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Vino, prosegue partnership tra Consorzio Lugana e Fondazione Sozzani

Vino, prosegue partnership tra Consorzio Lugana e Fondazione SozzaniMilano, 27 feb. (askanews) – Il Consorzio Tutela Lugana Doc, dopo il successo dello scorso anno, rinnova la partnership con Fondazione Sozzani “in un binomio tra vino e moda all’insegna della contemporaneità”. Venerdì 28 febbraio, alle 16, il Lugana accompagnerà la presentazione della collezione “As Above, So Below” del brand Florania.


Ispirata alle donne surrealiste e all’alchimia,”As Above, So Below” racchiude i temi chiave del marchio a-genere fondato da Flora Rabitti: “la connessione tra macrocosmo e microcosmo, tra l’ecosistema naturale e le attività umane”. Tutti i capi sono realizzati in Italia con materiali circolari e fibre innovative. La presentazione sarà accompagnata dalla proiezione del cortometraggio “Everything Above, So Below” diretto da Filippo Savoia e girato all’interno dello storico Teatro all’Antica di Sabbioneta, Mantova. L’evento (su invito) fa parte del calendario ufficiale della Milano Fashion Week e si svolgerà presso la nuova sede di Fondazione Sozzani, in Via Bovisasca 87 nel capoluogo lombardo.

Consorzio e Ass. Grandi Cru insieme per il vino Costa Toscana Igt

Consorzio e Ass. Grandi Cru insieme per il vino Costa Toscana IgtMilano, 27 feb. (askanews) – Il passaggio di consegne del faldone del Costa Toscana Igt è avvenuto tra Guido Folonari presidente di Confagricoltura Livorno, e Cesare Cecchi, presidente del Consorzio Vino Toscana, la sera del 19 febbraio scorso a Palazzo Corsini, alla presenza del padrone di casa, Duccio Corsini, da due anni presidente dell’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana, incubatrice della Igt. Un atto tanto simbolico quanto importante, che guarda al futuro.


“L’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana è privata e senza alcuna valenza istituzionale e l’Igt Costa Toscana, che esiste da anni, non ha un Consorzio di riferimento che possa tutelarla e promuoverla. E’ dunque venuto naturale pensare di confluire nel Consorzio Toscana Igt: noi cambieremo lo statuto inserendo anche il Costa Toscana e cercheremo di raggiungere il quorum per il riconoscimento governativo” spiega Cecchi ad askanews, precisando che “il Disciplinare di Costa Toscana, che è praticamente un copia e incolla del nostro, nacque all’interno dell’Ente tutela vini Toscana e all’epoca, in maniera un po’ casuale, Confagricoltura divenne titolare del faldone che è rimasto fermo 15 anni”. “Per noi è fondamentale il fatto che sia concentrato l’utilizzo del nome Toscana che, come Consorzio Igt, abbiamo il dovere di tutelare, perché Toscana è un nome comune, quindi non si può permettere che se ne faccia un uso distorto” continua Cecchi, ricordando che “alcune Doc sono in procinto di inserire il nome Toscana che, se da una parte è un segno di grande debolezza perché vuol dire che questi Consorzi non sono riusciti a creare una propria identità, dall’altra è un forte riconoscimento al brand”. “Noi non vogliamo certo fare i padroni, però un coordinamento, un punto di riferimento certo, ci vuole sia per i produttori che per le istituzioni, per la Regione come per il ministero, e noi copriamo tutto il territorio” sottolinea, osservando che “quando ad esempio c’era da registrare il nome Toscana a Singapore non si poteva presentare nessuno perché nessuno ne aveva la titolarità, e fino a due mesi fa il nome Toscana non era registrato negli Stati Uniti che sono il nostro mercato di sbocco: il nome era libero, una situazione davvero imbarazzante”.


