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Perché ogni anno svengono 2 milioni di italiani

Perché ogni anno svengono 2 milioni di italianiMilano, 5 feb. (askanews) – Lo svenimento è un problema che riguarda un numero enorme di persone: il 50% della popolazione è svenuto almeno una volta nella vita, uomini e donne in eguale misura. Si stimano in Italia 2 milioni di sincopi l’anno e circa il 2% degli accessi al pronto soccorso, quasi 200.000, riguarda persone che arrivano nei dipartimenti di emergenza ospedalieri proprio per aver perso i sensi. Si tratta per lo più di anziani che, a causa della perdita temporanea di coscienza, spesso cadono con esiti che incidono pesantemente sulla qualità e l’aspettativa di vita. Ma gli svenimenti sono frequenti anche nei giovani, e non vanno sottovalutati, perché le “vittime” finiscono spesso in un vortice di esami medici inutili, con grande spreco di risorse. Un’attenta valutazione “di come si sviene” è essenziale per indirizzare la diagnosi, ma in Italia un ospedale su tre non ha un centro dedicato. A renderlo noto i massimi esperti di sincope che, in occasione del 12esimo Congresso Nazionale del Gruppo italiano multidisciplinare sincope, in corso all’Università Cattolica di Milano, hanno presentato i risultati del censimento italiano dei centri sincope.


“Lo svenimento, tecnicamente chiamato sincope, è un fenomeno molto comune nella popolazione sana: è una perdita di coscienza temporanea, in genere di qualche secondo o pochi minuti, dovuta a una riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, da cui di solito ci si riprende in maniera completa e spontanea” spiega Andrea Ungar, presidente Gruppo Italiano Multidisciplinare Sincope e Ordinario di Geriatria all’Università di Firenze, aggiungendo che “nella maggior parte dei casi, non si tratta di nulla di preoccupante e lo svenimento è provocato da forti emozioni (svenimento ‘classico’ o sincope vaso-vagale) o dall’essere rimasti troppo a lungo in piedi, soprattutto d’estate o in un ambiente caldo. Inoltre, prima di perdere coscienza ci sono quasi sempre sintomi come capogiri, nausea, pallore, sudorazione intensa, annebbiamento della vista. In altre parole, ci si accorge sempre di stare per svenire – tranquillizza l’esperto – e solo in rari casi, invece, la perdita di conoscenza può essere dovuta a un’aritmia che rallenta o accelera troppo il battito del cuore e per questo le sincopi di origine cardiaca sono le più pericolose e non sono precedute da segnali”. “I pronto soccorso sono pieni di persone che arrivano proprio per aver perso i sensi: si tratta di circa il 2% dei pazienti accolti in dipartimenti di emergenza, pari a più di 187mila l’anno – prosegue Ungar -. Nella maggior parte dei casi sono anziani che si sono fatti male cadendo, ma lo svenimento si verifica di frequente anche nei giovani, che rappresentano il 30% degli accessi al pronto soccorso per sincope, presi dal timore che lo svenimento possa nascondere un problema cardiaco o neurologico. Fare una diagnosi precisa è, dunque, essenziale per prevenire le cadute che, soprattutto negli anziani, si traducono in traumi, fratture o ferite, con aumento della mortalità e dei ricoveri, ma anche per evitare che i pazienti finiscano in un vortice di esami medici inutili, che richiedono valutazioni su valutazioni e compromettono la qualità della vita, con grande spreco di risorse”.


“Per indirizzare la diagnosi e capire da cosa sia provocato lo svenimento sono necessarie unità dedicate, le cosiddette Syncope Unit, che valutano il paziente con esami, per lo più semplici, ma specifici e mirati. Ad esempio, se si sospetta un problema cardiaco si eseguono gli accertamenti cardiologici necessari per confermare tale sospetto. Se si propende per uno svenimento “classico”, invece, si farà il “tilt test” nel quale il paziente viene posto su un lettino speciale inclinato, in grado di attivare il riflesso vaso-vagale, passando dalla posizione sdraiata a quella eretta”, dichiara Michele Brignole, coordinatore del censimento GIMSI, tra i massimi esperti internazionali di sincope e senior scientist presso l’Ospedale San Luca – Istituto Auxologico di Milano. Ad oggi, in Italia, 1 ospedale su 3 non ha un centro sincope, il 37% ha un ambulatorio dedicato, ma che non risponde ai requisiti raccomandati dalle linee guida europee, e solamente il 30% ha strutture idonee certificate con, ad esempio, ambulatorio con personale specializzato, possibilità di eseguire tilt test, elettrocardiogramma e holter. A rilevarlo è il censimento italiano dei centri sincope condotto dalla GIMSI, tra luglio e dicembre 2024, su un campione di 158 ospedali, che ha fotografato la situazione attuale nel nostro Paese. “Nonostante l’Italia resti leader tra i Paesi europei nella gestione e trattamento della sincope, la situazione negli ultimi anni è peggiorata, con una riduzione del numero di Syncope Unit certificate, dalle 72 censite nel 2019 alle 48 attuali, e la mancanza di centri sincope in molte province – evidenzia Brignole -. Il motivo è da ricercarsi nella diminuzione del personale e delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi anni, che ha costretto a ridurre il numero delle Syncope Unit”, sottolinea.


