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Presentata a Milano etichetta di Claire Fontaine per Chardonnay Planeta

Presentata a Milano etichetta di Claire Fontaine per Chardonnay Planeta

Milano, 24 feb. (askanews) – Tre mesi dopo la presentazione informale a Palermo, l’edizione speciale che celebra la trentesima vendemmia dello Chardonnay di Planeta è stata proposta ufficialmente al mondo trade oggi, 24 febbraio, alla Galleria Lia Rumma di Milano.

Le tre decadi di vendemmie del celebre bianco prodotto nelle Tenute di Menfi e Sambuca di Sicilia (Agrigento), sono state dunque l’occasione per la storica Cantina di proseguire lungo la strada che intreccia vino, arte e riflessione sul paesaggio e sul lavoro, attraverso una tiratura speciale in circa 25mila bottiglie dello Chardonnay 2024 con un’etichetta che riproduce l’opera “On Fire”, realizzata nel 2023 dal collettivo artistico Claire Fontaine, fondato dall’italiana Fulvia Carnevale e dal britannico James Thornhill. Al centro del lavoro vi è l’emoji della fiamma, trasformata in un simbolo ambivalente: un segno della comunicazione quotidiana, spesso usato per esprimere entusiasmo o approvazione, che rimanda allo stesso tempo all’emergenza del riscaldamento globale e alla piaga degli incendi che colpiscono la Sicilia e molti altri territori. L’artista ha spiegato che “gli emoji sono i geroglifici del presente, pittogrammi per descrivere lo spirituale e il triviale”, sottolineando come la pratica di trasformare icone digitali in sculture luminose, definita anti-nft, sia un modo per riportare nel mondo fisico forme nate nel virtuale.

In questo gioco di rimandi tra linguaggi visivi contemporanei e crisi ambientale, la fiamma diventa un segno seduttivo e critico insieme. L’uso “leggero” dell’emoji sugli schermi dei telefoni entra in forte contrasto con le immagini dei roghi e delle foreste distrutte, trasformando un gesto digitale apparentemente effimero in un possibile dispositivo di consapevolezza collettiva. Il progetto condiviso con Planeta insiste proprio su questa responsabilità, mettendo al centro il tema delle risorse naturali e del rapporto tra l’uomo e il paesaggio agricolo.

Il ricavato della vendita di 300 Jeroboam di Chardonnay Planeta 2024 sarà destinato al recupero del paesaggio rurale nel Parco Archeologico di Selinunte, con l’obiettivo di unire tutela ambientale, fruizione culturale e qualità dell’accoglienza. Il cuore di questo intervento è l’itinerario “Una passeggiata lunga e magnifica”, concepito nel paesaggio rurale del Parco Archeologico di Selinunte con la curatela del professor Giuseppe Barbera, assieme all’architetto paesaggista Tiziana Calvo e con la consulenza scientifica di Manlio Speciale del Radicepura Horticultural Park. Il tracciato si ispira al lavoro svolto dall’archeologo Vincenzo Tusa, allora soprintendente ai Beni culturali per la Sicilia occidentale, che negli anni ha contribuito a ridisegnare i confini e la lettura del Parco.

“Con questa iniziativa – ha spiegato l’Ad di Planeta, Alessio Planeta – vorremmo, oltre al semplice festeggiamento di un vino che ci ha accompagnato per trent’anni segnando il nostro sviluppo e rappresentando un tassello importante nel Rinascimento del vino siciliano, anche sottolineare il nostro modo personale di fare il mestiere dell’agricoltore con una attenzione al ‘contemporaneo’ nel senso più ampio del termine e quindi al paesaggio, con l’intervento al Parco di Selinunte”.

