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Vino, “L’ultima farfalla del Sangiovese”: un libro su Giulio Gambelli

Vino, “L’ultima farfalla del Sangiovese”: un libro su Giulio GambelliMilano, 2 mar. (askanews) – “Giulio Gambelli – L’ultima farfalla del Sangiovese” è il titolo di un libro scritto dal direttore di winesurf.it, Carlo Macchi, e dedicato all’uomo che dal Dopoguerra agli anni Duemila ha cambiato il volto del vino toscano. Non era enologo ma aveva un palato e un naso che gli permettevano di “conoscere, riconoscere e analizzare i vini meglio di un laboratorio”. È stato il “Maestro del Sangiovese toscano” e ha lavorato in tantissime aziende, più o meno famose. Il volume, di 144 pagine con la prefazione di Burton Anderson, racconta la sua storia, anche attraverso contributi di personaggi importanti del vino toscano e “spiega i perché della sua importanza nel passato, nel presente e nel futuro del vino, non solo toscano”.


Il libro, appena uscito per Nuova editoriale Florence press, racconta la vita di Gambelli dalla nascita nel 1925 alla sua scomparsa nel 2012, inquadrando i vari periodi storici in cui è vissuto e ha lavorato nel mondo del vino, dove entrò appena quattordicenne assunto all’Enopolio di Poggibonsi (Siena), sua città natale, come “ragazzo di bottega”. Insieme con il profilo di Gambelli, Macchi ricostruisce anche i cambiamenti del mondo del vino toscano negli ultimi 70 anni, in particolare quello che è avvenuto nelle principali Denominazioni come Chianti Classico e Brunello di Montalcino. Nel libro si delineano anche i suoi insegnamenti e si valuta “l’enorme modernità del suo modo di fare vino” che, non per niente, dopo la sua morte ha portato alla creazione di un premio per i giovani enologi che è diventato uno dei più importanti a livello nazionale. “Conoscevo Giulio sin da piccolo perché era amico di mio padre e di tantissimi altri poggibonsesi ma solo quando sono entrato nel mondo del vino ho capito la sua grandezza, inarrivabile” racconta il giornalista toscano, aggiungendo che “mi voleva bene e sopportava la mia inadeguatezza ai suoi standard degustativi. Abbiamo girato parecchio con le sue Renault 4 che puzzavano di cane e poi con la R5, quando non aveva più l’età per la caccia. Negli ultimi anni – continua – quando girava molto meno, andavo a trovarlo spessissimo e il nostro saluto era sempre il solito: ‘Ciao giovane’ dicevo io e lui rispondeva ‘Ciao vecchio’, perché quello giovane dentro era lui, come del resto erano e sono ancora giovani i grandi vini che ha fatto”.


“Il fatto che avesse un naso e un palato più fine dei macchinari di laboratorio lo ha dimostrato decine e decine di volte e tutte le persone che lo frequentavano lo sapevano” prosegue Macchi, ricordando che “una volta eravamo nel laboratorio di analisi dove aveva la sua stanzetta di degustazione, una ragazza gli porta un vino e gli chiede ‘Giulio che acidità ha?’ Lui assaggia e dice ‘5.2’: la ragazza guarda il foglio che aveva in mano e borbotta ‘allora ho sbagliato a misurarla” e torna a rifare l’analisi’”.

Vino, il 26 e 27 ottobre esordisce l’evento “Collio Evolution”

Vino, il 26 e 27 ottobre esordisce l’evento “Collio Evolution”Milano, 26 feb. (askanews) – Il Collio si prepara a vivere un momento storico. Dopo un 2024 ricco di celebrazioni per i 60 anni del Consorzio, debutta ufficialmente, il 26 e 27 ottobre “Collio Evolution”, il primo evento della Denominazione, un appuntamento che di anno in anno metterà sotto i riflettori un vino diverso segnando l’inizio di una nuova era per il territorio e per i suoi vini.


