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Fivi: bene Hansen, serve strategia europea per sistema vitivinicolo

Fivi: bene Hansen, serve strategia europea per sistema vitivinicoloMilano, 25 mar. (askanews) – “I Vignaioli indipendenti italiani, insieme ai colleghi europei, ripongono molta fiducia nel Commissario Hansen, che fin dal primo momento ha dimostrato di conoscere bene il settore agricolo e di rispettare l’importanza del sistema vitivinicolo europeo. Le parole che ha usato oggi a Roma lo dimostrano e vanno nella direzione giusta: un plauso particolare per l’obiettivo di semplificazione burocratica e per l’attenzione ai giovani agricoltori, oltre che per aver focalizzato l’attenzione sul vino e sulle richieste fatte dal Gruppo di alto livello. All’Unione Europea chiediamo di mettere in campo una vera e propria strategia per il nostro settore, che guardi al futuro e non si limiti al piccolo cabotaggio: ‘climate change’, guerre commerciali, rigidità del mercato interno sono sfide che vanno comprese e affrontate su un orizzonte di tempo lungo, perché lunghi sono i tempi della viticoltura, soprattutto quella di qualità, che valorizza e tutela i territori, cura i paesaggi rurali, rafforza le economie locali. Ed è proprio quella che oggi, ancora di più, va tutelata e promossa”. Interviene così la presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), Rita Babini, alla conclusione della conferenza “L’agricoltura è” organizzata a Roma dal Masaf in occasione della visita del Commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen.


Per fortunata coincidenza, proprio ieri al Museo del vino e delle scienze agroalimentari di Castiglione in Teverina (Viterbo) si è svolta l’assemblea della Confederazione europea dei vignaioli indipendenti (Cevi) che riunisce le rappresentanze nazionali dei vignaioli di Francia, Italia, Portogallo,Grecia, Lussemburgo, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Svizzera. La presidente uscente, Matilde Poggi, ha lasciato il posto al collega francese Samuel Masse. Nel board sono stati eletti come vicepresidenti Ludovico Maria Botti, vignaiolo nel Lazio e consigliere nazionale Fivi, Josef Valihrach (Repubblica Ceca), Mateja Škrl Kocijancic (Slovenia), mentre Ivo Varbanov (Bulgaria) è stato nominato Segretario generale e Guy Krier (Lussemburgo) ha preso l’incarico di Tesoriere. “Sono estremamente orgoglioso di ricoprire questo ruolo – ha commentato Botti – il mio impegno sarà rivolto a creare sinergie ancora più solide tra i Vignaioli a livello europeo, perché oggi più che mai c’è bisogno di unità e coesione per costruire insieme il futuro del vino italiano ed europeo”.


Foto di Michele Purin

”Vinifera”: la comunità resiliente del vino e dei cibi alpini

”Vinifera”: la comunità resiliente del vino e dei cibi alpiniMilano, 25 mar. (askanews) – Si è chiusa a TrentoExpo la sesta edizione di ‘Vinifera’, fiera-mercato dedicata alle produzioni degli artigiani alpini, primi tra tutti i viticoltori. Centoventi i vignaioli provenienti da tutte le regioni alpine e transalpine italiane ma anche francesi, svizzere, austriache e slovene, a cui si è aggiunta quest’anno un’interessante selezione di produttori delle isole minori del Mediterraneo (Capraia, Ischia, Isola del Giglio, Ustica, Salina, e via dicendo) e diversi produttori di sidro, oltre che di birrifici agricoli sempre d’identità alpina.


