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MagicLand riapre il 12 aprile con Magic Winx

MagicLand riapre il 12 aprile con Magic WinxRoma, 22 mar. (askanews) – MagicLand, il parco più grande e visitato del centro-sud Italia e riferimento nazionale del divertimento per famiglie e ragazzi, riapre al pubblico sabato 12 aprile per una stagione di divertimento e novità senza precedenti.


Prima novità assoluta, ma non sarà l’unica, è la nuova spettacolare attrazione Magic Winx, con il ritorno a MagicLand del Winx Club, la serie animata italiana che ha conquistato intere generazioni in tutto il mondo con le avventure delle amate fatine. Magic Winx è un’esperienza immersiva e sensoriale che farà sognare grandi e piccini, per intraprendere, a bordo di magiche foglie volanti, un viaggio emozionante tra i pianeti incantati delle fatine e vivere sensazioni uniche. Un viaggio di oltre 4 minuti, attraverso un’area di più 1.000 mq allestita con scenografie da vero incanto ed effetti speciali che riproducono neve, nebbia, onde d’acqua, luci e laser colorati. Ci si immerge in un’esperienza magica fin dal principio, con una salita iniziale avvolta da nebbia incantata e illuminata da laser scintillanti. L’atmosfera che si crea è quella di un mondo fatato, dove la realtà si fonde con la magia. Successivamente, ci si addentra in un mondo acquatico incantato, potenziato da proiezioni e macchine della nebbia, che avvolgono i visitatori in una dimensione liquida e suggestiva. Il viaggio prosegue verso il bosco oscuro, dove la nebbia e le luci creano un’atmosfera di mistero e fascino. Nel cuore del bosco, la magia raggiunge il suo apice con una fitta nevicata, che rende l’esperienza indimenticabile. Anche l’attesa diventa parte integrante dell’esperienza, grazie a un video coinvolgente proiettato nella zona della q-line, che trasporta i visitatori in un mondo di fantasia.


Ogni dettaglio è stato curato per far immergere completamente i visitatori nel mondo del Winx Club, con incredibili effetti scenografici, che cattureranno l’immaginazione di adulti e bambini. Il programma per l’inaugurazione sarà memorabile, non solo per gli amanti delle Winx: si potrà assistere all’esclusivo spettacolo dal vivo “Winx Live & Cosplay”, un excursus musicale guidato da Elisa Rosselli e dalle coreografie della Winx Cosplay Crew, sei cosplayer/performer che interpretano le fate di Alfea. Ma non finisce qui! Il 12 aprile sarà un’occasione da non perdere per tutti coloro che sognano di diventare Winx Cosplayer grazie al Winx Cosplay Contest che si terrà proprio a MagicLand. Il contest è una gara a selezioni dedicata alle cosplayer a tema Winx Club e si sviluppa in diverse tappe in tutta Italia all’interno dei Festival Comics più conosciuti. I Cosplayer potranno iscriversi direttamente al parco e sfileranno sul palco accompagnati da alcuni dei brani più iconici della serie; una giuria selezionata, eleggerà il vincitore della giornata che concorrerà per la vittoria finale nelle successive tappe. Il vincitore finale si aggiudicherà la possibilità di assistere alla premiere mondiale del reboot di Winx Club oltre alla possibilità di partecipare come ospite all’evento Orlando Magic Tour offerto da Live Productions, la casa di produzione che ha ideato Winx Live & Cosplay, ufficialmente riconosciuta da Rainbow.


Un progetto che rinnova la collaborazione con Rainbow, la content company guidata da Iginio Straffi: “Siamo felici del ritorno di Winx Club a MagicLand con un’attrazione, che è certamente destinata a suscitare grande entusiasmo nella nostra straordinaria community, oltre che tra bambini e famiglie”, ha commentato il creatore della saga. Guido Zucchi, Amministratore Delegato di MagicLand, ha sottolineato l’importanza strategica di questa operazione: “Siamo entusiasti di accogliere nuovamente Winx Club nel nostro parco. Siamo certi che questo ritorno, in coincidenza con il lancio della nuova serie animata su Rai e Netflix, migliorerà ed amplierà la nostra offerta di intrattenimento, rendendo ancora più memorabile ogni visita e consolidando MagicLand come una destinazione imperdibile per famiglie e fan di tutte le età. La magia delle Winx è eterna e questa nuova attrazione regalerà emozioni indimenticabili.”

”Manifesto for Change”, libro di Giovanni Caccamo con prefazione Papa

”Manifesto for Change”, libro di Giovanni Caccamo con prefazione PapaRoma, 21 mar. (askanews) – Da oggi 21 marzo sarà disponibile in tutti gli store digitali il volume “Manifesto for change”, edito da Treccani, con la prefazione di Papa Francesco. Il libro, nato dal concorso di idee Youth and Future, è la riedizione internazionale del “Manifesto del cambiamento” e raccoglie le visioni di futuro di settantacinque giovani provenienti da ogni parte del mondo, selezionati fra i migliaia che hanno partecipato al progetto.


La presentazione si tenuta il 20 marzo 2025, in anteprima a New York, presso la General Assembly delle Nazioni Unite, in occasione del forum internazionale dei giovani Change the World Model UN (CWMUN), in collaborazione con Diplomatici ONG, alla presenza di 4.000 giovani da oltre 140 paesi. Durante l’incontro le parole emozionanti della Senatrice Liliana Segre. Caccamo ha tenuto una serie di incontri con gli studenti in alcuni tra i più prestigiosi Atenei del mondo che hanno aderito all’iniziativa: Yale University, Harvard University, Berklee College of Music, Wellesley College negli Stati Uniti; UNAM in Messico, UANIL e Universidade de São Paulo in Brasile, Tokyo University of Foreign Studies e istituzioni come i Musei Vaticani e il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.


Cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo? Qual è la tua parola di cambiamento? Queste le due domande poste da Giovanni Caccamo, a cui hanno risposto per iscritto migliaia ragazzi in tutto il mondo. Ognuno ha scelto una parola di cambiamento ed elaborato un breve trattato che riassuma l’aspetto della società che cambierebbe e le idee concrete per poterlo fare. Tra i testi più rilevanti quello di Valeriia, studentessa ucraina che ha scelto la parola “guerra” raccontandone gli orrori e le difficoltà, dalle più grandi alle più piccole e quotidiane. Scrive: “Ho paura della guerra. Ma quello di cui mi sono accorta e che temo di più è che la guerra stia diventando un’abitudine”. C’è poi Hasan Hirji studente palestinese che ha initolato il suo scritto “Movimento” per descrivere la vitalità della sua terra fatta di colline, solchi, valli che nessuna guerra può annientare: “Se una biglia venisse lasciata cadere da un passero in volo in Cisgiordania, la biglia potrebbe rotolare, ruzzolare e saltare fino al Mar di Gaza, se lasciata passare liberamente”. La studentessa Raneem Elwasimi invece firma il brano “Bambini”, una riflessione sul diritto all’istruzione, ancora negato in tante parti del mondo. L’idea, partita nel 2021 in risposta all’appello dello scrittore Andrea Camilleri che affidò alle nuove generazioni l’arduo compito di far partire un nuovo umanesimo, in questi anni si è sviluppata in diversi ambiti, includendo la musica (con l’album “Parola”), l’arte (con il coinvolgimento di artisti come Maurizio Cattelan, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino), la performance artistica (l’”Agorà del cambiamento”, all’interno della Stanza della Segnatura nei Musei Vaticani), la fotografia (con un reportage fotografico a cura di Marco Anelli, storico fotografo di Marina Abramovic), e molto altro. Da allora questo grande progetto collettivo internazionale ha coinvolto numerose Università e organizzazioni giovanili grazie alle quali sono stati raccolti molti dei testi del libro.


Il progetto, supportato da Banca Ifis (Main partner), Pulsee Luce e Gas e Alessia Zanelli, partendo dai giovani, spinge all’idea di un cambiamento salvifico, in contrasto a crisi, conflitti e disgregazione. Il ricavato della vendita del Manifesto for change sarà devoluto all’Associazione Youth and Future – Parola ai giovani, a supporto di borse di studio per giovani in difficoltà e progetti culturali volti alla formazione, all’orientamento e alla valorizzazione dei giovani cittadini di domani (www.youthandfuture.com)

Roma World, riapre il parco a tema dell’Antica Roma

Roma World, riapre il parco a tema dell’Antica RomaRoma, 21 mar. (askanews) – Marzo non è solo il mese che segna l’inizio della primavera, ma per gli antichi Romani era anche il primo mese dell’anno, dedicato a Marte, dio della guerra e della rinascita della natura. Nel nome di questa tradizione, venerdì 28 marzo riapre Roma World, il Parco a tema dell’Antica Roma che trasporta gli ospiti indietro nel tempo di 2000 anni. L’experience park accanto a Cinecittà World promette novità e nuove emozioni per far vivere agli ospiti una giornata da antico romano in un mix di storia, natura e spettacolo…totalmente a impatto zero.


Il 2025 porta novità anche negli spettacoli del parco: arriva una versione inedita dello Spettacolo dei Gladiatori e dello Show di Falconeria dove gli ospiti possono ammirare il volo dell’aquila e altri rapaci. Dopo il grande successo dello scorso anno con 50 repliche sold-out, il 13 giugno torna Roma On Fire, lo spettacolare live show serale che mette in scena battaglie di gladiatori, corse delle bighe, lo spettacolo del fuoco e l’incendio di Roma. Un successo premiato ai Parksmania Awards, gli Oscar dei parchi divertimento. Roma World rappresenta un modello di turismo ecosostenibile, dove la natura è protagonista di ogni esperienza. Gli ospiti possono diventare Falconieri per un Giorno, esplorare la biodiversità con il Tour Botanico, osservare da vicino le migliaia di Api all’opera nelle arnie, interagire con gli Animali della Fattoria, oltre a gustare carne alla brace e specialità romane autentiche nella Taberna per un viaggio nei sapori del passato. L’Antico Mercato offre souvenir e oggetti d’artigianato ispirati alla Roma antica. Per chi ama le sfide, c’è Sfida l’Arciere, un duello di Tiro con l’Arco, e la Scuola dei Gladiatori. Nella suggestiva Armeria del Castrum è possibile indossare armature romane e immortalare il momento con una foto esclusiva. Tra le attività più amate, il Tour di Ben Hur conduce gli ospiti nell’iconica arena usata per il remake del film 11 volte premio Oscar Ben Hur e per la serie TV Those About To Die di Roland Emmerich, con Anthony Hopkins.


