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Vino, G.D. Vajra punta su vetro più leggero per le nuove bottiglie

Vino, G.D. Vajra punta su vetro più leggero per le nuove bottiglieMilano, 9 mar. (askanews) – G.D. Vajra, celebre Cantina a conduzione famigliare di Barolo (Cuneo), sceglie di puntare sulla leggerezza del vetro per la produzione del suo Dolcetto Classico. La nuova bottiglia pesa 390 grammi contro i 575 della precedente, generando una significativa riduzione dell’impronta di carbonio. Già testata con il Langhe Doc Rosso, verrà utilizzata in futuro anche per la Barbera d’Alba Doc e il Langhe Doc Nebbiolo.


La decisione di virare verso una bottiglia più leggera si inserisce nel percorso di sostenibilità dell’azienda pioniera dell’agricoltura biologica in Piemonte, certificata Equalitas e Sqnpi e che dal 2024 aderisce a “Sustainable Wine Round Table Initiative”. “Guidati dal desiderio di tutelare questa Terra che ci è stata affidata, abbiamo abbracciato questo cambiamento in un’annata, la 2024, che in Langa ha richiesto numerose attenzioni” racconta Giuseppe Vaira, seconda generazione alla guida dell’azienda assieme ai fratelli Francesca e Isidoro, spiegando che “il risultato di questo nostro impegno, in un territorio dove le varietà tradizionali sanno restituire le cure ricevute, incontra le richieste del momento: un vino che presenta freschezza, croccantezza e facilità di beva”.


Tra le varietà che raccontano al meglio il territorio e le tradizioni piemontesi, il Dolcetto di G.D. Vajra, nelle due versioni Dolcetto d’Alba Doc e Coste&Fossati (edizione limitata che nasce da una collezione di antichi biotipi), rappresenta una scelta di identità che punta a valorizzare la ricchezza e l’unicità delle Langhe. Foto di Matthew Molchen

Fontanafredda: il quarto capitolo di Renaissance, è Barolo dell’Ottimismo

Fontanafredda: il quarto capitolo di Renaissance, è Barolo dell’OttimismoMilano, 9 mar. (askanews) – Fontanafredda presenta la quarta edizione del progetto “Renaissance, Parole illustri per una nuova umanità”, iniziato nel 2022 in occasione del 30esimo anniversario del Barolo Serralunga d’Alba, la prima menzione comunale di un Barolo. Il vino icona di Fontanafredda, storico produttore dei grandi vini delle Langhe con 120 ettari di vigneti certificati biologici che circondano il primo Villaggio Narrante d’Italia, viene raccontato attraverso l’arte di fare il vino, di scrivere e di raffigurare, con la collaborazione di scrittori e illustratori italiani. “Una vera e propria collezione – racconta la Cantina – iniziata dalla Speranza, un desiderio che parte da noi stessi e ci porta ad avere Fiducia, sentimento che genera Coraggio che fa prevalere l’Ottimismo, protagonista dell’annata 2021”.


La quarta edizione di “Renaissance” si arricchisce della prefazione di Oscar Farinetti, della monografia dal titolo “Libero Tutti” della nota scrittrice Chiara Gamberale e dall’illustratore e pittore piemontese Riccardo Guasco illustratore e pittore piemontese che ha interpretato il tema dell’Ottimismo con l’opera “L’ottimismo, una forza interiore”. “Essere ottimisti non è solo un sentimento ma è un modo di essere che si traduce in azioni concrete per affrontare i problemi con spirito di comunità. Dobbiamo smettere di lamentarci e agire per risolvere le sfide del mondo moderno, come la crisi climatica” afferma Farinetti, spiegando che “nel nostro piccolo, nel 2024, abbiamo creato Bosco Vigna, piantando oltre 170 piante all’interno delle nostre vigne, per promuovere la biodiversità nei nostri vigneti e ridurre l’impatto della monocultura intensiva. Nel 2025 – annuncia – pianteremo oltre 50 nuove grandi piante e continueremo a espandere il nostro impegno: vogliamo ripristinare e migliorare la biodiversità di tutto il nostro sistema, con nuove aree verdi di piante alberate e siepi di varie specie nel Villaggio Narrante, oltre al ripristino di aree umide per ricreare un ecosistema ideale per anfibi, piante acquatiche e piante arboree”.


