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Autore: Redazione StudioNews

Vendemmia a Riparbella: eccellente e con quantità superiori al 2023

Vendemmia a Riparbella: eccellente e con quantità superiori al 2023Milano, 10 set. (askanews) – “Quantità superiore allo scorso anno e qualità eccellente”. Ha ottime prerogative la “prima” vendemmia delle otto Cantine riunite nell’Associazione Vignaioli Colline di Riparbella (Pisa). Da una survey sulla vendemmia svolta dall’associazione tra i propri soci, emerge come il 75% delle aziende si attenda una raccolta maggiore per quantità rispetto al 2023, e il 25% come lo scorso anno. In termini di qualità, il 50% la valuta eccellente e il 37,5% buona.


Per quanto riguarda i tempi di raccolta, c’è chi ha iniziato dopo Ferragosto con i bianchi per le basi spumante ma in generale la vendemmia inizierà attorno alla metà di settembre con tempi in linea con l’andamento degli ultimi anni (50%). La vendemmia delle otto aziende mobiliterà circa 200 lavoratori tra fissi e stagionali, rappresentando il 13,5% dell’intera popolazione comunale che si attesta su circa 1.500 abitanti. Quella che si appresta ad entrare in cantina sarà “un’ottima annata con una giusta maturazione che ha favorito le uve bianche”.


L’associazione sottolinea che tra i vignaioli di Riparbella c’è una grande voglia di crescere e per questo vedono interessante la partecipazione a iniziative non soltanto locali, in Toscana, ma anche ad eventi in consessi nazionali come Vinitaly o Merano ed anche internazionali tra cui Londra o Parigi.

Russia lancia esercitazioni “Ocean-2024” anche nel Mediterraneo. Con oltre 400 navi da guerra

Russia lancia esercitazioni “Ocean-2024” anche nel Mediterraneo. Con oltre 400 navi da guerraRoma, 10 set. (askanews) – Le forze navali russe hanno lanciato l’esercitazione strategica pianificata “Ocean-2024” negli oceani Pacifico e Artico, nel Mediterraneo, nel Mar Caspio e nel Mar Baltico, ha affermato il ministero della Difesa russo secondo le agenzie locali. Più di 400 navi da guerra, sottomarini e navi di supporto prenderanno parte all’esercitazione.


“Oggi, in conformità con il piano di addestramento delle forze armate russe, unità e formazioni delle forze navali stanno iniziando a partecipare all’esercitazione di comando e stato maggiore strategica ‘Ocean-2024’, che durerà fino al 16 settembre compreso”, ha affermato il ministero in una dichiarazione. Saranno coinvolti oltre 120 aerei ed elicotteri dell’aviazione navale delle forze navali e aerospaziali, circa 7.000 unità di armi, equipaggiamento militare e speciale, nonché oltre 90.000 membri del personale, ha specificato il ministero.


“Gli obiettivi principali… sono testare la prontezza del personale di comando delle formazioni e delle unità della Marina russa a gestire gruppi di forze eterogenei nelle loro aree di responsabilità, risolvere compiti operativi non standard, utilizzare in modo completo armi ad alta precisione, armi avanzate e moderne ed equipaggiamento militare durante la parte pratica dell’esercitazione, nonché espandere l’interazione con le forze navali dei paesi partner nella risoluzione di compiti congiunti in mare”, ha affermato il ministero. La prima fase dell’esercitazione si concentrerà sullo spiegamento di gruppi di forze in campi di addestramento al combattimento designati, mentre durante la seconda fase dell’esercitazione, padroneggeranno le operazioni di combattimento per distruggere oggetti strategici e forze del nemico simulato e per sbarcare truppe. “Gruppi operativi di corpi di comando militare e contingenti militari di stati partner stranieri della Russia sono stati invitati a partecipare all’esercitazione”, ha affermato il ministero.

