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Vino, nel 2024 il fatturato dell’enoturismo è cresciuto del 24%

Vino, nel 2024 il fatturato dell’enoturismo è cresciuto del 24%Milano, 12 mar. (askanews) – Si è svolta a Palazzo Giustiniani a Roma la presentazione della prima indagine del Movimento Turismo del Vino (Mtv) e del Centro studi enoturismo e oleoturismo (Ceseo) dell’Università Lumsa, il nuovo osservatorio inaugurato proprio in questa occasione. L’evento, moderato da Massimiliano Ossini, ha visto la partecipazione di Anna Isabella Squarzina (presidente Corso Laurea Mediazione Linguistica e Culturale della Lumsa), Donatella Cinelli Colombini (direttrice del Ceseo), Violante Gardini Cinelli Colombini (presidente nazionale Mtv), Antonello Maruotti (docente di Statistica Università Lumsa), Francesco Bonini (rettore della Lumsa) e Dario Stefàno (presidente Ceseo).


“Quando parliamo di enoturismo ci riferiamo ad un settore in costante crescita, con incremento annuo del 13% su scala mondiale e che trova nell’Italia la possibilità della sua massima espressione a livello globale” ha affermato Stefàno, spiegando che “questo protagonismo necessita però di un supporto qualificato di analisi, di un punto di ricerca e di indagine come pretende e intende essere il Ceseo, che tracci linee guida capaci di essere una bussola verso una crescita sostenibile e possibilmente omogenea dei territori e dei loro attori. Uno stimolo per le politiche di governo – ha aggiunto – e, al contempo, un driver per approntare programmi formativi, capaci di restituire figure e competenze quanto mai necessarie per il settore”. L’indagine è stata sviluppata su un campione rappresentativo di 237 Cantine socie del Mtv, la prima realtà ad aderire al Ceseo. Il 53% del campione ha registrato un aumento del fatturato e, tra questi, per 1 su 4 (24%), la crescita è stata addirittura a doppia cifra. Nonostante questo, il settore sembra minacciato da un costante aumento dei costi segnalato dall’81% delle Cantine: incrementi che erodono i margini di guadagno e che in molti casi risultano particolarmente significativi (il 29% registra una crescita compresa tra il 5% e il 10%, il 16% riporta un incremento tra il 10% e il 25%, e un significativo 8% dichiara un aumento superiore al 25%.). Uno scenario particolarmente critico soprattutto per le aziende di piccole dimensioni che rappresentano gran parte del campione (il 64% micro-imprese, 31% piccole imprese). Va ricordato inoltre che solo il 9% delle cantine supera i 2 mln annui di fatturato.


Attualmente solo il 38% delle Cantine turistiche ha personale con competenze specifiche sulla “wine hospitality”, nelle altre spesso è lo stesso titolare a ricevere i visitatori (63%). Dall’indagine emerge, inoltre, che il paesaggio è una delle principali attrattive sia per le iniziative proposte (il 33% delle cantine organizza pic-nic in vigna, il 30% passeggiate in vigna), ma anche a livello ambientale (il 43% delle aziende è bio, il 38% rispetta gli standard di agricoltura sostenibile), con il 26% delle Cantine che metta a disposizione stazioni di ricarica per auto elettriche. L’offerta delle Cantine di Mtv si caratterizza per una notevole varietà di esperienze, il 65% delle aziende si concentra su un numero limitato di esperienze (fino a 4), mentre il restante 35% diversifica maggiormente, offrendo da 5 a 18 attività differenti, da quelle più tradizionali a iniziative più esclusive. L’87% offre prodotti tipici del territorio durante la degustazione, il 25% organizza cene con il produttore e il 20% corsi di cucina. Il 38% del campione organizza esperienze formative, tra queste parte dedicate ai più piccoli. Ampia la forbice dei costi delle “wine experience”, che partono dai 15 euro per arrivare a 150, con una media di 25 euro. Inoltre la ricerca evidenzia come sia maggiormente efficace l’accoglienza turistica nei week end con oltre metà delle Cantine ormai aperte anche la domenica, e l’85% visitabili tutto l’anno, mentre il 68% accetta i visitatori anche senza appuntamento.


