Skip to main content
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Mostre, The Prism al Bassam Freiha Art Foundation di Abu Dhabi

Mostre, The Prism al Bassam Freiha Art Foundation di Abu DhabiRoma, 12 mar. (askanews) – The Prism, progetto artistico creato da Stefano Simontacchi, inaugura negli Emirati Arabi Uniti presso la Bassam Freiha Art Foundation di Abu Dhabi una grande mostra che si sviluppa in due differenti percorsi espositivi: Project Oneness e Trust, Gratitude and Love Journey. Realizzata con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e di Rimond, la mostra, curata da Marco Senaldi in collaborazione con il team curatoriale della Bassam Freiha Art Foundation, sarà aperta al pubblico fino al 31 agosto 2025 offrendo un’esperienza immersiva che, attraverso i portali emozionali dell’artista, mette in dialogo arte, filosofia e spiritualità.


Project Oneness, il primo dei due percorsi, esplora il tema della dualità verso una profonda comprensione dell’unità universale, in un itinerario di tre stanze interconnesse, ciascuna con un significato specifico. “Rappresenta un invito ad andare oltre quel velo che, a causa della razionalità, poniamo fra i nostri occhi e la realtà che esso nasconde, con l’obiettivo di comprendere che siamo un tutt’uno con l’universo – ha detto Stefano Simontacchi – questo velo è simbolicamente rappresentato dalla linea rossa presente in alcune opere: una creazione della nostra mente che divide la realtà in categorie come buono/cattivo, giusto/sbagliato, ecc. Se si ha la forza di andare oltre il velo, tali divisioni scompaiono e si scopre una nuova, piena consapevolezza”. Ispirato alla teoria hegeliana dell’Assoluto, il percorso invita il visitatore a concepire l’unità come risultato dinamico per guidarlo verso la consapevolezza di essere UNO—un’unità con l’universo.


Il secondo percorso, Trust, Gratitude and Love Journey, ospitato nella Annex Gallery, conduce i visitatori in un viaggio spirituale attraverso sette opere dedicate a tre principi fondamentali: Fiducia, Gratitudine e Amore. Ogni opera rappresenta una tappa verso una connessione profonda con se stessi, con la Terra e con l’universo. L’esposizione è inoltre accompagnata da uno specifico “public program”, incentrato sul benessere, l’autoriflessione e la consapevolezza. Le iniziative – che propongono inedite modalità di interagire con l’arte ed includono attività come la guarigione sonora, meditazioni guidate, lezioni di yoga, conferenze di artisti e workshop interattivi – sono ideate per valorizzare la natura immersiva di The Prism ed incoraggiare l’introspezione e la connessione con se stessi.

La Capitale italiana della Cultura 2027 sarà Pordenone

La Capitale italiana della Cultura 2027 sarà PordenoneMilano, 12 mar. (askanews) – La Capitale italiana della Cultura 2027, con il progetto “Città che sorprende”, sarà Pordenone (Friuli Venezia Giulia). Lo ha annunciato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel corso di una cerimonia ufficiale presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura alla presenza della Giuria di selezione e dei rappresentanti delle città candidate. Alla città vincitrice è assegnato un contributo di un milione di euro per attuare il programma culturale presentato nel dossier di candidatura.

Cultura: il Fai “apre” al pubblico 750 luoghi speciali in 400 città

Cultura: il Fai “apre” al pubblico 750 luoghi speciali in 400 cittàMilano, 11 mar. (askanews) – Sabato 22 e domenica 23 marzo tornano per la 33eima edizione le Giornate Fai di Primavera, il principale evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, organizzato dal Fondo per l’Ambiente Italiano Ets grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di volontari: 750 luoghi in 400 città saranno visitabili a contributo libero, grazie ai volontari di 350 Delegazioni e Gruppi Fai attivi in tutte le regioni.


