottiere, bricchi, teiere, piatti, vassoi e tovaglie dall’inconfondibile fondo giallo e dai disegni un po’ naif. Per vincere il Coccio vengono raccolte oltre 600 milioni di “spighe” e alla fine 20 milioni di cocci sono entrati nelle case di 6 milioni di famiglie. Nel 1989 la “simpatica Sveglia” fece il suo debutto nei cataloghi della raccolta punti Mulino Bianco, dopo l’esordio del Mulino come radio nel 1988, con l’antenna che spuntava dal comignolo e che negli anni è diventata anche una custodia per i giochi da tavola e oggetti di cancelleria.


“Il ritorno di questi premi è un omaggio ai ricordi che, oggi più che mai, rappresentano un valore prezioso per l’azienda dopo mezzo secolo di storia – spiega Elena Bernardelli, vice president brand activation & consumer engagement Mulino Bianco – Quando le raccolte punti Mulino Bianco hanno fatto il loro debutto, hanno subito conquistato il cuore delle famiglie italiane, trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di costume. Erano più di una semplice promozione: diventavano un rito familiare, un momento di condivisione che univa grandi e piccoli, consentendo alla marca di vivere nella quotidianità delle famiglie italiane non solo con i proprio prodotti ma anche con oggetti iconici. Oggi vogliamo ricreare quella stessa magia, costruendo un ponte tra passato e presente. Questi oggetti non sono solo premi, ma simboli di una storia intrecciata di piccoli e grandi momenti che continuano a infondere calore e significato alle nostre vite”. I premi saranno in palio fino all’8 dicembre 2025.

Dazi, Unionfood: confidiamo in ruolo Meloni per scongiurare contromisure Ue

Dazi, Unionfood: confidiamo in ruolo Meloni per scongiurare contromisure UeMilano, 11 apr. (askanews) – “Sul futuro del made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana, nonostante la sospensione di 90 giorni annunciata nelle ultime ore per i dazi cosiddetti ‘reciproci’, che comunque tiene fermo il dazio aggiuntivo di base del 10% fino alla scadenza del termine dei 90 giorni. Confidiamo non solo nell’azione diplomatica dell’UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse”. Lo fa sapere in una nota Unione italiana food, associazione che riunisce 530 aziende alimentari italiane, a proposito della guerra commerciale innescata dai dazi Usa.


“La preoccupazione maggiore – prosegue – è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.