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Autore: Redazione StudioNews

Dazi, Consorzio Vino Chianti: ora fondamentale accordo con Mercosur

Dazi, Consorzio Vino Chianti: ora fondamentale accordo con MercosurMilano, 3 apr. (askanews) – “Prendiamo atto con rammarico della decisione del presidente degli Stati Uniti sui dazi, ma non possiamo permetterci di restare fermi. È il momento di rafforzare la nostra presenza in nuovi mercati, a partire dal Sud America, dove l’accordo con il Mercosur può aprire grandi opportunità per il nostro vino. Allo stesso tempo, dobbiamo investire in Asia e iniziare a promuoverci in Africa e India per diversificare le nostre esportazioni e ridurre la dipendenza dagli Usa”. A dirlo è Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, commentando la decisione del presidente Trump di imporre dazi del 20% sui prodotti europei, tra cui il vino. Una misura che rischia di penalizzare pesantemente le esportazioni italiane negli Stati Uniti, ma che secondo Busi può diventare un’occasione per ripensare le strategie commerciali del settore.


“L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur deve diventare una priorità assoluta. L’Europa ora deve essere rapida nel rendere operativo questo trattato, perché è un modo per dare prospettive nuove alle aziende europee e nel caso del Chianti anche a tutto ciò che la presenza delle nostre aziende rappresenta: cultura, cura dell’ambiente, valorizzazione delle aree interne” prosegue Busi, aggiungendo che “mercati come Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay rappresentano un’opportunità concreta per il nostro export”. Ma il Sud America non è l’unica direzione su cui puntare. “Anche l’Asia offre prospettive enormi per il vino italiano. Dobbiamo investire su Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia, mercati con un crescente interesse per i nostri prodotti” continua Busi, evidenziando che “allo stesso tempo dobbiamo iniziare a farci conoscere in Africa e India, aree in cui il consumo di vino sta crescendo e dove possiamo costruire nuove opportunità commerciali”.


L’appello di Busi è chiaro: “Le istituzioni europee devono muoversi con decisione per aprire nuove vie all’export del vino italiano. Se i dazi Usa impongono un cambio di rotta, allora dobbiamo sfruttare al meglio le alternative a nostra disposizione”.

Giansanti (Confagri): dazi Usa colpiscono nostri settori di punta

Giansanti (Confagri): dazi Usa colpiscono nostri settori di puntaRoma, 3 apr. (askanews) – “Come Italia usciamo sicuramente penalizzati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, in particolar modo per quanto riguarda i prodotti di fascia media: penso ad alcuni vini, all’olio d’oliva, alla pasta e ai sughi pronti”. Lo ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, intervenuto alla trasmissione di Rai Uno Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, e andata in onda mercoledì sera subito dopo l’annuncio ufficiale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dell’introduzione di dazi del 20% sui prodotti provenienti dall’Unione europea.


“La risposta – ha aggiunto Giansanti – non può che essere unitaria, europea, convinta, come annunciato dalla presidente von der Leyen nella conferenza di stamane. Fondamentali le misure previste per sostenere i settori più colpiti. Non dimentichiamo, infatti, che rischiamo anche un massiccio riversamento di prodotti da altri Paesi che subiranno le tariffe americane, per esempio la Cina”. In linea con quanto dichiarato dalla presidente von der Leyen nella prima mattina di oggi, Confagricoltura ribadisce la necessità di un’azione dell’Unione tempestiva e coesa per salvaguardare la competitività del sistema agroalimentare, italiano ed europeo, sui mercati internazionali.

Serpillo (Uci): dazi stangata da 7 mld per economia italiana

Serpillo (Uci): dazi stangata da 7 mld per economia italianaRoma, 3 apr. (askanews) – L’introduzione dei dazi statunitensi al 20% sui prodotti italiani è una misura “profondamente ingiusta e gravemente dannosa, che colpirà in modo diretto e sproporzionato il nostro comparto agroalimentare. Le ripercussioni economiche saranno pesantissime: si stima un impatto potenziale tra i 4 e i 7 miliardi di euro per l’economia italiana, con effetti a catena su occupazione, investimenti e competitività”. Così il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo, commentando l’ordine esecutivo firmato dal Presidente degli Usa, Donald Trump, che introduce dazi generalizzati su 60 Paesi, tra cui l’Italia.


