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Dal 14 al 17 settembre Reggio Calabria capitale gelato artigianale

Dal 14 al 17 settembre Reggio Calabria capitale gelato artigianaleRoma, 9 set. (askanews) – Reggio Calabria per 4 giorni, dal 14 al 17 settembre, diventerà la capitale italiana del gelato artigianale. Si svolgerà infatti sul lungomare il festival Scirubetta, organizzato da Conpait, la Confederazione dei pasticceri italiani, insieme alla Città Metropolitana.


Il festival prende il nome da una specialità calabrese, la Scirubetta, che deriva dalla parola araba “Sherbet”: una bevanda fatta raccogliendo la neve fresca e aromatizzandola con miele di fichi, mosto cotto e, in tempi più recenti, con succo di agrumi, frutta, caffè e cioccolata. Oltre 34 maestri gelatieri provenienti da tutta Italia e non solo, si danno qui appuntamento per presentare gusti esclusivi e innovativi. I visitatori hanno l’opportunità di assaggiare una varietà di gelati artigianali, votando per il loro preferito attraverso un sistema di gettoni.


Con questa edizione gli organizzatori puntano a consolidare Scirubetta come uno dei festival più importanti nel panorama gelatiero nazionale. “In questa edizione avremo iscritti dal Giappone e dagli Stati Uniti. Siamo estremamente soddisfatti della partnership con la Città metropolitana che ci sostiene”, spiega in una nota il presidente Angelo Musolino.

Scocchia: Caffè ai massimi? Rischio non è solo caro-tazzina ma immigrati

Scocchia: Caffè ai massimi? Rischio non è solo caro-tazzina ma immigratiMilano, 7 set. (askanews) – Il prezzo del caffè ai massimi storici ha una duplice conseguenza: una nel breve periodo e di più immediata comprensione, l’altra nel lungo periodo e più difficile da immaginare. Perchè la prima ricade su un’abitudine quotidiana, l’altra su equilibri socio-demografici globali. Con l’impennata dei costi della materia prima “uno deve considerare che non solo aumenta il prezzo della tazzina del caffè, ma ci ritroviamo milioni e milioni di persone che spinte dalla fame, si riversano nei nostri Paesi”. A riflettere sulle conseguenze del rally del prezzo del caffè è Cristina Scocchia, che dal 2021 guida illycaffè. “La tazza del caffè, lo sappiamo tutti, sta aumentando: il prezzo della tazzina è aumentato del 15% negli ultimi tre anni, adesso in media costa 1,5 euro, seppure con grandi disparità tra città e città, e tutti sappiamo che purtroppo è destinato ad aumentare – ci ha detto a margine dei lavori del forum Ambrosetti – questo perché il caffè verde è ai suoi massimi storici: l’indice del New York Stock Exchange di settimana scorsa oscillava intorno ai 250-252 cents di dollaro per libra, è il 70% di più dell’anno scorso, è addirittura più del doppio dei 110 che ho visto a dicembre 2021 quando sono arrivata in Illycaffè”. E’ ovvio, osserva, che “se la materia prima, il caffè verde che tanto amiamo, passa da 110 a 250 è inevitabile che poi le aziende fino a un certo punto comprimono i propri margini, poi purtroppo devono aumentare i prezzi”.


Tuttavia non si può considerare solo il dato finale e protestare per gli aumenti. Occorre andare oltre e capirne le cause. “Questo fenomeno – osserva Scocchia – è dovuto soprattutto al cambiamento climatico, perché purtroppo assistiamo a meteo avversi dal Vietnam fino al Brasile, la siccità che si alterna a piogge torrenziali, e fa sì che l’offerta di caffè verde sia sempre inferiore alla domanda”. Poi però “ci si è messa anche la geopolitica perchè non poter attraversare il canale di Suez ma dover circumnavigare l’Africa significa container che ci mettono 20 giorni in più in media per le consegne e costi che lievitano. In più ci sono le speculazioni sulle soft commodities, ed ecco che si è creata la tempesta perfetta”. Questa tempesta perfetta però ha ricadute sua sul costo della tazzina di caffè, quindi al micro, ma anche a livello macro “perchè alcuni fattori come il cambiamento climatico sono di una portata e di una gravità tale per cui si pensa che da qui al 2050 la metà del terreno che oggi viene coltivato a caffè non sarà più coltivabile. E questo significa milioni di contadini che oggi vivono al limite della sussistenza e domani saranno spinti dalla fame a provare a emigrare”. L’esempio più immediato è quello dell’Etiopia “che ha tra i 2 e i 5 milioni di contadini. Se perderanno quel poco che hanno per vivere, avremo due milioni e mezzo di contadini in più etiopi che faranno qualunque cosa per venire in Europa. Quindi questa immigrazione climatica, oltre a tutte le altre conseguenze, è un dramma umanitario che mette in difficoltà anche la tenuta dell’Europa, perché è ovvio che noi non possiamo prendere un numero infinito di immigrati”.