Il protagonista della prima edizione di “Collio Evolution” sarà il Friulano, vitigno simbolo della regione, che sarà al centro di un viaggio sensoriale tra tradizione e innovazione. Il cuore dell’evento sarà una degustazione tecnica riservata alla stampa, un’occasione per scoprire le molteplici sfumature di questo vino e cogliere le evoluzioni attraverso il tema “Passato, presente e futuro del Friulano”. Contestualmente alla degustazione tecnica, si svolgerà il “walk around tasting” con i produttori, veri e propri custodi della tradizione enologica del territorio e che rappresentano un ponte vivente tra passato e futuro. Questi momenti di confronto diretto, offriranno uno sguardo privilegiato sul lavoro quotidiano e sulla passione che anima chi lavora per mantenere viva la cultura del Friulano e di tutti gli altri vini della Denominazione. “Collio Evolution” includerà anche un momento dedicato agli appassionati con “Enjoy Collio Experience”: un evento, organizzato sabato 25 ottobre che offrirà ai wine lovers, l’opportunità di partecipare e vivere da vicino l’esperienza immersiva alla scoperta del territorio e dei suoi vini. “Dopo sessant’anni di storia, è il momento di evolvere e dare alla Denominazione un evento tutto suo” spiegano il presidente del Consorzio, David Buzzinelli e la direttrice Lavinia Zamaro, aggiungendo che “abbiamo scelto di partire dal Friulano perché rappresenta il legame autentico tra tutte le aziende del nostro territorio”.


“Collio Evolution” sarà il palcoscenico per la 18esima edizione del “Premio Collio”, istituito in onore del Conte Sigismondo Douglas Attems di Petzenstein, primo presidente del Consorzio. Un riconoscimento che premia i contributi più significativi sul piano scientifico, applicativo e divulgativo nel campo della viticoltura, dell’enologia e della valorizzazione del territorio. Quest’anno l’ente consortile sarà impegnato in altri eventi chiave come una giornata di degustazione dedicata ai vini del Collio e rivolta agli operatori a Londra in marzo (in collaborazione con la UK Sommelier Association), la partecipazione a Vinitaly, con un aperitivo nel centro di Verona, il “Collio Day” e molto altro ancora.

Condividere il ristorante ispirato da Adrià a Torino diventa un libro

Condividere il ristorante ispirato da Adrià a Torino diventa un libroMilano, 2 mar. (askanews) – Un progetto editoriale in grado di raccontare il ritmo, le idee e il gusto per il divertimento di una ristorazione aperta al mondo: è il libro dedicato al ristorante Condividere che tra parole e immagini propone un viaggio immersivo nel ristorante stellato del gruppo Lavazza. Un ristorante che ha cambiato il modo di fare ristorazione nel capoluogo piemontese, mettendo la condivisione e la convivialità al centro di un innovativo concetto di fine dining, in cui alta gastronomia e semplicità italiana si mescolano.


Il progetto, curato dalla casa editrice Topic, racconta la genesi del ristorante Condividere, all’interno di Nuvola Lavazza, quartier generale del gruppo a Torino, il suo contesto storico e culturale, la sua identità fortemente radicata nella città sabauda, con una visione internazionale e i personaggi che hanno contribuito a dargli vita e forma. La quarta generazione della famiglia Lavazza, artefice di questo progetto in cui vivere un’esperienza di condivisione di idee, di cultura e di cibo. Ma anche Dante Ferretti, lo scenografo italiano che ha immaginato e progettato gli interni del ristorante, e la mente visionaria di Ferran Adrià, colui che ha rivoluzionato e plasmato la gastronomia contemporanea mondiale. Ed è stato proprio Ferra Adrià, insieme allo chef di Condividere, Federico Zanasi, ad annunciare l’uscita del libro sul palco di Identità Golose, il congresso internazionale di alta cucina. Il libro, che raccoglie più di 45 ricette create da Zanasi oltre a un avvincente racconto fatto di immagini e parole di una giornata al Condividere, sarà da giugno in tutte le librerie e negli store online. Prima di quella data sono disponibili 500 copie in edizione limitata, numerate e autografate dallo chef Federico Zanasi, che ha ricevuto la prima stella Michelin ad un anno dall’apertura.