Raid israeliano a Khan Younis, decine di morti e feriti

Raid israeliano a Khan Younis, decine di morti e feritiRoma, 10 set. (askanews) – Almeno 40 persone sono state uccise nel sud di Gaza e decine di altre sono rimaste ferite in attacchi israeliani notturni su una zona designata come umanitaria, ha affermato l’autorità di difesa civile gestita da Hamas. L’esercito israeliano ha precisato che i suoi aerei hanno attaccato un centro operativo a Khan Younis appartenente ai combattenti del gruppo palestinese e di avere preso misure per ridurre il rischio di danneggiare i civili.


Residenti locali hanno affermato che tre attacchi hanno colpito tende che ospitavano sfollati nella zona umanitaria di al-Mawasi, a ovest della città di Khan Younis, causando enormi crateri. “Quaranta persone sono state uccise e più di 60 ferite, mentre molte sono ancora sotto le macerie”, ha detto alla Bbc il direttore operativo dell’autorità di difesa civile di Hamas. Testimoni oculari hanno invece precisato all’emittente che grandi esplosioni hanno scosso l’area di al-Mawasi poco dopo mezzanotte e che si potevano vedere le fiamme alzarsi verso il cielo. Khaled Mahmoud, un volontario di un ente di beneficenza che vive vicino al sito degli attacchi, ha affermato che lui e altri volontari si sono precipitati ad aiutare ma sono rimasti sbalorditi dalla portata del disastro. “Gli attacchi hanno creato tre crateri profondi sette metri e seppellito più di 20 tende”, ha spiegato. E video non verificati hanno mostrato civili che scavavano nella sabbia con le mani nel tentativo di salvare i palestinesi da una profonda buca causata dagli attacchi aerei. In una dichiarazione, un portavoce delle Forze di difesa israeliane (IDF) ha affermato che l’esercito ha attaccato “importanti terroristi di Hamas che operavano all’interno di un centro di comando e controllo incorporato nell’area umanitaria di Khan Yunis”. “Prima dell’attacco, sono state prese numerose misure per mitigare il rischio di danneggiare i civili, tra cui l’uso di munizioni di precisione, sorveglianza aerea e mezzi aggiuntivi”, ha aggiunto il portavoce.


“Le organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza continuano ad abusare sistematicamente delle infrastrutture civili e umanitarie, tra cui l’area umanitaria designata, per svolgere attività terroristiche contro lo Stato di Israele e le truppe dell’Idf”, ha insistito il portavoce militare. Hamas ha respinto le affermazioni dell’esercito israeliano secondo cui nella zona erano presenti combattenti del suo gruppo, definendola una “palese” bugia che “mira a giustificare questi orribili crimini”. “La resistenza ha negato più volte che qualcuno dei suoi membri si raduna in luoghi civili o utilizzi questi luoghi per scopi militari”, ha precisato il gruppo estremista palestinese.

Calcio, tifosi italiani girano le spalle prima di inno israeliano

Calcio, tifosi italiani girano le spalle prima di inno israelianoRoma, 9 set. (askanews) – C’è un caso prima del fischio d’inizio di Israele-Italia, seconda gara del girone di Nations League di scena a Budapest, campo di casa per Israele che non può, per motivi di sicurezza, giocare nel proprio Paese. Buona parte dei tifosi italiani presenti alla Bozsik Arena si è infatti girata di spalle durante l’esecuzione dell’Hatikvah, inno nazionale di Israele. Una protesta riconducibile al delicato momento politico dello stato ebraico, in guerra con i miliziani di Hamas dal 7 ottobre 2023. Appena duemila gli spettatori presenti per la sfida contro la Nazionale di Luciano Spalletti.

Ue, rapporto Draghi: le divergenze emerse con von der Leyen

Ue, rapporto Draghi: le divergenze emerse con von der LeyenBruxelles, 9 set. (askanews) – La presentazione del rapporto sul futuro della competitività europea da parte di Mario Draghi, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, oggi a Bruxelles, ha fatto emergere chiaramente alcune divergenze tra i due nella visione, nelle prospettive e nelle risposte per l’economia dell’Ue. In particolare per quanto riguarda eventuali nuove emissioni di debito Ue, la struttura del mercato elettrico europeo, la eccessiva regolamentazione comunitaria, in particolare nel settore delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza artificiale, e anche l’obbligo di produrre dal 2035 solo auto a zero emissioni, non abbastanza allineato ad altri provvedimenti che lo rendano realizzabile.


