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Donne e ricerca in Ue: meno ruoli di rilievo, salari più bassi

Donne e ricerca in Ue: meno ruoli di rilievo, salari più bassiRoma, 31 ott. (askanews) – Le donne rappresentano circa la metà dei laureati e dei dottorati in Europa, ma abbandonano progressivamente la carriera accademica, arrivando a costituire appena il 33% della forza lavoro nel mondo della ricerca, e solo il 26% dei professori ordinari, direttori di dipartimento o di centri di ricerca.

La situazione peggiora ulteriormente nelle facoltà scientifiche (cosiddette STEM – Science, Technology, Engineering, Mathematics); infatti, se per le discipline umanistiche le donne occupano più del 30% delle posizioni più alte della carriera accademica, il dato scende al 22% per le scienze naturali e al 17,9% per l’ingegneria e la tecnologia. Anche l’Italia si mostra essere ancora indietro sulla parità di genere nel mondo della ricerca, posizionandosi terzultima in Europa, con solo il 17% di donne occupanti i ruoli più alti nella ricerca. Sono alcuni dei dati che emergono da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Regional Health – Europe, a firma della professoressa Stefania Boccia, Ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, campus di Roma e Vice Direttrice Scientifica della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS, della dottoressa Sara Farina, medico in formazione specialistica presso la Sezione di Igiene della Facoltà di Medicina e chirurgia, e della professoressa Raffaella Iafrate, Ordinario di Psicologia Sociale alla Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica, campus di Milano, e Pro-Rettrice Delegata del Rettore alle Pari Opportunità.

Le barriere incontrate dalle donne nel mondo della ricerca – informa una nota – sono svariate, a cominciare dal pesante pregiudizio che persiste nei confronti della donna che si dedichi alla scienza; tuttavia, esistono anche difficoltà legate al mancato riconoscimento del lavoro femminile, come testimoniano il persistente divario salariale tra uomini e donne, soprattutto nel contesto privato, la presenza di solo il 29,8% di nomi femminili tra gli autori di articoli scientifici e la mancanza di programmi di mentorship dedicati alle donne, che le supportino sia sul piano personale che nel raggiungimento e nel mantenimento di obiettivi ambiziosi, come ricoprire ruoli di leadership. Resta infine l’ostacolo più difficile da abbattere, che risiede nello scontro tra gli importanti oneri lavorativi del ricercatore e le responsabilità familiari, come accade pure in altre professioni e che impatta in maniera sproporzionata sulle donne, soprattutto dopo la maternità. “Questo comporta una perdita di talenti nel mondo accademico, ma anche una perdita del punto di vista femminile che potrebbe aggiungere idee, innovazione e creatività preziose nei team di ricerca. Inoltre, la scarsità di modelli e mentori femminili di successo in posizioni di rilievo ha un impatto negativo anche sulla fiducia e sull’ambizione delle donne nel perseguire una carriera accademica”, spiega la professoressa Boccia.

Con l’obiettivo di creare un ambiente accademico equo e inclusivo, il programma Horizon Europe dell’Unione Europea ha stabilito un piano di gender equality, in cui l’uguaglianza di genere rappresenti un pilastro fondamentale nel mondo della ricerca. In linea con questa iniziativa, anche molte università europee si stanno allineando con la realizzazione di piani di ateneo. “In particolare – sottolinea la professoressa e Pro-Rettrice Iafrate – in Università Cattolica è stato avviato un processo di razionalizzazione e ottimizzazione delle azioni in ambito Pari Opportunità, attraverso la creazione di una Task Force di tutte le componenti accademiche, amministrative e studentesche, che a diverso titolo sono coinvolte sul tema delle Pari Opportunità. Sono attivi, infatti, il GEP Team e la GEP Unit, il tavolo 7 del Piano strategico d’Ateneo dedicato alle PO e il Comitato Pari Opportunità (CPO)”.