“Per quanto riguarda il Costa Toscana, nelle denunce 2024 si parla di circa 150 produttori e più o meno diecimila ettolitri. Per avere il riconoscimento serve il 35% delle teste e il 51% della produzione. Una buona parte di nostri soci, mi pare il 16-17%, sono già nella Costa Toscana e rivendicano sia il Toscana Igt che il Costa Toscana e quindi dobbiamo trovare circa un altro 17-18%, cosa che almeno in teoria dovrebbe essere abbastanza facile” commenta il presidente che, alla domanda su che tempi bisogna aspettarsi, replica “mi piacerebbe tornare l’anno prossimo e annunciare di esserci riusciti ma è oggettivamente difficile soprattutto per la quantità di pratiche burocratiche di cui si perde traccia quando arrivano a Roma”. “Nel giugno del 2019 ci fu una riunione ‘carbonara’ tra cinque, importanti, aziende che esportavano grosse quote e sentivano realmente il bisogno di dare un punto di riferimento certo al Toscana, che era in balia dell’Ente tutela vini Toscana che era ‘dormiente’ e ingessato da pesanti conflittualità interne, con un presidente (il conte Andrea Dzieduszycki) e un direttore (Piero Tesi, nel 2011 ‘Benemerito della viticoltura italiana’) già molto anziani. L’Ente fu così trasformato nel Consorzio Vino Toscana e la presidenza fu affidata a me e la direzione a Stefano Campatelli” ricorda Cecchi, aggiungendo che “dopo la pausa dovuta al Covid, siamo riusciti a far confluire tutte le Cantine sociali: è stato molto complicato perché tra alcuni produttori c’erano diatribe che risalivano a trent’anni prima. La svolta c’è stata a Vinitaly 2023 quando si è avuto la consapevolezza che qualcosa doveva esser fatto. D’altre parte si sta parlando di una IG che con la vendemmia 2024 coinvolge 4.139 rivendicazioni, ed è un’operazione che ha costi bassissimi per i produttori che pagano appena cinquanta centesimi per ettolitro, quindi poco più di tre millesimi a bottiglia”.


“Adesso il primo obiettivo è far approvare il nuovo Disciplinare che è già partito qualche mese fa: si parla di tempi pubblici e quindi dipende non da noi ma dalle istituzioni” continua Cecchi, evidenziando che “è un Disciplinare che dà la massima libertà: abbiamo inserito altri prodotti che non potevano essere fatti, e altri vitigni che sono riconosciuti dalla Regione ma che non facevamo parte di questo documento. Il secondo obiettivo – prosegue – è raggiungere l”erga omnes’ per cui abbiamo bisogno di numeri più stringenti: con la vendemmia 2024 praticamente già ci siamo, ma siccome dobbiamo fare la media tra gli ultimi due anni e la 2023 è stata quella che sappiamo, sono abbastanza fiducioso che l’anno prossimo o al massimo tra due anni ci riusciremo. Questo ci consentirebbe di raggiungere tutti quei piccolissimi produttori che ad oggi sono difficilmente raggiungibili, sapendo che il 42 o il 46%, non mi ricordo esattamente, di coloro che fanno Toscana Igt producono meno di 50 quintali d’uva, quindi solo 30 hl di vino. Il terzo obiettivo – chiosa il presidente – è di creare una struttura al Consorzio perché al momento siamo io, il direttore e una ragazza che è appena entrata. I tempi per fare tutto non sono brevi ma la strada mi pare sia quella giusta”. “Siamo tutti qui insieme per iniziare un percorso unitario, frutto di un percorso in cui tanti hanno remato nella stessa direzione – chiosa soddisfatto Corsini – non serve dare vita ad un altro Consorzio per promuovere e tutelare l’indicazione”. “Questo progetto nasce per dare valore ai vini IGT della Toscana e l’unione degli intenti tra il Consorzio Vino Toscana e l’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana non può che essere salutata positivamente” gli fa eco la vicepresidente e assessora regionale all’Agricoltura, Stefania Saccardi, presente al passaggio di consegne, mettendo in luce che “in un momento in cui il settore presenta complessità è un segno di condivisione tra gli attori della filiera e di fiducia verso il futuro”. (Alessandro Pestalozza)

Vino, Federvini: bene impegno Lollobrigida su “etichette sanitarie”