Un’edizione speciale, in occasione dei cinquanta anni dalla nascita del Fai – fondato nel 1975 da Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, con Alberto Predieri e Franco Russoli – che anche attraverso le Giornate Fai di Primavera ribadisce la missione culturale che la Fondazione svolge a fianco delle istituzioni, con i cittadini e per il Paese, e che si realizza nella cura e nella scoperta di tanti luoghi speciali – oltre 13 milioni visitatori, 16.290 luoghi aperti in oltre 7.000 città in 32 edizioni – con lo scopo di educare la collettività alla conoscenza, alla frequentazione e alla tutela del patrimonio di storia, arte e natura italiano. Le Giornate Fai rappresentano un momento di crescita educativa e culturale e di condivisione, strumenti essenziali per affrontare un mondo libero. Un percorso di cittadinanza che coinvolge istituzioni, associazioni, enti pubblici e privati, che in numero sempre maggiore vi collaborano grazie a una vasta e capillare rete territoriale, con un unico obiettivo: riconoscere il valore del nostro patrimonio culturale e con esso la nostra identità di cittadini europei.


“Da oggi e senza incertezza anche noi del Fai dobbiamo avere ancora più chiaro che ogni nostra azione sociale ed educativa debba concorrere al rafforzamento di una comune coscienza europea e affido dunque a questa edizione delle Giornate FAI del cinquantennale e alle 750 piazze italiane – che esse virtualmente rappresentano – l’auspicio che la nostra festosa, concreta e appassionata manifestazione del 22 e 23 marzo possa essere proposta, vissuta e percepita in questa ottica più ampia, più civile, più militante. Il mondo, e non solo noi europei, ne ha un immenso e drammatico bisogno. Viva l’Europa!” ha detto Marco Magnifico, Presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano. “La Rai da dieci anni è al fianco del Fai per sostenere e tutelare le bellezze artistiche e paesaggistiche del nostro Paese. Nella ‘Settimana Rai e Fai per i beni culturali’ offriremo al pubblico l’unicità del nostro patrimonio storico e naturale, attraverso programmi e approfondimenti di qualità che sensibilizzano gli italiani. Un impegno in linea con la missione di servizio pubblico che la Rai porta avanti anche attraverso traguardi significativi comequesti dieci anni insieme al Fai”. ha sottolineato Roberto Sergio, Direttore Generale Rai.

Libri, esce con il Corriere della Sera “Giubilei” di Marco Galluzzo

Libri, esce con il Corriere della Sera “Giubilei” di Marco GalluzzoRoma, 11 mar. (askanews) – Quasi un album di fotografie, scattate nei momenti più solenni, coloriti, spassosi. Momenti incredibili come segni di fede cristiana, ma luoghi e anni dove la cronaca nera ha superato la bianca: la strage di Pellegrini sul Tevere, il commercio illegale delle indulgenze, lo scontro fra il Vaticano e la Riforma di Lutero, in un intreccio diplomatico che spesso aveva bisogno di spie, faccendieri, persino assassini.


Arriva oggi, con il Corriere della Sera, il libro “Giubilei. La storia segreta degli Anni Santi dal 1300 a oggi” (a 8,90 euro più il prezzo del quotidiano e rimarrà in edicola un mese). Attraverso cronache e aneddoti, ricerche storiche e fatti inediti, Marco Galluzzo, cronista parlamentare del Corriere, da oltre 20 anni “chigista” del Corsera, racconta un mosaico complesso di fede e potere, devozione e opportunismo, delitti e scandali, atti di fede e storie finora mai raccontate. Si passa dal serial killer che colpiva negli ospedali all’anziano di 107 anni che convinse il papa a regolarizzare il Giubileo, dai primi gadget religiosi dei banchieri del 1450 ai commercianti che approfittavano dei pellegrini, fino ai racconti di una schiava d’harem. Tra penitenze sincere e di comodo, conversioni e scandali, l’Anno Santo si rivela rito religioso e grande evento sociale e politico.


Molte cose sono cambiate dal 1300: la Chiesa Cattolica si è evoluta, Roma è diversa e il pellegrinaggio oggi è diventato anche digitale, con milioni di fedeli che seguono l’evento anche attraverso i social network e le dirette streaming in grado di raggiungere ogni angolo di mondo. Ma il mito del Giubileo resta immutato, simbolo di riconciliazione e purificazione. Adesso, alla vigilia del venticinquesimo, quello della “Speranza”, Galluzzo ci ricorda che, oltre alle cerimonie e alla spettacolarizzazione, l’Anno Santo è un crocevia tra spiritualità, storia e cultura, un evento capace di trasformare Roma in un teatro universale di fede e tradizione.


