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Vino, Taschetta (Colomba Bianca): su diga Trinità grande passo avanti

Vino, Taschetta (Colomba Bianca): su diga Trinità grande passo avantiMilano, 11 mar. (askanews) – “Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, al Governo regionale, al commissario ad acta Salvo Cocina, alle organizzazioni sindacali e all’on. Giorgio Mulè, per l’impegno profuso nella risoluzione della questione relativa alla Diga Trinità di Castelvetrano. Dopo anni di incertezze e immobilismo, l’intervento delle istituzioni ha finalmente permesso di evitare il fuori esercizio dell’invaso, consentendo la ripresa dell’accumulo idrico e restituendo una risorsa fondamentale agli agricoltori del territorio”. Lo ha detto Dino Taschetta, presidente della cooperativa vitivinicola Colomba Bianca che opera in provincia di Trapani con oltre 2.400 vigneron, commentando la decisione del MIT di continuare a invasare acqua, per raggiungere 2 milioni e 500 mila metri cubi di acqua.


“Uno notizia che ci rincuora e che ci fa guardare al futuro con maggiore ottimismo, senza ignorare il prezzo che gli agricoltori hanno già pagato per le scelte errate del passato” continua Taschetta, evidenziando che “decenni di cattiva gestione e decisioni che hanno letteralmente distrutto una parte significativa del patrimonio agricolo siciliano, lasciando i produttori in balia di una crisi idrica devastante. Oggi ci troviamo di fronte a una realtà in cui migliaia di ettari di vigneti sono andati persi – ricorda – a causa della mancata manutenzione degli impianti, della dispersione incontrollata delle risorse idriche e dell’assenza di una strategia lungimirante. L’agricoltura siciliana ha subito un colpo durissimo – aggiunge – e i danni non si misurano solo in ettari coltivati, ma anche nelle famiglie che hanno visto sfumare anni di lavoro e investimenti. Speriamo che questa sia solo la prima tappa di un percorso più ampio – chiosa – in cui le istituzioni, insieme alle aziende e agli agricoltori, possano finalmente costruire una strategia efficace per la gestione dell’acqua in Sicilia”. “La Diga Trinità deve tornare ad essere una risorsa stabile e affidabile per il territorio, non un’incognita che mette a rischio ogni anno il futuro delle nostre produzioni” mette in luce Taschetta, chidedendo “che questo impegno non si esaurisca qui ma che si lavori fin da subito per pianificare interventi strutturali che garantiscano una gestione razionale dell’invaso e per stabilire un piano di manutenzione regolare per evitare il ripetersi di queste emergenze, ascoltando la voce degli agricoltori e delle aziende vitivinicole, che conoscono il territorio e le sue esigenze reali. L’agricoltura – conclude – è il cuore pulsante della Sicilia, e l’acqua è il suo bene più prezioso: è tempo di adottare scelte concrete per proteggerlo”.

Vino, biodinamica e recupero vitigni autoctoni: un binomio naturale

Vino, biodinamica e recupero vitigni autoctoni: un binomio naturaleMilano, 11 mar. (askanews) – Il recupero dei vitigni autoctoni rappresenta un aspetto fondamentale per la valorizzazione del territorio e la tutela della biodiversità. Queste varietà, frutto di secoli di adattamento all’ambiente circostante, custodiscono l’identità culturale e agronomica delle regioni vinicole italiane e salvaguardarle non significa solo preservare la storia del vino ma anche offrire un modello di agricoltura sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici. Il recupero di questi vitigni è uno degli impegni dei vignaioli biodinamici Demeter, come nel caso delle Comunità biodinamiche regionali dell’Emilia-Romagna, dove le antiche vigne divengono simbolo della storia delle comunità locali.