La più evidente di queste divergenze riguarda la necessità, evocata da Draghi e ignorata da von der Leyen, di ricorrere a nuove emissioni di debito comune (come quelle che hanno finanziato il piano di ripresa post-pandemico ‘NextGenerationEU’ e il programma ‘Sure’ per il sostegno ai sistemi nazionali di cassa integrazione) per finanziare progetti comuni soprattutto nei settori della difesa, delle infrastrutture e interconnessioni energetiche, della ricerca e innovazione. Draghi ha ricordato che, secondo le stime della stessa Commissione europea, per raggiungere gli obiettivi indicati dal suo rapporto ‘è necessario un un investimento annuale aggiuntivo minimo di 750-800 miliardi di euro, corrispondente al 4,4%-4,7% del Pil dell’Ue’. Il debito comune, ha puntualizzato l’ex premier italiano ed ex presidente della Bce, ‘non è un obiettivo in sé, ma uno strumento’, che sarà comunque necessario perché gli investimenti privati non basteranno comunque, anche se dovessero aumentare considerevolmente, nel caso in cui si riesca a mettere a frutto al massimo i vantaggi del mercato unico e soprattutto a completare finalmente l’Unione dei mercati dei capitali nell’Ue.


Von der Leyen, invece, rispondendo a una domanda in conferenza stampa con una posizione ferma all’ortodossia finanziaria tedesca, ha detto chiaramente che sul tavolo ci sono solo due opzioni per finanziare gli investimenti necessari: un aumento delle contribuzioni nazionali degli Stati membri al bilancio Ue, oppure nuove ‘risorse proprie’ europee, da aggiungere a quelle attuali (soprattutto i dazi doganali riscossi sulle importazioni di merci da paesi extracomunitari e una percentuale del gettito dell’Iva). Tra queste nuove ‘risorse proprie’ potrebbero esserci una tassa sui profitti delle multinazionali, la nuova ‘carbon tax’ alle frontiere (Cbam) e prelievi sul sistema europeo di scambio dei permessi di emissioni (Ets). Ma sarebbero comunque pochi miliardi all’anno (17 miliardi, secondo i progetti già esistenti). Quanto all’aumento delle contribuzioni nazionali alle casse Ue, poi, si tratta di uno dei tradizionali terreni minati della politica comunitaria, come dimostrano i negoziati interminabili e difficilissimi che ogni sette anni si svolgono tra gli Stati membri per decidere il Quadro pluriennale di bilancio.


Inoltre, lo stesso Draghi ha criticato l’approccio che vede solo nel bilancio Ue (e non nell’emissione di nuovo debito comune) la possibilità di finanziare gli investimenti pubblici che saranno necessari. Il bilancio Ue ‘non è abbastanza focalizzato’, è ‘altamente frammentato’ e ‘c’è un alto rischio che il denaro vada in diversi canali’, ha detto Draghi, anche se poi ha prospettato la possibilità di una ‘riforma’ in particolare dei fondi di coesione, che, ha indicato, potrebbero essere usati maggiormente per finanziare i ‘cluster’ della ricerca e innovazione industriale, e poi per la digitalizzazione, i trasporti, l’istruzione e la connettività. Sul mercato elettrico, Draghi è stato particolarmente duro, partendo dalla considerazione che gli alti prezzi dell’elettricità nell’Ue sono uno degli handicap maggiori che l’industria europea ha nei confronti della concorrenza internazionale. E non ha detto nulla sulla riforma del mercato elettrico, approvata da pochi mesi, che evidentemente non considera sufficiente.


