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Dazi, Copagri a Meloni: promuovere made in Italy e diversificare

Dazi, Copagri a Meloni: promuovere made in Italy e diversificareRoma, 8 apr. (askanews) – Promuovere il made in Italy, diversificare i mercati, valutare un ricorso al Wto, istituire un fondo di compensazione per le perdite dirette delle aziende agroalimentari, introdurre un credito d’imposta per le imprese più colpite e sospendere alcuni obblighi del Green Deal. Sono le indicazioni date oggi dal presidente della Copagri, Tommaso Battista, alla premier Giorgia Meloni nel corso del confronto con le associazioni di categoria svoltosi oggi pomeriggio a Palazzo Chigi.


“I pesanti dazi del 20% imposti dall’amministrazione USA sulle merci provenienti dall’UE, oltre a rappresentare una pericolosa misura protezionistica, sono una vera e propria sfida che rischia di assestare un colpo durissimo alla tenuta di tutti quei comparti, primo fra tutti l’agroalimentare”, ha detto Battista, sottolineando che il settore ha nell’export uno dei loro punti di forza e che proprio gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati di sbocco. “Bisogna, quindi, mettere rapidamente in campo una risposta integrata e sistemica – ha proseguito Battista – coniugando la necessaria attività diplomatica con interventi di sostegno economico, oltre che di promozione del Made in Italy e di diversificazione dei mercati”.  “Oltre a valutare il potenziale ricorso al WTO – ha quindi suggerito il presidente della Copagri – è fondamentale ragionare con urgenza sulla possibile istituzione di un fondo di compensazione per le perdite dirette delle aziende agroalimentari, prevedendo il possibile coinvolgimento di SIMEST e CDP”, ha spiegato Battista invitando il governo a “lavorare anche sul versante delle agevolazioni fiscali, a partire dall’introduzione di un credito d’imposta per le imprese maggiormente colpite e sulla possibile sospensione di alcuni dei gravosi obblighi del Green Deal”. “Gli Stati Uniti sono un mercato strategico per l’agroalimentare italiano, con esportazioni che nel 2024 hanno superato gli 8 miliardi di euro, pari al 25% del totale comunitario”, ha ricordato Battista, facendo notare che “i dazi rischiano di provocare un calo dell’export stimabile tra il 10% e il 15% nel breve periodo, con punte del 30% per diversi prodotti simbolo della dieta mediterranea, quali vino, formaggi e olio extravergine d’oliva”. Senza contare, poi, le ricadute nel medio-lungo periodo, legate al rischio concreto che l’export italiano “venga rimpiazzato da quello di altri paesi con dazi più favorevoli e all’ulteriore rischio di vedere arrivare sul mercato comunitario, e di conseguenza nazionale, le produzioni agroalimentari precedentemente esportate negli USA e provenienti da paesi stranieri colpiti da dazi ancora più salati”.


Per Copagri è quindi “prioritario puntare sul canale diplomatico, lavorando per ottenere delle esenzioni mirate per le produzioni nazionali più colpite dall’incremento delle barriere tariffarie, e sul fronte commerciale, favorendo, attraverso appositi investimenti, l’ulteriore diversificazione dei mercati”.

La Pietra (Masaf): cucina italiana Unesco è giusto riconoscimento

La Pietra (Masaf): cucina italiana Unesco è giusto riconoscimentoRoma, 8 apr. (askanews) – “Siamo la nazione con il maggior numero di prodotti a denominazione a cui vanno sommati gli oltre 5mila prodotti tipici, che insieme fanno la forza e l’unicità del nostro patrimonio agroalimentare”. Lo ha detto il sottosegretario al Masaf, senatore Patrizio La Pietra, a Vinitaly a margine dell’evento “La cucina italiana e il valore della candidatura a Patrimonio dell’Umanità: tra tradizione e futuro”, tenutosi presso il padiglione Masaf.


