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Cultura, BIPM: servono azioni collettive per tutela beni Unesco

Cultura, BIPM: servono azioni collettive per tutela beni UnescoRoma, 6 feb. (askanews) – I cambiamenti climatici, le guerre, le nuove frontiere del turismo di massa sono tutte sfide che mettono a dura prova la gestione dei Patrimoni Mondiali e per affontarle occorrono competenze condivise, consapevolezza e responsabilità collettiva da parte di tutte le Istituzioni coinvolte. E’ questo in sintesi il messaggio lanciato dall’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, che oggi a Roma, presso la sede del Ministero della Cultura, ha raccolto rappresentanti del Governo e del Parlamento oltre a sindaci e amministratori locali.


L’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale è una realtà nata nel 1997 che oggi riunisce più di 50 Enti responsabili della gestione dei Beni italiani iscritti nella World Heritage List. Il nostro Paese può vantare il primato assoluto con ben 60 siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dall’UNESCO: monumenti, centri storici, parchi archeologici e naturali, luoghi ai quali viene riconosciuto di essere uniche, eccezionali testimonianze del percorso dell’essere umano sulla Terra. L’iniziativa rientra all’interno del progetto finanziato grazie ai fondi della Legge 77/2006 del Ministero della Cultura. Obiettivo dell’Associazione è mettere al centro della discussione la protezione del Patrimonio Mondiale come impegno collettivo per il futuro e indagare quali sono le visioni e le strategie della politica italiana sul tema delle designazioni UNESCO e Patrimonio Mondiale a livello nazionale, regionale e locale. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato come “la consapevolezza dell’importanza della manutenzione e della valorizzazione dei beni Unesco presenti nel nostro Paese è una delle sfide che vogliamo affrontare anche rafforzando i finanziamenti dello Stato a favore degli Enti Locali che si occupano della loro gestione. In Italia la valorizzazione dei beni ambientali ha assunto una valenza costituzionale solo nel 2022, segno che fino a quel momento questi temi non erano nella sensibilità dei nostri legislatori. Dobbiamo tutti insieme compiere lo sforzo di renderci conto di cosa abbiamo in questo Paese. La caratteristica del nostro Paese ci richiama ad una cautela sull’utilizzo del territorio che deve combaciare con la sua valorizzazione. Dobbiamo cogliere i meccanismi di equilibrio per manutenere al meglio i beni Unesco”.


Per Matteo Orfini, membro Commissione Cultura della Camera dei deputati, “abbiamo una responsabilità politica e culturale nella costruzione di un modello nuovo di gestione dei beni patrimonio mondiale presenti nel nostro Paese. Dobbiamo rivendicare un modello di tutela dei nostri beni ma allo stesso tempo occorre aggiornare il codice dei beni culturali con una discussione aperta che coinvolga soprattutto coloro che più da vicino si occupano della gestione, evitando che questa gravi esclusivamente sugli Enti Locali”. Ad intervenire anche Magdalena Landry, Direttore regionale Europa dell’UNESCO, che ribadito come “il principio della responsabilità collettiva rispetto alla protezione del patrimonio culturale è sancito a livello internazionale ed è fondamentale investire sulla sensibilizzazione relativa a questi temi. Il patrimonio mondiale non è solo una lista di beni ma un simbolo tangibile della memoria collettiva che valori e conquiste comuni. Oggi più che mai le sfide che dobbiamo affrontare sono cooperazione e solidarietà internazionale, serve uno sforzo unitario di tutti i Paesi. L’impatto dei cambiamenti climatici, ad esempio, impone scelte importanti sullo sviluppo di conoscenze e scelte indirizzate alla conservazione responsabile di questi patrimoni mondiali”.


Per Aruna Francesca Maria Gujral, Direttore Generale dell’ICCROM, “proteggere e valorizzare i nostri patrimoni è un dovere di tutti, gli Stati hanno il dovere di conservare i nostri patrimoni culturali. Questa missione è sempre più complessa per le molte sfide che ci sono. Serve un’azione collettiva, con sinergia di tutti gli attori che devono avere strumenti operativi per attuare le azioni necessarie per la conservazione e la gestione sostenibile del patrimonio mondiale”. Il presidente di BIPM, Alessio Pascucci, ha lanciato un appello alle Istituzioni: “vogliamo accendere un faro sulla necessità di costruire una nuova consapevolezza dei valori relativi al Patrimonio Mondiale. Chiediamo a tutte le Istituzioni di cogliere questa occasione per l’Italia per poter adempiere al meglio alle opportunità e ai doveri legati alle Convenzioni internazionali dell’UNESCO, in particolare alla Convenzione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale”.


