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Autore: Redazione StudioNews

Bottura, Geunes e Rodrigues per Illy International Coffee Award

Bottura, Geunes e Rodrigues per Illy International Coffee AwardRoma, 4 nov. (askanews) – Saranno gli Illy Chef Ambassador e stellati Massimo Bottura, Viky Geunes e Felipe Rodrigues insieme a rappresentanti istituzionali, come il direttore esecutivo dell’ICO Vanusia Nogueira, gli esperti della giuria internazionale che selezionerà il vincitore del premio “Best of the Best” dell’Ernesto Illy International Coffee Award 2024, il riconoscimento intitolato alla memoria di Ernesto Illy, figlio del fondatore dell’omonima azienda, che celebra oltre tre decenni di collaborazione virtuosa con i produttori di caffè.


Brasile, Costa Rica, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Honduras, India, Nicaragua e Ruanda sono i paesi dai quali provengono i 27 produttori, 3 per ogni paese, che quest’anno si sono aggiudicati l’accesso alla finale. I giurati si incontreranno il 12 novembre prossimo a New York per degustare i caffè scelti dai laboratori di qualità illycaffè, che durante l’anno hanno analizzato i campioni del raccolto 2023/2024 e selezionato i migliori lotti e produttori, basandosi sia su parametri qualitativi che di sostenibilità. La giuria dell’Ernesto Illy International Coffee Award 2024 comprende Massimo Bottura, Chef Patron di Osteria Francescana e di Casa Maria Luigia e fondatore di Food for Soul, organizzazione no-profit che combatte lo spreco alimentare e l’isolamento sociale. Come riconoscimento del suo impegno umanitario e ambientale, Bottura è stato nominato nel 2020 Goodwill Ambassador per il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e, più recentemente, SDG Ambassador.


E ancora Viki Geunes, chef e proprietario del ristorante Zilte di Anversa, detentore di tre stelle Michelin, noto per i suoi piatti creativi e visivamente incantevoli; Felipe Rodriguez, Head Chef per tutti i ristoranti del Rosewood Complex a San Paolo, è oggi uno dei più grandi chef del Sudamerica con una formazione che passa per esperienze con grandissimi cuochi europei e peruviani. Ci sono poi tre degustatori professionisti, Vanúsia Nogueira, direttore esecutivo dell’International Coffee Organization, figlia di un produttore di caffè ha maturato un’ampia esperienza sul prodotto ricoprendo diversi incarichi per associazioni che operano nei mercati del caffè di qualità; Felipe Isaza, degustatore professionista Q Grader Arabica e membro del Consiglio di Amministrazione del Coffee Quality Institute oltre che giurato internazionale ai concordi di degustazione; Dessalegn Oljirra Gemeda, degustatore professionista Q Grader e consulente privato per gli esportatori di caffè etiopi, in passato ha lavorato per l’Ethiopian Coffee & Tea Authority, l’Ethiopian Coffee Exchange, TechnoServe, Oxfam.


A loro si uniscono tre giornalisti esperti. Si tratta di Vanessa Zocchetti, caporedattore per la sezione lifestyle di Madame Figaro, scrive di gastronomia e design; Sebastian Späth, caporedattore di Falstaff, la principale rivista tedesca di cibo e lifestyle, con una grande esperienza in arte, cucina, moda e design; Josh Condon, caporedattore di Robb Report, una delle principali riviste di lusso americane.

L’Istat: il Sud è indietro sugli indicatori del benessere

L’Istat: il Sud è indietro sugli indicatori del benessereRoma, 4 nov. (askanews) – L’analisi degli indicatori del benessere equo e sostenibile in Italia delinea un quadro complesso e articolato delle disuguaglianze, evidenziando differenze significative tra regioni, tra uomini e donne, tra gruppi di popolazione con diverso titolo di studio e diversa classe d’età. In occasione della settima edizione del Forum on Well-Being organizzato da Ocse, a Roma, in collaborazione con Istat e Mef viene diffuso una pubblicazione che, partendo dal progetto sul benessere equo e sostenibile (Bes), offre uno sguardo sulle disuguaglianze tra uomini e donne, tra generazioni, tra territori e tra gruppi di popolazione con diverso titolo di studio, con un approccio che tiene conto anche della combinazione di più caratteristiche, per individuare i gruppi maggiormente svantaggiati in termini di benessere nei vari ambiti della vita.