“Insieme al vino la nostra cucina, grazie alle loro eccellenze, frutto di tradizioni millenarie e capacità produttive affinate nel tempo dagli italiani, sono per tutti noi motivo di orgoglio – ha ricordato il sottosegretario – di grande riconoscibilità nel mondo e volano economico di eccezionale portata per tutto il sistema Italia”. “Per questo l’avvicinarsi del traguardo del riconoscimento Unesco per la cucina italiana, come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità – ha aggiunto La Pietra – è per il Masaf, per il ministro Lollobrigida che sta lavorando quotidianamente per ottenere questo risultato e per tutto il governo Meloni, un appuntamento di estrema rilevanza che renderà il giusto onore al valore identitario della nostra cucina, agricoltura e cultura”, ha concluso.

Mic: per cucina italiana Unesco un maxi pranzo della domenica

Mic: per cucina italiana Unesco un maxi pranzo della domenicaRoma, 8 apr. (askanews) – “Stiamo progettando per il prossimo 21 settembre una grande iniziativa in tutte le città italiane ‘Il pranzo della domenica’, il più grande mai realizzato” per sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio Unesco. Lo ha annunciato il sottosegretario di Stato alla cultura, Gianmarco Mazzi, intervenendo al convegno ‘La cucina italiana tra tradizione e futuro’ che si è tenuto oggi al Vinitaly nello stand del Masaf.


Dell’evento “abbiamo già parlato al presidente dell’Anci, Manfredi – ha aggiunto Mazzi – Sarà una giornata dedicata a festeggiare tutti insieme la forza sociale, il valore culturale e l’unicità di un rito simbolo dell’Italia nel mondo”. A dicembre infatti l’Unesco si esprimerà a Nuova Delhi sull’esito della candidatura. “Si tratterebbe di un risultato strategico per tutto il sistema produttivo nazionale – ha continuato Mazzi – insieme al ministro Lollobrigida lavoriamo con determinazione per raggiungere questo importante traguardo.” “La cucina italiana è espressione di talento e creatività e la sua candidatura a Patrimonio Unesco – ha concluso il sottosegretario – ha un significato importante. Lo dimostra l’opera di Pellegrino Artusi, che ha codificato la scienza del gusto italiano, lo conferma la figura di Massimo Bottura, ambasciatore ed eccellenza nel mondo. La nostra cucina è un motore economico, un intero comparto che produce ricchezza e genera occupazione”.

Serpillo (Uci): no a dipendenza Ue da fertilizzanti russi

Serpillo (Uci): no a dipendenza Ue da fertilizzanti russiRoma, 8 apr. (askanews) – “La dipendenza dell’Unione Europea dai fertilizzanti chimici di origine russa è un inammissibile paradosso, reso ancor più tale in un contesto geopolitico delicato e in piena transizione ecologica”. Così in una nota Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), interviene su un tema che sta diventando sempre più centrale per la sovranità alimentare e la sostenibilità agricola del nostro Paese e dell’Europa.


Nonostante le sanzioni in vigore, infatti, l’UE continua a importare annualmente fertilizzanti dalla Russia e dalla Bielorussia per un valore stimato in 1,7 miliardi di euro, con triangolazioni commerciali che coinvolgono paesi terzi come Nigeria e Algeria. L’Italia rappresenta una quota inferiore al 10%, ma resta comunque esposta alla volatilità dei mercati internazionali e alle decisioni strategiche di potenze energetiche esterne. “Siamo in una situazione in cui il fabbisogno di azoto per le colture viene colmato con prodotti ad alto impatto ambientale e sociale, prodotti all’estero sfruttando gas a basso costo. È evidente che questa non può essere la direzione di un’agricoltura che vuole essere indipendente, moderna e sostenibile”, prosegue Serpillo sottolineando che bisogna invece putare sul digestato ed è il sottoprodotto derivante dalla digestione anaerobica negli impianti di biogas e biometano.


L’Italia produce ogni anno circa 48 milioni di tonnellate di questo materiale, già oggi utilizzato gratuitamente da molte aziende agricole limitrofe agli impianti. Ma nonostante il suo potenziale, il digestato è oggi penalizzato dalle stesse limitazioni previste dalla Direttiva Nitrati 91/676/CEE per i reflui zootecnici, con un limite di 170 kg di azoto per ettaro all’anno nelle zone vulnerabili. Una soglia che, secondo Serpillo, andrebbe urgentemente ripensata. “Queste regole nascono per proteggere le falde dagli eccessi di azoto, ma non tengono conto del comportamento reale del digestato nel suolo né delle tecnologie moderne che permettono di utilizzarlo in modo mirato, efficiente e sicuro. Non è accettabile che l’Europa ponga limiti rigidi a un fertilizzante organico e rinnovabile, e intanto tolleri l’ingresso di concimi chimici importati da regimi autoritari. Serve una revisione normativa che favorisca l’uso delle risorse locali, non che lo ostacoli”.