Per Carlo Francini, coordinatore scientifico di BIPM, “la conservazione e la valorizzazione dei patrimoni mondiali deve essere ricentrata attraverso il contributo che possono offrire gli Amministratori dei territori che li ospitano. È questo il lavoro che l’Associazione intende portare avanti, perché soltanto un territorio consapevole del patrimonio mondiale può fornire le indicazioni utili per una gestione corretta, capace di favorire la convivenza e lo sviluppo sotto tutti i punti di vista”.

Arte Fiera, vetrina italiana che unisce ricerca e popolarità

Arte Fiera, vetrina italiana che unisce ricerca e popolaritàBologna, 6 feb. (askanews) – Un evento per le gallerie d’arte italiane, ma proiettato verso la scena internazionale, con una scelta di partecipanti interessante e spazi luminosi che aiutano a valorizzare le opere. Arte Fiera a Bologna inaugura la propria 48esima edizione, l’ultima con la direzione artistica di Simone Menegoi. “Ci sono due idee fondamentali, non geniali, ma efficaci – ha detto ad askanews presentando le linee guida dell’evento -. Una è quella di puntare sull’italianità di questa fiera, non come limite, ma come tratto distintivo e addirittura come asset di marketing, per usare un linguaggio che non mi appartiene, però funziona. E l’altra è quella di innalzare il livello curatoriale e scientifico, senza rinunciare a dei tratti identitari come sono quelli della sua popolarità e incisività”.


Negli stand, che ospitano gallerie importanti come Lia Rumma, Continua, Mazzoleni o Franco Noero, si trova tanta pittura, ma anche molta fotografia, che rappresenta una piacevole sorpresa. E uno degli intenti è rivolgersi con un’offerta significativa ai collezionisti. “Abbiamo cercato di accogliere i collezionisti, coltivando una relazione diretta con loro – ci ha detto il direttore operativo della fiera, Enea Righi – per indirizzarli proprio nei confronti delle gallerie italiane e degli artisti italiani”. Ogni anno Arte Fiera commissione a un’artista un’opera inedita: per il 2025 è stato invitato Maurizio Nannucci che ha creato un multiplo, una shopper di carta, che reca una delle sue celebri scritte: “You Can Imagine The Opposite”. La fiera ha poi rinnovato la collaborazione con Fondazione Furla, che ha portato a Bologna una performance di Adelaide Cioni.


E poi ci sono i premi, come quello proposto da BPER Banca, main partner di Arte Fiera. “Per il secondo anno consecutivo in Arte Fiera – ci ha spiegato Sabrina Bianchi, responsabile Brand, Marketing Communication e patrimonio culturale di BPER Banca – proponiamo un prize, quindi assegneremo un premio a un artista, uomo o donna che sia, che però tratti il tema della valorizzazione e del talento femminile, talento femminile che BPER sostiene sia attraverso politiche interne all’azienda, quindi politiche di DNI, quindi non ci stiamo tirando indietro, anzi abbiamo appena ricevuto una certificazione ufficiale di azienda certificata DNI, ma anche attraverso appunto la cultura”. Un altro premio è invece legato a Ducati, altro partner dell’evento bolognese, che ha scelto di puntare sul concetto di comunità e sul legame di bellezza che lega la casa motociclistica all’arte. “Abbiamo pensato che l’unione di Ducati con un’eccellenza italiana del territorio come Arte Fiera – ha spiegato Patrizia Cianetti, direttrice Marketing e Comunicazione global di Ducati – andasse proprio un po’ a rafforzare il concetto e la volontà che è quella di regalare emozioni, arricchire la vita delle persone, regalare pensieri, sogni, in un qualche modo”.


I pensieri con cui si lascia la fiera di Bologna sono quelli di una scena italiana viva, curiosa e animata. Che prova a pensare se stessa in modo più contemporaneo e che, accanto al semplice mercato, cerca progetti che valgano anche oltre l’aspetto economico.

