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Vino, Oss. Uiv-Ismea: Italia chiude export 2023 a 7,8 mld euro (-0,8%)

Vino, Oss. Uiv-Ismea: Italia chiude export 2023 a 7,8 mld euro (-0,8%)Milano, 12 mar. (askanews) – L’export di vino italiano chiude il 2023 con una flessione tendenziale dell’1% nei volumi (21,4 milioni di ettolitri) e dello 0,8% in valore, a poco meno di 7,8 miliardi di euro. Si tratta, evidenziano le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv-Ismea, del terzo bilancio annuale in negativo registrato nel nuovo millennio, dopo la crisi economico-finanziaria del 2009 e l’effetto Covid del 2020. Ma al contrario dei due precedenti, rileva l’Osservatorio, il dato di quest’anno evidenzia difficoltà determinate non solo da variabili congiunturali ma anche da fattori di ordine strutturale, che sembrano peraltro accomunare tutti i principali Paesi produttori. L’Italia conferma comunque la sua leadership nei volumi esportati con la Spagna che scende a poco più di 20 milioni di ettolitri (-4,1%). Ma il 2023 si è distinto anche per un forte incremento di vini sfusi (+12%), destinati soprattutto alla Germania, la cui incidenza sulla tipologia pesa per quasi 2/3 delle esportazioni.


Rispetto alla leggera contrazione complessiva, si intensificano le difficoltà di quelle tipologie e aree produttive bandiera del made in Italy enologico. È il caso dei vini fermi a Denominazione in bottiglia, con i volumi a -6,2% per le Dop e a -4,3% per le Igp. Contrazioni più marcate rispetto alla performance complessiva italiana ma meno evidenti se rapportate a quelle della Francia, che chiude rispettivamente a -11% e -8%. In particolare, in linea con le tendenze mondiali, soffrono soprattutto i rossi del Belpaese, che scendono dell’8% per le Dop e del 6% nel caso delle Igp, un’impasse evidenziata anche dal calo delle esportazioni di vini comuni in bottiglia (-9%). Evidenze che si riflettono anche a livello regionale: -12,5% (volume) per i rossi Dop veneti, -10,5% per i toscani, -5,5% per i piemontesi. Sul versante bianchi, che vedono i Dop a -4,7% e gli Igp a -1,3%, gli Stati Uniti chiudono a -5%, bilanciati dal +3% del Regno Unito (dove però fanno male i veneti Dop, a -10%) e dal +2% dei Paesi Bassi. Stazionario il dato della Germania. Il quadro si fa più sfumato per gli spumanti, che dopo anni di crescita inarrestabile (+223% dal 2010 a oggi) cedono in volume il 2,3% (-1,7% per il Prosecco), con una crescita nei valori del 3,3% (Prosecco a +5,4%) in un contesto inflazionistico che ha favorito l’ascesa dei prezzi. Per lo spumante italiano il 2023 ha visto la caduta in volume nei primi due mercati mondiali (Usa a -12%, Uk a -4,4%), ma anche una buona crescita nell’Est Europa e un andamento ancora più sostenuto in Francia, con un più 25%. Un exploit al quale, secondo l’Osservatorio Uiv-Ismea, ha contribuito l’effetto sostituzione dello Champagne con il Prosecco (+21%) anche dettato dal minor potere di acquisto dei consumatori transalpini.


La geografia dell’export vede una divaricazione netta tra i risultati ottenuti nell’Ue, +5,6% volume e +4,1% valore, ed extra-Ue: -7,5% volume e -4% valore. In difficoltà i top cinque buyer fatta eccezione per la Germania che, forte del boom dello sfuso, chiude a +8,4% (volume). Negativo il bilancio delle esportazioni in Usa, con un tendenziale -9,1%, oltre che in Uk (-1,8%), Svizzera (-3,6%) e Canada (-11,3%). Bene l’export in Francia (+6,7%), a fronte di una forte contrazione nei mercati giapponese (-13,4%) e cinese (-22,3%).

Coldiretti: voto Ue direttiva Emissioni ennesima occasione persa

Coldiretti: voto Ue direttiva Emissioni ennesima occasione persaRoma, 12 mar. (askanews) – “Con il voto sulla direttiva emissioni industriali l’Unione Europea ha perso l’ennesima occasione di invertire la rotta, abbandonando le follie di un estremismo green che rischia di far chiudere migliaia di allevamenti, stretti tra una burocrazia sempre più asfissiante e la concorrenza sleale dall’estero”. E’ il primo commento del presidente della Coldiretti Ettore Prandini dopo la decisione degli europarlamentari riuniti a Strasburgo di votare l’accordo di trilogo senza emendamenti, quindi confermando l’inasprimento dei criteri per ottenere l’autorizzazione di impatto ambientale per le aziende avicole e suinicole. Resta, invece, l’esclusione delle stalle bovine dalla direttiva, anche se la Commissione potrebbe rivalutare la cosa nel 2026.


