Lavazza entra nell’Istituto Espresso ItalianoRoma, 9 apr. (askanews) – Lavazza entra nell’Istituto Espresso Italiano (IEI), di cui oggi fanno parte 37 aziende aderenti con un fatturato aggregato di più di 700 milioni di euro, e utilizzerà la certificazione IEI per valorizzare “Tales of Italy”, la nuova collezione di miscele dedicate ai professionisti che reinterpreta la tradizione dell’espresso italiano in chiave moderna.
“Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a Lavazza all’interno dell’Istituto Espresso Italiano – commenta in una nota il presidente Luigi Morello – questa adesione rappresenta un passo importante per tutta la filiera e conferma il valore del nostro impegno nella promozione della cultura dell’espresso italiano, in Italia e nel mondo”. “Lavazza ha scelto di aderire alla certificazione dello IEI per valorizzare il lancio della nuova gamma Tales of Italy – ha detto Michele Cannone, Lavazza Brand Away from Home Director – attraverso questa collaborazione, vogliamo garantire standard qualitativi sempre più elevati, offrendo una certificazione riconosciuta e una formazione specializzata per i nostri trainer e baristi”.
Coldiretti-Terranostra: enoturismo cresce, stimato +10% in 2025Roma, 9 apr. (askanews) – Dalle degustazioni 3D, con gli occhiali per visitare le vigne mentre si assaggia il vino, al pilates e alla pittura tra i filari, fino all’astrotesting cresce il fenomeno dell’enoturismo con un aumento previsto delle presenze del 10% rispetto allo scorso anno. Lo riporta un’analisi di Coldiretti e Terranostra diffusa in occasione del Consiglio nazionale dell’associazione agrituristica a Casa Coldiretti al Vinitaly. A trainare il fenomeno – rileva Coldiretti – è soprattutto la spinta all’innovazione che viene dalle aziende vitivinicole, capaci di intercettare la domanda verso un tipo di turismo sempre più esperienziale che proviene da italiani e stranieri. Alle tradizionali degustazioni si sono così aggiunte attività che vanno dall’arte allo sport fino al wellness.
C’è chi, come in Toscana, ha collocato cavalletti da pittore in mezzo alle vigne del Chianti per offrire un’esperienza ancora più completa a turisti ed appassionati di arte. Accompagnati da un pittore-docente, i partecipanti imparano ed affinano le tecniche di disegno e pittura sorseggiando un bicchiere di vino della cantina. In Puglia, nel Leccese, si combinano degustazioni reali a tour virtuali della cantina e della vigna con gli occhiali 3D, ma si può anche fare pilates o yoga tra i filari o osservare le stelle e le costellazioni sorseggiando un calice di rosso con l’astrotasting. In Piemonte, nel Cuneese, a chi va in cantina viene dato un cesto con tutto l’occorrente per fare l’aperitivo con passeggiata tra le vigne, con il via libera ad assaggiare anche l’uva direttamente dal tralcio nel periodo in cui è matura
Un segnale importante viene in tale ottica anche dal nuovo Piano Ue per il vino – ricorda Coldiretti – presentato dalla Commissione Europea che riconosce l’enoturismo come un elemento chiave per diversificare e rafforzare il settore vinicolo europeo, contribuendo allo sviluppo economico delle regioni rurali e rispondendo alle nuove tendenze del mercato. “Solo i produttori di vino possono raccontare con autenticità la naturalità del loro prodotto: conoscono ogni fase, dalla vigna alla bottiglia, e ne custodiscono storia, territorio e passione – sottolinea la presidente di Terranostra Dominga Cotarella – Questo legame diretto diventa un valore aggiunto per i consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e alla trasparenza. In questo contesto, l’enoturismo sta diventando un potente volano di sviluppo per le aree interne, favorendo economia locale, valorizzazione culturale e promozione di pratiche agricole virtuose”.
Salame Felino Igp: fatturato 89 mln, export raddoppia al 5%Roma, 9 apr. (askanews) – Un fatturato al consumo a 89 milioni di euro, con una crescita del 16% negli ultimi 5 anni, e una quota export al 5%, raddoppiata rispetto al 2023. Sono alcuni dei principali dati economici relativi al 2024 comunicati dal Consorzio di Tutela del Salame Felino Igp, l’associazione che racchiude 13 aziende produttrici del celebre salume della Parma Food Valley a raggruppare circa 500 addetti tra lavoratori diretti e legati all’indotto.