”Linea Segreta”, il libro che svela il rapporto Italia-Vaticano

”Linea Segreta”, il libro che svela il rapporto Italia-VaticanoMilano, 6 feb. (askanews) – (di Cristina Giuliano) All’estero nessuno come gli italiani riesce a rimanere se stesso, senza scomporsi troppo, mantenendo i propri principi eppur riuscendo ad essere empatico e aperto al mondo. Un aneddoto che riguarda Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica Italiana dal 1955 al 1962, lo esemplifica con grande semplicità. Si tratta di quella volta che il leader sovietico Nikita Krusciov propose all’allora nostro Capo di Stato di rifletterci: “e dopo mature riflessioni diventerete comunisti”, gli disse durante un brindisi in ambasciata d’Italia a Mosca. La risposta di Gronchi fu fulminante, particolarmente divertente, ed è contenuta in “Linea Segreta. I retroscena tra Stato e Vaticano”, ultima fatica letteraria di Antonio Preziosi, giornalista e direttore del Tg2, nonché esperto conoscitore di quel sistema complesso che sono le nostre istituzioni e la politica.


Dopo “Il papa doveva morire” (2021) e “Il sorriso del papa” (2022) il nuovo libro affronta con una prosa precisa, attenta e capace di alleggerire momenti davvero drammatici, passaggi chiave che riguardano la storia del nostro Paese e di quel rapporto unico tra le due sponde del Tevere, in una “ipotetica passeggiata che dal colle del Quirinale ci conduce al colle del Vaticano”, come scrive lo stesso Preziosi che nell’introduzione, fa notare come in un “fazzoletto di alcune centinaia di metri quadrati e di palazzi si dipanano le relazioni e le storie che rendono avvincente il racconto di ciò che unisce e ciò che divide l’Italia della Repubblica e lo Stato dei papi”. Puntuale e trasparente l’uso delle fonti, ben documentate. Molti i dietro le quinte di un confronto evidentemente continuo, oltre agli aneddoti proposti dall’autore. Dall’inchino del presidente De Nicola a Pio XII sino al perché i Patti Lateranensi hanno un impatto così forte non soltanto sui rapporti bilaterali. “Lo Stato della Città del Vaticano è il più piccolo del mondo. Ma è proprio grazie alla sua qualità di capo dello Stato che il papa ha titolo per mediare – ad esempio – nei negoziati di pace per il Medio Oriente o di essere invitato a intervenire con un discorso ufficiale al Parlamento europeo o all’Assemblea generale delle Nazioni Unite” fa notare Preziosi con chiarezza cristallina.


Un rapporto fatto di rispetto, dialogo e aperta collaborazione che ha attraversato anche fasi critiche come i referemdum sul divorzio e sull’aborto, il dibattito sulla famiglia, sull’immigrazione e sulle scelte morali. Un rapporto che pervade la Capitale d’Italia e in un certo senso riguarda tutti noi, impossibile da ignorare sia in patria che all’estero. Il volume (LINEA SEGRETA, Edizioni San Paolo 2024, pp. 318, euro 20, in vendita anche su piattaforme internazionali) ha già avuto risonanza, presentato peraltro a metà gennaio all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede dal vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi. E rappresenta una miniera di gustosi aneddoti, alcuni conosciuti, altri assolutamente inediti, da avere e conservare. A partire dalla risposta che Gronchi diede a Krusciov che gli proponeva di diventare comunista: “tra qualche anno l’invito possa essere rovesciato e che anche voi, toccato dalla grazia di Dio, possiate essere annoverato tra le file della Democrazia Cristiana”.

Strumenti, suono e mutamento: l’arte di improvvisare di Tarek Atoui

Strumenti, suono e mutamento: l’arte di improvvisare di Tarek AtouiMilano, 5 feb. (askanews) – Uno spazio che ritrova la luce, elementi naturali e strani strumenti che generano un paesaggio sonoro in continuo mutamento, un paesaggio discontinuo fatto di piccole isole che coesistono e si integrano, ma mantengono anche la loro singolarità. Pirelli HangarBicocca a Milano ospita la mostra “Improvisation in 10 Days” dell’artista franco-libanese Tarek Atoui. “Io lavoro con il suono – ha detto ad askanews – sono un artista che si muove tra la musica e il suono, che è stato il medium che ho utilizzato fin dall’inizio e su cui continuo a concentrarmi. In particolare lavoro su degli strumenti, cerco di crearne di originali, strani e innovativi. Lavoro anche su sculture e oggetti sonori che in fondo sono un invito ad utilizzarli, a creare musica con essi, a collaborare con altri musicisti, ma anche con altre persone che vengono da mondi diversi”.