Ismea: in 2024 assicurati valori colture vegetali per 9,6 mld

Ismea: in 2024 assicurati valori colture vegetali per 9,6 mldRoma, 8 apr. (askanews) – Nel 2024 i valori assicurati delle colture vegetali hanno superato i 9,6 miliardi di euro, registrando un incremento del 5% rispetto alla media 2019-2021, antecedente allo shock inflazionistico del biennio 2022-2023, e confermando l’interesse in agricoltura verso strumenti di risk management. In parallelo, la dimensione media delle aziende assicurate è cresciuta del 19,8% rispetto all’inizio del decennio, segno di una gestione del rischio più strutturata e di una maggiore consapevolezza assicurativa da parte delle imprese.


E’ quanto emerso oggi durante l’evento organizzato da Ismea presso lo stand istituzionale del Masaf a Vinitaly 2025 dal titolo “Nuovi strumenti e prospettive per la prevenzione, difesa e gestione dei rischi nella filiera uva da vino”. Un momento di confronto sul ruolo delle assicurazioni agricole agevolate, sulle novità introdotte con la polizza SMART e sulla crescente importanza dell’approccio multidisciplinare, alla base della prevenzione climatica, a cui hanno preso parte il presidente e il direttore Ismea Proietti e Marchi e il presidente del Copa-Cogeca Massimiliano Giansanti. Nel comparto vitivinicolo, che si conferma il più assicurato tra le colture, le polizze agevolate continuano a mostrare una forte concentrazione territoriale: il 77% dei valori è localizzato tuttora nel Nord Italia, con il Veneto in testa, sia per volumi sia per adesione agli strumenti assicurativi. Tra le avversità maggiormente assicurate si conferma la prevalenza di eventi atmosferici ricorrenti, tecnicamente catalogati tra quelli di frequenza, come grandine, eccesso di pioggia e vento forte.


Una delle principali novità presentate nel corso dei lavori è la polizza SMART, introdotta nell’ambito del Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura (PGRA) 2025: una formula innovativa, semplificata e a basso costo, basata su valori indice in grado di remunerare il capitale di anticipazione e su perizie areali campionarie. Una soluzione che consente un abbattimento dei costi assicurativi superiore al 50% rispetto alle formule tradizionali e introduce risarcimenti fino al 90% del danno accertato per gli agricoltori del Centro-Sud (80% per il Nord). È inoltre previsto un aumento del 20% del limite di indennizzo a carico del Fondo mutualistico nazionale AgriCat per chi sceglie di aderire alla nuova polizza.

In 10 anni export vino italiano +60%, più della Francia

In 10 anni export vino italiano +60%, più della FranciaRoma, 8 apr. (askanews) – Negli ultimi 10 anni l’Italia è stato il paese il cui export di vino è cresciuto di più tra tutti i competitor: +60% contro il +51% della Francia e il +33 della Nuova Zelanda. E il vino italiano arriva oggi ai quattro angoli del pianeta, ma in alcuni di questi appare troppo concentrato. Il 60% dell’export vinicolo italiano infatti si concentra in appena 5 paesi, con gli Stati Uniti in testa (24%). La Francia presenta un indice di concentrazione (sempre rispetto ai primi 5 mercati di sbocco) del 51% (con un peso degli Usa del 20%), la Spagna è al 48% (incidenza Usa dell’11%). E’ quanto emerge dalla terza edizione del “Rapporto sulla competitività delle regioni del vino”, realizzato da Nomisma Wine Monitor in collaborazione con UniCredit e presentato oggi al Vinitaly durante l’incontro “L’Economia del vino: Strategie, Sfide e Opportunità tra Europa e Competitività”, presso lo stand di Confagricoltura.