Il Gender Equality Plan (GEP) è un documento finalizzato alla realizzazione di azioni e progetti che favoriscano la riduzione delle asimmetrie di genere su 5 aree di intervento: 1) conciliazione lavoro-famiglia; 2) equità di genere nelle posizioni di leadership e decisionali; 3) equità di genere nel reclutamento e nella progressione di carriera; 4) integrazione della dimensione di genere nelle tematiche di ricerca e insegnamento e 5) prevenzione delle discriminazioni di genere. Il tavolo 7 del Piano strategico d’Ateneo prevede una serie di azioni volte al riconoscimento della pari dignità della persona in termini di genere, equità generazionale, parità in condizioni di diverse abilità, sostegno alla famiglia e alla genitorialità, diffusione di una cultura della parità nel riconoscimento delle differenze. Il Comitato Pari Opportunità, oltre a collaborare ai progetti del Piano strategico e del GEP, promuove eventi culturali, supervisiona la stesura delle linee guida per la tutela del Diritto allo studio e per il sostegno alla genitorialità, favorisce i contatti interuniversitari e con associazioni che si occupano di PO, e partecipa a eventi e realtà nazionali e internazionali che favoriscano la sensibilizzazione e la formazione sul tema.

Il Nobel Parisi eletto membro Accademia Mondiale Scienze TWAS

Il Nobel Parisi eletto membro Accademia Mondiale Scienze TWASRoma, 31 ott. (askanews) – Giorgio Parisi, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 2021, è stato eletto Fellow dell’Accademia mondiale delle scienze per il progresso scientifico dei paesi in via di sviluppo (TWAS). Parisi, vicepresidente dei Lincei, è stato fondamentale nel lancio del programma di scambio TWAS-SISSA-Lincei, che offre opportunità di formazione e visite di cooperazione presso laboratori situati a Trieste a giovani scienziati provenienti dai ‘Paesi meno sviluppati’ identificati dalle Nazioni Unite.

“La TWAS è una forza trainante per lo sviluppo di capacità scientifiche nel Sud del mondo e sono onorato di farne parte”, ha commentato il prof. Parisi. “La scienza nei paesi in via di sviluppo può e deve essere strumento di crescita economica e sociale. La TWAS ha dimostrato con i fatti come l’Italia, con le sue istituzioni scientifiche di livello mondiale, può giocare un ruolo chiave nel supportare lo sviluppo sostenibile a livello globale”, ha aggiunto. Parisi è uno dei 47 nuovi membri dell’Accademia, di cui 19 sono scienziate. Fra di loro ci sono scienziati provenienti da Bangladesh, Bolivia, Camerun, Kenya, Nepal, Sri Lanka e Yemen, paesi particolarmente in ritardo dal punto di vista dello sviluppo scientifico e tecnologico. Tre nuovi membri provengono da paesi sottorappresentati nell’Accademia: due dal Marocco e uno dalla Giamaica. Inoltre, è stato eletto il primo membro dall’Ucraina, che con la sua affiliazione amplia ulteriormente la presenza globale della TWAS. L’elezione dei nuovi membri accademici sarà effettiva a partire dal 1 gennaio 2024, portando il totale dei membri della TWAS a oltre 1.400.

Lanciato nel 2020, il programma di scambio TWAS-SISSA-Lincei – si legge in una nota – ha dato la possibilità a 14 scienziate e 16 scienziati, selezionati fra oltre 220 domande, di specializzarsi presso uno degli istituti fra SISSA, ICGEB, OGS, INFN, IOM-CNR, Università di Trieste e Università di Udine. Le ricercatrici e i ricercatori, di età compresa fra i 32 e i 35 anni, provengono da 14 paesi: Bangladesh, Benin, Burkina Faso, Burundi, Etiopia, Madagascar, Malawi, Nepal, Niger, Ruanda, Sudan, Tanzania, Togo e Zambia. I loro ambiti di ricerca includono chimica del suolo, agricoltura sostenibile, biotecnologie vegetali, studi sulla prevalenza della malaria, analisi matematica, cambiamenti nel paleoclima, ecologia terrestre, biodiversità e sicurezza alimentare. La TWAS è stata fondata nel 1983 da un gruppo di scienziati provenienti da paesi in via di sviluppo, sotto la guida di Abdus Salam, fisico pakistano e premio Nobel. I fondatori dell’Accademia condividevano la convinzione che le nazioni in via di sviluppo, costruendo capacità nella scienza e nell’ingegneria, potessero acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per affrontare sfide come la fame, le malattie e la povertà. Fin dall’inizio, l’Accademia ha ricevuto un sostegno essenziale da parte di scienziati e leader politici italiani.