“Non è necessario prevedere una struttura dedicata per ogni ospedale, bensì sarebbe sufficiente almeno un centro sincope per almeno ognuna delle 110 province italiane o almeno una in ogni delle 225 ASL (una ogni 266.000 abitanti) – afferma Brignole -. Tale distribuzione omogenea potrebbe contribuire a ridurre i costi sanitari, migliorare la gestione dei pazienti, limitando le conseguenze a lungo termine e offrire così un importante beneficio sia per il sistema sanitario che per la qualità di vita delle persone colpite. È infatti stato dimostrato da numerosi studi che la presenza di unità di gestione della sincope negli ospedali riduca il rischio di diagnosi errate, di ricoveri non necessari e delle spese totali”, conclude l’esperto. I consigli degli esperti Gimsi per evitare di svenire: Se si avvertono i primi sintomi della sincope, è consigliabile sdraiarsi immediatamente a pancia in su; sollevare le gambe a 45 gradi per facilitare l’afflusso di sangue al cervello e al cuore; stringere i pugni e contrarre le braccia fino alla scomparsa dei sintomi; se tutto diventa scuro e si perde la vista, in quel momento si hanno solo pochi secondi per prevenire la sincope; idratarsi correttamente bevendo circa 2 litri di liquidi al giorno e non limitare troppo l’assunzione di sale, salvo per ragioni mediche.

Presentato il ddl per l’immunità parlamentare, ci sono anche Fi-Lega

Presentato il ddl per l’immunità parlamentare, ci sono anche Fi-LegaMilano, 5 feb. (askanews) – Ripristinare il principio per cui “nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale” senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. È l’obiettivo del ddl di modifica costituzionale presentato oggi alla Camera dalla Fondazione Einaudi, con la presenza significativa di numerosi autorevoli esponenti di Forza Italia e Lega: i capigruppo in Senato, Maurizio Gasparri e Massimiliano Romeo su tutti.


“Questa è una iniziativa di taglio squisitamente culturale ed è una battaglia antica della Fondazione Einaudi”, spiega il presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto che si rivolge a tutti i parlamentari, deputati e senatori” per apporre la propria firma alla riforma dell’articolo 68 della Costituzione: “Oggi noi lasciamo ai parlamentari presenti il nostro ddl già pronto per la firma. Valuteremo da qui a qualche giorno se c’è un numero di firme significativo, anche trasversale, e ci riserviamo di procedere con un’altra linea: non escludiamo la proposta di legge di iniziativa popolare”. Una prima “manifestazione di interesse” arriva dalla Lega, che col capogruppo in Senato Massimiliamo Romeo dice: “Il fatto che si apra un dibattito è un passo in avanti, faremo le nostre valutazioni sulla proposta. È importante per noi che, in un’ottica di reciproco rispetto istituzionale e quindi cercando di evitare scontri tra politica e magistratura, sia garantita l’indipendenza della politica come è garantita l’indipendenza della magistratura”.

Strumenti, suono e mutamento: l’arte di improvvisare di Tarek Atoui

Strumenti, suono e mutamento: l’arte di improvvisare di Tarek AtouiMilano, 5 feb. (askanews) – Uno spazio che ritrova la luce, elementi naturali e strani strumenti che generano un paesaggio sonoro in continuo mutamento, un paesaggio discontinuo fatto di piccole isole che coesistono e si integrano, ma mantengono anche la loro singolarità. Pirelli HangarBicocca a Milano ospita la mostra “Improvisation in 10 Days” dell’artista franco-libanese Tarek Atoui. “Io lavoro con il suono – ha detto ad askanews – sono un artista che si muove tra la musica e il suono, che è stato il medium che ho utilizzato fin dall’inizio e su cui continuo a concentrarmi. In particolare lavoro su degli strumenti, cerco di crearne di originali, strani e innovativi. Lavoro anche su sculture e oggetti sonori che in fondo sono un invito ad utilizzarli, a creare musica con essi, a collaborare con altri musicisti, ma anche con altre persone che vengono da mondi diversi”.