Il parco offre anche esperienze creative come il Laboratorio di Mosaico per i più piccoli e tante attività didattiche a cui partecipano centinaia di scuole ogni anno. E per chi desidera immergersi nella storia a 360 gradi, dal 13 giugno è possibile anche pernottare in un autentico Accampamento Romano, dormendo in tende storiche sotto le stelle, come un vero legionario. Numerosi gli eventi in programma fino al 2 novembre, tra cui: i pranzi di Pasqua e pasquetta e i Ponti di primavera (25 aprile e 1° maggio), il Pranzo del Gladiatore per il Natale di Roma (21/04), la Festa della Mamma e Roma Sport Experience (10-11/05), le giornate rievocative “The Legion Experience” con la Legio I Italica (13-15/06), la notte di San Lorenzo dove ammirare le stelle con il telescopio, il Pranzo di Ferragosto e la fattoria delle Zucche per il mese di Halloween (dal 4/10 al 2/11). Programma eventi completo su www.romaworld.com

Zucchero al Circo Massimo: “Sarà magia”. Il rock ormai è annacquato

Zucchero al Circo Massimo: “Sarà magia”. Il rock ormai è annacquatoRoma, 21 mar. (askanews) – “Il Circo Massimo è un luogo iconico, affascinante. Non vedo l’ora di suonare lì… sarà una magia particolare. Roma è sempre stata qualcosa di magico, di esplosivo, di unico”. Zucchero torna nella Capitale dopo due anni dai cinque concerti sold out a Caracalla, il 23 e 24 giugno, al Circo Massimo, per 26mila persone. Già oltre 15mila i biglietti venduti.


Una scaletta “ancora da decidere” con tanti possibili ospiti internazionali, anche se “di solito sono sorprese”. “Non riesci a pianificare prima, non sai se sono impegnati o meno – dice Zucchero incontrando la stampa a Roma -. Sicuramente, se sono liberi non avranno problemi a venire. Mi piacerebbe venissero Bono, Sting, artisti che so che vengono volentieri, che sono amici”. E ancora Brian May dei Queen, Eric Clapton, Peter Gabriel. Zucchero snocciola nomi e aneddoti legati a star internazionali. “Succede tutto un po’ all’improvviso – racconta – come quella volta quando Eric Clapton mi chiamò alle tre del pomeriggio, per suonare alle 19. Dovevamo fare il sound check e invece sono salito sul palco senza nemmeno provare. Qualcuno non ci sarebbe andato, io invece sono uno che rischia, mi piace l’adrenalina”. Zucchero racconta di quanto è stata importante la gavetta. “Ho cominciato giovanissimo, a 15 anni. Suonavo tutte le sere, fino alle tre-quattro di notte. E cantavo…. Ora in effetti non c’è più la gavetta. Ci sono i talent, ma si prova e si canta. Non è una gavetta. Non c’è un ricambio – prosegue l’artista emiliano – non c’è più la figura del musicista orchestrale che deve studiare e imparare un repertorio internazionale”.


Il cantante preferisce “parlare poco” e “dare spazio alla musica, perché le canzoni parlano, la musica parla”. Anche se ce ne sarebbero di motivazioni per “parlare” o “lanciare dei messaggi”. Come “le varie guerre in giro, o Putin, o Trump, gli accordi di pace, Gaza, Musk… ma parlarne ormai diventa un luogo comune”. “Ovviamente ognuno ha le sue opinioni e a volte è preferibile non toccare certi argomenti – prosegue Zucchero – se non buttarli lì in modo abbastanza sarcastico perché se li approfondisci non sai mai come arrivano. E poi, Pavarotti mi diceva sempre: ‘Te pensa a cantare e non rompere i co… Tutto questo non è qualunquismo, anche perché ci sono state varie occasioni dove sono stato al centro di polemiche per aver detto la mia. Purtroppo faccio presto a passare dalla ragione al torto. Non sono diplomatico. E poi…non cerco di portare il pubblico al mio mulino, se non con la musica. Non sono un influencer, sono tutto l’opposto di un influencer. Non amo la piaggeria”.


Dunque il rock impegnato non esiste più? “Direi di no, il rock che senti adesso è molto annacquato. C’è stato un periodo che il rock mandava messaggi contro il sistema; ora manca questo impegno che prima era del rock, poi del rap. Ora manca totalmente. Chi è rimasto? Forse Springsteen, Bob Dylan. Uno dei nuovi che non mi dispiace può essere Salmo, con cui condivido diverse tematiche”. Infine, sullo show di Roma, dice: “Farò il repertorio con le hit che tutti vogliono sentire, ma ogni sera posso cambiare in base all’atmosfera che si crea nel posto. E poi, saranno tutti a sedere. E’ un po’ come una confort zone, non c’è la ressa, il casino. Sarà un concerto meno rock ‘n roll ma i mie fan negli anni sono diventati più sofisticati….”


Di Serena Sartini

Cinema, Gubitosi annuncia: a fine anno lascio direzione di Giffoni

Cinema, Gubitosi annuncia: a fine anno lascio direzione di GiffoniRoma, 21 mar. (askanews) – Dopo l’edizione 2025 Claudio Gubitosi lascerà Giffoni, il festival di cinema per ragazzi che ha fondato nel 1971 e che negli anni si è attestato tra gli appuntamenti cinematografici italiani più importanti. L’annuncio è arrivato in un’intervista al quotidiano Il Mattino in cui ha raccontato come sta vivendo un lungo ciclo, 55 anni, che sta per chiudersi e ha fatto un bilancio di quanto fatto in questi anni.