“Oggi, recuperare e reintrodurre queste varietà – sintetizza Francesco Bordini, titolare di Villa Papiano Modigliana (Forlì Cesena) – significa garantire stabilità ai vigneti, resistenza ai cambiamenti climatici e una maggiore complessità nei vini”. La storia della viticoltura italiana dimostra inoltre come il concetto di monovarietale sia relativamente recente perché, in passato, vitigni come il Trebbiano, il Ciliegiolo o il Negretto venivano coltivati insieme, “creando blend naturali che contribuivano all’equilibrio del vino”. “Queste varietà, un tempo trascurate per la loro scarsa resa alcolica – aggiunge Bordini – oggi tornano di grande attualità, permettendoci di produrre vini con un minore tenore alcolico senza interventi artificiali. In più – prosegue – i vitigni autoctoni si sono già adattati al loro ambiente naturale e richiedono meno trattamenti, contribuendo a una viticoltura più sostenibile”. Danila Mongardi, vignaiola dell’azienda agricola “Al di là del Fiume” di Marzabotto (Bologna), ricorda come nell’Ottocento la sola area bolognese contasse oltre 80 varietà autoctone, molte delle quali scomparse a causa della fillossera. “Recuperare questi vitigni significa ridare voce alla nostra storia e alle nostre radici contadine” spiega Mongardi, sottolineando che “l’Albana e la Barbera erano il cuore della viticoltura locale, affiancate da ecotipi minori come Montuni, Aglionza e Sciaslà, che donavano aromi unici ai vini: ripartire da queste varietà significa anche riscoprire un legame profondo con il territorio e anche con noi stessi, perché essendo piante in grado di crescere e prosperare nel proprio ambiente anche di fronte alla difficoltà, hanno qualcosa da insegnarci”.


Secondo Paride Benedetti della Tenuta Santa Lucia di Mercato Saraceno (Forlì Cesena), il recupero di varietà locali come il Famoso può rappresentare anche un valore aggiunto per il mercato del vino: “Un vitigno autoctono non ha concorrenza, presentarlo all’estero significa offrire un prodotto unico, con una forte identità territoriale e una capacità distintiva sul mercato”. “Il terroir è fatto di uomini: conservare le varietà autoctone significa custodire la nostra storia, il nostro paesaggio e la nostra cultura” chiosa il direttore di Demeter Italia, Giovanni Buccheri, concludendo che “la viticoltura biodinamica non è solo un metodo agricolo ma una visione olistica che ci permette di interpretare la complessità della natura e di valorizzare le caratteristiche uniche dei nostri vitigni”.


Foto di Demeter Italia

Cantine Settesoli capofila contratto di filiera “White Wine Identity”

Cantine Settesoli capofila contratto di filiera “White Wine Identity”Milano, 9 mar. (askanews) – Cantine Settesoli è capofila del contratto di filiera “White Wine Identity”, progetto quadriennale che coinvolge l’Università di Palermo assieme ad altre dieci aziende vitivinicole, di cui sette siciliane, con lo scopo di promuovere in Italia e all’estero il vino bianco prodotto nelle terre sicane attraverso diverse iniziative, “oltre che di riorganizzare la struttura per renderla più moderna e tecnologicamente avanzata”. Il contratto di filiera è promosso dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e ha l’obiettivo “di favorire la collaborazione tra i soggetti coinvolti, stimolare la creazione di migliori relazioni di mercato e garantire delle ricadute positive sulla produzione agricola”.


Cantine Settesoli investirà 10 milioni di euro in alcuni interventi volti a migliorare le performance produttive e tecnologiche dell’azienda. Saranno infatti installati due nuovi impianti fotovoltaici per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili che si aggiungono agli 11 impianti già attivi, di cui tre di ultima generazione, producendo 2 mln di kWh annui. “‘White Wine Identity’ è la prima iniziativa di questo tipo attuata in Sicilia” afferma il presidente di Cantina Settesoli, Giuseppe Bursi, spiegando che “il concetto di sviluppo sostenibile, tema alla base del contratto, è un’introiezione culturale che desideriamo venga condivisa in ogni suo aspetto e praticata da ciascun socio. L’attenzione per il territorio, sia in senso ambientale sia sociale – aggiunge – contraddistingue da sempre il nostro lavoro: questo progetto ci permette di essere ancora più all’avanguardia e di valorizzare ulteriormente i nostri vini bianchi e le produzioni delle terre sicane”.


