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Inquinamento e arte: i licheni sentinelle della qualità dell’aria

Inquinamento e arte: i licheni sentinelle della qualità dell’ariaRoma, 7 dic. (askanews) – Un team di esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e dell’Università di Siena (UniSI) ha valutato l’impatto del particolato atmosferico metallico inquinante all’esterno e all’interno della straordinaria collezione di arte moderna e contemporanea esposta a Palazzo Venier dei Leoni, lungo il Canal Grande, a Venezia.

Poiché il patrimonio culturale è fortemente insidiato dalle cosiddette “polveri sottili”, il PM, che crea strati scuri, abrasione e deterioramento, con conseguente perdita artistica, i ricercatori hanno applicato sofisticate tecniche ambientali multidisciplinari per valutare lo stato della collezione conservata nella Serenissima. Lo studio (“Magnetic and chemical biomonitoring of particulate matter at cultural heritage sites: the Peggy Guggenheim Collection case study (Venice, Italy), appena pubblicato sulla rivista ‘Environmental Advances’, attraverso analisi chimiche e magnetiche operate su trapianti lichenici esposti per tre mesi in qualità di bioaccumulatori del PM, ha dimostrato una moderata impronta ambientale sui soli trapianti collocati all’esterno della Collezione. Nelle sale interne, dove i licheni sono stati posizionati – in qualità di sensori biologici – sopra le opere di Picasso, Marcoussis e Boccioni, non è stato riscontrato alcun accumulo significativo di elementi chimici potenzialmente tossici (PTE).

“Lo studio fa parte di un progetto di ricerca dal titolo evocativo, ispirato dai servizi ecosistemici forniti dagli alberi, CHIOMA (Cultural Heritage Investigations and Observations: a Multidisciplinary Approach)”, dichiara Aldo Winkler, Responsabile del Laboratorio di Paleomagnetismo dell’INGV e co-autore dello studio. “Tale progetto introduce le metodologie magnetiche applicate a foglie e licheni, fornendo risultati originali ai fini del controllo, della prevenzione e della mitigazione degli effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni culturali, con una definizione difficilmente riscontrabile con altri metodi in termini di sensibilità e risoluzione spaziale”. “I licheni sono bioindicatori ben noti e straordinariamente efficienti, sia in ambienti interni che esterni: la possibilità di impiegarli come trapianti permette di confrontare le proprietà chimiche e fisiche prima della loro esposizione con quelle conseguenti al posizionamento nel luogo di cui si vuole delineare l’accumulo e la tipologia di particolato inquinante”, sottolinea Stefano Loppi, professore del Dipartimento di Scienze della Vita di UniSI, che ha curato l’esposizione lichenica e le indagini chimiche, insieme a Lisa Grifoni, dottoranda di ricerca UniSI e INGV, entrambi co-autori dell’articolo.

“Questo progetto si pone l’obiettivo di promuovere la collaborazione tra Enti di Ricerca e Istituzioni del settore dei Beni Culturali”, precisa Luciano Pensabene Buemi, conservatore della Collezione Peggy Guggenheim e co-autore della ricerca. “Utilizzando metodi biologici, senza alcun impatto negativo sull’estetica e sulla manutenzione ordinaria della Collezione, è stato infatti possibile valutare la qualità dell’aria, risultata peraltro ottima, a tutela dei visitatori e delle opere in esposizione”. “Il progetto prosegue gli studi originariamente intrapresi a Villa Farnesina, sede di rappresentanza dell’Accademia Nazionale di Lincei, espandendo l’utilizzo multidisciplinare di tecniche chimiche e geofisiche non invasive per determinare l’impatto urbano antropico sui beni culturali e sperimentando, per la prima volta, questi metodi in un ambiente acquatico, in cui le sorgenti inquinanti sono differenti dal consueto traffico automobilistico”, aggiunge Antonio Sgamellotti, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei e co-autore dello studio.