Il lavoro di Atoui, artista e compositore elettroacustico, vuole innescare nel pubblico reazioni fisiche e intellettuali, oltre che sollecitare le percezioni che poi possono generare esperienze e conoscenza. Con l’idea, attraverso la collaborazione, di ampliare il concetto di ascolto per portare avanti una ricerca che unisce diversi contesti geografici, storici e sociali. “La mostra in HangarBicocca – ha aggiunto Atoui – presenta una grande raccolta di lavori, che vengono da tre importanti progetti che qui sono stati riorganizzati in modo nuovo, ed è la prima volta che sono allestiti così”. Curata da Lucia Aspesi, la mostra vuole essere un omaggio all’improvvisazione che utilizza lo spazio dello Shed, il primo ambiente di HangarBicocca, come una tela bianca che viene abbracciata dal suono più che dalle installazioni. Con un’idea di continua evoluzione e di continuo cambiamento che genera il senso profondo dell’esposizione: evidente e affascinante, ma continuamente inafferrabile e in mutazione. Perché, come ha detto lo stesso Atoui, i suoi lavori sono strumenti musicali, non opere d’arte nel senso classico, e l’idea di autorialità appartiene a tutti coloro che con quegli stessi strumenti si confrontano.

Venezia e poi New York, il gallerista Tommaso Calabro si racconta

Venezia e poi New York, il gallerista Tommaso Calabro si raccontaVenezia, 5 feb. (askanews) – La storia dell’apertura della sua galleria a Venezia è andata anche sul Wall Street Journal come simbolo di un ritorno di possessori di case nella città e di possibile rinascita del centro storico. Tommaso Calabro, gallerista d’arte tra i più noti della scena odierna, da Milano ha portato il suo lavoro anche a Venezia, con un progetto che è di sviluppo della sua attività, ma non solo.


“Ho puntato molto su Venezia nell’ultimo anno – ha detto ad askanews – e l’idea di comprare questo palazzo, che è Palazzo Donà Brusa, è indicativa rispetto alle mie intenzioni di continuare un’attività culturale in questa città incredibile e per molti versi unica al mondo. Ci sono tante realtà che si stanno venendo a creare a Venezia, sia a livello galleristico sia istituzionale, che porteranno secondo me sempre più appassionati all’arte a Venezia, per quanto sia già tuttora una delle città più frequentate dagli appassionati dell’arte, però in futuro penso che questo numero possa ancora aumentare a favore di un appunto turismo molto più culturale di quello che secondo me è in questo momento quello veneziano”. Trentacinquenne, legato al moderno e ad alcune figure di galleristi colti del passato, Calabro guarda all’Italia, ma anche alla scena internazionale: nei prossimi mesi infatti sbarcherà anche a New York con un progetto temporaneo. “L’idea che ho condiviso con il mio team e che abbiamo deciso di fare per quest’anno – ha aggiunto il gallerista – è di non fare attività fieristiche, smettere completamente con le fiere e andare invece a trovare delle attività che possono essere funzionali ai nostri progetti. In quest’ottica abbiamo deciso di aprire questo pop-up a New York a Chelsea che sarà dal 1 maggio al 30 maggio dove apriremo due mostre contemporanee. Una sarà dedicata a Aldo Sergio, che è un artista contemporaneo con cui lavoriamo, e l’altra invece a Harold Stevenson, che avevamo presentato in questo palazzo durante la Biennale di Venezia del 2020”.


Unire artisti di oggi a maestri del Novecento è una delle cose che Tommaso Calabro fa spesso, e spesso le sue scommesse su nomi che poi vengono rivalutati, come per esempio quello di Leonor Fini, si sono rivelate decisamente azzeccate. E quindi la domanda con cui lo abbiamo salutato è stata sull’effettiva possibilità di fare impresa con la cultura. “Bisogna stare molto attenti – ci ha risposto – perché i costi rischiano sempre di andare alle stelle. Detto questo, facendo un lavoro pianificato e con la giusta attenzione, è un lavoro che può dare grandi soddisfazioni da un certo punto di vista e dall’altro essere assolutamente sostenibile. Per cui sì, si può fare. Si può essere imprenditori culturali”. E farlo anche a Venezia è perfino più affascinante.