La cooperativa con sede a Menfi (Agrigento) è inoltre parte attiva nella valorizzazione del territorio anche attraverso la collaborazione con Fondazione SOStain, programma del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e Assovini Sicilia “che promuove uno sviluppo etico e sostenibile del settore vitivinicolo siciliano, accompagnando e indirizzando le cantine aderenti verso la misurazione costante e la riduzione dell’impatto che le pratiche agricole hanno sull’ambiente”. “A partire dalla prossima vendemmia verrà apposto il marchio SOStain su alcuni dei nostri vini – prosegue Bursi – si tratta di prodotti già in possesso della certificazione VIVA, ma il programma del protocollo prevede parametri più stringenti, un Disciplinare composto da 10 requisiti minimi che include vari aspetti, dalla misurazione della water footprint e della carbon footprint al controllo del peso della bottiglia, dalla conservazione della biodiversità floristica e faunistica alla valorizzazione del capitale umano e territoriale, dal risparmio energetico alla salute dei consumatori”.


Cantine Settesoli ha chiuso il bilancio per l’anno 2023-2024 con un fatturato pari di poco meno di 50 mln di euro, registrando un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente, con un export pari al 55% dell’imbottigliato.

Il 10 marzo c’è la sesta edizione di “mareMMMa, la natura del vino”

Il 10 marzo c’è la sesta edizione di “mareMMMa, la natura del vino”Milano, 9 mar. (askanews) – Il 10 marzo va in scena la sesta edizione di “mareMMMa, la natura del vino”, evento diventato negli anni la più grande selezione di etichette del territorio e che ora vedrà 124 aziende per un totale di 592 vini. L’evento, che consente agli operatori di degustare un ampissimo e completo ventaglio di referenze di tutte le Doc e Docg della Maremma Toscana (Maremma Toscana, Montecucco e Morellino di Scansano), si svolgerà nella tradizionale location del salone centrale del Granaio Lorenese di Spergolaia ad Alberese, in provincia di Grosseto. Per la prima volta i produttori saranno presentati in base all’ubicazione del vigneto, raggruppati quindi per Comune.


“Un vero e proprio viaggio attraverso la vitivinicoltura maremmana che consentirà di scoprire le tante aziende, dalle più piccole alle più conosciute e blasonate, che compongono il tessuto produttivo di questa terra” spiega Francesco Mazzei alla guida del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, parlando di “un evento diventato ormai appuntamento imprescindibile e che testimonia la volontà da parte dei nostri Consorzi di fare sempre più sinergia per valorizzare al meglio il territorio e la sua produzione enologica. Come Doc Maremma Toscana saremo presenti con 390 etichette di 76 aziende”. “Con grande entusiasmo torniamo a presentare i nostri Morellino di Scansano, Sangiovese della costa, in questo evento che si sta confermando come uno degli appuntamenti di riferimento per il settore e un’importante occasione di confronto tra i produttori e gli operatori” afferma Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano, spiegando che come ente consortile “quest’anno saremo presenti con ben 28 aziende e 123 vini. Edizione dopo edizione – conclude – è sempre più chiaro che la vera forza di questa manifestazione si trova nella sinergia tra i tre territori coinvolti”.