Oggi la TWAS è un’accademia scientifica globale che promuove la prosperità sostenibile attraverso ricerca, istruzione, politiche per la scienza e diplomazia. Assieme ai suoi partner, la TWAS ha supportato il conseguimento di più di 1000 dottorati di ricerca e ha offerto centinaia di borse di post-dottorato a scienziati dei paesi in via di sviluppo. La TWAS offre inoltre prestigiosi riconoscimenti scientifici nel Sud del mondo, ha assegnato numerose borse di ricerca, e sostiene visite di scambio per scienziati. La TWAS è un’unità di programma dell’UNESCO.

Space Solar e Thales Alenia Space UK per energia solare in orbita

Space Solar e Thales Alenia Space UK per energia solare in orbitaRoma, 30 ott. (askanews) – Space Solar, azienda leader nel settore dell’energia spaziale, ha annunciato oggi una partnership per l’innovazione con Thales Alenia Space, una joint venture Thales (67%) e Leonardo (33%), con l’obiettivo di continuare la loro collaborazione per la realizzazione del primo sistema commerciale a energia solare dallo spazio, SBSP (Space-Based Solar Power).

L’accordo – informa una nota – riflette l’allineamento strategico delle due aziende verso l ‘SBSP e il riconoscimento delle opportunità che esso offre agli attori del settore spaziale per lo sviluppo di nuove e grandi infrastrutture nello spazio a sostegno delle esigenze del pianeta. Entrambe le aziende sono impegnate a dare vita a questa tecnologia per creare una tecnologia energetica di base completamente nuova a beneficio dell’umanità. Thales Alenia Space nel Regno Unito e Space Solar lavorano insieme da oltre 6 mesi nell’ambito del “Net Zero Innovation Programme” (NZIP) del Dipartimento per la Sicurezza Energetica e Net Zero del governo britannico, sviluppando il concetto e valutando le architetture di missione per il sistema CASSIOPeiA di Space Solar. L’accordo siglato oggi poggia su queste solide fondamenta, che rispecchiano il crescente interesse a livello mondiale per l’energia solare dallo spazio e la necessità di instaurare solide partnership. Dà inoltre ad entrambe le aziende l’opportunità di contribuire a definire l’ecosistema di questa tecnologia e i team d’eccellenza in grado di implementarla.

“La fornitura di energia solare dallo spazio non sarà possibile senza la collaborazione tra le grandi aziende dello spazio, dell’energia e di altri settori – ha dichiarato Sam Adlen, Co-CEO di Space Solar – Nell’attuale fase di sviluppo dei nostri primi prodotti, la partnership con aziende impegnate è essenziale per il successo e, in tale ottica, questo accordo costituisce un primo passo significativo nel percorso che ci attende. Siamo entusiasti di lavorare a fianco di Thales Alenia Space e impazienti di costruire insieme le nostre capacità di produzione di SBSP”. “La sfida per un mondo a zero emissioni è una sfida che abbraccia molti settori e ambienti; il successo dipenderà dalla capacità di creare progetti di successo che creino ponti tra più tecnologie e clienti – ha dichiarato Andrew Stanniland, CEO di Thales Alenia Space in the UK – L’avvio di questa partnership con Space Solar per sviluppare nuove soluzioni ambiziose per ‘raccogliere’ l’energia solare in orbita e rimandarla a Terra è un passo importante ed estremamente sfidante in questo percorso. I nostri team apporteranno un’ampia gamma di competenze e abilità per contribuire allo sviluppo di fonti di energia pulita sulla Terra 24 ore su 24, 7 giorni su 7”.

Questo accordo pone le basi per future collaborazioni tra le due aziende, dato che Thales Alenia Space nel Regno Unito dispone di tutti i requisiti per diventare il potenziale fornitore del segmento spaziale di Space Solar. Oltre alla collaborazione con Space Solar nel Regno Unito, Thales Alenia Space è stata selezionata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per condurre lo studio di fattibilità dell’iniziativa SOLARIS, che determinerà l’attuabilità di un progetto per la fornitura di energia pulita da fonte solare nello spazio per soddisfare le esigenze sulla Terra. I risultati ottenuti nell’ambito di SOLARIS dovrebbero consentire all’Europa di decidere con cognizione di causa, entro il 2025, se continuare o meno un programma di sviluppo per la commercializzazione dell’energia solare nello spazio, con l’obiettivo iniziale di progettare un dimostratore in orbita su piccola scala.