Alla presentazione del Rapporto era presenta anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha detto: “gli agricoltori stanno affrontando da tempo difficoltà importanti: dall’aumento dei costi di produzione alle pressioni legate al clima. I dazi Usa aggiungono ulteriore incertezza e tensione finanziaria al nostro settore, colpendo produttori e consumatori. Garantire la nostra sicurezza alimentare deve essere la bussola dell’Europa, poiché la nostra sicurezza nazionale comune inizia proprio da lì. Il nostro auspicio arrivare a un negoziato che riporti a una relativa normalità”. Il rapporto sottolinea che, dopo un 2023 che ha visto l’import mondiale di vino contrarsi di oltre il 5% rispetto all’anno precedente, nel 2024 il tanto atteso rimbalzo non c’è stato. Considerando i primi 12 mercati di import di vino, solamente quattro di questi hanno registrato crescite nelle importazioni a valore: Stati Uniti, Canada, Cina e Brasile


Rispetto a questo scenario, l’Italia ha portato a casa un risultato positivo (+6% a valore), trainato soprattutto dagli spumanti tricolori (+9%) le cui esportazioni incidono ormai per il 30% sulle vendite frontiera complessive di vino italiano. Gran parte di questo merito è ascrivibile al Prosecco, il cui export è aumentato dell’11% nell’ultimo anno. L’export vinicolo italiano è concentrato anche a livello regionale: il solo Veneto pesa per il 37% sull’export di vino nazionale, seguito da Toscana e Piemonte con il 15% entrambi. Aggiungendo Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna si arriva ad un’incidenza dell’80%. Lo stesso poi si desume per i vini a denominazione. Guardando al peso degli Stati Uniti sull’export dei vini Dop, si evince come i bianchi del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia hanno nel mercato americano il principale paese di sbocco (48% del proprio export), così come per i rossi Dop della Toscana (40%) e a seguire i rossi del Piemonte (31%).

Paolo Bruni confermato presidente di Cso Italy

Paolo Bruni confermato presidente di Cso ItalyRoma, 8 apr. (askanews) – Paolo Bruni è stato confermato oggi all’unanimità presidente di Cso Italy per il prossimo triennio. Nel corso dell’assemblea, è stato anche rinnovato il consiglio di amministrazione, composto da Paolo Bruni, Ilenio Bastoni, Alessandra Campisi, Silvia Carpio, Massimiliano Del Core, Giuliano Donati, Vincenzo Finelli, Daniele Maria Ghezzi, Roberto Graziani, Mauro Grossi, Michele Laporta, Ennio Magnani, Riccardo Martini, Paolo Merci, Giancarlo Minguzzi, Patrizio Neri, Sonia Ricci, Fabrizio Risso, Marco Salvi, Mario Tamanti, Davide Vernocchi. E’ stato anche eletto il Collegio sindacale nelle persone di Luigi Argentini, Laura Fabbri e Gianluca Soffritti. Approvato anche il bilancio consuntivo 2024.

Grana Padano: dazi Usa preoccupano molto anche prodotti premium

Grana Padano: dazi Usa preoccupano molto anche prodotti premiumRoma, 8 apr. (askanews) – “Sta girando una tesi bizzarra che noi prodotti premium, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, non avremmo impatti troppo negativi dai dazi così come decisi da Trump. Questo, almeno per il Grana Padano, non è vero perché una fetta importante è venduta nel food service che risente molto di più rispetto alla famiglia medio alta spendente americana di rincari significativi dei prezzi dei prodotti inseriti nel loro paniere. Inoltre, essendo un prodotto molto stagionato, l’invenduto pesa sui magazzini penalizzando quindi il 100% del prodotto immagazzinato”. Con queste parole il direttore generale del Consorzio, Stefano berni, risponde alla teoria che tende a minimizzare l’impatto dei dazi sul Grana Padano.


Secondo la stima del Consorzio, questi dazi aggiuntivi del 20% potranno gravare sul sistema Grana Padano per circa 100 milioni di euro nei suoi primi 12 mesi di applicazione. “Ovviamente se non si trattasse di prodotto a lunga stagionatura il danno indotto sarebbe assai più lieve”, spiega Berni. Che i dazi danneggino anche i prodotti premium è già dimostrato: “noi del Grana Padano ne abbiamo avuto inconfutabile prova quando nel 2014 l’embargo russo post invasione in Crimea bloccò completamente le oltre 40.000 forme annuali che si stavano vendendo in Russia – ricorda Berni – Il danno allora venne quantificato a posteriori in quasi 100 milioni di euro, di cui 15 milioni circa per l’invenduto ma gli altri 70/80 per l’abbassamento delle quotazioni di mercato di tutto il formaggio”.