La collaborazione tra Planeta e Claire Fontaine affonda le radici in una relazione avviata nel 2017, nel contesto di una stagione culturale che ha visto il collettivo artistico stabilire un rapporto continuativo con la Sicilia. Il sodalizio si è concretizzato in particolare con “Viaggio in Sicilia #8” (2018-2019), residenza nomade che nel territorio dell’Etna ha portato alla realizzazione di un ritratto di Ettore Majorana, e si è sviluppato con “Patriarchy=CO2” (2020), inserito nel percorso di Costellazioni d’Arte a Buonivini, a Noto. L’opera oggi al centro dell’etichetta speciale dello Chardonnay, è stata acquisita da Planeta e collocata nello Studiolo all’Ulmo a Sambuca di Sicilia (Agrigento), luogo di memoria legato a Vito Planeta Sr.

L’incontro milanese inaugura un tour internazionale che porterà il progetto e la relativa pratica di visione contemporanea a Monaco di Baviera, Tokyo, Londra e negli Stati Uniti.

Planeta è un’azienda agricola siciliana attiva da quasi cinque secoli e guidata oggi dalla diciassettesima generazione della famiglia. Il gruppo conta 371 ettari vitati e una produzione di circa 2,2 milioni di bottiglie l’anno, articolata in sette Cantine dislocate in cinque territori (Menfi, Vittoria, Noto, Etna e Capo Milazzo) cui si aggiungono 151 ettari di oliveto, condotti in regime biologico, e coltivazioni di mandorlo e grano duro.

Diesel Farm, Cantina di Renzo Rosso, diventa un set cinematografico

Diesel Farm, Cantina di Renzo Rosso, diventa un set cinematografico

Milano, 24 feb. (askanews) – Il quartier generale di Diesel Farm sulle colline di Marostica (Vicenza), diventa il set delle prime riprese di “C14” (titolo provvisorio), un thriller distopico diretto dal 69enne regista padovano Antonello Belluco, prodotto da Eriadorfilm in collaborazione con Rai Cinema, e con il supporto del ministero della Cultura.

Ambientato in un futuro prossimo e costruito attorno al mistero della Sacra Sindone, il film intreccia complotti e poteri occulti in un’eterna lotta tra bene e male. A guidare il cast due volti amati dal grande pubblico: Raoul Bova e Ludovica Martino. La sceneggiatura porta la firma dello stesso Belluco assieme a Giuseppe De Concini.

Il magnifico fondo di oltre 100 ettari tra boschi, vigne e oliveti, acquistato dall’imprenditore Renzo Rosso nel 1993 diventa parte integrante del racconto. “Essere parte di un progetto cinematografico di questa rilevanza è per noi motivo di grande orgoglio” ha ammesso Rosso, sottolineando che “la nostra realtà, immersa nella suggestiva cornice della collina di Marostica, non è solo un luogo di lavoro ma uno spazio che ispira e riflette identità, visione e creatività: qualità che si rispecchiano anche nelle nostre scelte stilistiche. Ripeto spesso che Diesel Farm è un luogo speciale, e questo progetto ne testimonia concretamente il valore”.

Un entusiasmo condiviso anche dalla produttrice Giulia Bellucco di Eriadorfilm: “Ho deciso di spostare tutto il film qui dopo aver visto Diesel Farm perché non c’era nessuna location che potesse rappresentare al meglio la casa del protagonista del film e abbiamo scelto di vestire il cast Diesel perché credo che Renzo sia l’unico visionario nella moda italiana capace di guardare oltre”.

Consiglio Ue adotta definitivamente misure per settore vitivinicolo

Consiglio Ue adotta definitivamente misure per settore vitivinicolo

Milano, 23 feb. (askanews) – Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato in via definitiva il regolamento che aggiorna il quadro normativo del settore vitivinicolo. La riforma interviene su più fronti, con l’obiettivo di contenere gli squilibri produttivi e rafforzare le difese delle aziende di fronte ai rischi climatici. In particolare si punta ad ampliare le coperture finanziarie per gli investimenti legati all’adattamento ai cambiamenti climatici, consentendo agli Stati membri di coprire fino all’80% dei costi ammissibili con fondi Ue. Tra le novità figurano anche criteri più chiari per i vini a bassa o nulla gradazione: si va dalla dicitura “alcol free” per prodotti sotto lo 0,5% fino a “0,0%” per quelli inferiori allo 0,05%, mentre la definizione “a ridotto contenuto alcolico” sarà riservata a vini con una gradazione almeno del 30% più bassa rispetto allo standard.