Vino, Federvini: bene impegno Lollobrigida su “etichette sanitarie”Milano, 26 feb. (askanews) – “Apprezziamo l’impegno del ministro Lollobrigida nel tutelare il comparto dei vini, degli aperitivi, amari, liquori e distillati italiani e nel difendere una corretta informazione al consumatore. Siamo convinti che il contrasto all’abuso di alcol non può risolversi attraverso messaggi allarmistici in etichetta. Occorre piuttosto adottare iniziative di educazione e sensibilizzazione che promuovano il consumo consapevole. Non dimentichiamoci, infine, che questa normativa è in contrasto con il quadro legislativo comunitario e crea una frattura all’interno del mercato unico, nonché un ostacolo al commercio” Lo ha dichiarato la presidente di Federvini, Micaela Pallini, dopo che il ministro dell’Agricoltura ha nuovamente espresso al suo omologo irlandese forte preoccupazione per gli effetti della normativa del 2023 che impone l’obbligo di etichettatura con avvertenze sanitarie per tutte le bevande alcoliche commercializzate in Irlanda, a partire da maggio 2026. Preso atto di tali osservazioni italiane, il ministro Heydon ha affermato che ne avrebbe interessato il ministero della Salute, competente in materia.

Frantoio di Riva trionfa a Expoliva con olio bio “46esimo Parallelo”

Frantoio di Riva trionfa a Expoliva con olio bio “46esimo Parallelo”Milano, 26 feb. (askanews) – Il Frantoio di Riva si è aggiudicato il prestigioso Premio Internazionale Expoliva nella categoria “Intense Green Fruity” per la modalità “Ecological Limited Production” con l’olio extravergine di oliva “46esimo Parallelo Biologico”. L’importante riconoscimento è stato conferito dalla Fundación del Olivar nell’ambito della XXIII edizione degli Expoliva International Awards, uno dei più autorevoli concorsi mondiali dedicati alla qualità dell’olio d’oliva.


La cerimonia di premiazione si è svolta oggi, 26 febbraio, presso la sede della Fundación del Olivar a Jaén, in Spagna. Il Frantoio di Riva è stato celebrato per la qualità eccelsa del suo olio biologico, che si distingue per il fruttato intenso e l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Expoliva, la più importante fiera internazionale dedicata all’olio d’oliva e alle industrie correlate, si tiene con cadenza biennale a Jaén, nel cuore dell’Andalusia. L’evento attira produttori, esperti e appassionati del settore da tutto il mondo, offrendo una piattaforma unica per presentare le migliori produzioni olivicole e le innovazioni tecnologiche del comparto. Gli Expoliva International Awards rappresentano il momento clou della manifestazione, premiando le eccellenze tra centinaia di campioni di olio extravergine provenienti da ogni angolo del globo.


“Questo premio rappresenta un traguardo straordinario per il nostro frantoio e un riconoscimento al lavoro quotidiano che mettiamo nella cura degli ulivi e nella produzione del nostro olio biologico”, ha dichiarato Giorgio Planchenstainer , presidente di Agraria Riva del Garda, sottolineando che “essere premiati a Expoliva, il più importante palcoscenico internazionale per il settore oleario, ci riempie di orgoglio e ci spinge a proseguire nel nostro impegno per l’eccellenza e la sostenibilità”. L’olio “46esimo Parallelo Biologico” ha una produzione limitata di meno di 10mila litri, e rappresenta un’eccellenza del territorio trentino. La vittoria a Expoliva 2025 consolida la posizione del Frantoio di Riva tra i migliori produttori mondiali di olio extravergine di oliva, portando in alto il nome dell’Italia e del Trentino in un contesto internazionale.

Vino, Nizza Docg: nel 2024 vendute 1,1 mln di bottiglie, +5%

Vino, Nizza Docg: nel 2024 vendute 1,1 mln di bottiglie, +5%Milano, 26 feb. (askanews) – Nel 2024 il Nizza Docg ha registrato un incremento del 5% di vendite rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.093.892 bottiglie e 30 milioni di euro di giro d’affari. Lo ha comunicato l’Associazione Produttori del Nizza, parlando di “una crescita costante dall’istituzione della Docg avvenuta nel 2014, che manifesta una controtendenza rispetto ai principali vini rossi a denominazione italiani”.


