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Vino, Astoria prima al mondo a usare nuovo tappo da canna da zucchero

Vino, Astoria prima al mondo a usare nuovo tappo da canna da zuccheroMilano, 5 mar. (askanews) – La Cantina trevigiana Astoria Wines ha siglato un accordo con Vinventions per il primo uso al mondo del nuovo “Nomacorc Pops”, un tappo per spumanti in plastica di origine vegetale ricavata dalla canna da zucchero e con “zero impronta di carbonio”. L’azienda di Paolo e Filippo Polegato, primo vinificatore privato del Conegliano-Valdobbiadene Docg, utilizzerà per la prima volta il nuovo tappo per la bottiglia ufficiale del Giro d’Italia, l’evento ciclistico in programma dal 4 al 26 maggio.


“La caratteristica principale di questo tappo, nato dopo cinque anni di ricerche e test, è di garantire le stesse proprietà meccaniche di un normale tappo in sughero e la conservazione ottimale del gas carbonico disciolto nella bottiglia, ma con una completa neutralità sensoriale e senza rischio del cosiddetto ‘sapore di tappo’” ha spiegato Antonino La Placa, direttore commerciale di Vinventions Italia e Sud Est Europa, sottolineando che “Pops offre il vantaggio competitivo di essere l’unica chiusura per spumanti dotata di impronta carbonica netta neutra e di essere progettata per essere riciclabile”. “Questa partnership segna un passo significativo verso la sostenibilità nel settore vinicolo e siamo estremamente orgogliosi di essere i primi in Italia coinvolti in questo progetto pionieristico” ha aggiunto La Placa, dicendosi certo che “questo contribuirà a ridefinire gli standard di sostenibilità nel settore, offrendo al contempo una soluzione di alta qualità per la conservazione degli spumanti”.

Consorzio Vini Alto Adige sarà a Prowein con stand con 37 Cantine

Consorzio Vini Alto Adige sarà a Prowein con stand con 37 CantineMilano, 5 mar. (askanews) – Il Consorzio Vini Alto Adige torna anche quest’anno a Prowein, la fiera internazionale del vino in programma dal 10 al 12 marzo a Dusseldorf in Germania, dove presenzia dal 1995 ovvero dalla seconda edizione della manifestazione che quest’anno festeggia i trent’anni. Insieme con il Consorzio ci sarà una collettiva di 37 produttori altoatesini, mentre altre aziende del territorio saranno presenti con postazioni proprie in diversi padiglioni.


“Abbiamo aderito alla fiera quando ancora era una scommessa” racconta Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige, spiegando che “nel tempo è diventata una conferma che si ripete ogni anno nel nostro calendario di eventi anche se gli scenari, lo sappiamo, sono in continua evoluzione. La Germania resta il primo mercato di esportazione per i nostri vini ed è quindi importante essere a Dusseldorf per raccontare tutte le ultime novità: il fatto di presentarci agli operatori del settore, uniti nello spazio dedicato all’Alto Adige, credo sia una scelta vincente per poter fare un migliore gioco di squadra” Tra i diversi appuntamenti in calendario si segnalano quelli del 10 marzo con i produttori altoatesini che si racconteranno in occasione dell’evento per sommelier allo stand VDP (Padiglione 01/ Stand 100), e quello dell’11 marzo, quando, a partire dalle 18, allo stand collettivo dei Vini Alto Adige i produttori apriranno le magnum delle loro etichette.


Foto di Sven Schomburg

Oltre 17mila presenze al Salone del vino di Torino e a eventi Off

Oltre 17mila presenze al Salone del vino di Torino e a eventi OffMilano, 5 mar. (askanews) – Sono state oltre 17mila le presenze registrate alla seconda edizione del Salone del vino di Torino e al palinsesto Off diffuso che si è tenuto dal 27 febbraio al 4 marzo. In particolare, sabato, domenica e lunedì 4 marzo alle Officine grandi riparazioni (Ogr) e al Museo nazionale del Risorgimento i passaggi sono stati 10mila, di cui duemila operatori registrati nella giornata di chiusura. Lo ha reso noto l’organizzazione della manifestazione, il cui prossimo appuntamento è stato già fissato per il febbraio 2025.


