Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Parco archeologico Colosseo, arriva il nuovo podcast “Dov’è Nerone”

Parco archeologico Colosseo, arriva il nuovo podcast “Dov’è Nerone”Roma, 12 gen. (askanews) – Raccontare la storia del più celebre e calunniato imperatore dell’antica Roma, attraverso la riscoperta dell’unico luogo dove tuttora riecheggia il suo spirito: la Domus Aurea. Questo è il filo conduttore di “Dov’è Nerone”, il nuovo podcast originale prodotto dal Parco archeologico del Colosseo con il coordinamento e la supervisione di Francesca Guarneri e Federica Rinaldi.

“Dov’è Nerone” è un podcast dedicato all’esplorazione della Domus Aurea e dei misteri legati all’imperatore Nerone. Nel corso di quattro puntate, l’autore e regista Luca Lancise guiderà gli ascoltatori in un viaggio nel passato, svelando segreti nascosti e tracce deliberatamente cancellate. La prima puntata, intitolata “La tomba dell’Imperatore”, è stata rilasciata il 7 gennaio 2024, aprendo le porte a un viaggio avvincente nell’oscura storia dell’imperatore Nerone. La prossima puntata, dal titolo “L’albero infernale”, è in programma per il 14 gennaio 2024, e coinciderà con l’ultimo giorno della mostra inaugurata lo scorso 22 giugno e dedicata all’imperatore “L’Amato di Iside. Nerone, la Domus Aurea e l’Egitto”, curata da Alfonsina Russo, Francesca Guarneri, Stefano Borghini e Massimiliana Pozzi. Seguiranno la terza puntata il 21 gennaio “La casa e la città” e la quarta il 28 gennaio “La luce e l’ombra”. Ogni puntata sarà disponibile sul sito istituzionale www.colosseo.it e sull’account Spotify del PArCo.

Arte, Second Order Reality di Carola Bonfili in scena a Lubiana

Arte, Second Order Reality di Carola Bonfili in scena a LubianaRoma, 12 gen. (askanews) – Second Order Reality è un progetto di Carola Bonfili che si sviluppa attraverso diverse forme di narrazione: un video in CGI, un ambiente immersivo in VR e una serie di sculture. Unendo linguaggi e riferimenti diversi, dalla letteratura ottocentesca all’architettura brutalista, dai fumetti all’intelligenza artificiale generativa, l’opera si muove tra la dimensione digitale e quella fisica, esplorando le infinite possibilità di una storia. I mezzi espressivi scelti dall’artista influiscono infatti sull’evoluzione del racconto stesso, frammentandolo e creando una serie continua di rimandi che aprono nuove possibilità di immaginazione.

Promosso da Fondazione smART – polo per l’arte, e curato da Daniela Cotimbo e Ilaria Gianni, il progetto è realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (XI edizione, 2022), programma di promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Dopo una preview presso La Capella a Barcellona, Second Order Reality sarà presentato in forma di mostra presso Aksioma – Institute for Contemporary Art a Lubiana dal 18 gennaio al 16 febbraio 2024 per poi vedere altre tappe in collaborazione con gli altri partner del progetto, fino alla destinazione finale dell’opera alla collezione del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.

Con Second Order Reality Carola Bonfili indaga gli stati percettivi che caratterizzano l’esperienza di navigazione nei mondi virtuali e che sono connaturati nel “pensiero magico” dei bambini. Le sculture che saranno presentate per la prima volta nella mostra a Lubiana riprendono alcuni dei temi e degli immaginari presenti nella storia e li traducono in elementi fisici. Il progetto sarà accompagnato da un catalogo edito da Nero Editions con testi di Daniela Cotimbo, Ilaria Gianni, Domenico Quaranta e Valentina Tanni.

Roma, il 14 gennaio Gershwin apre i “Dialoghi Sinfonici” alla Nuvola

Roma, il 14 gennaio Gershwin apre i “Dialoghi Sinfonici” alla NuvolaRoma, 11 gen. (askanews) – A Roma, domenica 14 gennaio (alle ore 11), dopo il successo dello scorso anno torna il primo dei quattro incontri-concerti “Dialoghi Sinfonici – La musica si racconta!”, che l’Europa InCanto Orchestra, una delle più importanti orchestre giovanili italiane, terrà all’auditorium della Nuvola dell’Eur per il Festival Eur Culture. La rassegna, firmata da Europa InCanto, è inserita all’interno del festival “Eur Culture” e sostenuta da Poste Italiane.