‘Abbiamo l’opportunità – ha detto l’ex premier italiano – di abbassare i prezzi dell’energia. Una volta che osserviamo attentamente i nostri mercati energetici, vediamo un mercato che è stato progettato per un periodo in cui il gas naturale e i combustibili fossili erano la componente più importante del mix energetico. Ora non è più così: il gas naturale nel 2019, 2020, 2022, nonostante rappresenti circa il 20% del mix energetico, ha fissato il prezzo il 60% delle volte. E’ un mercato che, grazie a contratti a lungo termine, ma anche ad altre cose, è davvero dominato, credo, da interessi acquisiti. È un mercato che è anche gravato da controlli finanziari. Ed è un mercato che è diventato una mucca da mungere per far soldi per i bilanci nazionali degli Stati membri’. Nell’Ue, ‘la tassazione dell’energia è una delle più alte al mondo, se non la più alta’. Quindi, ha concluso Draghi, ‘tutto questo si traduce nel fatto che non siamo in grado di trasferire i benefici dell’energia meno costosa prodotta dalle fonti rinnovabili ai nostri consumatori, sia alle famiglie che all’industria. Perciò, dobbiamo avere un piano per raggiungere questo obiettivo: in primo luogo disaccoppiare il prezzo dell’energia derivante dai combustibili fossili da quello delle fonti di energia pulita, in modo che gli utenti finali vedano i benefici della decarbonizzazione nelle loro bollette’. Piuttosto dura anche la critica di Draghi agli ostacoli normativi che l’Ue, a suo dire, pone alle tecnologie digitali avanzate, l’innovazione e l’Intelligenza artificiale. ‘Abbiamo proclamato che l’innovazione era al centro della nostra azione, e poi abbiamo fatto tutto il possibile per mantenerla a un livello basso’, ha osservato. Su questo, ha continuato, ‘c’è un punto del rapporto che è davvero significativo: è nel capitolo sulla digitalizzazione e le tecnologie avanzate’. Qui l’ex premier ha cominciato a leggere alcuni paragrafi del proprio rapporto (dalla pagina 22 della prima parte): ‘Le barriere normative limitano la crescita in diversi modi. In primo luogo, procedure complesse e costose nei sistemi nazionali frammentati scoraggiano gli inventori dal presentare diritti di proprietà intellettuale, impedendo alle giovani aziende di sfruttare il mercato unico. In secondo luogo – ha proseguito Draghi -, la posizione normativa dell’Ue nei confronti delle aziende tecnologiche ostacola l’innovazione: l’Ue ha ora circa 100 leggi incentrate sulla tecnologia e oltre 270 regolatori attivi nelle reti digitali in tutti gli Stati membri. Molte leggi dell’Ue adottano un approccio precauzionale, dettando specifiche pratiche commerciali ‘ex ante’ per evitare potenziali rischi ‘ex post’. Ad esempio, l’AI Act impone requisiti normativi aggiuntivi sui modelli di Intelligenza artificiale per uso generale che superano una soglia predefinita di potenza di calcolo, una soglia – si puntualizza nel rapporto – che alcuni modelli all’avanguardia superano già’. ‘In terzo luogo – ha aggiunto l’ex presidente della Bce, citando sempre il proprio rapporto -, le aziende digitali sono scoraggiate dal fare affari in tutta l’Ue tramite filiali, poiché devono affrontare requisiti eterogenei, una proliferazione di agenzie di regolamentazione e la ‘gold plating’ (ovvero un’applicazione che va oltre i requisiti minimi richiesti, ndr) della legislazione Ue da parte delle autorità nazionali. In quarto luogo, le limitazioni all’archiviazione e all’elaborazione dei dati creano elevati costi di conformità’. Fine della citazione. Ma Draghi non si è fermato qui. ‘Si stima – ha sottolineato – che il regolamento Ue sulla protezione dei dati abbia ridotto i profitti delle piccole aziende tecnologiche di oltre il 15%. Ecco un problema generale: tutte queste normative che richiedono la conformità, per essere rispettate hanno bisogno di persone; ma queste aziende sono piccole aziende, hanno spesso solo due o tre persone. Quello che ho davvero capito da alcuni di loro, che ora lavorano negli Stati Uniti, che hanno lasciato l’Europa, è che non possono permettersi di assumere persone semplicemente per rispettare questa legislazione’. Secondo Draghi, quindi, ‘la conclusione è che gran parte di questa legislazione si applica alle grandissime aziende, a cinque o sei grandi aziende statunitensi, e in realtà noi stiamo uccidendo le nostre piccole aziende. Non abbiamo grandi aziende come negli Stati Uniti, le nostre sono tutte piccole aziende, quindi con questa legislazione che ci siamo dati siamo in realtà autodistruttivi, stiamo uccidendo le nostre aziende’, ha insistito. L’ex premier italiano ha risposto successivamente ad alcune domande sulle politiche climatiche dell’Ue. Dopo aver riconosciuto che il sistema europeo di scambio dei permessi di emissioni (Ets) è stata ‘una misura importante per ridurre le emissioni, una misura efficace’, Draghi ha osservato: ‘La cosa da tenere a mente sul clima, ancora una volta, è assicurarsi che tutte le politiche siano allineate, quindi che le politiche climatiche siano allineate con le politiche industriali, e che queste siano allineate con le politiche commerciali e così via. Per fare un esempio, abbiamo chiesto ai produttori di automobili veicoli a zero emissioni entro il 2035’. ‘Ma allo stesso tempo – ha obiettato l’ex presidente della Bce -, non abbiamo chiesto a tutti i fornitori di energia, ai fornitori di elettricità, un obbligo simile di fornire energia e di costruire i punti di rifornimento elettrico con lo stesso ritmo. Beh, questo è un grave disallineamento, perché quello che succede ora è che se guardiamo al 2035 e ci chiediamo quante colonnine per la fornitura di elettricità ai veicoli elettrici dovranno essere prodotte affinché tale obiettivo venga raggiunto nel 2035, otteniamo – ha concluso Draghi – un numero molto, molto considerevole’.