Le regioni del Nord presentano più spesso indicatori di benessere con valori migliori rispetto alla media nazionale, mentre il Mezzogiorno presenta ancora situazioni di marcato svantaggio, soprattutto nei domini del lavoro e delle relazioni sociali. Dal punto di vista delle disuguaglianze di genere, notevoli sono stati i progressi in ambito educativo e culturale per le donne: una giovane donna su tre, nella fascia d’età 25-34 anni è laureata contro uno su quattro tra gli uomini, inoltre i percorsi di istruzione femminili si distinguono per migliori risultati, con meno abbandoni e competenze più elevate. Nonostante questo le donne continuano a essere penalizzate nel mercato del lavoro, evidenziando un gap persistente nei tassi di occupazione (56,5% rispetto al 76% degli uomini), nella presenza nelle posizioni di rappresentanza politica ai vertici delle istituzioni e nelle condizioni economiche. Tuttavia, il maggiore investimento femminile nell’istruzione costituisce un fattore di potenziale attenuamento di questa disparità in futuro, soprattutto se accompagnato da un parallelo ampliamento delle opportunità e degli strumenti di sostegno alla conciliazione dei tempi di vita.


Il livello di istruzione si conferma un determinante cruciale per il benessere, infatti la maggior parte degli indicatori presenta un forte gradiente per titolo di studio, a sottolineare la crescente associazione positiva con le misure di benessere all’aumentare del livello di istruzione. Le differenze sono particolarmente marcate per la partecipazione culturale (64,6% tra i laureati di almeno 25 anni rispetto al 12,5% tra le persone con al più un titolo di scuola secondaria inferiore) e la formazione continua (25,2% tra le persone di almeno 25 anni con elevato titolo di studio rispetto a 3,2% per le persone con titolo di studio basso), con un forte impatto del titolo di studio posseduto anche sulle condizioni economiche e sulle possibilità di occupazione. “Pertanto politiche educative orientate a migliorare l’accesso all’istruzione superiore e universitaria, particolarmente nelle aree svantaggiate e per le fasce di popolazione più vulnerabili, possono costituire un fattore di crescita dell’equità del benessere”, ha osservato l’Istat. Gli indicatori di benessere presentano un forte gradiente per età, in alcuni casi a vantaggio dei più giovani, ad esempio il 93,9% dei giovani 25-34enni usa regolarmente internet, contro il 57% degli over 55-enni. Per gli stili di vita, i giovani sono meno sedentari degli over 55 (26,8% contro 45,8%) ma è più diffusa l’abitudine al fumo (26,9% contro il 14,4% degli ultra 55enni).


Infine, le disuguaglianze intergenerazionali pongono i giovani adulti in una condizione di vulnerabilità economica, che potrebbe avere ripercussioni nel lungo periodo, non solo a livello individuale ma anche per la coesione sociale e lo sviluppo del Paese. Occorre affrontare queste criticità – ha osservato l’Istat – con strategie mirate a ridurre le barriere di accesso al lavoro, a garantire continuità lavorativa e prospettive di avanzamento e a migliorare le opportunità di realizzazione delle nuove generazioni.


Per mettere in evidenza i gruppi di popolazione in condizioni maggiormente critiche, tuttavia, l’analisi si concentra sull’intersezione tra più fattori, facendo luce sulle disparità che colpiscono sottogruppi specifici della popolazione, incidendo profondamente sulla qualità della vita delle persone coinvolte. Emerge ad esempio come la partecipazione culturale fuori casa tra le donne con titoli terziari residenti al Nord sia oltre otto volte più alta rispetto a quella delle donne con al più la licenza secondaria inferiore del Mezzogiorno. Un altro esempio della multidimensionalità dei fattori di diseguaglianza è quello derivante dal rischio di povertà che tra i 25-34enni residenti nel Mezzogiorno con basso titolo di studio è 25 volte più alto di quello tra i residenti al Nord con alto titolo di studio (56,7% contro 2,2%).