Eataly a Trieste per festeggiare l’arrivo dell’Amerigo Vespucci

Eataly a Trieste per festeggiare l’arrivo dell’Amerigo VespucciMilano, 1 mar. (askanews) – Eataly protagonista del “Villaggio IN Italia” a Trieste in occasione dell’arrivo di nave Amerigo Vespucci, lo storico veliero e nave scuola della Marina Militare, ambasciatore del made in Italy nel mondo.


Il “Villaggio IN Italia” è un luogo di racconto e condivisione dell’esperienza del Tour Mondiale della Vespucci. Attivo dall’1 e fino al pranzo del 4 marzo compresi, permette di scoprire le eccellenze del made in Italy, attraverso un palinsesto di eventi. La proposta enogastronomica è firmata da Eataly, che prevede dalla pizza alla pala, alle insalate ai supplì accanto a birre, soft drink, cocktail e caffetteria. Negli stessi giorni si terrà anche la Barcolana special edition, che animerà il Golfo di Trieste con numerosi appuntamenti, tra cui la Boat Parade sabato primo marzo, durante la quale tutti i natanti che parteciperanno potranno navigare assieme a Nave Vespucci e festeggiare il suo arrivo.


Nave Amerigo Vespucci lascerà le sponde di Trieste martedì 4 marzo per proseguire il “Tour Mediterraneo” che toccherà 17 città e si concluderà a Genova il 10 giugno, giornata della Marina Militare. Eataly, partner del “Tour Mediterraneo”, sarà presente nelle principali tappe italiane.

Vino, Cantina Noelia Ricci: “Il Sangiovese come lo faceva il bisnonno”

Vino, Cantina Noelia Ricci: “Il Sangiovese come lo faceva il bisnonno”Milano, 1 mar. (askanews) – Noelia Ricci è una Cantina che sorge all’interno dell’azienda agricola Pandolfa, una Tenuta storica che si estende per 140 ettari tra vigneti, seminativi e bosco, a Predappio, ai piedi dell’Appenino Tosco-Romagnolo nella provincia di Forlì-Cesena.


Il progetto prende il via nel 2010, quando il romano Marco Cirese, insieme con la compagna Alice Gargiullo, torna nella casa di campagna dei nonni e decide di “fare il Sangiovese come lo faceva il mio bisnonno, scarico di colore, che ‘quando lo bevi – diceva lui – devi vedere attraverso il bicchiere’, un vino che nascesse dal rispetto della naturale inclinazione del territorio”. Oggi l’azienda conta su nove ettari, sette a Sangiovese e due a Trebbiano con piante tra i 25 e i 30 anni, per un totale di bottiglie che si aggira tra le 50 e le 55mila a seconda dell’annata, prodotte con la consulenza dell’enologo Paolo Salvi. Vini vinificati in purezza, che puntano, in particolare il Sangiovese, a restituire freschezza, eleganza e frutto. La Cantina nasce ufficialmente nel 2013 con tre vini “territoriali”: il “Godenza”, un Cru di Sangiovese Predappio, “Il Sangiovese”, Sangiovese Superiore d’annata, e “Bro”, il Trebbiano. “L’uva viene selezionata prima in vigna e poi in cantina, scegliamo solo i grappoli migliori che ci consentono di lavorare in cantina in modo più semplice, usando lieviti indigeni, attraverso fermentazioni spontanee e con un basso uso di solforosa” spiega il 43enne produttore, precisando che “lavoriamo in biologico fin dal nostro inizio e dall’annata 2021 i nostri vini sono certificati bio”.