“Non ci fermeremo – aggiunge Prandini – e chiederemo di intervenire al nuovo Parlamento per correggere quelle scelte che penalizzano gli agricoltori italiani ed europei”. Ad essere colpiti saranno numerosi allevamenti di suini e di pollame di medie e piccole dimensioni, spiega Coldiretti, secondo cui “sopravviveranno soprattutto le aziende di grandi o grandissime dimensioni, continuando quel processo di polarizzazione delle imprese agricole contrario agli obiettivi della Commissione europea e non positivo per la tenuta del tessuto rurale italiano e, più in generale, europeo”.


Penalizzate tra l’altro le aziende suinicole coinvolte nelle produzioni a Denominazione di origine protetta (Dop) assoggettate ai nuovi oneri, mettendo a rischio un comparto chiave dell’economia agroalimentare, turistica e dell’export italiani.

Psa, Confagri: bene nuova strategia di contenimento dei cinghiali

Psa, Confagri: bene nuova strategia di contenimento dei cinghialiRoma, 12 mar. (askanews) – “Il nuovo metodo di identificazione e cattura dei cinghiali nei territori colpiti dalla PSA illustrato nella riunione al Ministero della Salute appare efficace. Confidiamo che con il coinvolgimento dei neo nominati sub commissari la situazione possa presto migliorare, valutando attentamente le aree interessate e la tempistica di intervento, a vantaggio di tutta la filiera suinicola, a partire dagli allevamenti”. Lo ha detto Giovanna Parmigiani, componente della Giunta di Confagricoltura, nell’incontro in cui sono stati anche presentati i tre sub commissari Mario Chiari, Giovanni Filippini e Simone Siena, appena nominati dai ministri Schillaci e Lollobrigida di concerto con il ministro Calderoli.


Parmigiani, ringraziando i sottosegretari La Pietra e Gemmato per la convocazione della riunione, ha auspicato che venga sempre garantita uniformità da parte delle autorità sanitarie locali nella gestione dell’epidemia negli allevamenti e nei macelli, nonché nelle misure di contenimento dei cinghiali, al momento assoluta priorità. Confagricoltura ha chiesto particolare attenzione verso i suinicoltori che stanno subendo pesanti penalizzazioni di mercato nelle zone di restrizione. “Occorre trovare soluzioni a riguardo – ha affermato Parmigiani – se non si vuole correre il rischio di depotenziare una parte essenziale della filiera”.


La strategia di contenimento presentata si basa sul partenariato pubblico-privato, la collaborazione con le associazioni della filiera e con le Regioni che stanno fornendo i dati necessari. Il nuovo metodo di azione è già stato sperimentato a Piacenza e si avvale della ricognizione, con i droni, in maglie del territorio della dimensione di 2×2 kmq che possono validamente essere esaminate con sistemi di rilevazione, anche notturni, per poi procedere alla cattura dei capi. Il sistema, ricorda Confagricoltura, fa seguito alla prima riunione tra i ministri Lollobrigida e Crosetto di fine agosto scorso ed è in pratica la concretizzazione della collaborazione con le forze armate. Saranno 176 le unità che saranno messe a disposizione, oltre ai mezzi tecnici.

Il Masaf apre le porte 23 e 24 marzo per Giornate Fai di Primavera

Il Masaf apre le porte 23 e 24 marzo per Giornate Fai di PrimaveraRoma, 12 mar. (askanews) – Il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste apre le porte ai visitatori in occasione delle Giornate FAI di Primavera, sabato 23 e domenica 24 marzo 2024.