Vino, il Collio vuol tornare a competere forte della sua grande storia

Vino, il Collio vuol tornare a competere forte della sua grande storiaMilano, 4 nov. (askanews) – Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, nell’immaginario dei consumatori, Collio era sinonimo di grande vino bianco, onnipresente dalle enoteche alla ristorazione fino alla Gdo, e sui mercati di mezzo mondo. Ottimi vini prodotti da vignaioli di grande valore che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano, ma caratterialmente e culturalmente poco inclini a fare sistema nonostante siano figli di una storia complessa e di un territorio ‘lontano’ e di frontiera, grande appena settemila ettari, boschi compresi. Come spesso capita, il successo porta ad immaginare di operare in una sorta di regime di monopolio perenne, dimenticandosi delle regole di mercato e della concorrenza che nel frattempo ha iniziato a muoversi, a partire dai cugini friulani Carso e Colli Orientali, dai vicini veneti e soprattutto dall’Alto Adige, dove proprio il saper fare squadra e creare uno stile omogeneo hanno impresso una crescita rapida e il raggiungimento di una qualità media molto alta a prezzi competitivi.


Ora, nell’anno in cui il Consorzio per la tutela della Doc dei vini Collio compie sessant’anni, il presidente David Buzzinelli e la giovane direttrice Lavinia Zamaro ripartono dall’immutata e riconosciuta qualità dei vini per un nuovo e indispensabile percorso di rivalorizzazione di quello che fin dai tempi dei Romani è ritenuto uno dei territori enologici più vocati d’Italia. Merito del suo microclima mite e temperato, della buona piovosità, della biodiversità e della Ponca (o flysch di Cormons), l’alternanza di strati di argille calcaree e arenarie che caratterizza il suo suolo regalando ai vini spiccata mineralità, buona sapidità e preziosa longevità. ‘Credo che negli anni Novanta ci si sia un po’ adagiati sugli allori perché c’era la consapevolezza di essere arrivati in cima e non c’è stata la lungimiranza, la visione di immaginare che questo non sarebbe durato per sempre senza mettere in atto delle azioni, delle strategie. Anche a causa delle dinamiche consortili che hanno visto diversi avvicendamenti di consigli e presidenti, c’è stato un lungo periodo di stallo mentre il resto del mondo non solo è andato avanti ma ha anche cambiato marcia’ racconta ad askanews Zamaro, donna di carattere, attenta, appassionata e legatissima a questa sua terra, spiegando che ‘quello che stiamo cercando di fare è cambiare marcia anche noi per poter correre di più, cercando di riguadagnare fette di mercato e cambiando modalità comunicative modernizzandoci un po’: il Collio è una zona di confine del Friuli Venezia Giulia e caratterialmente non siamo le persone più espansive del mondo, la maggior parte dei produttori fa fatica ad uscire e a proporsi, quindi abbiamo l’esigenza di fare conoscere al mondo chi siamo’. Fondato nel 1964 dal Conte Sigismondo Douglas Attems di Petzestein che l’ha presieduto fino al 1999, l’ente consortile conta oggi 178 soci (di cui 116 sono imbottigliatori), numero destinato a crescere a testimonianza dell’interesse a serrare le fila per rilanciare l’immagine del Collio. ‘Negli ultimi 3-4 anni c’è un grosso fermento sia per quanto riguarda il cambio generazione nelle aziende sia in Consorzio’ continua la direttrice, precisando che ‘il nostro Consiglio, eletto due anni fa, è cambiato per il 50% e quasi tutti coloro che sono entrati hanno tra i 30 e i 35 anni e stanno prendendo la guida dell’azienda. Ci sono inoltre dei giovani che hanno preso in mano i vigneti che erano coltivati dai loro genitori o dai nonni e stanno iniziando ad imbottigliare, quindi credo che questo sia per noi un momento focale’ prosegue Zamaro, sottolineando che ‘è l’occasione che non dobbiamo perdere e vedo che c’è voglia di muoversi assieme, anche se magari non è ancora chiara la direzione che si vuole intraprendere perché le singole realtà difendono le loro peculiarità ma in questi ultimi anni si percepisce che il territorio ha capito la necessità di comunicare e muoversi in modo diverso’. ‘Tante aziende che si erano allontanate, oggi si stanno riavvicinando e iniziano a partecipare attivamente’ continua, ricordando che ‘oggi abbiamo una rappresentatività altissima, oltre ad essere ‘erga omnes’ fin dal 2012′, e che ‘ci sono dei tavoli tecnici creati dal Consiglio con le aziende per ragionare in merito al Disciplinare su temi che ci stanno a cuore come la macerazione e il Collio Bianco, quindi c’è la volontà e l’impegno di trovare dei messaggi unitari da mandare fuori’.