Il 24 febbraio l’Associazione ha tenuto il suo tradizionale appuntamento di degustazione alla cieca riservata a produttori ed esperti della Denominazione. Quest’anno più di 100 professionisti tra produttori associati ed enologi si sono riuniti presso il Foro Boario di Nizza Monferrato (Asti) per valutare individualmente e anonimamente i 70 vini in degustazione, che verranno lanciati sul mercato nel corso del 2025. Ospite dell’evento, il primo Master of Wine d’Italia, Gabriele Gorelli. “Il Nizza Docg è una delle poche Denominazioni italiane che ha compreso profondamente la propria identità, codificandola in modo esemplare e ponendo il territorio al di sopra della varietà” ha affermato Gorelli, spiegando che “la sua unicità non risiede solo nel suo territorio, seppur straordinariamente rappresentativo, ma soprattutto nel suo stile. Si distingue per la capacità di essere fuori dagli standard di riconoscibilità piemontese, e talvolta anche italiani, grazie a un tannino più suadente, a un corpo scorrevole e alla capacità di essere rinfrescante e speziato, senza risultare austero e monolitico” ha proseguito Gorelli, parlando di “un vino estremamente piacevole, che può essere apprezzato fin dal primo giorno di rilascio sul mercato”. La degustazione si è concentrata in primis sul Nizza 2022, un’annata sorprendentemente equilibrata a fronte di un anno molto caldo e siccitoso che ha messo a dura prova i viticoltori. “La vendemmia 2022 è la prova tangibile della straordinaria capacità del Barbera di adattarsi a condizioni climatiche sfidanti” ha evidenziato il presidente dell’Associazione Produttori del Nizza, Stefano Chiarlo, sottolineando che “il Nizza 2022 unisce nel calice opulenza ed equilibrio, senza mai eccedere in potenza, merito di un attento lavoro in vigna e in cantina”. Anche il Nizza Riserva 2021 “ha riscosso notevole interesse e apprezzamento, confermandosi anche nella versione Riserva una delle annate migliori mai prodotte”.


“Crediamo fermamente che la qualità non sia mai il frutto di un lavoro solitario ma nasca dal confronto e dalla condivisione” ha sottolineato Chiarlo, rimarcando che “ogni anno, con la nostra degustazione alla cieca, ci mettiamo in gioco senza pregiudizi, consapevoli che solo attraverso un dialogo aperto possiamo crescere, non solo come produttori ma come comunità. Questo percorso – ha concluso – ci permette di affinare sempre di più la nostra identità e costruire il futuro del Nizza Docg, con impegno, consapevolezza e uno sguardo sempre rivolto al futuro”. Il Nizza Docg è prodotto in un’area di 18 Comuni nel cuore del Monferrato e l’Associazione che lo rappresenta conta 92 membri.

Vino, torna Premio Maculan per abbinamenti vini dolci e piatti salati

Vino, torna Premio Maculan per abbinamenti vini dolci e piatti salatiMilano, 26 feb. (askanews) – A cinque anni dall’ultima edizione, torna il Premio Maculan, l’iniziativa della storica azienda agricola di Breganze (Vicenza) dedicata alla valorizzazione del miglior abbinamento di una portata salata a un vino dolce. La competizione è rivolta sia a cuochi professionisti che ad appassionati di cucina ed enogastronomia, dai 18 anni in su, che, entro il 13 aprile, potranno inviare la loro proposta salata inedita, pensata per un vino dolce dell’azienda Maculan. ‘A partire dagli anni Ottanta abbiamo scelto di studiare e interpretare a modo nostro l’antica arte produttiva dei vini dolci, una nicchia tanto sfidante quanto affascinante per un vignaiolo, così come per un cuoco’ racconta Fausto Maculan, rimarcando che ‘da sempre ci interroghiamo sul miglior modo di raccontare la nostra selezione, scegliendo sì le parole giuste ma anche accostamenti gusto-olfattivi ed emotivi capaci di spaziare dall’immediatezza della concordanza allo stupore dei contrasti. La sfida che lanciamo ai partecipanti è proprio questa: decostruire per costruire insieme il presente e il futuro del vino dolce’. Ecco allora dal ‘Torcolato’, inconfondibile per la tecnica di appassimento dei grappoli di vespaiola attorcigliati e appesi in fruttaio, al ricchissimo e meraviglioso ‘Acininobili’, prodotto dalla medesima varietà autoctona intaccata dalla muffa nobile, passando dal ‘Dindarello’ a base di Moscato Giallo fino al ‘Madoro’, passito rosso prodotto con Marzemino e Cabernet Sauvignon.