‘Qui favoriamo l’incontro e il confronto diretto tra chi produce e chi consuma, che ha il diritto di sapere e il dovere di informarsi da chi, dove e come sono stati prodotti gli alimenti che sta acquistando’ afferma Manuela Barrasso, presidente dell’Associazione Centrifuga di Rovereto che organizza l’evento. Nata nel 2017 come strumento di ricerca, supporto e valorizzazione dello sviluppo sociale e culturale del territorio, Centrifuga è un’associazione di promozione sociale che si occupa in particolare di produzione sostenibile in campo agricolo e consumo responsabile. ‘Noi facciamo una selezione in base a tre criteri fondamentali: il perimetro geografico alpino, la dimensione piccola di tipo familiare la modalità produttiva sostenibile per tutti, fattori in qualche modo ‘validati’ dal controllo incrociato degli altri produttori. Quindi la nostra forza è una selezione coerente, che ha delle eccezioni, come ad esempio Foradori che ha 28 ettari ma lavora in stretto regime biodinamico, o come un territorio come la Slovenia che tecnicamente non rientra nella Suddivisione orografica internazionale unificata del sistema alpino (Soiusa), però completa una dinamica di confine che è molto interessante” spiega ad askanews Stefano Cimadon del direttivo dell’associazione, chiarendo che ‘questi criteri non ci mettono al riparo dal fatto che possano esserci dei vini ‘imperfetti’, questo per la scelta politica di dare visibilità e speranza anche a chi ancora non ha imparato a fare il vino e qui può confrontarsi con realtà simili, scoprendo magari che si possono fare scelte tecniche diverse. Per fare un esempio due cantine liguri provenienti dalla stessa area vitivinicola non avevano mai assaggiato le loro rispettive interpretazioni di Lumassina (vino che si produce nel Ponente ligure dall’omonimo vitigno autoctono, ndr): sono queste occasioni di scambio l’asset principale di ‘Vinifera’, oltre a quella di dare visibilità e un punto di partenza a produttori altrimenti senza palcoscenico’.


E allora eccoli qui, uno a fianco all’altro, vignaioli piccoli e piccolissimi, lupi di terra di vecchio corso e giovani di belle speranze, che hanno iniziato da poco con budget ed esperienza minimi, colmati da grande entusiasmo che talvolta si traduce in un bel vino e in altre in una presunzione acetica spacciata per naturale o in un tentativo tanto onesto quanto ossidato. Ma è un’umanità bella, non solo perché varia ma perché vera, costruita sulla curiosità e sulla fatica di una viticultura spesso eroica, tra il recupero di vigne centenarie e vitigni quasi scomparsi. Vigneron resilienti, baluardo contro lo spopolamento, pazienti come la terra impone. Nani al confronto delle aziende protagoniste del vino italiano, come Laste Rosse di Novella (Trento) che dal suo unico ettaro tira fuori 3.500 bottiglie, o come Nicola Dall’Agnol di Fastro di Arsiè (Belluno) che di ettari ne ha uno e mezzo ma di bottiglie ne fa appena 2.000. Sono quelli come loro, il 90% dei presenti, l’anima di questa manifestazione dove ‘piccolo è bello’ un po’ a prescindere, perché qui l’umanità e l’impegno contano per fortuna più dei punteggi, e pazienza se si non si trova sempre una qualità cristallina. Rispetto ad altre fiere, serve avere voglia di assaggiare perché tra naturali per forza, filosofi dei piwi e orange wine dipendenti, c’è un mondo di mezzo che offre chicche preziose, fuori dai radicalismi e dalle mode. Come, solo per citarne alcuni, il ‘Torrette Supérieur Domus Nostra 2023′ della valdostata Mai Domi, l”Arlevo Chardonnay dei Vigneti delle Dolomiti 2021’ di Eredi Cobelli Aldo o la ‘Nosiola Belle 2022′: un modernissimo e delizioso frizzante sui lieviti di Francesco Poli. Poi l”El Kerner 2022’ di Maso Caliari, o l’inedito e quindi finalmente inaspettato ‘Gewurztraminer Mitterberg 2022’ di In Der Eben. Ma anche il notevolissimo piwi in anfora ‘Amber 2023’ della Cantina bergamasca Pietramatta, fino ad ‘Ambra’ il prezioso Salina Bianco del non più ragazzo Salvatore d’Amico, o il ‘Kalimera’, deliziosa Biancolella in purezza dell’ischitana Cenatiempo. Tralasciando la realtà più conosciuta, Foradori, che con i suoi 28 ettari qui fa la parte del colosso, ma rimanendo sul terreno della biodinamica, va citato Gino Pedrotti, la cui Nosiola in particolare, dovrebbe essere un caso di scuola per quanto riguarda i macerati. Gli acini li fa logorare a contatto con le bucce in vasche Inox per circa 35 giorni, per poi affinare il vino per dieci mesi in acciaio e altri due in bottiglia. Il vino ha 12 gradi e un 1 g/lt di zucchero, ma sopratutto una trasparenza tale da riflettere tutta la pulizia, l’eleganza, l’equilibrio e la luce di quello che è il vitigno bianco più antico e tra i più preziosi del Trentino. Eccezionale anche in versione Trentino Vino Santo Doc, rivela tutta la capacità del vigneron che dà complessità senza coprire l’identità dell’uva e del territorio dove cresce. Anche il pubblico qui a Trento è diverso a quello che solitamente si incontra a questo tipo di appuntamenti. Un mondo rigorosamente under 40 (con una consistente fascia 25-35), attento, curioso e rispettoso, che ribalta l’assunto secondo cui ai giovani il vino non interessa. Come avviene qui il miracolo del sold-out? Grazie alla disponibilità al racconto e alla scarsa prosopopea da parte dei produttori, oltre alla grande accessibilità dei vini, dato che la maggioranza delle bottiglie è in vendita sotto i 15 euro.