Nel 2023 in questa verdissima mezzaluna di discese e di salite in provincia di Gorizia, tra le Alpi Giulie e l’Adriatico, sono state prodotte un totale di circa 7,3 milioni di bottiglie, un numero leggermente superiore a quello del 2022, a conferma di un trend che dal 2019 ha portato anno dopo anno ad +9%. La vendemmia 2024 è stata complessa dal punto di vista meteorologico e ha portato ad un calo della produzione ma con uve perfettamente sane e di eccellente qualità e dunque si confida di proseguire lungo la strada della crescita, così come prosegue il percorso all’insegna della sostenibilità, con l’ente consortile nel suo ruolo di operatore associato del Sistema di qualità nazionale di produzione integrata (Sqnpi): nel 2021 la certificazione coinvolgeva 13 aziende, che quest’anno sono salite a 28 per una superficie complessiva di circa 570 ettari. Queste Cantine, che hanno chiesto la certificazione in forma associata attraverso il Consorzio, si sommano a quelle che da diversi anni l’hanno realizzata da sole, portando il territorio l’anno scorso ad un totale di circa 900 ettari certificati Sqnpi, e circa 200 certificati bio. ‘Per noi è fondamentale tracciare le linee guida per una viticoltura rispettosa delle persone e della natura’ spiega Zamaro, rimarcando che ‘con il nostro contributo possiamo lavorare tutti insieme salvaguardando l’ambiente e al tempo stesso trovare soluzioni sostenibili dal punto di vista produttivo e anche economico-finanziario per i nostri produttori’. Racchiuso tra i fiumi Isonzo e Judrio, il confine con la Slovenia e la pianura isontina, il Collio conta su circa 1.500 ettari di vigneto che si sviluppano lungo una sequenza quasi ininterrotta di meravigliosi declivi di meno di 300 metri ricoperti da boschi fitti. Vigneti che al 90% sono coltivati con varietà a bacca bianca: Pinot Grigio (25%), Sauvignon (17%), Friulano (15%), Ribolla Gialla (12%), Chardonnay (7%), Pinot Bianco (3,7%), Malvasia Istriana (3,5%) e Picolit (0,5%) a cui va sommato circa un 15% composto da Traminer Aromatico, Riesling e Muller Thurgau. Il 10% di uva a bacca rossa è rappresentata da Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, utilizzati principalmente per dar vita all’uvaggio del Collio Rosso. ‘Dalle statistiche che stilo con regolarità emerge che Ribolla Gialla e Friulano stanno crescendo, ma questo è un territorio che ha vissuto continue commistioni e quindi la classificazione tra autoctoni e internazionali regge fino ad un certo punto perché qui Pinot Grigio e Sauvignon ci sono sempre stati così come il Merlot’ dice la direttrice, mettendo in luce che ‘tuttavia le aziende stanno spingendo sempre di più sugli autoctoni: chi sceglie di espiantare, reimpianta con Friulano e Ribolla ma i risultati di questo lavoro li vedremo tra una decina di anni’. ‘Nel Collio non si possono impiantare nuovi vigneti: il territorio è questo e la ricchezza di biodiversità che abbiamo qui è sotto gli occhi di tutti e siamo consapevoli che va tutelata’ prosegue, sottolineando che ‘non credo che ci sia alcun interesse di produrre di più, anche perché sappiamo che la ponca dà il risultato migliore quando le rese sono basse: il nostro Disciplinare prevede 100 quintali all’ettaro, ma la media è intorno ai 70-80’.