“Siamo molto felici di questa seconda edizione” ha commentato il direttore del Salone, Patrizio Anisio, spiegando che “il risultato di questa manifestazione nasce da un grande lavoro di squadra e dall’impegno costante nella costruzione di una rete di collaborazioni con realtà di tutto il Piemonte, che ci auguriamo si allarghi e rafforzi sempre di più”. Il Salone dedicato al vino piemontese è stato organizzato da Klug Aps con il patrocinio e il sostegno di Città di Torino, Camera di Commercio di Torino, Unioncamere Piemonte, Turismo Torino e Provincia; con il patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino; con il contributo di Fondazione CRT e con la partecipazione e la collaborazione di Regione autonoma Valle d’Aosta, Camera valdostana delle imprese e delle professioni, Ascom Confcommercio Torino e Confesercenti di Torino e Provincia.

Vino, Nomisma: nel 2023 Usa sempre primi per consumi e acquisti

Vino, Nomisma: nel 2023 Usa sempre primi per consumi e acquistiMilano, 5 mar. (askanews) – Nel 2023 gli Stati Uniti ribadiscono il primato nella classifica mondiale dei consumi assoluti di vino, con un dato complessivo superiore ai 30 milioni di ettolitri, sebbene in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Gli Usa sono anche il principale importatore mondiale, con un valore di acquisti di vino dall’estero superiore ai sei miliardi di euro, per quanto nel 2023 evidenzi una riduzione di oltre l’11% rispetto all’anno precedente. È la fotografia scattata dal report che Nomisma Wine Monitor dedica al Nord America analizzando le performance del vino italiano negli Stati Uniti e in Canada.


La Francia si conferma il primo partner commerciale degli Stati Uniti, con oltre il 37% della quota di mercato, cui segue l’Italia (con oltre il 30%), il cui valore di esportazioni nel 2023 è sceso al di sotto dei due miliardi di euro (-11,4% a valore rispetto al 2022). Nel complesso tutti i primi cinque Paesi partner commerciali degli Usa cedono sul versante del valore delle esportazioni; nonostante ciò, Francia e Italia consolidano le prime due posizioni in termini di quote di mercato. “Nel 2023, sia negli Stati Uniti che in Canada – spiega Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor – si assiste ad una tendenza opposta all’anno precedente, con un calo delle importazioni di vino derivante da molteplici fattori: da un eccesso di acquisti sopra la media nel 2022 da parte di importatori che ha generato un overstock, alla stretta monetaria della Fed che ha ridotto la capacità di spesa dei consumatori, fino ad una maggiore attenzione a tutto ciò che può essere considerato healthy”.


Considerando il vino imbottigliato, ad esclusione dello spumante, nel 2023 le importazioni negli Usa diminuiscono sia a valore sia a volume, dopo un 2022 particolarmente brillante soprattutto sul fronte del valore. Francia e Italia si spartiscono quasi equamente i due terzi della quota di mercato, seguite da Nuova Zelanda, Spagna e Australia. In Canada l’import del vino imbottigliato segue la tendenza generale del totale del vino, con un calo leggermente più deciso a valore (-15,2%). In questo segmento, la Francia raggiunge la prima posizione nella classifica dei partner commerciali, scalzando gli Stati Uniti: i due Paesi si spartiscono quasi il 50% della quota di mercato complessiva, con l’Italia staccata di poco. L’Osservatorio dedicato al mercato del vino evidenzia che sul fronte della categoria “sparkling” si registrano marcate contrazioni sia a volume che a valore. In questo contesto, l’Italia è il Paese che performa meno peggio tra i top cinque partner degli Stati Uniti, consolidando il secondo posto in termini di quote di mercato (con il 36,4% del totale), alle spalle della Francia, che ha invece visto diminuire il valore delle esportazioni negli Usa di un quinto rispetto al 2022. In Canada, invece, il segmento sparkling non riesce a confermare gli incrementi di mercato registrati nel 2022, con riduzioni nelle importazioni a valore e a volume.