Il lavoro di Atoui, artista e compositore elettroacustico, vuole innescare nel pubblico reazioni fisiche e intellettuali, oltre che sollecitare le percezioni che poi possono generare esperienze e conoscenza. Con l’idea, attraverso la collaborazione, di ampliare il concetto di ascolto per portare avanti una ricerca che unisce diversi contesti geografici, storici e sociali. “La mostra in HangarBicocca – ha aggiunto Atoui – presenta una grande raccolta di lavori, che vengono da tre importanti progetti che qui sono stati riorganizzati in modo nuovo, ed è la prima volta che sono allestiti così”. Curata da Lucia Aspesi, la mostra vuole essere un omaggio all’improvvisazione che utilizza lo spazio dello Shed, il primo ambiente di HangarBicocca, come una tela bianca che viene abbracciata dal suono più che dalle installazioni. Con un’idea di continua evoluzione e di continuo cambiamento che genera il senso profondo dell’esposizione: evidente e affascinante, ma continuamente inafferrabile e in mutazione. Perché, come ha detto lo stesso Atoui, i suoi lavori sono strumenti musicali, non opere d’arte nel senso classico, e l’idea di autorialità appartiene a tutti coloro che con quegli stessi strumenti si confrontano.

Governo,Ruotolo (Pd): palazzo Chigi chiarisca se ha fatto spiare giornalisti

Governo,Ruotolo (Pd): palazzo Chigi chiarisca se ha fatto spiare giornalistiRoma, 5 feb. (askanews) – “Chiediamo a palazzo Chigi di rispondere ad una serie di domande: chi ha spiato il Direttore di Fanpage? Il governo è cliente della Paragon Solutions? Il governo smentisce di aver spiato giornalisti e attivisti? E se non c’entra nulla, come intende tutelare i giornalisti italiani da questi attacchi?”. Lo afferma il responsabile Informazione del Pd Sandro Ruotolo, europarlamentare.


“Potrebbe essere stato il governo italiano -domanda Ruotolo- a mettere sotto controllo i dispositivi di giornalisti e attivisti italiani? Se lo chiede Fanpage dopo aver scoperto che era controllato anche il suo direttore, Francesco Cancellato. Fanpage si è occupata della gioventù meloniana e ha realizzato un’inchiesta sulla lobby nera.Venerdì scorso WhatsApp aveva comunicato che oltre 100 giornalisti e membri della società civile erano stati spiati da questo software sviluppato dalla società Paragon Solutions. La successiva comunicazione del Presidente Esecutivo John Fleming ha confermato che la Paragon Solutions ha venduto il software esclusivamente a ‘poche democrazie alleate degli USA’. Anche al governo italiano?”

Venezia e poi New York, il gallerista Tommaso Calabro si racconta

Venezia e poi New York, il gallerista Tommaso Calabro si raccontaVenezia, 5 feb. (askanews) – La storia dell’apertura della sua galleria a Venezia è andata anche sul Wall Street Journal come simbolo di un ritorno di possessori di case nella città e di possibile rinascita del centro storico. Tommaso Calabro, gallerista d’arte tra i più noti della scena odierna, da Milano ha portato il suo lavoro anche a Venezia, con un progetto che è di sviluppo della sua attività, ma non solo.


“Ho puntato molto su Venezia nell’ultimo anno – ha detto ad askanews – e l’idea di comprare questo palazzo, che è Palazzo Donà Brusa, è indicativa rispetto alle mie intenzioni di continuare un’attività culturale in questa città incredibile e per molti versi unica al mondo. Ci sono tante realtà che si stanno venendo a creare a Venezia, sia a livello galleristico sia istituzionale, che porteranno secondo me sempre più appassionati all’arte a Venezia, per quanto sia già tuttora una delle città più frequentate dagli appassionati dell’arte, però in futuro penso che questo numero possa ancora aumentare a favore di un appunto turismo molto più culturale di quello che secondo me è in questo momento quello veneziano”. Trentacinquenne, legato al moderno e ad alcune figure di galleristi colti del passato, Calabro guarda all’Italia, ma anche alla scena internazionale: nei prossimi mesi infatti sbarcherà anche a New York con un progetto temporaneo. “L’idea che ho condiviso con il mio team e che abbiamo deciso di fare per quest’anno – ha aggiunto il gallerista – è di non fare attività fieristiche, smettere completamente con le fiere e andare invece a trovare delle attività che possono essere funzionali ai nostri progetti. In quest’ottica abbiamo deciso di aprire questo pop-up a New York a Chelsea che sarà dal 1 maggio al 30 maggio dove apriremo due mostre contemporanee. Una sarà dedicata a Aldo Sergio, che è un artista contemporaneo con cui lavoriamo, e l’altra invece a Harold Stevenson, che avevamo presentato in questo palazzo durante la Biennale di Venezia del 2020”.