A preoccupare è anche il fatto che “c’è ancora adesso da parte di una larga fetta di persone l’idea che sì il cambiamento climatico c’è, ci sono fenomeni meteo avversi, ma riguardano sempre altri. Non c’è ancora la chiara consapevolezza che da questa situazione non ci si salva ognuno per sé ma tutti insieme. C’è sempre di più la consapevolezza che c’è un cambiamento climatico in atto, che questo è dannoso, ma larghe fette della popolazione ancora pensano che sia un fenomeno che riguarda altri e che noi al massimo abbiamo Milano con i tombini che non reggono come ci è successo due giorni fa”. E invece ha risvolti di portata ben più ampia di fronte ai quali “forse si capisce di più perché è urgente” intervenire.

Filiera Madeo: la figlia del fondatore Anna Madeo nuova presidente

Filiera Madeo: la figlia del fondatore Anna Madeo nuova presidenteMilano, 7 set. (askanews) – Passaggio di testimone in casa Filiera Madeo, storica azienda agroalimentare calabrese: Anna Madeo, figlia del fondatore Ernesto, diventa presidente dell’azienda. L’annuncio coincide con le celebrazioni per il 40esimo anno di attività dell’azienda, fondata nel 1984 da Ernesto Madeo partendo da un piccolo allevamento di suini neri nelle colline della Sila Greca e salvando questa razza dall’estinzione. Filiera Madeo, che ha sede nel Cosentino a San Demetrio Corone, è un gruppo agroalimentare che esporta in 26 Paesi del mondo, oggi la prima azienda del Sud Italia autorizzata ad esportare carni negli Stati Uniti. Conta oltre 150 tra dipendenti e collaboratori per un fatturato di quasi 26 milioni di euro nel 2023, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente.


Dopo la laurea all’Università Bocconi di Milano, Anna Madeo, 36 anni, è ritornata a San Demetrio Corone per guidare l’azienda di famiglia al termine di un percorso di formazione ed esperienze professionali internazionali. “Essere parte di Filiera Madeo significa non solo portare avanti un’attività di famiglia – ha dichiarato Anna Madeo – ma impegnarsi concretamente nello sviluppo della Calabria, delle sue eccellenze e nel generare valore per le comunità locali che, anche grazie a realtà come la nostra, hanno la possibilità di rimanere sul territorio e costruire, giorno per giorno, il futuro”. La scelta di costruire un nuovo futuro economico e sociale in Calabria è l’elemento chiave del concetto di “restanza”, a cui è ispirato il libro presentato durante l’evento celebrativo dei 40 anni di storia Madeo: “Il coraggio della restanza”, scritto a quattro mani – con la collaborazione dell’editor Annalisa Marchianò – da Ernesto Madeo e da Rosina Santo, moglie del fondatore e guida amministrativa dell’azienda fin dalla sua fondazione.


“Filiera Madeo è un miracolo del Sud Italia, un esempio di come l’amore per un territorio complesso ma dalla straordinaria ricchezza – ha commentato Enresto Madeo – la forza di una famiglia coesa e la capacità di creare sinergie possano dare vita ad una realtà economica innovativa, sostenibile, aperta ai mercati esteri e con un profondo senso della comunità che vive, studia, lavora e in questi luoghi può costruire il domani. Siamo orgogliosi di essere un esempio di successo per la Calabria, un messaggio che trasmetteremo il più possibile ai molti giovani che sono legati a questa terra”.