Nel 2023 regge il valore (+2,4%) delle importazioni di “grandi formati”, nicchia del mercato statunitense, e lo stesso accade in quello canadese, che fa segnare un +8,2% dell’import a volume di vino in contenitori tra 2 e 10 litri. In merito all’import di vino sfuso, negli Usa si registrano forti cali sia a valore sia a volume: in questo scenario non positivo migliora leggermente l’Italia, che raggiunge una quota di mercato pari al 6%. Anche in Canada le importazioni di questa tipologia di vino diminuiscono a valore, pur rimanendo stabili nei volumi. Qui perde terreno l’Italia che si affianca alla Francia al quarto posto tra i partner commerciali, a seguito di riduzioni superiori al 30% sia a valore che a volume. In ultimo, la generale negatività registrata nel 2023 influenza anche le esportazioni di vini Dop italiani negli Usa, che calano del 4,8% a valore e di oltre il 10% a volume (cumulato gennaio-novembre 2023 vs 2022). Nonostante una leggera flessione, il Prosecco rimane il primo vino italiano esportato. Trend positivi di crescita sono riscontrabili anche nei vini bianchi del Trentino Alto-Adige e del Friuli Venezia Giulia, così come nei bianchi siciliani. Le performance peggiori sono invece quelle registrate dai vini frizzanti (e, tra questi, dal Lambrusco). Sul fronte canadese, le esportazioni dei vini Dop registrano una contrazione sia a valore che a volume, generata in particolare dal crollo dei rossi Veneti che perdono quasi il 30% nel valore dell’export. I rossi Dop della Toscana, invece, rimangono al primo posto della classifica tra i vini a Denominazione più venduti nel Paese, seguiti dal Prosecco.

Vino, a Vinitaly quattromila Cantine da Italia e oltre 30 Paesi

Vino, a Vinitaly quattromila Cantine da Italia e oltre 30 PaesiMilano, 5 mar. (askanews) – Sono quattromila le aziende del vino provenienti da tutta Italia e da oltre trenta Paesi che hanno confermato la loro presenza alla 56esima edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 14 al 17 aprile.


“Una partecipazione espositiva consolidata che conferma la centralità del Salone internazionale del vino e dei distillati sempre più targetizzato sulle esigenze delle imprese e sulla promozione del settore in Italia e sui mercati esteri, storici ed emergenti” affermano gli organizzatori, spiegando che in questa direzione va anche il nuovo Piano strategico di Veronafiere “One 2024-2026, che contempla un rafforzamento ulteriore della mission di Vinitaly volta ad amplificare la piattaforma promozionale del brand per garantire, al contempo, investimenti per l’incoming sulla manifestazione e sul prodotto italiano nelle piazze export più strategiche, grazie a un radicamento di Veronafiere ancora più capillare proprio in quelle aree”. In contemporanea a Vinitaly 2024 anche la 28esima edizione di “Sol, International olive oil trade show” (area C); “Xcellent Beers” (area C) e il 25esimo “Enolitech, Salone internazionale delle tecnologie per la produzione di vino, olio e birra” (pad. F). Con le tre rassegne, il numero delle aziende presenti nei 17 padiglioni della fiera sale a quasi 4.300 (dato al 4 marzo 2024). Confermato anche “Vinitaly and the city”, il fuorisalone in calendario nel centro della città scaligera dal 12 al 15 aprile, che nel 2023 aveva registrato oltre 45mila degustazioni da parte dei winelover.


Sabato 13 aprile 131 produttori selezionati da Wine Spectator e Veronafiere si ritroveranno alle Gallerie Mercatali per la 13esima edizione di “Vinitaly Operawine”, l’evento première del Salone internazionale che ogni anno punta i riflettori sugli ambasciatori e sulle iconiche etichette del vino italiano negli States. Quest’anno si contano tre debutti rispetto alla selezione 2023, a cui si aggiungono sei aziende che tornano in lista dopo l’assenza dello scorso anno. Con 33 produttori rappresentati, la Toscana è ancora una volta la regione capofila ma sono confermati anche il secondo e terzo gradino del podio, occupati rispettivamente da Piemonte (19 aziende) e Veneto (18), seguiti a loro volta dalla Sicilia che passa dalle dieci cantine del 2023 a 16. E se due produttori selezionati su tre provengono proprio dalle “regioni bandiera” del vino italiano, guardando alla geografia enologica complessiva dello Stivale il primato per rappresentatività va al Nord (43%), seguito dal Centro (33%) e poi da Sud e Isole (24%). Tema del layout di “Vinitaly Operawine 2024” è l’opera lirica, iscritta da quest’anno nel Patrimonio immateriale dell’Unesco.