In anni così pesanti da essere definiti di piombo, il grande enologo che quest’anno festeggia 75 primavere affiancato dalle figlie Angela e Maria Vittoria, è stato il protagonista di una rivoluzione dolce, introducendo, quando non aveva ancora trent’anni, la tecnica dell’appassimento delle uve dei vigneti della campagna vicentina sospesa tra pianura e collina. Il risultato è il Torcolato di Breganze, localmente detto anche Pasquale, costruito su una ‘densa’ base di uva Vespaiolo, così delizioso da guadagnarsi fama mondiale. ‘Quando tu lavori con i vini dolci hai l’obbligo di provare il ‘pairing’ con il salato, anche perché noi mangiamo abitualmente prosciutto e melone e i meloni sono di tanti tipi, più o meno dolci, più o meno maturi, così come i prosciutti che vanno da quelli più dolci a quelli più salati, che possono essere più concentrati o più ‘acquosi’: l’abbinamento va sempre abbastanza bene e sopratutto nessuno grida allo scandalo’ racconta Maculan ad askanews, spiegando che ‘allo stesso modo si può fare con qualsiasi vino dolce, naturalmente ci saranno casi in cui predomina il vino e altri in cui ‘vince’ il piatto: ma quando pareggiano il risultato è sorprendente. Ma è anche il solo provarci che è divertentissimo e facciamo una cosa diversa dal solito perché altrimenti la banalità ci porta a non crescere’. ‘La prima volta che sono andato, raccomandato da Gualtiero Marchesi, nel ristorante dei fratelli Troisgros a Roanne (in Loira, Francia) sono stato ricevuto in cucina: eravamo in otto e siamo stati ricevuti in cucina dalla moglie italiana di uno dei due fratelli, una donna friulana che parlando in dialetto ci ha fatto mangiare cotechino, salsa Mornay e una bottiglia di Sauternes. Questo è stato l’aperitivo’ ricorda Maculan, sottolineando che ‘se si può fare con un piatto del genere, si può fare con tutto. Nei Paesi di lingua tedesca fanno la ‘wiener schnitzel’ con la marmellata, o se ci spostiamo in Oriente troviamo tanti ingredienti salati mischiati con i dolci o con la frutta. Si pensi poi all’uso che fanno della salsa di soia o del mirin – prosegue -, questo significa che si può fare anche con il vino. Queste cose – chiosa – si sono sempre fatte e possiamo inventarcene delle altre, apriamoci, proviamo, sarà bellissimo’. Insomma Maculan imprime una nuova spinta tra curiosità, visione e ricerca, un nuovo scatto, un nuovo punto di partenza. Gli abbinamenti dei ‘concorrenti’ saranno valutati in prima battuta da un comitato tecnico che selezionerà i quattro finalisti che saranno i protagonisti della serata finale in programma il 19 maggio nella Cantina, per preparare il loro piatto di fronte ad una giuria di qualità presieduta dallo chef Daniele Canzian che, al termine dell’evento, decreterà il vincitore.