Nel 2024 i valori produttivi del Salame Felino Igp sono rimasti in linea con l’anno precedente: a fronte di 5,3 milioni di chilogrammi di carne lavorata, 3,5 sono stati destinati al prodotto certificato, numeri che hanno portato il valore alla produzione a 46 milioni di euro. Mentre andando a ritroso, il Consorzio negli ultimi 5 anni, ovvero dal 2019 al 2024, ha visto aumentare il proprio fatturato del 16%, passando da 75 agli attuali 89 milioni di euro. Merito anche dell’ottima tenuta del preaffettato, che dai 526mila chilogrammi destinati del 2019 è arrivato ora a quota 573mila chili. Infine, per quanto riguarda l’export, il Consorzio del Salame Felino Igp è passato dal 2,5% del 2023 all’attuale 5%. All’interno dell’Unione Europea, Germania e Francia rimangono i mercati di riferimento mentre continua la crescita della Svizzera in una quota esportazioni che rimane prevalentemente legata al vecchio continente.
Umberto Boschi, presidente del Consorzio di Tutela del Salame Felino Igp, sottolinea che il 2024 è stato “un anno tutto sommato positivo, considerando un mercato schizofrenico per quanto riguarda il costo della materia prima, che ha purtroppo confermato i picchi del 2023. E il trend non è destinato a migliorare, considerando che nel periodo di alta richiesta, ovvero dopo l’estate, sappiamo già di dover fronteggiare un calo dei suini disponibili che non aiuterà il mercato”. Inoltre il Consorzio a inizio anno ha aggiornato il proprio disciplinare, già approvato dal Ministero e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La modifica principale riguarda il preso dei suini: non è più previsto il peso medio vivo, che era di 160 chilogrammi con 10% in più o in meno di tolleranza, quanto invece quello della singola carcassa, ora compreso tra 110,1 e 190 chili, rilevato al momento della macellazione.
Prandini (Coldiretti) a Meloni: da dazi impatto di oltre 3 mldRoma, 8 apr. (askanews) – “Stiamo affrontando un problema che è europeo e servono diplomazia e risorse europee. Qualsiasi risorsa sarà messa disposizione a livello nazionale per contrastare questo delicato momento dovrà essere distribuita in base alla percentuale di export per settore e quindi all’agroalimentare chiediamo venga destinato almeno il 13% circa”. Lo ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che nel pomeriggio ha partecipato al confronto a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per affrontare l’impatto dei dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani.
Prandini ha voluto sottolineare che i dazi avranno un “impatto che potrebbe superare i 3 miliardi di euro tra mancate vendite, stoccaggi, deprezzamenti e perdita di quote di mercato”. Durante il vertice a cui hanno partecipato le rappresentanze agricole, Prandini ha illustrato i dati che preoccupano e confermano come le tariffe al 20% decise dal presidente Trump colpiscano duramente l’export Made in Italy, minacciando un comparto strategico per l’economia nazionale. Ricordano che nel solo 2024, “l’agroalimentare italiano ha registrato un valore record di esportazioni verso gli Stati Uniti pari a 7,8 miliardi di euro”, Prandini ha rimarcato che il dazio “se applicato su questi livelli, rischia di tradursi in una perdita diretta di oltre 1,6 miliardi per gli importatori americani, che inevitabilmente scaricheranno i costi su produttori italiani e consumatori americani”.
Ecco che allora è la diplomazia che deve giocare un ruolo determinate con l’Europa che deve parlare “con un’unica voce – ha spiegato Prandini – senza seguire la logica del contro dazio che non porterebbe da nessuna parte ma rischierebbe di peggiorare una situazione già delicata”. Al termine dell’incontro, Prandini ha consegnato alla premier un documento contenete una serie di proposte per mitigare gli effetti delle tariffe e per sostenere le aziende: tra queste potenziare i fondi per l’internazionalizzazione e la valorizzazione dei prodotti autentici contro l’Italian sounding e sostenere accordi commerciali internazionali con reciprocità, per contrastare la concorrenza sleale e altre possibili soluzioni concrete. “È il momento dell’unità – ha aggiunto il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – del coraggio e della visione. Non possiamo permettere che anni di lavoro sui mercati internazionali vadano perduti per una guerra commerciale che penalizza tutti”.