Unire artisti di oggi a maestri del Novecento è una delle cose che Tommaso Calabro fa spesso, e spesso le sue scommesse su nomi che poi vengono rivalutati, come per esempio quello di Leonor Fini, si sono rivelate decisamente azzeccate. E quindi la domanda con cui lo abbiamo salutato è stata sull’effettiva possibilità di fare impresa con la cultura. “Bisogna stare molto attenti – ci ha risposto – perché i costi rischiano sempre di andare alle stelle. Detto questo, facendo un lavoro pianificato e con la giusta attenzione, è un lavoro che può dare grandi soddisfazioni da un certo punto di vista e dall’altro essere assolutamente sostenibile. Per cui sì, si può fare. Si può essere imprenditori culturali”. E farlo anche a Venezia è perfino più affascinante.

Auto, Nissan ritira la proposta di fusione con Honda

Auto, Nissan ritira la proposta di fusione con HondaRoma, 5 feb. (askanews) – Nissan Motor sospenderà i colloqui per la fusione con Honda Motor, poiché i due produttori automobilistici giapponesi non sono riusciti a raggiungere un consenso sui termini dell’accordo. Lo riferisce oggi il Nikkei.


Nissan ritirerà il memorandum d’intesa relativo alle negoziazioni sull’integrazione aziendale, firmato a dicembre. La decisione è stata presa poiché le aziende non sono riuscite a concordare la valutazione di ciascuna parte nell’ambito di una holding. Nissan ha inoltre respinto una proposta di Honda di trasformarla in una sua controllata. Honda e Nissan avevano pianificato di annunciare l’esito dei colloqui iniziali entro la metà di febbraio. Non è ancora deciso se ci sia la possibilità di riprendere i negoziati o se continuerà solamente la collaborazione sui veicoli elettrici.


Nel mese di dicembre, Honda e Nissan avevano annunciato l’avvio dei colloqui per l’integrazione aziendale, con l’obiettivo di costituire una holding comune entro agosto 2026, che avrebbe creato il terzo gruppo automobilistico più grande al mondo. Honda aveva fissato la fine di gennaio come termine ultimo affinché Nissan presentasse un piano per azioni di rilancio volte a migliorare le proprie performance aziendali, che l’accordo definiva come “premessa” dell’integrazione aziendale. Nonostante l’annuncio di novembre di tagliare 9.000 posti di lavoro a livello globale, Nissan ha faticato a finalizzare il suo piano a causa della forte resistenza ai tagli del personale nelle fabbriche in varie località.

Avs fa sbarcatre in Europa la protesta contro ddl sicurezza: “destra feroce”

Avs fa sbarcatre in Europa la protesta contro ddl sicurezza: “destra feroce”Bruxelles, 4 feb. (askanews) – Gli eurodeputati di Alleanza Verdi e Sinistra Benedetta Scuderi, Mimmo Lucano e Ilaria Salis, hanno ospitato al Parlamento europeo, oggi a Bruxelles, insieme ai leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, una folta delegazione della ‘Rete Nazionale No Ddl Sicurezza – A Pieno Regime’, per portare all’attenzione delle istituzioni dell’Ue le ragioni del movimento contro il disegno di legge Sicurezza 1236 (Ddl Sicurezza), attualmente in discussione in Senato, con la richiesta ‘che l’Italia sia un’osservata speciale dell’Europa per il modo in cui questo decreto rischierebbe, a loro avviso, di criminalizzare il dissenso.


Durante una conferenza stampa, Bonelli ha denunciato ‘la ferocia ideologica di una destra che in Italia, in nome di una falsa sicurezza, sta comprimendo e mettendo in discussione i diritti civili e diritti umani’. E ha ricordato che ‘da quando si è insediato il governo Meloni’ sono state previsti nuove pene per ‘417 anni di carcere in più nel nostro codice penale. Sono stati previsti 48 reati in più con le relative aggravanti. Nel Ddl Sicurezza addirittura c’è l’articolo 31 che prevede che le università, i rettori e i professori debbano collaborare, ed è un obbligo imperativo, con i servizi segreti italiani per trasferire informazioni riguardo all’operato di professori e studenti. Una schedatura di massa che è un problema molto serio dal punto di vista democratico, e per questa ragione – ha sottolineato il co-portavoce di Europa Verde – ‘noi sosteniamo la richiesta di fare in modo che l’Italia da parte dell’Europa ‘sia una osservata speciale rispetto a quello che sta accadendo. Per Bonelli si tratta di ‘un fatto di una gravità inaudita. Nel Ddl ‘c’è una risposta repressiva alle crisi sociali; penso al fatto che si prevedono anni di carcere per chi blocca la strada nel momento in cui ad esempio o ha ricevuto la lettera di licenziamento, e poi va a protestare utilizzando questo strumento di disobbedienza civile per reclamare i suoi diritti, o alle misure repressive contro ‘gli attivisti climatici’.