Non un tradizionale concerto di musica classica, ma un viaggio alla scoperta dei più grandi compositori della scena sinfonica degli ultimi 250 anni, svelando i segreti e le curiosità che si celano dietro ai brani più importanti, fornendo agli spettatori gli strumenti adatti ad ascoltare e a comprendere la musica. Grazie ad esempi estemporanei forniti dall’Orchestra durante l’incontro, verranno raccontati curiosità e aneddoti che riguardano i brani eseguiti. A guidare l’Europa InCanto Orchestra, formata da musicisti e musiciste under 35, è il maestro Germano Neri, direttore artistico di Europa InCanto. L’appuntamento di domenica 14 gennaio è intitolato: “G. Gershwin: ritmi e suoni della città”. L’orchestra eseguirà “Rapsodia in blu” e “Un americano a Parigi”, due affreschi musicali per conoscere uno dei grandi compositori innovatori dell’inizio del Novecento. Un viaggio nella composizione musicale per scoprire itinerari e sensazioni vissute da Gershwin, il cui repertorio spazia dalla musica colta al jazz. La stagione dei “Dialoghi Sinfonici” all’Auditorium della Nuvola proseguirà fino al 7 aprile con tre appuntamenti, uno al mese. Il prossimo sarà domenica 18 febbraio con “Stravinskij e Ravel: due mondi a confronto”. Il 3 marzo sarà dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart, mentre l’ultimo appuntamento di domenica 7 aprile si intitolerà: “L’ora del balletto: su e giù dalle Punte”.

”Dare la vita”: l’ultimo libro di Murgia sulla gravidanza surrogata

”Dare la vita”: l’ultimo libro di Murgia sulla gravidanza surrogataRoma, 10 gen. (askanews) – Michela Murgia aveva in animo di scrivere un libro sulla gestazione per altri, o surrogazione, da oltre sei anni: lo dice nella postfazione Alessandro Giammei, il curatore di “Dare la vita”, ultimo saggio dell’intellettuale e romanziera morta nel 2023 a soli 51 anni. Un saggio elaborato con estrema fatica che si è “trovata a dover chiudere in meno di sei settimane”, quanto le ha concesso alla fine la malattia.

Elaborato dunque in parte da materiale nuovo, in parte da riflessioni già scritte. “Per sistemare queste scritture secondo le volontà di Michela sono ricorso oltre che alla mia memoria e al suo archivio, a diversi messaggi… alcuni dei quali mi hanno anche fornito brevi brani di raccordo, introduzione e cerniera necessari… a dare continuità alla lettura” scrive Giammei.Il saggio su uno dei temi più ostici e controversi della politica e dell’etica italiana si legge, in effetti, come un continuum. Alle riflessioni sul significato stesso di “dare la vita”, da Murgia (che figli biologici non ne ebbe, ma quattro “d’anima”, alla sarda, sì), segue l’analisi del concetto di ‘famiglia queer’: quella che non è tutelata dalle leggi italiane, e che vive fuori dai parametri.

Il nucleo del saggio, sulla GPA, comincia con un assunto: la maternità non è solo “una funzione biologica”: “non è tollerabile oggi in un discorso serio sentir definire ‘maternità’ il processo fisico della sola gravidanza”. Non oggi, quando per la prima volta nella storia le donne possono sfuggire se lo vogliono al destino di essere madri per forza, e quando tante famiglie doppie o triple vivono con figli adottivi o d’anima con cui non hanno legami biologici.“Di conseguenza è improprio anche discutere di ‘maternità surrogata’. Si può discutere invece di gravidanza surrogata, purché resti chiaro che si tratta di una cosa profondamente diversa”.

Ne conseguono diverse riflessioni. Primo: la GPA è una questione di soldi, sì. Donne o famiglie più ricche sfruttano la disponibilità di donne bisognose a offrire il loro corpo e la loro persona per una gravidanza (non una maternità). E non è neanche una storia recente: Murgia ricorda le tante schiave che nella Bibbia partoriscono figli per le mogli infertili dei profeti.Sono sfruttate, le donne che si prestano alla GPA? Sì, e in pagine luminose Murgia scrive, “ma questa affermazione può essere applicata anche alla signora rumena che ha lasciato i figli alla madre per venire qui a fare la badante a nostra nonna… È ipocrita non voler vedere che la nostra emancipazione, la libertà di andare a lavorare o vivere la vita della nostra famiglia anziché votarsi all’assistenza di una persona anziana è conquistata a prezzo della non emancipazione di altre donne, alle quali il compito di cura che la società ha sempre preteso dalle donne italiane è stato trasferito”.