Con il “Rinascimento Verde”, dal 2020 Fontanafredda ha ottenuto dopo la certificazione biologica, anche quella Equalitas, ha redatto il primo Bilancio di Sostenibilità, ha attuato la conversione a packaging più sostenibili, e “un uso consapevole dell’energia e dell’acqua”. “Il Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2021”, disponibile nel formato standard e in un’edizione speciale da 1,5 litri, affina circa 30 mesi in botte di rovere e ulteriori 6-8 mesi in cemento, “ed è capace di esprimere fin da subito le sue qualità, offrendo un’immediata bevibilità, ma ha un potenziale di evoluzione straordinario, in grado di durare nel tempo fino a 25-30 anni”.

Vino, Moscato d’Asti Docg: in discussione allargamento dei confini

Vino, Moscato d’Asti Docg: in discussione allargamento dei confiniMilano, 8 mar. (askanews) – “Una Denominazione fortemente radicata nella tradizione vitivinicola del Piemonte quella del Moscato d’Asti e Asti Docg, oggetto sovente di un’evoluzione enologica e di una rivalutazione commerciale, che non è seguita dal giusto rilancio del territorio. A questo proposito, il Comune di Asti ha proposto un allargamento dell’area e ha indetto lo scorso 4 marzo una riunione nella quale le maggiori Associazioni di categoria del mondo agricolo, tra cui Confagricoltura, hanno rappresentato le volontà degli oltre 4.000 produttori”. A dirlo è Confagricoltura Piemonte, che in una nota ricorda che nel 2014 l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità un’area che comprende 51 Comuni tra le provincie di Alessandria, Asti e Cuneo, dove i vigneti seguono l’andamento naturale delle colline, quella del Monferrato con pendii più dolci, e quella delle Langhe caratterizzata da crinali lunghi e ripidi.


“Allevare in queste zone di produzione implica conoscere il territorio, il microclima e le potenzialità di una terra particolarmente calcarea, oltre al posizionamento sul mercato di questa varietà di vini” spiega Maurizio Montobbio, vicepresidente di Confagricoltura Piemonte, evidenziando “che il settore sta attraversando un periodo di crisi dovuto alla riduzione delle esportazioni e potrebbe risentirne ulteriormente a causa dei dazi imposti dall’Amministrazione Trump: prima di valutare l’inserimento di altri terreni, attendiamo di conoscere la reale portata della proposta e il parere dei produttori, veri protagonisti della scena”. Confagricoltura Piemonte ritiene inoltre indispensabile intraprendere una campagna di comunicazione che valorizzi le uve, le tipologie di vino attualmente commercializzate, l’areale e garantisca alle aziende una sostenibilità economica e agronomica.

Vino, il Consorzio Franciacorta ha festeggiato i suoi primi 35 anni

Vino, il Consorzio Franciacorta ha festeggiato i suoi primi 35 anniMilano, 8 mar. (askanews) – Il Consorzio Franciacorta ha festeggiato 35 anni con una tre giorni di incontri sul lago d’Iseo per discutere di valori condivisi, sinergie strategiche e prospettive future, forte delle 19,1 mln di bottiglie vendute nel 2024, di cui il 12% ha preso la strada dell’estero, dove negli ultimi 15 anni il numero di bottiglie vendute è cresciuto del 130%. Confrontando i dati del 2011 e del 2024 si passa infatti da un mln di bottiglie ai 2,3 attuali, con risultati importanti sul mercato svizzero (22,1%), statunitense (12,6%), giapponese e tedesco (entrambi al 10,8%). Il mercato interno resta nettamente quello più importante in termini di volume, passato negli ultimi 15 anni da 10,6 mln di bottiglie del 2011 ai 16,8 registrati l’anno scorso, con un prezzo medio che si attesta a 24,5 euro, per un giro di affari complessivo che si avvicina ai 500 mln.


