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Sanremo, Conti annuncia 31 big in gara ma è uno scherzo

Sanremo, Conti annuncia 31 big in gara ma è uno scherzoMilano, 17 dic. (askanews) – Molto rumore per nulla, uno scherzo inutile e davvero fine a se stesso, di Carlo Conti. “Domani saranno 31 i big che presenterò a Sarà Sanremo. Anzi, saranno in due perché è una coppia” ha detto il direttore artistico del Festival durante la conferenza stampa di presentazione di Sarà Sanremo, in onda mercoledì 18 dicembre in prima serata su Rai1.   Più volte incalzato dai numerosi giornalisti presenti ha confermato l’inserimento di un nuovo concorrente alla Kermesse canora, anche se ha citato la sua toscanitá e Amici miei (nella sua mente sufficiente a fare intendere che fosse una burla). Poi sono iniziate a girare le voci di smentita, anche se dalla Rai non c’è stato un annuncio ufficiale.

Mattarella: preoccupa astensionismo, recuperare la fiducia

Mattarella: preoccupa astensionismo, recuperare la fiduciaRoma, 17 dic. (askanews) – Il “crescente e preoccupante fenomeno dell’astensionismo, registrato nelle tornate elettorali da diversi anni a questa parte”, è sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nei tradizionali auguri di fine anno alle alte cariche istituzionali.


“Una democrazia senza popolo – ha sottolineato – sarebbe una democrazia di fantasmi Una democrazia debole. E’ necessario operare per recuperare fiducia, adoperandosi prima di tutto, per ricostruire il rapporto tra persone e istituzioni. Perché le istituzioni vivono della partecipazione e dell’impegno personale”.

Mattarella: istituzioni unico argine ad usurpatori sovranità

Mattarella: istituzioni unico argine ad usurpatori sovranitàRoma, 17 dic. (askanews) – “La tenuta e il consolidamento delle istituzioni democratiche sono l’unico argine agli usurpatori di sovranità”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia di auguri alle alte cariche al Quirinale, lancia un allarme nei confronti dei nuovi ricchi che sono ormai in competizione con lo Stato. Il capo dello Stato parla esplicitamente del “timore che si faccia spazio la tentazione di un progressivo svuotamento del potere pubblico. Fino ad intaccare la stessa idea di Stato per come l’abbiamo codificata e conosciuta nei secoli”.


“Un esempio. Lo stato moderno si è fondato sul monopolio dell’uso della forza militare e della moneta. Ebbene – osserva Mattarella -, questi due pilastri sono oggi messi in discussione dalla prospettiva di una progressiva privatizzazione del potere pubblico, dall’iniziativa di potenze finanziarie private, capaci di sfidare le prerogative statuali anche su quei due fronti. Proprietari di immense ricchezze che oggi hanno di fatto il monopolio in diversi settori fondamentali. E costruzione di circuiti monetari paralleli, privati”. Gli interrogativi sono densi di preoccupazione: “Chi può garantire che questo trasferimento di potere dalla sfera pubblica a quella privata abbia come fine la garanzia della libertà di tutti? La sicurezza di tutti? I diritti di ciascuno? Il bene comune inteso come bene di ogni persona, nessuna esclusa?”. Questa garanzia per Mattarella sono le istituzioni democratiche.

Mattarella: oggi prevale il conflitto, istituzioni indebolite

Mattarella: oggi prevale il conflitto, istituzioni indeboliteRoma, 17 dic. (askanews) – “Oggi prevale il conflitto. La politica e la diplomazia appaiono sovente accantonate dalla scelta delle armi operata da chi ha dato avvio alla guerra. Le istituzioni sovranazionali ne risultano indebolite. Le nostre nuove generazioni si confrontano con stupore e disorientamento con le immagini e le parole della guerra. Occorre una approfondita riflessione sui danni che questa deriva emotiva può produrre nel lungo periodo sulle donne e sugli uomini di domani, sui loro sentimenti, sulla loro percezione della realtà e sul modo di organizzare la convivenza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia al Quirinale per lo scambio di auguri con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile.

Mattarella: non rassegnarsi al conflitto, pace sempre possibile

Mattarella: non rassegnarsi al conflitto, pace sempre possibileRoma, 17 dic. (askanews) – “Occorre reagire, per riaffermare con forza e convinzione le ragioni della pace, della civiltà, della convivenza, di un mondo libero, solidale, interdipendente. Obiettivi per i quali il Governo è impegnato – come è avvenuto anche con l’efficace presidenza del G 7 – nella ricerca del dialogo e della collaborazione, con attenzione particolare nei confronti dei Paesi del Sud del mondo. Non possiamo tornare indietro, non possiamo rassegnarci al disordine e al conflitto permanente. La pace e la cooperazione sono sempre possibili”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia al Quirinale per lo scambio di auguri con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile.