Askanews e La Voce di New York al fianco di “New York Encounter”

Askanews e La Voce di New York al fianco di “New York Encounter”Roma, 4 feb. (askanews) – Askanews e La Voce di New York confermano la propria collaborazione editoriale, tra Italia e Usa, al fianco della 17a edizione del “New York Encounter”, evento culturale annuale che si terrà dal 14 al 16 febbraio, presso il Metropolitan Pavilion di New York. Si tratta di una iniziativa che, contando sul contributo di centinaia di volontari, riunisce, ogni anno, migliaia di persone, di diverse tradizioni religiose e culture differenti, seguendo l’affermazione di Papa Benedetto XVI secondo cui “l’intelligenza della fede deve diventare intelligenza della realtà”.


Le tavole rotonde, le performance artistiche e le mostre, aperte al pubblico gratuitamente, in cui si articola il programma (consultabile sul portale dell’evento: https://www.newyorkencounter.org), metteranno in evidenza come l’incontro con una presenza straordinaria, “un grande amore”, riveli un nuovo significato per il passato, il presente e il futuro; nasca la speranza e si trovino energie per costruire”. Il fine settimana, in particolare: sarà inaugurato, venerdì 14 febbraio, alle 18.30, ora di New York, da una presentazione di Philippe Villeneuve, capo architetto della ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, introdotta dal Cardinale Seán Patrick O’Malley, Arcivescovo Metropolita emerito di Boston; si concluderà, domenica 16 febbraio, alle 17.30, ora di New York, con un incontro dedicato a due giovani italiani, due laici, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, che saranno canonizzati durante il Giubileo. Queste due figure, modelli e punti di riferimento per la fede di migliaia di giovani in tutto il mondo, saranno illustrate dal Cardinale Christophe Louis Yves Georges Pierre, Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, da Antonia Salzano, madre del beato Carlo Acutis, da Christine Wohar, fondatrice e presidente di FrassatiUSA, con la moderazione di Amy Hickl, preside della Notre Dame Academy Shool di Los Angeles.


Sarà possibile seguire in diretta streaming questi due appuntamenti, così come quelli per cui è previsto il live streaming, sui canali YouTube di New York Encounter, askanews e La Voce di New York.

Il MAUTO di Torino, museo che guarda al futuro e alle comunità

Il MAUTO di Torino, museo che guarda al futuro e alle comunitàTorino, 4 feb. (askanews) – Un museo in forte crescita, che rappresenta una delle forme di creatività italiana più apprezzate nel mondo e che vuole essere anche uno spazio di comunità. Il MAUTO – Museo nazionale dell’Automobile di Torino ha chiuso il 2024 con il suo miglior risultato di sempre, oltre 388mila visitatori e ha presentato la programmazione del 2025 all’insegna di storia, design, arte e futuro. La direttrice Lorenza Bravetta ci ha raccontato che museo vuole essere il MAUTO. “Un museo – ha detto ad askanews – che mi auguro si possa definire contemporaneo, che parla di automobile: l’automobile è nel DNA di questa città, di questo Paese, ma è anche uno strumento eccezionale per parlare di storie e di cultura del Novecento. Quindi attraverso l’automobile, il MAUTO intende aprire a una contaminazione continua multidisciplinare che possa davvero trasformare il museo in un punto di incontro di saperi, di conoscenze e anche di persone che con esperienze diverse vengono a viverne in questo luogo”.


Le automobili, ovviamente, sono il cuore della collezione del museo, e in mostra se ne trovano moltissime. Ma quello che più colpisce è l’avere inserito questo percorso in un contesto di racconto che è più ampio, che ovviamente prende in considerazione la storia e il costume, ma guarda al presente e alle persone. “Il fatto di dialogare con la comunità a partire dalla comunità di prossimità, ma anche guardando fuori da Torino e fuori dall’Italia – ha aggiunto la direttrice – è necessario per continuare a crescere. Senza dialogo e senza comunità non andremmo da nessuna parte”.E la comunità a cui guarda il MAUTO è fatta anche dagli italiani che vivono all’estero, ma che nella storia della cultura automobilistica ritrovano un’appartenenza. “Senz’altro raccontiamo l’Italia e soprattutto questo museo crea dei ponti tra le culture, riallaccia dei legami con italiani che in Italia non stanno più e che ne vedono un fiore all’occhiello e anche un motivo di orgoglio nella loro italianità. Quindi senz’altro c’è il ruolo di diplomazia culturale, l’utilizzo della cultura dell’automobile come asset del soft power è una delle nostre priorità”.


