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Urne aperte in Molise oggi e domani, 2 sindaci in corsa per Regione

Urne aperte in Molise oggi e domani, 2 sindaci in corsa per RegioneRoma, 25 giu. (askanews) – Urne aperte in Molise per le elezioni regionali: oggi si vota dalle 7 alle 23, mentre domani i seggi riapriranno alle 7 e chiuderanno alle 15, quando inizierà lo spoglio.

Sono due sindaci i principali aspiranti presidenti della regione più piccola d’Italia. Il centrodestra, al governo dal 2018 con Donato Toma, punta questa volta sul primo cittadino di Termoli, Francesco Roberti di Forza Italia (sostenuto anche da Fdi, Lega, Udc, Popolari, Molise che Vogliamo e Roberti Presidente). Il centrosinistra candida invece il primo cittadino di Campobasso, Roberto Gravina del M5s (sostenuto anche da Pd, Avs, Socialisti, Costruire Democrazia e Gravina Presidente). Il terzo candidato è Emilio Izzo, in campo con la lista civica “Io non voto i soliti noti”, mentre Forza Nuova è riuscita a sorpresa a presentarsi con Nicola Ninni. Sulle schede i molisani trovano 15 liste e 284 aspiranti alla carica di consigliere regionale a Palazzo D’Aimmo di Campobasso.

Il Papa ricorda Emanuela Orlandi scomparsa 40 anni fa: “Esprimo la mia vicinanza ai familiari”

Il Papa ricorda Emanuela Orlandi scomparsa 40 anni fa: “Esprimo la mia vicinanza ai familiari”Roma, 25 giu. (askanews) – “In questi giorni ricorre il 40mo anniversario dalla scomparsa di Emanuela Orlandi: desidero approfittare di questa circostanza per esprimere ancora una volta la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma, e assicurare la mia preghiera”. Lo ha detto papa Francesco dopo l’Angelus rivolto ai fedeli in piazza San Pietro fra i quali c’erano i partecipanti al sit-in organizzato in ricordo di Emanuela: il fratello Pietro, l’avvocato di famiglia, Laura Sgrò, e la sorella di Mirella Gregori, coetanea di Emanuela anche lei sparita nel nulla 40 anni fa.

“Estendo il mio dolore a tutte le persone che portano il dolore di una persona cara scomparsa”, ha aggiunto il pontefice.

Papa: rinunciare agli idoli dell’efficienza e del consumismo per non buttar via la vita

Papa: rinunciare agli idoli dell’efficienza e del consumismo per non buttar via la vitaCittà del Vaticano, 25 giu. (askanews) – “Non bisogna tanto temere di subire incomprensioni e critiche, di perdere prestigio e vantaggi economici per restare fedeli al Vangelo, ma di sprecare l’esistenza a inseguire cose di poco conto, che non riempiono di senso la vita”. E’ il messaggio di Gesù che papa Francesco ha ricordato oggi all’Angelus facendo l’esempio della valle della Geenna, la grande discrica della città di Gerusalemme: “E questo – ha spiegato – è importante anche per noi. Pure oggi, infatti, si può essere derisi o discriminati se non si seguono certi modelli alla moda, che però mettono spesso al centro realtà di secondo piano: le cose anziché le persone, le prestazioni anziché le relazioni”.

“Facciamo qualche esempio – ha poi aggiunto – . Penso a dei genitori, che hanno bisogno di lavorare per mantenere la famiglia, ma non possono vivere solo per il lavoro: hanno bisogno del tempo necessario per stare con i figli. Penso anche a un sacerdote o a una suora: devono impegnarsi nel loro servizio, ma senza dimenticare di dedicare tempo a stare con Gesù, altrimenti cadono nella mondanità spirituale e perdono il senso di ciò che sono. E ancora, penso a un giovane o a una giovane, che hanno mille impegni e passioni: la scuola, lo sport, vari interessi, i telefonini e i social, ma hanno bisogno di incontrare le persone e realizzare dei sogni grandi, senza perdere tempo in cose che passano e non lasciano il segno. Tutto ciò comporta qualche rinuncia di fronte agli idoli dell’efficienza e del consumismo, ma è necessario per non andare a perdersi nelle cose, che poi vengono buttate via, come si faceva allora nella Geenna. E nelle Geenne di oggi, invece, spesso finiscono le persone: pensiamo agli ultimi, spesso trattati come materiale di scarto e oggetti indesiderati”. “Rimanere fedeli a ciò che conta costa – ha osservato il pontefice – costa andare controcorrente, liberarsi dai condizionamenti del pensare comune, essere messi da parte da chi “segue l’onda”. Ma non importa, dice Gesù: ciò che conta è non buttare via il bene più grande: la vita. Solo questo deve spaventarci. Chiediamoci allora: io, di che cosa ho paura? Di non avere quello che mi piace? Di non raggiungere i traguardi che la società impone? Del giudizio degli altri? Oppure di non piacere al Signore e di non mettere al primo posto il suo Vangelo? Maria, Vergine Sapiente, ci aiuti ad essere saggi e coraggiosi nelle scelte che facciamo”.