Che differenze ci sono con manifestazione tipo la ‘Slow Wine Fair’ e il ‘Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti’ della Fivi? ‘Sono realtà da cui noi prendiamo spunto, sono entrambe dei riferimenti” prosegue Cimadon parlando con askanews, evidenziando che ‘dalla nostra abbiamo il vantaggio di avere molta più libertà nella scelte. Qui siamo tutti volontari – continua – e questo ha un impatto importante sulla manifestazione: ci permette di tenere bassi i costi facendo sì che sia accessibile a tutti i produttori. Inoltre, la cosa bella è che il rapporto con i produttori è molto buono, c’è fiducia reciproca, sanno che nessuno di noi guadagna da ‘Vinifera’ e che nessuno lavora in questo settore e quindi non esistono nemmeno conflitti di interesse. Tutto questo – chiosa – si traduce nel fatto che tutti vogliono tornare l’edizione successiva e che abbiamo sempre più richieste da parte di nuove aziende’. Oggi ‘Vinifera’ è l’evento dedicato al vino più grande e importante del Trentino, una regione che ha una lunga tradizione di viticultura e Cantine sociali e private di rilievo nazionale. ‘E’ bellissimo ma è anche una pressione non gradita: fai fatica a non avere gli occhi di tutti addosso’ risponde con grande sincerità Cimadon, spiegando che se è facile escludere giganti da milioni di bottiglie, lo è meno con le realtà locali: per poter avere anche quelli del resto dell’arco alpino, qui ce ne erano solo 25, mentre avremmo potuti averne una sessantina’.


Non solo vino. Importante lo spazio che quest’anno è stato dedicato a chi coltiva la terra e al cibo, dai mieli ai formaggi, fino ai grani antichi e allo scambio di semi (in sinergia con Coltivare Condividendo e con Rete Semi Rurali), tra dedizione, rispetto e qualità sopraffina. Punti di partenza anche per progetti come la rete ‘Tempi di recupero’, una associazione che interviene sui temi dell’utilizzo integrale delle materie prime e la valorizzazione del recupero gastronomico. Un network di agricoltori, artigiani, cuochi, gelatieri, bartender, imprenditori che promuove ‘una visione consapevole del mondo, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo socio-economico del cibo buono e sostenibile, supportando le persone, i luoghi e le economie più fragili’. Tra loro i giovani e bravissimi Martina Francesconi (gelateria ‘Gelatina’ a Genova), Enrico Ponza (con Fabio Ferrua ‘Antagonisti Gipsy Brewer’ a Melle) e lo chef (già stellato) Juri Chiotti (baita-ristorante Reis a Valmala). (Alessandro Pestalozza)

Vino, Oss. Uiv-Vinitaly: +60% la produzione dealcolati nel 2025

Vino, Oss. Uiv-Vinitaly: +60% la produzione dealcolati nel 2025Milano, 25 mar. (askanews) – La produzione dei vini dealcolati italiani salirà quest’anno di circa il 60% rispetto al 2024, con una quota maggioritaria per i zero alcol (83%) e gli spumanti. È il risultato del sondaggio del nuovo Osservatorio dealcolati di Uiv-Vinitaly relativo al panel sui principali produttori italiani del segmento. “La nicchia produttiva è nella sua fase embrionale ma già si registra l’effetto positivo generato dal decreto di dicembre che disciplina le disposizioni nazionali sulla produzione della categoria” ha commentato il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, aggiungendo che “prova ne sia che oltre all’aumento dell’offerta la gran parte delle imprese esprime l’intenzione di trasferire la produzione in Italia”.