Per quanto concerne i canali di comunicazione, il sito web risulta essere uno strumento indispensabile, sebbene non sia ancora impiegato al meglio in termini di visibilità e fidelizzazione (il 42% delle Cantine registra meno di mille visite al mese e il 15% non monitora con regolarità il numero di accessi). Situazione analoga per la mailing list dove il 42% delle Cantine invia comunicazioni mensili, mentre il 33% almeno tre volte l’anno. Dallo studio è evidente che l’elemento chiave della strategia di promozione sono i social media: Facebook resta il social più diffuso (97%) insieme con Instagram (96%)mentre Linkedin si attesta al 37% e Tik Tok si ferma al 7%. Solo il 20% delle aziende dichiara di utilizzare strumenti di IA, di queste, oltre il 70% li impiega nella comunicazione digitale, il 63% in attività di marketing, il 35% nella gestione delle prenotazioni, mentre solo l’8% nei processi produttivi. “Lo studio – ha detto Violante Gardini Cinelli Colombini – permetterà di sviluppare corsi di formazione per le Cantine turistiche, supportare i presidenti regionali con dati aggiornati e affidabili sul settore, incentivare i soci Mtv a migliorare la propria offerta consolidando il ruolo leader nell’enoturismo italiano”.

Dazi, Federvini: vini e spiriti vengano esclusi da misure ritorsive

Dazi, Federvini: vini e spiriti vengano esclusi da misure ritorsiveMilano, 12 mar. (askanews) – Federvini, la principale associazione italiana dei produttori di vini e spiriti, si unisce alle associazioni europee rappresentanti, rispettivamente, i produttori di vino (Ceev) e di spiriti (spiritsEurope), nell’appello alle Istituzioni europee affinché vini e spiriti vengano esclusi da misure ritorsive che non hanno alcuna attinenza con le controversie commerciali in atto.


“L’applicazione di dazi che arriverebbero fino al 50% su prodotti quali il whiskey statunitense rischierebbe di inasprire ulteriormente le tensioni commerciali tra Europa e Stati Uniti, mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro e danneggiando intere filiere produttive e distributive su entrambe le sponde dell’Atlantico” spiega Federvini, auspicando che le Istituzioni europee e statunitensi trovino un accordo che escluda vini e spiriti dall’ambito delle contromisure tariffarie “preservando una relazione commerciale che ha dimostrato, nel tempo, di generare benefici reciproci e un forte interscambio economico”. “Il settore dei liquori e cordiali italiani ha già subito, tra il 2019 ed il 2021, gli effetti dirompenti dei dazi Usa” dichiara la presidente Micaela Pallini, aggiungendo che “oggi, memori di quanto accaduto, è ancora più importante unire le forze per intensificare il dialogo con gli Stati Uniti e proteggere la competitività delle rispettive produzioni, evitando che vini e spiriti vengano usati come pedine in dispute commerciali che hanno ben poco a che vedere con le nostre filiere. Il dialogo e la collaborazione tra Europa e Stati Uniti – conclude – sono una chiave dalla quale non si può prescindere se si vuole guardare a un futuro di crescita condivisa”.

Pasqua Vini: 100 anni di crescita, nel 2024 fatturato a 63,5 mln, +6%

Pasqua Vini: 100 anni di crescita, nel 2024 fatturato a 63,5 mln, +6%Milano, 12 mar. (askanews) – Pasqua Vini celebra il suo centenario chiudendo il 2024 con un fatturato consolidato di 63,5 milioni di euro (in crescita del 6% rispetto al 2023) e aumenta la propria quota di export, che passa dall’87,6% al 90,2%, presidiando 71 mercati nel mondo.


Nel 2014, sotto l’impulso di una nuova governance e l’ingresso in azienda della terza generazione della famiglia Pasqua, la Cantina ha avviato un profondo rinnovamento. Sostenuta da importanti investimenti dentro e fuori il vigneto, il raddoppio del fatturato degli ultimi 10 anni è riconducibile al consolidamento del know how acquisito, all’impegno di adattare il proprio business ai singoli mercati attraverso strategie mirate e verticali e alla premiumizzazione delle linee in portafoglio, culminata nella nascita delle “Icons” che oggi rappresentano la spinta innovatrice di Pasqua. Le brillanti performance nel mercato statunitense registrano una crescita di quasi il 40%, grazie anche a nuove partnership commerciali. “Festeggiare il nostro centenario con i risultati brillanti del Nord America ci rende particolarmente orgogliosi” ha detto Alessandro Pasqua, presidente di Pasqua Americas, rimarcando che “stiamo lavorando per costruire un posizionamento unico e distintivo nel panorama enologico mondiale, grazie alla capacità non solo di proporre visioni nuove ma sempre fedeli alla nostra storia, ma anche di intercettare i cambiamenti dei trend di consumo. Conoscere le esigenze del mercato e i desideri dei consumatori, senza intermediari e attraverso il nostro team presente sui mercati – ha concluso – ci ha premiato ed è un elemento determinante del successo della nostra strategia commerciale”.