Noelia Ricci, è il nome della nonna di Cirese, colei che a fine anni Ottanta decise di costruire la Cantina. Il secondo elemento che caratterizza il progetto è la fascinazione per il mondo degli animali. “Abbiamo iniziato ad indagare l’immaginario del bestiario e il mondo degli animali più contemporaneo – racconta Cirese – per scegliere le illustrazioni provenienti dagli archivi storici di fine ottocento, perché in queste figure c’è quel realismo, non ancora fotografico, che lascia margine espressivo all’immaginazione”. Ecco allora la scimmia per il “Godenza”, che è “il vino più longevo della Cantina, quello che racconta fedelmente il crinale da cui proviene: una vigna con un’altissima presenza di sabbia arenaria che cede una tipica sapidità al vino”. “Il Sangiovese” è invece contraddistinto dall’immagine di una Vespa, “l’insetto che più di ogni altro vive la vigna e che ne protegge la biodiversità: un vino d’annata, veloce e pungente, dalla beva dissetante e spensierata di una volta”. Infine, nell’etichetta del Trebbiano “Bro” c’è la balena, “che nelle culture orientali è simbolo della memoria, della famiglia e dell’esperienza”.


Predappio è un luogo storico per la viticoltura e per la cultura del locale Sangiovese, e una zona che nell’ultimo decennio ha fatto enormi passi in avanti sul piano della qualità, con tanti, piccoli, produttori dalle idee molto chiare. I Cru più interessanti si trovano in prossimità dei crinali delle colline sopra la linea dei calanchi, e sono Predappio Alta, San Cristoforo, San Zeno e Rocca delle Caminate. “Noelia Ricci rappresenta un piccolo Cru sul crinale della collina esposto a Sud-Est, tra i 200 e i 340m slm in località San Cristoforo” sottolinea il vignaiolo, evidenziando che “il clima di Predappio è tendenzialmente continentale ma salendo il crinale, aumenta l’escursione termica e l’effetto marino, poiché il mare adriatico dista circa 50 km ed i venti arrivano sulle nostre colline senza trovare ostacoli”.

”Luce”, il vino icona della toscana Tenuta Luce compie 30 anni

”Luce”, il vino icona della toscana Tenuta Luce compie 30 anniMilano, 1 mar. (askanews) – Tenuta Luce presenta “Luce 2022”, la vendemmia che segna il 30esimo anniversario dalla prima vendemmia prodotta, la 1993. Un percorso che, fin dall’origine, ha unito tradizione e innovazione, dando vita ad un vino che, vendemmia dopo vendemmia, è diventato un classico. “Luce rappresenta per me molto più di una semplice bottiglia di vino, è un’esperienza, un viaggio personale nella vinificazione che mi ha permesso di esplorare nuove tecniche e metodi, sia in vigna che in cantina e durante l’affinamento, valorizzando un terroir unico” racconta Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi Frescobaldi, aggiungendo che “ogni vendemmia è stata un’avventura e un’opportunità per approfondire le mie conoscenze e arricchire la mia passione. ‘Luce’ ha segnato profondamente il mio percorso di vita e di lavoro – conclude – è stato il mezzo attraverso cui ho scoperto il mondo, incontrando persone accomunate dalla stessa attenzione per il vino, con cui ho condiviso anche storie e culture”.


Per celebrare il compleanno di questo celebre “supertuscan” è stata coinvolta la casa d’aste Christie’s per la creazione di lotti unici da mettere all’incanto nel mondo e per tracciarne la storia evolutiva di ogni singola vendemmia. Per tale progetto, Tim Triptree, Master of wine & International Director Wine & Spirits di Christie’s, ha assaggiato tutte le 30 vendemmie con Lamberto Frescobaldi e l’enologo Alessandro Marini, aiutando nella stesura di “The Anthology”, un testo unico che racconta, attraverso le note di degustazione di ogni singola vendemmia (1993-2022), la storia di “Luce” e il suo percorso dall’origine a oggi. “La degustazione verticale è stata un’opportunità affascinante per studiare l’evoluzione dei vini della Tenuta sia negli stili enologici sia nella complessità aggiuntiva dell’affinamento in bottiglia” ricorda Triptree, spiegando che “l’evento ha avuto inizio con un campione di vasca dell’annata 2022, un inizio promettente: questo vino, già emozionante e armonico, preannuncia un futuro estremamente brillante. La degustazione – ha chiosato – ha messo in evidenza molte annate straordinarie, dimostrando l’alta qualità e la freschezza di tutte le annate di ‘Luce’, oltre alla loro indubbia capacità di evolvere e affinarsi in bottiglia”.