In Liguria crescono quotazioni Rixi, ma leader non sbloccano stallo

In Liguria crescono quotazioni Rixi, ma leader non sbloccano stalloRoma, 9 set. (askanews) – Manovra come portata principale del pranzo, ma non soltanto. Nel vertice di maggioranza che si è tenuto a palazzo Chigi, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi hanno affrontato anche altre due nodi rimasti in sospeso nell’incontro di venerdì scorso: quello della candidatura a presidente della Liguria e quello del rinnovo del cda Rai. Neanche questo summit, tuttavia, è risultato decisivo.


Per il dopo Toti i nomi in campo sono sempre gli stessi: Edoardo Rixi, Ilaria Cavo e Pietro Piciocchi. Non si tratta soltanto di capire quale possa essere il nome più gradito all’elettorato (nell’incontro precedente si era deciso di effettuare dei sondaggi) ma anche chi si debba ‘intestare’ la candidatura. Il nome di Rixi potrebbe anche mettere tutti d’accordo ma la Lega vorrebbe che venisse considerato in quota coalizione e non del Carroccio. E questo, per poter continuare ad avanzare delle richieste nel momento in cui – l’anno prossimo – toccherà decidere il candidato per il Veneto su cui, da tempo ormai, si sono fatte forti le rivendicazioni di Fratelli d’Italia. Non a caso, lo stesso viceministro delle Infrastrutture nelle scorse ore aveva spiegato di poter essere disponibile a giocare la partita se a chiederglielo dovesse essere Giorgia Meloni (e non dunque il suo leader Salvini). Stallo – e probabile rinvio a fine mese – anche per il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai. Mercoledì si riuniranno sia la capigruppo della Camera che quella del Senato e appare ormai improbabile che possano decidere di confermare per il 12 settembre il voto dei componenti di nomina parlamentare (due per ogni ramo del Parlamento).


Il vero problema è quello di ottenere i due terzi dei voti necessari in Vigilanza per il presidente: il nome in campo è quello di Simona Agnes, sponsorizzata da Forza Italia. Per questo, viene riferito, gli alleati avrebbero proposto agli azzurri (decisamente riluttanti) di cercare un nome di garanzia su cui imbastire una trattativa con Pd e M5s. Una interlocuzione che però i dem negano. “Smentiamo nel modo più categorico che il Partito democratico stia trattando con la presidente del Consiglio la nomina del presidente o della presidente della Rai. Lo abbiamo dichiarato in tutte le salse”, fa sapere Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria del Pd.