Stellantis conferma l’impegno in Italia, 2 miliardi di investimenti nel 2025

Stellantis conferma l’impegno in Italia, 2 miliardi di investimenti nel 2025Milano, 17 dic. (askanews) – Al tavolo al Mimit, Stellantis ha presentato il piano che conferma l’impegno nelle fabbriche con piani produzione fino al 2032, 2 miliardi di investimenti e 6 miliardi di acquisti da fornitori italiani nel 2025. Tra le novità la nuova 500 ibrida e la seconda generazione di 500 elettrica a Mirafiori, la nuova Pandina a Pomigliano e versioni anche ibride di modelli elettrici Jeep, Lancia e DS prodotti a Melfi. Scelta che potrebbe riguardare anche la Giulia e la Stelvio già previste in versione bev su Stla Large a Cassino. A Pomigliano nel 2028 invece arriverà la Stella Small, la nuova piattaforma per veicoli compatti che sarà utilizzata per due nuovi modelli.


Stellantis conferma la salvaguardia dei livelli occupazionali in linea con gli investimenti produttivi che verranno implementati, nonché avviando processi di inserimento, aggiornamento e riqualificazione delle persone del Gruppo. Stellantis parteciperà ad Acea al fine di contribuire a dar vita, assieme alle istituzioni nazionali ed europee, a un vero piano automotive in linea con quanto tracciato dal “non paper” del governo italiano.

Codice della strada, Salvini soddisfatto: le prime multe pesanti educano

Codice della strada, Salvini soddisfatto: le prime multe pesanti educanoRoma, 17 dic. (askanews) – “Ho gli ultimi dati e sono molto soddisfatto. Al di la’ delle polemiche di qualche cantante o qualche influencer sono soddisfatto che ci siano le prime multe pesanti per chi occupa lo spazio riservato ai disabili, le prime patenti ritirate per chi usa il telefonino alla guida, che è la prima causa di incidenti, le prime centinaia di monopattini multati perché servono casco, targa e assicurazione”. Così il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini, a margine dell’inaugurazione a Roma del nuovo assetto di piazza di Porta Pia.


“Conto che diventi nel corso del tempo una grande operazione di educazione stradale e una riduzione di incidenti, morti e feriti – ha aggiunto Salvini -. Spero che nessuno continui a far polemiche su droga e dintorni perché tremila morti sulle strade italiane sono un dazio inaccettabile per un Paese come l’Italia”

Meloni irritata per aumento stipendi ministri: norma va ritirata

Meloni irritata per aumento stipendi ministri: norma va ritirataRoma, 17 dic. (askanews) – “Sono d’accordo con il collega Crosetto, mi unisco alla richiesta di ritiro dell’emendamento” che aumenta lo sipendio di ministri e sottosegretari non parlamentari. Giorgia Meloni approfitta di una domanda sollevata nel corso del dibattito alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo per chiarire la posizione del governo sul caso.


La premier, nei giorni scorsi, ha assistito con grande “irritazione” – viene riferito da chi ci ha parlato – alle polemiche per l’emendamento apparso nel percorso parlamentare della legge di bilancio. Grave, per lei, che di tutta la manovra (per la quale sottolinea sempre di aver fatto il “massimo” date le risorse disponibili) emergesse nel dibattito e sui media solo questo aspetto, che certo non contribuisce ad accrescere il consenso per l’esecutivo. “Non credo – ha detto ancora alla Camera – che l’attenzione sulla legge di bilancio che abbiamo varato, che concentra risorse su famiglie e redditi medio bassi, debba essere spostata da una norma del genere”. Una difesa che però, nell’intervento in Aula, ha unito anche a un attacco nei confronti del Movimento 5 stelle. “Per amore di verità” – ha scandito – la norma “è un po’ diversa da come è stata raccontata: si voleva equiparare il trattamento del ministro parlamentare a quello del ministro non parlamentare, fanno lo stesso lavoro, è normale abbiano lo stesso trattamento. Prendo atto che per i colleghi dell’opposizione lo stipendio di un parlamentare è troppo alto per un ministro, ma eviterei di farmi dare lezioni dai colleghi del M5s perchè è possibile che questa norma non vada bene, ma detto da quelli che hanno speso soldi degli italiani per dare 300mila euro l’anno a Beppe Grilo anche no…”. Polemiche a parte, il danno di immagine c’è stato e Meloni pretende che l’emendamento sia cancellato. Per questo lunedì sera, dopo ore di stallo, aveva fatto intervenire il ministro della Difesa Guido Crosetto per chiedere il ritiro del provvedimento. Obiettivo solo in parte raggiunto: dopo ore di sospensione dei lavori della commissione, infatti, il testo è stato riformulato (per ora) dai relatori. Nella norma resta solo un fondo da 500 mila euro per il rimborso delle spese di trasferta dei ministri non eletti. In particolare la norma prevede che i ministri e i sottosegretari non parlamentari e non residenti a Roma “hanno il diritto al rimborso delle spese di trasferta per l’espletamento delle proprie funzioni”. Per questo scopo viene istituito dal 2025 un fondo da 500mila euro presso la Presidenza del Consiglio, le cui risorse sono destinate alle amministrazioni interessate con un Dpcm su proposta del ministro dell’Economia. Modificata anche la cosiddetta norma “anti-Renzi”, che era contenuta nello stesso emendamento: parlamentari e presidenti di Regione potranno ricevere compensi, contributi o prestazioni da soggetti pubblici o privati non aventi sede operative nell’Unione europea o nello spazio europeo, solo con autorizzazione dell’ente di appartenenza. E comunque non potranno essere superiori a 100.000 euro l’anno. Nell’ultima formulazione sparisce il divieto di ricevere compensi dall’estero per i membri del governo non parlamentari.