Primo capitolo. Un nonnino di 107 anni, una diceria che annegava nel buio dell’anno Mille, grida e furor di popolo: così, narra una cronaca che profuma anche di leggenda, nacque il primo Anno Santo. Il caso, le ansie dei poveri, e le memorie dei vivi lanciarono il ponte delle indulgenze fra la terra e il cielo. Tutto comincia con un inedito rebus, negli ultimi mesi del 1299. Una voce ricorrente attraversa la strade romane: chi visiterà la Basilica degli Apostoli – promette – verrà premiato con una grande indulgenza. E’ solo un rumour di piazza, non si sa come sia nato, ma giunge alle orecchie del Pontefice. Una verifica negli archivi, e nella memoria dei prealti più anziani, non dà esiti certi. Ma la memoria collettiva di Roma narra di un’indulgenza concessa nell’anno 1000 da Papa Silvestro II, e cita anche due fonti: un eremita spagnolo, parente di San Domenico, e frate Alberico, monaco in Catalogna. La testimonianza. Al popolo bastano e avanzano le dicerie di piazza: la sera del 1 gennaio, in preda alla frenesia della grazia, a centinaia affollano la Basilica, e le porte della chiesa devono essere lasciate aperte per tutta la notte. La voce si sparge e forestieri cominciano ad arrivare da fuori le mura. Bonifacio VIII cede alle richieste, ma vuole anche capire quale fonte abbia innescato tanto fervore. Al cospetto del Pontefice viene condotto un vecchietto, un nobile savoiardo, che sostiene di avere 107 anni: “Mio padre partecipò al Giubileo del ‘200 – giura l’anziano – e mi ha raccomandato di non mancare il successivo, se fossi stato ancora in vita”. La versione è confermata da altri due ultracentenari della diocesi di Beauvais: “Lo dissero e ce lo chiesero anche i nostri padri”.


La bolla di indizione. Il 22 febbraio la Bolla di indizione del primo Giubileo: due milioni di pellegrini – narrano i cronisti dell’epoca – arrivarono da tutta Europa. Giunsero dall’Ungheria e dalla Spagna, dall’Inghilterra e dalla Germania. A piedi, a cavallo, in lettiga; in gruppi o con lunghi viaggi solitari: “Fu la cosa più mirabile che mai si vedesse”, scrisse Giovanni Villani, storico contemporaneo di questi eventi. Parecchi Giubilei dopo, nel 1675, un altro nonnino fu protagonista. Si chiamava Bartolomeo Ceccone, era mantovano, ed aveva ben 104 anni. Aveva visitato Roma 60 volte e quello era il quarto Anno Santo cui partecipava. In omaggio all’età, e ai record, Clemente X lo volle incontrare. In dono gli diede due medaglie, una d’oro, l’altra d’argento.

Rai Libri: esce “Somewhere Out There. La mia vita a cartoni animati”

Rai Libri: esce “Somewhere Out There. La mia vita a cartoni animati”Roma, 11 mar. (askanews) – Rai Libri presenta “Somewhere Out There. La mia vita a cartoni animati” di Don Bluth, l’autobiografia di uno degli ultimi maestri dell’età d’oro dell’animazione.


Il nome di Don Bluth è legato a film d’animazione indimenticabili, premiati e acclamati dalla critica, che hanno segnato intere generazioni, come “Brisby e il segreto di NIMH”, “Fievel sbarca in America”, “Alla ricerca della Valle Incantata”, nonché al rivoluzionario videogioco “Dragon’s Lair”. In “Somewhere Out There” Bluth racconta in prima persona la sua vita e la sua brillante carriera nel mondo dell’intrattenimento. L’infanzia nel Texas rurale e nello Utah, la fede in Dio che lo avrebbe spinto ad accettare la chiamata e partire come missionario, fino all’ingresso, a soli diciott’anni, negli Studios di Hollywood al fianco del suo idolo, Walt Disney.


Dopo aver contribuito ai classici “La bella addormentata nel bosco”, “La spada nella roccia”, “Robin Hood”, “Le avventure di Winnie the Pooh”, “Le avventure di Bianca e Bernie” ed “Elliott, il drago invisibile”, Don sceglie di rischiare tutto e di fondare la propria casa di produzione. Ed è così che nascono alcuni dei film e dei videogame più amati di sempre. Il dietro le quinte di una vita dedicata a seguire la vocazione artistica e a coltivare la creatività nella maniera più libera possibile: la storia unica di un’icona che ha divertito, affascinato e ispirato milioni di persone in tutto il mondo. “Somewhere Out There” di Don Bluth, edito da Rai Libri nella collana Digital Loop, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 12 marzo 2025 (Pagine: 384, Euro: 22,00).


