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Fai-Federazione apicoltori: reintegrate due colonie apiario Masaf

Fai-Federazione apicoltori: reintegrate due colonie apiario MasafRoma, 10 set. (askanews) – Già nei prossimi giorni le due colonie dell’Apiario Masaf aggredite nei giorni scorsi dalla Vespa Orientalis verranno reintegrate con api italiane (Apis mellifera ligustica, Spinola 1806), la sottospecie che la vigente legislazione tutela grazie alla legge n. 313/2004 per la Disciplina dell’Apicoltura. Ad annunciarlo in una nota è la FAI-Federazione Apicoltori Italiani che, con specifica convenzione, ha in carico la gestione degli alveari ospitati dal ministero dell’Agricoltura nella propria sede di via XX settembre, a Roma. Un’iniziativa meritoria lanciata in occasione della Giornata mondiale delle api del maggio 2023.


In Italia e in Europa si stanno diffondendo infatti, già da diversi anni, molti predatori delle api mellifere e gli attacchi agli alveari, sia nelle zone rurali sia negli ambienti urbani, risultano sempre più frequenti specie nel periodo di massimo innalzamento delle temperature. Il caso recente dell’aggressione da parte di Vespa orientalis all’Apiario Masaf (gli alveari installati sulla terrazza del ministero dell’Agricoltura), “sebbene abbia richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica per la collocazione istituzionale di tale postazione, è di fatto il ricorrente scenario dinanzi al quale si trovano gli apicoltori, anche professionali, impotenti dinanzi a tali predatori e bisognosi quindi di procedere, a proprie spese, al reintegro delle famiglie distrutte da questo vorace calabrone”, spiega la Fai.

In Sardegna torna Saboris Antigus dal 27 ottobre al 22 dicembre

In Sardegna torna Saboris Antigus dal 27 ottobre al 22 dicembreRoma, 10 set. (askanews) – Torna con un calendario di appuntamenti che va dal 27 ottobre al 22 dicembre Saboris Antigus, storica manifestazione enogastronomica sarda giunta al suo undicesimo appuntamento, che punta a valorizzare due regioni storiche della Sardegna centro meridionale, la Trexenta e il Sarcidano. Ad aprire la manifestazione per l’edizione 2024 è il paese di Gergei, il 27 ottobre. A seguire ci saranno il 3 novembre Selegas e il 10 Serri, il 17 e il 24 Siurgus Donigala e Gesico. A dicembre, il 1° è la volta di Suelli, l’8 Guasila, il 17 Nurri e il 22 dicembre si chiude la kermesse a Mandas.


La rassegna vede protagonisti nove Comuni della Trexenta e del Sarcidano, uniti in un circuito di eventi supportato dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, che fa da guida in tutta la promozione dell’evento, e dalla Regione Autonoma della Sardegna. La nuova edizione si propone di ampliare l’ambito di discussione oggetto della rassegna fornendo dei momenti di confronto e dialogo su alcune tematiche legate al cibo e al consumo di cibo grazie ad alcuni eventi collaterali durante i quali alcuni ospiti di rilievo dialogheranno con alcuni chef sardi. Inoltre, è prevista la realizzazione di un ricettario in cui saranno protagonisti i piatti tipici della tradizione e le materie prime locali ma anche i nuovi approcci gastronomici. Per internazionalizzare la manifestazione, per la prima volta Saboris Antigus prevedrà la partecipazione di una regione straniera al festival, Creta.


L’isola greca, che sarà Regione Gastronomica Europea 2026, mostra infatti tantissime affinità con la Trexenta e il Sarcidano, come per esempio la coltivazione del grano, la produzione di olio d’oliva di alta qualità, nonché del miele e del vino, oltre a prodotti come le lumache.

Think Milk lancia campagna su consumo latticini a colazione

Think Milk lancia campagna su consumo latticini a colazioneRoma, 10 set. (askanews) – Consumare a colazione latte vaccino e yogurt, soprattutto come prima buona abitudine dopo il risveglio mattutino in vista del nuovo anno scolastico per gli oltre 7 milioni di studenti che stanno tornando ad affollare i banchi di scuola. E’ l’obiettivo della nuova campagna promossa dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane, realizzato da Confcooperative, con il cofinanziamento della Commissione europea, attraverso il progetto ‘Think Milk, Taste Europe, Be Smart’. La campagna si rivolge ai giovani e ai consumatori millennials con l’obiettivo di superare alcuni pregiudizi legati a questi alimenti e sostenerne il consumo.