Il primo giorno dell’evento ha visto la partecipazione del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha voluto rendere omaggio all’ente consortile, sottolineando, tra l’altro, che “ha saputo affrontare le sfide con determinazione grazie ad un Disciplinare rigoroso che è alla base del successo di questo prodotto apprezzato in tutto il mondo”. Filo conduttore della prima giornata è stato l’importanza di creare sinergie e relazioni di valore con realtà di settori differenti, dal fashion al food, dal lusso all’hotellerie in un dibattito con Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Marco Do, Direttore Comunicazione di Michelin Italia, Enrico Buonocore, Ceo e founder di Langosteria, e Goffredo “Dino” Dell’Appennino, General Manager del Bulgari Hotel Milano. Il secondo giorno il responsabile di Nomisma Wine Monitor ha illustrato una ricerca da cui emerge, tra l’altro, che il Franciacorta è conosciuto dal 95% dei consumatori italiani e il 61% lo ha bevuto almeno una volta nell’ultimo anno. A lui sono succeduti gli interventi di tre studiosi come Attilio Scienza, Isabella Ghiglieno e Luisa Mattedi che hanno ragionato di sostenibilità, di vocazione territoriale e del ruolo degli agroecosistemi nella qualità della produzione vitivinicola.


Di internazionalità e di mercati stranieri hanno parlato la Master of Wine finlandese, Essi Avellan, e la editor di Decanter, Amy Wislocky, che hanno sottolineato la necessità di aumentare la visibilità del Franciacorta all’estero. Infine il cartografo Alessandro Masnaghetti ha parlato di come la mappatura dettagliata del territorio possa valorizzare ulteriormente la produzione vitivinicola, rafforzandone identità e autenticità. A chiusura della tre giorni, la degustazione ragionata condotta dai tre Master of Wine italiani: Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo. Mentre l’assemblea del Consorzio ha dato il via libera alla Unità geografiche aggiuntive (Uga) dando il via all’iter istituzionale, le celebrazioni per il 35esimo compleanno del Consorzio, segnano di fatto la fine del mandato di Silvano Brescianini, che a maggio dopo due mandati dovrà lasciare la presidenza. Chi prenderà in mano le redini avrà a che fare con la terza generazione di produttori, per una stagione che si attende come quella della “maturità”.


Nato su iniziativa di 29 produttori, il Consorzio oggi conta oltre 120 Cantine e più di 200 soci coinvolti nella filiera produttiva delle Denominazioni Franciacorta Docg, Curtefranca Doc e Sebino Igt Il Consorzio volontario per la tutela dei vini Franciacorta viene costituioil 5 marzo 1990 presieduto da Paolo Rabotti (a cui seguiranno Riccardo Ricci Curbrastro, Giovanni Cavalleri, Claudio Faccoli, Ezio Maiolini, Maurizio Zanella, Vittorio Moretti e Silvano Brescianini). L’anno successivo il marchio Franciacorta viene registrato in Italia, mentre nel 1995 arriva la Docg messa in commercio nel 1997. Nel 2000 nasce l’Associazione “Strada del Franciacorta” con l’obiettivo di promuovere le potenzialità turistiche del territorio, in primis la proposta enogastronomica e la prima edizione del “Festival Franciacorta” un appuntamento che continua anche oggi affiancato dal “Festival di Primavera – Cibo e Cultura in Franciacorta”. Il Franciacorta prende vita in un’area che comprende 19 Comuni in provincia di Brescia per un totale di 20.370 ettari, dei quali 3.634 ettari sono vitati, con una prevalenza di Chardonnay (79%), seguito da Pinot Nero (18,1%), Pinot Bianco (2,6%) e Erbamat (0,3%). Oggi il 56% dei vigneti risultano impiantati tra i 15 e i 30 anni fa, mentre la percentuale di quelli tra i 30 e i 40 anni si ferma al 10% poco di più di quelli con meno di tre anni (8%).

Vino, Veronafiere: al via Vinitaly India a New Delhi con 100 buyer

Vino, Veronafiere: al via Vinitaly India a New Delhi con 100 buyerMilano, 7 mar. (askanews) – L’India entra nel piano di sviluppo internazionale del brand fieristico di promozione del vino italiano con la prima edizione di “Vinitaly India Roadshow”, in programma sabato 8 all’hotel Vivanta Dwarka a New Delhi. Organizzato da Veronafiere in collaborazione con la Camera di commercio indiana (Icc) e il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi, “Vinitaly India Roadshow” si presenta con una selezione di 12 player rappresentativi dell’offerta enologica del nostro Paese, tra cui le collettive di Piemonte Land of Wine (che raduna i 14 Consorzi piemontesi del vino), Italia del vino Consorzio (23 aziende da 16 regioni), Angelini Wines & Estates (con le sue tenute produttive in quattro regioni) e Uvaitaly (11 produttori da cinque regioni).