Ma come è cambiato il vino dolce nelle 50 vendemmie che Maculan ha sulle spalle? ‘E’ certamente migliorato. Fare vino dolce è complicato perché serve l’uva passita e non metterci troppo le mani ma serve anche molta tecnica perché devi bilanciare l’acidità con il residuo di zuccheri, devi far sì che la pressione osmotica iniziale che è importante per la fermentazione sia contenuta’ racconta ad askanews, ricordando che ‘una volta c’era molto più vino liquoroso e venivano spacciati per vini dolci, vini fatti con l’aggiunta di alcol e di mosto concentrato, i Vin Santi, ad esempio, erano quasi tutti artefatti in cantina, e solo recentemente si è capita l’importanza dell’appassimento condotto bene con l’uva sana. Una delle cose principali per cui molti progetti sono falliti, ultimo il Picolit che pure aveva avuto un grande boom iniziale, è la quantità – mette in luce Maculan – cioè se ne hai qualcosa come due-tre-cinque ettolitri fai fatica a ricordarteli, mentre se ne hai 100 hai un patrimonio investito, allora lo segui e lo fai sempre meglio’. ‘Il momento più alto che abbiamo vissuto è stato quello della cucina creativa dagli anni Ottanta ai primi anni Duemila, quando c’era il carrello di formaggi e quello dei vini dolci, quando i ristoranti avevano in carta i Sauternes, quando oggetivamente si beveva di più’ evidenzia il celebre produttore, rimarcando che ‘oggi è sopratutto il consumo a casa a tenere e noi facciamo bene’. Maculan è stato un grande amico e sodale di Luigi Veronelli. ‘E’ stato l’unico super partes e ad avere una competenza immensa, l’unico che si era preso la briga di scrivere a ottomila sindaci italiani chiedendo di segnalargli se veniva prodotto un vino particolare nel loro comune. Erano anni in cui si sapeva poco di enogastronomia e c’era molta curiosità e lui ha risposto nel modo migliore a questa voglia di sapere e di conoscenza’ prosegue, mettendo in risalto che ‘erano altri tempi, lui scriveva per Bolaffi che era sinonimo di ricerca, e aveva grandi collaboratori, un po’ come Marchesi: tutti quelli che lui ha avuto come ‘assistenti’ sono poi diventati importanti’. ‘Veronelli era un uomo puro, pulito, innamorato, che rischiava solo proprio quando si innamorava troppo come accadde per la Grappa Nonino, ma lo dichiarava: ‘Mi sono innamorato di Giannola Nonino e ne parlerò sempre bene, non sarò mai giusto ed equidistante perché le voglio troppo bene’ osserva Maculan, parlando di ‘un personaggio straordinario, l’unico che è riuscito a definire il Krug ‘conturbante aroma di sperma’: uno che scrive questo è un grande e nessun altro potrà scrivere cose così. Ma lui era un coltissimo e soprattutto un equidistante, che è nato ricco ed è morto povero perché si è mangiato i soldi per le sue campagne, per le sue voglie sia letterarie che enologiche’.


Alla domanda se sia preoccupato per il futuro del vino, Maculan si dice sereno ‘perché non può crollare, abbiamo fatto troppa strada. E’ solo questione di battersi ancora per la conoscenza, più gente sa di vino e più i produttori di vino buono staranno bene. Nonostante le guerre e la crisi economica che riducono il potere di acquisto – aggiunge – credo che si continuerà ancora a bere vino buono. Forse Gaia non prenderà più 300 euro a bottiglia, però forse sono anche troppi 300 euro, ne basterebbero 110, e finché lui riesce a vendere a 110, secondo me, va bene lo stesso’. Piuttosto, secondo il vigniolo vicentino quello che continua a mancare al vino di casa nostra è ‘la tanta storia e serietà che c’è in Francia. Io sono stato uno degli artefici della rivoluzione del vino italiano ma è cominiciata solo nel 1970: Schiopetto è nato allora, prima c’erano i fiaschi, c’erano le bottiglie a Natale, piemontesi o addirittura francesi’. Fondata nel 1947 da Giovanni Maculan, nonno di Fausto che la prende in mano nel 1973, oggi l’azienda conta su 35 ettari vitati di proprietà grazie ai quali vengono prodotte circa 650mila bottiglie, il 70% delle quali finisce sul mercato italiano. I principali Paesi per l’export sono Canada, Stati Uniti, UK e Svizzera. (Alessandro Pestalozza)

Il Consorzio Asti Docg debutta al Salone del vino di Torino

Il Consorzio Asti Docg debutta al Salone del vino di TorinoMilano, 26 feb. (askanews) – Il Consorzio Asti Docg debutta al Salone del vino di Torino, la rassegna dedicata al mondo vitivinicolo piemontese in programma dal 1 al 3 marzo alle OGR Torino. Un esordio che conta la presenza di 20 aziende che portano in degustazione tutte le produzioni tutelate dall’ente consortile, a partire dall’Asti Spumante al Moscato d’Asti fino alle espressioni più di nicchia come il Canelli Docg e lo Strevi Doc.


Numerosi anche gli appuntamenti in programma, tra masterclass e abbinamenti culinari. Si parte domenica 2 marzo alle 12.30 con il tasting dedicato a “Tutte le sfumature dell’Asti Docg”, a seguire alle 13 “Vini dolci alla corte di Re Cioccolato”, il doppio pairing, organizzato in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, che vede il Moscato d’Asti, lo Strevi Doc e il Brachetto d’Acqui in abbinamento con il gianduiotto tagliato a mano, il cremino classico alla nocciola e il cioccolato fondente 60%, in versione pura e allo zenzero. La Denominazione spumantistica più antica d’Italia sarà protagonista anche della verticale organizzata dall’Associazione Comuni del Moscato (1 marzo alle 16.30) dove diverse annate di Moscato d’Asti metteranno in evidenza le potenzialità di invecchiamento della bollicina aromatica. Saranno invece i vini della Docg provenienti dai “Sorì”, i vigneti eroici, al centro dalla degustazione di domenica 2 marzo alle 16.