Assolatte a Meloni: dazi, aprire confronto costruttivo con UsaRoma, 8 apr. (askanews) – “Serve aprire immediatamente un negoziato costruttivo con l’amministrazione americana, dimostrarsi disponibili a fare le necessarie concessioni utili ad ottenere l’azzeramento, o, almeno, la drastica riduzione dei dazi negli scambi tra un Unione Europea e Stati Uniti”. Lo ha detto Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, che oggi pomeriggio ha incontrato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per un confronto sul tema dei dazi USA.
Al termine della riunione, Zanetti ha confermato le preoccupazioni del settore per la situazione che si sta creando. I nuovi dazi, infatti, colpiscono duramente il settore lattiero caseario e avranno un effetto nefasto sui bilanci delle aziende del sistema latte Italia. Gli Stati Uniti rappresentano la prima destinazione extra europea per i formaggi italiani tradizionali. Nel 2024, le esportazioni in USA hanno superato le 40.000 tonnellate di prodotti, per un controvalore di 500 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto al 2023. Un primato costruito con molti investimenti e grande fatica.
“Tre quarti dell’avanzo commerciale del nostro settore è garantito proprio dall’export verso gli Stati Uniti, non c’è quindi un minuto da perdere – ha commentato Zanetti – Non è il momento di alzare barricate e siamo sicuri che la presidente Meloni saprà farsi portavoce anche dei nostri timori durante i determinanti incontri che la aspettano nei prossimi giorni”.
Dazi, Confcooperative a Meloni:sostegno imprese e rinvio Sugar TaxRoma, 8 apr. (askanews) – “Attivare misure di crisi Ue, prevedere sgravi fiscali sul costo del lavoro, semplificare accesso a strumenti per l’export e sostenere investimenti nelle rinnovabili” perchè “una contrazione del 10% dell’export agroalimentare potrebbe comportare la perdita di 18.000 – 20.000 occupati, in modo particolare nelle filiere del vitivinicolo e del lattiero caseario”. Sono le proposte avanzate oggi da Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, nell’incontro con il governo sui dazi Usa.
“No al muro contro muro – ha sottolineato Gardini – occorre piuttosto puntare sul dialogo per scongiurare una lunga guerra commerciale che rischia di lasciare sul campo migliaia di imprese e milioni di occupati su entrambe le sponde dell’Atlantico. Servono risposte immediate e strutturali per difendere il Made in Italy”. Per Confcooperative l’innalzamento dei dazi statunitensi sulle importazioni dall’Europa “minaccia di colpire duramente il settore agroalimentare italiano, con ricadute economiche e sociali che potrebbero superare i 400 milioni di euro di perdite solo nel comparto vitivinicolo e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro”.
Gardini auspica anche che la BCE non interrompa il percorso avviato di riduzione dei tassi di interesse per non appesantire ulteriormente le condizioni di accesso al credito per le imprese e propone al governo di attivare misure di crisi UE e stanziamento di fondi straordinari per compensare le perdite. In particolare sul fronte dei fondi comunitari l’attivazione di misure di crisi UE e stanziamento di fondi straordinari per compensare le perdite rimodulando anche la collocazione di risorse del Pnrr su alcune voci di spesa. Ancora, in tema di riduzione dei costi Confcooperative chiede di prevedere sgravi fiscali per i settori più colpiti e il rinvio della sugar tax prevista a oggi dal 1 luglio, l’estensione delle agevolazioni vigenti per le imprese industriali energivore di trasformazione alle imprese agricole che svolgono analoghe attività e sul fronte della burocrazia la semplificazione deel’accesso a strumenti per l’export (es. Simest) e rimuovere vincoli nell’uso dei fondi OCM vino.
Al Vinitaly premiazione concorso enologico per Istituti AgrariRoma, 8 apr. (askanews) – Si svolta oggi, a Vinitaly, la premiazione del Concorso Enologico per Istituti Agrari d’Italia, organizzato dal Masaf/Crea/Mim alla presenza del ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi e del sottosegretario al Masaf Patrizio Giacomo La Pietra, che hanno premiato le scuole vincitrici.