Murgia ne conclude che la GPA va regolamentata, perché là dove non c’è una legge, si finge che il fenomeno non esista, mentre se lo si vieta, lo si ricaccia solo oltre confine, magari in India. Tutelare le donne significa garantire loro fra l’altro un giusto compenso. Non solo: non considera accettabile una legge sul modello californiano, che obbliga la gestante a cedere il figlio alla nascita.“Proprio perché un essere umano non è una merce, in nessun caso il denaro versato alla donna gestante può essere considerato un corrispettivo” per il o la nascitura (nel libro è usata la schwa), “ma sempre e soltanto una remunerazione della sua gestazione”. Si paga il tempo ma non si compra chi nasce, la cui cessione “avviene per pura volontà da parte di colei che ne è a tutti gli effetti la madre fisica”. Così come non si può obbligare la gestante ad abortire di un feto non perfetto.Murgia però invita caldamente a non lasciarsi prendere dall’ipocrisia: chi si oppone alla GPA, dice, non ha alcun interesse per quel che accadrà ai bambini (si veda il capitolo “Cosa penseranno i bambini (come se ce ne fosse mai importato niente)”. E osserva, “il primo a dirti che ‘il meglio è nemico del bene’ è proprio il famoso buon senso con cui la destra, la tradizione e il patriarcato vorrebbero impedirci di ripensare a soluzioni alternative per fare famiglia”.Questo pamphlet edito da Rizzoli, con le sue 122 pagine, offre molti altri spunti, pensieri laterali, forse soluzioni per ‘fare famiglia’ in questi tempi di rivoluzione tecnologica oltre che sociale. Farà venire l’orticaria a molti, come spesso Murgia ha fatto in vita.Il punto è che con Michela Murgia, oggi come ieri, si può essere o meno d’accordo; ma non si può ignorare che da ogni riga traspare l’intelligenza lucida e visionaria dell’intellettuale a cui la formazione teologica era servita, oltre che per la sua fede personale, come palestra di ragionamento e retorica. Ci lascia il suo appello: “Quando qualcosa non vi torna datemi torto, dibattetene, coltivate il dubbio… La mia anima non ha mai desiderato generare né gente né libri mansueti, compiacenti, accondiscendenti. Fate casino”. (di Alessandra Quattrocchi) 

Libri, “Preistoria, incontro fatale”: volume di Giuseppe Pierdomenico

Libri, “Preistoria, incontro fatale”: volume di Giuseppe PierdomenicoRoma, 10 gen. (askanews) – Un romanzo ambientato alla fine del Paleolitico, in Abruzzo, quando l’ultima era glaciale stava per cedere il passo al ciclico riscaldamento del pianeta. Questo il tema della nuova opera letterario dello scrittore Giuseppe Pierdomenico dal titolo Preistoria, incontro fatale, edito dalla Di Carlo edizioni.

“L’ambientazione in Abruzzo -spiega -non è casuale. Ho tratto ispirazione da numerosi e storici ritrovamenti che l’archeologo/paleontologo Concezio Rosa (1824-1876) ha rinvenuto in alcune valli della regione, nelle colline a ridosso degli Appennini e in caverne alle pendici del Gran Sasso. L’importanza dei reperti trovati e la loro pregevole fattura hanno fatto definire la località di Ripoli, in Val Vibrata, la Milano del Neolitico, oppure addirittura la Prima capitale d’Italia”. Nel romanzo siamo nel corso dell’ultima era glaciale. Le valli abruzzesi erano abitate da numerose tribù di Uomo Sapiens-Sapiens, mentre i rilievi e gli altopiani, in gran parte coperti dai ghiacciai, erano occupati da pochi gruppi di ominidi ormai in via di estinzione, classificati poi come Uomo di Neanderthal. Partendo da poche certezze, testimoniate da resti e reperti, l’autore descrive la vita di queste popolazioni, i rapporti tra i vari individui, i contrasti, le feroci lotte per la sopravvivenza.