In programma nella giornata di sabato 8 ottobre incontri “b2b” con 100 operatori tra importatori, responsabili liquor store e manager dell’horeca già accreditati e profilati anche dalla Camera di commercio indiana e che amplieranno gli inviti alla 57esima edizione di Vinitaly che si terrà a Verona dal 6 al 9 aprile. “In un contesto di guerre commerciali in forte ascesa, guardiamo con interesse la partnership strategica tra India e Unione Europea annunciata pochi giorni fa” dichiara il presidente di Veronafiere SpA, Federico Bricolo, aggiungendo che “ad oggi le vendite di vino italiano in India sono marginali se confrontate con il business complessivo dei nostri prodotti nel mondo, che nel 2024 hanno superato gli 8 miliardi di dollari di export. Ma – conclude Bricolo – siamo convinti che l’India possa rappresentare un mercato di sbocco sempre più importante per una bevanda, come il vino, da sempre simbolo di moderazione nei consumi di alcol. Il nostro Osservatorio Unione italiana vini-Vinitaly stima, infatti, una crescita dei consumi del 40% tra il 2024 e il 2028: una prospettiva che, grazie ai nuovi accordi bilaterali, potrebbe riservare incrementi maggiori”.


“A Vinitaly i buyer indiani sono già ospiti fissi, oltre un centinaio quelli presenti all’ultima edizione, ma non basta: auspichiamo di rendere la partecipazione sempre più centrale” dice il Dg di Veronafiere Spa, Adolfo Rebughini, sottolineando che “siamo qui, infatti, per promuovere il vino italiano con alcune compagini di primaria importanza, ma anche per alzare il livello di partnership con un rapporto continuativo e preferenziale con l’obiettivo di selezionare e attirare sempre più operatori professionali al Vinitaly. L’India – chiosa – è un Paese in forte crescita economica e conosce meglio di altri tra quelli asiatici la cultura e le tradizioni occidentali, che in parte già condivide”. Per quanto riguarda il mercato, il vino italiano in India esprime un valore al dettaglio di 33 milioni di dollari statunitensi (tasse incluse) con una quota di mercato sull’import che sfiora il 17%. Si tratta del terzo fornitore a valore in un mercato da 418 milioni di dollari, dominato in volume dai vini domestici (77%) che rappresentano una quota a valore del 50%. A volume l’Italia rappresenta il secondo player dei prodotti d’importazione con circa un milione di litri, mentre a valore è dietro ad Australia (share al 30%) e Francia (19%). La criticità è data dal posizionamento del vino tricolore, per il 70% legato a prodotti entry level, con la Francia che presidia il segmento premium. In forte crescita, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr, la tipologia spumanti italiani, che entro il 2028 vedrà raddoppiare le proprie vendite raggiungendo quota 20 milioni di dollari. Numeri questi destinati a una sostanziosa revisione al rialzo una volta finalizzato l’accordo di libero scambio annunciato dal primo ministro indiano, Narenda Modi, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la cui firma è prevista entro la fine di quest’anno.


Al “Vinitaly India Roadshow 2025” partecipano Maria Faretra (Puglia) Foss Marai Spumanti Valdobbiadene (Veneto), Uvaitaly, Cantina Scriani (Veneto), Hadrianum (Abruzzo), Boschetto Campacci (Toscana), Angelini Wines & Estates, Masciarelli (Abruzzo), Giuseppe Cortese (Piemonte), G.D. Vajra (Piemonte), Italia del vino Consorzio e Piemonte Land of Wine.

Vino, Marchesi Frescobaldi: 50 anni di “Benefizio” di Castello Pomino

Vino, Marchesi Frescobaldi: 50 anni di “Benefizio” di Castello PominoMilano, 6 mar. (askanews) – Con “Benefizio 2023”, ora disponibile sui mercati internazionali, Marchesi Frescobaldi celebra l’audace visione che nel 1973 ha portato a produrre a Castello Pomino a Rufina (Firenze) la prima vendemmia di questo Cru: Chardonnay in purezza proveniente da un singolo vigneto, fermentato e affinato in barrique.