Vino, Lino Scaravonati nuovo direttore generale di Conte Vistarino

Vino, Lino Scaravonati nuovo direttore generale di Conte VistarinoMilano, 4 mar. (askanews) – Lino Scaravonati è il nuovo direttore generale di Conte Vistarino, la Cantina guidata da Ottavia Giorgi di Vistarino, trisnipote di Augusto Giorgi di Vistarino che nel 1850 importò dalla Francia e piantò per primo il Pinot Nero nell’Oltrepò Pavese. Scaravonati, che entrerà ufficialmente in carica a metà marzo, era direttore di produzione di Bisol 1542, azienda del Gruppo Lunelli nel quale il manager classe 1971 ha svolto una carriera ventennale.


“La prima attività a cui mi dedicherò sarà l’elaborazione di un piano strategico pluriennale, che si attuerà in vigneto, in Cantina e sui mercati, senza trascurare posizionamento, comunicazione e accoglienza, in accordo con la visione della proprietà” ha affermato Scaravonati, evidenziando che “alcune novità, già ‘on stage’ a Prowein dove attendiamo le visite degli importatori, degli stakeholder e della stampa di settore, saranno poi attuate a partire da Vinitaly”. “Vogliamo crescere soprattutto in eccellenza, oltre che in fatturato, nel prossimo quinquennio, come la nuova nomina dimostra: confido da sempre nelle persone che lavorano con me e sono certa dell’ottima scelta reciproca operata, poiché la mia azienda necessita di una nuova visione, di una persona scevra da ogni condizionamento, che mi affianchi nell’impostazione strategica” ha dichiarato la contessa Vistarino, spiegando che “la decisione del nuovo Dg di far parte della nostra squadra la rende ancora più forte e conferma, al pari della recente managerializzazione di altre importanti realtà locali e delle note acquisizioni degli ultimi mesi, l’appealing crescente dell’Oltrepò, che deve continuare ad arricchirsi di competenze e talenti, per avere il successo diffuso che merita. Personalmente, quindi anche in questo modo, desidero dare un ulteriore contributo alla valorizzazione e all’evoluzione della mia azienda nonché del territorio”.


“Dopo la ricostruzione aziendale degli anni Duemila e il seguente consolidamento qualitativo, oggi siamo nella fase della crescita strutturata” ha proseguito Ottavia Giorgi di Vistarino, aggiungendo che “come i miei predecessori, continuo a puntare sul Pinot Nero, certa che sui nostri terreni calcarei e argillosi, possa vincere prove sempre più prestigiose e competere con le più note etichette internazionali, sia nella versione in rosso che in quella a Metodo Classico. Progetto, quest’ultimo – ha concluso – che, dopo la creazione dei cru rossi sul modello della Borgogna, la costruzione della nuova Cantina e di una nuova sala di degustazione professionale per accogliere enoturisti e sommelier, per noi è diventato prioritario, guardando alla nostra storia, alla Champagne e ai nuovi consumatori”. Fondata nel 1674 a Rocca de’ Giorgi (Pavia), la Tenuta conta oggi 826 ettari, di cui 102 vitati, con al centro Villa Fornace. Da circa un ventennio, Ottavia Giorgi di Vistarino ha rivoluzionato l’azienda puntando sempre più sulla qualità e arrivando a selezionare tre Cru di Pinot Nero: “Pernice”, “Bertone” e “Tavernetto”. L’articolata gamma dei vini è oggi arricchita anche da etichette di Metodo Classico, fulcro dell’attività in fieri della nuova cantina inaugurata nel 2018.

Dal 29 febbraio al 2 marzo a Milano torna “Olio Officina Festival”

Dal 29 febbraio al 2 marzo a Milano torna “Olio Officina Festival”Milano, 25 feb. (askanews) – Affermatosi negli anni come l’unico think tank italiano nel comparto dell’olio da olive, “Olio Officina Festival” torna da giovedì 29 febbraio a sabato 2 marzo con l’edizione numero tredici e con un cambio di sede: saranno gli spazi della Fabbrica del Vapore a Milano il palcoscenico della tre giorni dedicata all’oro verde e al settore dei condimenti, ideata e diretta da Luigi Caricato.