(Credits foto: Space Solar)

Dal computer quantistico nuovi algoritmi per simulare polimeri

Dal computer quantistico nuovi algoritmi per simulare polimeriRoma, 27 ott. (askanews) – Lo sviluppo di computer quantistici sta aprendo prospettive di calcolo finora inimmaginabili, promettendo di risolvere problemi ritenuti insormontabili per i calcolatori convenzionali, che spaziano dalla crittografia, alla farmacologia, fino allo studio delle proprietà fisiche e chimiche delle molecole e dei materiali. Tuttavia, i computer quantistici esistenti hanno ancora capacità di calcolo relativamente limitate. In questa fase di trasformazione tecnologica, si inserisce lo studio appena pubblicato su “Science Advances”, che mostra la possibilità di un’alleanza inaspettata tra i metodi usati nel calcolo quantistico e in quello tradizionale.

Il gruppo di ricerca, formato da Cristian Micheletti e Francesco Slongo della Sissa di Trieste, Philip Hauke dell’Università di Trento e Pietro Faccioli dell’Università di Milano-Bicocca ha utilizzato un approccio matematico chiamato QUBO (da “Quadratic Unconstraint Binary Optimization”) che permette di sfruttare al massimo le caratteristiche di alcuni computer quantistici, chiamati “quantum annealers”. Il nuovo studio – informa la Sissa – ha sfruttato l’approccio QUBO per simulare in un modo radicalmente nuovo miscele dense di polimeri, sistemi fisici complessi che giocano un ruolo chiave sia in biologia che in scienze di materiali. Facendo ricorso ai computer quantistici si è riscontrato un aumento delle prestazioni di calcolo rispetto alle tecniche tradizionali, fornendo un importante esempio del grande potenziale futuro di queste nuove tecnologie. Tuttavia, l’approccio QUBO si è rivelato particolarmente efficace anche sui computer tradizionali, permettendo ai ricercatori di scoprire delle sorprendenti proprietà di queste miscele polimeriche. Le implicazioni possono essere di vasta portata visto che l’approccio utilizzato nello studio è naturalmente predisposto per essere trasferito a molti altri sistemi molecolari.

“Una tecnica di simulazione chiamata ‘Monte Carlo’ rappresenta da decenni un metodo di riferimento per lo studio di sistemi complessi, quali i polimeri sintetici o quelli biologici, come il DNA”, spiega Cristian Micheletti che ha coordinato lo studio. “Purtroppo, l’efficienza di queste simulazioni diminuisce rapidamente con l’aumento della densità e della taglia del sistema. Per questo, studiare sistemi realistici, come l’organizzazione dei cromosomi nel nucleo della cellula, richiede un enorme dispendio di risorse di calcolo”. Prosegue Francesco Slongo, dottorando della Sissa e primo autore dello studio: “I computer quantistici promettono di aumentare eccezionalmente le performance di calcolo, ma con tutti i limiti di una tecnologia in divenire. E qui interviene la nuova strategia di simulazione, che è applicabile ai pionieristici computer quantistici esistenti, ma può essere trasferita con successo perfino sui computer tradizionali”. Come osservano Philipp Hauke e Pietro Faccioli: “Attualmente già esistono macchine quantistiche dedicate alla soluzione di problemi formulati con l’approccio QUBO, e possono essere efficacissime. È stato proprio per avvantaggiarci di tali macchine che abbiamo riscritto i modelli di polimeri convenzionali nella formulazione QUBO. Con sorpresa abbiamo scoperto che la riscrittura QUBO si è rivelata vantaggiosa anche sui computer convenzionali, consentendo di simulare polimeri densi più velocemente che con i metodi consolidati. Grazie a questo abbiamo stabilito proprietà prima ignote per questi sistemi, e tutto ciò usando i calcolatori consueti”.