Banche centrali mantengono rotta, lotta inflazione diventa più dura

Banche centrali mantengono rotta, lotta inflazione diventa più duraRoma, 25 giu. (askanews) – Le banche centrali sono determinate a vincere l’inflazione, anche se l’ultimo miglio verso la stabilità dei prezzi potrebbe essere il più impegnativo. Esiste infatti un rischio significativo di ulteriore stress finanziario man mano che il sistema finanziario si adegua alla fine dei tassi di interesse bassi per lungo tempo. Per salvaguardare la stabilità e la fiducia, la politica monetaria e fiscale deve operare all’interno di una “regione di stabilità”. E’ quanto emerge dal rapporto annuale della Banca dei Regolamenti Internazionale, vera e propria ‘banca delle banche centrali’, presentato oggi a Basilea in Svizzera.

L’inflazione ha iniziato a diminuire dai massimi pluridecennali quasi ovunque, ma il lavoro di banche centrali è tutt’altro che finito, ha detto la Bri nel suo rapporto. Nonostante il più intenso inasprimento della politica monetaria della memoria recente, l’ultima tappa di il viaggio per ripristinare la stabilità dei prezzi sarà il più difficile. Secondo l’Annual Economic Report 2023 della BRI, i progressi compiuti finora nella lotta contro l’inflazione devono molto all’allentamento delle catene di approvvigionamento e al calo dei prezzi delle materie prime. Ma i mercati del lavoro restano ancora tesi e la crescita dei prezzi nei servizi si è rivelata più difficile da domare. Esiste un rischio concreto che un la psicologia dell’inflazione prenderà piede, dove gli aumenti dei salari e dei prezzi inizieranno a rafforzarsi a vicenda. Potrebbe dunque essere necessario che i tassi di interesse rimangano più alti più a lungo di quanto il pubblico e gli investitori si aspettino.

Il rapporto analizza i rischi posti dal mix unico di alta inflazione e rischi per la stabilità finanziaria. Le banche centrali stanno inasprendo la loro politica in un contesto di debito e prezzi delle attività elevati, eredità di una stagione nella quale i tassi di interesse sono stati bassi per lungo tempo. Le chiusure bancarie all’inizio del 2023 sono state l’esempio più eclatante di tali rischi che si stanno materializzando, ma sono lontani dall’essere gli unici. Lo sono i disallineamenti nascosti della leva finanziaria e della liquidità nel settore finanziario non bancario che costituiscono un’altra vulnerabilità. Se le banche centrali devono stringere di più o più a lungo per raggiungere la stabilità dei prezzi, il rischio di stress finanziario aumenterà.

“La sfida politica chiave oggi rimane domare completamente l’inflazione, e l’ultimo miglio è tipicamente il più difficile”, ha affermato Agustín Carstens, direttore generale della BRI. “Il fardello sta cadendo su molte spalle, ma i rischi di non agire tempestivamente saranno maggiori a lungo termine. Le banche centrali sono impegnate a mantenere la rotta per ripristinare la stabilità dei prezzi e proteggere il potere d’acquisto delle persone”, ha detto. Le politiche fiscali e prudenziali possono fare la loro parte per aiutare a stabilizzare l’economia e la finanza sistema. I governi dovrebbero restringere i propri budget, mirando al massimo di sostegno alle categorie più vulnerabili e intraprendendo un consolidamento a lungo termine della loro spesa. Questo aiuterebbe a frenare l’inflazione e tenere sotto controllo i rischi per la stabilità finanziaria riducendo la necessità per le banche centrali di mantenerli tassi più alti più a lungo.