Donald Virgil Bluth (El Paso, 1937), più noto come Don Bluth, è animatore, regista e produttore cinematografico. Ha iniziato la sua luminosa carriera lavorando ad alcuni dei classici di Walt Disney. Nel 1979 ha deciso di fondare il proprio studio di animazione, che ha realizzato diversi capolavori entrati nella storia, tra cui gli indimenticabili “Brisby e il segreto di NIMH”, “Fievel sbarca in America”, “Alla ricerca della Valle Incantata”, “Anastasia”, “Charlie – Anche i cani vanno in paradiso” e il videogame “Dragon’s Lair”. Digital Loop è la collana di Rai Libri dedicata alla crossmedialità e alla transmedialità, agli universi contigui a quello della televisione e alla loro influenza sull’evoluzione del linguaggio e del prodotto radiotelevisivo.

Basilea, il carnevale al buio che nasce dalle feste medievali

Basilea, il carnevale al buio che nasce dalle feste medievaliBasilea, 10 mar. (askanews) – Sono da poco passate le 3 del mattino e la gente già affolla le strade di Basilea per recarsi verso la piazza centrale dove, alle 4 esatte, inizieranno le celebrazioni del carnevale, festa molto sentita in città, che vede partecipare a una grande sfilata oltre 12mila figuranti e porta nelle strade 200mila persone.


“Il carnevale di Basilea – ha detto ad askanews Natascha Martin, Responsabile Comunicazione di Turismo Basilea – è parte della identità della città, è un evento importantissimo, uno dei più grandi eventi di Basilea ed è anche il carnevale più grande della Svizzera. Per gli abitanti è una manifestazione dell’arte, della cultura, della musica e anche della lingua, perché è molto celebrato il dialetto di Basilea”. Lo spettacolo avviene al buio: le luci della città allo scoccare delle 4 si spengono e restano soltanto i bagliori dei carri e le lanterne che figuranti e musicisti portano in testa. È un grande ritorno al passato, alle feste dell’epoca pre industriale, ma anche una sorta di viaggio visionario in mezzo a strambe figure a metà strada tra l’animale e l’umano, tra il mostruoso e il meraviglioso. Il tutto scandito dal rullare dei tamburi e dal suono dei pifferi.


“La storia del carnevale – ha aggiunto Martin – risale a molti secoli anni fa, al tempo del Medioevo quando si celebrava la cacciata del inverno, praticamente, e anche l’accoglienza della primavera: C’è poi un elemento militare, perché il carnevale si apre alle 4 della mattina, che era l’ora della sveglia per i soldati”. E in effetti la parata si svolge ordinata, ma anche con una costante sensazione di follia imminente, tipica di tutte le celebrazioni carnascialesche. E stare dentro la sfilata, per lunghi momenti al buio, mentre il giorno è ancora lontanissimo, è anche un modo per calarsi dentro le due anime di Basilea, città modernissima di arte e architettura, ma anche così legata a tradizioni antiche.


“Di base questo contrasto è una caratteristica della città – ha concluso Natascha Martin -, c’è la tradizione che si celebra per esempio con il carnevale, che ricorda la cultura e la lingua svizzera tedesca, ma anche la musica con i tamburi e i pifferi, e c’è un contrasto con il moderno. La gente che celebra il carnevale è molto fiera della sua tradizione, ma lo è anche di essere aperta alle novità”. Il carnevale di Basilea dura esattamente 72 ore, e si conclude tre giorni dopo la parata, sempre alle 4 del mattino. Tutto poi tornerà come prima, o forse no, in attesa di un’altra festa fuori dal tempo.

Italia-Usa, firmato accordo tra Società Dante Alighieri e NIAF

Italia-Usa, firmato accordo tra Società Dante Alighieri e NIAFRoma, 10 mar. (askanews) – A Palazzo Firenze, sede centrale della Società Dante Alighieri (piazza di Firenze n. 27 – Roma), il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi e il Presidente di NIAF (National Italian American Foundation) Robert Allegrini hanno firmato un accordo tra le due istituzioni, per azioni congiunte in tema di lingua e cultura italiane negli Stati Uniti.