“Il tema di quest’anno è ‘Olio musicale’ che è quanto mai attuale, anche perché, come tutti gli organismi viventi, anche le piante hanno una propria sensibilità ed emettono suoni, che ora, proprio in ragione di una specifica tecnologia, è possibile ascoltare” ha spiegato Caricato, sottolineando che “si potrà cogliere la plateale differenza tra una pianta sana di olivo ed una afflitta dal batterio Xylella fastidiosa”. Le melodie sono rese possibili attraverso l’applicazione di alcuni elettrodi sulle foglie e sui rami della pianta e tramite un algoritmo viene convertita l’impedenza elettrica in note musicali. Al festival si potranno ascoltare delle esecuzioni in presa diretta su piante d’olivo con tecnologia Plants Play. Al piano terra dell’area denominata “Ex Cisterne” vi sono tre ampie sale, una sarà riservata allo “Spazio letterario” e le altre due sale, “Saggi Assaggi” e “Sensoriale”, ad un ricco calendario di degustazioni guidate con una utile introduzione agli abbinamenti olio/cibo, e masterclass comparative per scoprire le infinite sfumature dell’olio e per confrontarsi anche con gli oli prodotti in altri Paesi, non solo europei. Non mancheranno poi le attività destinate ai bambini (la mattina del venerdì 1 marzo), “eccezionali nasi non ancora intaccati da pregiudizi”, e ci saranno come è consuetudine anche presentazioni di libri e originali installazioni, performance e mostre di ‘Arte da mangiare mangiare Arte’, associazione culturale da sempre a fianco di Olio Officina Festival, sin dalla prima edizione del 2012.


La sala Plenaria, collocata al primo piano, sarà il palcoscenico per i talk-show e le conferenze su temi di economia, politica, design e packaging, e cultura, ma anche per spettacoli e concerti. Al piano terra saranno invece collocati i banchi d’assaggio dei produttori con oli da tutta Italia e dal resto del mondo. Anche per questa edizione è previsto l’atteso appuntamento destinato ai collezionisti filatelici con due “annulli” dedicati il primo, venerdì 1 marzo, al tema “Olio musicale”, e il secondo, sabato 2 marzo, al tema “Assaggio olive da tavola”. A causa della estrema siccità combinata all’incremento dei costi energetici e di confezionamento in Italia il prezzo medio dell’olio extra vergine di oliva è passato dai 5,70 euro al chilo di novembre 2022 ai 6,13 euro di aprile 2023, toccando livelli medi mai visti in precedenza, tanto che negli ultimi mesi i prezzi hanno oscillato tra i 7 e gli 8 euro, raggiungendo picchi, nel febbraio 2024, di 9 euro al chilo e di 10 euro per l’olio biologico. “Questa congiuntura negativa può paradossalmente diventare l’occasione per avvicinare i consumatori agli oli di qualità, iniziandoli così alla straordinaria biodiversità olivicola italiana, che conta oltre 500 differenti olivigni (cultivar)” ha spiegato Luigi Caricato, aggiungendo che “in questo contesto è fondamentale che a vincere sia il valore del prodotto e non, come è accaduto in passato il prezzo più basso, con l’offerta in sottocosto permanente. Occorre, proprio facendo leva su questa circostanza dettata dalla necessità di mancanza di olio, far valere il concetto – ha concluso – che l’olio extra vergine di oliva è una risorsa preziosa e non una commodity come è accaduto negli ultimi decenni”.