“Solo nel settore vitivinicolo, che vale 2 miliardi di export verso gli USA e rappresenta il 25% del nostro export vinicolo totale, i dazi potrebbero tradursi in 6 milioni di euro di perdite al giorno per le cantine italiane. A questo si somma il danno per il Parmigiano Reggiano, che copre circa il 7% del mercato americano dei formaggi duri ed è venduto a un prezzo più che doppio rispetto ai parmesan locali”, ricorda Serpillo. Secondo le analisi del Centro Studi Confindustria e della Svimez, l’impatto complessivo dei dazi al 20% potrebbe portare a una perdita fino allo 0,2% del PIL, a oltre 50.000 posti di lavoro a rischio, e a una riduzione dell’export tra il 13,5% e il 16,4% nei settori chiave come agroalimentare, chimica e farmaceutica. A essere colpite saranno soprattutto le regioni leader dell’export come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, ma anche le aree più fragili del Sud – Sardegna, Molise, Sicilia – dove la scarsa diversificazione rende le imprese particolarmente vulnerabili.


“Inasprire le barriere commerciali non protegge nessuno, anzi – aggiunge Serpillo – rischia di incentivare il fenomeno dell’italian sounding, danneggiando ulteriormente i produttori italiani e confondendo i consumatori americani. Si crea così un paradosso: da un lato si impedisce l’accesso al prodotto autentico, dall’altro si apre la strada a imitazioni prive di tracciabilità e di reale legame con il territorio”. “È necessario che l’Europa si attivi immediatamente sul piano diplomatico – conclude – e che il Governo italiano metta in campo misure urgenti per sostenere le imprese colpite. Difendere il Made in Italy agroalimentare non è solo una questione commerciale: è un atto dovuto verso le migliaia di produttori che portano nel mondo la nostra identità agricola. Serve quindi, con urgenza, un piano di supporto per compensare i danni, aprire nuovi mercati e potenziare gli strumenti contro l’italian sounding”.

Fedagripesca: effetto depressivo dazi peserà su intero mercato

Fedagripesca: effetto depressivo dazi peserà su intero mercatoRoma, 3 apr. (askanews) – L’effetto depressivo dei dazi americani coinvolgerà l’intero mercato. E’ il commento del presidente di Confcooperative Fedagripesca, Raffaele Drei, all’annuncio dei dazi al 20% fatto ieri dal presidente Usa Donald Trump. “Abbiamo criticato i dazi come strumento di politica economica ma gli Usa hanno deciso di adottarli, pur se con percentuali inferiori a quanto minacciato. Ora è tempo di lasciare alle istituzioni politiche e alla diplomazia europea ed italiana lo studio delle adeguate contromisure ai dazi – spiega Drei – Al tempo stesso ci preme però sollecitare l’assoluta urgenza di concentrarsi sulle difficoltà delle aziende, per le quali andranno subito pensate e predisposte misure a difesa della loro competitività”.


Significativa la quota di export nel mercato a stelle e strisce delle cooperative aderenti a Confcooperative: negli Usa il fatturato delle cantine cooperative è di oltre 570 milioni di euro, il 30% di tutto l’export vitivinicolo nel mercato statunitense (che si attesta su 1,9 miliardi di euro), mentre per un altro settore ad alto valore aggiunto con le sue produzioni DOP come i formaggi, le cooperative commercializzano negli Stati Uniti 122 milioni di euro, il 25% di tutte le vendite di formaggi negli Usa, che nel 2024 hanno toccato quota 484 milioni di euro. Seguono poi altre filiere e prodotti in cui la cooperazione esporta valori significativi come il pomodoro da industria. Ma quali sono le misure per la competitività che possono realisticamente essere attivate in tempi rapidi? Secondo Confcooperative Fedagripesca, per quanto riguarda il settore vino “occorre destinare maggiori risorse per la promozione, se davvero vogliamo aiutare le aziende ad acquisire nuovi mercati. Andrà fatto inoltre un grande lavoro di sburocratizzazione nelle procedure per l’accesso ai bandi. All’Europa chiediamo misure per la promozione più snelle e in generale risposte più efficaci rispetto al passato perché quelle attuali risultano un po’ timide rispetto all’urgenza di aggredire nuovi mercati”.


Mentre sul piano nazionale, l’auspicio è che non si finisca per assumere provvedimenti che mirino alla riduzione del potenziale produttivo per tutelare il patrimonio vitivinicolo italiano. “Produrre di meno non può essere la soluzione per essere più competitivi sui mercati e non dobbiamo farlo”, spiega Drei. Per altri settori fortemente orientati alle esportazioni, le istituzioni secondo Drei “dovranno concentrarsi maggiormente nei rapporti internazionali per promuovere rapporti bilaterali con altri paesi extra-Ue, anche attraverso nuovi accordi di libero scambio al fine di migliorare canali commerciali già consolidati o aprire altri mercati in cui oggi è difficile conquistare quote di mercato. Il settore lattiero-caseario rischia di veder compromessa la stabilità della tutela delle Dop con il conseguente proliferare dell’Italian sounding”.