Al Vinitaly, a fare il punto sul mercato potenziale sia in chiave prodotto che tecnologico, i due convegni organizzati da Uiv in collaborazione con Vinitaly, dedicati a “Zero alcol e le attese del mercato” (martedì 8 aprile alle 10.30, Sala Puccini – Centro Congressi Arena) e “Tecnologia 0.0: produzione e innovazione a confronto” (mercoledì 9 aprile alle 10.30, Sala Bellini – Centro Congressi Arena). Il primo appuntamento presenta una verticale sul mercato dei “NoLo” dalla vendita al consumo, a partire dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly fino agli “insight” dei player degli importatori, della distribuzione e dell’Horeca. Il focus dedicato alla tecnologia vedrà invece protagonisti, in una tavola rotonda, i principali produttori “NoLo” made in Italy e i fornitori di impianti e prodotti per l’enologia zero. Tra i principali mercati obiettivo dichiarati dalle imprese, Nord America, Germania, Paesi Nordici ed Est Europa.

Vino, Gianni Tessari nuovo presidente del Consorzio Lessini Durello

Vino, Gianni Tessari nuovo presidente del Consorzio Lessini DurelloMilano, 25 mar. (askanews) – Gianni Tessari, veronese, fondatore dell’omonima Cantina di Roncà, è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello. Succede alla produttrice vicentina Diletta Tonello, che per tre anni ha presieduto l’ente consortile. Tessari sarà affiancato dai vicepresidenti Silvano Nicolato dell’azienda Vitevis e da Giulia Franchetto dell’omonima Cantina. La decisione è stata presa all’unanimità nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione, tra i primi in Italia per la presenza di produttrici, tenutosi il 24 marzo.


Gianni Tessari, la cui azienda produce sia Soave che Lessini Durello, è uno spumantista di lungo corso e per i prossimi tre anni si troverà a presiedere il Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello, con aziende distribuite tra la provincia veronese e quella vicentina. Con la sua nomina il Consorzio tiene fede al principio dell’alternanza secondo cui, di presidente in presidente, Verona e Vicenza vengono parimenti rappresentate. “Quella del Lessini Durello è una Denominazione che da sempre porto nel cuore e sono onorato di poter rappresentare questa eccellente nicchia produttiva in un momento in cui il mondo sta guardando con interesse crescente a questa tipologia di vino” ha dichiarato Tessari, aggiungendo che “la nostra Denominazione ha moltissimo da raccontare sia per quanto riguarda la sua suggestiva zona di produzione, sia per quanto concerne le sue incredibili declinazioni produttive. Sarà un onore – ha concluso – lavorare assieme alle produttrici e ai produttori di questo comprensorio spumantistico per proseguire assieme lungo la via del costante miglioramento qualitativo. Proprio di questo ci ritroveremo a parlare a Vinitaly”.


Una nomina, dunque, che si pone sulla scia della continuità rispetto a quanto fino ad ora realizzato. “Sono orgogliosa che il Cda abbia fatto questa scelta – ha detto la presidente uscente Tonello – perché riconosco indubbie capacità e competenze a Gianni Tessari e perché sono certa che con lui la Denominazione potrà crescere ancora sul fronte della qualità e del prestigio”. Tante le sfide che il nuovo Presidente si troverà di fronte, quella di rendere effettive le modifiche al Disciplinare di produzione che entro l’anno porteranno ad un chiarimento a beneficio del consumatore, a partire dall’etichetta: la dicitura Monti Lessini sarà riferita unicamente al Metodo Classico, mentre con Lessini Durello si farà riferimento al solo metodo Charmat.

A Vinitaly lo stand del Serprino, autoctono frizzante dei Colli Euganei

A Vinitaly lo stand del Serprino, autoctono frizzante dei Colli EuganeiMilano, 25 mar. (askanews) – Vulcanico, identitario, vivace: il Serprino dei Colli Euganei sarà il protagonista di un nuovissimo stand in occasione della 57esima edizione di Vinitaly (Verona, 6-9 aprile). Il Consorzio dei Colli Euganei punta, infatti, sempre di più sull’unico vino autoctono a Doc del Veneto specializzato nella tipologia frizzante. Il pubblico avrà così l’occasione di assaporare oltre 40 etichette di questo prodotto che sa essere trasversale a tutte le fasce di consumatori e occasioni di consumo.