“Sulla strada per Pomino mi emoziono come fosse la prima volta a scoprire questo angolo unico di Toscana, qui, le classiche colline toscane lasciano spazio ad un territorio inaspettato, quasi montano” racconta Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi Frescobaldi, spiegando che “fu proprio dall’osservazione e dall’ascolto del territorio che la mia trisavola, Leonia degli Albizi, nel 1855 ebbe l’audacia di piantare le barbatelle di Chardonnay che più di un secolo dopo, videro la luce della prima vendemmia di Benefizio. Questo vino – continua – fu molto voluto da mio zio Leonardo, con il desiderio che fosse da subito un grande bianco da invecchiamento e oggi, dopo 50 anni, tutta la mia famiglia e io siamo orgogliosi di aver desiderato Benefizio, che vendemmia dopo vendemmia, ci regala ogni anno grandi emozioni”. Questa vigna si trova ad un’altitudine di 707 metri slm, con un’esposizione a Sud ed un suolo prevalentemente sabbioso, composto prevalentemente da marne, arenarie e scisti, con un’alta percentuale di argilla e calcare, tra pendii scoscesi, temperature fresche in estate e neve in inverno, magnifici boschi di abeti e sequoie secolari. L’altitudine, le temperature più basse caratterizzate da importanti sbalzi termici giorno-notte, l’intensa illuminazione solare, e i terreni “sciolti”, fin da subito fecero di questa Tenuta lo scenario ideale per la coltivazione dello Chardonnay.


“I vigneti che io ho trovato quando sono arrivato qui erano vecchi e la capacità di durata di un vino dipende dall’età del vigneto. E’ una cosa che le persone non pensano mai, pensano sempre che la capacità di invecchiamento di un vino sia legata alla sua struttura ma non è assolutamente vero: una vite vecchia fa del vino che ha la capacità di invecchiare” ha spiegato ad askanews l’enologo Nicolò D’Afflitto, ricordando che “tutte le varietà come Chardonnay e Sauvignon sono arrivate in Italia molto recentemente e dunque sono poche le persone che hanno avuto la fortuna che ho avuto io a Pomino di ritrovarmi dei vigneti di 30-40 anni di Chardonnay che potevano avere l’ambizione di invecchiare”. “Un enologo che arriva a Pomino o a Nipozzano deve fare un atto di umiltà, di rispetto verso ciò che sono stati la storia, la tradizione e il territorio – ha sottolineato D’Afflitto ad askanews – e dunque in nessuna delle aziende storiche di Frescobaldi ho portato rivoluzioni, tenendo un profilo basso da enologo da backstage, mentre quando abbiamo comprato delle aziende a Montalcino, a Montepulciano o nel Chianti Classico abbiamo dovuto reinventare qualche cosa”.


Oggi invecchiare i vini bianchi non è più un tabù, anzi sta diventando una tendenza soprattutto tra i grandi produttori. “Se ci sono le capacità perché no – ha concluso l’enologo del Gruppo Frescobaldi – certo è che in questo siamo stati limitati in passato dal fatto che i bianchi spesso fossero nella bottiglia borgognotta che erano chiuse con piccolissimi tappi naturali, oggi con i progressi che abbiamo fatto sia con il Diam sia con il sughero naturale possiamo guardare con maggior facilità all’invecchiamento”. La storia del vino di Pomino risale al XIX secolo e i primi riconoscimenti importanti sono del 1878 quando arrivò la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi. Pomino fu una delle prime zone in Toscana ad ottenere la Doc nel 1983 e oggi la Tenuta conta complessivamente 108 ettari vitati tra i 400 e i 750 metri di altitudine.


L’annata 2023, che celebra il cinquantesimo anniversario dalla nascita del progetto, ha visto una vendemmia leggermente posticipata, con uve che hanno mostrato lo sviluppo di un profilo aromatico, complesso ed elegante. Le uve Chardonnay sono state vendemmiate in cassette a mano e una volta in cantina, la pressatura a cui sono state sottoposte è risultata estremamente soffice e delicata, consentendo già in partenza una buona estrazione di mosto limpido, ulteriormente chiarificato dopo la decantazione a freddo. I mosti così ottenuti sono stati messi in barriques, per il 50% nuove e per il 50% di primo passaggio, dove hanno svolto la fermentazione alcolica e solo parzialmente quella malolattica. Successivamente il vino è maturato in legno, sulle fecce, con batonnage effettuati in base a necessità, e ha fatto un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia.