Alla luce delle 17 varietà di uve coltivate a cui si aggiungono le tipologie Collio Bianco e Collio Rosso, il tema di una linea stilistica comune può essere uno dei temi su cui vale la pena riflettere per evitare una proposta eccessivamente frammentata e poco a fuoco. ‘Non penso si troverà mai una stilistica comune ma sono convinta che non sia un punto a nostro sfavore – replica Zamaro – credo che certe sfaccettature in un territorio così piccolo e così poliedrico possono essere solo una ricchezza’. In questa splendida e in parte ancora ‘incontaminata’ terra che in friulano si chiama ‘Cuei’, l’enoturismo può diventare una risorsa importante per i produttori. ‘Le Cantine stanno investendo moltissimo, tante hanno recentemente rinnovato e costruito alloggi e ristoranti’ spiega la direttrice, evidenziando che ‘ci sono delle sinergie importanti con l’Ente di promozione turistica della Regione, con le Camere di commercio e con i Comuni del Patto del Collio, che sono gli enti preposti a valorizzare la parte enoturistica’. Il mercato di riferimento per i vini del Collio (Doc dal 1968, una tra le prime attribuite nel nostro Paese) rimane quello del Triveneto, a cui si sono aggiunte le piazze di Roma e Milano, mentre per l’estero Austria e Germania, ma si registra una crescita di interesse da parte del Nord Europa, a partire dai Paesi Bassi. ‘In ambito Ocm da un paio d’anni puntiamo ad organizzare un evento Collio negli Usa, sul modello di quello fatto nel 2023 a Londra – continua la direttrice – e stiamo inoltre cercando di inserire Canada, Est Europa, Cina e Giappone che però sono da approcciare con una certa delicatezza date le nostre dimensioni ridotte. Il Consiglio è comunque intenzionato ad allargare il raggio d’azione’. Nel frattempo, in Collio è sbarcata un’altra importante realtà del vino italiano a dimostrazione del grande potenziale anche commerciale che questo territorio continua ad avere. Infatti, dopo l’acquisizione nel 2001 di Attems da parte di Marchesi Frescobaldi, nel 2019 di Borgo Conventi effettuata dalla famiglia Moretti Polegato, nel 2021 di Jermann da parte di Marchesi Antinori, è stata da poco annunciata una partnership tra il gruppo veronese Tommasi e Marco Felluga-Russiz Superiore, proprio poco dopo la scomparsa a 96 anni del celebre imprenditore goriziano (nonché ex presidente per due mandati del Consorzio), tra i primi a scommettere sul successo di questi vini. Vini che dal 2009 possono contare su una bellissima bottiglia dalla forma unica con la scritta Collio incisa sulla baga, la capsula gialla e un peso ridotto.


‘Sono ottimista – conclude Zamaro – penso che nei prossimi 5-10 anni si vedrà in modo chiaro come effettivamente questo territorio guarderà al futuro’. (Alessandro Pestalozza)

Al via le riprese de “La Gioia”, con Jasmine Trinca e Valeria Golino

Al via le riprese de “La Gioia”, con Jasmine Trinca e Valeria GolinoRoma, 4 nov. (askanews) – Primo ciak per “La Gioia”, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini, interpretato da Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella, scritto da Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori, in collaborazione con Chiara Tripaldi e Nicolangelo Gelormini e liberamente ispirato ad un fatto di cronaca. Le riprese si svolgeranno tra Torino e Roma.