Proprio per far conoscere la versatilità del Serprino, il Consorzio organizzerà presso lo stand di Vinitaly (Padiglione 5 – Stand E7), da domenica a martedì, due momenti giornalieri di degustazione dal carattere informale e autentico, che rispecchiano la tradizione culinaria quotidiana veneta. Così “Serprino & Tramezzino” (dalle 12.30 alle 14.30) abbinerà tramezzini d’autore alle versioni frizzante e spumante del Serprino, mentre “La Merenda dei Colli” (dalle 16.30 alle 18) vedrà la tipica sopressa veneta in abbinamento al Serprino sui lieviti, tipologia da poco prevista dal Disciplinare. Le modifiche al Disciplinare saranno illustrate domenica 6 aprile alle 15.30, nell’ambito della masterclass “I vulcanici veneti” organizzata dalla Regione Veneto (Pad. 4 – D4/E4), dall’enologo del Consorzio, Daniele Stenico, e dal giornalista Angelo Peretti, con la degustazione delle prime bottiglie sperimentali di Serprino sui lieviti. Nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile, invece, la biodiversità dei Colli Euganei sarà presentata nello stand del Consorzio dei Colli Euganei attraverso i gin prodotti con le varietà botaniche del territorio, e in particolare il Gin Fiore, un gin padovano a base di Fior d’Arancio dei Colli Euganei. Il Serprino sarà inoltre al centro anche di due rilassati appuntamenti “fuori Vinitaly” a Padova e Verona. Sabato 5 aprile, vigilia di Vinitaly, il format Serprino & Tramezzino sarà proposto da alcuni locali del centro storico di Padova. Invece, la sera di martedì 8 aprile il Serprino dei Colli Euganei sarà protagonista di “God Save the Wine”, appuntamento in programma all’Hotel Due Torri, adiacente alla basilica di Sant’Anastasia, nel centro storico di Verona.

Consorzio Morellino Scansano: assemblea approva menzione “Superiore”

Consorzio Morellino Scansano: assemblea approva menzione “Superiore”Milano, 24 mar. (askanews) – Il Consorzio Morellino di Scansano annuncia l’approvazione delle modifiche al Disciplinare di produzione, introducendo significative novità per la Denominazione. La più rilevante è l’inserimento della menzione “Superiore”, che identifica così una nuova tipologia all’interno della proposta del Morellino di Scansano Docg. La nuova menzione prevede una resa massima ridotta rispetto alla versione annata e richiede che i vini siano ottenuti da uve Sangiovese per almeno l’85%, con la possibilità di utilizzare altri vitigni a bacca nera, non aromatici, fino ad un massimo del 15%. Inoltre, l’immissione al consumo per questa categoria sarà consentita solo a partire dal 1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia, favorendo una maggiore maturazione e complessità del vino. Il “Superiore” si presenterà così di colore rosso rubino tendente al granato; all’olfatto sarà profumato, etereo, intenso e fine, mentre al palato risulterà asciutto, caldo e leggermente tannico. Il titolo alcolometrico minimo sarà di 13% vol.


“L’introduzione della menzione “Superiore” segna il raggiungimento di un altro traguardo importante per la valorizzazione della nostra Denominazione, sinonimo di una sempre maggiore selezione, cura e rispetto nella produzione vitivinicola dei nostri soci” ha dichiarato Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano, aggiungendo che “questo lavoro si inserisce nel progetto di rafforzamento dell’immagine e del prestigio del Morellino di Scansano, sia a livello nazionale che internazionale: vogliamo continuare ad alzare l’asticella qualitativa del nostro Sangiovese della costa, garantendo ai consumatori vini sempre più identitari e capaci di esprimere al meglio le potenzialità di questo territorio, offrendo una garanzia ancora più chiara di qualità, autenticità e identità”. Oltre alla nuova menzione “Superiore”, il Disciplinare è stato aggiornato con altre importanti modifiche, tra cui l’aumento della percentuale minima di Sangiovese al 90% per la tipologia “Riserva”, la riduzione della resa per ettaro per le menzioni “Superiore” e “Riserva” e un incremento del titolo alcolometrico minimo per quest’ultima tipologia. Le modifiche sono ora in attesa di approvazione presso gli organi competenti, “confermando l’impegno del Consorzio nel promuovere una produzione sempre più attenta alla qualità e alla valorizzazione del suo vino, rafforzandone il posizionamento tra le grandi Denominazioni italiane”.