‘Quello che sta accadendo in Italia e purtroppo quello che sta accadendo nel mondo è un problema che deve riguardare le democrazie e fare in modo che reagiscono in maniera molto molto determinata per mettere al centro la difesa dei diritti civili e dei diritti umani’, ha concluso Bonelli. ‘Iniziative normative che come il Ddl Sicurezza – ha aggiunto Fratoianni – operano prima sul terreno semantico della produzione di senso, per escludere il conflitto dal novero del consenso civile, criminalizzare ogni forma di dissenso, e poi si traducono in atti concreti con norme che lavorano su questo fronte per espellere definitivamente ogni possibilità di mobilitazione e di conflitto dal dibattito civile’.


‘Contro tutto questo – ha sottolineato – occorre mobilitarsi, e noi siamo qui oggi non solo perché questa mobilitazione intendiamo portarla fino in fondo con ogni strumento a disposizione delle aule parlamentari. Lo abbiamo fatto alla Camera, lo stanno facendo i nostri colleghi e le nostre colleghe al Senato, lo faremo nuovamente alla Camera se ne avremo occasione. Credo che questa battaglia vada portata con grande determinazione in ogni luogo delle istituzioni italiane ed europee e dunque anche qui nel Parlamento europeo’. ‘Ma siamo qui oggi – ha continuato Fratoianni – con tutti e tutte voi perché siamo convinti innanzitutto di una cosa: che questa battaglia, come quasi tutte le battaglie che abbiamo di fronte, non si può giocare soltanto nella dimensione del Parlamento e delle istituzioni. Questa battaglia vive solo se è in grado di produrre un’alleanza e una convergenza molto forte, in grado di attraversare la dimensione delle istituzioni e la dimensione delle piazze, delle scuole, delle università; di ricostruire un corpo sociale che collettivamente si riappropria dei propri diritti, non si rassegna ed è in grado di disobbedire alle leggi ingiuste e di costruire su questo terreno – ha concluso – un’alternativa possibile.


‘In Europa – ha osservato Benedetta Scuderi, dei Verdi – abbiamo già visto cosa succede quando in uno Stato membro non si rispettano i diritti di dissenso e di protesta, come in Ungheria. Oggi, invece di fare tutto il possibile per evitare che ciò si ripeta, in Italia vediamo un altro Stato membro che va incontro ai medesimi rischi a causa di un provvedimento liberticida ed autoritario’. ‘L’Italia non è sola – ha rilevato Scuderi – e noi dobbiamo far sì che l’Europa rimanga al nostro fianco, quella stessa Europa che deve continuare a tutelare la democrazia, le libertà e i diritti fondamentali. Questi sono anche i valori fondamentali che hanno portato alla fondazione dell’Ue e questa è l’Ue di cui vogliamo parlare oggi. Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace, in Calabria, che ha indicato un modello d’integrazione dei migranti nei paesi in via di spopolamento, ma che ha anche subito delle condanne penali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha definito il Ddl Sicurezza ‘un avvitamento autoritario pericoloso che va a toccare il diritto di protestare rispetto a un mondo ingiusto. Spesso – ha lamentato -, quando la Destra parla di sicurezza, finisce col prendersela con i più deboli, con chi vive ai margini’. ‘Anche i decreti del 2018 e del 2019 (con Matteo Salvini ministro dell’Interno, ndr) avevano come titolo la sicurezza – ha ricordato Lucano – ed erano volti a smantellare il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e a penalizzare l’operato di chi dava loro supporto. Adesso si fa un passo in più, si prova a criminalizzare ogni forma di dissenso. Questo non è un problema solo italiano, ma rischia di essere un altro problema enorme per la democrazia europea, che è già in grande sofferenza e su cui possono aggiungersi ancora altri pericoli. ‘Il 3 marzo 2025 – ha annunciato l’eurodeputato della Sinistra – saremo alla Baraccopoli di San Ferdinando per protestare per le condizioni di degrado umano, degrado ambientale che hanno raggiunto un limite veramente impressionante. E vogliamo protestare contro questo governo che fa le deportazioni in Albania, nei centri di internamento. ‘Voglio farmi promotore – ha aggiunto Lucano – di una richiesta al Parlamento europeo, che poi un po’ riguarda la mia storia, come sindaco e come militante politico: proporre il modello Riace, il modello dei piccoli paesi abbandonati che rinascono grazie all’accoglienza. E mi auguro con tutto il cuore che questa proposta possa costituire anche un’alternativa a quello che sta accadendo, con le deportazioni in Albania, con i lager libici, con la storia dei memorandum’. ‘I rapporti con la guardia costiera libica e con le mafie libiche iniziano proprio in un periodo in cui c’è stata la criminalizzazione della solidarietà; e in quel periodo io anche personalmente ho subito una storia giudiziaria di cui ancora non è stata ancora scritta la parola fine, ha concluso l’ex sindaco di Riace. ‘Siamo una rete di convergenza fatta di associazioni, centri sociali, sindacati e partiti, studenti, movimenti ambientalisti, giuristi e realtà della società civile diffusa’, ha detto Luca Blasi, della ‘Rete No Ddl Sicurezza’. A Bruxelles, ha spiegato, ‘nella massima sede della democrazia europea, veniamo a lanciare un grido allarme’. Il Ddl Sicurezza, ha avvertito, è ‘un vero e proprio manifesto autoritario contrario ai principi democratici costituzionali: il più grave attacco alla democrazia dal dopoguerra ad oggi, che traduce in anni di carcere e limitazione dello spazio democratico qualsiasi pulsione al cambiamenti e al dissenso’. Secondo Blasi, ‘l’Italia sta diventando il laboratorio politico per compiere una svolta autoritaria, che se nella pratica con i suoi 38 articoli agisce all’interno dello spazio nazionale italiano in realtà ha poi come progetto quello di ‘estendersi a livello europeo e globale planando sull’onda autoritaria già all’opera in Ungheria e negli Stati Uniti. ‘Carcere per chi si organizza per rivendicare il diritto alla casa, carcere per chi denuncia anche pacificamente gli effetti della crisi climatica in atto, carcere per chi, sempre pacificamente, denuncia le condizioni pesanti nelle carceri e nei centri di detenzione per i migranti, carcere per gli studenti che si organizzano e lottano nelle scuole: il Ddl Sicurezza – ha sottolineato Blasi – mira a colpire le più elementari forme pacifiche del dissenso, come il blocco stradale, strumento di lotta tanto degli operai che difendano le loro fabbriche dalla chiusura quanto delle nuove generazioni attive nei movimenti ambientalisti’. Per questo, ha affermato Blasi, ‘chiediamo che l’Italia diventi un osservato speciale, poiché il rischio che sta correndo ‘rappresenta un punto di non ritorno pericoloso per tutta la democrazia e per tutta la Comunità europea, nonché un passo avanti ulteriore per le destre eversive sostenute dalla Megalomania di Musk e Trump’. ‘Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, socialiste e antifasciste di aprire il dibattito europeo ad ogni livello possibile e di unire le forze nell’opporsi senza tentennamenti a questa deriva, e al Parlamento europeo di ‘cogliere pienamente il segnale di allarme’ e di ‘porre in essere tutte le iniziative possibile per opporsi a questo disegno autoritario. Il futuro della democrazie europea – ha concluso Blasi – è in pericolo’.