Vino, l’8 e 9 marzo a Firenze va in scena “L’Eccellenza di Toscana”

Vino, l’8 e 9 marzo a Firenze va in scena “L’Eccellenza di Toscana”Milano, 6 mar. (askanews) – Un fine settimana all’insegna dei migliori vini del Granducato: sabato 8 e domenica 9 marzo, alla Stazione Leopolda di Firenze va in scena la 23esima edizione de “L’Eccellenza di Toscana”, l’evento di promozione e degustazione più importante dell’anno organizzato dalla delegazione Toscana dell’Associazione italiana sommelier (Ais).


Confermata la collaudata formula con degustazioni ai banchi d’assaggio delle oltre 900 etichette proposte da circa 150 produttori, da scoprire in autonomia oppure attraverso gli Ais Tour per piccoli gruppi guidati da sommelier professionisti: le pillole di degustazione di vino, olio e birra con le Ais Wine School, (Ais Oil School in collaborazione con OlioOfficina e le Ais Beer School in collaborazione con Fermento Birra), a cui si aggiunge in questa edizione la collaborazione con Anag per degustazioni guidate di distillati e con Catinari per una serie di Chocolate School con degustazioni di cioccolato artigianale e, per la prima volta, l’Ais Tè School, curata da Mari Bertini con la collaborazione di Dammann. Ad anticipare la manifestazione, venerdì 7 marzo alle 17 presso l’auditorium della Camera di Commercio di Firenze ci sarà “Le migliori 101 etichette della Toscana 2025”: i 101 migliori vini di 35 tipologie, rappresentativi di tutti i territori viticoli della Toscana e selezionati dalla “Guida Eccellenza di Toscana”. “Questo evento vuole premiare, presentare e rappresentare in tutto il loro valore anche i risvolti dei volti di quei vini parzialmente silenziati – ha spiegato Roberto Bellini, direttore tecnico e responsabile della guida Eccellenza di Toscana – e vuole, e vorrà, dare voce a tutto il contenuto dello scrigno enoico toscano, la cui ricchezza è frutto di una storia cesellata di artigianalità energizzata da un dinamismo che ha costantemente mantenuto i vini ai vertici della qualità, attraverso un’applicata ricerca e un’avveduta innovazione, non solo enologica ma di pensiero”.


Durante l’”Eccellenza di Toscana” non mancheranno le masterclass “eccellenti”: una dedicata ai vini del territorio di Riparbella ed una in collaborazione con le Donne del Vino guidate dalla delegata regionale Donatella Cinelli Colombini nella giornata dell’8 marzo dal titolo “I vini Docg della Toscana al femminile”. A guidarla sarà la Miglior Sommelier Toscana Ais 2024, Ilaria Lorini, e la Donna del Vino Lucrezia Caverni, per celebrare il lato femminile della sommellerie con 8 delle 11 Docg toscane con etichette firmate da donne. Ci sarà poi una novità assoluta: il tasting dell’Associazione Quore con prodotti Dop e Igp toscani nell’area “Altra Toscana”, e un workshop, moderato dal giornalista David Taddei, su “Enoturismo, le innovazioni partono dalla Toscana”. Il momento clou della prima giornata sarà la presentazione della nuova guida vini “Eccellenza di Toscana”.

Vino, nuovi corsi al centro di formazione “Sannio Wines Academy”

Vino, nuovi corsi al centro di formazione “Sannio Wines Academy”Milano, 6 mar. (askanews) – Al via le iscrizioni ai nuovi corsi dell’Academy del Sannio Consorzio Tutela Vini allo scopo di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale locale. La “Sannio Wines Academy” è un centro di formazione per studenti e operatori del food & wine e di promozione del patrimonio culturale storico-museale e paesaggistico del Sannio beneventano.


L’intento, oltre all’aumento della qualità e della competitività del settore enogastronomico locale, “è quello di creare un hub formativo di sostegno ai produttori per politiche di sviluppo e di aumento dell’attrattività riguardo all’accoglienza enoturistica grazie a professionisti più preparati e qualificati, in un settore in continua evoluzione”. La “Sannio Wines Academy” rientra nel progetto “Nel Sannio coltiviamo emozioni” e l’offerta punterà su incontri di formazione su temi legati alla bellezza dei paesaggi, alla storia della viticoltura, al patrimonio delle indicazioni geografiche, agli abbinamenti gastronomici, alla sostenibilità, ed è rivolta a studenti e neolaureati pronti a intraprendere una carriera nel comparto enogastronomico, ma anche a sommelier e a operatori del settore che desiderano accrescere le loro conoscenze e competenze e, non ultimo, agli appassionati di vino desiderosi di saperne di più. Per questo saranno coinvolti relatori professionisti per tenere seminari e conferenze, con esperienze dirette e testimonianze.