È già successo in passato che modelli fisici nati per sfruttare al massimo le innovazioni nelle tecnologie di calcolo si siano poi affermate al punto da essere trasferite in diversi ambiti. Il caso più noto è quello dei modelli di fluidi su reticolo pensati per i supercomputer degli anni ’90 ma oggi largamente usati per molti altri sistemi e tipi di computer. Lo studio su “Science Advances” – conclude la Sissa – ne è un ulteriore esempio, mostrando come metodologie ispirate dal calcolo quantistico possano aprire la strada allo studio di nuovi materiali e alla comprensione del funzionamento di sistemi molecolari di interesse biologico. (Crediti foto: Cristian Micheletti)

Una parola tira l’altra: una app per allenare il lessico giocando

Una parola tira l’altra: una app per allenare il lessico giocandoRoma, 20 ott. (askanews) – Trovare i termini giusti e le giuste associazioni per costruire vere e proprie “scale di parole”. Si può partire ad esempio da “mela” e risalire la scala con la parola “frutto” e poi “alimento” e, ancora più in alto, “oggetto”. E si può anche scendere la scala con un termine più specifico, ad esempio “renetta”.

Il gioco si chiama “Word Ladders”, è una app per Android e per Apple, e non è solo un gioco. A idearlo sono stati infatti i ricercatori di “Abstraction”, progetto di ricerca finanziato dallo European Research Council (Erc) e guidato da Marianna Marcella Bolognesi, professoressa al Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna. “Per le giocatrici e i giocatori, la app è un modo divertente per fare stretching linguistico, cioè tenere allenato il lessico attivo, cercando parole che non usiamo quotidianamente perché molto specifiche o molto generiche”, spiega Bolognesi. “Al tempo stesso, il gioco ci permette di raccogliere preziosi dati linguistici, utili per il progetto Abstraction”.

Obiettivo di Abstraction – informa Unibo – è infatti indagare come la specificità e la concretezza delle parole influenzano il modo in cui comprendiamo il linguaggio scritto. Queste variabili – la concretezza e la specificità delle parole – hanno un ruolo importante nel determinare la chiarezza, la forza e l’efficacia di diversi tipi di testo, per diversi tipi di lettori, ad esempio per adulti o per bambini, oppure per esperti e non esperti di un determinato settore. L’obiettivo è quindi saper individuare i livelli ottimali di concretezza e di specificità dei termini in vari tipi di testo, per costruire messaggi massimamente efficaci, chiari ed informativi. Grazie all’aiuto dei giocatori di “Word Ladders”, gli studiosi di “Abstraction” vogliono capire in che modo i meccanismi alla base del significato delle parole interagiscono nel pensiero umano, nel linguaggio verbale e nelle espressioni creative.

“Vogliamo spiegare come la specificità e la concretezza delle parole ci permettono di costruire significato a partire dall’esperienza e raggiungere quelle generalizzazioni su cui si basa gran parte del nostro pensare e del nostro parlare”, dice ancora Bolognesi. “L’indagine su questi meccanismi di astrazione è uno dei temi caldi delle scienze cognitive ed è molto dibattuto anche nella ricerca sull’intelligenza artificiale, dove è ancora poco chiaro come una macchina o un algoritmo possa costruire e utilizzare concetti e significati in modo da rispecchiare il comportamento umano”.

Un lampo radio veloce da record, il più distante mai osservato

Un lampo radio veloce da record, il più distante mai osservatoRoma, 20 ott. (askanews) – Un’equipe internazionale ha individuato un’esplosione distante di onde radio cosmiche della durata di meno di un millisecondo. Questo “lampo radio veloce” (FRB dall’inglese fast radio burst) è il più distante mai rilevato. La sua origine è stata individuata dal VLT (Very Large Telescope) dell’Eso (Osservatorio Europeo Australe) in una galassia così lontana che la sua luce ha impiegato otto miliardi di anni per raggiungerci. Questo FRB – informa l’Eso – è anche uno dei più energetici mai osservati: in una minuta frazione di secondo ha rilasciato l’equivalente dell’intera emissione del nostro Sole in 30 anni.