‘Non sarà solo un momento di passaggio, sarà un confine tra ciò che è stato e ciò che verrà – ha detto – ma quando si tratta del bilancio di una vita, la mia, tutto cambia. Non è più semplicemente una somma, è una domanda definitiva, un’esigenza profonda. Il mio bilancio parte da un interrogativo: cosa ho costruito dal 1971 a oggi? Non è retorica, non è nostalgia. È il bisogno di guardare negli occhi la mia storia e raccontarla con onestà, con tutte le sue vittorie e le sue cicatrici. È la mia vita ed è anche la storia di Giffoni. Una corrisponde all’altra. Decenni di eventi, idee, difficoltà, successi, vite intrecciate. Un percorso che è stato oggetto di studi economici, giornalistici, biografici, sociologici e di antropologia culturale”. L’idea di un festival, che negli anni è cresciuto per fama, contenuti, ospiti, partendo dal piccolo comune di Giffoni Valle Piana, da un ragazzo, allora ‘diciottenne, senza studi, formazione, vocazioni specifiche o professionali, supporti ed economie’, ha ricordato nell’intervista, ‘sembrava impossibile. Eppure, è successo. È stato possibile solo con dedizione assoluta, sacrificando ogni istante del mio tempo e della mia vita personale. Ho insistito, richiamato l’attenzione, trovato soluzioni per convincere tutti che qualcosa di grande stava accadendo e che serviva credere nei miei racconti e nelle mie visioni. Ho dedicato la mia vita a Giffoni. Eviterò di elencare le rinunce e i sacrifici, forse perché sono abituato a non pensarci, certo di aver fatto la scelta giusta. So di aver consacrato la mia esistenza a qualcosa di urgente, utile per la comunità, per tutti’.


Un festival dedicato, ha detto Gubitosi, ‘alla felicità e alla vita di milioni di bambini, giovani e famiglie’. Negli anni, ha ricordato, ‘ogni anno ha portato nuove opportunità, ostacoli da superare, orizzonti da esplorare. Il mio lavoro è stato fatto di vittorie, ma anche di paure. Alla fine, senza rendermene conto subito, mi sono inventato un mestiere, un’identità. E le ho dedicato tutto me stesso. Ed è proprio questo il risultato che condivido oggi”. Giffoni ha generato anche un importante impatto economico sul territorio, opportunità di lavoro per tanti giovani e ha coinvolto decine di aziende. Gubitosi ha elencato la lista di star e personalità che sono state ospiti del festival, dal presidente Gorbaciov a Robert De Niro, da Meryl Streep a John Travolta, da Nicolas Cage a Richard Gere, Bryan Cranston, Orlando Bloom, Jennifer Aniston, Kit Harington, Jessica Chastain, passando per i più grandi del cinema italiano o premi Nobel come Rita Levi Montalcini e Lech Walesa. ‘Nessuno si è mai fermato a pensare che Giffoni fosse solo un piccolo centro del Sud Italia. Anzi, è stato proprio questo il filo conduttore di una storia capace di creare identità e dare vita a una narrazione inedita. Abbiamo infranto un tabù incrollabile: l’idea che ‘certe cose’ possano nascere solo nelle grandi città e nei luoghi dove ci sono tutti i servizi. E di certo non al Sud! All’epoca sembrava impensabile’ ha detto.


“Oggi – ha continuato – avvicinandomi ai 75 anni, sento come un mio diritto e un mio dovere evidenziare i risultati dell’immenso lavoro che è stato fatto e che è sotto gli occhi di tutti. Trasparenza, onestà, lealtà, equilibrio, rispetto per tutti sono state sempre le linee guida del nostro immenso lavoro. In questa lunga storia di oltre mezzo secolo non abbiamo mai avuto rilievi nella gestione dei fondi pubblici, assicurando tutte le procedure e – lo dico ancora – la trasparenza. Tranne un’indagine nel 2024, ancora in corso, della Corte dei Conti per uno dei settori messi a bando al quale abbiamo dato tutte le contro deduzioni con atti e documenti’. E ha raccontato: “Quando, nel mese di febbraio 2024, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca annunciò a tutti che i fondi per la Cultura e lo Spettacolo non c’erano più, per i ritardi nella firma dell’accordo di Sviluppo e Coesione con il Governo, mi sono solo permesso di allertare tutti sul fatto che Giffoni potesse non realizzarsi più. Ho difeso il Festival – ha dichiarato Gubitosi – ho difeso questa azienda, ci ho messo da solo la faccia e la mia vita e ho difeso migliaia di ragazzi e ragazze che aspettavano Giffoni come si aspetta il Natale. In questa ultima fase nella gestione delle strutture costruite e che il comune ci ha dato in convenzione, occorrono almeno 450mila euro l’anno e siamo stati sempre disponibili a farle utilizzare gratuitamente da tante Scuole e associazioni del territorio e non solo. Non ci siamo mai tirati indietro nel diventare anche esercenti cinematografici, caso unico nel suo genere tra i festival italiani con una programmazione regolare nelle sale, offrendo un servizio a tutta l’area a prezzi ridotti del 50% rispetto alle altre sale cinematografiche limitrofe. È un investimento per le strutture che sono state realizzate, un servizio dovuto di cui, ancora una volta, sono fiero. Spesso, purtroppo per cause non imputabili alla mia volontà, non abbiamo potuto rispettare la tempistica dei pagamenti relativa ai contratti sottoscritti dei dipendenti, dei collaboratori, delle aziende e di quanti a vario titolo contribuiscono alla vita complessiva delle nostre attività. Loro che sono il fulcro centrale di tutta la nostra opera ed è grazie alla loro comprensione che oggi si continua sulla strada che è l’unica che mette in condizione il festival di farsi. Non sono mancati negli anni delusioni e promesse non mantenute da parte degli investitori pubblici e gli impegni si sono dovuti onorare grazie ai mutui sottoscritti con fideiussioni bancarie a titolo personale dai componenti del Consiglio di amministrazione e da me stesso. Sono rimasto qui, nella mia terra, nonostante gli ostacoli, gli ostracismi, le sirene che mi chiamavano altrove con promesse di vantaggi personali. Non lo dico con orgoglio, anzi. Mi pesa doverlo sottolineare, perché mai avrei voluto che fosse necessario”.