Allegrini Wines: accordo con Iulm per formare comunicatori del vino

Allegrini Wines: accordo con Iulm per formare comunicatori del vinoMilano, 26 feb. (askanews) – Allegrini Wines ha annunciato una partnership biennale con l’Università Iulm di Milano e, nello specifico, il Master di primo livello in “Food & Wine Communication” diretto dal professor Vincenzo Russo, parte dell’offerta di Iulm Communication School. L’obiettivo della storica azienda vitivinicola della Valpolicella è ambizioso: “promuovere una visione innovativa e contemporanea del mondo del vino, in sintonia con le esigenze delle nuove generazioni”.


“La partnership con Iulm rappresenta la concretizzazione della nostra visione aziendale: mettere al centro la formazione e il coinvolgimento dei giovani per costruire insieme il futuro del vino” ha dichiarato Francesco Allegrini, Ceo di Allegrini Wines, spiegando che “questo progetto incarna i valori fondamentali della nostra governance, che punta a ispirare un settore più aperto e sostenibile, promuovendo al contempo la cultura e la convivialità del vino”. L’iniziativa vedrà gli studenti del Master impegnati, per questo primo anno, nello sviluppo di proposte strategiche per comunicare “Corte Giara”, il brand di Allegrini pensato per interpretare le evoluzioni del mercato, “ponte tra la tradizione vinicola e i gusti delle nuove generazioni”.


Oltre a questa iniziativa, l’azienda punta a promuovere il valore della formazione attraverso il programma “Adotta una scuola” di Altagamma, collaborando con l’Accademia Symposium per la valorizzazione dell’enoturismo.

Vino, al Trentino il “Premio Vinarius al Territorio 2025″

Vino, al Trentino il “Premio Vinarius al Territorio 2025″Milano, 25 feb. (askanews) – E’ stato assegnato al Trentino il “Premio Vinarius al Territorio 2025”, che valorizza le aree vitivinicole italiane che si distinguono per qualità produttiva, attenzione all’ambiente e al patrimonio locale. L’assegnazione del riconoscimento dell’Associazione delle Enoteche Italiane, giunto alla sua decima edizione, è avvenuta questa mattina nella sala Nassirya del Senato con la motivazione “di aver saputo, in ostiche condizioni ambientali, esprimere prodotti di eccellenza e un’alta qualità della vita, nel rispetto di una ecologia autentica e attuale”.


“Il Trentino, con il suo armonioso equilibrio tra montagne e vigneti, ha saputo trasformare sfide ambientali in opportunità, coniugando l’eccellenza enologica con un profondo rispetto per la natura e la qualità della vita delle persone che vivono e lavorano nelle sue valli e tra le sue montagne” ha commentato il presidente del Consorzio Vini del Trentino, Albino Zenatti, sottolineando che “questo premio celebra la dedizione del Trentino e premia la sua capacità di rappresentare un modello vitivinicolo sostenibile, autentico e proiettato al futuro”. Durante la cerimonia, Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, ha sottolineato il valore del modello vitivinicolo trentino: “Siamo orgogliosi di assegnare questo riconoscimento a questo territorio, esempio virtuoso di come la viticoltura possa integrarsi armoniosamente con l’ambiente, la cultura e l’economia. Il loro impegno per la qualità e la sostenibilità rappresenta un modello da seguire per l’intero comparto vinicolo italiano”.


L’evento è stato promosso su iniziativa del senatore Pietro Patton, che ha ribadito il ruolo delle istituzioni nel valorizzare le aree enologiche italiane di eccellenza e premiare quei produttori che dimostrano che qualità e sostenibilità possono coesistere.