Le autorità di regolamentazione e di vigilanza possono utilizzare l’intera gamma di strumenti a loro disposizione per rafforzare il sistema finanziario, dando alle banche centrali più spazio di manovra. Il rapporto discute poi di come l’inflazione elevata e le vulnerabilità finanziarie e le politiche fiscali stanno mettendo alla prova i confini della “regione della stabilità”. L’ultimo rischio di andare alla deriva fuori da quella regione significa perdere la fiducia che la società deve avere nello stato e nelle sue decisioni. A lungo termine, sono necessari aggiustamenti politici e tutele istituzionali per garantire che le politiche monetarie e fiscali rimangano saldamente all’interno della regione di stabilità. “Le attuali tensioni sono il culmine di decenni di dipendenza dalla politica monetaria e fiscale motori di fatto della crescita. Superare questa fallacia di “illusione di crescita” e trovare una combinazione di politiche coerenti richiede un cambiamento di mentalità, riconoscendo i limiti delle politiche di stabilizzazione”, ha affermato Claudio Borio, Capo Dipartimento Monetario ed Economico.

È morto Alberto Garutti: un artista tra soglie, visioni, comunità

È morto Alberto Garutti: un artista tra soglie, visioni, comunitàMilano, 25 giu. (askanews) – “L’arte ha la sua ragion d’essere in questo bisogno di superare limiti, di andare oltre una certa soglia”. Lo aveva detto Alberto Garutti ad askanews qualche anno fa, in una lunga intervista sul senso dell’arte, dell’insegnamento, dello stare davanti al mondo. Garutti, artista decisivo della contemporaneità, in Italia – dove è stato anche professore a Brera con un’aura leggendaria per i risultati poi ottenuti da molti dei suoi studenti, diventati artisti importanti – ma anche sulla scena internazionale, è morto ieri sera a 75 anni. La soglia, come limite, certo, ma anche come spazio di opportunità, è sempre stata al centro del suo lavoro e del suo ragionamento su cosa possa essere oggi l’arte. Che per lui, pur docente di pittura, è sempre stata più una pratica che un oggetto, più una forma che un contenuto. Poi i contenuti arrivavano, pretendo però spesso l’aspetto di opere d’arte pubblica dedicate a delle comunità, quindi, una volta di più, inserite in un conto reale più che museale. Come per esempio il restauro del teatro di Peccioli, nel Pisano, luogo dove i giovani del posto un tempo andavano per innamorarsi – come recitava la bellissima didascalia del lavoro – oppure sotto forma di intervento che modificava leggermente la realtà, come le luci che si accendevano in una piazza di Bergamo in corrispondenza di una nuova nascita, o ancora per la caduta di in fulmine da qualche parte nel mondo, e quest’opera l’abbiamo rivista anche in Triennale. Garutti registrava i fatti, gli forniva una via di manifestazione, quindi interveniva, anche con un senso dell’effimero, che era un’altra delle qualità molto contemporanee del suo lavoro. Con un senso di leggero straniamento che oggi è profondamente amplificato dalla notizia della sua morte.

“Io penso – ci aveva detto anni dopo, in occasione della vittoria di un concorso per la tenuta di Geneagricola a Caorle – che l’artista debba imparare a scendere dal piedistallo un po’ retorico che il sistema dell’arte gli mette sotto i piedi, e debba scendere per mettersi al servizio della città”. Se “pratica” potrebbe essere la prima, o una delle prime, parole per raccontare chi era Alberto Garutti, la seconda potrebbe essere “servizio”, nel senso che tutti i suoi lavori pubblici hanno cercato di portare qualcosa di più alle comunità dove ha lavorato. Il punto, forse, era proprio questo: credere in un’idea e portarla oltre la soglia, che talvolta è sottile, ma per l’artista potrebbe essere infinita, oltre la soglia, si diceva, dello spazio tradizionale dell’arte per arrivare ovunque, e trasmettere qualcosa alle persone che si fermeranno a leggere le sue didascalie, “dispositivi attivatori del lavoro”, come amava ripetere, che contengono anche una delle sue frasi più famose: “Tutti i passi che ho compiuto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”. Chiarissima, forse anche vagamente banale, ma perfetta, indiscutibile, eppure sospesa sopra noi e il nostro renderci conto del peso che, muovendoci, a volte ci portiamo dietro. Il peso del tempo, degli spostamenti, dell’imprevedibilità delle cose. Fino ad arrivare lì, in quel preciso momento, ma con tutta la nostra storia dietro. La constatazione dell’imprevedibile ineluttabilità (e profondità) della vita di ogni giorno. Chiudiamo con un’altra immagine, legata al cielo, quel luogo verso il quale – ci diceva Garutti – a volte “desiderava di precipitare vorticosamente, ma verso l’alto”. Il cielo è stato lo sfondo di molte delle sue installazioni, delle sue scritte luminose, e tornava spesso nelle sue didascalie. “Il cielo è una cosa complessa – ci ha detto ancora – è un grande enigma che sta sopra le nostre teste, che ha a che fare con l’arte, ma anche con la leggenda mitologica di Zeus, ha a che fare con il Padreterno per chi ci crede. Però io ho scritto una cosa che tengo molto a ripetere: che l’arte contiene il senso mistico della natura”.