Le celebrazioni dei cento anni compiuti dalla Cantina, sono state presentate oggi in conferenza stampa al Pac, il Padiglione d’arte contemporanea di Milano, a testimonianza dell’interesse e del legame dell’azienda che, che negli ultimi otto anni, ha alimentato molteplici conversazioni intorno al brand, attraverso diverse discipline artistiche e collaborazioni con una trentina di artisti. In occasione del prestigioso compleanno il il dialogo tra Pasqua e l’arte si struttura in un progetto complesso di collaborazioni sia editoriali sia artistiche che, da Verona, coinvolgerà numerosi mercati, a partire dal Regno Unito dove è stato rinnovato l’accordo di partnership per la realizzazione di un’installazione con Saatchi Gallery. L’azienda ha poi pubblicato con Rizzoli, il volume “Ode al futuro”, che raccoglie le opere d’arte con cui cinque artisti, lo statunitense Michael Mapes, la portoghese Sofia Crespo e gli italiani Gaia Alari, Enzo e Giuseppe Ragazzini, hanno interpretato altrettanti vini del brand: “Famiglia Pasqua”, “Mai Dire Mai”, “11 Minutes”, “Hey French”, “Terre di Cariano” e “Cecilia Beretta”. Cinque approcci diversi con la direzione di Marco Cisaria (Foll.ia) e con i testi dello scrittore, sceneggiatore e regista Filippo Bologna. Opere realizzate su commissione appositamente per questo anniversario che si trasformeranno in un “percorso installativo” che sarà presentato a Vinitaly, dove sarà aperto gratuitamente al pubblico. Con questo ultimo progetto, salgono a circa 6 milioni di euro gli investimenti complessivi a sostegno dell’arte, dal 2018 a oggi. “La nostra azienda ha sempre spinto il proprio sguardo oltre le convenzioni, e le celebrazioni che abbiamo in programma per questo secolo di vita ne sono la testimonianza” hanno dichiarato Umberto Pasqua e Riccardo Pasqua, rispettivamente presidente e Ad di Pasqua Vini, spiegando che “il progetto ‘Ode al futuro’ rappresenta un ponte ideale tra il nostro ieri, le cui radici affondano in saperi artigianali e conoscenza profonda del terroir, e il nostro domani, in cui vogliamo continuare a essere un laboratorio di sperimentazione dove immaginare e creare. È nel nostro Dna”.

Dazi, Uiv: rischio per 98% dei vini italiani. Solo 2% è in fascia lusso

Dazi, Uiv: rischio per 98% dei vini italiani. Solo 2% è in fascia lussoMilano, 12 mar. (askanews) – Il danno per il vino italiano con l’ipotesi dazi al 25% potrebbe essere di circa 470 milioni di euro solo per gli effetti diretti della domanda Usa, senza contare quelli indiretti sull’export globale che spostano il conto a quasi un miliardo di euro. Unione italiana vini (Uiv) ribadisce le preoccupazioni in un’analisi del suo Osservatorio sugli impatti delle nuove tariffe annunciate dall’Amministrazione Trump per l’agricoltura europea, e ritiene pericoloso l’assunto che i nostri vini, in quanto “italiani e di lusso”, non corrano rischi di ridimensionamento da parte della domanda a stelle e strisce.


Secondo Uiv, almeno l’80% del vino italiano rischia infatti un vero e proprio salto nel buio: è quello che costituisce l’ossatura delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti e che cuba ben 2,9 mln di ettolitri (su un totale di 3,6 milioni). Quasi 350 mln di bottiglie di vino tricolore che sono concentrate nelle fasce “popular”, equivalenti a un prezzo franco cantina di 4,18 euro/litro e che al dettaglio si trasformano in media, dopo trasporto, dazi, ricarichi alla distribuzione, in una fascia di prezzo che non supera i 13 dollari la bottiglia. Su un’altra dimensione viaggiano i vini “luxury”, che riguardano però una quota del 2% sul totale export a volume (8% del valore) e che possono tutto sommato essere meno soggetti a riduzioni di acquisto. “Il vino italiano negli Usa, che vale circa 2 miliardi di euro con una quota del 24% sul totale mondo delle nostre spedizioni, è composto da prodotti fortemente identitari che unitamente a un vincente rapporto qualità-prezzo hanno contribuito al successo del made in Italy enologico” ha ricordato il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, aggiungendo che “la spina dorsale, al netto dei vini bandiera, è questa e rappresenta primariamente un posizionamento di fascia media, con possibili fluttuazioni di prezzo dettate dai dazi che espongono l’offerta a possibili migrazioni della domanda. Secondo Uiv – ha proseguito Frescobaldi – è molto importante poter agire con un ‘piano di contingenza’ basato su tre livelli: il primo, negoziale, volto a non inserire il vino nelle reciproche liste di prodotti soggetti a barriere commerciali; il secondo, comunitario, che metta a punto misure compensatorie e di promozione; il terzo è nazionale e dovrà inevitabilmente affrontare il tema del contenimento produttivo”.