“Il successo di ‘mareMMMa’ è la prova di quanto sia fondamentale per i Consorzi lavorare insieme, valorizzando le specificità di ciascun territorio per offrire un’esperienza unica. Il nostro Consorzio ha sempre creduto in questa sinergia e non farà mai mancare il suo supporto a eventi di tale importanza, che rappresentano un’opportunità concreta per le aziende locali di creare rete ed entrare in contatto con professionisti e appassionati” mette in luce Giovan Battista Basile alla guida del Consorzio Tutela Vini Montecucco, sottolineando che “vogliamo contribuire a far conoscere la bellezza, la qualità e la sostenibilità della nostra terra, dove le eccellenze enologiche vanno di pari passo con il paesaggio e la cultura che ci circondano”. Oltre ai grandi rossi a base Sangiovese delle Doc e Docg Montecucco e Morellino, sarà possibile degustare anche i bianchi, per la maggior parte Vermentino e, più limitatamente, Ansonica, Viognier, Sauvignon e Chardonnay, i rosati, i rossi autoctoni come Ciliegiolo, Alicante e Pugnitello, i blend in stile Supertuscan e i rossi da vitigni internazionali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, Merlot, Syrah e Petit Verdot.

Vino, Consorzio Vino Chianti sarà a Prowein con 70 etichette

Vino, Consorzio Vino Chianti sarà a Prowein con 70 etichetteMilano, 9 mar. (askanews) – Settanta etichette, di cui venti dedicate alle tipologie di Chianti Docg: sono i numeri che il Consorzio Vino Chianti porterà in Germania, in occasione del “Prowein 2025”.


La manifestazione, in programma a Dusseldorf dal 16 al 18 marzo, è uno dei principali punti di riferimento del settore, grazie alla sua capacità di fare incontrare Cantine, esperti e appassionati. Il Consorzio Vino Chianti si posizionerà alla Halle 15 – Stand C42 e sarà inoltre presente con un banco istituzionale dedicato alla denominazione, con 51 tipologie di Chianti Docg. “Il mercato del vino europeo vede nella Germania l’interlocutore prioritario per la nostra Denominazione” commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, aggiungendo che “Prowein diventa un’occasione di confronto tra gli addetti ai lavori, anche perché, nel continente, il calo dei volumi di vendita nel 2024 è stato concreto. I costi di produzione, la riduzione del potere d’acquisto e una dinamica di progressiva recessione globale hanno influito negativamente. Sono tutti fattori – conclude Busi – intorno ai quali siamo chiamati a riflettere con attenzione perché, al netto della nostra vocazione verso segmenti intercontinentali, l’Europa resta un punto di riferimento imprescindibile”.

Vino, un libro dedicato ai vigneti sopravvissuti alla fillossera

Vino, un libro dedicato ai vigneti sopravvissuti alla fillosseraMilano, 9 mar. (askanews) – Sopravvissuti e, per questo, preziosi testimoni di una storia millenaria: i vigneti a piede franco sono riusciti a superare indenni l’attacco della fillossera, l’afide americano che a metà dell’Ottocento falcidiò quasi tutto il patrimonio vitato europeo. L’importanza capitale di questi alberi da frutto che sono riusciti a salvarsi ha ispirato il nuovo libro firmato da Gianpaolo Girardi e Marta De Toni dal titolo “L’importanza di essere franco” edito da Nuove Arti Grafiche di Trento. Ad affiancare la ricostruzione storica, ci sono i contributi di Mario Fregoni, titolare della Cattedra di Viticoltura all’Università di Piacenza, di Diego Tomasi, ricercatore presso il Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano, e del giornalista Domenico Liggeri, che firma 15 “Ritratti Divini”, ovvero i vignaioli meritevoli di encomio perché custodiscono rari gioielli ultra centenari.   Il volume composto da 370 pagine illustrate è ispirato al Progetto vini franchi, nato nel 1999 in seno a Proposta Vini (di cui Gianpaolo Girardi è il fondatore) che ha voluto censire e diventare ambasciatore di quei pochissimi vigneti sopravvissuti alla fillossera perché sperduti in alcuni terreni vulcanici o argillosi, in terreni invasi periodicamente dall’acqua o in zone molto nevose. La divulgazione della cultura, per Girardi, è da sempre un aspetto fondamentale così come la salvaguardia del patrimonio vitivinicolo italiano, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti “vitigni reliquia”, tra cui rientrano anche le vigne a piede franco.   Il libro si focalizza sul racconto di questi vini e di chi li produce, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, dal Trentino alla Sicilia passando per il Veneto, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Campania. Il libro può esser acquistato online sul sito “francamente vini”, creato in occasione della pubblicazione del volume e che raccoglie, oltre ai vigneti inseriti nel progetto, anche altre realtà dove la viticoltura a piede franco è ancora presente, o sul portale Callmewine.