Il tutto attraverso anche l’organizzazione di eventi di networking tra produttori, distributori e professionisti del settore tesi alla creazione di nuove sinergie e opportunità commerciali, cui bisogna aggiungere le attività informative e pratiche sulla cultura vinicola del Sannio, con visite a vigneti e aziende vinicole, “in modo da fornire un’esperienza diretta e coinvolgente”. Inoltre, “si incrementerà la rete di collaborazioni con l’avvio di partnership con scuole, università, associazioni di sommelier e istituzioni locali per sviluppare programmi di formazione e altre opportunità di networking”. Per quanto concerne la promozione del territorio, il Consorzio sottolinea che sono previste delle visite guidate e tour esperienziali che, “nell’evidenziare le peculiarità del territorio sannita, contribuiscono a rafforzare il legame tra formazione e valorizzazione delle risorse locali”. Gli incontri si terranno dal 24 marzo prossimo presso la Pizzeria La Pineta di Castelvenere (il lunedì dalle 16 alle 18), a Benevento presso il Sannio Consorzio Tutela Vini (il mercoledì dalle 15 alle 17) e a Sant’Agata de’ Goti presso il Ristorante Agape (il giovedì dalle 16 alle 18). Ci si può iscrivere fino al 15 marzo prossimo, inviando una richiesta all’indirizzo email academy@sannio.wine, allegando un breve curriculum vitae.

Vino, è “Vernatsch Doc 2023” il settimo “kunst.stuck” di Cantina Kaltern

Vino, è “Vernatsch Doc 2023” il settimo “kunst.stuck” di Cantina KalternMilano, 5 mar. (askanews) – Il progetto “kunst.stuck” (che significa “opera d’arte”) è nato con la vendemmia 2014 e da allora ogni anno l’uva che per la sua qualità più convince il Kellermeister viene destinata ad un vino realizzato in una tiratura limitata e con un’etichetta artistica. A vestirlo, interpretando il tema dell’anno, vengono chiamati, attraverso un concorso, artisti e designer e l’etichetta vincitrice viene decretata da una giuria e dal voto popolare. Per il 2023, il vitigno che si è espresso al meglio è stato proprio il Vernatsch (la Schiava), una varietà autoctona dell’Alto Adige che ha svolto un ruolo importante a Caldaro fin dall’inizio della viticoltura.


In particolare, questo “Vernatsch Doc 2023” ha avuto origine in un giovane vigneto di 17 anni e in uno allevato a pergola che ne ha più di 100. Questa combinazione tra innovazione e tradizione riflette l’identità della Schiava ed ha ispirato il tema di quest’anno: “Un carattere attraverso le generazioni”. Il vino è disponibile da aprile, in soli 250 magnum e 2.000 bottiglie da 0,75. A firmare l’etichetta di questa edizione di “kunst.stuck” è l’artista siciliano Gaetano Vella che ha voluto raccontare l’importanza del passaggio di conoscenze e tradizioni. “Al centro, ho disegnato due figure umane che simboleggiano gli avi, con una clessidra tra di loro che rappresenta il tempo e la trasmissione delle conoscenze. Dalle figure partono delle ramificazioni che ricordano un albero genealogico: le radici simboleggiano il legame tra le generazioni e la continuità del lavoro che evolve” ha spiegato Vella, aggiungendo che “con questa etichetta ho voluto sottolineare quanto sia importante il passaggio di segreti e competenze nel tempo, per fare in modo che il vino di Kaltern mantenga il suo carattere unico, migliorando sempre di più attraverso le generazioni”.