Parlando della famiglia e dei tanti giovani che lavorano nel festival, ha aggiunto: ‘Tra questi mio figlio Jacopo che l’Ente ha assunto 5 anni fa e che è il Direttore Generale. Insieme a mia figlia, Neviaclaudia, sono nati e cresciuti sin dal primo giorno nel Festival, con il Festival, facendo sempre emergere la loro umiltà e personalità. Non capisco ma a volte comprendo chi non conosce bene la storia, l’evoluzione dell’idea del Festival molto legata alla storia della mia famiglia. Mia madre nei primi anni ha sostituito i ristoranti, mio padre pur non capendo bene cosa volessi fare mi sosteneva economicamente firmando cambiali in banca. Cito questi momenti per rendere innanzitutto onore alla mia famiglia e aggiungo mia moglie, Alfonsina Novellino, che da sempre mi è stata vicino curando negli ultimi vent’anni gli aspetti sociali. Come tanti, fu assunta al Festival e fu la prima a dimettersi quando insieme ad altri ci furono forti problemi di bilancio. Bisogna fare attenzione quando si parla di Giffoni. Bisogna avere rispetto per un’idea, per una storia, per un’impresa culturale nata dal nulla e costruita con fatica, con visione, con dedizione”. ‘Giffoni è simbolo di vita. Di felicità. Di bellezza che si rinnova. Ed è per questo, dopo quanto qui ho espresso, che è giunto il momento di comunicare a tutti che in questo 2025 con i 55 anni di storia e i 74 di vita personale lascerò a fine anno la direzione del Festival. Quante volte mi sono chiesto ma chi nel Mondo ha una storia di vita così lunga alla direzione di un Festival? Ricordo le domande che tanti giornalisti e giovani mi ponevano. Mi limito a due casi specifici, il primo è Robert Redford con Sundance nato nel 1978, 7 anni dopo Giffoni. Il secondo è Robert De Niro, con Tribeca nato nel 2002, 31 anni dopo Giffoni. E poi il mitico Gilles Jacob che ha diretto a più livelli il Festival di Cannes dal 1977 e che dal 2014 non ha più responsabilità. Alle domande io rispondevo, che colpa ho se ho iniziato a soli 18 anni? Il team sarà all’altezza di continuare questo percorso. Per quanto mi riguarda, dal primo gennaio 2026, con l’aiuto di Dio, svilupperò altre iniziative come il Campus dell’Alta Formazione, l’ingresso nel mondo della produzione con film seriali di animazione e fiction, e tra queste uno degli spazi più belli ed interessanti: narrare ovunque mi chiameranno il viaggio, il percorso e i successi di questa bella e unica storia italiana” ha detto ancora.

Cinema, nasce l’Archivio per il Cinema Indipendente Italiano

Cinema, nasce l’Archivio per il Cinema Indipendente ItalianoRoma, 20 mar. (askanews) – Nasce l’Archivio per il Cinema Indipendente Italiano, un progetto di digitalizzazione, catalogazione e creazione di una piattaforma online open source e partecipativa, dove gli utenti potranno non solo consultare i materiali, ma anche dare vita a un proprio profilo, commentare i film, aggiungere informazioni, segnare parole chiave nei singoli frame, creare liste personalizzate di filmati o scene, condividere post.


I primi lavori di Luca Guadagnino e quelli di Michelangelo Frammartino, i primi cortometraggi di Giorgio Diritti, Costanza Quatriglio, Francesco Costabile, Giacomo Abruzzese o ancora Simone Massi e Susanna Nicchiarelli, presente con le opere “La Madonna nel frigorifero” (2002) o “Giovanna Z., Una storia d’amore” (2005) e l’esordio alla regia nel cortometraggio di Paolo Cognetti. Pellicole, ma anche cataloghi, testi, corrispondenze, pubblicazioni, fotografie. E poi un’ampia collezione di materiale inedito, tra cui ad esempio la registrazione del monologo che Alessandro Baricco tenne nel 2001. Un patrimonio unico di film e documenti del cinema indipendente italiano che, da oggi, è accessibile a tutti. Fondato ufficialmente nel 1990, ma concepito già alla fine degli anni ’80, quando il “Bellaria Film Festival” (fino al 2005 noto come “Anteprima per il cinema indipendente italiano”) era diretto da un “triumvirato” d’eccezione composto da Morando Morandini, Enrico Ghezzi e Gianni Volpi, l’Archivio si apre così a un pubblico più ampio grazie alle moderne tecnologie digitali.