Secondo l’Osservatorio Uiv, i dati ufficiali dicono che la media di prezzo export verso gli Usa è di 5,35 euro per litro per il vino italiano, solo il 30% dei “popular” è tutto sommato allineato (5,26 euro), mentre oltre la metà è ben sotto soglia (3,53 euro). Tariffe supplementari del 25%, non gestite in equità tra le controparti, finirebbero per sbalzare questi vini sulla fascia immediatamente superiore, la “premium”. In pratica il grosso delle produzioni tricolori: dal Pinot Grigio al Prosecco, dal Chianti al Lambrusco, dal Moscato d’Asti ai vini siciliani, a quelli della stragrande maggioranza delle regioni italiane. Il segmento “premium” che oggi vale il 17% volume del totale export (con prezzo medio franco cantina di 8,80 euro/litro e ‘price point’ al dettaglio variabile da 13 fino a 30 dollari la bottiglia), non sarebbe ovviamente in grado di assorbire travasi “epocali” di referenze provenienti dal basso.

Collis Veneto Wine Group: 5 nuovi wine shop per “Cantina Veneta”

Collis Veneto Wine Group: 5 nuovi wine shop per “Cantina Veneta”Milano, 12 mar. (askanews) – Collis Veneto Wine Group annuncia l’espansione della catena monomarca “Cantina Veneta” con cinque nuovi punti vendita in programma nel 2025. Dopo le aperture di fine anno 2024 di Gavirate (Varese), Sarezzo (Brescia), San Partino di Lupari (Padova), Lentate sul Seveso (Monza) e Villorba (Treviso), la catena si arricchirà quest’anno di ulteriori nuovi, grandi, negozi tra Nord e Centro Italia.


“Cantina Veneta”, che conta 36 punti vendita, di proprietà di Collis Veneto Wine Group, una delle prime dieci realtà vitivinicole in Italia capace di rappresentare il 15% dell’intera produzione veneta (e il 2% di quella nazionale), e con 370 dipendenti, e circa 2.000 conferitori per un totale di 70 milioni di bottiglie l’anno esportate in 70 Paesi. Con un fatturato di circa 12,6 milioni di euro nel 2024, circa il 6% del fatturato del Gruppo (219,30 milioni di euro nel 2024 in crescita del +5% rispetto al 2023), “Cantina Veneta” conta oggi 76 addetti distribuiti nei punti vendita in Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio e dispone di un e-commerce dettagliato di informazioni, che permette ai clienti di acquistare anche online. Questa rete di wine shop offre sia vino imbottigliato che sfuso, con il parterre produttivo di Collis con i vini più rappresentativi dell’enologia veronese, veneta ed internazionale: dalle Doc Soave, Valpolicella e Amarone, al Prosecco, al Pinot Grigio, Doc Colli Berici, fino agli Igt bianchi e rossi.


“L’espansione di Cantina Veneta rappresenta per noi non solo una crescita numerica ma soprattutto un rafforzamento del nostro rapporto diretto con i consumatori. Attraverso i wine shop abbiamo un ulteriore punto di contatto rispetto a quello della distribuzione organizzata. Un canale privilegiato che ci permette di portare il vino direttamente nelle mani di chi lo sceglie e lo apprezza, rispondendo in modo autentico alla domanda reale del mercato” ha affermato l’Ad del Gruppo, Pierluigi Guarise, parlando di “una formula apprezzata e che cresce di anno in anno anche in valore”. “Il vino sfuso e il ‘bag in box’ sono soluzioni sempre più apprezzate per la loro praticità e per la riduzione dell’impatto ambientale, in linea con il nostro impegno verso la sostenibilità” ha aggiunto Guarise, sottolineando che “inoltre, la scelta strategica delle location riflette la nostra volontà di rendere l’esperienza d’acquisto accessibile e capillare sul territorio, semplice e piacevole per tutti. Con queste nuove aperture desideriamo avvicinare i consumatori alla qualità e alla genuinità dei vini del territorio – ha concluso – con un’offerta varia e conveniente che valorizzi le eccellenze enologiche venete e nazionali”.