“Descrivo -spiega Pierdomenico- usi e costumi delle due specie, come si procuravano il cibo, come avvenivano le loro battute di caccia, quali erano le competenze in termini di erbe medicinali, quali utensili usavano”. L’incontro fatale al quale si riferisce il titolo dell’opera è molto esplicativo, si tratta dell’incontro, poi diventato scontro, tra le due razze molto diverse tra loro, seppur molto simili. L’autore, partendo da un dato scientifico, ossia la enorme dimensione del cranio del Neanderthal, contrapposta a quella relativamente più piccola del Sapiens, ha costruito una teoria, seconda la quale i Neanderthal nascevano “dotati” di “memorie” ossia i loro bambini nascevano dotati del bagaglio di esperienze accumulate dalle innumerevoli generazioni precedenti. “Questa caratteristica alla lunga -afferma Pierdomenico- si è dimostrata essere un limite perché ne ha condizionato la vita e ne ha bloccato miglioramenti e innovazioni, cosa invece che ha permesso al Sapiens di cercare nuove soluzioni a problemi sempre nuovi fino ad arrivare all’uomo moderno”.

È un’opera di straordinario impatto e realismo, dove l’autore mette a nudo la ferocia e la avidità distruttiva dell’uomo Sapiens, contrapposta alla bontà dell’uomo di Neanderthal. Le vicende descritte e i protagonisti della narrazione daranno al lettore spunti di riflessione su come sarebbe stato diverso il genere umano se la ferocia dell’uomo Sapiens non avesse decretato lo sterminio e l’estinzione del generoso e gentile uomo di Neanderthal. Non è stato il primo né sarà l’ultimo caso di distruzione di una specie dovuta alla cieca ferocia dei nostri avi. Il messaggio lanciato dall’autore al lettore è chiaro: l’uomo moderno ha i mezzi per evitare di ripetere gli stessi errori e commettere le stesse nefandezze.

Collezione Peggy Guggenheim, nel 2023 oltre 378mila visitatori

Collezione Peggy Guggenheim, nel 2023 oltre 378mila visitatoriMilano, 4 gen. (askanews) – Il 2023 della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia si è chiuso con oltre 378.000 presenze durante i 315 giorni di attività, con una media giornaliera di 1.200 ospiti, risultato che è pressoché in pari con il 2022. A questa cifra vanno aggiunte oltre 5mila persone che hanno visitato la collezione in occasione di inaugurazioni, eventi istituzionali, corporate e privati, e oltre 10mila partecipanti a Public Programs, Kids Day, programmi di accessibilità, visite legate al progetto A scuola di Guggenheim.

“Siamo assolutamente soddisfatti dei risultati ottenuti in questo 2023 che si è appena concluso – ha commentato la direttrice del museo veneziano Karole P. B. Vail -. In un anno che ha visto Venezia ospitare la Biennale di Architettura, nonché importanti rassegne d’arte organizzate dalle varie istituzioni cittadine, il nostro museo ha registrato un eccellente numero di visitatori, che è andato oltre le aspettative. Siamo entusiasti di come critica e pubblico abbiano accolto l’omaggio dedicato allo spazialista veneziano Edmondo Bacci, e ora la mostra che vede protagonista Marcel Duchamp, osannata dalla stampa e amata dai nostri visitatori. Siamo oggi già al lavoro sul programma espositivo dell’anno, che vedrà Jean Cocteau e Marina Apollonio al centro di due grandi monografiche in apertura rispettivamente ad aprile e ottobre, e naturalmente non mancheranno attività collaterali gratuite, Public Programs, e progetti di accessibilità e inclusività, per ogni tipo di pubblico e per i nostri soci”. E se la mostra Marcel Duchamp e la seduzione della copia, che rimarrà aperta fino al 18 marzo, ha già registrato dalla sua apertura il 14 ottobre quasi 90mila presenze, c’è attesa per la prima retrospettiva mai realizzata in Italia dedicata a Jean Cocteau, Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere, in apertura il 13 aprile. Con oltre centocinquanta opere, tra disegni, lavori grafici, gioielli, arazzi, documenti storici, libri, riviste, fotografie, documentari, la mostra getta luce sull’ecletticità che sempre caratterizzò il linguaggio artistico di Cocteau, tracciando così lo sviluppo dell’estetica, unica e personalissima dell’enfant terrible della scena artistica francese, ripercorrendone i momenti salienti della tumultuosa carriera artistica, nonché l’amicizia che lo legò a Peggy Guggenheim. Fu proprio con una mostra di disegni di Cocteau, suggerita da Marcel Duchamp, che Guggenheim iniziò la sua carriera artistica nella galleria londinese Guggenheim Jeune, nel 1938.