Tra mostre di arte contemporanea e una squadra curatoriale variegata e ricca, il MAUTO appare oggi un luogo interessante e vivo che, partendo da una storia precisa, sa però declinarla all’insegna di una intrigante multidisciplinarietà. 

”Disegnare il cambiamento”, 30 anni di architettura e società

”Disegnare il cambiamento”, 30 anni di architettura e societàMilano, 4 feb. (askanews) – “La storia che vogliamo raccontarvi comincia con un insegnamento fondamentale: i periodi di crisi sono anche quelli che permettono il cambiamento e l’innovazione. Quando crollano i vecchi paradigmi si apre spazio per fare cose diverse, ma per fare ciò sono necessarie due qualità: il coraggio e uno sguardo aperto e curioso”. Così Mario Calabresi apre la sua introduzione a “Disegnare il cambiamento. 1994 – 2024. Un viaggio tra società, tecnologia e architettura”.


Dopo la presentazione con Mario Calabresi in anteprima a Milano avvenuta all’interno di Future for Cities – il Festival delle città che cambiano – “Disegnare il Cambiamento”, edito da Editoriale Giorgio Mondadori e curato da Will e Chora Media, arriva in libreria per offrire al lettore un punto di vista privilegiato sui trent’anni, 1994-2024, in cui è cambiato tutto. Dai nuovi scenari geopolitici alla rivoluzione digitale, dal lavoro alle accelerazioni della società fino alla ricerca di una nuova empatia con il pianeta: il cambiamento attraversa ogni dimensione, rovescia paradigmi, e consegna un tempo di radicale incertezza chiedendo risposte a domande inedite. C’è un luogo che anticipa tutto questo, lo incarna e lo genera: è la città, uno spazio denso e in evoluzione da cui passano le sfide di oggi. Sempre più il ruolo di chi progetta e dell’architettura è interpretare il cambiamento, plasmando gli spazi dove abitiamo, lavoriamo, ci muoviamo, ci incontriamo.


Un mosaico del nostro tempo in cui il tratteggio della storia, descritta da Mario Calabresi; della società che cambia, ritratta da Paolo Di Paolo; dell’irrompere della tecnologia nelle nostre vite, riportata da Luca De Biase, si fonde con l’evolvere dell’architettura, ripercorsa da Massimo Roj, che 30 anni fa ha fondato la società di progettazione integrata Progetto CMR. Un viaggio, dal 1994 al 2024, che ha visto sgretolarsi ogni paradigma e ogni certezza: la società che si è fatta liquida e la tecnologia che ha cambiato il nostro modo di interagire e di interpretare la realtà. In questo scenario è nato un nuovo modo di fare progettazione, integrando architettura, ingegneria e design. Nelle pagine del libro, il progettare – inteso come “pro-jectare”, guardare avanti – corre al ritmo serrato dell’evoluzione dei social, degli stravolgimenti geo-politici, dei cambi di governo nazionali, delle città che si trasformano e delle grandi sfide del mondo di oggi, fino a tracciare la direzione dei prossimi 30 anni.


Disegnare il cambiamento si apre al pubblico per un’esperienza che non si esaurisce nella lettura: per chi volesse approfondire gli aspetti tracciati dell’evoluzione tecnologica, storica, sociale e architettonica su tutte le piattaforme libere di ascolto saranno pubblicate puntate speciali del podcast Città, in cui i protagonisti del libro in dialogo con Mario Calabresi e l’host Paolo Bovio, autore di Will & Chora Media, allargheranno lo sguardo al futuro.

Miart 2025: big internazionali e dialogo con il territorio

Miart 2025: big internazionali e dialogo con il territorioMilano, 3 feb. (askanews) – Cento anni di arte, gallerie da 30 Paesi e cinque continenti, l’edizione 2025 della fiera miart, in programma dal 4 al 6 aprile negli spazi dell’Allianz MiCo di Milano, punta sia sull’internazionalità sia sulla relazione con il territorio. A dirigerla, con uno staff curatoriale rafforzato, è ancora Nicola Ricciardi, che ha sottolineato l’ingresso o il ritorno di importanti gallerie. “Aumentano la qualità e anche i metri quadri che queste gallerie portano. Abbiamo ingressi importantissimi: Sadie Coles, Victoria Miro, Esther Schipper, Meyer Riegger., gallerie che di solito si trovano nel primo corridoio di Art Basel e di Frieze e che ora decidono di puntare su Milano. E tra queste un grande ritorno anche italiano, che è Massimo De Carlo, che non faceva miart dal 2019, ma decide di puntare sulla nostra città. Quindi qualità all’interno della fiera con progetti molto rigorosi, molto curati, ma anche qualità fuori, perché siamo usciti, come da tradizione, anche nella città, cercando di promuovere e farci anche noi stessi portavoce di una serie di mostre, di stanze, di progetti e di performance che saranno distribuite in tutto il territorio”.