Aborto, Gribaudo (Pd): Cirio paga cambiale a Fdi, apre stanza vergogna

Aborto, Gribaudo (Pd): Cirio paga cambiale a Fdi, apre stanza vergognaRoma, 9 set. (askanews) – “Con l’apertura della prima cosiddetta ‘Stanza dell’ascolto’ il presidente Cirio ha gettato la maschera e ha pagato la sua cambiale ideologica a Fratelli d’Italia. Una sconfitta per la Regione Piemonte e un’umiliazione per le donne piemontesi che vedono ancora la peggior destra usare il loro corpo ai propri scopi ideologici e politici”. Così la vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo.


“La giornata di oggi già funestata da questa triste inaugurazione è stata accompagnata dalle orrendi parole dell’assessore Marrone che ha accusato le femministe di ‘blaterare’. Un linguaggio odioso e offensivo di una storia molto più lunga e dignitosa di quella dell’assessore. Anche di questo dovrà rispondere il presidente Cirio”, conclude.

Manovra, maggioranza: sarà seria con stop a bonus. PSB entro il 20

Manovra, maggioranza: sarà seria con stop a bonus. PSB entro il 20Roma, 9 set. (askanews) – Una manovra che sarà “nel solco di una politica di bilancio seria ed equilibrata” che porrà fine alla stagione dei bonus e che partirà con la presentazione del Piano strutturale di medio termine confermata entro il termine fissato per il 20 settembre.


E’ quanto riferito in una nota dei leader del centrodestra diffusa al termine dell’incontro che si è tenuto a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Appuntamento che si punta a far diventare di routine, almeno ogni due settimane fino alla chiusura della legge di bilancio, per coordinare a livello politico l’iter della manovra. Nel corso della riunione Giorgetti ha illustrato ai leader del centrodestra “la situazione dei conti pubblici ad oggi” in attesa dei dati sui conti nazionali che arriveranno tra due settimane e sui risultati del concordato preventivo biennale. Il Ministro dell’economia ha anche illustrato le nuove procedure di bilancio che scatteranno quest’anno alla luce del nuovo Patto europeo.


Nel comunicato ufficiale diffuso al termine del vertice si ribadisce l’intenzione di “confermare quanto di buono è stato fatto e verificare cosa di nuovo può essere attuato” in ogni caso “concentrando tutte le risorse a disposizione sulle priorità già indicate (famiglie, imprese, giovani e natalità)mettendo definitivamente la parola fine alla stagione dei bonus che hanno dimostrato non produrre alcun risultato”. Tra le ipotesi di intervento cui il governo non intende rinunciare in primis il taglio del cuneo contributivo (dal costo di 10,7 miliardi) e poi un intervento a sostegno dei redditi medi, riducendo dal 35% al 33% la seconda aliquota Irpef. Il costo dell’operazione si aggira attorno a 2,2 miliardi.


“Vogliamo lavorare sulle aliquote Irpef, passando dal 35 al 33% fino a 60.000 euro di reddito – ha riferito stamattina il vicepremier Antonio Tajani – alzando dunque il tetto minimo di chi trae beneficio. Riteniamo necessaria una zona ‘zero tasse’ fino ai 12.000 euro”. Sembra tramontata la possibilità di un intervento sulle pensioni anticipate come quota 41 mentre lo stesso Tajani insiste “sempre trovando le coperture” su “un ulteriore intervento sulle pensioni minime”. Il governo sarebbe orientato anche a reperire fondi, si punta ad almeno due miliardi, per aumentare le risorse del fondo per il servizio sanitario nazionale.