E’ lo stesso Ministero della Salute a stilare un decalogo sul consumo consapevole di questi prodotti, presenti tra l’altro in tutte le linee guida mondiali per una sana alimentazione, associati al mantenimento di un buono stato di salute e ne raccomandano un consumo quotidiano. Tenendo a mente la “Regola del 3”: tre porzioni di latte e yogurt da 125 g al giorno (pari a tre bicchieri piccoli o tre vasetti), oggi latte e derivati mantengono un ruolo centrale all’interno di un’alimentazione bilanciata.

Rapporto Coop: la spesa alimentare non si taglia, ma c’è sempre meno carne

Rapporto Coop: la spesa alimentare non si taglia, ma c’è sempre meno carneMilano, 10 set. (askanews) – Il cibo e la salute sono gli unici consumi protagonisti dell’ottimismo con cui gli italiani da qualche mese a questa parte guardano al futuro. A raccontarlo è il nuovo Rapporto Coop, redatto dall’Ufficio studi di Ancc-Coop. In particolare la spesa alimentare in previsione subirà un taglio solo per una ristretta minoranza degli italiani: il 21% del campione dichiara che la aumenterà contro il 10% di chi intende diminuirla.


Ma a cambiare è anche l’approccio al cibo degli italiani. Per gli analisti dell’Ufficio studi Coop sono diventati dei food explorer, con una identità alimentare molto frammentata: coloro che dichiarano di averne una sono aumentati del 6% rispetto 2023 dipingendo una policromia di diete. Pur nel solco della tradizione, sono, infatti, molti gli italiani che rinunciano a un approccio dogmatico e si aprono a nuovi stili alimentari. Se un italiano su tre (34%) infatti privilegia ancora la dieta mediterranea, si affermano le diete ricche di proteine non animali ovviamente, con l’iperproteico (7% dei consumatori, +2%) sul 2023, e tutti quegli stili attenti al peso forma; quindi, crescono il fit sport (6%, +2%) e il digiuno intermittente (7%, +3%) senza tralasciare che rimangono pressocché stabili il flexitariano, il reducetariano e il climatariano. In crescita anche i vegani passati dal 2% dello scorso anno al 4%, un segnale di come gli italiani guardino a un futuro con sempre meno carne anche per salvare il Pianeta. E a conferma di questo ci sono i comportamenti di acquisto e consumo dei giovani tra cui prevalgono tradizione e pragmatismo in cucina con un occhio sempre attento all’ambiente: tra i 18 e i 35 anni uno su due ha rinunciato o ridotto il consumo di carne mentre il 36% stanno valutando di eliminare o ridurre il consumo di carne in futuro. Circa un quarto di essi, infatti, (23%) si dichiara prevalentemente flexitariano, il 15% vegetariano e il 7% vegano. A ben vedere si tratta di stili alimentari orientati al benessere e alla sostenibilità. Da sempre, d’altronde il cibo è per noi italiani rispetto alla media europea più di un nutrimento fine a sé stesso. E coloro che pensano di rafforzare questa propensione sopravanzano di 36 punti percentuali chi la diminuisce; una differenza più alta di quella europea che si ferma a 31 punti percentuali. E sempre gli italiani sono anche gli unici, almeno a parole, a dirsi disposti a pagare di più per avere prodotti salutari (complessivamente e al netto di chi non sarà disposto, +15%; a fronte di una media Ue ferma a +1%).