Ferrero entra nel plant based con Nutella: 10 anni di ricerca per il lancio

Ferrero entra nel plant based con Nutella: 10 anni di ricerca per il lancioMilano, 3 set. (askanews) – Dieci anni di ricerche, tentativi e fallimenti nel polo di Alba prima di mettere a punto la ricetta che in questi giorni arriva sugli scaffali dei supermercati. La Nutella 100% vegetale segna il debutto di Ferrero nel mercato plant based, un segmento che per quanto riguarda le creme spalmabili vale 30 milioni in Italia sul totale di 500. “E’ un mercato ancora molto piccolo” ha ammesso Stefano Lelli Mami, region marketing manager Nutella Italia in occasione della presentazione a Milano, ma il tasso di crescita nel breve periodo è stato del 31%. “Noi vogliamo entrare in questo mercato ed essere come sempre leader – ha aggiunto – Poi sarà il consumatore a dire quale sarà il prodotto migliore. Speriamo di averne fatto uno che piaccia a tutti”. Al momento i principali produttori sono europei e Ferrero con questo lancio punta ad allargare le dimensioni di un mercato, che guarda prevalentemente alla prima colazione (5,9 miliardi il valore del mercato italiano) ma non esclude altre occasioni di consumo.


Per creare un prodotto col 100% di ingredienti vegetali l’azienda di Alba ha dovuto di fatto eliminare il latte in polvere dalla ricetta. Ma la sfida, lunga un decennio come ci ha raccontato chi ha lavorato allo sviluppo della ricetta, è stata trovare un’alternativa che nel gusto e nella consistenza non alterasse il prodotto, a cui i consumatori sono molto affezionati. Tra i legumi i tentativi sono stati diversi, con lenticchie, fagioli e fagioli rossi ma alla fine la scelta è ricaduta sui ceci insieme a uno sciroppo di riso disidratato che di fatto è anch’esso una polvere. Una volta individuati gli ingredienti vegetali si è lavorato al bilanciamento della ricetta per trovare un equilibrio con gli altri che restano inalterati, inclusi l’olio di palma e le nocciole, caratteristici del prodotto. Sostituire il latte in polvere ha richiesto anche investimenti lungo la linea produttiva per mettere a punto un processo tecnologico nello stabilimento di Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, che garantisse quella che in azienda chiamano “Nutella experience”. Per quanto riguarda l’origine delle materie prime, a oggi arrivano da fornitori italiani ma in futuro, per quanto riguarda i ceci, ci si rivolgerà anche al mercato turco. “L’obiettivo è quello di dare la possibilità a sempre più italiani di iniziare la giornata con Nutella. É un prodotto adatto a chi è intollerante al lattosio, a chi è flexitariano, cioè a quella popolazione che negli anni ha deciso di limitare il consumo di prodotti a base animale – ha sottolineato Lelli Mami – Oggi i flexitariani sono circa il 25% della popolazione italiana, una parte cospicua, e sicuramente poi c’è quel 30% di italiani intolleranti al lattosio”. Il prodotto è certificato anche vegano “ma sono solo il 2% della popolazione, la Nutella plant based è pensata anche per loro ma il nostro bacino è principalmente quello dei flexitariani, mercato nettamente in crescita. Già da cinque anni vediamo delle crescite molto forti”.


Il lancio, che cade nell’anno del 60esimo compleanno della crema spalmabile Ferrero, nasce per rispondere a una sensibilità verso i prodotti vegetali che “è abbastanza sentita in tutta Europa, per questo abbiamo deciso di fare questo prodotto con una mentalità più globale che locale. Ora partiamo da Italia, Francia e Belgio e poi a partire da gennaio Germania e altri Paesi europei”, ha spiegato il manager. Il posizionamento della nuova arrivata nella famiglia Nutella in termini di prezzo (4,49 quello consigliato per il vasetto da 350 grammi) “è poco più alto rispetto alla media di Nutella, perché in questo caso siamo appena partiti dunque non abbiamo tutte le economie di scala che abbiamo con Nutella che invece ha un rapporto qualità-prezzo molto buono, molto competitivo. Gli altri player sono più piccoli e quindi hanno prezzi più alti perché non hanno economie di scala”. Ultima nota: 100% vegetale non vuol dire necessariamente più sostenibile. Gli obiettivi in termini green, confermano dall’azienda, sono gli stessi della sorella maggiore. Qui l’obiettivo è di mercato: allargare la platea di consumatori che già nel mondo è molto affollata.