Podere Vito Cardinali: arrivano Verdicchio Riserva e Lacrima Superiore

Podere Vito Cardinali: arrivano Verdicchio Riserva e Lacrima SuperioreMilano, 12 mar. (askanews) – A metà di quest’anno Podere Vito Cardinali lancerà due nuove etichette: il “Castelli di Jesi Veridicchio Riserva Docg Classico” e il “Lacrima di Morro d’Alba Doc Superiore”. A più o meno un anno dall’inaugurazione, avvenuta il 29 giugno 2024, la Cantina di Morro d’Alba (Ancona) si prepara dunque a raddoppiare le sue etichette, sempre percorrendo la strada della qualità in una immediata godibilità distante dai cliché. Il percorso è quello tracciato dai primi due prodotti realizzati: il piacevolissimo “Vito – Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2023” e il “Costa Lisiano Marche Rosso Igt 2023”, un Lacrima in purezza pensata in chiave moderna e dunque tutt’altro che stucchevole ma agile e sorprendente, tanto da farsi già notare da diverse guide enologiche.


Se è vero che un anno di vita nel mondo del vino è nulla, è altrettanto vero che può lasciare intravedere la direzione che il produttore intende prendere, come struttura il progetto e a cosa punta. E qui l’idea è molto chiara, e cioè la valorizzazione dei vitigni autoctoni attraverso idee mai banali che lascino spazio al terroir, puntando ad una crescita nei prossimi anni che porti la produzione ad attestarsi intorno alle 100mila bottiglie, grazie agli attuali 35 ettari di vigneto coltivati per il 77% a Verdicchio e il restante a Lacrima di Morro d’Alba e Trebbiano. Per fare tutto questo, il bravo e giovane enologo residente Enrico Simonini, attraverso una collaborazione con l’Istituto Isvea ha realizzato prima di tutto un’analisi di microzonazione per capire, partendo dalle potenzialità del terreno, quali potessero essere le soluzioni migliori. Negli ultimi anni sono stati quindi realizzati ingenti investimenti agronomici per ampliare e migliorare la produzione, e nel 2023 sono stati impianti altri 1,5 ettari di Verdicchio, e l’anno successivo altri tre di Lacrima, a cui si sono aggiunte 200 nuove piante di ulivo che hanno portato il totale a 1.500 piante che danno vita all’olio Evo “Morro”, e che si sommano ai cereali, nocciole, visciole e melograno sparsi nei circa cento ettari in contrada Sant’Amico. Ma al centro del progetto c’è prima di tutto l’inscindibile legame e l’amore per la sua terra di Vito Cardinali, industriale 85enne che dopo una vita passata a Milano dice orgoglioso di non aver mai spostato la sua residenza da Morro d’Alba: “La mia casa è rimasta quella dove sono nato io e dove è nato e morto mio padre”. “Ama la terra, pianta le viti e impara a fare il viticoltore” racconta di lui l’amico Emilio Pedron, una vita spesa per il vino, raccontando che “noi ci siamo incontrati 6 o 7 anni fa proprio perché produceva e vendeva l’uva e, visto l’amore per la sua terra, gli ho detto che per completare il suo lavoro doveva mettere in bottiglia qualcosa, perché solo così poteva far sentire agli altri l’espressione, non solo della sua passione ma anche di quello che la sua terra produceva. La terra è bellissima, la vigna è in un anfiteatro a 360 gradi che ha tutte e tre le esposizioni, e la casa sorge al margine di questo anfiteatro facendo quasi da palcoscenico – prosegue – e sotto a questa casa due anni fa ha costruito una cantina importante, perché continua a dirmi che la sua terra è molto bella e che tutte le cose che si fanno là devono essere molto belle”.