“Il nostro è un mondo in cui si urla e si mente molto facilmente”, dichiara il Presidente Andrea Riccardi, “e qui l’italiano deve continuare ad essere una lingua che invece educa: a comunicare, a parlare e a ragionare. Questo è particolarmente importante oggi, mentre saper ragionare e saper parlare è indispensabile. Noi”, conclude, “non vogliamo imporre un modo di pensare ma ricordare, anche con l’importante accordo che stiamo sottoscrivendo oggi con la Fondazione NIAF, che l’italiano è una lingua di prospettiva universale e che, da parte dei figli degli emigrati e degli italsimpatici, l’italiano è sentito come una lingua del futuro.” “La lingua italiana”, prosegue il Presidente Robert Allegrini, “è una lingua di cultura e tutti devono sapere che esiste una grande volontà da parte delle comunità italo-americane di riprendere la loro lingua, anche se un po’ si è persa, negli anni. Gli “immigranti” italo-americani e i loro figli, grazie a questo accordo con la Società Dante Alighieri, potranno riprendere i contatti con la loro lingua. Questo accordo”, conclude, “è importante perché crea una base di opportunità, per gli italo-americani e per i loro “italo-figli” di conoscere la nostra bella madrelingua: l’italiano.”


L’accordo L’intesa punta sull’insegnamento dell’italiano online attraverso la piattaforma digitale www.dante.global, strumento all’avanguardia per l’offerta di corsi in formato phygital (fisico e digitale) che affianca i corsi d’italiano in aula ibrida, tutto secondo la metodologia didattica Dante.global. Saranno oggetto dell’accordo anche le azioni per la formazione e l’aggiornamento dei docenti la concessione delle borse di studio congiunte, la promozione della cultura italiana attraverso eventi e manifestazioni anche di carattere scientifico. Tutto ciò a supporto del made in Italy e della promozione della cultura d’impresa italiana presso le comunità italiane, fondate da emigrati, che hanno contribuito alla crescita dell’America. Durante la cerimonia, il Consorzio Parmigiano Reggiano, partner strategico del progetto, è stato rappresentato dal Presidente Nicola Bertinelli.


Informazioni e dati L’insegnamento dell’italiano negli Stati Uniti si rivolge a un bacino potenziale di 20 milioni di italo-americani, rappresentati da NIAF. Dalla sua fondazione (1975), NIAF ha già assegnato oltre 10 milioni di dollari in borse di studio. Ogni anno, destina un milione di dollari alla promozione dell’Italia e alla sua cultura, anche d’impresa. Con il progetto annuale “Regione d’Onore”, inoltre, NIAF individua una regione italiana d’eccellenza per turismo e sviluppo economico (nel 2025 è stato scelto il Lazio, anche per via del Giubileo). NIAF collabora con la Casa Bianca e con il Congresso degli Stati Uniti e accoglie nel suo Gala ogni anno, dagli Stati Uniti e dall’Italia, 1.200 persone di spicco in area politica, finanziaria e culturale e illustri italo-americani.


La Società Dante Alighieri, dal 1889 diffonde la lingua e la cultura italiane e promuove il Sistema Italia. Eroga formazione e aggiornamento per docenti, corsi d’italiano online (su www.dante.global) e in presenza, grazie alla sua rete mondiale che include 370 Comitati all’estero, 142.000 soci, 270 centri d’esame PLIDA che certificano la competenza linguistica in italiano, 104 Presidi letterari con biblioteche che promuovono l’industria editoriale italiana e 40 scuole associate a ADASIM. Tra le attività con le imprese, due incontri “Dal brand alla lingua” e svariati Congressi internazionali sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con interlocutori che vanno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Segreteria di Stato Vaticana, dai Ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e del Turismo a SACE, dalla Confindustria a Chiesi Farmaceutici, e poi Enel, Eni, la Fondazione Adriano Olivetti, Prada, UBI Banca e altri ancora.

Un raro Léger torna sul mercato dopo 60 anni da Aste Bolaffi

Un raro Léger torna sul mercato dopo 60 anni da Aste BolaffiMilano, 10 mar. (askanews) – Ruoterà intorno a una rara opera di Fernand Léger il catalogo della prossima asta di arte moderna e contemporanea di Aste Bolaffi, in programma martedì 13 maggio in Sala Bolaffi a Torino (via Cavour 17).