Nutella plant based è sul mercato: niente latte ma ingredienti vegetali

Nutella plant based è sul mercato: niente latte ma ingredienti vegetaliMilano, 3 set. (askanews) – L’attesa è finita: in questi giorni sugli scaffali dei supermercati arriva la Nutella plant-based, la versione 100% vegetale della crema spalmabile di Ferrero. A 60 anni dal primo vasetto – era il 1964 quando la nuova crema a base di nocciole e cacao debuttava – l’azienda di Alba porta sul mercato la nuova ricetta che risponde innanzitutto alla domanda di chi segue una dieta a prevalenza vegetale senza bandire le proteine animali, i cosiddetti flexitariani, che in Italia si stima siano 12,5 milioni. Ma parla anche a chi ha intolleranze al lattosio. Nella nuova versione, che si distingue dalla classica per il tappo verde, infatti, dai sette ingredienti classici (zucchero, olio di palma, nocciole, latte scremato in polvere, cacao magro, emulsionanti: lecitine di soia, vanillina) scompare il latte. Al suo posto ingredienti di origine vegetale, come i ceci e lo sciroppo di riso, che la rendono adatta agli intolleranti, ma non a chi è allergico, avverte l’azienda, perché prodotta in uno stabilimento che il latte lo utilizza. Come la classica, anche questa versione è senza glutine ma in più è “certificata dalla Vegetarian society come ‘vegan approved’” strizzando l’occhio anche a chi ha abbracciato questo tipo di dieta.


Ferrero, leader nel mercato delle creme spalmabili che valgono circa 500 milioni, lancia Nutella 100% vegetale a partire da questo mese nella grande distribuzione organizzata in Italia, Francia e Belgio nel formato da 350 grammi mentre nel 2025 la distribuirà anche in altri mercati europei. Lo stabilimento produttivo, invece, è quello di Sant’Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino, dove Ferrero già produce, tra le altre cose, la versione classica della crema spalmabile. Le prime indiscrezioni della novità in casa Ferrero, che arrivano dopo il lancio estivo della Nutella gelato, risalgono alla fine dello scorso anno, quando fu depositato il marchio, ma in realtà la progettazione della linea di produzione, fa sapere ora l’azienda, è iniziata a gennaio del 2023 mentre le prime produzioni industriali sono datate giugno 2024, dopo circa 18 mesi dall’avviamento dei lavori.


Con il lancio di Nutella plant based, Ferrero intende ulteriormente rafforzare la propria presenza nel momento della prima colazione dolce. Un mercato che vale 5,9 miliardi di euro, di cui le principali categorie sono biscotti (33,3% ), merende calde (26,2%) e creme spalmabili (8,5%). Quest’ultima è una categoria in crescita (+4,3%). In questo contesto, le creme spalmabili “plant-based” rappresentano oggi, prima dell’ingresso di Nutella Plant-Based, un mercato in forte crescita, soprattutto nel breve periodo (+31% ) e con un valore complessivo che si aggira intorno ai 30 milioni di euro “Nutella Plant-Based è prodotta in Italia, presso lo stabilimento di Sant’Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino, a testimonianza dell’impegno del Gruppo Ferrero nel continuare a consolidare la propria presenza nel Paese e il proprio footprint industriale – afferma in occasione del lancio Stefano Lelli Mami, region marketing manager Nutella Italia. “Nell’anno delle celebrazioni per il 60esimo compleanno di Nutella, grazie allo spirito di innovazione e di imprenditorialità che da sempre caratterizza Ferrero, Nutella avrà la possibilità di scrivere una nuova pagina della propria storia. A pochi mesi dal lancio di Nutella Ice Cream, lanciamo oggi sul mercato anche la versione Nutella Plant-Based, realizzata con ingredienti di origine vegetale che, come alternativa al latte, integra ceci e sciroppo di riso, due ingredienti dal gusto delicato ed equilibrato, che hanno consentito di garantire l’inconfondibile gusto e la cremosità tipica di Nutella”.


Il brand Nutella, avrà ora la possibilità di ampliare ulteriormente la propria gamma di prodotti continuando a investire e ad affermarsi come brand globale.