Il concorso, giunto alla 9 edizione, ha visto la partecipazione di 27 scuole, provenienti da 15 diverse Regioni, per un totale di 72 vini in gara, di cui 28 bianchi, 36 rossi e 8 rosati, suddivisi in tranquilli, spumanti, passiti, a denominazione IGP, DOC, DOCG, VSQ (Vini Spumanti di Qualità). I vini sono stati valutati in base a 5 categorie: vini tranquilli DOC e DOCG, vini tranquilli IGT, vini spumanti DOC, vini spumanti VSQ (vini spumanti di qualità), vini passiti. La giuria, composta da due diverse commissioni esaminatrici, ciascuna formata da 5 enologi professionali (3 interni CREA e 2 esterni), ha utilizzato la scheda per l’analisi sensoriale “Union Internationale des Oenologues”, che prevede un massimo di 100 punti. Hanno raggiunto il punteggio minimo (80 punti) per essere premiati ben 63 vini, a testimonianza del crescente interesse e della maggiore partecipazione delle scuole. Si segnala anche una maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente con 11 vini biologici presentati.
Il Crea Viticoltura ed Enologia quest’anno ha deciso di conferire un ulteriore premio, una targa al miglior vino classificato per ciascuna delle 5 categorie del concorso (vini bianchi tranquilli, vini rosati tranquilli, vini rossi tranquilli, vini spumanti, vini passiti). Infine, a latere del concorso enologico, la Sezione Idea Marketing lanciata da Crea e Renisa e dedicata alla comunicazione. Quest’anno, oltre a premiare il prodotto comunicativo più efficace in relazione al proprio vino, verrà insignito di un attestato di merito la classe che ha realizzato lo spot più efficace per convincere gli altri ragazzi a scegliere l’Agrario per proseguire il proprio percorso di studi.
Florovivaismo, La Pietra: no quarantena per Pochazia ShantungensisRoma, 8 apr. (askanews) – “Stiamo ricevendo segnali estremamente positivi in merito alla decisione di non includere la Pochazia Shantungensis, tra gli organismi da quarantena per le piante. Istituzioni e mondo della ricerca stanno lavorando insieme da tempo a supporto del sistema produttivo per scongiurare il rischio di gravi danni economici per il comparto florovivaistico nazionale, eccellenza italiana e leader delle esportazioni”. Lo annuncia in una nota il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra.
“Voglio sottolineare la validità del metodo di lavoro messo a punto anche in questa occasione e ringrazio il Comitato Fitosanitario Nazionale, coordinato dalla DISR 5 del Masaf e in particolare il Crea – ha detto La Pietra – nella persona del suo presidente, Andrea Rocchi, per la disponibilità dimostrata fin dal primo momento, venendo fisicamente sul territorio toscano, dove abbiamo una presenza estremamente rilevante di imprese florovivaistiche, per comprendere meglio la problematica e agire di conseguenza”.
Confagri a Meloni: trattare a livello Ue per tutela export in UsaRoma, 8 apr. (askanews) – “Chiediamo che l’Italia, in sede europea, si faccia promotrice di un’azione forte e coesa, nell’interesse del nostro sistema produttivo e della sua proiezione internazionale”. Così il vicepresidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, durante l’incontro svoltosi oggi pomeriggio sui dazi a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e i rappresentanti delle categorie produttive.
“L’agroalimentare italiano ha raggiunto nel 2024 un valore record di quasi 70 miliardi di euro di export, di cui circa 8 miliardi (oltre l’11%) destinati al mercato statunitense. Non parliamo solo di quantità, ma soprattutto di qualità e marginalità: gli USA rappresentano per molti prodotti agricoli italiani un mercato maturo, che valorizza al massimo il made in Italy autentico: vini, formaggi, olii, sughi, pasta, salumi”, ha ricordato Gambuzza. “Il nostro export agroalimentare è uno dei capisaldi dell’economia italiana. È essenziale – ha detto il vicepresidente della Confederazione – evitare che decisioni unilaterali mettano a rischio la competitività delle imprese e il lavoro di intere filiere”.