Promosso dal Comune di Bellaria Igea Marina e Approdi srl con il sostegno del ministero della Cultura, il progetto è stato presentato oggi nel corso della conferenza stampa al Ministero della Cultura alla presenza del Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, del sindaco di Bellaria Igea Marina e presidente dell’Archivio per il Cinema Indipendente Italiano Filippo Giorgetti e di Sergio Canneto, Amministratore Approdi, ente gestore dell’Archivio per il Cinema Indipendente Italiano. Il progetto ha visto la digitalizzazione di oltre 5.000 titoli sotto la supervisione di Alessandro Gagliardo, ricercatore e progettista, restituendo uno spaccato storico e culturale prezioso del cinema italiano. L’Archivio per il Cinema Indipendente Italiano, completamente digitalizzato, raccoglie tutti i film selezionati e non selezionati nelle passate edizioni del “Bellaria Film Festival”. Tra gli autori presenti in archivio, oltre ai già citati, ad esempio Daniele Gaglianone, Alina Marazzi, Agostino Ferrente, Corso Salani, Antonio Rezza, Flavia Mastrella.


Ad arricchire il catalogo anche tanto materiale inedito, che verrà svelato agli utenti con nuove pubblicazioni a cadenza settimanale e che ha per protagonisti artisti di caratura internazionale. Ci sarà inoltre una wiki ufficiale dedicata all’Archivio, dove chiunque potrà contribuire liberamente aggiungendo informazioni, ricostruendo la storia del Festival e offrendo nuovi spunti di lettura. Non si tratta solo di conservazione, dunque, ma di un archivio in continuo movimento, proprio come il cinema indipendente che rappresenta. Alla base c’è infatti un percorso lungo più di trent’anni, attraverso la raccolta di documenti che oggi vengono condivisi come contributo iniziale per un’indagine aperta e in incessante evoluzione sul cinema indipendente italiano, in formato digitale e accessibile a tutti. All’interno dell’archivio sarà possibile ripercorrere anno per anno questo lungo percorso, ricostruendo la memoria del Festival e le sue molteplici traiettorie artistiche.


La piattaforma è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Circolo Cinematografico Linea d’Ombra, attraverso i fondi Next Generation EU destinati al PNRR. Tra i partner anche Hera, Romagna Acque e 4/Terzi APS. “La tecnologia al servizio della conservazione e della valorizzazione della memoria. Grazie a questo progetto di digitalizzazione sostenuto dal ministero, finalmente, viene assicurato un futuro al patrimonio raccolto negli anni dal Bellaria Film Festival e ancor più al percorso di ricerca artistica sviluppatosi lungo le traiettorie attraversate dal cinema indipendente italiano, intercettate dalla manifestazione. Ma non solo. La grande storia del nostro Paese – immortalata nelle tante piccole storie raccontate nei film protagonisti delle diverse edizioni della kermesse – viene così trasmessa alle nuove generazioni. Una ricchezza unica, che da oggi è a disposizione di tutti” ha affermato il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.

Belluso Noseda: la mia vita ‘on the road’ con la star classica

Belluso Noseda: la mia vita ‘on the road’ con la star classicaMilano, 20 mar. (askanews) – (di Cristina Giuliano) “Un viaggio straordinario, vissuto sempre insieme, tra palcoscenici, emozioni e nuove avventure”. Così, a caldo, ad askanews Lucia Belluso Noseda, soprano, descrive la sua vita con il marito Gianandrea Noseda, confermato in queste ore alla direzione della National Symphony Orchestra di Washington DC, con una decisione storica che estende il mandato del Maestro lombardo fino alla stagione del centenario nel 2031 e che coincide con la forte attenzione dell’amministrazione USA nei confronti del Kennedy Center. La signora Belluso è radiosa, come sempre, costante compagna nella vita del Maestro. Una vita ‘on the road’ condivisa ai vertici della musica classica.


Askanews: Lei e il Maestro avete condiviso i momenti più belli e tanti successi. Come vi siete conosciuti? Da quanto tempo siete sposati? Quali sono state le tappe all’estero? Quali sono i luoghi che avete più amato e perché?Belluso Noseda: “Era il 1983 quando ho deciso che la musica sarebbe stata la mia strada. Dopo aver superato l’esame di ammissione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ho lasciato la mia amata Catania per trasferirmi al Nord. È stato lì che ho incontrato Gianandrea Noseda, mio compagno di studi nella classe di composizione. Da quel momento, le nostre vite si sono intrecciate indissolubilmente.


Gli anni di studio sono stati impegnativi ma straordinari. Pur avendo scelto percorsi diversi – lui la direzione d’orchestra, io il canto – il nostro cammino è sempre stato condiviso. Nel 1991 ci siamo sposati e, dal 1993, abbiamo vissuto insieme i primi passi di una carriera nella direzione d’orchestra che, all’inizio, avremmo potuto solo sognare.Abbiamo vissuto le emozioni dei primi concerti, i concorsi vinti, i primi ingaggi in Italia e all’estero. Dal 1995 abbiamo iniziato a viaggiare costantemente, scoprendo nuovi luoghi e imparando nuove lingue. La Spagna e la Francia sono state tra le prime mete frequenti, fino all’arrivo del primo incarico importante a San Pietroburgo, una città che abbiamo amato profondamente.