Sempre di più la scelta del cibo passa quindi dalla testa piuttosto che dalla pancia e questo spiega molte delle rinunce in atto. In questo contesto il biologico torna dopo anni di appannamento tra i desiderata degli italiani: sono 24,8 milioni le famiglie già acquirenti con una penetrazione del 96,6% e 9,6 milioni gli italiani che nei prossimi mesi ne aumenteranno l’acquisto. Queste nuove sensibilità trovano una chiara avanguardia anche nell’approccio che le generazioni più giovani hanno nei confronti del cibo dove al pragmatismo nella ricerca del prezzo più basso (il 51% lo considera il fattore su cui basa la sua decisione di acquisto) si affiancano alternative più rispettose dell’ambiente (il 58% sceglie prodotti di stagione, il 39% privilegia freschezza e qualità). Il rapporto col cibo ha anche a che fare con il benessere personale da cui discende un vero e proprio culto del corpo. Accanto a una sana attenzione alla propria salute che tra l’altro spinge gli italiani nelle braccia della sanità privata impera il mantra del “tutti a dieta”, siano esse diete ipocaloriche, salutistiche e dello sport praticato oramai a vario titolo da quattro italiani su 10 (quasi 17 milioni di persone). Questo si porta dietro un’ossessione per i trattamenti estetici e la cosmesi, dove la parsimonia sembra attenuarsi e in certi casi scomparire; gli italiani spendono in media 350 euro all’anno per cure estetiche, la variazione di vendite di prodotti cosmetici (2024 su 2019) è a doppia cifra (+29%), fino a sfiorare comportamenti disfunzionali (8,6 milioni gli italiani che assumono o sono interessati a ricorrere a farmaci per il diabete per dimagrire).

Dopo 4 anni volumi largo consumo tornano a crescere: +0,9% in I semestre

Dopo 4 anni volumi largo consumo tornano a crescere: +0,9% in I semestreMilano, 10 set. (askanews) – Nel 2024 l’inflazione si azzera e i volumi del largo consumo, dopo quattro anni di cali, tornano in positivo: nel primo semestre 2024, infatti, sono cresciuti dello 0,9% rispetto al 2023, anche se restano ancora sotto i valori pre-covid. Solo nei canali iper, super e libero servizio nel primo semestre le vendite a volume sono state superiori a quelle del 2019 del 3,9%. Questi dati, a cui si aggiungono i due mesi estivi di giugno e luglio andati nel complesso meglio dello scorso anno, sono salutati con cauto ottimismo in vista della chiusura di fine anno dai vertici di Coop, a Milano per la presentazione del Rapporto 2024.


“I dati che mostrano uno stop alla caduta dei volumi del largo consumo sono senz’altro positivi, ma lo scenario dei consumi rimane ancora debole e caratterizzato da una grande volatilità. Se da una parte il quadro inflattivo sembra assestarsi, dall’altra si dovrà tenere conto del fatto che i prezzi, anche se stabilizzati, sono di fatto del 20% superiori a quelli del 2021 – dichiara Domenico Brisigotti, direttore generale Coop Italia – Stiamo assistendo a una ripresa della spinta promozionale, funzionale a sorreggere i volumi e allo sviluppo della competizione tra marche e tra i canali. Da una parte prosegue la crescita della marca del distributore e dall’altra quella del discount anche se sorretta dalle aperture”. In realtà la ripresa non è omogenea: “ci sono nuove famiglie merceologiche che stanno soffrendo” ha precisato Brisigotti come latticini, caffè, con il chicco verde ai suoi massimi storici, ma anche il suinicolo, alle prese con gli effetti della peste africana.


Per il resto dell’anno l’auspicio è che si consolidi una crescita intorno all’1% con una previsione ottimistica sul Natale rispetto al 2023, anno drammatico per il largo consumo. Anche se nell’ultimo trimestre di quest’anno verrà a mancare la “stampella” del trimestre anti-inflazione che nel 2023 aveva contribuito a una crescita dello 0,2% dei volumi. “Per la seconda parte dell’anno ho la speranza che non si perda quello che abbiamo recuperato, consolidare questo circa +1% sarebbe un cambio di rotta – ha detto Maura Latini, presidente di Coop Italia – Questo ci rassicura un po’ perché le promozioni stanno riprendendo un po’ di vigore. Durante la grande spinta inflattiva come Coop non abbiamo riversato l’aumento dei prezzi sui consumatori, ce li siamo tenuti in pancia. Adesso che l’inflazione si è fermata le promozioni trovano facilità di essere recuperate, tutte le insegne possono fare la loro politica commerciale. L’attenzione alla convenienza è cresciuta ulteriormente”.