Seguirà in autunno un omaggio a Marina Apollonio, Marina Apollonio. Oltre il cerchio, prima personale dedicata a una delle protagoniste più importanti del movimento ottico-cinetico internazionale, sostenuta e collezionata dalla mecenate americana nel corso degli anni ’60.

PHB, vent’anni di contemporaneo e visoni: da Kiefer al futuro

PHB, vent’anni di contemporaneo e visoni: da Kiefer al futuroMilano, 4 gen. (askanews) – Vent’anni fa un enorme ex spazio industriale a Milano accolse una delle più incredibili installazioni di arte contemporanea d’Europa, ma in pochi lo sapevano. Nato per custodire le torri fantascientifiche de I sette palazzi celesti di Anselm Kiefer, da quella lezione artistica e spaziale due decenni dopo Pirelli HangarBicocca ha imparato a essere un luogo di ricerca, di cultura, di sperimentazione e contaminazione complessa. Ha trovato un posto stabile nella vita di Milano e rappresenta un polo culturale della città, che ora tutti conoscono. La storia di questi vent’anni, dal 2004 al 2024, è la storia di un cambiamento, di una crescita, di una presa di consapevolezza di un’azienda e di un’istituzione culturale. È anche il racconto del modo in cui una grande impresa globale, che crede nella sostenibilità sociale, ha giocato sullo scacchiere geopolitico con la cultura, quasi sempre con risultati di prim’ordine.

Dal custodire i Palazzi di Kiefer, lo ha detto lo stesso presidente del museo, Marco Tronchetti Provera, si è poi passati ad allargare il campo, a diventare interpreti del contemporaneo attraverso una serie di mostre che dal 2012 hanno cambiato la percezione di Milano nel mondo dell’arte, insieme anche alla nascita e alla crescita di Fondazione Prada, come scrisse pure il New York Times. E riguardare oggi a quanto accaduto in Pirelli HangarBicocca significa ripensare a mostre straordinarie come quella dedicata all’artista brasiliano Cildo Meireles, le cui installazioni ambigue hanno occupato magistralmente lo spazio sentimentale del museo, oppure la meravigliosa, semplice e commovente canzone che veniva intonata da Ragnar Kjartansson e dalla sua band nella mostra-installazione “The Visitors”, o ancora i mondi di luce, cinema e suoni, “senza opere” di Philippe Parreno, la cui esposizione a nostro avviso è probabilmente la più importante realizzata in HangarBicocca insieme a quella dedicata a Juan Munoz e alla sua rivoluzionaria idea di scultura e luogo, e forse anche a quelle mitiche su Mike Kelley e Joan Jonas e poi ancora la bolla spazio temporale di Tomas Saraceno… Insomma, decidere è forse impossibile, per fortuna.

Certo, poi nella memoria restano anche le magnifiche retrospettive sugli ambienti di Lucio Fontana e gli igloo di Mario Merz, ma forse l’ultima volta in cui finora lo spazio difficilissimo delle grandi Navate dell’Hangar è stato davvero compreso fino in fondo è stata la mostra di Maurizio Cattelan, che le ha lasciate vuote, riempiendo però le pareti e i soffitti con i suoi celebri piccioni. Era poesia, anche se forse non tutti l’hanno sentita. Il bello di Pirelli HangarBicocca, però è anche lo spazio di incertezza e a volte di straniamento che lascia al suo pubblico. In questo senso, nel non offrire interpretazioni precostituite, c’è la forza del museo, che, come le giostre lentissime o i corridoi bui di Carsten Holler ci invita a un’esperienza che non è mai facile né banale, ma alla fine c’è la possibilità di uscirne arricchiti. (Leonardo Merlini)