Nato, Rutte: no piani per un ritiro improvviso Usa da Europa

Nato, Rutte: no piani per un ritiro improvviso Usa da EuropaMilano, 3 apr. (askanews) – Gli alleati hanno iniziato ad aumentare la spesa per la difesa dopo che Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti per la prima volta. Lo ha affermato il segretario generale Nato della Nato Mark Rutte parlando con i giornalisti all’ingresso della ministeriale Esteri in corso a Bruxelles, mettendo in luce che non ci sono piani per un ritiro improvviso Usa dal Vecchio continente.


“Per molti anni, gli americani ci hanno detto che vogliono virare di più verso l’Asia. Ci sono problemi nell’Indo-Pacifico di cui gli americani devono occuparsi, da molti anni dicono agli europei che devono spendere di più. E questo è iniziato davvero ad accadere dopo che Trump è entrato in carica (la prima volta), e davvero stiamo spendendo di più da questa parte dell’Atlantico, 700 miliardi in totale, da quando è arrivato nel 2016-2017, quindi tali questioni non sono una novità. Non ci sono piani per loro di ridurre all’improvviso la loro presenza qui in Europa. Ma sappiamo che per l’America, essendo la superpotenza che è, deve occuparsi di più di un teatro. È logico che si tenga questo dibattito, e lo facciamo da molti anni”, ha spiegato, sottolineando anche che sarà la “prima” ministeriale per Marco Rubio, il segretario di Stato Usa. “Abbiamo molti ospiti che partecipano nei prossimi due giorni, compresi i nostri partner dall’Indo-Pacifico”, ha anche notato.

Consorzio Parmigiano Reggiano: per noi dazi Usa passano al 35%

Consorzio Parmigiano Reggiano: per noi dazi Usa passano al 35%Roma, 3 apr. (askanews) – I dazi effettivi sul Parmigiano Reggiano passano dall’attuale 15% al 35% dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trumpo che ieri ha introdotto tariffe aggiuntive pari al 20%. “Si tratta di una tariffa fissa su tutte le importazioni che colpisce anche il nostro prodotto. I dazi sul nostro prodotto passano quindi dal 15% al 35%. Di certo la notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi”. Così in una nota Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio, che sottolinea: “lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani. Ci rimboccheremo le maniche per sostenere la domanda in quello che è il nostro primo mercato estero e che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale”.


Il Parmigiano Reggiano copre circa il 7% del mercato dei formaggi duri a stelle e strisce e viene venduto a un prezzo più che doppio rispetto a quello dei parmesan locali. “Noi non siamo affatto in concorrenza coi formaggi locali – spiega Bertinelli – si tratta di prodotti diversi che hanno posizionamento, standard di produzione, qualità e costi differenti: è pertanto assurdo colpire un prodotto di nicchia come il Parmigiano Reggiano per proteggere l’economia americana”. Nel 2019, quando Trump introdusse tariffe aggiuntive pari al 25%, il Parmigiano Reggiano fu il prodotto più colpito con un incremento del prezzo a scaffale dai 40 ai 45 dollari al chilo. “Fortunatamente i dazi sono poi stati sospesi il 6 marzo del 2021 e non ci hanno creato problemi in termini di vendite. Gli americani – aggiunge – hanno continuato a sceglierci anche quando il prezzo è aumentato. Negli Stati Uniti chi compra il Parmigiano Reggiano fa una scelta consapevole: ha infatti un 93% di mercato di alternative che costano 2-3 volte meno. Imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali. È una scelta che danneggia tutti”.


“Oggi, il vero nemico dei produttori di latte non sono le loro controparti estere, ma i prodotti che vengono chiamati ‘latte’ o ‘formaggio’ pur non avendo alcuno legame con terra e animali, come i cibi a fermentazione cellulare”, conclude Bertinelli.

Dazi, De Guindos (Bce): meno crescita e effetti bivalenti su prezzi

Dazi, De Guindos (Bce): meno crescita e effetti bivalenti su prezziRoma, 3 apr. (askanews) – “Una escalation delle tensioni commerciali potrebbe vedere l’euro deprezzarsi” (esattamente l’opposto di quanto avvenuto nelle ultime ore) “e i costi delle importazioni aumentare”, mentre in Europa “le spese su difesa e infrastrutture potrebbero far salire l’inflazione tramite la domanda aggregata”. Lo ha affermato il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos intervenendo ad Amsterdam a una conferenza organizzata dall’International Federation of Accountants Chief Executives Forum.