La scoperta dell’esplosione, chiamata FRB 20220610A, è stata effettuata nel giugno dello scorso anno dal radiotelescopio Askap in Australia e ha superato del 50% il precedente record di distanza stabilito dallo stesso gruppo. “Utilizzando la serie di parabole di Askap, siamo stati in grado di determinare con precisione da dove proveniva l’esplosione”, afferma Stuart Ryder, astronomo della Macquarie University in Australia e co-autore principale dello studio pubblicato oggi su Science. “Poi abbiamo usato

Pnrr e ricerca, Carrozza: ora è il momento di mettere in pratica

Pnrr e ricerca, Carrozza: ora è il momento di mettere in praticaRoma, 20 ott. (askanews) – “Il Cnr, grazie al piano di rilancio in corso e grazie al Pnrr e a tutti i progetti di ricerca fondamentale che abbiamo vinto in questo momento, ha la responsabilità di portarli avanti nel modo migliore possibile. Dico spesso che il Pnrr è uno strumento per la transizione all’economia della resilienza. Significa sviluppare capacità di calcolo, infrastrutture digitali per il monitoraggio ambientale, laboratori dove possiamo sviluppare i vaccini del futuro, significa sviluppare quegli asset che poi saranno fondamentali per il Paese del futuro. Adesso è il momento di dare, e quindi di mettere in pratica il Pnrr”. Lo ha detto la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza, a margine della presentazione dell’installazione multimediale e multisensoriale “La scienza si fa in cento” che ripercorre la storia e le sfide scientifiche del Consiglio nazionale delle ricerche con uno sguardo verso il futuro.

“Io scherzosamente dico che nei prossimi cento anni devono esserci solo presidenti donne – ha aggiunto Carrozza -. Questo significa che credo molto nella pari opportunità. Simbolicamente il fatto che io sia la prima presidente donna è anche un senso di rinnovamento e futuro. Ovvio che noi dobbiamo pensare al Cnr come una parte fondamentale del futuro nostro paese, e come il Cnr avrà un ruolo di leadership scientifica, leadership industriale, di progresso e di diplomazia scientifica”. “Le mostre di questo genere che rappresentano la storia della scienza e la storia dell’intreccio fra il Cnr e il mondo universitario, l’industria e il Paese – ha spiegato in merito all’esposizione nella sede dell’Ente – sono mostre che avvicinano le persone e i cittadini a capire e a comprendere i fenomeni dell’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, il patrimonio culturale, l’eredità culturale che stiamo vivendo, cosa significa fare delgli archivi on line. Ci sono tanti aspetti che coinvolgono i cittadini, che sono una parte essenziale del nostro futuro, prima di tutto perché apprezzino la scienza e si avvicinino alla scienza ma anche perché il cambiamento climatico e la transizione ecologica pretendono nella cittadinanza un cambiamento nei comportamenti, un cambiamento importante e se si è parte di questo cambiamento si può veramente fare la transizione ecologica. Altrimenti – ha concluso – sarà solo un proclama”.

Carrozza (Cnr): sfida è progettare robot che rispettino il pianeta

Carrozza (Cnr): sfida è progettare robot che rispettino il pianetaRoma, 17 ott. (askanews) – “Oggi più che mai abbiamo delle domande scientifiche sull’universo, sulla materia, sulle scienze della vita che ci pongono degli orizzonti scientifici che dobbiamo affrontare con coraggio e rigore e grande collaborazione per provare a sviluppare soluzioni. A me piace molto il tema del futuro dell’umanità. In questo secolo siamo anche di fronte al dubbio se il rapporto tra la specie umana e il pianeta potrà rimanere quello che è stato nei secoli scorsi oppure dovrà essere rivisto. È indubbia la relazione tra la specie umana e il pianeta: il pianeta resisterà sicuramente, il problema è se la specie umana così com’è oggi potrà resistere”. Lo ha detto la presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Maria Chiara Carrozza intervenendo in apertura del convegno organizzato dall’Accademia dei Lincei e dal Cnr per celebrare il centenario dell’ente di ricerca dal titolo “Cento anni di collaborazione per il progresso delle scienze”.