Guggenheim Bilbao, 2023 da record con 1,3 milioni di visitatori

Guggenheim Bilbao, 2023 da record con 1,3 milioni di visitatoriMilano, 3 gen. (askanews) – Il Museo Guggenheim di Bilbao ha chiuso il 2023 con numeri da record, anche per uno dei luoghi di cultura contemporanea più noti al mondo: nell’anno appena passato i visitatori sono stati 1.324.221, con una crescita di oltre 35mila presenze rispetto al 2022. In particolare, sottolineano dal museo, 1.152.072 persone sono venute da fuori i Paesi Baschi, ed è un dato significativo perché negli alti due anni di grandi risultati, il 2017 e il 2022, decine di migliaia di visitatori erano venuti dalla stessa regione del museo, per via di iniziative di gratuità riservate ai residenti. In qualche modo il bilancio del 2023 sancisce anche un ritorno all’effettiva valutazione del peso dell’istituzione culturale sulla scena del mercato.

Il numero di visitatori stranieri nel 2023 è tornato ai livelli pre pandemia: ora ammontano al 60% del totale, 10% in più rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio sono al 16% francesi, al 7% tedeschi, al 6% britannici e stessa percentuale per gli statunitensi. Dall’Italia arriva invece a Bilbao il 4% dei visitatori. Sul fronte digitale il museo Guggenheim parla di una continua crescita sui social media e di oltre 3,2 milioni di visite al sito Web. In crescita rispetto al 2022 anche i dati sull’impatto economico del Guggenheim Bilbao per il territorio. Nel dettaglio la domanda generata dalle attività del museo nei Paesi Baschi è ammontata a 762,2 milioni di euro; il contributo del museo al PIL è arrivato a 657,6 milioni: questi dati hanno portato a generare ulteriori entrate per il Tesoro della regione pari a 103,4 milioni. E sul fronte occupazionale l’attività del museo ha contribuito a mantenere 13.855 posti di lavoro. Nel 2023 infine il museo Guggenheim ha raggiunto circa il 78% di auto finanziamento, risultato che lo pone ai vertici tra le istituzioni culturali europee.

Dopo questa pioggia di numeri si può anche azzardare una lettura più trasversale di come si è arrivati ai risultati del 2023, ovviamente partendo dalle mostre principali che, per l’anno appena concluso sono state sei, dedicate a Juan Mirò, a Oskar Kokoschka, a Lynette Yiadom-Boakye, a Yayoi Kusama, a Picasso scultore e a Gego. Queste ultime due sono ancora in corso e si concluderanno tra gennaio e inizio febbraio. A tutte queste va aggiunta anche la grande esposizione sulle opere della collezione realizzata per il 25esimo anniversario del museo che si era aperta nell’agosto del 2022 per durare fino a fine febbraio 2023 e, successivamente, il nuovo display di una parte di queste, visitabili sostanzialmente per tutto il 2023 e 2024. Altro elemento di attrattività culturale che non può non essere considerato è quello delle opere esposte in maniera permanente: dalle famosissime sculture che stanno all’esterno del museo come il “Puppy” di fiori di Jeff Koons o il grande ragno-madre di Louise Bourgeois, fino soprattutto alle installazioni interne al museo come il “Soffitto spaziale” di Lucio Fontana, le scritte luminose di Jenny Holzer e le enormi strutture de “La materia del tempo” di Richard Serra.

E’ chiaro che parte dell’attrattività globale del museo Guggenheim di Bilbao deriva dalla sua iconicità come edificio e come collezione – il grande Rothko giallo e rosso, gli enormi dipinti pop, il mare prodigioso di El Anatsui, per non dire poi degli immensi Kiefer, peraltro ora non esposti – ma le mostre temporanee sono allo stesso modo decisive per mantenere alto l’interesse del pubblico, oltre che la vivacità culturale dell’offerta. In questo senso è sempre affascinante vedere come il museo equilibra le scelte proponendo, per esempio per il 2023 due artisti spagnoli di fama storicizzata e universale (Mirò e Picasso), un’artista internazionale che va per la maggiore oggi e che attira pubblici assolutamente trasversali (Kusama, come vediamo anche in Italia con la mostra a Bergamo sempre sold out), un’artista già importante sul mercato e tra la critica, ma ancora non così nota al grande pubblico (Yiadom-Boakye, mostra meravigliosa) e un nome storicizzato, ma per certi versi di “seconda fila” dell’arte di fine Ottocento e inizio Novecento, che viene in qualche modo riscoperto (Kokoschka). Come si vede, e questa è una tendenza che si riscontra praticamente in tutti i grandi musei internazionali, la parola chiave è equilibrio, che implica poi una riflessione sui diversi pubblici e le diverse domande che le esposizioni vanno a porre e a stimolare. Ed è grazie a questi incastri e bilanciamenti che i musei di arte moderna e contemporanea riescono a parlare a sempre più persone, nel caso del Guggenheim Bilbao a oltre 1,3 milioni di visitatori. (Leonardo Merlini)