Federvini: Commissione Ue scongiuri escalation dazi Cina su acquaviti

Federvini: Commissione Ue scongiuri escalation dazi Cina su acquavitiMilano, 30 ago. (askanews) – “Ove i dazi fossero applicati in via definitiva avrebbero un impatto molto significativo sull’export: il settore ha collaborato attivamente all’indagine fornendo tutte le informazioni richieste con tempistiche a dir poco fulminee, dimostrando la debolezza delle argomentazioni sollevate dalle autorità cinesi. Invitiamo alla massima prudenza, nell’auspicio che la Commissione europea scongiuri qualsivoglia escalation che andrebbe a colpire ingiustamente il settore”. Così la presidente di Federvini, Micaela Pallini, in merito all’annuncio del ministero del Commercio cinese, sulla “determinazione preliminare come esito dell’indagine antidumping, relativa alle acquaviti di vino e di vinaccia dell’Unione europea, che introduce dazi provvisori pari al 34,8% per le aziende che hanno collaborato e del 39% per quelle che non hanno cooperato, ovvero che non hanno partecipato alla redazione dei questionari”.


Secondo Federvini, il Mofcom “lascia aperto uno spiraglio di speranza, annunciando che, per il momento, i dazi non saranno attivati, mentre l’indagine resta in corso”. “Già altre volte – conclude Pallini – siamo stati al centro di guerre commerciali estranee al nostro comparto: in questo scenario generale di incertezza non è possibile incorrere nel rischio di bloccare improvvisamente un mercato”.

Lavazza: tra i big del caffè globali raccontando il piacere di una tazzina

Lavazza: tra i big del caffè globali raccontando il piacere di una tazzinaMilano, 27 ago. (askanews) – “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è?”, recitava Nino Manfredi in una storica pubblicità Lavazza degli anni 80. Quarant’anni dopo, Lavazza riparte da quel piacere per darsi un obiettivo ancora più ambizioso: diventare un brand globale e competere con big come Starbucks e Nestlé. Il nuovo posizionamento è suggellato dalla campagna “Pleasure make us human” con cui l’azienda torinese, prossima a spegnere 130 candeline, torna on air. In questo caso il piacere, anche piccolo come quello di un caffè, diventa l’antidoto per restare umani di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, che nella campagna assume le forme del robot Luigi, in omaggio al fondatore. A lui il compito di preparare e servire il caffè ai colleghi umani di cui invidia il piacere che provano quando lo bevono. E in segreto sogna un giorno di berlo anche lui. A interagire con Luigi due attori hollywoodiani del calibro di Steve Carell e John Krasinski, che portano il loro umorismo in una campagna destinata a vari media e Paesi.


“Sicuramente il tema dell’intelligenza artificiale oggi imperversa in maniera importante in tutte le conversazioni, certe volte anche un po’ anche a sproposito – ci ha spiegato Carlo Colpo, marketing communication director e brand home director del gruppo – Come Lavazza abbiamo deciso di ironizzare in modo positivo su questo tema e abbiamo individuato nella dimensione del piacere la nostra unicità: di fatto solo l’essere umano ambisce in qualche maniera a questa dimensione del vivere, del trovare piacere nelle esperienze di vita che fa, anche in quelle più piccole come il caffè. Quindi attorno a questa idea dell’intelligenza artificiale che prenderà un po’ il sopravvento noi vogliamo riportare al centro l’uomo e ribadire le sue caratteristiche uniche”. Lavazza, con il lancio di questa campagna, comunica anche un’evoluzione nella propria strategia di crescita, che punta a posizionarla come marchio globale. Dopo aver raccontato, infatti, la propria l’italianità, aver allargato lo sguardo a modi nuovi di intendere il caffè, diversi dall’espresso, ora si propone di parlare al mondo. “Questo terzo step è ancora più importante come magnitudo e ha l’ambizione di mettere Lavazza sul radar veramente dei brand globali – spiega Colpo – di creare attorno a Lavazza un posizionamento che trascenda qualsiasi tipo di confine e se vogliamo anche di origine, nel senso che andiamo ad astrarre il concetto di italianità rispetto ai cliché. Per questo siamo andati ad analizzare quale poteva essere il minimo come un denominatore dell’italianità e l’abbiamo individuato proprio nel concetto del piacere”. Partendo da piacere stesso del caffè e supportata dalle dimensioni “che abbiamo raggiunto a livello commerciale in tantissime geografie, dalla Cina agli Stati Uniti, oggi siamo nelle condizioni di poter sostenere questo tipo di posizionamento – afferma ancora Colpo – Non è semplicemente marketing fine a se stesso, ma una strategia di visione della nostra marca che accompagna quello che è in concreto sviluppo del business commerciale. Sicuramente oggi i nostri competitor sono i due, tre grandi marchi del caffè, questa lega a cui apparteniamo”. “Non voglio definirlo il passaggio ultimo ma sicuramente un passaggio evolutivo importante – sottolinea – che costruisce una marca veramente globale nelle intenzioni”.