“Non è un dubbio di piccolo conto. Non solo per l’impatto etico ma anche per l’impatto scientifico. Nella mia vita da ricercatrice – ha proseguito la presidente del Cnr – mi sono occupata di progettazione di robot e forse il modo in cui ci avviciniamo alla progettazione delle macchine è un modo che non tiene conto dell’impatto della macchine sull’equilibrio del pianeta, di come ricevono e consumano energia, di come dissipano il calore. La domanda scientifica che mi porrò nell’ultima parte della mia carriera da ricercatrice che sto per affrontare è proprio come cambiare la progettazione delle macchine che tenga conto di questi vincoli e di questi impatti delle macchine sull’ambiente. Che vuol dire ripensare i materiali, ripensare la produzione di energia, ripensare a dove i materiali finiranno e a come recuperarli. Finora le macchine non sono state pensate per essere completamente circolari, sono pensate per essere poi smaltite o al massimo smontate intelligentemente. È necessario – ha concluso Maria Chiara Carrozza – ripensare al modo stesso di trasformare la scienza in tecnologia, che è una delle più belle sfide che la specie umana ha di fronte perché è la tecnologia che ci permette in questo momento di sopravvivere su questo pianeta”.

Parisi (Lincei): Cnr storia di successi, servono più fondi pubblici

Parisi (Lincei): Cnr storia di successi, servono più fondi pubbliciRoma, 17 ott. (askanews) – “Quella del Cnr è una storia di grandi successi e nonostante questi grandi successi il Cnr, come tutto il comparto della ricerca, è sottofinanziato”. Lo ha detto Giorgio Parisi, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei intervenendo al convegno, organizzato dai Lincei e dal Consiglio nazionale delle ricerche per celebrare il centenario del Cnr dal titolo “Cento anni di collaborazione per il progresso delle scienze” in corso a Roma a Palazzo Corsini.

“Una situazione disdicevole – ha proseguito il Nobel per la Fisica aprendo i lavori che proseguiranno anche domani – perché i finanziamenti diretti dello stato coprono gli stipendi e poco più e la quasi totalità delle ricerche vengono fatte con i fondi ottenuti mediante grant, cioè i fondi competitivi, italiani ed europei, e anche con contratti con amministrazioni pubbliche e privati. Il fatto che il Cnr riesca ad avere grossi fondi dalle ricerche competitive è un indice della grande ricchezza e capacità del Cnr, che dobbiamo celebrare perché, nonostante questa situazione, ha avuto dei successi straordinari, ma questo – ha sottolineato Parisi – rende difficile al Cnr avere una direzione strategica delle ricerche perché molto spesso è al traino di decisioni altrui, delle agenzie che danno i fondi. Quindi non c’è un adeguato finanziamento di base per le persone che non riescono ad aggiudicarsi i fondi esterni che spesso sono una lotteria perché oggi il numero dei partecipanti è molto alto”. “Questa mancanza di fondi – ha proseguito il fisico – ha anche un riflesso diretto su un grande male che colpisce la ricerca italiana: l’incapacità di attirare, tranne rare e lodevoli eccezioni, ricercatori stranieri che a volte esitano a venire in un Paese, in un ente in cui non c’è una certezza, una garanzia di finanziamento. E questo, il fatto che noi abbiamo un’elevata emigrazione ad altissimo livello verso l’estero, è triste per tutta l’Italia ed è ancora più triste per un ente come il Cnr che è nato con una vocazione internazionale. L’Italia non è un paese per giovani e lo è ancor meno per giovani ricercatori. E allora è fondamentale che ci sia un rifinanziamento degli enti di ricerca e del Cnr in particolare, in modo da poter avere maggiori possibilità per i giovani. Le storie di successo del Cnr sono ancora di più sconvolgenti perché i risultati sono stati spesso ottenuti in una situazione di scarsità di fondi strutturali. Il messaggio da portare a casa non è tanto: grandissimi risultati, va tutto bene. Piuttosto: se abbiamo ottenuto tutto questo con finanziamenti scarsi per la ricerca, quali meraviglie saremmo in grado di ottenere con finanziamenti adeguati? Abbiamo necessità assoluta di avere finanziamenti adeguati, perché oggi – ha concluso Parisi – abbiamo una maggiore emorragia di giovani verso l’estero e questo mette in pericolo il futuro della ricerca italiana”.