Le strutture, il cosmo, l’invisibile: la scoperta di Gego

Le strutture, il cosmo, l’invisibile: la scoperta di GegoBilbao, 2 gen. (askanews) – Un viaggio inatteso, carico di stupore, attraverso mondi e suggestioni che riguardano l’arte e l’architettura, ma anche la scienza, le dimensioni, il tempo e l’idea stessa dello spazio. La mostra che il Guggenheim Bilbao dedica all’artista tedesco-venezuelana Gertrud Goldschmidt, nota come Gego, è una scoperta, un modo per ripensare a come l’arte contemporanea arriva a toccare cuori e cervelli in profondità.

“Lei come artista – ha detto ad askanews la curatrice della mostra Geaninne Gutiérrez-Guimaraes – ha sempre guardato al cosmo, all’universo, alle stelle. Noi pensiamo che da qui siano nate le connessioni e le forme di quei fili di acciaio alluminizzato, che si intrecciano e si interlacciano per creare delle strutture che hanno qualcosa di cosmologico e universale, nel senso che può parlare a chiunque e chiunque può trovare delle proprie risposte, sia che sia un esperto di arte sia che non ne sappia nulla”. Formatasi come architetto e scappata dalla Germania per le persecuzioni naziste, Gego ha attraversato l’astrazione o l’arte cinetica con un passo suo, molto moderno e in anticipo sui tempi in un certo senso, capace di mettere in evidenza relazioni profonde e sottili, come le sue costruzioni. “Io credo – ha aggiunto la curatrice – che come artista Gego abbia davvero spinto più in là i confini: ha saputo trasformare l’idea di quello che normalmente consideriamo siano le opere in tre dimensioni. Non ha mai chiamato le sue opere ‘sculture’, per lei sono solo ‘strutture’ ed era davvero interessata alla relazione tra energia, trasparenza, opacità. Io credo che questo è quello che vediamo quando guardiamo i suoi lavori geometrici fatti con i cavi”.

La mostra del Guggenheim, che crea una relazione dialettica sia con gli spazi del museo di Gehry sia con la contemporanea esposizione su Picasso scultore, comprende circa 150 opere, attraverso le quali come visitatori abbiamo anche la sensazione di percepire la forza dell’invisibile. “La sua ricerca, le sue investigazioni durante tutta la vita – ha concluso Geaninne Gutiérrez-Guimaraes – hanno ruotato intorno al modo in cui rendere visibile l’invisibile e prendersi cura di tutti quegli spazi negativi e vuoti che stanno tra le linee e dare uguale importanza a ciò che essi rappresentano”. La mostra su Gego, che si apre proprio accanto alle imponenti strutture di Richard Serra, resta aperta al pubblico a Bilbao fino al 4 febbraio 2024.

Topolino racconta la tv italiana a 70 anni dalla sua nascita

Topolino racconta la tv italiana a 70 anni dalla sua nascitaMilano, 2 gen. (askanews) – Topolino racconta la tv italiana a 70 anni dalla sua nascita. Il 3 gennaio 1954, infatti, iniziava il regolare servizio di trasmissioni televisive in Italia e proprio in quella data è prevista l’uscita di un volume speciale, numero 3554, (in edicola, in fumetteria e su www.panini.it) che raccoglie una serie di avventure con i personaggi Disney ambientate dentro e fuori il piccolo schermo, in un viaggio tra passato e presente, tra i vari format (dal quiz al reality show, passando per le grandi kermesse musicali) e con tante guest star d’eccezione.

A partire dalla prefazione, scritta da Fiorello, e poi dalle tante storie a seguire. Ad esempio, nella prima “Il collezionista di stelle” (pubblicata nel 2014, scritta da Francesco Artibani e con i disegni di Alessandro Perina) Pippo va alla ricerca di suo cugino Pippo Bau, stella della R.T.T. (radiotelevisione topolinese). Un omaggio a Pippo Baudo e alla televisione italiana.