Organizzata sulle tre sezioni Established, Emergent e Portal, miart copre un periodo che va dal primo Novecento fino alla più stretta attualità e ragiona pure sul contesto fieristico e culturale internazionale. Alla presentazione è intervenuto anche il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi. “Innanzitutto siamo molto soddisfatti dei numeri – ci ha detto – quasi 180 gallerie, 40% che vengono dall’estero, ma al di là dei numeri quantitativi la qualità che ci sarà quest’anno e di cui siamo molto orgogliosi. Ovviamente non possiamo pensare al momento di competere con New York, ma nel mondo sui temi culturali si stanno creando dei nuovi hub come Hong Kong, ma io credo che in Europa, l’Italia e Milano in particolare abbia tutte le chance di poter diventare veramente qualcosa di importante. E un territorio come Milano deve essere all’avanguardia su questi temi”. Come ogni anno, miart è parte della Milano Art Week, che coinvolge musei, istituzioni e spazi del territorio in una volontà di sinergia per l’offerta culturale e di confronto sulle forme in cui l’arte può svolgere un ruolo nella società. E poi una serie di mostre e appuntamenti dedicati a uno dei padri del contemporaneo come Robert Rauschenberg.


“Il sostegno a miart – ha ribadito Michele Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, main partner di miart – quest’anno è ancora più convinto, insieme a miart abbiamo lavorato con la Fondazione Rauschenberg per una ricorrenza importante, i cento anni dalla nascita dell’artista. L’idea di mettere a fattor comune una eccezionale fiera d’arte contemporanea e d’arte moderna con una collezione privata che tra l’altro ha preso vita attraverso un museo in piazza della Scala, le Gallerie d’Italia, che ospita dei capolavori di Rauschenberg e farlo in occasione di un momento innegabilmente internazionale di Milano, ecco credo che rappresenti un unicum”. Altro elemento tradizionale di miart sono i diversi premi previsti e il Fondo di acquisizione di Fiera Milano da 100mila euro confermato anche per il 2025.

Esce “Note di cronaca”, il libro di Stefano Corradino

Esce “Note di cronaca”, il libro di Stefano CorradinoRoma, 1 feb. (askanews) – Alla fine degli anni cinquanta Italo Calvino, Franco Fortini, Umberto Eco, Gianni Rodari e altri si inventarono il Cantacronache, il collettivo di intellettuali che voleva contrapporsi al mondo fatato delle canzonette per raccontare in musica la società italiana come effettivamente era, con i suoi soprusi, le storture, la mancanza di diritti. È quello che fa anche Stefano Corradino, giornalista di quelli che consumano le suole delle scarpe per narrare i fatti proprio lì dove avvengono, e pure musicista da quando era quasi “in fasce”.


Alcune storie vere che ha raccontato in questi dieci anni nei suoi servizi in diretta su Rainews24 Corradino le ha trasformate in canzoni, che ha scritto, cantato e suonato. In “Note di cronaca”, libro edito da Villaggio Maori Editore, descrive come nasce questo progetto su temi di cronaca e attualità. Mafia, guerra, immigrazione, diritti umani negati, morti sul lavoro.


I protagonisti di queste storie sono soprattutto donne come le giornaliste Ilaria Alpi e Federica Angeli, Ilaria Cucchi sorella di Stefano, Lisa Picozzi, giovane ingegnere morta sul lavoro… Ma nel libro, con la copertina di Mauro Biani, ci sono tante altre storie che Corradino ha raccontato nei suoi servizi. Come le tragiche vicende di Giulio Regeni, Mario Paciolla, Andy Rocchelli. Il libro suddiviso in 7 capitoli, uno per ciascuna storia/canzone, è arricchito dalle interviste a 7 autorevoli personaggi: Giovanna Botteri, Nando dalla Chiesa, Bruno Giordano, Mamadou Kouassi Pli Adama, Dacia Maraini, Riccardo Noury, Antonella Viola.