“Il nostro obiettivo è creare vini che siano un’autentica espressione del territorio, mantenendo sempre un equilibrio tra tradizione e innovazione” conferma Cardinali, spiegando che “ogni scelta è guidata dalla volontà di lasciare un’eredità sostenibile e di qualità alle future generazioni. Questa non è solo una Cantina ma un progetto che racchiude storia, passione e innovazione, con un solo obiettivo: produrre vini che raccontino l’anima autentica delle Marche. I primi ettari – prosegue Cardinali – li abbiamo acquistati nel 1972 mentre nel 1977 nasce ufficialmente il Podere. All’inizio si trattava di pochi ettari poi la mia passione per queste zone, la volontà di fare qualcosa di più per il territorio e per preservarne le antiche colture, mi hanno spinto ad investire ancora più risorse ed energie in questo progetto”. Un altro elemento che vuole essere centrale dell’identità della Cantina è l’enoturismo, che con il tempo sta attirando un numero sempre crescente di visitatori. L’obiettivo per quest’anno è quello di offrire esperienze personalizzate, costruite sulle preferenze di ogni visitatore: dagli aspetti tecnici della produzione, all’esperienza degustativa guidata, al momento di relax con un calice di vino per contemplare il paesaggio. L’impegno per la sostenibilità e la qualità della Cantina di questo brillante e schietto marchigiano che ha costruito un impero nell’industria dell’acciaio (oggi riunito nella Cardinali Holding), ha portato ad un rafforzamento dei processi produttivi, con l’inerbimento e il sovescio nei vigneti, e recentemente ha ottenuto la certificazione Sqnpi.

Consorzio Vino Nobile di Montepulciano torna a Dusseldorf per ProWein

Consorzio Vino Nobile di Montepulciano torna a Dusseldorf per ProWeinMilano, 11 mar. (askanews) – Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, dopo la prima uscita internazionale con la fiera di Parigi, torna alla ProWein di Dusseldorf dal 16 al 18 marzo e nei padiglioni della fiera tedesca dove sarà presente con uno stand collettivo (Halle 15 Stand E41) con decine di etichette in degustazione al banco consortile e numerose aziende presenti in forma diretta. La grande novità di questa edizione saranno già le prime etichette del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”, il nuovo Disciplinare in commercio da questo mese già presentato in anteprima alla stampa internazionale in occasione della recente Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano.


“Se Parigi è stata per il Consorzio una gradita novità nel panorama fieristico internazionale, torniamo a Dusseldorf forti di una quota di mercato importante su questo Paese” afferma il Presidente del Consorzio del Vino Nobile, Andrea Rossi, ricordando che ” tuttavia la Germania nel 2024 ha perso lievemente rispetto all’anno precedente, e a maggior ragione dobbiamo puntare su questo storico appuntamento”. Quelli di ProWein saranno tre giorni di contatti diretti pronti a scoprire le ultime annate in commercio, il Nobile 2022 e la Riserva 2021. Inoltre, grazie ad un intervento dell’Istituto per il commercio estero (Ice), una delegazione di buyer internazionali sarà accompagnata in due momenti da due esperti di vino italiano, il giornalista Filippo Bartolotta e il Master of Wine Gabriele Gorelli. Obiettivo dell’iniziativa è quella di avvicinare la Denominazione attraverso il Consorzio.


La Germania continua ad essere il primo mercato del Nobile con il 37% della quota esportazioni anche se rispetto al 2023 ha perso un punto percentuale. In crescita continua, anche rispetto al 2023, è il mercato degli Stati Uniti arrivato a rappresentare il 28% dell’export complessivo, così come quello del Canada che da solo vale circa il 5%. Il 2024 in generale è stato un anno positivo in valore per il mercato del Vino Nobile di Montepulciano: per quanto riguarda l’export lo scorso anno ha rappresentato il 65,5% (nel 2023 era stato il 66%), mentre il restante 34,5% viene commercializzato in Italia. Continua la tendenza di crescita degli ultimi anni la vendita diretta in azienda che nel 2024 ha ormai superato il 35%. Per quanto riguarda il mercato nazionale, inoltre, le principali vendite sono registrate in Centro Italia (62%) e in particolare in Toscana per il 42%. Al Nord viene venduto il 33% e al Sud il 5,30%. Un dato davvero significativo è la fetta di mercato del Vino Nobile di Montepulciano a marchio bio che nel panorama italiano vale il 44,7% delle vendite, mentre a livello internazionale rappresenta oltre il 50%.

Vino/Vino, Consorzio Brunello di Montalcino a ProWein con 35 aziende

Vino/Vino, Consorzio Brunello di Montalcino a ProWein con 35 aziendeMilano, 11 mar. (askanews) – Seconda tappa del tour di promozione fieristica 2025 per il Consorzio del vino Brunello di Montalcino che, dopo la trasferta francese di Wine Paris, fa scalo a Dusseldorf in Germania per la 31esima edizione di ProWein in programma dal 16 al 18 marzo. Alla manifestazione enologica tedesca saranno 35 le aziende rappresentate nell’area consortile, di cui 15 con stand in collettiva. In degustazione all’enoteca del Consorzio (pad.15 stand D41), i vini usciti quest’anno sul mercato: il Brunello di Montalcino 2020 e la Riserva 2019, il Rosso di Montalcino 2023 oltre a Moscadello e Sant’Antimo.