Stimata 800 mila-1,2 milioni di euro, Nature Morte (Contraste de formes), realizzata tra il 1913 e il 1914 nella tecnica della gouache e cartoncino su carta riportati su tavola, torna sul mercato dopo oltre 60 anni. Appartenuta alle famose collezioni milanesi Frua e Jucker, nel 1962 fu venduta dai Jucker attraverso la casa d’aste Brera (oggi non più attiva) e realizzò una cifra straordinaria per l’epoca, con una grande eco mediatica. L’opera risale al biennio in cui Léger mise a punto la sua personale e distintiva interpretazione del Cubismo, tra rappresentazione e astrazione, attraverso il celebre ciclo dei “Contrasti di forme”, a cui dunque appartiene a pieno titolo: un soggetto di importanza primaria nel cursus artistico di Léger, raramente apparso sul mercato, specialmente nella versione a colori proposta da Aste Bolaffi.


Dalle dimensioni di 62,50cm x 45cm, Nature Morte (Contraste de formes) è firmata a matita in basso a destra e a pennello in basso a sinistra. È accompagnata dalle autentiche del Museo Fernand Léger di Biot (Francia) e del Comité Léger di Parigi e possiede la licenza di esportazione rilasciata dal ministero italiano della Cultura. “Contrasti di forme” è una serie rivoluzionaria in relazione all’opera di Léger e cruciale per lo sviluppo del Cubismo e la nascita dell’arte astratta. Attraverso la giustapposizione di forme geometriche elementari, come cilindri e blocchi, e colori primari, l’artista esaspera la visione cubista spingendola verso l’astrazione pura, per rappresentare la frenesia della vita moderna. Con questa serie Léger abbandona temporaneamente ogni tendenza rappresentativa, focalizzandosi sulla composizione.


La rilevanza museale dell’opera che sarà proposta in vendita da Aste Bolaffi è testimoniata da altri lavori della stessa serie appartenenti alle collezioni permanenti dei più importanti musei del mondo, tra cui, solo per citarne alcuni, il Guggenheim e il Moma a New York, la National Gallery a Washington, il Centre Pompidou a Parigi, la Tate Modern a Londra e il Thyssen-Bornemisza a Madrid. Sulla scia di questo capolavoro, Aste Bolaffi ha selezionato anche altre importanti opere di interesse internazionale che verranno proposte in asta il 13 maggio. La vendita sarà preceduta dall’esposizione, aperta al pubblico presso le diverse sedi italiane ed europee del Bolaffi Auction Group.

Covid, in un libro del portavoce di Speranza il racconto visto da dentro

Covid, in un libro del portavoce di Speranza il racconto visto da dentroRoma, 9 mar. (askanews) – “Nel Palazzo Bianco”, ovvero romanzo che racconta come e perchè sono state fatte le scelte per affrontare e governare lo tsunami del Coronavirus in Italia, primo Paese dell’occidente colpito dall’emergenza sanitaria che dal febbraio 2020 in poi ha cambiato il mondo, dopo il primo disvelamento in Cina nel settembre 2019. Lo firma Nicola Del Duce, portavoce e ombra del ministro della Salute dell’epoca Roberto Speranza, raccogliendo in un libro da martedì in libreria per Solferino quella unica esperienza politica.


Da febbraio 2020, il giovane ministro e la sua squadra – e il resto dell’Italia – si ritrovano nell’occhio di un ciclone planetario: una pandemia, un’emergenza sanitaria che è anche emergenza politica e, naturalmente, mediatica. È una guerra contro un nemico del tutto sconosciuto, che uccide centinaia e poi migliaia di persone al giorno: ben presto diventa una realtà alternativa che appare senza scampo, mentre la situazione si aggrava e il collasso di un intero sistema si avvicina. Gettato in prima linea, Nicola è protagonista e testimone di eventi che mai avrebbe immaginato: dai vertici europei per scongiurare l’isolamento del Paese alla decisione di chiusure senza precedenti e riaperture complicate, e dal risiko internazionale delle mascherine fino alla più grande campagna vaccinale mai tentata, in un clima politico che via via si arroventa, con un cambio di governo nel pieno della crisi. Non esiste più riposo, né vita famigliare: per lui e per i suoi colleghi diventati amici, il prezzo da pagare per portare a termine il lavoro sarà alto. Questa è una storia che il mondo intero ha vissuto, ma che nessuno ha mai raccontato dall’interno delle stanze in cui i destini di tutti venivano decisi. Nel Palazzo bianco non è solo un romanzo politico e generazionale: è il drammatico romanzo di formazione di un Paese.