Il prossimo appuntamento per scoprire i vini del Consorzio Morellino di Scansano è Vinitaly, a Verona dal 6 al 9 aprile 2025, alla Hall 9 Stand B17.

Dazi, Consorzio Vino Nobile al governo: serve intervento tempestivo

Dazi, Consorzio Vino Nobile al governo: serve intervento tempestivoMilano, 24 mar. (askanews) – Una lettera aperta indirizzata ai ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Antonio Tajani (Esteri) e Adolfo Urso (Made in Italy) per chiedere attenzione e sostegno per le imprese vitivinicole del territorio sulla questione dei dazi minacciati dal Governo Trump che potrebbero incidere fino al 200% del prezzo del vino, stando alle ultime notizie. È in sintesi il contenuto della missiva partita venerdì 21 marzo a firma del presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi.


“Questo dazio potrebbe avere un impatto devastante sul settore vinicolo italiano e sulla nostra Denominazione che è una delle più storiche in Italia e che a oggi, su una totalità di circa 10 milioni di bottiglie annue, ne esporta sul mercato Usa il 35%” si legge nella missiva che continua sottolineando che “l’introduzione di questa misura metterebbe in seria difficoltà i nostri produttori che da anni investono in promozione proprio in questo mercato”. “Alla luce di queste riflessioni si chiede un intervento tempestivo e deciso da parte delle istituzioni italiane ed europee per scongiurare l’applicazione di tali misure” prosegue la lettera, evidenziando che “è necessario avviare un dialogo costruttivo con le controparti americane per tutelare il nostro settore che rappresenta non solo un’eccellenza del made in Italy ma anche una componente essenziale della nostra economia”.


Tra le proposte del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano anche quella di accelerare la ratifica di accordo di libero scambio attraverso il Mercosur, al momento bloccato, e di eventuali altri accordi internazionali, oltre anche alla necessità di semplificare l’utilizzo di fondi Ocm “oramai ingessati dal forte peso burocratico richiesto”.

Vino, nella Gdo nel 2024 -1,3% vendite a volume e +2,2% a valore

Vino, nella Gdo nel 2024 -1,3% vendite a volume e +2,2% a valoreMilano, 24 mar. (askanews) – Sono 753 milioni i litri di vino e spumante venduti nel 2024 nella Gdo che resta il canale di vendita più importante per il settore e offre una fotografia chiara delle preferenze degli italiani in fatto di vini. L’Istituto di Ricerca Circana ha reso disponibili in anteprima alcuni dati dello studio “Circana per Vinitaly” che, come da tradizione, verrà presentato nella sua interezza nel corso della tavola rotonda “Vino e Gdo: Innovazione, Mercati e Opportunità”, in programma a Vinitaly lunedì 7 aprile. In questa occasione, oltre a fare il punto sull’andamento del settore vinicolo in grande distribuzione nel 2024, mettendo a confronto produttori e distributori, verranno presentati i dati dei primi mesi dell’anno, per approfondire i primi segnali che vengono dai mercati e che potrebbero condizionare il 2025.


Gli ultimi anni sono stati di grande sofferenza per il mercato del vino nella Gdo, a causa degli effetti a lungo termine degli aumenti dei costi di produzione e dei loro riflessi sugli scaffali. Tuttavia, a partire dal 2023, l’andamento del mercato del vino, pur mantenendo il segno meno, ha cominciato a dare segni di miglioramento e nel 2025 potrebbe proseguire nella stessa direzione, grazie in parte al raffreddamento dei prezzi, da non intendere come riduzione, e al conseguente scenario di maggiore stabilità. Il tutto, al netto dei dazi minacciati dall’amministrazione Trump. Secondo Circana, il settore chiude il 2024 con un -1,3% a volume sull’anno precedente (fatta eccezione per lo spumante che sembra aver intrapreso un percorso diverso), in parte compensato da un +2,2% a valore. Performance positiva per i vini in bottiglia a Denominazione d’origine che registrano un +0,7%, confermata anche da altre categorie di vini che nel 2024 hanno registrato buoni risultati, in parte inaspettati.