Secondo l’esponente della Bce dalla situazione attuale potrebbero risultare spinte contrapposto per le prospettive di inflazione. L’intervento del banchiere centrale avviene all’indomani degli annunci da parte della amministrazione Trump sui dazi commerciali. “Le tensioni geopolitiche possono anche portare a maggiore inflazione, danneggiando il commercio internazionale, ad aumenti sui prezzi delle materie prime e sui costi dell’energia”, ha aggiunto.


“Al tempo stesso – secondo De Guindos – il calo di domanda per le esportazioni dell’area euro e la minore crescita derivante dall’impatto di dazi o tensioni geopolitiche potrebbe creare un rischio per l’economia, deprimere la domanda e far abbassare l’inflazione”. (fonte immagine: ECB 2025).

Bankitalia, crescita di fondo eurozona frena a marzo (Eurocoin)

Bankitalia, crescita di fondo eurozona frena a marzo (Eurocoin)Roma, 3 apr. (askanews) – Dopo cinque mesi di rafforzamenti, a marzo la dinamica di crescita di fondo dell’area euro è tornata ad indebolirsi, secondo l’indice €-coin elaborarto da Banca d’Italia e centro studi Cepr. Secondo quanto riporta un comunicato, l’indicatore è sceso a 0,25 da 0,43 di febbraio. Sul calo hanno inciso il peggioramento dei climi di fiducia dei consumatori e l’indebolimento degli indicatori qualitativi sui servizi.


Eurocoin fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro, esprimendo tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del Pil depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo). Sfrutta un vasto insieme di serie storiche macroeconomiche (quali, ad esempio, gli indici di produzione industriale, i sondaggi congiunturali, gli indicatori di domanda e gli indici di borsa) da cui viene estratta l’informazione rilevante per la stima della dinamica di fondo del Pil dell’area. Precede di alcuni mesi la pubblicazione del dato ufficiale sulla crescita trimestrale del Pil dell’area dell’euro da parte di Eurostat e ne anticipa il segnale al netto delle componenti erratiche e di breve periodo.

Bere responsabile: torna il programma educativo di Fondazione Birra Moretti

Bere responsabile: torna il programma educativo di Fondazione Birra MorettiMilano, 29 mar. (askanews) – Fondazione Birra Moretti prosegue il suo impegno con il programma educativo “Responsibility in Education”. Dedicato al consumo moderato e responsabile e rivolto agli studenti maggiorenni delle classi quinte delle scuole alberghiere, il progetto ha già coinvolto dal 2022 oltre 4.800 studenti di 31 istituti di Scuola Superiore in Lombardia, Puglia, Lazio, Sicilia e Sardegna. E riparte ufficialmente nel 2025 con la prima tappa in Sardegna presso l’Istituto professionale servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Antonio Gramsci” e a Messina presso l’Istituto superiore “Antonello”, supportati dal patrocinio dei rispettivi Comuni.


“Siamo convinti che l’educazione dei giovani sia la chiave per favorire un consumo di alcol responsabile e moderato” – dichiara Paolo Merlin, direttore della Fondazione Birra Moretti – Con il nostro programma, abbiamo scelto di partire dalle nuove generazioni di professionisti dell’Ho.Re.Ca. che saranno di fatto i futuri ambasciatori dell’educazione alimentare. I giovani oggi sono molto più consapevoli degli effetti sulla salute del consumo eccessivo di alcol e lo riscontriamo ogni giorno durante gli incontri con loro e i loro docenti. I numeri raggiunti dal programma in questi anni scolastici e il crescente interesse da parte degli istituti e degli insegnanti ci confermano la potenza dell’educazione e ci spingono a credere che siamo sulla strada giusta”. “Responsibility in Education” mira a rendere i futuri professionisti del fuori casa i promotori di una cultura del bere responsabile e moderato, da sempre appartenente alla tradizione gastronomica italiana. Il progetto è realizzato in partnership con Aspi (Associazione Sommellerie Professionale Italiana), NoidiSala e FUTURELY – la piattaforma digitale ed educativa che opera in collaborazione con Zanichelli- e, negli anni, ha potuto contare sul supporto istituzionale, tramite patrocini e presenze istituzionali nei momenti formativi. Nello specifico, il programma prevede una prima fase di confronto attivo in aula e successivamente, il percorso si completa su una piattaforma proprietaria di Fondazione Birra Moretti, all’interno della quale gli studenti partecipanti possono accedere sia ai contenuti affrontanti durante la lezione, sia a quelli relativi alla cultura birraria e ad altri di carattere formativo. Infine, grazie a Futurely, gli studenti hanno la possibilità di accedere anche al corso di “Responsibility in Education”, a prescindere dal loro istituto di provenienza. Al termine del percorso, ogni studente otterrà un massimo di 20 ore PCTO, che saranno utili per gli esami di maturità e contribuiranno al voto finale.