Se dunque, nel pantheon dei personaggi che hanno fatto la storia della comunicazione di Lavazza, Carmencita e Caballero su tutti, ora arriva anche il robot senziente Luigi, è ai due attori americani, Carell e Krasinski, che è affidato il compito di esaltare questo respiro globale. “Loro sono la quintessenza di una comicità intelligente, sofisticata, che è propria anche di Lavazza. Direi che questa storia è proprio un blend, una ricetta ricca di tanti ingredienti e loro sono uno degli elementi portanti perché riescono a regalare comicità, questo sorriso e questo effetto sorprendente. La scelta è coerente con il messaggio di un’ambizione globale della nostra marca che due personaggi non stereotipati sul concetto dell’italianità hanno interpretato nella loro carriera. Non da ultimo, poi, l’importanza del mercato americano per i nostri prossimi piani ha fatto sì che la scelta cadesse su personaggi che hanno una una forte rilevanza culturale anche su quel mercato”. Certo la campagna cade in un momento per il mercato del caffè “bollente” con le quotazioni della materia prima in costante rialzo, per via dell’andamento dei raccolti nei Paesi d’origine, e i rischi di una ricaduta sui prezzi finali, che già in parte si sono visti. “Purtroppo – ammette Colpo – è stato imprevedibile questo trend. Nonostante i presupposti del cambiamento climatico ci fossero tutti, sicuramente nell’intensità e nel tipo di oscillazione che sta avendo è decisamente complesso predirne l’andamento anche guardando avanti. Ahimè questo trend sembra piuttosto strutturale, non un episodio che si risolve nel giro di una stagione o di un raccolto”.


Questo mette nelle condizioni torrefattori come Lavazza e tutti gli altri che vogliono continuare ad acquistare materie prime di qualità e non sono disposti a rivedere i propri blend, “ad avere aumenti di costo importantissimi”. Per questo “quello lanciato da Lavazza è un segnale importante di una famiglia che vuole continuare a investire per crescere, che di fronte a questo tsunami rivede alcune cose, perché bisogna tutelare il business e le persone, però allo stesso tempo non si ferma”. Colpo non entra nel merito delle polemiche sul costo di due euro della tazzina al bar però “sicuramente già in questi anni abbiamo visto un aumento rilevante del prezzo del caffè. Il paradosso è che il consumatore pagandolo di più vorrebbe trovarlo ancora di maggiore qualità. E la promessa tradita al consumatore sarebbe ancora peggiore se a un aumento dei costi non corrispondesse un aumento o quantomeno uno standard qualitativo costante”. Nella negatività di questo trend, se l’auspicio è che “i costi col tempo rientrino”, Colpo vede anche un aspetto positivo ed è quello di “alzare un po’ il livello delle aspettative e togliere il caffè dall’angolo della commodity. Ovviamente mi augurerei che questo processo di maggiore cultura rispetto al caffè passasse per altre vie. Lavazza ci ha sempre tenuto che questo prodotto fosse di altissima qualità per tutti e non per pochi, quindi ci piacerebbe poter continuare a tenere questa mission”.

Urso: ok accordo sviluppo con Tino Prosciutti del presidente Orsini

Urso: ok accordo sviluppo con Tino Prosciutti del presidente OrsiniMilano, 27 ago. (askanews) – Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha approvato la stipula di un accordo di sviluppo relativo a un investimento di oltre 27 milioni di euro con Tino Prosciutti. Tino Prosciutti è un prosciuttificio del Parmense presieduto dall’attuale presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ne ha preso la guida dopo la morte del suocero, il fondatore, Lanfranco Fiandri.


L’accordo approvato da Urso prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale a Calestano (in provincia di Parma) dotato di impianti per la lavorazione della carne e di tutti i criteri necessari per ottenere l’ammissione al Consorzio dei produttori di prosciutto di Parma Dop. Il ministero, spiega una nota, “in considerazione dello sviluppo tecnologico del processo produttivo proposto dall’azienda, in linea con il modello “Industria 4.0″ e dell’efficientamento energetico del ciclo produttivo”, sosterrà l’investimento con la concessione di quasi 10 milioni di euro (9.984.650 euro) di agevolazioni nella forma del contributo a fondo perduto. L’accordo sarà gestito da Invitalia che, per conto del ministero delle Imprese e del made in Italy, svolgerà l’istruttoria per l’eventuale l’ammissione alle agevolazioni.