Le applicazioni di queste metodologie multidisciplinari proseguiranno in ulteriori contesti urbani caratterizzati da importante impatto antropico: sono già in corso, infatti, studi sull’area Palatina del Parco Archeologico del Colosseo, in alcuni Musei di Buenos Aires, alla Cupola del Brunelleschi della Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze e presso il Metropolitan Museum of Art (Met) di New York, con l’ulteriore scopo di indagare i servizi ecosistemici forniti dal verde urbano per la mitigazione degli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico sui beni culturali.

IIT: assegnato il Premio Lagomarsino a Iacopo Hachen

IIT: assegnato il Premio Lagomarsino a Iacopo HachenMilano, 6 dic. (askanews) – Iacopo Hachen è stato insignito oggi del Premio “Pedro Lagomarsino de Leon Roig” per la miglior tesi di dottorato in neuroscienze. Il premio, alla sua prima edizione, è stato istituito dall’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT per onorare la memoria del ricercatore argentino Pedro Lagomarsino de Leon Roig, brillante scienziato con un forte interesse nelle neuroscienze computazionali, deceduto prematuramente nel 2021.

Il ricercatore Iacopo Hachen ha ricevuto il Premio “Pedro Lagomarsino de Leon Roig” per la miglior tesi di dottorato in neuroscienze, che combina l’eccellenza dei risultati scientifici e dei metodi di analisi dei dati con l’open science. Il riconoscimento consiste in 1.500,00 euro e la sua consegna è avvenuta nell’Auditorium della sede IIT di Genova Morego, dove Iacopo Hachen ha illustrato i risultati della propria attività di ricerca. All’evento erano presenti Tommaso Fellin, coordinatore del team di ricerca di cui faceva parte Pedro Lagomarsino de Leon Roig, e le ricercatrici e i ricercatori IIT che conoscevano Pedro e avevano condiviso con lui il percorso lavorativo e personale.

Pedro Lagomarsino era un forte sostenitore della necessità di condurre la scienza in modo completamente documentato, condiviso, trasparente e riutilizzabile da e per tutti. “Con questo premio, vogliamo onorare la memoria di Pedro e promuovere i valori in cui credeva: la curiosità, la competenza, l’entusiasmo e la condivisione – ha detto Tommaso Fellin, responsabile del Dottorato di Pedro Lagomarsino de Leon Roig – il premio riconosce risultati eccellenti nella ricerca neuroscientifica e presta particolare attenzione all’interesse dei candidati nel condividere i risultati della ricerca con la comunità. In questo modo, coltiviamo l’atteggiamento positivo, aperto e attento alla comunità che caratterizzava Pedro come persona. Abbiamo in programma di istituire il premio Lagomarsino come un evento annuale, riconoscendo l’importanza e la qualità della ricerca in neuroscienze svolta da giovani scienziate e scienziati”. Iacopo Hachen, precedentemente dottorando in Neuroscienze Cognitive alla SISSA, ha brillantemente difeso la sua tesi a dicembre 2022 sotto la guida del professor Mathew Diamond. Attualmente, Iacopo svolge la sua attività di ricerca post-dottorato presso il Max Planck Institute of Animal Behavior a Konstanz, in Germania. Il suo lavoro di dottorato ha utilizzato una combinazione di esperimenti comportamentali, registrazioni neurofisiologiche e approcci computazionali per affrontare un quesito di lunga data in neuroscienze: come l’esperienza del presente è influenzata dal passato recente.

“Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al Comitato Scientifico di valutazione del Premio per aver riconosciuto il valore della mia ricerca – ha commentato Iacopo Hachen – Questo premio è per me un grande onore, e voglio sottolineare il supporto fondamentale dei miei collaboratori e del mio supervisore, il Professor Mathew Diamond. Apprezzo inoltre la scelta del Comitato di sostenere pratiche di open science, essenziali per il progresso della ricerca e per la discussione pubblica dei risultati scientifici. La gestione efficace di set di dati e codici richiede competenze specifiche spesso sottovalutate, ma che saranno fondamentali nella formazione dei futuri dottorandi”. “Come Pedro, anche noi crediamo fortemente nella forza trasformativa di una scienza aperta e trasparente, atta a rendere la conoscenza scientifica disponibile e riutilizzabile per tutti a beneficio della scienza e della società. Speriamo che questo Premio ispirerà la prossima generazione di scienziati e scienziate contribuendo a realizzare ciò a cui lui teneva” ha dichiarato Valentina Pasquale, collega di Pedro Lagomarsino de Leon Roig durante il dottorato, ora esperta Open Science in IIT.