“Dopo il nostro debutto a Wine Paris, confermiamo anche quest’anno la partecipazione a ProWein con la consapevolezza che, in un scenario globale sempre più complesso per il nostro settore segnato per di più dall’annuncio dei dazi statunitensi, è essenziale diversificare i mercati rafforzando la promozione internazionale” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, aggiungendo che “negli Usa, la nostra principale piazza di sbocco, destiniamo infatti oltre il 30% della produzione, per cui ampliare i nostri orizzonti diventa oggi più che mai una necessità. Per questo saremo poi presenti successivamente anche ad aprile a Vinitaly”. Sarà così il 57esimo Salone internazionale dei vini e distillati a raccogliere il testimone per l’ultima frazione della staffetta fieristica consortile che taglierà il traguardo a Verona dal 6 al 9 aprile dove il Consorzio sarà protagonista di tre masterclass. Seguiranno gli appuntamenti sul territorio a partire da quello estivo di “Red Montalcino” (20 giugno) per chiudere a novembre con “Benvenuto Brunello” (dal 20 al 24).


Le aziende che partecipano a ProWein con stand in collettiva sono Capanna, Celestino Pecci, Cordella, Il Palazzone, Il Poggione, La Casaccia di Franceschi, La Palazzetta, Lisini, Paradiso di Cacuci, Pian delle Querci, Pinino, Uccelliera, Ventolaio, Villa Poggio Salvi e Voliero.

Alice Musso vince The vero bartender Italia e vola alla finale globale

Alice Musso vince The vero bartender Italia e vola alla finale globaleMilano, 11 mar. (askanews) – È Alice Musso, bartender del Drink Kong e Nite Kong di Roma, la vincitrice della finale Italia di The vero bartender, la competizione internazionale promossa da Amaro Montenegro che quest’anno festeggia il 140esimo anniversario del brand. Con il suo cocktail all’avanguardia Chronosphere, un “viaggio nel tempo in un bicchiere”, sintesi di “2165. Shaping the future”, il tema della settima edizione della gara che si è chiusa ieri a Milano, ha battuto gli altri sette finalisti selezionati da Nord a Sud, guadagnandosi l’accesso alla finale global in rappresentanza dell’Italia.


“Quest’anno, con il tema scelto per The vero bartender, abbiamo deciso di celebrare i 140 anni del brand – spiega Alessandro Soleschi, group director of marketing spirits di Gruppo Montenegro – Siamo molto soddisfatti delle proposte ricevute dai bartender, che si sono distinte per innovazione ed alta qualità, confermando un livello di competizione negli anni in continua crescita”. Quest’anno i partecipanti sono stati invitati a proiettarsi 140 anni avanti nel tempo, sfidandosi nella creazione di cocktail all’avanguardia a base di Amaro Montenegro con tecniche, preparazione e forme nuove ed insospettabili. C’è chi ha interrogato l’AI e chi si è immaginato un futuro sostenibile realizzando un bicchiere biodegradabile, in cera vegetale e d’api, o addirittura commestibile. Anche nella presentazione del drink si è dato spazio all’avanguardia: si va dal cyber cocktail ai drink marziani. Ma a conquistare la giuria – composta da Rudi Carraro (Global Brand Ambassador Amaro Montenegro), Luca Bruni (vincitore dell’edizione passata The Vero Bartender), Fabio Bacchi (Fondatore Bar Tales Magazine e Roma Bar Show) e Edoardo Nono (proprietario del Rita & Cocktail’s e del Rita’s Tiki Room di Milano) – è stata Alice Musso (bartender del Drink Kong e Nite Kong di Roma), che ora è pronta a portare alto il nome della nostra nazione nella finale global di Bologna (9 aprile) per sfidare i migliori bartender provenienti da altre 8 nazioni (Australia, Canada, Cina, Emirati Arabi, Messico, Regno Unito, Spagna e USA) e provare ad aggiudicarsi il titolo di miglior talento della miscelazione internazionale.