Avs fa sbarcatre in Europa la protesta contro ddl sicurezza: “destra feroce”

Avs fa sbarcatre in Europa la protesta contro ddl sicurezza: “destra feroce”Bruxelles, 4 feb. (askanews) – Gli eurodeputati di Alleanza Verdi e Sinistra Benedetta Scuderi, Mimmo Lucano e Ilaria Salis, hanno ospitato al Parlamento europeo, oggi a Bruxelles, insieme ai leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, una folta delegazione della ‘Rete Nazionale No Ddl Sicurezza – A Pieno Regime’, per portare all’attenzione delle istituzioni dell’Ue le ragioni del movimento contro il disegno di legge Sicurezza 1236 (Ddl Sicurezza), attualmente in discussione in Senato, con la richiesta ‘che l’Italia sia un’osservata speciale dell’Europa per il modo in cui questo decreto rischierebbe, a loro avviso, di criminalizzare il dissenso.


Durante una conferenza stampa, Bonelli ha denunciato ‘la ferocia ideologica di una destra che in Italia, in nome di una falsa sicurezza, sta comprimendo e mettendo in discussione i diritti civili e diritti umani’. E ha ricordato che ‘da quando si è insediato il governo Meloni’ sono state previsti nuove pene per ‘417 anni di carcere in più nel nostro codice penale. Sono stati previsti 48 reati in più con le relative aggravanti. Nel Ddl Sicurezza addirittura c’è l’articolo 31 che prevede che le università, i rettori e i professori debbano collaborare, ed è un obbligo imperativo, con i servizi segreti italiani per trasferire informazioni riguardo all’operato di professori e studenti. Una schedatura di massa che è un problema molto serio dal punto di vista democratico, e per questa ragione – ha sottolineato il co-portavoce di Europa Verde – ‘noi sosteniamo la richiesta di fare in modo che l’Italia da parte dell’Europa ‘sia una osservata speciale rispetto a quello che sta accadendo. Per Bonelli si tratta di ‘un fatto di una gravità inaudita. Nel Ddl ‘c’è una risposta repressiva alle crisi sociali; penso al fatto che si prevedono anni di carcere per chi blocca la strada nel momento in cui ad esempio o ha ricevuto la lettera di licenziamento, e poi va a protestare utilizzando questo strumento di disobbedienza civile per reclamare i suoi diritti, o alle misure repressive contro ‘gli attivisti climatici’.