Adesso i nuovi emendamenti dovranno passare al voto della commissione e non si escludono altre sorprese.

Meloni irritata per l’aumento degli stipendi dei ministri: la norma va ritirata

Meloni irritata per l’aumento degli stipendi dei ministri: la norma va ritirataRoma, 17 dic. (askanews) – “Sono d’accordo con il collega Crosetto, mi unisco alla richiesta di ritiro dell’emendamento” che aumenta lo sipendio di ministri e sottosegretari non parlamentari. Giorgia Meloni approfitta di una domanda sollevata nel corso del dibattito alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo per chiarire la posizione del governo sul caso.


La premier, nei giorni scorsi, ha assistito con grande “irritazione” – viene riferito da chi ci ha parlato – alle polemiche per l’emendamento apparso nel percorso parlamentare della legge di bilancio. Grave, per lei, che di tutta la manovra (per la quale sottolinea sempre di aver fatto il “massimo” date le risorse disponibili) emergesse nel dibattito e sui media solo questo aspetto, che certo non contribuisce ad accrescere il consenso per l’esecutivo. “Non credo – ha detto ancora alla Camera – che l’attenzione sulla legge di bilancio che abbiamo varato, che concentra risorse su famiglie e redditi medio bassi, debba essere spostata da una norma del genere”. Una difesa che però, nell’intervento in Aula, ha unito anche a un attacco nei confronti del Movimento 5 stelle. “Per amore di verità” – ha scandito – la norma “è un po’ diversa da come è stata raccontata: si voleva equiparare il trattamento del ministro parlamentare a quello del ministro non parlamentare, fanno lo stesso lavoro, è normale abbiano lo stesso trattamento. Prendo atto che per i colleghi dell’opposizione lo stipendio di un parlamentare è troppo alto per un ministro, ma eviterei di farmi dare lezioni dai colleghi del M5s perchè è possibile che questa norma non vada bene, ma detto da quelli che hanno speso soldi degli italiani per dare 300mila euro l’anno a Beppe Grilo anche no…”. Polemiche a parte, il danno di immagine c’è stato e Meloni pretende che l’emendamento sia cancellato. Per questo ieri sera, dopo ore di stallo, aveva fatto intervenire il ministro della Difesa Guido Crosetto per chiedere il ritiro del provvedimento. Obiettivo solo in parte raggiunto: dopo ore di sospensione dei lavori della commissione, infatti, il testo è stato riformulato (per ora) dai relatori. Nella norma resta solo un fondo da 500 mila euro per il rimborso delle spese di trasferta dei ministri non eletti. In particolare la norma prevede che i ministri e i sottosegretari non parlamentari e non residenti a Roma “hanno il diritto al rimborso delle spese di trasferta per l’espletamento delle proprie funzioni”. Per questo scopo viene istituito dal 2025 un fondo da 500mila euro presso la Presidenza del Consiglio, le cui risorse sono destinate alle amministrazioni interessate con un Dpcm su proposta del ministro dell’Economia. Modificata anche la cosiddetta norma “anti-Renzi”, che era contenuta nello stesso emendamento: parlamentari e presidenti di Regione potranno ricevere compensi, contributi o prestazioni da soggetti pubblici o privati non aventi sede operative nell’Unione europea o nello spazio europeo, solo con autorizzazione dell’ente di appartenenza. E comunque non potranno essere superiori a 100.000 euro l’anno. Nell’ultima formulazione sparisce il divieto di ricevere compensi dall’estero per i membri del governo non parlamentari.


Adesso i nuovi emendamenti dovranno passare al voto della commissione e non si escludono altre sorprese.

Schlein a Meloni: scendi dal ring, Parlamento è luogo serio

Schlein a Meloni: scendi dal ring, Parlamento è luogo serioRoma, 17 dic. (askanews) – “Presidente Meloni faccio una premessa: scenda dal ring, perché questo è un ruolo serio”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera dopo le comunicazioni della premier in vista del Consiglio Ue. “Capisco la necessità di cercare un nemico al giorno ma le ricordo che lei è la presidente del Consiglio di tutti gli italiani. Se avesse messo un euro per ogni volta che ci attacca avrebbe già dimezzato le liste di attesa”.