Nicola Del Duce, nato a Roma, laureato in Lettere e Filosofia con indirizzo storico all’Università di Roma La Sapienza, Master in Relazioni Internazionali a Bologna nel 2003, è giornalista pubblicista e alterna l’attività di ufficio stampa a quella di redattore. Nel 2015 ha iniziato a collaborare con Roberto Speranza, che ha seguito nell’esperienza al ministero della Salute con il ruolo di portavoce.

Sedersi al centro del mondo: Refik Anadol al Guggenheim Bilbao

Sedersi al centro del mondo: Refik Anadol al Guggenheim BilbaoBilbao, 8 mar. (askanews) – La sensazione è quella di essere in uno spazio che è nuovo, ma anche riconoscibile, un luogo che potrebbe essere al centro del nostro mondo, ma aperto a molte e diverse alternative. Un’architettura possibile dentro un’architettura reale, entrambe in costante evoluzione. L’opera “Living Architecture: Gehry” dell’artista digitale Refik Anadol al Guggenheim di Bilbao è un’esperienza intensa. Un lavoro proiettato su quattro pareti generato dall’intelligenza artificiale guidata dall’artista, il più rilevante oggi nell’ambito dell’arte generativa.


“L’opera – ha spiegato Anadol ad askanew – si basa su 35 milioni di informazioni sulla natura e sull’architettura, dati raccolti in maniera etica, e sull’archivio dei disegni e degli schizzi di Frank Gehry su questo e su altri suoi progetti. Quello che abbiamo fatto è stato di permettere all’intelligenza artificiale di apprendere in modo etico da questi dati, usando il Cloud, usando energia sostenibile, per permetterle di sognare continuamente dei nuovi mondi. Ho chiamato quest’opera ‘Living Architecture’ e l’idea è quello di un futuro dell’architettura nel quale gli edifici possano ricordare e possano sognare”. Il lavoro di Anadol, che inaugura il progetto “In situ”, che porterà diversi artisti a lavorare all’interno del museo basco, è avvolgente, a volte spiazzante, ma accoglie e affascina. Lontanissimo dai progetti “immersivi” che capita sempre più spesso di trovare nelle mostre, perché in realtà è un ragionamento sul mondo, sul nostro presente, oltre che sulla relazione che possiamo stabilire con l’intelligenza artificiale.


“Ho raccolto direttamente i miei dati – ha aggiunto l’artista – ho utilizzato dei modelli di training sviluppati da me e ho scoperto che era possibile farlo, ma ha richiesto moltissimo lavoro, moltissima ricerca. Da dieci anni lavoro con un team di venti persone a Los Angeles, veniamo da 15 diversi Paesi, parliamo dieci lingue diverse, ma ciò che abbiamo scoperto di straordinario è che se ti spingi sempre più avanti con gli strumenti corretti, con i giusti permessi si possono generare questi modelli di intelligenza artificiale per l’arte e la cultura. E la mia speranza è di poter davvero creare un impatto positivo”. L’opera ovviamente pone delle domande su cosa sia l’arte in questo contesto digitale e sono possibili tante risposte diverse. Quello che succede, stando dentro la grande sala al Guggenheim, comprende però anche la possibilità di sentire in modo diverso sia l’architettura straordinaria dell’edificio del museo, sia il senso di alcune delle opere più importanti che vi sono ospitate. Le proiezioni di Refik Anadol sembrano comprendere e raccontare, per esempio, lo straordinario mare intessuto da El Anatsui al terzo piano, oppure le monumentali installazioni d’acciaio di Richard Serra che sono uno dei cuori pulsanti del museo, o ancora la “Infinity Room” di Yayoi Kusama dove ogni spazio si dilata. E in questo costante dialogo è possibile che le distanze si riducano e si possa provare, di nuovo, la diretta – e complessa, certo – vicinanza con l’idea stessa di arte contemporanea. Che, per fortuna, comprende molte forme diverse. (Leonardo Merlini)