La fotografia è affidata a Gianluca Palma, il montaggio è di Chiara Vullo, la scenografia di Eugenia F. Di Napoli e i costumi sono di Antonella Cannarozzi. Prodotto da Viola Prestieri per HT Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, “La Gioia” uscirà in sala nel 2025 con Vision Distribution.


Nicolangelo Gelormini è regista, sceneggiatore e montatore. Nel 2020 il suo primo lungometraggio, “Fortuna”, viene presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma. Nel 2022 firma la docuserie Sky “Il Sequestro Dozier”. L’anno successivo torna alla Festa del Cinema di Roma con il documentario “Lucio Amelio” che gli vale un Nastro d’Argento speciale e dirige un episodio della serie “L’arte della gioia”, presentato al Festival di Cannes 2024.

M5s, Fratoianni (Avs): rispetto Appendino ma non sono d’accordo

M5s, Fratoianni (Avs): rispetto Appendino ma non sono d’accordoRoma, 4 nov. (askanews) – “Lo dico con grande rispetto per il dibattito in corso in un’altra forza politica: non sono proprio d’accordo con le riflessioni che fa oggi Chiara Appendino sul Fatto Quotidiano . Lo dico a partire da un’esperienza che ho fatto negli anni passati: a sinistra per anni e anni si è pensato che l’identità e il rafforzamento della propria identità si potesse definire sulla base dei metri e dei centimetri che ci separano gli uni dagli altri. Una discussione che non ci ha portato da nessuna parte. Non penso piùche sia così. Anzi, penso che quella fosse una lettura sbagliata, perché credo che l’identità abbia a che fare con tutt’altro, con la capacità di costruire un profilo, un proprio punto di vista da articolare nella pratica politica quotidiana con coerenza”. Lo ha affermato il leader Avs Nicola Fratoianni ospite a Start su Skytg24.


“Penso che la nostra crescita come Avs in questi due anni – ha sottolineato- sia legata a due fattori: per prima cosa abbiamo assunto un profilo coraggioso, rigoroso e coerente sul piano politico, abbiamo chiamato col loro nome le cose che stavano accadendo intorno a noi e abbiamo provato ad indicare soluzioni ambiziose. Questo vale per la questione fiscale con la patrimoniale, per le questioni del lavoro e dei suoi diritti, per la difesa della scuola e della sanità pubblica, sulle vicende delle guerre e dello spreco con le spese militari. O per le scelte da fare sulla cruciale crisi climatica, come dimostra la tragedia di Valencia, che anche lì racconta la differenza che c’è tra i climafreghisti della destra e chi ha assunto la consapevolezza che non basta dire c’è la crisi climatica ma che bisogna mettere in campo strumenti e programmi per contrastarla, per mitigare gli effetti dei fenomeni estremi e per organizzare un’efficace sistema di protezione e di soccorso”. “Seconda cosa – ha concluso- noi insieme a questa radicalità e a questo coraggio e ambizione abbiamo messo in campo anche una volontà molto ferma di partecipare alla costruzione unitaria di un’alternativa a questa brutta destra”.

4 novembre, Mattarella e Crosetto a Venezia per Giorno Forze Armate

4 novembre, Mattarella e Crosetto a Venezia per Giorno Forze ArmateVenezia, 4 nov. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, sono giunti a Venezia, in piazza San Marco, per la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.


Il Capo dello Stato riceve il saluto della Nave Thaon di Revel, pattugliatore polivalente d’altura della Marina Militare ormeggiato sul Canal Grande in piazza San Marco. Al suo arrivo la nave spara 21 colpi di cannone rendendo gli onori al presidente. Appena arrivato davanti alla Basilica di San Marco Mattarella è stato salutato da un gruppo di studenti.