Alla base della filosofia produttiva di ‘Luce’, spiega la Cantina, c’è, fin dal principio, l’idea che il vino debba essere la più naturale espressione del luogo dove viene prodotto, oltre che delle caratteristiche specifiche delle uve di Sangiovese e Merlot da cui è ottenuto: ogni intervento dell’uomo avviene da sempre in forma minimale e non invasiva. Tenuta Luce si estende per 249 ettari, fra boschi, uliveti e 88 ettari vitati, a Sud-Ovest di Montalcino, nel cuore del Parco della Val d’Orcia (Siena).

Dazi, Uiv: per vino italiano ipotesi danno export da 1 mld di euro

Dazi, Uiv: per vino italiano ipotesi danno export da 1 mld di euroMilano, 28 feb. (askanews) – Un conto da quasi 1 miliardo di euro solo per l’export. È l’impatto sul vino italiano stimato da Unione italiana vini (Uiv) dei dazi al 25% annunciati dall’amministrazione Trump che potrebbero coinvolgere anche il settore.


“Un effetto a cerchi concentrici, che parte dagli Usa, dove la perdita diretta stimata sarebbe attorno ai 472 milioni di euro, per un saldo rispetto allo scorso anno a -25%, e si allarga ai Paesi impattati direttamente dalle nuove tariffe, per i quali sono previsti rallentamenti economici se non recessione, come in Germania” spiega Uiv, aggiungendo che in Canada l’export italiano potrebbe chiudere i conti del 2025 a -6%, mentre nell’Unione europea le stime si attestano a un -5%, per un saldo valore negativo di 216 milioni di euro. Tra Usa, Canada e Ue, che fanno l’80% del valore export vino italiano, il saldo per l’anno mobile (da aprile 2025 ad aprile 2026) chiuderebbe a -716 milioni di euro (-11%). Il totale delle esportazioni verso il resto del mondo, secondo Uiv, vedrebbe infine una speculare contrazione, che porterebbe il disavanzo tra 2024 e 2025 a -920 milioni di euro. Tutto al netto del mercato interno, che nell’anno mobile subirebbe una ulteriore contrazione di circa 350 milioni di euro, pari al 5% dei consumi. “Per rimanere nel mercato statunitense, che vale per noi circa 1,9 miliardi di euro e il 24% del totale export del settore, ci appelliamo ai nostri partner americani, importatori e distributori. L’obiettivo è fare squadra con le nostre imprese del vino per cercare di ammortizzare insieme il surplus dei costi derivanti dalla guerra commerciale” afferma il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, evidenziando che “ci rendiamo conto che questo sacrificio non sarebbe di facile attuazione e determinerebbe nel breve dinamiche antieconomiche, ma l’imperativo è comunque salvare il mercato e il rapporto speciale che ci lega con i consumatori statunitensi”.


“L’ipotesi dazi al 25% determinerebbe infatti una quasi totale uscita dal mercato, che sarebbe peggiore rispetto alle cifre sopra elencate” prosegue Frescobaldi, concludendo che “in questo mese che ci separa dalle decisioni che saranno adottate dall’Amministrazione americana, chiediamo il massimo sforzo della diplomazia italiana ed europea, affinché si avvii, già da adesso, un negoziato sul futuro delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Il vino deve essere ‘nella valigetta’ delle proposte della Commissione, in merito al riequilibrio commerciale tra i due blocchi”.