Durante le visite, rende noto il Masaf in una nota, sarà possibile ammirare gli ambienti e le sale più rappresentative di questo palazzo concepito agli inizi del Novecento, che oggi custodisce numerose opere di artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tra cui quadri, affreschi, vetrate e decorazioni in ferro battuto, oltre alla Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura che conserva circa un milione di volumi. “Grazie all’accordo che abbiamo stipulato con il Fondo per l’Ambiente Italiano, il Palazzo dell’Agricoltura aprirà in via straordinaria ai visitatori insieme ai circa 750 luoghi coinvolti nelle Giornate FAI di Primavera. Abbiamo aderito con convinzione a questa iniziativa, che ha il merito di mettere al centro il patrimonio culturale e paesaggistico italiano, compresi luoghi solitamente chiusi al pubblico come la sede del Masaf, offrendo ai partecipanti un’occasione per apprezzarne e ricordarne il valore”, ha sottolineato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha evidenziato come “molte opere d’arte custodite all’interno del Ministero celebrano le attività e i valori delle comunità rurali, riservandogli un posto di rilievo in questa esplorazione culturale”.


Le visite, della durata di circa un’ora, si svolgeranno dalle 10 alle 18 in entrambe le giornate. La partecipazione è gratuita, con possibilità di contributo libero al FAI. I visitatori saranno attesi all’ingresso, in via XX Settembre 20, dove i volontari FAI faranno accedere e guideranno diversi gruppi in base all’orario di arrivo e ai turni di entrata.

Pe riduce soglie Aia per imprese settore suinicolo-avicolo

Pe riduce soglie Aia per imprese settore suinicolo-avicoloRoma, 12 mar. (askanews) – Il Parlamento Europeo ha approvato stamattina in via definitiva l’accordo raggiunto con gli Stati membri sulla revisione della direttiva sulle emissioni industriali con 393 voti favorevoli, 173 contrari e 49 astensioni, e del regolamento sul nuovo Portale delle emissioni industriali con 506 voti favorevoli, 82 contrari e 25 astensioni. La legge deve ora essere adottata anche dal Consiglio, prima di essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrare in vigore 20 giorni dopo. Gli Stati membri avranno poi 22 mesi per conformarsi a questa direttiva.


La direttiva sulle emissioni industriali regola l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e le nuove norme ridurranno le emissioni nocive degli impianti industriali e dei grandi allevamenti di suini e pollame. Secondo il relatore Radan Kanev (PPE, Bulgaria), il voto di oggi “dimostra l’impegno del Parlamento verso l’obiettivo emissioni zero del Green Deal e per la salute degli europei. Dimostra inoltre che questi obiettivi possono essere raggiunti senza imporre ulteriori oneri amministrativi alle imprese e in particolare agli agricoltori europei. Il voto sottolinea che i deputati capiscono le ragioni delle proteste degli agricoltori”.


Il voto potrebbe però avere grandi ricadute sulle aziende zootecniche suinicole e avicole, visto che la nuova legge prevede di estendere le misure sulle emissioni industriali agli allevamenti di suini con più di 350 unità di bestiame. Sono escluse le aziende che allevano suini in modo estensivo o biologico, e quelle che lo fanno all’esterno per un periodo di tempo significativo su un anno. Per il pollame, la direttiva si applica alle aziende con galline da uova in numero superiore alle 300 unità, e alle aziende con polli da carne con più di 280 unità. Per le aziende che allevano sia suini che pollame, il limite sarà di 380 unità complessive.


Inoltre, la Commissione valuterà, entro il 31 dicembre 2026, se intervenire anche sulle emissioni derivanti dall’allevamento di bestiame, come i bovini. E valuterà anche la possibile istituzione di una clausola di reciprocità per garantire che i produttori al di fuori dell’UE soddisfino requisiti simili alle norme europee quando esportano verso l’UE. Le imprese che non si conformano potranno essere penalizzate per una somma pari almeno al 3% del fatturato annuo interno all’UE dell’operatore che ha compiuto le infrazioni più gravi.

Confagricoltura: voto Straburgo su direttiva non riduce Emissioni

Confagricoltura: voto Straburgo su direttiva non riduce EmissioniRoma, 12 mar. (askanews) – Forte dissenso dalla delegazione di Confagricoltura, riunita a Strasburgo fuori dal Parlamento Europeo, a margine del voto in sessione plenaria che ha confermato la decisione del trilogo riducendo le soglie per l’applicazione della AIA (autorizzazione integrata ambientale) per le imprese suinicole e avicole.


Finora erano soggetti all’AIA solo due tipi di allevamento: quelli di pollame con potenzialità produttiva massima superiore a 40mila posti e quelli di suini con potenzialità produttiva massima superiore a 2mila posti da produzione (di oltre 30 kg) o 750 posti scrofe. Quando entrerà in vigore la direttiva appena approvata, le soglie per essere obbligati a richiedere l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) verranno dimezzate.