‘Quello che sta accadendo in Italia e purtroppo quello che sta accadendo nel mondo è un problema che deve riguardare le democrazie e fare in modo che reagiscono in maniera molto molto determinata per mettere al centro la difesa dei diritti civili e dei diritti umani’, ha concluso Bonelli. ‘Iniziative normative che come il Ddl Sicurezza – ha aggiunto Fratoianni – operano prima sul terreno semantico della produzione di senso, per escludere il conflitto dal novero del consenso civile, criminalizzare ogni forma di dissenso, e poi si traducono in atti concreti con norme che lavorano su questo fronte per espellere definitivamente ogni possibilità di mobilitazione e di conflitto dal dibattito civile’.


‘Contro tutto questo – ha sottolineato – occorre mobilitarsi, e noi siamo qui oggi non solo perché questa mobilitazione intendiamo portarla fino in fondo con ogni strumento a disposizione delle aule parlamentari. Lo abbiamo fatto alla Camera, lo stanno facendo i nostri colleghi e le nostre colleghe al Senato, lo faremo nuovamente alla Camera se ne avremo occasione. Credo che questa battaglia vada portata con grande determinazione in ogni luogo delle istituzioni italiane ed europee e dunque anche qui nel Parlamento europeo’. ‘Ma siamo qui oggi – ha continuato Fratoianni – con tutti e tutte voi perché siamo convinti innanzitutto di una cosa: che questa battaglia, come quasi tutte le battaglie che abbiamo di fronte, non si può giocare soltanto nella dimensione del Parlamento e delle istituzioni. Questa battaglia vive solo se è in grado di produrre un’alleanza e una convergenza molto forte, in grado di attraversare la dimensione delle istituzioni e la dimensione delle piazze, delle scuole, delle università; di ricostruire un corpo sociale che collettivamente si riappropria dei propri diritti, non si rassegna ed è in grado di disobbedire alle leggi ingiuste e di costruire su questo terreno – ha concluso – un’alternativa possibile.


‘In Europa – ha osservato Benedetta Scuderi, dei Verdi – abbiamo già visto cosa succede quando in uno Stato membro non si rispettano i diritti di dissenso e di protesta, come in Ungheria. Oggi, invece di fare tutto il possibile per evitare che ciò si ripeta, in Italia vediamo un altro Stato membro che va incontro ai medesimi rischi a causa di un provvedimento liberticida ed autoritario’. ‘L’Italia non è sola – ha rilevato Scuderi – e noi dobbiamo far sì che l’Europa rimanga al nostro fianco, quella stessa Europa che deve continuare a tutelare la democrazia, le libertà e i diritti fondamentali. Questi sono anche i valori fondamentali che hanno portato alla fondazione dell’Ue e questa è l’Ue di cui vogliamo parlare oggi. Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace, in Calabria, che ha indicato un modello d’integrazione dei migranti nei paesi in via di spopolamento, ma che ha anche subito delle condanne penali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha definito il Ddl Sicurezza ‘un avvitamento autoritario pericoloso che va a toccare il diritto di protestare rispetto a un mondo ingiusto. Spesso – ha lamentato -, quando la Destra parla di sicurezza, finisce col prendersela con i più deboli, con chi vive ai margini’. ‘Anche i decreti del 2018 e del 2019 (con Matteo Salvini ministro dell’Interno, ndr) avevano come titolo la sicurezza – ha ricordato Lucano – ed erano volti a smantellare il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e a penalizzare l’operato di chi dava loro supporto. Adesso si fa un passo in più, si prova a criminalizzare ogni forma di dissenso. Questo non è un problema solo italiano, ma rischia di essere un altro problema enorme per la democrazia europea, che è già in grande sofferenza e su cui possono aggiungersi ancora altri pericoli. ‘Il 3 marzo 2025 – ha annunciato l’eurodeputato della Sinistra – saremo alla Baraccopoli di San Ferdinando per protestare per le condizioni di degrado umano, degrado ambientale che hanno raggiunto un limite veramente impressionante. E vogliamo protestare contro questo governo che fa le deportazioni in Albania, nei centri di internamento. ‘Voglio farmi promotore – ha aggiunto Lucano – di una richiesta al Parlamento europeo, che poi un po’ riguarda la mia storia, come sindaco e come militante politico: proporre il modello Riace, il modello dei piccoli paesi abbandonati che rinascono grazie all’accoglienza. E mi auguro con tutto il cuore che questa proposta possa costituire anche un’alternativa a quello che sta accadendo, con le deportazioni in Albania, con i lager libici, con la storia dei memorandum’. ‘I rapporti con la guardia costiera libica e con le mafie libiche iniziano proprio in un periodo in cui c’è stata la criminalizzazione della solidarietà; e in quel periodo io anche personalmente ho subito una storia giudiziaria di cui ancora non è stata ancora scritta la parola fine, ha concluso l’ex sindaco di Riace. ‘Siamo una rete di convergenza fatta di associazioni, centri sociali, sindacati e partiti, studenti, movimenti ambientalisti, giuristi e realtà della società civile diffusa’, ha detto Luca Blasi, della ‘Rete No Ddl Sicurezza’. A Bruxelles, ha spiegato, ‘nella massima sede della democrazia europea, veniamo a lanciare un grido allarme’. Il Ddl Sicurezza, ha avvertito, è ‘un vero e proprio manifesto autoritario contrario ai principi democratici costituzionali: il più grave attacco alla democrazia dal dopoguerra ad oggi, che traduce in anni di carcere e limitazione dello spazio democratico qualsiasi pulsione al cambiamenti e al dissenso’. Secondo Blasi, ‘l’Italia sta diventando il laboratorio politico per compiere una svolta autoritaria, che se nella pratica con i suoi 38 articoli agisce all’interno dello spazio nazionale italiano in realtà ha poi come progetto quello di ‘estendersi a livello europeo e globale planando sull’onda autoritaria già all’opera in Ungheria e negli Stati Uniti. ‘Carcere per chi si organizza per rivendicare il diritto alla casa, carcere per chi denuncia anche pacificamente gli effetti della crisi climatica in atto, carcere per chi, sempre pacificamente, denuncia le condizioni pesanti nelle carceri e nei centri di detenzione per i migranti, carcere per gli studenti che si organizzano e lottano nelle scuole: il Ddl Sicurezza – ha sottolineato Blasi – mira a colpire le più elementari forme pacifiche del dissenso, come il blocco stradale, strumento di lotta tanto degli operai che difendano le loro fabbriche dalla chiusura quanto delle nuove generazioni attive nei movimenti ambientalisti’. Per questo, ha affermato Blasi, ‘chiediamo che l’Italia diventi un osservato speciale, poiché il rischio che sta correndo ‘rappresenta un punto di non ritorno pericoloso per tutta la democrazia e per tutta la Comunità europea, nonché un passo avanti ulteriore per le destre eversive sostenute dalla Megalomania di Musk e Trump’. ‘Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, socialiste e antifasciste di aprire il dibattito europeo ad ogni livello possibile e di unire le forze nell’opporsi senza tentennamenti a questa deriva, e al Parlamento europeo di ‘cogliere pienamente il segnale di allarme’ e di ‘porre in essere tutte le iniziative possibile per opporsi a questo disegno autoritario. Il futuro della democrazie europea – ha concluso Blasi – è in pericolo’.