Vino, Camilli (Ais): strategico puntare su un linguaggio nuovo

Vino, Camilli (Ais): strategico puntare su un linguaggio nuovoMilano, 28 feb. (askanews) – “Bisogna evitare la deriva dell’autoreferenzialità e occorre investire nell’ascolto degli altri. L’umiltà di Giampaolo Gravina, il filosofo e divulgatore che per una vita ha parlato di vino con un linguaggio nuovo, recentemente scomparso, è una grande lezione da seguire”. Lo ha detto il presidente nazionale dell’Associazione italiana sommelier (Ais), Sandro Camilli, in occasione dell’incontro “Il linguaggio del vino, dalla formazione ai social” promosso da Ais a Napoli e moderato da Luciano Pignataro.


“Il nostro linguaggio – ha aggiunto il presidente Ais Campania, Tommaso Luongo – deve avere coerenza, deve investire nel collegamento con il territorio, comunicando correttamente il mondo del vino”. “Il mio obiettivo è fare amare il vino alle persone: da tempo, infatti, il mio claim è ‘dall’esperienza del gusto al gusto dell’esperienza’, perché penso occorra sentire il vino come un ‘tutto’ che va oltre il sapore e il profumo” ha evidenziato il filosofo Nicola Perullo, rimarcando che “negli anni ho provato a costruire dei modi diversi da quello convenzionale con l’attenzione all’inclusività”.


“Il vino è passato dalla crisi del metanolo all’IA e alle fake news” ha detto l’enologo Roberto Cipresso, per il quale “esistono due categorie di vini: quelli che danno soddisfazione, con l’identità, la pulizia, l’ordine, l’abbinamento, che sono coerenti con il proprio carattere varietale, e poi ci sono i vini che emozionano, quei vini il cui assaggio è un viaggio, un film, un’esperienza: credo sia prioritario portare l’emotività in questo mondo con un linguaggio universale”. “La parte più importante del mondo del vino è quella legata all’esperenzialità ha sottolineato Cristiano Cini, membro del comitato esecutivo didattica Ais, aggiungendo che “certamente i canoni classici sono importanti ma la didattica moderna deve aprirsi, bisogna comunicare un modello nuovo e contemporaneo: oggi fare emozionare le persone è tutto”.


Infine in merito al tema dell’etichettatura a livello europeo, secondo il presidente Camilli “è necessario un approccio equilibrato, lontano da ideologie e da irrigidimenti: bisogna puntare sulla qualità, difendendo il valore culturale del vino”.

Assovini Sicilia porta l’isola a fiera Valladolid come wine destination

Assovini Sicilia porta l’isola a fiera Valladolid come wine destinationMilano, 28 feb. (askanews) – Itinerari, percorsi enoturistici, wine experience. L’offerta enoturistica degli associati Assovini Sicilia sarà presentata nel corso della Fiera internazionale dell’enoturismo (Fine) in programma dal 5 al 7 marzo a Valladolid, in Spagna. La sesta edizione del “Wine Tourism Expo” si conferma un evento strategico per i professionisti del settore e un’occasione di confronto attraverso conferenze, tavole rotonde, workshop che analizzeranno i modelli di marketing e le storie di successo sviluppate da Cantine e territori in diversi Paesi. Assovini Sicilia, oltre alla valorizzazione della produzione di qualità delle Cantine associate, “punta alla promozione delle wine destination come patrimonio integrato all’offerta turistica e culturale e come volano per l’economia dell’isola”.


Secondo il Report 2024 di Assovini Sicilia, curato dall’Università di Messina, l’84.8% delle imprese associate ha già implementato servizi enoturistici nella propria azienda. I dati confermano che l’enoturismo nelle imprese vitivinicole di Assovini si estende oltre la semplice degustazione di vini, includendo strutture ricettive, per offrire così un’immersione completa nel territorio e un’offerta variegata e diversificata. Completano l’offerta enoturistica le diverse wine experience. Con il 91% che offre visite guidate della cantina e del processo produttivo, il visitatore ha la possibilità di conoscere realmente il ciclo che inizia in vigna e finisce in tavola. Il wine trekking è invece proposto dal 30% delle imprese: “è un modo per connettere l’enoturista alla natura e al terroir, per creare un rapporto autentico con le risorse del luogo”. Il 15% permette inoltre agli enoturisti di partecipare alla vendemmia, offrendo loro la possibilità di riscoprire le pratiche enologiche più antiche e tradizionali. Ma l’impegno delle cento imprese vitivinicole di Assovini “si pone come obiettivo anche quello del legame con la tradizione enogastronomica e con la cultura”. Lo confermano i dati del Report: il 26% delle aziende offre corsi di cucina per sperimentare la gastronomia regionale, nell’ottica della sostenibilità e della tutela della biodiversità, mentre il 46% promuove concerti ed eventi culturali in cantina. Infine, il 10,9% ha un ristorante all’interno della cantina e il 19,6% dispone di una struttura ricettive come camere o wine resort.