Vino, “Vermentino Grand Prix”: ecco i 10 migliori della Doc Maremma

Vino, “Vermentino Grand Prix”: ecco i 10 migliori della Doc MaremmaMilano, 3 apr. (askanews) – Si è svolta a Castiglione della Pescaia (Grosseto) la sesta edizione del “Vermentino Grand Prix”, concorso promosso dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana per valorizzare le potenzialità del vitigno. I vini in gara erano 67, per lo più annate 2024 e 2023, con alcune referenze dal 2019. La maggior parte era stata vinificata in acciaio ma non sono mancati utilizzi di ovetto in cemento, anfora, cocciopesto e legno.


Le referenze selezionate, in ordine alfabetico per azienda, sono: Cantina Vignaioli di Scansano “Vermentino Superiore 2023 San Bruzio”; Castelprile della Volpaia “Vermentino Superiore 2023 Bio Castelprile”; Cupirosso “Vermentino 2022 Bio Audace”; Fattoria di Magliano “Vermentino 2023 Bio Pagliatura”; Giovanni Valentini “Vermentino Superiore 2023 Veive”; Podere Poggio Bestiale “Vermentino 2023 PerLelo”; Poggio Levante “Vermentino 2019 Unnè”; Tenuta Casteani “Vermentino Superiore 2023 Bio Maremmano”; Tenuta Dodici “Vermentino 2023 Solo; Tenuta Pietramora di Colle Fagiano “Vermentino 2023 Limite”. “Per la prima volta uno dei dieci vini della top ten ha oltre cinque anni (annata 2019), a conferma della longevità del Vermentino della nostra Denominazione” ha spiegato il direttore del Consorzio Luca Pollini, ricordando che “in Maremma si trova il 50% degli ettari coltivati a Vermentino in Toscana e gli ettari sono oltre 1.070, il 100% in più rispetto all’anno precedente. Quasi il 60% delle piante – ha concluso – ha meno di 13 anni e oltre il 40% non arriva a otto: si tratta quindi di impianti giovani che confermano la fiducia dei produttori verso questo vitigno”.


Della giuria, presieduta dal vicedirettore del Corriere della Sera, Luciano Ferraro, facevano parte rappresentanti di ristoranti stellati della Maremma (Caino, Il Pellicano, Enoteca Castiglionese), gli enologi Graziana Grassini, Luca Cantelli, Gabriele Gadenz, e altri tecnici di settore. “Più del 30% dei vini della Denominazione Maremma Toscana è prodotto con Vermentino, quasi sempre in purezza, il che rende la Maremma l’enclave più importante della regione per i bianchi” ha dichiarato il presidente del Consorzio Francesco Mazzei, aggiungendo che “nella top ten di quest’anno le referenze fanno tutte riferimento ad annate non recenti e quattro di queste hanno la menzione Superiore, a conferma delle potenzialità di invecchiamento del vitigno. Il Vermentino, per la sua complessità e personalità, – ha concluso – può ambire a confrontarsi con i grandi bianchi a livello internazionale”.


La top ten selezionata sarà in degustazione al Vinitaly allo stand del Consorzio (Padiglione 9 Stand B16), dove saranno inoltre presenti 77 vini di 44 aziende per una panoramica della Denominazione. Una collettiva con postazioni dedicate ospiterà nove aziende: La Chimera d’Albegna, Le Lupinaie, Podere Poggio Bestiale, Giovanni Valentini, Fattoria Il Casalone, Poggio Brigante, Col di Bacche, Tenuta Agostinetto e Val del Melo. Saranno presentati: Vermentino, Vermentino Superiore, Ansonica, Trebbiano, Chardonnay, Sauvignon, rosati da Sangiovese e Alicante, rossi da Ciliegiolo in purezza, Alicante, Sangiovese; blend Supertuscan, e varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot (in purezza o in blend bordolese). Il 7 e 8 aprile sarà possibile partecipare alla degustazione del Tortello Maremmano abbinato al Vermentino Superiore Doc Maremma Toscana e Morellino d’Annata presso lo stand del Consorzio Morellino di Scansano. Un’iniziativa organizzata insieme con l’Associazione per la Tutela e la Promozione del Tortello Maremmano, promossa da Confesercenti Grosseto.