Rapporto Coop, overworking e risparmio: così italiani difendono tenore vita

Rapporto Coop, overworking e risparmio: così italiani difendono tenore vitaMilano, 10 set. (askanews) – La parola chiave con cui gli italiani fanno i propri acquisti è il risparmio, di gran lunga il primo criterio di scelta sia che si tratti di un capo d’abbigliamento che di un’auto mentre la casa di proprietà resta un miraggio. E questo anche in un contesto di recupero dei redditi che spingono i consumi tornati, in termini reali, ai livelli pre-pandemia (+0,3% nel 2023 rispetto al 2019). A scattare la fotografia dei comportamenti d’acquisto degli italiani il “Rapporto Coop 2024 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” redatto dall’Ufficio studi di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori-Coop).


Dietro questo timido recupero però c’è un prezzo pagato dagli italiani perchè per difendere il proprio tenore di vita nel 2023 sono stati costretti a lavorare un miliardo e mezzo di ore in più rispetto a cinque anni fa. L’overworking è infatti la leva principale che sono stati costretti a muovere per ottenere redditi reali di poco superiori a quelli di 5 anni fa. Se è vero infatti che il potere di acquisto nel nostro Paese ha recuperato i livelli pre-pandemia e che oggi più di ieri sono diminuiti gli italiani che hanno vissuto situazioni di disagio profondo (l’ammettevano 20 milioni di persone nel 2022 rispetto ai 12 milioni di oggi) e che le famiglie in difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro passano dal 45% del 2023 al 33%, restano comunque ampie le difficoltà sociali del Paese. E anche questa faticosa tenuta è avvenuta al prezzo di un aumento delle ore lavorate. Ma le differenze tra i settori economici sono alte. Ad esempio, i redditi per occupato dei lavoratori della sanità sono calati dell’8,5%, quelli dell’istruzione dell’11,2% mentre per altri come il settore costruzioni o l’ambito immobiliare i redditi sono cresciuti rispettivamente del 4,6% e del 6,4%. Forse anche per questo a precisa domanda il 75% degli intervistati non esita a dichiararsi insoddisfatto in primo luogo della propria retribuzione.


In questo contesto di difficoltà sociali ed economiche dove le compravendite di case nel corso di quest’anno sono calate del 2,1%, anche i prodotti tecnologici a partire dallo smartphone, fino all’altro ieri oggetto dei desideri, hanno perso buona parte della loro attrattività e le vendite a volume nell’ultimo anno scendono di oltre il 6% e proprio lo smartphone con i suoi accessori (-7,4% e quanto a numero di pezzi quasi un milione in meno anno su anno) insieme alle tv e ai pc registrano cali significativi (mentre crescono prodotti tech per la cucina e il beauty). Sostanzialmente una vita a basso impatto dove l’essenziale diventa centrale, il superfluo viene drasticamente ridotto. Tra i comportamenti emergenti in fatto di abitudini di consumo non stupisce trovare il tema del riparare oggetti piuttosto che sostituirli (il 26% con maggiore frequenza in prospettiva) e il ricorso ai prodotti di seconda mano (nelle prossime intenzioni di acquisto dichiarate dal 24%). Ed è così che si fa largo un ripensamento significativo della propria identità. Per l’85% del campione indagato dal Rapporto Coop piuttosto che la capacità economica e lo status sociale è proprio la dimensione personale e privata a caratterizzare la percezione di sé stessi, a partire dalla famiglia, dalla propria situazione affettiva e anche dal dispiegarsi delle proprie doti etiche e morali. Anzi, l’acquisto e il possesso di beni smettono di essere aspirazionali e sembrano perdere per buona parte degli italiani quegli attributi di gratificazione personale e di riconoscibilità sociale che pure hanno caratterizzato una lunga fase della nostra società degli ultimi decenni. Una indifferenza per gli acquisti (coloro che aumenteranno gli acquisti solo per il mero piacere di comprare sono meno di chi invece aumenterà questo approccio di consumo, -3 punti percentuali) e uno strisciante de-consumismo che relega i forzati del lusso in una trincea sempre più minoritaria e oramai appannaggio solo dei super ricchi.