Seconda edizione del premio Medaglia dell’architettura del vino

Seconda edizione del premio Medaglia dell’architettura del vinoMilano, 9 mar. (askanews) – Si chiude lunedì 10 marzo la finestra di presentazione delle candidature per partecipare alla seconda edizione del premio “Mav – Medaglia dell’architettura del vino”, l’iniziativa organizzata dall’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Treviso, in collaborazione con il Comune di Valdobbiadene (Treviso), che intende promuovere e valorizzare interventi architettonici di eccellenza nei territori italiani legati alla produzione del vino.


L’obiettivo del Premio è di alimentare una riflessione profonda sul rapporto tra architettura e paesaggio vinicolo, premiando i progetti capaci di creare una sintonia tra l’estetica, la funzionalità e il rispetto per l’ambiente. Protagonisti sono i territori certificati Docg, Doc e Igt, culle della cultura vinicola italiana, per i quali il premio rappresenta un’opportunità di mettere in luce le opere di progettazione più innovative e significative. La Medaglia dell’architettura del vino vuole anche essere “un laboratorio di idee che promuove il dialogo transdisciplinare tra progettisti, paesaggisti, antropologi e committenti, ponendo al centro del dibattito il ruolo cruciale dell’architettura nel miglioramento dei luoghi di produzione e fruizione del vino”. Tra i criteri valutativi principali vi sono la valorizzazione del territorio, l’interazione tra elementi naturali, antropizzati e turistici, e il contributo positivo alla qualità di vita delle comunità locali.


La partecipazione è aperta a progettisti, imprese e titolari di Cantine che abbiano realizzato progetti completati tra il 1 gennaio 2017 e oggi. Le candidature possono essere presentate compilando il modulo disponibile sul sito ufficiale del premio. La giuria interdisciplinare, composta da esperti in architettura, paesaggio, antropologia e partecipazione civica, assegnerà il premio principale (una medaglia e un contributo di 3.000 euro) al progetto che più saprà coniugare innovazione, estetica e valorizzazione del paesaggio vinicolo. Sono previste inoltre menzioni d’onore per progetti particolarmente meritevoli. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 4 aprile 2025 a Valdobbiadene. “Il successo della prima edizione del premio ci ha confermato quanto il legame tra architettura e paesaggio vinicolo rappresenti un tema di interesse e di rilevanza non solo per i professionisti, ma anche per le comunità che vivono e lavorano in questi territori” commenta il presidente dell’Ordine, Marco Pagani, aggiungendo che “questa seconda edizione punta a consolidare ulteriormente il valore del premio, dando spazio a un dialogo ancora più profondo e interdisciplinare. È fondamentale continuare a promuovere progetti che non siano solo opere di valore estetico – chiosa – ma che riescano a integrare al meglio la dimensione sociale, ambientale e culturale dei luoghi del vino, rafforzandone l’identità e il futuro”.