L’istituzione del Premio Lagomarsino fa parte degli sforzi dell’Istituto Italiano di Tecnologia volti a incoraggiare lo sviluppo di una scienza sempre più trasparente, riproducibile e inclusiva. (nella foto: Iacopo Hachen)

Servizi spaziali, Telespazio acquisisce la società britannica e2E

Servizi spaziali, Telespazio acquisisce la società britannica e2ERoma, 14 nov. (askanews) – Telespazio UK, società controllata di Telespazio (una joint venture tra Leonardo, 67%, e Thales, 33%) con sede a Luton, ha annunciato oggi di aver finalizzato l’acquisizione di e2E Group.

Basata a Welwyn Garden City, a Nord di Londra, e2E è una società indipendente britannica attiva dal 1999 nelle attività di consulenza e nell’ingegneria dei sistemi spaziali. In particolare, e2E fornisce servizi di ingegneria dei sistemi e di consulenza tecnica per lo sviluppo di software per le operazioni satellitari, l’integrazione e il collaudo di nuovi sistemi spaziali, i servizi di comunicazioni e lo sviluppo di architetture di sistema di nuova generazione. L’acquisizione di e2E – informa una nota – porterà a Telespazio UK maggiori capacità nella fornitura di servizi spaziali e rappresenta un passo avanti nel percorso della società di contribuire alla realizzazione della strategia spaziale britannica, sia nel settore civile che in quello della difesa. Inoltre, l’acquisizione accrescerà ulteriormente le competenze del gruppo Telespazio e del suo partner Thales Alenia Space all’interno della Space Alliance, nonché le capacità di Leonardo e Thales di offrire soluzioni integrate per difesa e spazio ai propri clienti nel Regno Unito.

“Il Regno Unito – ha dichiarato Luigi Pasquali, Amministratore delegato di Telespazio – è un importante punto di riferimento strategico per Telespazio e per i nostri azionisti Leonardo e Thales. Siamo quindi entusiasti di effettuare questo investimento che garantirà la crescita delle nostre capacità nel Paese con ricadute positive anche sul piano di sviluppo del gruppo Telespazio”. Con oltre 45 anni di presenza sul mercato britannico, Telespazio UK è attiva nella fornitura di sistemi, servizi e supporto ingegneristico all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (ECMWF), ad aziende spaziali e clienti nazionali civili e della difesa. I settori in cui la società opera vanno dai servizi di geoinformazione all’esplorazione scientifica, dai servizi di navigazione e tempo allo Space Domain Awareness, fino alla realizzazione del segmento di terra di missioni spaziali e alle applicazioni downstream e al monitoraggio del cambiamento climatico.

Nel Regno Unito, Leonardo e Thales impiegano insieme circa 14.000 persone in 26 siti tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. I due gruppi investono più di 250 milioni di sterline all’anno in ricerca e sviluppo nel Regno Unito.

Ricerca, accordo tra Segretariato Generale Difesa e Gran Sasso Tech

Ricerca, accordo tra Segretariato Generale Difesa e Gran Sasso TechRoma, 13 nov. (askanews) – La Fondazione Gran Sasso Tech (GST) – organismo di ricerca senza fini di lucro nato dalla collaborazione tra il Gran Sasso Science Institute e Thales Alenia Space (joint venture tra Thales 67% e Leonardo 33%) – e il Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per lo svolgimento congiunto di attività scientifiche al fine di contribuire allo sviluppo del patrimonio delle conoscenze.