“L’esito è fortemente negativo per le nostre aziende – commenta in una nota Cristina Tinelli, direttrice relazioni UE e internazionali di Confagricoltura – La misura nasceva con l’intento di prevenire e ridurre le emissioni del settore industriale, e di quello agricolo a cui è stata estesa. Obiettivo che questa direttiva, per come è stata pensata, non potrà raggiungere. Il risultato è un ulteriore carico burocratico per le nostre imprese agricole le quali, invece, chiedono da tempo uno snellimento degli impegni amministrativi che frenano la produttività. Gli agricoltori sono i primi custodi della natura ma con queste modalità si ostacola la loro competitività e capacità di impresa, senza benefici per la tutela ambientale”. A rappresentare la Confederazione alla manifestazione, sono presenti anche Rudy Milani, presidente FNP suini Confagricoltura, Davide Berta, vicepresidente FNP suini Confagricoltura, Simone Menesello, presidente FNP avicunicola Confagricoltura, e Mauro Zanotti, vicepresidente FNP avicunicola Confagricoltura.

La Pietra incontra ministro Agricoltura Ecuador Danilo Palacios

La Pietra incontra ministro Agricoltura Ecuador Danilo PalaciosRoma, 12 mar. (askanews) – “Lavoriamo al rafforzamento degli scambi commerciali agroalimentari tra Italia ed Ecuador per determinare importanti ritorni economici grazie anche al ruolo strategico che potrà esercitare l’Ice, il nostro Istituto Commercio Estero”. Queste le prime parole del sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra a margine dell’incontro bilaterale con il ministro ecuadoregno dell’agricoltura, Danilo Palacios.


L’Italia, oltre ai crostacei, importa dall’Ecuador principalmente banane, di cui il Paese è il maggior esportatore al mondo, mentre il prodotto più esportato sono le nostre mele, con un incremento in forte crescita, che si attesta su un +46% rispetto al 2021. In crescita anche l’esportazione di vino e olio(+3%) e soprattutto della pasta italiana, con un incremento del 33%. “Le relazioni bilaterali tra Italia ed Ecuador – ha aggiunto il sottosegretario La Pietra – sono già forti, anche grazie alla presenza di una forte comunità italiana, pienamente integrata nel tessuto sociale e produttivo, ma abbiamo la volontà comune di incrementarle, sia sul versante dell’agricoltura, sia su quello della pesca e della silvicoltura. Con il ministro Palacios – ha spiegato La Pietra – siamo in perfetta sintonia sull’importanza della identificazione del prodotto agroalimentare, punto sul quale ho dato tutta la disponibilità del Masaf a condividere la nostra esperienza nel settore delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche agricole. Su questo tema specifico partiamo da una base importante, rappresentata dall’importante accordo commerciale UE-Colombia-Perù-Ecuador, finalizzato proprio alla protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche reciprocamente protette”.


Inoltre, il sottosegretario spiega di avere registrato “una forte comunità di intenti, sia sui temi fitosanitari e della tutela dell’ambiente, sia sulla necessità di lavorare sull’abbassamento del trattamento fiscale eccessivamente oneroso sui vini, così da poter ovviare alle attuali penalizzazioni per le produzioni di maggiore valore e qualità, quale è quella italiana. Oggi – conclude La Pietra – abbiamo fatto un importante passo avanti nelle relazioni tra Italia ed Ecuador e sono certo che altri ne seguiranno, con reciproco profitto, nel prossimo futuro”.

Cia presenta proposta di legge per dare più valore ad agricoltura

Cia presenta proposta di legge per dare più valore ad agricolturaRoma, 12 mar. (askanews) – Accrescere il peso economico e la forza negoziale dell’agricoltura all’interno della filiera; redistribuire equamente il valore aggiunto tra tutti gli attori, intervenendo contro le pratiche commerciali sleali e per una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi; valorizzare i percorsi di alleanza tra agricoltori e consumatori, sui quali ricade gran parte della crisi tra costi di produzione alle stelle e caro inflazione. Sono questi i tre pilastri della proposta di legge messa a punto da Cia-Agricoltori Italiani e annunciata stamattin alla Conferenza organizzativa presso Roma Eventi Fontana di Trevi, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.