Formula1, Ferrari in pista a Barcellona

Formula1, Ferrari in pista a BarcellonaRoma, 4 feb. (askanews) – La Ferrari è tornata in pista a Barcellona per la prima delle due giornate di test Pirelli da condividere sul tracciato catalano assieme alla McLaren. Si provano le gomme per il 2026 ma sono Km buoni anche per continuare la preparazione in vista dell’inizio della nuova stagione (primo weekend 14-16 marzo in Australia). Lewis Hamilton, salito la scorsa settimana sulla SF-23, stavolta ha provato la monoposto dello scorso Mondiale. Per Charles Leclerc , invece, la possibilità di recuperare il precedente la parte del ‘Testing previous Cars’ non concluso dopo l’incidente di Lewis. Per il monegasco la SF-23 a disposizione, come da regolamento. In pista a Barcellona per il Tpc anche l’Alpine.


L’ad Ferrari, Benedetto Vigna, ha parlato anche degli obiettivi in F1 e di Hamilton in occasione della conference call con gli analisti finanziari: “A livello di brand, l’arrivo di Lewis fa sicuramente bene. Sarà una bella coppia con Leclerc. Puntiamo a competere ai vertici sia nel campionato di F1 che in quello Endurance, con una squadra rinforzata e un obiettivo chiaro: vincere”.

Sci, Italia d’oro ai mondialidi Saalbach nel parallelo misto

Sci, Italia d’oro ai mondialidi Saalbach nel parallelo mistoRoma, 4 feb. (askanews) – È subito medaglia d’oro per l’Italia ai Mondiali di sci alpino di Saalbach. Gli azzurri hanno vinto il parallelo a squadre miste, gara di apertura della rassegna iridata sulle nevi austriache. Lara Della Mea, Giorgia Collomb, Alex Vinatzer e Filippo Della Vite hanno disputato una gara impeccabile, eliminando nell’ordine Ucraina, Francia e Svezia e battendo la favorita Svizzera nella big final. Una sfida per l’oro equilibrata, finita 2-2 e vinta dagli azzurri grazie alla migliore somma dei tempi. Merito del 25.43 della 18enne Giorgia Collomb (al primo Mondiale in carriera dopo l’esordio a novembre in Coppa del Mondo) e del 24.48 di Alex Vinatzer. In totale 49.91, 45 centesimi in meno rispetto alla somma dei tempi di Luca Aerni e Delphine Darbellay che avevano battuto Della Vite e Della Mea. Medaglia di bronzo, invece, alla Svezia che ha battuto gli Stati Uniti nella small final.