4 Novembre,Meloni: Forze Armate meritano rispetto straordinario

4 Novembre,Meloni: Forze Armate meritano rispetto straordinarioRoma, 4 nov. (askanews) – “E’ molto affascinante, penso che” questa del villaggio difesa al circo Massimo “sia un’iniziativa molto utile per far capire ai cittadini quello che fanno i corpi” delle forze armate, che “è più di quello che possono immaginare e quindi” comprendere “la profondità e la complessità delle nostre forze armate in un mondo che evolve, di un sistema di difesa che evolve inevitabilmente. Mi pare che si siano molto attrezzati per stare al passo con i tempi, è un bel modo per celebrare le nostre forze armate, facendo capire meglio ai cittadini il lavoro straordinario che fanno per tutti noi”. Lo ha detto la presidente del consiglio Giorgia Meloni a margine della sua visita al Vilaggio difesa al circo Massimo in occasione della festa delle forze armate.


“È un lavoro straordinario – ha proseguito la premier – che questi uomini e queste donne fanno per la nostra sicurezza e per rappresentare l’Italia nel mondo. Ricordiamo che ancora oggi in giro per il mondo ci sono migliaia di uomini che per garantire la nostra sicurezza rinunciano a crescere i loro figli, stare con le loro famiglie, a vivere la loro vita. Penso che quando si ha questa capacità e questa disponibilità di sacrificio è molto importante che gli altri lo capiscano perché queste persone meritano un rispetto straordinario”.

Il fratello di Satnam Singh in Tialia per tutelare i suoi diritti

Il fratello di Satnam Singh in Tialia per tutelare i suoi dirittiRoma, 4 nov. (askanews) – È arrivato questa mattina a Roma, direttamente dall’India, Amritpal Singh, fratello di Satnam, il bracciante morto tragicamente lo scorso 19 giugno, dopo essere stato abbandonato agonizzante dal suo datore di lavoro a seguito di un incidente nei campi, a Latina. Ad accoglierlo a Fiumicino una delegazione della comunità indiana di Latina, il presidente della comunità Sikh del Lazio, Gurmukh Singh, insieme alle segreterie territoriali della Uila-Uil e della Fai-Cisl, guidate dai segretari Giorgio Carra e Islam Kotb.


La vicenda di Satnam ha profondamente scosso il paese: pochi giorni dopo la sua tragica scomparsa, il 25 giugno a Latina oltre 10.000 lavoratori ed esponenti della comunità indiana sono scesi in piazza per chiedere giustizia e un maggiore impegno delle istituzioni a combattere la piaga del caporalato e del lavoro nero, di cui anche Satnam era vittima. Al loro fianco anche la Uila e la Fai che, nelle settimane successive, si sono prodigate, in particolare, per consentire ai familiari di Satnam di venire in Italia al cospetto della salma del loro congiunto; successivamente però, pur avendo ottenuto i visti di ingresso e la possibilità di soggiornare nel nostro paese, la famiglia decise di restare in India e di aspettare lì il ritorno della salma di Satnam. Uila e Fai, insieme alla comunità indiana di Latina, hanno però continuato a mantenere i contatti con la famiglia di Satnam e sono riuscite a convincerla della necessità e dell’importanza di una loro presenza in Italia per far valere i propri diritti.


Amritpal Singh è stato accompagnato a Cisterna di Latina dove sarà ricevuto dal sindaco Valentino Mantini. Il Comune di Cisterna, dove Satnam era residente, ha messo a disposizione di Amritpal un appartamento per il periodo della sua permanenza in Italia. Uila e Fai lo affiancheranno e lo sosterranno per cercare di recuperare le prestazioni alle quali la famiglia ha diritto, in particolare l’espletamento delle pratiche necessarie per chiedere il risarcimento previsto per la sua morte. Nei prossimi giorni sarà anche stabilita una data per indire una commemorazione pubblica di Satnam, da svolgersi a Cisterna. Sarà quella l’occasione per rendere omaggio alla sua memoria, riproponendo con forza il tema della lotta al caporalato e, in particolare, l’esigenza di garantire la continuità di un permesso di soggiorno a tutti i lavoratori stranieri entrati regolarmente in Italia ma che, in virtù della normativa vigente, sono diventati automaticamente irregolari nel momento in cui è cessato il loro rapporto di lavoro.