Vino, arriva “Chianti Lovers Week”: la settimana del Chianti Docg

Vino, arriva “Chianti Lovers Week”: la settimana del Chianti DocgMilano, 9 mar. (askanews) – Il Consorzio Vino Chianti annuncia ufficialmente l’apertura delle candidature per la “Chianti Lovers Week 2025”, l’evento che dal 5 all’11 maggio animerà ristoranti, enoteche, spazi culturali e location esclusive con un calendario di appuntamenti dedicati al Chianti Docg. L’obiettivo della settimana “è rafforzare il legame tra il territorio e la tradizione vinicola, creando un circuito di appuntamenti diffusi che valorizzino il Chianti come simbolo di eccellenza enologica toscana nel mondo”.


A partire dal 6 marzo, ristoratori e gestori di location potranno proporre un evento da inserire nel programma ufficiale della Chianti Lovers Week attraverso il sito ufficiale, presentando la propria candidatura per organizzare degustazioni, cene a tema, esperienze enogastronomiche e iniziative culturali che abbiano come protagonista il Chianti Docg. La candidatura è aperta a ristoranti ed enoteche che vogliono proporre un evento dedicato al Chianti Docg, anche senza la presenza diretta di un’azienda vinicola ma con il coinvolgimento di un sommelier o di un esperto del settore; aziende vinicole che desiderano organizzare degustazioni o esperienze nelle proprie Cantine; spazi eventi e location atipiche, come teatri, gallerie d’arte, showroom di design o moda, per ospitare appuntamenti innovativi che promuovano il Chianti in contesti esclusivi. La scadenza per presentare la candidatura è fissata per il 30 marzo 2025. Ogni evento selezionato riceverà un kit promozionale esclusivo, che includerà gadget, materiali di comunicazione e un porta-bicchiere personalizzato per valorizzare la presenza all’interno della Chianti Lovers Week. La settimana culminerà con un grande evento finale domenica 11 maggio, che riunirà appassionati, produttori e addetti ai lavori per celebrare la cultura del Chianti Docg con musica, degustazioni e ospiti speciali.

Compie 5 anni la collaborazione tra Cantina Valle Isarco e Cotarella

Compie 5 anni la collaborazione tra Cantina Valle Isarco e CotarellaMilano, 9 mar. (askanews) – “Non posso dire cosa ho dato io alla Valle Isarco, sicuramente a me questa esperienza sta dando molto. In nessun altra realtà cooperativa ho trovato una sintonia tra soci e Cantina come quella che c’è qui, così come la voglia di fare sempre di più e meglio”. A parlare è il celebre enologo Riccardo Cotarella che, dal suo arrivo in Cantina Valle Isarco nel 2020, ha tenuto a battesimo quattro pluripremiati progetti. Si tratta del “Metodo Classico 100% Sylvaner Pas Dosé Aristos Zero”, della cuvée di punta Adamantis, blend di Sylvaner, Gruner Veltliner, Pinot Grigio e Kerner pensato per valorizzare le varietà che caratterizzano questo territorio, del “Pinot Noir Aristos” e del “Kerner Granit 960”: mille bottiglie di un vino affinato in unblocco unico di granito da 960 litri estratto dalle montagne della valle.


“Kerner, Sylvaner, lo stesso Pinot Nero, sono vitigni diversamente autoctoni per Cantina Valle Isarco perché, nonostante non siano nati qui – ha messo in luce Cotarella – è in questa valle che hanno trovato una delle loro migliori espressioni, grazie ad una viticoltura precisa e puntuale, condizioni climatiche favorevoli e alla predisposizione dei contadini altoatesini a puntare sempre all’eccellenza”. Un percorso, quello fatto da tutti i vini di Cantina Valle Isarco, che negli ultimi cinque anni ha visto aumentare ulteriormente qualità, finezza e contemporaneità di ogni etichetta. “Quelli della Cantina guidata dal direttore generale Armin Gratl e dall’enologo resident Stephan Donà – ha sottolineato il presidente di Assoenologi – sono vini che hanno nel Dna tutte le caratteristiche ricercate oggi dai consumatori, ossia equilibrio, gentilezza e carattere”.