L’intesa – informa GST in una nota – è stata siglata presso palazzo Guidoni a Roma dal Professor Fernando Ferroni, Presidente della Fondazione Gran Sasso Tech, e dal Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano, Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti. La collaborazione istituzionale riguarderà programmi di ricerca, didattica e formazione nei settori delle tecnologie spaziali, dei semiconduttori e del software, e garantirà l’ampia diffusione dei risultati di ricerca mediante la pubblicazione e il trasferimento di conoscenze a favore della comunità scientifica, della Difesa e della filiera industriale e del sistema Paese in generale.

“Gran Sasso Tech è un riferimento per missioni scientifiche spaziali, grazie all’architettura satellitare 2MF utilizzata anche per la costellazione IRIDE – ha dichiarato il Prof. Ferroni, Presidente della Fondazione Gran Sasso Tech -. Ringrazio il Gen. Portolano e il Ministero della Difesa che hanno permesso di stabilire un’importante sinergia su tecnologie innovative, da quelle del silicio all’AI e all’Osservazione della Terra, necessarie per affrontare sfide fondamentali per il nostro futuro”. Il Generale Portolano ha espresso grande soddisfazione per l’avvio della collaborazione che per la Difesa rappresenta una importante occasione per incrementare la disponibilità di capacità professionali e tecnologiche nei settori delle tecnologie spaziali, dei semiconduttori e del software per applicazioni spaziali. Ha inoltre ricordato come i risultati dell’intesa tra la Fondazione e Segredifesa, ognuno nei propri specifici settori, comporterà un sensibile potenziamento della trasmissione di conoscenze e competenze a beneficio del sistema Paese.

Italia-Corea, si intensifica la cooperazione in ambito spaziale

Italia-Corea, si intensifica la cooperazione in ambito spazialeRoma, 8 nov. (askanews) – Nell’ambito della visita in Corea del Sud del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella anche il settore spaziale firma un importante accordo volto a intensificare la cooperazione tra Italia e Corea del Sud nel campo della scienza e della tecnologia nel settore spazio.

A firmare il Memorandum of Understanding (MoU), il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente e il Ministro della Scienza e dell’ICT della Corea del Sud Lee Jong-ho, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica della Corea del Sud Yoon Suk-yeol. Il MoU – informa Asi – è parte di una serie di tre accordi firmati tra i due Paesi. Obiettivo del Memorandum è quello di potenziare le relazioni tra Italia e Corea del Sud, già precedentemente avviate, per un rapporto di strategico partenariato e promuovere e sostenere la collaborazione tra università, istituti di ricerca e imprese dei rispettivi Paesi.

Nello specifico attraverso il MoU si esploreranno le possibilità di implementare progetti di cooperazione nelle seguenti aree: la scienza e l’esplorazione dello spazio, l’osservazione della Terra con particolare attenzione al monitoraggio ambientale e alla gestione dei disastri, le tecnologie riguardanti i radar ad apertura sintetica, le applicazioni integrate e la promozione di iniziative nel settore spaziale per le industrie ed il commercio.

Centenario AM, a Pozzuoli il simposio sulla capacità ipersonica

Centenario AM, a Pozzuoli il simposio sulla capacità ipersonicaPozzuoli (Na), 7 nov. (askanews) – Lo sviluppo delle “capacità ipersoniche”, fondamentali per la futura esplorazione dello Spazio ma non solo, saranno al centro di un simposio organizzato giovedì 9 e venerdì 10 novembre 2023, all’Accademia dell’Aeronautica Militare a Pozzuoli (Na), nell’ambito delle attività dedicate al Centenario della Forza Armata.

Prevista la partecipazione dei maggiori esperti nel settore provenienti dal mondo della Difesa, del comparto aerospaziale italiano, nonché docenti e studenti delle più prestigiose realtà universitarie italiane e straniere, tra cui, in collegamento audio/video, l’astronauta dell’Esa e Colonnello pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, Luca Parmitano. Il titolo dell’evento è “Una nuova sfida: sviluppare la capacità ipersonica”; circa sei mesi di ricerca ed analisi da parte di oltre 80 tra tecnici, scienziati ed esperti civili e militari del settore verranno riassunti, nei due giorni del simposio, attraverso l’esposizione di cinque panel tematici che faranno una sintesi degli studi condotti su varie aree ritenute di interesse per sviluppare in futuro le capacità ipersoniche: dall’aerodinamica alle comunicazioni, dai propulsori ai materiali, dagli spazioporti al diritto spaziale, fino agli aspetti legati alla fisiologia umana nello Spazio.