Antimafia, M5s chiede dimissioni Colosimo: credibilità compromessa

Antimafia, M5s chiede dimissioni Colosimo: credibilità compromessaRoma, 4 nov. (askanews) – “Con una simile presidenza, la credibilità della commissione Antimafia, una istituzione che deve essere al di sopra di ogni sospetto, è irrimediabilmente compromessa e la stessa reputazione internazionale del Paese nel contrasto alla mafia rischia di essere appannata. Per senso di responsabilità dei confronti del Paese, Chiara Colosimo deve rassegnare le dimissioni da presidente della commissione Antimafia”. Lo affermano i rappresentanti del M5S nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Federico Cafiero De Raho, Francesco Castiello, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.


“Dopo i rapporti di ‘affettuosa’ vicinanza con Luigi Ciavardini, efferato esecutore della strage di Bologna e feroce assassino del giudice Amato che aveva scoperto i legami della destra eversiva con la P2 – denunciano i commissari M5s in Antimafia- si accerta ora che la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo ha uno zio di primo grado, Paolo, già condannato a 4 anni e 6 mesi con sentenza definitiva e radiato dall’albo degli avvocati, che era a disposizione di potenti cosche della ‘Ndrangheta e che di tali rapporti parlava tranquillamente al telefono con il fratello Cesare, padre di Chiara Colosimo”. “Non ci si meraviglia dunque che senza dare alcuna spiegazione plausibile e nonostante reiterate sollecitazioni – concludono i parlamentari pentastellato- la presidente abbia sino ad ora impedito alla commissione Antimafia di svolgere indagini conoscitive anche sulle piste che evidenziano i legami nel piano stragista degli anni 1992-93 tra Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta ed esponenti della destra eversiva, tra i quali Paolo Bellini, condannato insieme a Ciavardini per la strage di Bologna, uomo legato ai servizi segreti ed interlocutore diretto degli esecutori mafiosi della strage di Capaci”.

M5s, Appendino:campo largo basta, abbraccio con Pd ci danneggia

M5s, Appendino:campo largo basta, abbraccio con Pd ci danneggiaRoma, 4 nov. (askanews) – “L’abbraccio al Pd ha dimostrato di essere dannoso per noi. Dobbiamo smetterla di parlare di campo largo, campo giusto o di campo santo e concentrarci su noi stessi”. Lo ha dichiarato la Vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino in un’intervista al Fatto Quotidiano


“Io dico – ha sottolineato la numerto due M5s- che a contare deve essere il progetto, e non i tatticismi. In Piemonte ho spinto perché andassimo da soli alle regionali perché non c’erano le condizioni. In Emilia Romagna sarò in campagna elettorale, dove siamo in coalizione con il centrosinistra. E ricordo che in Sardegna abbiamo vinto in alleanza, con la nostra alessandra todde. Bisogna valutare in base ai percorsi territoriali. Ma di certo non è il momento di alleanze strutturali con i dem. Prima il movimento deve ridarsi una rotta e parole d’ordine chiare”. “Noi – ha dichiarato ancora Appendino- possiamo tornare a essere la risposta ai tanti problemi del nostro paese, ma per farlo dobbiamo tornare a parlare in primo luogo ai tanti esclusi, alla cosiddetta maggioranza invisibile: a chi vive l’incubo della cassa integrazione, a chi non riesce più a permettersi le cure, ai giovani che non vedono nessun futuro qui, a chi ha un’impresa e pur di non licenziare rischia il suo patrimonio personale, con tutto contro. L’abbraccio al pd ha dimostrato di essere dannoso per noi. Dobbiamo smetterla di parlare di campo largo, campo giusto o di campo santo e concentrarci su noi stessi.”