Psa, Assosuini: comparto suinicolo è in una situazione tragica

Psa, Assosuini: comparto suinicolo è in una situazione tragicaRoma, 10 set. (askanews) – L’intero comparto suinicolo si trova in una “situazione tragica” a causa dell’inarrestabile avanzata della Peste Suina Africana (PSA). E’ necessario “decinghializzare l’area più esposta e risarcire tutti i danneggiati” perché se non si riuscisse a fermare la diffusione del virus, si verificherebbe “una catastrofe per un settore che in totale ha un valore economico pari a 20 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi sono legati proprio all’export e occupa 100.000 persone in tutti i segmenti della filiera”. E’ il nuovo appello lanciato da Assuini che chiede che “lo Stato non usi allevatori come scudi umani”.


Già oggi il diffondersi della Psa ha influito gravemente sull’export, “perché nessun Paese è disposto a rischiare di introdurla entro i propri confini”. Nonostante le restrizioni imposte negli ultimi anni, infatti, l’export verso Canada e USA ha segnato una crescita del 30% nei primi quattro mesi del 2024, per cui le vendite all’estero sono l’unica possibilità di crescita economica. “I prodotti della salumeria italiana sono infatti molto amati all’estero – spiega Assosuini – ecco perché è urgentissimo finanziare le operazioni di controllo dell’epidemia. È vero, sono costose, ma sicuramente meno gravose dell’esplosione della PSA nell’intera filiera del suino”. L’associazione suinicoltori italiani chiede quindi di “rispettare le regole e fare uno sforzo di responsabilità collettiva che coinvolga la filiera in tutte le sue componenti, senza però cercare adesso di usare gli allevatori come capro espiatorio per le responsabilità e le misure non prese fino a qui”.


Sotto accusa il fatto che “sia fortemente sbagliato e un tantino ipocrita scaricare tutte le colpe sugli allevatori. Certo – spiegano in una nota – qualcuno non ha rispettato le norme di biosicurezza, non ha denunciato in tempo i casi sospetti e probabilmente ha accelerato il processo. Ma da qui a dire, come qualche funzionario fa, che il 90% dei contagi dipenda dalla filiera, ne passa. Prima di tutto, l’allevamento zero in questa catena epidemica è quello dei cinghiali, il cui proprietario è lo Stato”. Infatti, senza il bacino incontrollato dei cinghiali, “i nostri allevamenti sarebbero privi di PSA. Quindi, dopo 60mila capi abbattuti, è ora che ci diciamo la verità: o decinghializziamo l’area più esposta e risarciamo tutti i danneggiati, oppure il comparto è finito. E chi non avrà fatto abbastanza se ne prenderà la responsabilità”.

Roma Baccalà pensa alla sesta edizione dedicata al Giubileo

Roma Baccalà pensa alla sesta edizione dedicata al GiubileoRoma, 10 set. (askanews) – Cala il sipario sulla quinta edizione di Roma Baccalà, l’evento culturale e gastronomico che celebra il baccalà e lo stoccafisso, svoltosi a Roma dal 5 all’8 settembre al Parco Schuster, e già si pensa alla sesta edizione, che sarà dedicata al Giubileo e al rapporto tra cibo e religione con un focus rivolto al cibo dei pellegrini


Per 4 giorni a Roma il baccalà si è messo in mostra con una offerta gastronomica che ha visto oltre venti differenti versioni di baccalà in vendita, incontri con ospiti, esperti, chef italiani e internazionali, showcooking, una serata speciale dedicata alla cucina norvegese, due incontri con la cucina portoghese, un’area dedicata alla cultura gastronomica della Regione Calabria. Organizzato da Luca Broncolo, presidente di Verso Aps e Antonella Bussotti, amministratrice di Un/Lab, Roma Baccalà 2024 è stato un viaggio nel gusto a più voci, dalla Norvegia al Giappone, passando per il Portogallo e approdando in Italia con la tradizione calabrese e i sapori di Roma. La kermesse romana è stata anche sede dell’incontro “Patrimoni culturali immateriali nel mondo. Il Forum mondiale della cucina della tradizione patrimonio UNESCO per i 150 anni dei rapporti diplomatici tra il Messico e l’Italia”.