Quando abbiamo iniziato a frequentarla nel 1997, la vita quotidiana era ancora segnata dall’eredità sovietica, ma si respirava un’aria di cambiamento, un’apertura al mondo. Abbiamo assistito alla nascita dei primi supermercati, delle prime pizzerie, e vissuto da vicino la rinascita culturale della città. Fino al 2005 San Pietroburgo è stata una presenza costante nella nostra vita, e anche negli anni successivi siamo tornati più volte.Nel frattempo, è arrivata la nomina all’Orchestra BBC Philharmonic di Manchester, dando inizio al periodo inglese. Poi New York, grazie alla speciale collaborazione con il Metropolitan. E ancora, l’intenso e meraviglioso periodo come Direttore Musicale al Teatro Regio di Torino, città che portiamo nel cuore. Infine, la nomina a General Music Director dell’Opera di Zurigo e a Music Director della National Symphony Orchestra di Washington DC. Un viaggio straordinario, vissuto sempre insieme, tra palcoscenici, emozioni e nuove avventure”.


Askanews: Cosa significa essere un’italiana all’estero? L’Italia fuori dei confini nazionali è costituita oggi da circa sei milioni di cittadini e cittadine. Una presenza cresciuta dal 2006 del +91%: cosa offre un Paese straniero a noi italiani? E cosa le manca dell’Italia?Belluso Noseda: “La nostra condizione di italiani all’estero è, in un certo senso, privilegiata. Mio marito ed io viaggiamo per la musica, frequentando gli ambienti culturali di diverse città e Paesi. In un modo speciale, portiamo con noi un’espressione d’arte che rappresenta anche l’Italia, diffondendone la bellezza e il valore nel mondo.I musicisti, da sempre, sono abituati a spostarsi, a vivere in luoghi diversi e lontani, a intrecciare esperienze con culture differenti. Questo ci ha reso naturalmente aperti al dialogo e allo scambio, arricchendo il nostro percorso umano e professionale”.Askanews: Come descriverebbe la sua vita a Washington DC?Belluso Noseda: “Washington è una delle città americane che preferisco: qui si respira la grandiosità della capitale. I suoi splendidi memoriali, la suggestiva passeggiata tra i ciliegi in fiore, i magnifici musei – tutti gratuiti – e il perfetto equilibrio tra spazi verdi e ordine urbano la rendono un luogo unico. Il Kennedy Center, cuore pulsante della vita culturale, aggiunge ulteriore fascino a una città che sa essere al tempo stesso maestosa e accogliente”.Askanews: Lei è molto ammirata per eleganza e sobrietà: lo percepisce?Belluso Noseda: “Viaggiando per il mondo, noto spesso come gli italiani si distinguano per la loro eleganza, anche in contesti più informali. Basta passeggiare sulla Fifth Avenue di New York per riconoscere subito chi è italiano. Credo che crescere immersi nella bellezza, dall’arte all’architettura, abbia contribuito a forgiare un vero e proprio ‘DNA dello stile’, un’eleganza innata che all’estero viene particolarmente apprezzata”.Askanews: Cosa le ha insegnato questa vita fuori dai confini nazionali e come ha arricchito la Sua?Belluso Noseda: “Viaggiare non amplia solo i confini geografici, ma anche quelli mentali. Ogni nuovo luogo visitato è un’opportunità per scoprire l’identità di chi lo abita, le sue tradizioni, il suo modo di vivere. Questa conoscenza favorisce il dialogo tra i popoli e crea un legame profondo con culture diverse. Per me, ogni viaggio è un arricchimento. Amo le lingue straniere e, nel corso degli anni, ho cercato di apprenderne diverse. Ora sono immersa nello studio del tedesco, una sfida che affronto con curiosità e passione”.Askanews: Qualcuno sostiene che fuori dai nostri confini diventiamo ancora più italiani. A quali tradizioni italiane Lei è più legata?Belluso Noseda: “Sia mio marito che io, più viaggiamo e più apprezziamo l’Italia: la sua bellezza, le sue tradizioni e la sua cultura. Per questo, le nostre vacanze sono ormai dedicate alla scoperta di quei luoghi italiani che ancora non conosciamo.Anche quando siamo all’estero, cerchiamo di mantenere un legame con il nostro Paese. Seguiamo i telegiornali italiani – siamo grandi fan di RAI News – e alcuni programmi televisivi che ci fanno sentire un po’ più vicini a casa. E se la nostalgia si fa sentire, da vera catanese, preparo un bel piatto di rigatoni alla Norma: i sapori della mia terra hanno il potere di riportarmi immediatamente in Sicilia”. 

Ue, Benigni: servono difesa e politica estera comune

Ue, Benigni: servono difesa e politica estera comuneMilano, 21 mar. (askanews) – All’Europa “servono una difesa e una politica estera comune. Facendo un esercito comune non si perde sovranità, si recupera. Avremmo l’esercito più forte al mondo e risparmieremmo tanti soldi. Invece tanti piccoli eserciti da soli non contano nulla”. Lo ha detto Roberto Benigni nello spettacolo Il Sogno, su Rai1.


“Ci vogliono deboli e divisi perché hanno paura: in Europa siamo 500 milioni, 100 milioni più degli Usa, quasi 4 volte la Russia. La nostra moneta diventerebbe la prima valuta negli scambi commerciali”, ha aggiunto. In Europa bisognerebbe dare più potere al Parlamento e abolire il diritto di veto nelle votazioni del Consiglio, ha detto Roberto Benigni nello spettacolo Il Sogno su Rai1 “Il Parlamento europeo non ha poteri, in particolare sugli esteri e sull’economia. I deputati possono discutere ma non prendono decisioni. E’ come avere un diamante che non vale niente”. “Chi ha davvero i poteri è il Consiglio europeo dove siedono i capi di governo che si preoccupano solo dei loro interessi. Bisogna dare più poteri al Parlamento. Siamo noi, l’abbiamo votato, ma per loro non conta nulla”.