Nel 2024, crescono significativamente a volume, rispetto all’anno precedente, il siciliano Inzolia, con il +12,9%, il Primitivo di Puglia (+11,8%), quasi al pari del Vermentino (Sardegna, Toscana, Liguria) con il +11,7%, seguito dalla friulana Ribolla (+11,3%). La classifica dei vini “emergenti”, cioè quelli col maggior tasso di crescita rispetto all’anno precedente, elaborata invece a valore, mostra il Vermentino al primo posto con +13,5%, seguito dal Primitivo di Puglia con il +12,6%, dal trentino Lagrein che cresce dell’11,5% e dal Pinot Nero con il +9,8%. Il costo medio per il vino a Denominazione d’origine in bottiglia (Doc, Docg, Igt) è di 5,57 euro al litro, con un aumento medio del 2% sull’anno precedente, decisamente più contenuto rispetto al dato 2023, che aveva registrato aumenti superiori al 6%. In generale, gli italiani nei supermercati preferiscono i rosati ai bianchi, i bianchi ai rossi e i vini fermi a quelli frizzanti. Al primo posto il Prosecco con quasi 50 mln di litri venduti (+4,7% rispetto all’anno precedente), seguito dal Chianti con oltre 16 mln di litri e dal Lambrusco con oltre 15 mln, che però performano peggio dell’anno scorso (-2,9% e -4%). Da notare le buone performance del Vermentino (Sardegna, Toscana, Liguria), al sesto posto in classifica, che cresce dell’11,7% con oltre 11,6 mln litri venduti, della Ribolla (Friuli-Venezia Giulia), all’ottavo posto con quasi 8 mln e 700mila litri venduti (+11,3%) e del Primitivo di Puglia, all’undicesimo posto con 7,3 mln (+11,8%).


“Il 2024 ha visto migliorare il dato (pur sempre negativo) del vino. La frenata dovuta ai prezzi sembra alle spalle, in uno scenario che però non lascia del tutto spazio all’ottimismo e a previsioni di crescita sostenuta della categoria” ha dichiarato Virgilio Romano, Business Insight Director di Circana, aggiungendo che “nel 2024, le scelte si sono indirizzate verso un minor acquisto e verso brand/tipologie con un prezzo più basso per la salvaguardia del proprio budget di spesa, eppure segnali positivi ci sono e su quelli bisogna continuare a lavorare. Sarà necessario sfruttare questo attuale equilibrio, anche se ancora precario, per fare le scelte intelligenti e lungimiranti e trovare le strategie più efficaci per contrastare una situazione inalterata dal punto di vista dell’offerta e in calo dal punto di vista della domanda, avendo come faro il consumatore”.

Il 29 marzo a Trieste c’è “Teranum e i vini rossi del Carso”

Il 29 marzo a Trieste c’è “Teranum e i vini rossi del Carso”Milano, 23 mar. (askanews) – “Teranum e i vini rossi del Carso” è molto più di una rassegna, è un viaggio attraverso il cuore pulsante di un territorio unico, che si estende da Muggia a Doberdò del Lago, abbracciando il Ciglione e il Carso. Qui, tra pietre e brezze salmastre, nascono i Terrano e i Refosco, rossi autoctoni che raccontano storie di passione e tradizione. Organizzato dall’Associazione dei Viticoltori del Carso, il festival è un inno alla viticoltura, alla tutela dei vitigni autoctoni e alla continua ricerca della qualità. È un’occasione imperdibile per scoprire l’anima più autentica del Carso attraverso i suoi due vini rossi più identitari.


Sabato 29 marzo, alle 14 all’Hotel DoubleTree by Hilton di Trieste si terrà il convegno di apertura dal titolo “Vini rossi del Carso nella dimensione spazio e tempo”. L’incontro prevede anche la degustazione di otto vini, tra Terrano e Refosco, affinati dal tempo, per scoprirne l’evoluzione e l’infinita varietà di sfumature. Dopo i saluti di Matej Skerlj, presidente dell’Associazione dei viticoltori del Carso, interverranno al convegno i giornalisti Jacopo Cossater, Matteo Gallello e Toni Gomiscek e il vicepresidente di AIS FVG, Roberto Filipaz. A seguire, dalle 16 alle 21, l’albergo si trasformerà in un crocevia di storie e sapori, tra racconti di vignaioli e assaggi unici con la presenza di oltre 35 Cantine. Per la prima volta, è prevista anche l’Enoteca ufficiale dell’evento: dopo aver degustato i vini ai banchi d’assaggio, i visitatori potranno acquistare le bottiglie preferite e portarle a casa, per continuare a gustarle in tutta tranquillità. Quest’anno sono inoltre state organizzate tre degustazioni guidate da esperti sommelier alle 17, alle 18 e alle 19, prenotabili il giorno dell’evento direttamente all’ingresso. Infine, come da tradizione consolidata, ci saranno in assaggio i vini di alcuni vignaioli ospiti. Quest’anno tocca a tre produttori della Valtellina, Cantina Riter, Boffalora e AgriLu e ai loro Nebbiolo di montagna. Coltivati su ripidi pendii sostenuti da muretti a secco, questi vini raccontano storie di fatica, dedizione e territorio.