Musso nasce a Velletri nel 1995. Lavora come cameriera prima di trasferirsi a Roma per lavorare in noti locali capitolini fino ad approdare a Drink Kong e Nite Kong di Patrick Pistolesi. Partecipa a The vero bartender con il cocktail Chronosphere, un ‘viaggio nel tempo in un bicchiere’. Alla base del drink l’idea di un futuro sempre più influenzato dal trend low alcol, con prodotti bio e attenzione alle calorie, ma anche dall’attenzione verso la salvaguardia dell’ambiente con il cambiamento climatico che determina lo sviluppo di nuove coltivazioni nel nostro territorio, dapprima appartenenti ad altri eco-climi. Parliamo, per esempio, di una pianta tropicale già entrata a far parte delle coltivazioni mediterranee, il mango, che giocando con l’immaginazione sarà a km 0 tra 140 anni. Oppure del cocco, in questo caso, accostato allo sherry, un vino liquoroso spagnolo, che ha sempre fatto parte della storia della mixology. Da qui nasce Chronosphere, un cocktail con basso contenuto zuccherino e un volume alcolico di 11%, dove Amaro Montenegro si unisce a Coconut Sherry e Cordial Mango con bubbles di ghiaccio.

Consorzio Vini Abruzzo: presentato studio su vocazionalità viticola

Consorzio Vini Abruzzo: presentato studio su vocazionalità viticolaMilano, 11 mar. (askanews) – Più di 155 mila appezzamenti per un totale di 33.964 ettari vitati, con 118 varietà. Di queste, il vitigno Montepulciano presenta oltre il 52% dell’intero vigneto regionale, seguito dal Trebbiano Toscano con circa il 14% e poi dal Trebbiano Abruzzese, Pecorino, Chardonnay e via dicendo. Sono alcune delle primissime informazioni venute fuori da Ado Abruzzo, “Areali delle quattro D.O. Abruzzo per una caratterizzazione moderna”, lo studio sulla caratterizzazione dei territori delle quattro Denominazioni a valenza regionale, presentato a Francavilla al Mare (Chieti).


A condurlo è stato il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, con Ager (Agricoltura e ricerca) e le aziende agricole Chiara Ciavolich, Francesco Labbrozzi, Sandro Polidoro, Tenuta i Fauri e Fratelli Cimini, con fondi del dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo. Attraverso l’utilizzo di tecnologie basate sulla georeferenziazione delle informazioni e sull’uso dei big data, con l’impiego della piattaforma Enogis capace di integrare diversi strati informativi, sono state individuate le vocazionalità viticole ed enologiche dei vari territori interessati. “Il lavoro che è stato svolto con questo progetto è preciso e puntuale ed è denso di dati capaci di fornire un’immagine dettagliata di tutto il territorio” ha commentato il presidente del Consorzio, Alessandro Nicodemi, parlando di un “risultato visualizzabile da tutti attaverso una mappa intuitiva che può fornire informazioni davvero preziose nelle scelte agronomiche e produttive. Tutto questo non può che concorrere alla valorizzazione della qualità dei vini della nostra regione, ma anche a ridurre i rischi che possono derivare da scelte aziendali sbagliate”.


Nella prima fase di lavoro sono stati mappati i vigneti partendo dallo Schedario viticolo delle aziende abruzzesi relativi all’anno 2023 fornito dalla Regione Abruzzo. Una volta georeferenziati i vigneti, sono stati caricati in webGis i dati relativi alla “Carta dei suoli della Regione Abruzzo – Arssa”, ossia la cartografia dei suoli dell’intero territorio regionale realizzato attraverso la sintesi dei dati raccolti nel periodo 1994-2006. Utilizzando i dati satellitari del progetto europeo Copernicus rielaborati a due km dalla fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, sono state realizzate mappe climatiche basate sui dati degli ultimi 22 anni (2001-2022) ed i principali indici meteo-climatici per ipotizzare le zone climatiche più o meno adatte alla produzione di vini di qualità: con l’indice di Winkler ad esempio si possono individuare i vitigni più adatti per ciascuna zona, mentre con l’indice De Martonne, sono state identificate le zone favorevoli alla viticoltura in relazione al bilanciamento tra temperatura e precipitazione. In Abruzzo l’indice è superiore a 20, il che indica complessivamente un clima sub-umido e quindi adatto alla coltivazione della vite. Grazie alla disponibilità del dipartimento Agricoltura della Regione sono stati intrecciati nella piattaforma i risultati delle 47 stazioni automatiche di monitoraggio agro-climatici e tutte visualizzabili in tempo reale. Infine sono stati caratterizzati i territori, per ogni delimitazione territoriale (regione, provincia, sottozone, Comuni) elaborando statistiche sulla distribuzione dei suoli e di altre caratteristiche quali l’esposizione dei vigneti, l’altitudine, la pendenza media.


Foto di Andrea Straccini