Nella sua analisi, Berni rileva che “di conseguenza il nostro calcolo è che potremmo perdere a causa di questi dazi 35-40.000 forme in USA con un danno diretto per l’invenduto di circa 25 milioni di euro ma con un più rilevante danno indotto sul magazzino in cui attualmente vi sono circa 6 milioni di forme per un valore medio di circa 2,3 miliardi di euro. Per cui sarebbe sufficiente che il formaggio perdesse appena un 3% del suo valore (solo circa 30 centesimi al kg) per arrivare ad un danno indotto di 75 milioni di euro”. Infine, il direttore generale sottolinea che “il sistema Grana Padano, indipendentemente dall’avvento dei nuovi dazi, sta intensamente e alacremente già impegnandosi fuori dall’Italia tant’è che nel 2024 il 51,2% della produzione è andata oltre confine e altrettanto si sta impegnando in paesi extra USA visto che gli stessi rappresentano neppur l’8% del totale esportato. Quindi non possiamo inventarci nulla di aggiuntivo all’estero”. Berni conclude con una nota di fiducia: “però come ce la siamo cavata post embargo russo e post dazi 2020 di Trump, ce la caveremo anche stavolta, ma è una grave penalizzazione di cui faremmo molto volentieri a meno”.

Masaf: sistema Italia sostiene con forza cucina italiana Unesco

Masaf: sistema Italia sostiene con forza cucina italiana UnescoRoma, 8 apr. (askanews) – La Cucina italiana protagonista oggi al Vinitaly allo stand Masaf con l’evento “La cucina italiana e il valore della candidatura a Patrimonio dell’Umanità: tra tradizione e futuro”. All’incontro hanno partecipato il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, quello alla Cultura con delega Unesco Gianmarco Mazzi, la presidente del Comitato promotore Maddalena Fossati Dondero, e Pier Luigi Petrillo, direttore della Cattedra Unesco e autore del dossier. Accanto a loro, due eccellenze del panorama italiano: lo chef stellato e Maestro della cucina italiana, Massimo Bottura e Dominga Cotarella, presidente di Terranostra.


L’evento ha posto al centro del dibattito la candidatura della cucina italiana a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, fortemente voluta dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, sottolineandone il valore identitario, sociale e strategico. Lo stretto rapporto tra cucina, cultura e agricoltura, come hanno sottolineato i relatori intervenuti alla conferenza. Un intero patrimonio di saperi, tradizioni, convivialità e sostenibilità, in grado di raccontare l’Italia nel mondo. Il pronunciamento dell’UNESCO è atteso per dicembre 2025. Nel frattempo, il Sistema Italia si prepara a sostenere con forza questa candidatura.

Coldiretti:donne nel vino, sono 14mila e puntano su sostenibilità

Coldiretti:donne nel vino, sono 14mila e puntano su sostenibilitàRoma, 8 apr. (askanews) – Sono 14mila le donne che lavorano nel settore del vino, quasi il 30% del totale. Spesso sono responsabili o titolari, con una netta propensione all’export e all’innovazione, a partire dalle pratiche enologiche. Molte imprenditrici agricole adottano, infatti, pratiche sostenibili come la vendemmia notturna, effettuata all’alba o al crepuscolo. Se ne è parlato a Casa Coldiretti nel corso di un incontro promosso da Donne Coldiretti, alla presenza della responsabile nazionale Mariafrancesca Serra.


Durante l’incontro sono state illustrati tre casi che vedono protagoniste altrettante imprenditrici del vino: José Rallo di Donnafugata in Sicilia, Sarah Dei Tos del Veneto e Monica Mariotti dell’Umbria. Proprio per sostenere l’impegno delle aziende al femminile Donne Coldiretti ha lanciato un progetto chiamato “Donne del vino”, con la promozione di eventi e degustazioni per promuovere i loro vini e la loro attività. Ma l’impegno guarda anche alla risoluzione dei problemi che continuano a gravare sulle imprese rosa, a partire dal gender gap in un settore percepito come tradizionalmente maschile.