Gli italiani e le caramelle: il 48% le considera rimedio per l’alito fresco

Gli italiani e le caramelle: il 48% le considera rimedio per l’alito frescoMilano, 25 feb. (askanews) – Gli italiani sono consapevoli che una corretta igiene orale è il metodo principale per un alito pulito e fresco (sono il 90%) ma quasi la metà dei nostri connazionali (48%) ritiene che mangiare una caramella possa aiutare. In primo luogo per il senso di pulizia che trasferisce (63%) e poi perché aiuta a sentirsi a proprio agio con gli altri (62%). Più in generale per tre italiani su quattro (74%) avere un alito profumato riveste una grande importanza. E’ quanto emerso da un’indagine commissionata da Unione italiana food, l’associazione di categoria che rappresenta le principali aziende produttrici di caramelle, ad AstraRicerche, attraverso interviste online poste ad un campione di italiani adulti tra i 18 e i 65 anni.


Tra le altre ragioni indicate dagli italiani nel consumo di una caramella che rinfresca l’alito c’è anche la sensazione di stare bene con sé stessi (39%), la piacevolezza (37%) e uno stato di benessere fisico e mentale (33%). Del resto, lo studio evidenzia come otto italiani su 10 (83%) almeno una volta nella vita si siano sentiti a disagio per il proprio alito. E’ chiaro che il gusto fa la differenza quando si tratta di freschezza. La menta è, prevedibilmente il gusto che per otto italiani su 10 (82%) è più di tutti aiuta in questo senso, scelta soprattutto dalle giovani generazioni, in particolare dalle donne della Gen Z.


“I recettori del freddo presenti in bocca, noti come recettori TRPM8, possono essere attivati da specifiche sostanze senza che sia necessario introdurre fisicamente qualcosa di freddo – spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare – Il mentolo, in particolare, è la sostanza più utilizzata per la sua capacità di attivare i recettori del freddo: quando consumiamo prodotti che lo contengono, i recettori vengono stimolati, inviando al nostro cervello il segnale di una sensazione di freddo, anche se non c’è una vera diminuzione della temperatura”. In questa classifica dei gusti che danno freschezza, la menta è seguita dall’eucalipto, scelto dalla metà dei nostri connazionali (50%), in particolare baby boomers. Oltre ai sapori più balsamici e mentolati gli italiani apprezzano quelli agrumati tipici delle caramelle al limone (27%) e quelli alle erbe (26%). Più indietro, infine, vengono citati liquirizia (16%), zenzero (13%), arancia (8%) e caffè (4%).


Se andiamo a vedere le tipologie di caramelle esistenti sul mercato, scopriamo che le caramelle dure sono quelle che gli italiani accostano di più alla freschezza (38%) seguite dalle caramelle ripiene (13%), gommose (11,5%), tavolette (4%), gelée (4%), mou/toffee (2%) e lecca lecca (1,5%). Tra le occasioni in cui sentiamo più il bisogno di avere un alito fresco c’è il primo appuntamento (71,5%) seguito dai momenti di svago in compagnia (71%) e prima di un colloquio di lavoro (69%). Più dietro troviamo le riunioni in presenza (61%) e durante un lungo viaggio in macchina (49%).

Too good to go: nel 2023 salvati 121 mln di pasti, 21 mln nuovi utenti

Too good to go: nel 2023 salvati 121 mln di pasti, 21 mln nuovi utentiMilano, 25 feb. (askanews) – In un anno superati i 100 milioni di pasti salvati. E’ il traguardo tagliato da Too good to go, il marketplace per le eccedenze alimentari, pubblicato nel suo Impact report 2023. Per l’esattezza sono 121.686.720 i pasti che con la sua azione Too good to go ha evitato andassero sprecati, il 46% in più rispetto al 2022. L’impatto ambientale generato equivale ad aver evitato l’immissione nell’atmosfera di 328.554 tonnellate di CO2e e l’utilizzo di quasi 100 miliardi di litri di acqua non necessari.