Sul diritto di veto, “si decide all’unanimità nel Consiglio, tutti devono essere d’accordo, se uno dice no si ferma tutto e infatti siamo quasi sempre fermi. E’ una cosa decisiva, dipende tutto da questo”, ha detto.

E’ morta Nadia Cassini, icona sexy della commedia all’italiana

E’ morta Nadia Cassini, icona sexy della commedia all’italianaRoma, 19 mar. (askanews) – Nadia Cassini, icona della commedia sexy all’italiana, è morta a 76 anni a Reggio Calabria dopo una lunga malattia. Nata Gianna Lou Muller negli Stati Uniti da genitori attori di vaudeville, aveva origini italo-tedesche. Il suo destino nel mondo dello spettacolo sembrava segnato fin dalla nascita, avvenuta durante una tournée dei genitori.


Nel 1968 si trasferì in Italia con il marito, il conte Igor Cassini, fratello dello stilista Oleg. La notorietà arrivò nel 1970 con “Il dio serpente” di Piero Vivarelli, un film scandalo in cui mostrava un nudo integrale. Tuttavia, fu nel filone della commedia erotica che divenne una vera star, recitando accanto a Lino Banfi e in pellicole di successo come “L’insegnante balla… con tutta la classe” (1979), “L’infermiera nella corsia dei militari” (1979) e “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980). Provocatoria e audace, Cassini fece parlare di sé anche in televisione: una sua apparizione accanto a Lando Buzzanca, in cui indossava solo un sottilissimo perizoma, scatenò polemiche e persino una denuncia per “simulazione di atto sessuale contro natura”. Con il declino della commedia sexy negli anni ’80, si dedicò alla TV commerciale, partecipando a programmi come “Ridiamoci sopra”, “Premiatissima”, “Drive In” e “Risatissima”, senza però ottenere lo stesso successo cinematografico.


La sua carriera subì un brusco stop a causa di un intervento di chirurgia plastica mal riuscito, che le causò deturpazioni al viso, inclusa la perdita parziale del padiglione auricolare destro. A ciò seguirono anni difficili segnati da abuso di droga e alcol, da cui riuscì a disintossicarsi, e da una vicenda di stalking con violenze subite. Nel 2009 fu anche coinvolta in un grave incidente stradale. Nonostante le difficoltà, Nadia Cassini resta una figura emblematica del cinema italiano, ricordata per la sua bellezza, la sua sensualità e il suo spirito ribelle.

Esce a sorpresa “Una parte di me” singolo inedito di Pino Daniele

Esce a sorpresa “Una parte di me” singolo inedito di Pino DanieleMilano, 19 mar. (askanews) – A sorpresa oggi, mercoledì 19 marzo, giorno del 70° compleanno, del suo onomastico e della Festa del Papà, esce in digitale “Una parte di me” (Warner Music Italy), brano inedito di Pino Daniele(https://bio.to/PinoDaniele_Unapartedime).


“Una parte di me” è una toccante dedica di Pino Daniele a Francesco, il suo figlio più piccolo. Nella foto di copertina, scattata dal secondogenito Alessandro, sono ritratti Pino e Francesco che si guardano negli occhi. Con un gesto che sottolinea ancora una volta l’intimità del brano, è stato lo stesso Francesco a scrivere il titolo della canzone nella cover.


Il brano è stato composto nel 2009, in un periodo di passaggio tra la produzione di un disco acustico e l’idea di un album di remake arricchito con qualche inedito. Pino Daniele produsse l’accompagnamento di chitarra, registrando anche un paio di take di voce. Successivamente provò a incidere una chitarra solista che, però, non venne mai completata. Per motivi discografici, il pezzo fu messo momentaneamente da parte. Oggi il brano è stato recuperato, grazie al ritrovamento dei multitraccia, e portato a termine attraverso un delicato lavoro di coproduzione che ha rispettato in pieno le intenzioni di Pino Daniele: in particolare, desiderava che il M° Gianluca Podio scrivesse un arrangiamento per organico orchestrale, idea che è stata ripresa e concretizzata nella produzione definitiva.


Prodotto dallo stesso Pino Daniele, autore del testo e della musica, e co-prodotto da Alessandro Daniele e Fabrizio Bianco, “Una parte di me” è stato suonato da Pino Daniele (chitarre e voci), Alfredo Golino (batteria e percussioni), Fabrizio Bianco (basso), Prisca Amori (1° violino), Mariana Dudnic (2° violino), Gisella Horvat (viola) e Rossella Zampiron (violoncello). Gli archi, arrangiati e diretti dal M° Gianluca Podio, sono stati registrati presso il Mob Studios di Roma. Fonico di ripresa e supervisione tecnica a cura di Jurij Gianluca Ricotti. Il brano è stato mixato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola.


L’inedito porta il sigillo del “70/10 Anniversary”, il marchio distintivo ideato dalla Fondazione Pino Daniele, che garantisce l’autenticità e l’ufficialità delle iniziative dedicate a Pino Daniele, in occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e dei 70 anni dalla sua nascita.