Sul fronte delle coperture oltre alla fine dei bonus certificata dal governo sono in arrivo una rimodulazione dell’assegno unico che probabilmente sarà ridotto per i redditi più alti a vantaggio di interventi a sostegno delle fasce più deboli e l’attesa revisione delle detrazioni fiscali. Resta in piedi anche l’ipotesi di una rivalutazione solo parziale degli assegni pensionistici più alti. Per alleggerire il conto 2025, nel caso emergesse dello spazio di bilancio quest’anno, si potrebbe poi replicare l’anticipo di alcune spese come già fatto l’anno scorso. Rinviata a un altro incontro (secondo quanto riferito da più fonti) la questione ‘spinosa’ delle nomine Rai.

M.O., Biden convoca meeting sicurezza su cessate-il-fuoco

M.O., Biden convoca meeting sicurezza su cessate-il-fuocoRoma, 9 set. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dovrebbe convocare in giornata la sua squadra di sicurezza nazionale per discutere gli attuali colloqui sul cessate il fuoco fra Israele e Hamas, dopo che negli ultimi giorni funzionari statunitensi hanno detto a colleghi del Qatar e dell’Egitto che le nuove richieste di Hamas riguardo allo scambio ostaggi-prigionieri va oltre gli accordi precedenti.


I funzionari statunitensi hanno chiesto alle loro controparti di fare pressione su Hamas affinché faccia un passo indietro rispetto alle nuove richieste, che hanno citato come il principale ostacolo alla conclusione di un accordo, più dei disaccordi sul Corridoio di Filadelfia. I funzionari statunitensi hanno inoltre continuato a lavorare per una proposta ponte da presentare a tutte le parti, anche se devono ancora trovare una formula funzionante poiché all’interno della Casa Bianca è cresciuto lo scetticismo sul fatto che entrambe le parti vogliano davvero un accordo.

L’olio Sabina prima Dop tutelata con contrassegno del Poligrafico

L’olio Sabina prima Dop tutelata con contrassegno del PoligraficoMilano, 9 set. (askanews) – Mentre proliferano i casi di contraffazione dell’olio extravergine d’oliva, anche in concomitanza con l’aumento dei prezzi, produttori e consorzi di tutela corrono ai ripari dotandosi di sistemi di controllo, certificazione e tracciabilità. E’ il caso della Dop Olio Sabina che a partire dalla prossima campagna produttiva adotterà il contrassegno di sicurezza dell’Istituto poligraffico e Zecca dello Stato. Di fatto sarà il primo olio a denominazione di origine protetta ad ottenere il contrassegno, seguendo l’esempio dell’olio di Roma Igp.


L’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, il consorzio di tutela della Dop e l’Organismo di certificazione agroqualità hanno, infatti, firmato un accordo per l’adozione della soluzione di sicurezza e tracciabilità del Poligrafico, specificamente progettata per il settore agroalimentare. Il contrassegno presenta una grafica esclusiva e include elementi di sicurezza avanzati, simili a quelli utilizzati per la produzione delle banconote. Ogni contrassegno, che riporta il logo della Dop, è numerato univocamente e dotato di un QR code attraverso il quale, con uno smartphone, è possibile accedere alla piattaforma Ipzs dedicata alla promozione della qualità certificata, tracciabilità e contrasto alla contraffazione, un sistema che nel tutelare l’autenticità del made in Italy protegge il consumatore dalle frodi. “Il contrassegno scelto dall’Olio Sabina Dop rappresenta un passo significativo verso la trasparenza e la sicurezza per il consumatore, garantendo l’origine e il controllo della qualità del prodotto – ha affermato Francesco Soro, amministratore delegato dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato – Il Poligrafico continua così a svolgere la sua missione di garante della fede pubblica, estendendo il proprio impegno alla tutela della salute dei cittadini, anche nel settore olivicolo, strategicamente importante per la promozione delle eccellenze italiane”. Per Alessandro Donati, presidente del Consorzio Sabina Dop, “questa scelta rappresenta un segnale importante per il nostro territorio e per i consumatori, rafforzando la fiducia verso il nostro prodotto”. “Il contrassegno – ha aggiunto Enrico De Micheli, amministratore delegato di Agroqualità – garantisce al consumatore che il prodotto che acquista sia conforme agli standard Dop. Grazie a questa innovazione, stiamo portando avanti uno strumento di informazione e protezione del territorio”.