Vino, Maso Martis: 2.000 mq di vigneto per sperimentare l’agroecologia

Vino, Maso Martis: 2.000 mq di vigneto per sperimentare l’agroecologiaMilano, 9 mar. (askanews) – Ha preso il via la nuova sperimentazione di viticoltura rigenerativa di Maso Martis. La maison spumantistica trentina, certificata biologica dal 2013, ha infatti deciso di intraprendere un percorso di agroecologia, un nuovo approccio che pone al centro la salute della pianta, del suolo e dell’ecosistema, nell’ottica di una sostenibilità a lungo termine anche attraverso il riciclo, a favore di un’economia circolare e di una rete di collaborazione tra aziende locali.


Attualmente, il test si sta svolgendo su otto filiari di Chardonnay e Pinot Meunier: sono circa 2.000 mq di vigneto destinati a questa sperimentazione, guidata da Maddalena Stelzer, che dirige l’azienda con la sorella maggiore Alessandra. Un nuovo approccio rigenerativo che riutilizza anche alcuni scarti alimentari per produrre preparati e trattamenti da utilizzare nei terreni e sul fogliame. Valorizzare lo scarto come risorsa, anziché rifiuto, è uno dei principi agroecologici alla base di queste innovative tecniche centrate sulla relazione mutualistica tra microbiologia e vite. Con la consulenza tecnica di Mattia Brignoli di Fattoria Radis (Val Rendena), Maso Martis sta collaudando un progetto triennale con l’obiettivo, nel 2027, di ridurre del 50% i trattamenti fitosanitari consentiti dalle pratiche dell’agricoltura biologica. “Con la viticultura rigenerativa, alla quale mi sono avvicinata recentemente dopo aver frequentato un corso di Eitfood Education – spiega Maddalena Stelzer – vogliamo integrare la microbiologia benefica nella nostra coltivazione e, attraverso analisi del terreno, delle acque e della linfa fogliare durante il ciclo vegetativo, creare un ecosistema il più naturale possibile utilizzando per il trattamento del vigneto alcuni preparati biologici naturali che vanno a riattivare il microbiota suolo/pianta e integrare la pianta aiutando il suo sistema immunitario a contrastare malattie fungine o altre patologie a cui la vite è soggetta. Alcuni dei preparati biologici che stiamo mettendo a punto – prosegue la Stelzer – sono creati con scarti alimentari recuperati da aziende alimentari locali, ad esempio riceviamo gli scarti di pesce da una vicina azienda trentina che ce li offre gratuitamente. In questo modo loro risparmiano sullo smaltimento degli scarti e noi possiamo dare nuova ‘vita’ a un rifiuto alimentare, reimmettendolo in un circolo virtuoso e a km zero”.


Attraverso il processo di fermentazione si estraggono tutti gli elementi benefici presenti nei pesci che sono ricchissimi di azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e hanno un mix perfetto di tutti i 18 elementi essenziali per la crescita delle piante. Inoltre, i batteri della fermentazione producono vitamine, enzimi, ormoni della crescita e aminoacidi incredibilmente preziosi per le piante. A febbraio sono state fatte le prime operazioni di agro-ecologia e ne seguiranno altre nei mesi primaverili ed estivi, visto che alcuni preparati richiedono dai 6 agli 8 mesi di fermentazione prima di essere applicati. “Sul vigneto di Martignano abbiamo seminato ‘cover crops’ e dato un ammendante microbico fatto con lettiera di bosco, sale marino integrale e amido. All’interno vi sono quantità enormi di popolazioni batteriche, fungine e lieviti promotori della crescita delle piante (PGPB e PGPF) e agenti di bio controllo (BCA)” spiega Mattia Brignoli, precisando che “è scientificamente provato che il 90% della mineralizzazione del suolo proviene dalla microbiologia. Senza questo nutrimento le piante non possono procurarsi quello di cui necessitano per essere in salute ed efficientare il loro processo fotosintetico, la sintesi proteica e i processi metabolici”.