“Il testo su cui stiamo lavorando da mesi – ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – è pronto a sbarcare in Parlamento e rappresenta quel passaggio cruciale e urgente per riportare l’agricoltura al centro. Vogliamo salvaguardare il mondo agricolo con una legge ad hoc. Il settore merita il riconoscimento definitivo del proprio valore nella catena agroalimentare attraverso prezzi più stabili e redditi dignitosi”. Cia, per aiutare il comparto a superare il perdurare dell’impasse emergenziale, ha presentato al ministro Lollobrigida non solo la proposta di una legge, ritenuta “strategica” per la tenuta del settore, ma anche il richiamo a questioni dirimenti che stanno imbrigliando il comparto.


In primis, la gestione della fauna selvatica: per Cia serve affidare il coordinamento, per il controllo della popolazione dei cinghiali, al Comando Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri; dotare di specifiche professionalità gli Uffici di pianificazione faunistico-venatoria della Pa; superare il regime de minimis per gli indennizzi; rafforzare l’autodifesa degli agricoltori, partendo dallo snellimento delle pratiche burocratiche, come ricercare la densità ottimale della specie lupo. Fuori classifica, poi, il nodo liquidità. Cia chiede l’utilizzo immediato delle risorse finanziarie per il sostegno al credito, a partire da quelle della legge di Bilancio; la creazione di un Fondo Nazionale per l’abbattimento degli interessi dei finanziamenti a medio-lungo termine; il potenziamento del Fondo di Garanzia Pubblica e una moratoria a livello comunitario per i debiti contratti dagli agricoltori.


Il contributo di Cia alla revisione della Pac passa, invece, per gli interventi che l’Europa dovrebbe concretizzare già nel breve periodo. Non solo con la semplificazione delle procedure di approvazione di eventuali modifiche dei Piani strategici nazionali, consentendo maggiore autonomia agli Stati membri, ma anche assicurando più flessibilità sull’applicazione delle regole di condizionalità, senza prevedere sanzioni in caso di inottemperanza. Per Cia bisogna aggiornare e facilitare gli eco-schemi, rendere le OCM meno rigide per facilitare la spesa, alzare le percentuali sugli aiuti accoppiati per sostenere gli agricoltori in caso di crisi e aggiornare e potenziare il budget per la gestione del rischio. “Per l’agricoltura non c’è più tempo da perdere – ha concluso Fini – Dobbiamo continuare a lavorare per dare speranza e futuro al settore”.

Berberè apre a Bologna Casa madre, un polo formativo per il personale

Berberè apre a Bologna Casa madre, un polo formativo per il personaleMilano, 12 mar. (askanews) – Un polo formativo a Bologna, dove tutto è partito 14 anni fa, per garantire standard e continuità in tutte le pizzerie e sopperire a una carenza di personale che sembra ormai cronica. Berberè in primavera apre Casa madre, il suo primo centro di formazione permanente in Via Murri, nei locali occupati in precedenza da Fourghetti.


Il brand di pizzerie dei fratelli Aloe, che oggi conta 19 locali in otto città italiane e a Londra, gestiti tutti in forma diretta da 350 dipendenti, ha legato la sua attività all’investimento nella formazione continua del personale. Il nome dello spazio richiama il lievito madre: non solo un ingrediente delle pizze Berberè, ma anche il simbolo della artigianalità del processo produttivo di tutte le pizzerie del marchio. Casa Madre sarà il punto di inizio per chi arriva, dove imparare il mestiere e avviare un percorso professionale appagante, con la possibilità di continuare a crescere e a imparare a ciclo continuo, proprio come il lievito madre. La nuova sede bolognese, che occuperà i locali dell’intera palazzina in via Murri, diventerà il cuore del brand dove oltre ai locali destinati alla formazione, sarà attiva la centrale operativa di Berberè e una pizzeria aperta tutti giorni. La struttura avrà ampi spazi per la didattica teorica. La cucina sarà disegnata in modo funzionale alla formazione on job durante i servizi: avrà due forni e un’ampia zona dedicata agli impasti.