In un solo anno, Too good to go ha aggiunto 21 milioni di nuovi utenti registrati e 72.000 nuovi negozi attivi e, in parallelo con la crescita della community, l’azienda ha investito in nuove soluzioni per aiutare a salvare ancora più cibo dallo spreco attraverso l’app del suo marketplace. Nel corso del 2023 sono stati lanciati Box dispensa e Too good to go platform, due soluzioni che raggiungono più in profondità la food chain per aiutare il settore ad avvicinarsi allo spreco zero. Milano, 25 feb. (askanews) – “Con il lancio del nostro Impact Report 2023, celebriamo non solo la crescita della nostra azienda, ma anche il nostro costante impegno nel promuovere un cambiamento positivo – afferma Mette Lykke, ceo di Too good to go Offriamo un modello che aiuta a risolvere uno dei maggiori problemi del mondo, e tutti gli attori coinvolti vincono. Ogni pasto che contribuiamo a salvare è un passo avanti verso un pianeta più sano”. Lykke aggiunge: “Il raggiungimento del significativo traguardo di 100 milioni di pasti salvati in un solo anno dimostra come, ora più che mai, Too good to go sia al servizio di un’esigenza del mercato di soluzioni sostenibili per contribuire a rallentare il cambiamento climatico. La crescita della nostra azienda è la prova che fondere scopo e profitto è possibile e che le aziende a impatto sociale possono apportare benefici alla società, all’economia e al pianeta, tutto allo stesso tempo”.


Per superare i limiti dell’accuratezza della rendicontazione non finanziaria delle aziende, Too good to go ha poi commissionato nuovi calcoli a Mérieux Nutrisciences Blonk, uno dei maggiori esperti internazionali di sostenibilità del sistema alimentare. Il loro lavoro, rivisto in modo indipendente dall’Università di Oxford e dal Wrap, dimostra che ogni pasto (un chilogrammo di cibo) risparmiato dallo spreco con Too good to go equivale a evitare 2,7 kg di emissioni di CO2e, 2,8 m2 di terra utilizzata all’anno e 810 litri di acqua. Ciò significa che, contribuendo a salvare dallo spreco oltre 300 milioni di pasti dal 2016, l’azienda ha prodotto un impatto ambientale, equivalente all’aver evitato 810.000 tonnellate di CO2e, 243 miliardi di litri di acqua e l’utilizzo di 840 milioni di m2 di terra l’anno.

Seconda edizione “Fiera dei Vini” a Piacenza Expo da 16 a 18 novembre

Seconda edizione “Fiera dei Vini” a Piacenza Expo da 16 a 18 novembreMilano, 24 feb. (askanews) – Piacenza Expo annuncia la seconda edizione della “Fiera dei Vini”, che quest’anno si svolgerà da sabato 16 a lunedì 18 novembre, promuovendo “l’idea di un vino emozionale, conviviale e originale”. Questi tre aggettivi costituiranno infatti il concept di questa edizione della rassegna, scelti tra le preferenze dei circa mille winelovers che nel 2023 hanno partecipato all’attività “Messaggi in bottiglia: tre parole per il tuo vino”, descrivendo attraverso apposite schede la propria etichetta del cuore.


“I termini emersi – spiegano gli organizzatori – non solo riflettono l’unicità e la peculiarità del vino, strettamente legato al territorio e alle molteplici interpretazioni possibili, ma evocano anche l’esperienza che ogni assaggio porta con sé: un momento ricco di valori e significati, che trasforma la degustazione in un’occasione di condivisione autentica con amici e familiari”. Le tre giornate della mostra mercato, di cui l’ultima riservata a professionisti e operatori secondo un format consolidato, costituiranno l’occasione per degustare, acquistare e scoprire nuove realtà enoiche, selezionate dall’apposito comitato tecnico come garante della qualità delle aziende espositrici. In esso dialogheranno i rappresentanti delle principali associazioni di sommelier: Antonello Maietta, former president dell’Ais, Roberto Donadini, presidente di Fisar e Vito Intini, presidente di Onav.


“Abbiamo concepito questo comitato come il direttore artistico di una mostra, incaricato di soddisfare il pubblico con un prodotto attentamente ideato, interpretato e realizzato” ha spiegato Sergio Copelli, coordinatore generale di Piacenza Expo, aggiungendo che “ora desideriamo creare un’identità intelligente che possa interpretare di anno in anno la contemporaneità del vino e dei territori. Oltre alla crescita del numero di appassionati – ha concluso – l’obiettivo è consolidare il consistente patrimonio di contatti professionali già raccolti nel lunedì riservato agli operatori e interessati all’offerta enologica dell’edizione 2024”. Le aziende che intendono proporre la propria candidatura per la Fiera dei Vini potranno pre-accreditarsi sul sito della manifestazione a partire dal 10 marzo.


Foto di Sara Fenu