Il programma di sviluppo, presentato il 15 aprile 2022 e annunciato a dicembre 2023 dall’azienda – specializzata nel settore della lavorazione e della produzione del prosciutto crudo destinato principalmente ai grossisti e al canale fuori casa e in nuovi prodotti per l’industria dei salumi – prevede, spiega il Mimit, un incremento occupazionale di circa 70 lavoratori a tempo pieno o con contratto di somministrazione, e avrà un effetto positivo sulla filiera di riferimento, anche in considerazione degli oltre 360 fornitori dell’azienda localizzati prevalentemente in Italia. Grazie ai criteri strutturali tecnologicamente avanzati, il nuovo stabilimento, che andrà ad affiancarsi agli altri tre dell’azienda, potrà ottenere le certificazioni rispondenti alle normative per l’export negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, con un potenziale di crescita del fatturato derivante dai mercati esteri del +23%.

Barilla: pomodori e basilico locali, tracciabilità si fa con la blockchain

Barilla: pomodori e basilico locali, tracciabilità si fa con la blockchainMilano, 26 ago. (askanews) – Oltre 100.000 tonnellate di pomodoro italiano trasformate ogni anno in salse e sughi e oltre 6.500 le tonnellate di basilico che diventano pesto. Un basilico 100% italiano coltivato principalmente nei campi vicino allo stabilimento di Rubbiano a Parma dove nascono sughi e pesti con vasetti 100% riciclabili. Sono questi i numeri della stagione del raccolto di Barilla per quanto riguarda le filiere del pomodoro e del basilico, quest’ultimo da quest’anno tracciabile grazie a moderne tecnologie.


Per garantire la trasparenza verso i consumatori italiani, infatti, Barilla nel 2024 ha portato avanti la digitalizzazione della filiera del basilico fresco utilizzato per il pesto alla genovese. Il basilico (fresco e semilavorato) è il primo al mondo a essere tracciato tramite tecnologia blockchain, che consente di mettere a disposizione del consumatore la carta d’identità del basilico. A partire da luglio 2024, il QR code viene applicato sui vasetti di pesto alla genovese e alla sua variante senz’aglio distribuiti non solo in Italia, ma anche in altri 14 mercati Europei. Attraverso la scannerizzazione del codice, è possibile conoscere il luogo di coltivazione e tutte le informazioni testuali e fotografiche relative all’azienda produttrice. Il sistema di tracciabilità in blockchain è stato sviluppato in collaborazione con Connecting Food, ha coinvolto 50 unità operative, 19 aziende agricole e 6 fornitori, oltre allo stabilimento di Rubbiano in provincia di Parma. “Il basilico viene seminato in primavera, per essere raccolto d’estate: con la raccolta si parte al mattino presto, poiché bagnate dalla rugiada le foglie mantengono tutte le qualità in vista della trasformazione – racconta Simone Bernardi, titolare dell’azienda Agricola Bernardi di Collecchio (PR) – Viene colto a 15cm perché interessa il rapporto foglia-gambo, ma anche la croccantezza e il profumo intenso. Il nostro clima e il nostro suolo conservano le caratteristiche migliori per questo tipo di coltivazione”. “Il pomodoro nella zona di Parma e Piacenza è il filo conduttore della nostra vita. Per un prodotto eccellente il terreno non deve mai scendere al di sotto dei 13 gradi nemmeno durante la notte. Le piantine, invece, devono essere poste nel terreno in primavera, tra aprile e maggio, quando la temperatura è di 20-25 gradi. Il nostro è un impegno costante durante tutto l’anno per garantire un raccolto di qualità” ha spiegato invece Giuseppe Bonati, titolare dell’azienda agricola La Felina di Felino (PR).