La tecnologia ipersonica è un tema di grande attualità e rilevanza per la confluenza di sfide ed opportunità che porta con sé, con implicazioni di vasta portata per l’ingegneria aerospaziale, per la difesa nazionale e per l’esplorazione scientifica. In un’era – come quella in cui stiamo entrando – caratterizzata da una sempre maggiore dipendenza dalla velocità e dalla capacità di adattarsi e reagire, fattori che nell’immaginario collettivo sono da sempre strettamente legati alle forze aeree e spaziali, il simposio di Pozzuoli vuole rappresentare uno sguardo su un futuro ormai prossimo, quello che andrà “oltre Mach 5”, e che per la complessità delle tecnologie coinvolte necessita di uno sforzo coordinato in termini di ricerca, sviluppo ed investimenti.

Il simposio sarà aperto dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Luca Goretti e rappresenta solo l’atto conclusivo di questo lungo e complesso progetto di ricerca multidisciplinare avviato dalla Forza Armata in sinergia con il mondo accademico e dell’industria, con l’obiettivo di indicare una prospettiva politico-strategica in un settore di significativa importanza per la Difesa nazionale, che possa essere anche da stimolo per il consolidamento di una “economia della Difesa” quale forza motrice per l’innovazione tecnologica del Paese. Al termine dei lavori verrà presentato in anteprima un documento conclusivo dei lavori che verrà messo successivamente a disposizione della comunità scientifica e dei decisori militari e politici nazionali, che riassumerà le possibili linee di azioni per lo sviluppo della capacità ipersonica come leva strategica per la competitività del Sistema-Paese.

In collegamento dagli Stati Uniti, come anticipato, interverranno anche il Colonnello Luca Parmitano, pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare ed astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Nicola Pecile, in passato pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare e, attualmente, pilota collaudatore negli Stati Uniti di veicoli suborbitali.

È operativa GARR-T, la rete ultraveloce per università e ricerca

È operativa GARR-T, la rete ultraveloce per università e ricercaRoma, 3 nov. (askanews) – Da oggi è pienamente operativa la nuova rete GARR-T dedicata al mondo della ricerca, dell’istruzione e della cultura. La rete, che si estende su un percorso di 20.000 km di fibra ottica distribuiti capillarmente in tutto il Paese, segna un importante passo avanti nella connettività ad alte prestazioni. Docenti, studenti e ricercatori di ogni disciplina possono contare su un’infrastruttura veloce e affidabile per scambiare dati in tempo reale, accedere in modo sicuro alle risorse, effettuare calcoli ad elevata potenza e gestire grandi quantità di dati. Con l’interconnessione alle reti globali inoltre, GARR-T agevola la collaborazione internazionale tra enti di ricerca e università.

Il nome GARR-T, come Terabit, indica il salto di qualità nella dimensione dei collegamenti ora disponibili. La dorsale, infatti, è cresciuta in modo straordinario, aumentando la capacità da 3 a oltre 20 Terabit al secondo. Il progetto – informa GARR – è iniziato a settembre 2021 con le prime installazioni sulla rete trasmissiva. In tempi record, si è sviluppato lungo tutto il Paese contando su un efficace lavoro di squadra tra l’organizzazione GARR e il personale degli enti di ricerca e delle università che ospitano i circa 80 nodi della rete coinvolti. Claudia Battista, direttrice GARR, esprime grande soddisfazione per questo risultato: “Sono molto orgogliosa del traguardo che abbiamo raggiunto con un mese di anticipo rispetto alle previsioni. Da oggi l’Italia ha un’importante risorsa per far fronte alle nuove sfide della ricerca e si pone tecnologicamente all’avanguardia in Europa e nel mondo”.