Turismo spaziale, Parmitano: mi chiedo se ne valga la pena

Turismo spaziale, Parmitano: mi chiedo se ne valga la penaRoma, 16 ott. (askanews) – “Il turismo spaziale? Mi chiedo perché. È un’esperienza unica, che può davvero cambiare la visione non solo di se stessi ma anche del mondo. Ma al momento i costi sono ancora estremamente elevati. Ci sono voluti circa 70 anni, dal volo dei fratelli Wright per arrivare ai voli intercontinentali per tutti. Lo spazio inizia a circa 100 km, quindi è un salto di dimensione. Non so rispondere quanto tempo ci vorrà, ma mi chiedo se valga la pena di pensare allo spazio come destinazione turistica”. Lo ha detto l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea Luca Parmitano rispondendo alla domanda di uno studente al termine della Lectio magistralis tenuta all’Università di Messina in occasione della Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze e logistica del trasporto marittimo ed aereo conferitagli dall’ateneo “in riconoscimento delle abilità dimostrate in campo aerospaziale e per aver dedicato la sua attività allo studio e alla sperimentazione scientifica oltre i confini nazionali, esplorando lo spazio extra atmosferico e la sua affascinante realtà”.

“Credo – ha proseguito l’astronauta – che per chi ha utilizzato lo spazio come destinazione turistica sia quasi una medaglia, per dire: ho fatto anche questo. Lo spazio non è un luogo confortevole, la Stazione spaziale internazionale non è un luogo confortevole, non da tutti i punti di vista. Bisogna adattarsi a dormire, non abbiamo comodi letti, abbiano un menu variegato ma è sempre cibo precotto. Quindi in che senso fare turismo nello spazio?”. “Abbiamo un pianeta bellissimo – ha aggiunto Parmitano – e senza doverci spostare molto lontano, quanti di voi conoscono bene la Sicilia? Io sicuramente no, ho ancora tantissimo da visitare. Per cui se dovessi fare turismo andrei a cercare destinazioni dove posso apprendere cultura, interfacciarmi con modi di vivere diversi, con arte, storia, culinaria diversi. Abbiamo ancora tanto da scoprire sul nostro pianeta. Non perché non voglia spingervi verso lo spazio ma perché lo spazio è ancora al momento una terra di frontiera, non siamo ancora in grado di colonizzarlo. È vero che i nostri ingegneri sono bravissimi, che voi sarete ingegneri bravissimi ma lo spazio è ancora, e lo sarà a lungo, terra di frontiera”.

Nella sua Lectio magistralis dal titolo “Human Space Transportation and Logistics: present and future”, Parmitano ha offerto una panoramica dei risultati raggiunti nell’esplorazione spaziale sottolineando anche i limiti che ancora l’uomo si trova ad affrontare in vista della prossima esplorazione lunare e di quella marziana. Limiti sul piano dell’approvvigionamento ad esempio di energia e cibo, sul piano della sicurezza, dell’esposizione alle radiazioni da cui oggi gli astronauti sono al riparo sulla Stazione spaziale internazionale ma che rappresentano un grosso problema spingendosi più in là, senza la protezione dell’atmosfera terrestre. Il ritorno sulla Luna, che dista poco meno di 400.000 km dalla Terra, rappresenta già una sfida ingegneristica. Sfida che si moltiplica per complessità se si guarda a Marte che dalla Terra di chilometri ne dista 400 milioni. “Si tratta di sfide ingegneristiche a cui – ha detto Parmitano rivolto agli studenti – anche voi siete chiamati a partecipare”. Colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana e pilota collaudatore, Parmitano è il primo italiano – e terzo europeo – ad aver ricoperto il ruolo di Comandante sulla Stazione Spaziale Internazionale, durante la “Spedizione 61”. Nel corso della sua attività – rileva Unime – ha dedicato particolare attenzione all’innovazione tecnologica, dando un impulso significativo al progresso scientifico e all’esplorazione spaziale, sensibilizzando le nuove generazioni sui temi dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile.

Laureato in Scienze Politiche e diplomato all’Accademia Aeronautica Italiana di Pozzuoli, è la dimostrazione vivente di come una formazione multidisciplinare, unita al continuo studio, alla determinazione e alla capacità di adattamento, possa consentire di raggiungere obiettivi eccellenti, motivo di orgoglio per tutti noi. L’attività e le sperimentazioni condotte da Parmitano, in condizioni operative e ambientali estreme, attestano come le sue competenze tecnico/scientifiche negli ambiti aeronautico, giuridico, geologico e dell’ingegneria siano di altissimo profilo e riconosciute a livello mondiale.