Per Confagricoltura l’impatto complessivo al momento è difficilmente quantificabile per il settore agroalimentare, ma, “tra i dazi e la verosimile riduzione dell’export italiano verso gli USA, si può stimare un danno intorno ai 3 miliardi di euro”. Alla luce del nuovo scenario commerciale, Gambuzza ha invitato inoltre a una riflessione sulla riduzione del potere d’acquisto dei consumatori statunitensi. Nelle trattative con Washington, per Confagricoltura è importante valutare anche la mitigazione delle barriere non tariffarie e l’inasprimento delle condizioni sui servizi digitali. A peggiorare il quadro, ha ricordato Gambuzza, si aggiungono tre fattori: l’applicazione differenziata delle aliquote daziarie tra i Paesi, ad esempio il 10% per i vini australiani rispetto al 20% applicato ai vini italiani, l’aumento dell’italian sounding, che colpisce direttamente l’identità delle nostre produzioni, e il possibile effetto boomerang sul mercato interno con l’ingresso di prodotti extra-UE a dazi ridotti o nulli.
Confagricoltura ha evidenziato al governo la necessità di un nuovo piano europeo con le risorse non utilizzate del PNRR e altri fondi UE per sostenere la competitività delle imprese sul mercato USA ed evitare fughe in avanti dei singoli Paesi nelle trattative con gli Stati Uniti.
Cia a Meloni: subito revisione Ocm vino e fondo azzera-daziRoma, 8 apr. (askanews) – Negoziare fino alla fine con una sola voce in Europa per scongiurare una guerra commerciale; agire sugli ostacoli burocratici e amministrativi che frenano la competitività delle imprese all’interno dell’Ue; esplorare e consolidare nuovi mercati oltreoceano; introdurre un Fondo comune “azzera-dazi” per interventi di compensazione economica e produttiva. Sono queste le 4 direttrici della strategia di sistema illustrata dal presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, all’incontro a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni, su come fronteggiare gli effetti dei dazi Usa.
“È chiaro che la prima azione non può che essere negoziale – ha detto Fini – Serve un’azione diplomatica forte e unitaria dell’Europa per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora. In questa partita, l’Italia può e deve essere capofila delle trattative per una de-escalation, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, con quasi 8 miliardi valgono circa il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)”. Accanto alla via della diplomazia, ha proseguito il presidente di Cia, “occorre intervenire sulle dinamiche che, seppur non tariffarie, influenzano le relazioni commerciali. Bisogna, quindi, iniziare a eliminare tutti quegli impedimenti di natura burocratica e amministrativa che ostacolano lo sviluppo del Made in Italy, semplificando il quadro normativo e i sistemi regolatori europei che frenano la competitività”.
Altrettanto strategico è per Cia il consolidamento dei mercati extra-Ue oltre gli Usa “come il Giappone e il Canada -ha spiegato Fini- così come è fondamentale l’esplorazione di nuovi mercati”. Un obiettivo non immediato, quello di nuovi sbocchi commerciali, che “deve essere ben supportato da politiche dedicate, come misure di promozione e formazione; strumenti di aggregazione produttiva e organizzativa; interventi per sviluppare la logistica e l’innovazione”. Sicuramente “c’è bisogno di riprogrammare subito l’OCM vino”. Da ultimo, ha evidenziato il presidente di Cia, “è assolutamente necessario stanziare risorse adeguate a sostenere gli agricoltori e i territori più esposti ai dazi di Trump”. A partire appunto dai produttori di vino, olio, pasta e formaggi e da regioni come la Sardegna o la Toscana.
In questo senso, secondo Fini “occorre prevedere l’introduzione di un Fondo europeo ‘azzera dazi’ da utilizzare per azioni di compensazione”. Interventi “anche in deroga alle regole Ue sugli aiuti di Stato, che potrebbero concretizzarsi in primis sotto forma di indennizzi per le perdite subite dagli agricoltori. In più – ha concluso il presidente di Cia – l’uso delle risorse comunitarie dovrebbe essere rivolto a ulteriori compensazioni ‘indirette’ che includano, ad esempio, misure per la riduzione dei costi dell’energia e degli altri fattori di produzione”.