E questo è solo il primo passo. Il team GARR continua a lavorare per potenziare ulteriormente ed estendere la rete su altre aree del territorio nazionale. Mentre questa prima fase di GARR-T è stata realizzata grazie ad un investimento di 25 milioni di euro su fondi GARR, l’ampliamento prossimo conta su risorse provenienti dal PNRR con i progetti TeRABIT (che vedrà l’estensione e il potenziamento della dorsale in fibra ottica alla Sardegna e al sud della Sicilia) e ICSC (dedicato al potenziamento della dorsale e degli accessi per i siti impegnati nel Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing). “Con GARR-T abbiamo raggiunto standard tecnologici di eccellenza che permettono di interconnettere centri di ricerca, laboratori e sedi universitarie in qualsiasi parte del mondo” commenta Massimo Carboni, Chief Technical Officer di GARR. “La capacità minima dei collegamenti di dorsale è di 100 Gigabit al secondo e abbiamo già reso disponibili dei servizi di punta, come la recente connessione tra due data centre (INFN-CNAF a Bologna e CERN a Ginevra), con velocità di 1,6 Tbps grazie alla condivisione di spettro ottico multidominio”.

La rete a pacchetto e quella ottica sono state completamente rivoluzionate in GARR-T e ora offrono alla comunità nazionale della ricerca e dell’università nuove funzionalità. Tra i vantaggi, la possibilità di monitorare le performance in modo più efficiente grazie all’introduzione della telemetria e dell’automazione, che consentono di gestire una maggiore quantità di informazioni e di interagire con gli apparati tramite strumenti software. La telemetria riduce anche i tempi per alcune operazioni, come il collaudo di nuovi circuiti, che ora richiede solo 5 minuti invece di 40. Dal punto di vista della rete ottica sono stati messi in campo 750 km di nuove tratte in fibra ottica e sono 6.200 i chilometri coinvolti nell’evoluzione della dorsale GARR-T. Con questi numeri, la nuova rete è in grado di dare un contributo fondamentale alla riduzione del divario digitale in Italia. Una delle sue caratteristiche distintive è la maggiore capillarità, che porta funzionalità avanzate non solo nei nodi centrali ma anche ai siti periferici, garantendo così un accesso equo e avanzato alla connettività e alle risorse. Tra i servizi innovativi disponibili, inoltre, la condivisione di spettro, consente di espandere le potenzialità della rete, superando ostacoli economici o geografici come nel caso dei cavi sottomarini o di luoghi remoti difficili da raggiungere con la fibra ottica.

Una “talpa” al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano

Una “talpa” al Museo della Scienza e Tecnologia di MilanoMilano, 31 ott. (askanews) – Nella notte tra lunedì 30 e martedì 31 ottobre 2023, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci si Milano è arrivata la “testa” di una delle sei frese scavatrici utilizzate da Webuild per la realizzazione della metropolitana M4, La Blu del capoluogo lombardo.

La testa fresante della TBM (Tunnel boring machine, chiamata più amichevolmente talpa meccanica), dopo essere stata esposta davanti alla Triennale in occasione della mostra “Costruire il futuro. Infrastrutture e benefici per persone e territori” dedicata alle infrastrutture e promossa da Webuild, si è rimessa in marcia verso quella che, al momento, sarà la sua nuova dimora. Il Museo è stato infatti identificato proprio per il suo forte legame con il mondo dello sviluppo tecnologico e industriale, facendosi testimone di storie di persone, invenzioni, ricerche, scoperte e realtà d’impresa che hanno contribuito a trasformare la società negli ultimi due secoli, con particolare riferimento all’Italia. La testa della TBM entra quindi a far parte delle sue collezioni in quanto simbolo del progresso nel settore dei trasporti e dell’innovazione che sta trasformando il concetto di mobilità nelle città italiane: la metropolitana è uno dei sistemi di mobilità più ingegnosi ed efficaci per riuscire a oltrepassare il traffico.