Ecco, forse anche la lezione di Garutti, da docente come da artista, la sua visione in anticipo sui tempi sta proprio in questa tensione verso una sorta di misticismo naturale, in questa volontà di essere ancora parte di un dialogo complesso, ma indispensabile, ancorato al nostro presente, che è rigorosamente il tempo nel quale si colloca il lavoro dei Garutti, né più ne meno. (Leonardo Merlini)

Luca Signorelli torna a Cortona: “Primo pittore del Cinquecento”

Luca Signorelli torna a Cortona: “Primo pittore del Cinquecento”Cortona, 25 giu. (askanews) – Luca Signorelli torna a Cortona, sua città natale, a 500 anni dalla morte. E lo fa con una mostra importante nel MAEC – Museo dell’Accademia etrusca e della città di Cortona, che si allarga poi ad altri luoghi urbani e del territorio, quello nel quale l’artista ha sempre tenuto la propria base, anche se ha poi lavorato molto in Italia e all’estero. Ma rivedere qui i suoi dipinti, così potenti e così calati nella dimensione più importante del Rinascimento, è un’esperienza che unisce l’arte, la storia e anche la vita. A curare la mostra “Signorelli 500. Maestro Luca da Cortona, pittore di luce e poesia” è stato chiamato Tom Henry, dell’Università di Kent. “Per la prima volta in 70 anni abbiamo riportato 28 opere di Signorelli qui al Museo dell’Accademia etrusca. Lì si vede tutta la carriera e come ha sviluppato la sua arte in questa sua città natale, che per lui è sempre anche il luogo della sua bottega”.

La scelta espositiva è altrettanto interessante: due sole sale del museo che restituiscono una grande intensità, quasi un’urgenza della rappresentazione e della narrazione, che nei dipinti è sempre presente, insieme a una consapevolezza pittorica che ha reso Signorelli una figura chiave del suo tempo e della storia dell’arte. Con anche l’occasione per vedere la ricomposizione, per quanto ancora possibile, della Pala di Matelica, che era stata smembrata nel Settecento. “La cosa che emerge con molta chiarezza – ha aggiunto Henry – è il suo colorismo, quanto lui era pittore scultoreo, e poi emerge il suo cervello, in modo in cui lui rilegge le storie per dare una nuova idea ogni singola volta che lui ha qualcosa da dipingere. Questo, e il fatto che Raffaello e Michelangelo hanno guardato bene alla sua arte, ci porta a insistere su Signorelli non come l’ultimo del Quattrocento, ma il primo del Cinquecento, cioè da elencare con Raffaello e Michelangelo e non con Perugino e Ghirlandaio”.

Accanto alla mostra al MAEC, poi, sono stati creati gli “Itinerari di Signorelli”, che portano a scoprire opere dell’artista in altri luoghi della città come il Museo Diocesano, le chiese di San Niccolò e di San Domenico, Santa Maria delle Grazie al Calcinaio e il Palazzone. Ma da Cortona poi è possibile seguire le tracce di maestro Luca anche in altre zone della Toscana e dell’Umbria, dalla Valdichiana, a Pienza, da Siena a Perugia o Orvieto.

Meloni analizza lo scenario in Russia con i ministri degli Esteri, Difesa e l’intelligence

Meloni analizza lo scenario in Russia con i ministri degli Esteri, Difesa e l’intelligenceRoma, 24 giu. (askanews) – Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni “segue l’evoluzione della crisi in Russia e ha tenuto un vertice con i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari”. Lo fa sapere Palazzo Chigi in una nota.

“Esteri, Difesa e intelligence in coordinamento con Palazzo Chigi – prosegue la nota – stanno analizzando lo scenario, in costante contatto con gli alleati della Nato e dell’Unione europea”.

Meloni: sul Mes non ho cambiato idea, votarlo ora fa male all’Italia

Meloni: sul Mes non ho cambiato idea, votarlo ora fa male all’ItaliaRoma, 24 giu. (askanews) – Sul Mes “non ho cambiato idea. Penso che sia un errore portarlo in aula adesso, anche per chi è favorevole alla ratifica. Il Parlamento aveva votato”, a maggioranza, “una mozione dove si chiedeva di non ratificare il Mes, a maggior ragione in attesa delle decisioni che riguardano il quadro complessivo della governance, che vuol dire legge di stabilità, unione bancaria, garanzia dei depositi. Chi oggi chiede di prendere questa decisione in questo momento non sta facendo un favore all’Italia”. Così la Premier Giorgia Meloni, a margine dell’Europa Forum Wachau in Austria.