Spumanti, online la quarta edizione dell’app “Bollicine del mondo”

Spumanti, online la quarta edizione dell’app “Bollicine del mondo”Milano, 25 feb. (askanews) – È online la quarta edizione dell’app “Bollicine del mondo”, il progetto firmato da Paolo Marchi e Cinzia Benzi, rispettivamente fondatore e curatrice di “Identità Golose”, dedicato alla migliore produzione spumantistica internazionale. Presentata ieri sul palcoscenico di “Identità Milano 2025”, la Guida alle “Bollicine del mondo” nasce con l’esigenza di creare “uno strumento nuovo in grado di far viaggiare il lettore attraverso una mappatura piuttosto estesa dei vini spumanti portandolo a conoscenza di una storia, una tradizione, un passaggio generazionale, un vitigno e una destinazione da scoprire”. Una App gratuita, disponibile in italiano e inglese, dedicata ai wine-lovers ma anche a tutti coloro che amano viaggiare alla scoperta dei tesori della cultura enogastronomica con curiosità e prospettiva internazionale. Il linguaggio è semplice, conciso e professionale senza tecnicismi, con un glossario da consultare e una sintesi terminologica posta in ordine alfabetico.


“Arrivati a questa quarta edizione siamo felici di continuare a mappare un mondo effervescente con serietà e massima trasparenza” ha spiegato Benzi, precisando che “nulla è anonimo, ogni scheda è firmata e ciascun collaboratore ha raccontato con passione e dedizione quella bottiglia che vi consigliamo di assaggiare, almeno una volta nella vita. Le bollicine recensite – ha concluso – sono reperibili attraverso le Cantine medesime, nei negozi specializzati e online, nulla è introvabile”. La nuova edizione conta 900 Cantine (160 in più del 2024) in 47 Paesi da tutto il mondo, un’autentica antologia della migliore produzione mondiale che racconta per il 52% l’Italia, mentre il 48% racchiude Cantine europee con il resto del Mondo. Senza dubbio la Francia, con le regioni vitivinicole di Champagne, Alsazia, Borgogna, Loira e Jura, rappresenta il 30% di questo 48%, le Cantine rimanenti sono in Spagna, Gran Bretagna, Germania, Austria, Albania, Romania, Grecia, Portogallo, Slovenia, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Danimarca, Svezia, Slovacchia, Malta, Israele, Turchia, India, Argentina, Messico, Cile, Brasile, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuove Zelanda, Sud Africa, Uruguay e altri Paesi del continente asiatico come Giappone, Indonesia, Libano, Vietnam. Novità di quest’anno: Cina, Moldavia, Taiwan, Macedonia, Serbia e Bolivia.


Il censimento delle migliori etichette è arricchito da una serie di approfondimenti dedicati ai più interessanti territori del vino con l’obiettivo di scoprire o riscoprire Paesi e regioni attraverso la lente della migliore produzione spumantistica. La quarta edizione della App propone così nella voce “Non Solo Territori” 30 itinerari alla scoperta delle regioni più vocate: dall’Asti e Moscato fino all’Irpinia, dal Trento Doc all’Etna, dalla Champagne, all’Alsazia, passando per la Borgogna e poi ancora al Cava e al Corpinnat, al Cile e all’Argentina con incursioni in Asia e in Australia. La mappatura rappresentata da “Bollicine del mondo” è frutto di un lavoro corale che coinvolge 17 esperti internazionali tra giornalisti e addetti ai lavori. I premi di questa edizione sono stati assegnati a: per “L’omaggio” a Jean-Baptiste Lécaillon, Chef de Cave Maison Louis Roederer, per “L’innovazione” a Dominque Demarville, Chef de Cave Lallier, e a Giorgio Mercandelli, Cantina Alchemica. Il riconoscimento “La Naturalità” è andato all’Azienda L’Archetipo di Castellaneta (Taranto), quello per il “Vitigno da scoprire” a Uva Rara dell’Azienda Barbaglia, e a Gros Manseng di Chateau La Croix des Pins. Il premio “Giovani di belle speranze, buona la prima” allo “Spumante Metodo Classico Viento e’ Mare” de I Cacciagalli; e al “Pinot Nero Metodo Classico Brut Millesimato 2020” di Cordero San Giorgio. “Questioni di famiglia” è stato assegnato a Ettore Germano, “L’Esperto” a Sonia C. Holland, “L’Artista” a Caroline Brun, mentre per la categoria “I Comunicatori” sono stati premiati Leila Salimbeni, Simone Roveda, Matteo Mengacci (Teo KayKay) e Filippo Polidori.