Lunedì 30 ottobre, nel cuore della notte, la testa della TBM, che ha un diametro di 6,7 metri e pesa 58 tonnellate, si è messa in marcia, grazie ad un trasporto eccezionale, per attraversare la città di Milano e raggiungere il Museo. Il convoglio è partito da Viale Alemagna e, percorrendo viale di Porta Vercellina, ha proseguito verso viale Papiniano, per poi arrivare in Via Olona all’alba di martedì 31 ottobre da dove è entrata tramite una gru che l’ha calata fin dentro il cortile del Museo. Da lì è stata, infine, posizionata nei giardini accanto al Padiglione Ferroviario su un apposito basamento in calcestruzzo su cui è stata appoggiata la struttura in acciaio che la sostiene. Per permettere il transito della talpa e del suo convoglio largo 6 metri e alto oltre 4 metri, è stato necessario chiudere al traffico le strade a mano a mano che il convoglio avanzava lungo il percorso, scortato dalla polizia municipale, sollevare le linee aeree dell’elettricità e rimuovere pali segnaletici e semafori, ripristinati immediatamente dopo il termine delle operazioni di manovra.

La TBM arrivata al Museo ha scavato per oltre 4 km dei 15 totali che costituiranno il totale della linea Blu, in particolare nel tratto che da San Cristoforo arriva a Coni Zugna, passando proprio vicino al Museo. Per realizzare le gallerie nelle due direzioni, sono state impiegate 6 frese straordinariamente grandi: alte almeno 6,7 metri, lunghe più di 110 metri (quasi 3 volte il sottomarino Enrico Toti) e pesanti quasi 6.000 tonnellate (circa 20 volte il sottomarino).

”Dark Matter Day”, oggi si celebra il lato oscuro dell’universo

”Dark Matter Day”, oggi si celebra il lato oscuro dell’universoRoma, 31 ott. (askanews) – Oggi si celebra il Dark Matter Day, la giornata della materia oscura, che in questa sesta edizione si presenta con un nuovo look, un podcast, una diretta social europea e una serie di eventi che in tutto il mondo festeggiano il lavoro di migliaia di scienziati e scienziate che cercano di accendere una luce sul lato più oscuro e misterioso dell’universo.

Oggi alle 14.30, la Sezione Infn di Roma Tor Vergata organizza un webinar – a cura del ricercatore Stefano Ciprini e in lingua inglese – dedicato alla materia oscura e all’esperimento DarkSide che ha l’obiettivo di cercare segnali di questa misteriosa materia dalle profondità della montagna, all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. Per la prima volta – informa l’Infn – sarà rilasciato un podcast dal titolo “Particle Mysteries: The Coldest Case”, una serie in stile giallo che segue la ricerca pluridecennale della materia oscura. In questo podcast di quattro episodi, che sarà pubblicato sul sito ufficiale della giornata (http://darkmatterday.com/), ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo, tra cui anche scienziate e scienziati Infn, discutono delle numerose attività di ricerca volte a comprendere la natura del nostro universo e scoprire la materia oscura. Laboratori in tutto il mondo, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn, cercano di osservare la materia oscura, con attività di ricerca all’avanguardia e sviluppando nuove tecnologie innovative.

Infine, tante scienziate e scienziati che si occupano di materia oscura, provenienti dai principali laboratori e istituti di ricerca europei, il 9 novembre alle 14 si incontreranno su X (ex Twitter), per un X space, una diretta audio, in cui racconteranno che cos’è la materia oscura, perché crediamo che esista e presenteranno i principali sforzi sperimentali volti a osservarla. All’appuntamento parteciperanno ricercatori e ricercatrici dell’Infn, del Cern, dell’Istituto di ricerca francese IN2P3, dell’Istituto svizzero per la fisica delle particelle CHIPP, dell’Istituto olandese per la fisica subnucleare NIKHEF e dell’Istituto di fisica dell’Accademia Ceca delle Scienze. Per l’Infn, parteciperanno le ricercatrici Martina Gerbino, fisica teorica presso la Sezione Infn di Ferrara, e Cecilia Ferrari, dottoranda al Gran Sasso Science Institute a L’Aquila e ricercatrice Infn per l’esperimento Xenon ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. Per seguire la diretta, basterà collegarsi all’account del CERN su X alle 14.