Barilla vanta un rapporto più che ventennale con diversi produttori, fornitori e trasformatori italiani. Il pomodoro e il basilico utilizzati dall’azienda di Parma, infatti, si caratterizzano per l’origine italiana, l’integrazione con gli agricoltori del territorio (sono 37 i fornitori che collaborano con Barilla nella filiera del basilico) e per l’alta specializzazione e la competenza nelle tecnologie di trasformazione. Caratteristiche alla base delle quali c’è la volontà, spiega il gruppo, di stabilire rapporti di lavoro duraturi con i propri fornitori, fondati sul dialogo, sulla trasparenza e sulla soddisfazione delle controparti. Inoltre, per quanto riguarda il pomodoro per il mercato italiano ed europeo, Barilla acquista li acquista da trasformatori italiani, che lavorano prodotto 100% made in Italy. Tutti sono certificati Global G.A.P o seguono i disciplinari di produzione integrata regionali, a garanzia dell’applicazione di pratiche agricole sostenibili e responsabili. “Utilizzare materie prime di qualità, per Barilla, non è solo una necessità produttiva in chiave competitiva. È una responsabilità sociale ed etica – – afferma Cesare Ronchi, direttore acquisti materie prime del gruppo Barilla – Da qui nasce la volontà del gruppo di dar vita alla carta del basilico, un disciplinare per la coltivazione sostenibile, per la valorizzazione della biodiversità e delle comunità degli agricoltori. Mentre per i pomodori, Barilla si impegna ad acquistare esclusivamente quelli con certificazione di buone praticole agricole”.

Cantucci e Vinsanto nella moneta dedicata alla toscana della collezione numismatica 2024 della repubblica italiana

Cantucci e Vinsanto nella moneta dedicata alla toscana della collezione numismatica 2024 della repubblica italianaRoma, 5 ago. (askanews) – La Regione Toscana protagonista della serie “Cultura enogastronomica italiana – Vinsanto e Cantucci – Toscana”. La moneta, emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e coniata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, celebra la ricca tradizione enogastronomica della Toscana, in particolare due dei suoi prodotti tipici: il Vinsanto e i Cantucci. Inoltre, le maestose architetture della Cupola del Brunelleschi, del campanile di Giotto e della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio si fondono armoniosamente con il suggestivo paesaggio delle colline senesi. Creata dall’artista incisore Marta Bonifacio e prodotta presso le Officine della Zecca dello Stato, la moneta in cupronichel ha un valore nominale di 5 euro è in versione fior di conio con una tiratura di 7.000 pezzi.


Sul Dritto: In primo piano, i tipici cantucci e il Vinsanto toscani. Sullo sfondo, tarsie in marmo bicromatiche, tipiche del romanico toscano, che delimitano una finestra, con decori ispirati alla facciata dell’Abbazia di San Miniato al Monte di Firenze, da cui si scorge la Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, il Campanile di Giotto e la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio. A sinistra, in verticale, le scritte “TOSCANA” e “REPUBBLICA”; in alto, “ITALIANA”; in esergo, la firma dell’autore M. BONIFACIO. Moneta con elementi colorati. Sul Rovescio: In primo piano il caratteristico paesaggio delle colline senesi; sullo sfondo, distese di vigneti, coronati da cipressi, e il litorale toscano sul mar Tirreno; in alto, al centro, il cavallo alato Pegaso, inserito in uno scudo sannitico, simbolo della Regione Toscana. Ad arco, in alto, la scritta “SAPORI D’ITALIA”; al centro, in basso, il valore “5 EURO”; a destra, “R”, identificativo della Zecca di Roma; a sinistra, “2024”, anno di emissione. Simone Rugiati, noto chef e presentatore, commenta con entusiasmo: “Cantucci e vin Santo rappresentano l’essere toscani: storia, tradizione passione, stare insieme e energia sono caratteristiche di questo binomio che rappresenta appieno l’essenza di questa bellissima regione”.


Rugiati prosegue condividendo un ricordo personale: “Per me rappresenta il ricordo di mio nonno: il primo assaggio di vino è stato con lui. Da bambino mi hanno fatto provare un vino dolce in cui immergere i Cantucci, appunto il vinsanto. Erano nuovi quei sapori e mi sembrava che fosse lievemente differente in ogni sorso… Infine, lo chef sottolinea l’importanza di questa tradizione nella vita quotidiana toscana: “I cantucci ed il vin Santo si trovano in tutti i tipi di ristoranti in Toscana, così come nelle famiglie e dagli amici: l’inzuppare il biscotto nel vino è un momento di convivialità che lega fortemente i commensali.” Simone Rugiati ci invita così a riscoprire e celebrare le tradizioni culinarie che rendono unica la Toscana, attraverso il semplice gesto di condividere un dolce e un bicchiere di vin Santo.


La nuova moneta da 5 euro sarà disponibile per il pubblico in edizione limitata, rappresentando un pezzo unico che unisce l’arte della numismatica con la tradizione enogastronomica italiana.