Movimento biologico europeo: serve riforma ambiziosa Pac 2027

Movimento biologico europeo: serve riforma ambiziosa Pac 2027Roma, 10 set. (askanews) – La Politica agricola comune ha bisogno di una riforma ambiziosa per consentire una transizione agroecologica dell’agricoltura europea che permetta di andare verso sistemi agroalimentari sostenibili ma con soluzioni che funzionino per gli agricoltori, la natura e la società. A sottolinearlo è IFOAM Organics Europe, il movimento biologico europeo che da oggi si riunisce in un congresso interamente focalizzato sulla propria visione della Pac futura.


A inaugurare il congresso un discorso di István Nagy, ministro ungherese dell’Agricoltura. Jan Plagge, Ppresidente di IFOAM Organics Europe, ha ribadito che il settore agroalimentare “sta affrontando molteplici sfide, quindi la PAC deve subire un’ambiziosa riforma per rimanere rilevante e garantire sostenibilità ambientale e socioeconomica. La PAC post-2027 dovrebbe supportare sia gli agricoltori che vogliono esserlo sia quelli che sono già più ambiziosi dal punto di vista ambientale”. Per questo, la futura PAC dovrebbe “anche ricompensare adeguatamente gli agricoltori che già lavorano con la natura e fornire benefici per le funzioni degli ecosistemi: questo deve basarsi su un approccio che coinvolga l’intera azienda agricola”. “Poiché la nostra visione per la PAC post-2027 è in linea con il Dialogo strategico sul futuro delle raccomandazioni dell’agricoltura – ha detto – contiamo sulla Commissione, sul Consiglio e sul Parlamento per attuare questo ampio accordo tra le parti interessate sul fatto che è giunto il momento di una riforma fondamentale della PAC”.


L’approccio proposto dal movimento, come ha spiegato Thomas Fertl, membro del consiglio direttivo di IFOAM Organics Europe e rappresentante del settore agricolo, è in tre fasi, per garantire la proporzionalità tra il livello di ambizione ambientale di un’azienda agricola e i finanziamenti che riceve, in base ad aree chiave: protezione del suolo, impatto sull’acqua, clima e biodiversità. “La nostra visione fa incontrare due obiettivi: premiare gli agricoltori che sono già impegnati in metodi di produzione sostenibili e supportare altri agricoltori in una graduale transizione all’agroecologia”, ha detto.

Arriva corso per barista sostenibile, zero sprechi dietro bancone

Arriva corso per barista sostenibile, zero sprechi dietro banconeRoma, 10 set. (askanews) – Arriva il primo corso di formazione per barista sostenibile, organizzato da Caffè Milani nella sede dell’azienda, a Lipomo. Il corso, alla prima edizione e unico nel suo genere, inizierà il 7 ottobre e sarà incentrato sulla sostenibilità necessaria per rendere il proprio locale un luogo green e innovativo. Durante una giornata di lavori, il corso propone un vademecum di buone pratiche di sostenibilità al bar, idee e proposte gastronomiche sostenibili e tecniche di comunicazione della sostenibilità. Dall’analisi dell’impatto ambientale all’attività pratica da svolgere dietro al bancone, dalla realizzazione di un menù green alle modalità di comunicazione dei propri valori sui social media.


Al termine delle giornate i corsisti avranno sviluppato le competenze per sviluppare una coscienza ecologica che permetta di applicare i concetti cardine e le best practice in tutti gli aspetti della vita quotidiana e lavorativa; implementare soluzioni responsabili nella propria attività; analizzare la filiera del caffè; strutturare un menu stagionale sostenibile, dalla colazione, al light lunch, agli aperitivi riutilizzando e dando nuova vita anche a ingredienti di uso quotidiano. Barista Sostenibile è uno dei corsi dedicati alla formazione di Caffè Milani e della sua accademia, Altascuola Coffee Training, nelle 4 sedi di Lipomo (Como), Milano, Sassari e Cagliari. Dal 2018 Altascuola Coffee Training è una vera e propria accademia IIAC (Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè), anche se la sua fondazione risale agli anni Novanta.