Grazie alla collaborazione con Trieste Trasporti, “Teranum e i vini rossi del Carso” introduce un’importante novità all’insegna della sicurezza e della sostenibilità: saranno infatti messi a disposizione del pubblico 400 biglietti dell’autobus. Grazie alla preziosa e consolidata collaborazione con i talentuosi cuochi di Okusi Krasa – Sapori del Carso, i visitatori avranno l’opportunità di degustare piatti che celebrano l’anima autentica del territorio. Protagonisti assoluti saranno i celebri oli extravergini locali esaltati dagli chef dell’Antico Caffè San Marco, Silene Agriristorante, Salumificio Sfreddo, Manuela Rossi Moving Chef e il Panificio Bukavec. Presenti anche gli artigiani del gusto Bar X, Caffè Vatta, Farma Jakne, Cras Craft Beer, Apicoltori Cebelarstvo Settimi & Ziani, Vidali Az. Agricola Kmetija, Dolomia, Contime Trieste, Knez Spirits e Amaro Del Carso.


Il 28 marzo alle 19.30, l’evento sarà anticipato da una serata dedicata ai vini Terrano e alla tradizione gastronomica del territorio di Sgonico e del Carso, organizzato dall’Associazione Viticoltori del Carso alla Drustvena Gostilna Gabrovec – Trattoria Sociale di Gabrovizza.

Vino, il “Villa di Capezzana” di Tenuta di Capezzana compie 100 anni

Vino, il “Villa di Capezzana” di Tenuta di Capezzana compie 100 anniMilano, 23 mar. (askanews) – Villa di Capezzana, il Carmignano Docg della Tenuta di Capezzana, compie cento anni. Cento annate prodotte dalla storica azienda toscana di proprietà della famiglia Contini Bonacossi dal 1926. “Un traguardo – ha commentato l’Ad di Capezzata, Ettore Fantoni – che ci rende orgogliosi e ci sprona a fare sempre meglio per far conoscere il nostro territorio ed i nostri vini nel mondo”. L’annata 1925 è infatti la prima etichettata da Alessandro Contini Bonacossi e dalla moglie Vittoria al loro arrivo a Capezzana l’anno successivo.


Villa di Capezzana è un vino che racchiude l’anima di questo territorio: Sangiovese e Cabernet Sauvignon, diventato ormai vitigno autoctono nel Carmignano tanto da essere necessario nel blend, si uniscono e si esaltano a vicenda. Le annate storiche di Capezzana sono da sempre conservate nei locali delle antiche cantine, situate sotto alla meravigliosa Villa, e da sempre trattate con estrema cura. Periodicamente, le bottiglie vengono aperte, assaggiate, ricolmate con lo stesso vino e ritappate con nuovi sugheri, per assicurare un affinamento ottimale ed un’eccellente tenuta nel tempo. Capezzana si trova a Nord-Est di Firenze, nell’area di una 12 delle prime Docg italiane: Carmignano. Si tratta di una delle quattro appellazioni più antiche menzionate in letteratura. La prima datazione che si trova risale al Bando del 1716, quando il granduca di Toscana emise il decreto che identificava i confini delle quattro zone del Granducato di Toscana vocate alla produzione del vino, riconoscendo Carmignano come una di queste. Fin da subito, fu chiaro alla famiglia il valore inestimabile del territorio e della sua storia, tanto è vero che si tratta di una delle più antiche aziende vinicole d’Italia, produttrice di vino nel Carmignano da oltre 1.200 anni. Negli anni ’60 Ugo Contini Bonacossi trasforma Capezzana da azienda basata sul modello mezzadrile ad azienda moderna, iniziando ad esportare all’estero grazie all’aiuto dei figli. Oggi, la famiglia Contini Bonacossi, è rappresentata dalla quinta generazione.