Il “Vernatsch Doc 2023” è frutto di un’annata variabile: poca neve in inverno e un marzo caldo hanno accelerato l’inizio della stagione vegetativa. L’estate è iniziata calda e asciutta ma a luglio è stato segnato da qualche pioggia. Le notevoli escursioni termiche di agosto hanno preceduto un autunno splendido che ha portato ad una vendemmia “molto interessante”. Le varietà selezionate nelle edizioni passate di questo progetto sono state il Pinot Bianco nel 2014 interpretato da Claudio Paternoster; il Cabernet Sauvignon nel 2015 con l’etichetta di Margit Pittschieler; il Kalterersee Classico Superiore del 2016 rappresentato da Stefano Mandato; il Merlot dalla vendemmia 2018 con il vestito di Anita Ladurner, il Pinot Grigio 2019 illustrato da Federico Petrolito e il Lagrein Riserva DOC 2020 con l’etichetta di Giuseppe Rametta.

Vino, Guide internazionali: per vini altoatesini 145 punteggi massimi

Vino, Guide internazionali: per vini altoatesini 145 punteggi massimiMilano, 5 mar. (askanews) – La valutazione delle più prestigiose guide enologiche è una sorta di certificazione per i viticoltori e gli enologi e, pertanto, il settore attende con trepidazione l’uscita delle ultime edizioni. Le attuali pubblicazioni di “Decanter”, “Wine Enthusiast”, “Vinum”, “Falstaff”, “James Suckling” e “Gault&Millau” conferiscono 145 punteggi massimi ai vini altoatesini, contro i 99 dell’anno precedente.


“È naturale che la crescita ci faccia piacere – commenta Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige ma ci rallegra ancora di più il fatto che la punta si stia allargando, tanto che sono sempre più numerosi i produttori altoatesini che ottengono valutazioni eccellenti”. I numeri danno pienamente ragione a Kofler: se l’anno scorso i vini più apprezzati provenivano da 29 produttori, quest’anno arrivano da ben 38. In totale sono stati assegnati i voti massimi a 105 vini diversi, un numero davvero importante se confrontato con i 68 dell’anno precedente. Se si considera la distribuzione dei voti massimi, in testa alla classifica c’è la Cantina Terlano con 19, seguita dalla Cantina Tramin (11) e dalla Cantina Produttori San Michele Appiano (10), la Tenuta Alois Lageder (9), la Cantina Girlan (8) nonché Manincor, Elena Walch e Nals Margreid con 7 valutazioni eccellenti ciascuna.


Il fatto che la regione vinicola dell’Alto Adige, nonostante le sue dimensioni relativamente ridotte, sia straordinariamente eterogenea, è confermato non solo dalla varietà dei produttori, ma anche da quella dei vini più apprezzati. Tra i 105 vini premiati, infatti, figurano ben 15 varietà diverse di vitigno. “Questa diversità – mette in luce Kofler – è ciò che contraddistingue la nostra regione ed è uno dei fattori che ci permettono di conquistare il favore degli esperti di vino in tutto il mondo”. Sebbene in Alto Adige si producano più bianchi che rossi, il vitigno con il maggior numero di vini che hanno ricevuto punteggi massimi è il Pinot Nero che ne vanta 20, seguito dallo Chardonnay con 18 e dal Sauvignon con 13. In totale quest’anno sono stati assegnati 80 punteggi massimi a 58 diversi vini bianchi e 55 valutazioni eccellenti a 42 rossi. Sono rientrati nuovamente nella lista anche i vini dolci e cinque di loro hanno ricevuto dieci valutazioni massime. Due produttori altoatesini possono, infine, festeggiare un premio speciale. Si tratta della Cantina Terlano con il “2021 Terlano Primo Grande Cuvée Alto Adige Doc” che, nell’edizione 2025 di Falstaff, non solo ha ottenuto il punteggio massimo, pari a 100 punti, ma è stato anche definito “il miglior vino bianco”, mentre il titolo “Best in Show” è stato assegnato dalla rivista Decanter alla Cantina Andriano per il “2022 Gewurztraminer Passito Juvelo Alto Adige Doc”.


Le valutazioni si basano su degustazioni effettuate ogni anno sia dalle guide vinicole italiane che da quelle internazionali. A scegliere i vini da degustare sono i produttori. Sono sempre loro a scegliere le singole guide a cui presentarli. I produttori sono supportati dal Consorzio Vini Alto Adige che, in collaborazione con Idm Alto Adige e la Camera di Commercio di Bolzano, raccoglie i vini destinati alla degustazione e li consegna alle guide enologiche. Foto IDM – Sudtirol Wein – Mint Mediahouse