Oltre allo staff stabile della pizzeria, in questa sede si concentreranno le figure più esperte interne all’azienda, per trasmettere alle persone neo assunte in formazione le conoscenze riguardanti la pizza e il lievito madre, il modello Berberè di gestione di una pizzeria ma anche i valori del brand e l’ecosistema delle aziende che forniscono le materie prime. La formazione non sarà riservata solo alle persone appena assunte, ma sarà erogata anche a coloro che lavorano in azienda già da tempo. Lo spazio infatti ospiterà delle masterclass, tenute da professioniste e professionisti del settore e dedicate a store manager e responsabili di cucina delle pizzerie, area manager e a tutte le altre figure manageriali, in modo da continuare a investire nella cultura e nel coinvolgimento attivo delle persone che gestiscono le singole pizzerie e il brand in generale. Nel 2024 sono stati già programmati alcuni dei corsi di formazione di Casa madre, tra cui La storia della pizza in Italia e nel mondo, ma anche un corso di leadership e comunicazione per gestire i team di lavoro e il corso Safe at work, curato da Fondazione Libellula, per riconoscere e fronteggiare discriminazione e molestie. “Il progetto – dice Salvatore Aloe – è dedicato alle persone che credono che questo sia un mestiere serio e bellissimo, che hanno voglia di imparare e intraprendere strade che letteralmente possano portarli in tutto il mondo. Ma anche a chi questo lavoro lo fa già da tempo e desidera continuare a crescere, o a chi ha bisogno di un nuovo inizio e ha solo la necessità di una guida per imparare e rimettersi in gioco. Casa Madre di Berberè è la celebrazione stessa del lavoro, la nostra risposta positiva e proattiva a chi crede che sviluppare un brand nel mondo del food significhi annullare l’artigianalità del lavoro. È il manifesto dell’industria più rappresentativa del Paese, quella della ristorazione, che vuole lasciare un messaggio lungimirante di immaginazione del futuro e investimento per realizzarlo. È, infine, l’impegno concreto nel fornire strumenti per reagire alla carenza di personale nel settore”. Continua Matteo Aloe: “Vogliamo dare la possibilità a chi è assieme a noi di imparare sempre qualcosa di nuovo, anno dopo anno, anche solo per il piacere di farlo. Al progetto imprenditoriale farà bene, perché avremo, sempre e sempre di più, persone gentili che servono pizze buonissime in posti bellissimi”.

Quotazioni grano sempre più giù, persi 50 euro tonn. da gennaio

Quotazioni grano sempre più giù, persi 50 euro tonn. da gennaioRoma, 12 mar. (askanews) – Cinquanta euro a tonnellata persi da inizio anno. Le quotazione del grano duro sono sempre più bassi e i costi di produzione sono vicini alla soglia di non ritorno, ovvero a superare il fatturano delle aziende. A dare l’allarme è Marco Caliceti, vice-presidente di Confagricoltura Bologna, in merito all’ennesimo abbassamento del prezzo riscontrato in Borsa Merci: una contrazione di altri 20 euro rispetto all’ultima quotazione.


“In quei 50 euro alla tonnellata che il grano duro ha perso da gennaio ad oggi c’è la sopravvivenza di tante aziende agricole bolognesi: giovedì scorso alla Borsa Merci di Bologna, il nuovo crollo delle quotazioni dei cereali ha dato l’ennesimo colpo agli agricoltori che lavorano e investono in questo comparto cruciale della filiera agroalimentare – spiega – un crollo determinato dal massiccio ingresso di frumento da Paesi al di fuori dall’Unione Europea che stanno inaspettatamente sopravanzando la tradizionale origine dal Canada, in particolare Turchia e Russia. Per questo è urgente un intervento delle Istituzioni comunitarie e nazionali, per garantire la tutela vitale del mercato interno ed evitare distorsioni sui mercati. La situazione è davvero allarmante”. “Questo succede davanti a una sostanziale stabilità dei costi produttivi per gli agricoltori che, lo ricordiamo, sono aumentati sino a raggiungere livelli record nell’estate 2022, per poi assestarsi su valori elevati, senza particolari cali – argomenta il dirigente di Confagricoltura Bologna – Se a questo sommiamo il fatto che, per quasi tutta l’Italia, il 2023 è stata una delle peggiori annate produttive della storia recente, in termini di rese per ettaro e di qualità, dovuta al pessimo andamento meteo-climatico, ciò si traduce in una marginalità che si è andata via via annullando per diventare ormai negativa”.


Per Confagri Bologna si sta materializzando un contesto di mercato che potrebbe spingere i produttori di grano ad abbandonare questa coltura optando per altre scelte produttive, laddove possibile. Con il risultato di ridurre ulteriormente il tasso di auto-approvvigionamento dei cereali per il nostro Paese. “È ormai del tutto evidente l’assoluta e improcrastinabile necessità di introdurre meccanismi di salvaguardia dei prezzi delle derrate agricole strategiche come il frumento – conclude Caliceti – proprio perché non si capisce da dove venga prodotto a così basso costo, sotto forma di dumping commerciale vero e proprio. Chi trae vantaggio da questa congiuntura schizofrenica?”.