“Oggi, l’enoturismo delle aziende siciliane non ha solo l’obiettivo di integrare gli introiti e di aumentare la conoscenza del marchio, ma soprattutto di promuovere una sana cultura del vino e di creare un’esperienza memorabile per il cliente” commenta Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, spiegando che “si tratta di un’opportunità unica per la Sicilia e un’occasione per condividere la nostra offerta enoturistica che non si limita solo alla degustazione ma è integrata nel territorio coinvolgendo diversi elementi come la cultura, la gastronomia e la natura. Il vino – conclude – , per la sua capacità simbolica e di sintesi, rivela la sua unicità nel narrare territori, storia, persone, diventando ambasciatore dei luoghi”.

Il 1 marzo va in scena la terza edizione di “Grappa Trentino Lovers”

Il 1 marzo va in scena la terza edizione di “Grappa Trentino Lovers”Milano, 28 feb. (askanews) – Tutto pronto per la terza edizione di “Grappa Trentino Lovers” e “Trentino & Wine”, i due appuntamenti dedicati alla grappa e ai vini del Trentino in programma il 1 e il 3 marzo 2025 a Palazzo Scopoli (la Casa del Cibo) di Tonadico, nel cuore della Valle di Primiero. Promosso dalla Strada dei Formaggi delle Dolomiti in stretta collaborazione con l’Istituto Tutela Grappa del Trentino e il Consorzio Vini del Trentino, con il supporto del Comune di Primiero San Martino di Castrozza, l’evento è nato con l’obiettivo di far crescere la conoscenza della grappa col Tridente e i vini della regione in un periodo in cui la valle è ricca di turisti per le attività invernali.


“Ormai è un appuntamento divenuto di cartello per la nostra realtà, un’occasione non solo per raccontare il nostro prodotto, ma anche per far conoscere il giusto modo di abbinarlo ai formaggi come in questo caso” spiega il presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, Alessandro Marzadro, mentre il Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino, Graziano Molon, sottolinea che “questa terza edizione conferma l’importanza della sinergia tra produttori, istituzioni e appassionati, creando un’esperienza immersiva che valorizza la tradizione trentina con uno sguardo sempre attento all’innovazione e alla qualità”. Il 1 marzo dalle 16 prende il via la degustazione libera con l’aiuto di un esperto dell’Istituto per spaziare dalle grappe monovitigno giovani a quelle invecchiate in abbinamento ai caratteristi crostoli, un buon cioccolato artigianale, gli imperdibili biscotti romantici della Pasticceria Lucian e una selezione di formaggi del Caseificio di Primiero. Non mancherà anche la mixology con due cocktail a base di Grappa del Trentino da gustare con un rivisitato sushi trentino.


Il 3 marzo invece saranno i vini i protagonisti degli accostamenti ai formaggi con una scelta libera tra le oltre 50 etichette di più di 20 diverse tipologie. Ad accompagnare il tutto una selezione di prodotti locali con i formaggi del Caseificio di Primiero e i salumi della Macelleria Bonelli. Alle 15.30 una materclass con quattro vini, due bianchi e due rossi, nati dall’incrocio tra uve di vitigni diversi. Dalle 15.30 elfi, fate, folletti saranno i protagonisti delle attività didattiche pensate per i più piccoli. Foto di Roberto De Pellegrin