“Indipendentemente dal merito spero che chi l’ha calendarizzarlo voglia riconsiderare questa decisione che non aiuta l’Italia in questo momento”, ha aggiunto.

Meloni: l’Europa deve essere un gigante politico, non un gigante burocratico

Meloni: l’Europa deve essere un gigante politico, non un gigante burocraticoRoma, 24 giu. (askanews) – “L’Europa deve ripensarsi. Noi abbiamo bisogno della politica perché l’Europa riesca a essere un gigante politico, non un gigante burocratico” e “questo è” il momento “perché non dipende da noi ma dalle sfide che la storia ci pone di fronte. Alla fine il destino, diceva una bella canzone, ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi”. Così la Premier Giorgia Meloni nel suo intervento all’Europa Forum Wachau in Austria.

“E quando capisci che sei seduto sulle spalle di un gigante, allora forse ti rendi conto di come quegli ostacoli che sembravano insuperabili forse alla fine sono alla tua portata, alla portata della civiltà europea, non alla portata di un’organizzazione, non alla portata di regole, non alla portata di burocrati” e occorre cogliere la sfida “se vogliamo uscire più forti da questa situazione difficile”, ha sottolineato.“In questo tempo si discute molto di allargamento – ha proseguito – l’Italia sostiene con forza quello che dal mio punto di vista è un ricongiungimento, verso i balcani occidentali e non solo. E il dibattito sull’allargamento porta a interrogarsi sulle regole di funzionamento prima di aprirci”.

Ma allora, per la Premier Meloni, il tema non è quello di “ripensare le regole ma – ha detto – occorre ripensare le priorità: più saremo e più credo sarà necessario applicare il principio previsto nei trattati e sinora applicato di meno, il principio di sussidiarietà: non si occupi Bruxelles di quello che può meglio fare Roma o Vienna, non facciano Roma o Vienna da sole quello che può fare solo Bruxelles”.“Penso – ha concluso – che si debba ragionare insieme e si debba comprendere insieme che l’Europa debba concentrare la sua attenzioone strategica sulle grandi materie, a volte secondarie nel passato” come “l’autonomia strategica, la competitività, il mercato unico, la sicurezza dei confini, la transizione energetica e digitale, la politica estera continentale, l’Europa ha il compito di stabilire gli obiettivi su queste materie e ha il compito di stabilire le priorità per raggiungerli. Mentre non credo sia necessarie occuparsi di normare ogni singolo aspetto della vita quotidiana perché quello lo possono fare meglio gli stati nazionali che conoscono meglio quei cittadini, anche per difendere le specificità che ogni nazione ha”, come “la transizione energetica”.

 

La Cgil e una rete di 90 associazioni in piazza per il diritto alla salute

La Cgil e una rete di 90 associazioni in piazza per il diritto alla saluteRoma, 24 giu. (askanews) – Cgil in piazza a difesa del diritto alla salute. La confederazione guidata da Maurizio Landini e una rete di circa 90 associazioni riunite nell’assemblea “Insieme per la Costituzione”, manifestano questa mattina a Roma a difesa dell’articolo 32 della carta costituzionale, per il rilancio del servizio sanitario nazionale e per garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’iniziativa si sviluppa con un corteo che parte da piazza della Repubblica per giungere in piazza del Popolo, dove sono previsti 14 interventi dal palco. La manifestazione sarà conclusa da Landini. Insieme con Cgil e associazioni in piazza ci saranno alcuni leader della sinistra, a partire da Elly Schlein (Pd) a Giuseppe Conte (M5S) e Nicola Fratoianni (Sinistra italiana).“La Cgil e un centinaio un di associazioni, giovani e pensionati, sono in piazza perché vogliono difendere il diritto alla salute, anche sul lavoro, e chiedere il rilancio del Servizio sanitario nazionale. Basta tagli”, ha detto Landini dal corteo della manifestazione.

“Abbiamo bisogno di investire e di non perdere neanche un euro del Pnrr, di fare assunzioni e garantire i servizi sul territorio che sono decisivi. Ci sono 4 milioni di persone che non si curano perché non hanno i soldi, non è accettabile. La situazione sta esplodendo. Sono gli stessi che hanno tenuto in piedi il Paese durante la pandemia”.