Il Dark Matter Day è un’iniziativa ideata nel 2017 da Interactions, il network internazionale di cui fanno parte le comunicatrici e i comunicatori dei principali laboratori e istituti dedicati alla ricerca nel campo della fisica delle particelle.

In Antartide riapre base Zucchelli, al via 39a spedizione italiana

In Antartide riapre base Zucchelli, al via 39a spedizione italianaRoma, 31 ott. (askanews) – È iniziata la 39a spedizione scientifica italiana in Antartide con l’apertura della base “Mario Zucchelli” sul promontorio di Baia Terra Nova. La campagna estiva durerà oltre 4 mesi e vedrà il coinvolgimento di circa 130 tra ricercatori e tecnici impegnati in 31 progetti di ricerca su scienze dell’atmosfera, geologia, paleoclima, biologia, oceanografia e astronomia.

Le missioni italiane in Antartide, finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), sono gestite dal Cnr per il coordinamento scientifico, dall’Enea per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi. Le Forze Armate partecipano alla spedizione con 16 esperti militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri che affiancheranno sul campo i ricercatori durante tutto il corso della spedizione. Gli specialisti della Difesa, nell’ambito delle specifiche competenze della forza armata d’appartenenza, daranno supporto alle seguenti attività del PNRA: campagne esterne, attività navali e subacquee, operatività di elicotteri e aeromobili, previsioni meteorologiche e completamento della pista d’atterraggio su terra. Inoltre, l’Aeronautica Militare assicurerà con circa 36 unità e un velivolo C-130J della 46ª Brigata Aerea i collegamenti tra Christchurch (NZL) e la base italiana “Zucchelli” (MZS), ovvero quella statunitense di McMurdo (MCM), provvedendo al trasporto di materiali, mezzi e personale.

Oltre che presso la base “Mario Zucchelli”, le attività di ricerca si svolgeranno anche presso la stazione italo-francese di Concordia e a bordo della nave Laura Bassi. La rompighiaccio arriverà in Nuova Zelanda il 2 gennaio per poi iniziare il suo viaggio verso l’Antartide il 5 gennaio con a bordo 36 fra ricercatori e tecnologi e un equipaggio navigante di 21 membri. Per la prima volta la missione sarà condivisa con il progetto antartico neozelandese a cui afferiscono 12 dei 36 ricercatori. La nave circumnavigherà l’intero mare di Ross e concluderà la sua missione antartica dopo 60 giorni a marzo 2024. La nuova stagione di ricerca estiva nella base Concordia, sul plateau antartico a oltre 3mila metri di altezza e a 1.200 chilometri dalla costa, partirà ai primi di novembre coinvolgendo 52 partecipanti tra tecnici e ricercatori. A partire da febbraio 2024, chiusa la campagna estiva 2023/2024, le attività saranno gestite dal nuovo team degli invernanti (“winter over”), composto da 13 membri (5 italiani, 7 francesi e 1 svizzero), che rimarranno in completo isolamento fino a novembre 2024 a causa delle temperature estreme che rendono la base inaccessibile.

Il 15 novembre sarà aperto il campo di Little Dome C, a 35 chilometri da Concordia, dove proseguiranno le attività legate al progetto internazionale “Beyond Epica Oldest Ice”, finanziato dalla Commissione europea e coordinato dall’Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) a cui partecipano per l’Italia anche Enea e Università Ca’ Foscari Venezia. Presso il campo si svolgeranno le attività di carotaggio del ghiaccio attraverso cui il team di ricerca ricaverà dati sull’evoluzione delle temperature e sulla composizione dell’atmosfera, tornando indietro nel tempo di 1 milione e mezzo di anni.