Sul versante della gestione del mercato, le risorse europee potranno essere utilizzate anche per l’estirpazione definitiva dei vigneti, misura pensata per stabilizzare l’offerta. Per distillazione e vendemmia verde resta invece un limite massimo del 25% di sostegno nazionale per ciascun Paese. Viene inoltre superata la scadenza del regime dei diritti di impianto, sostituita da una revisione periodica ogni dieci anni. Il regolamento diventerà applicabile venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Tra le altre disposizioni, cè anche la modifica di diretto interesse per il comparto delle bevande spiritose a Indicazione Geografica relativa all’eliminazione dell’obbligo di riportare il nome del produttore nello stesso campo visivo dell’Indicazione Geografica. Per AssoDistil “si tratta di un risultato significativo per il settore, raggiunto grazie a un intenso lavoro di squadra che ci ha visto operare in stretto coordinamento con oriGIn e con spiritsEUROPE, al fine di tutelare i produttori delle IG delle bevande spiritose e, al contempo, garantire al consumatore un’informazione corretta, chiara e non fuorviante”.

AssoDistil ricorda che la produzione di una bevanda spiritosa a IG “non è legata esclusivamente al rispetto di un Disciplinare di produzione, riconosciuto e tutelato sia a livello nazionale sia europeo, ma è sottoposta a un sistema di controlli lungo tutta la filiera produttiva da parte di organismi di vigilanza certificati. Nel caso italiano, tali controlli sono affidati ad ADM Cert, organismo strettamente collegato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che assicura la verifica puntuale del rispetto delle prescrizioni e la tracciabilità del prodotto. La semplificazione dell’etichettatura – conclude – si inserisce in questo contesto come uno degli strumenti utili a rendere l’informazione più chiara ed efficace, rafforzando la fiducia del consumatore e la competitività delle imprese”.

”Slow Wine Fair 2026″, Zuppi e Petrini: vino come comunità di destino

”Slow Wine Fair 2026″, Zuppi e Petrini: vino come comunità di destino

Milano, 23 feb. (askanews) – A “Slow Wine Fair 2026” a BolognaFiere il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, e Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, hanno dialogato con giovani viticoltori e viticoltrici sul vino come responsabilità sociale e sulla necessità di passare da una logica di competitività a una di condivisione e cooperazione. Il confronto si è inserito nel tema guida di questa quinta edizione, il vino come esperienza culturale e sociale oltre che prodotto, con implicazioni che chiamano in causa lavoro, giustizia sociale e responsabilità individuale e collettiva.

“È fondamentale parlare ai giovani che oggi producono vino, questa nuova generazione deve assumersi responsabilità che un tempo non erano condivise. Il vino è diventato elemento identitario, portatore di una dimensione culturale nuova” ha affermato Petrini, che ha richiamato il passaggio dalla convinzione, propria dell’era industriale, di risorse considerate infinite alla consapevolezza della loro finitezza nel tempo della transizione ecologica. “Se non cambiamo abitudini e pensiero, il rischio è concreto – ha ricordato – il sistema alimentare è tra i primi responsabili dello sconquasso ambientale: il 30% del cibo viene sprecato mentre milioni di persone soffrono la fame”.

Petrini ha sostenuto che una crescita senza limiti e la concentrazione esclusiva sul profitto spingono verso un punto di non ritorno, indicando come alternativa una produzione fondata su beni comuni e beni di relazione. “Non è possibile concentrare la qualità del vino solo sull’aspetto organolettico: senza una componente di responsabilità sociale, questo sistema è destinato a scomparire” ha proseguito, ricordando le condizioni di lavoro dei migranti in agricoltura e la necessità di percorsi di inclusione. “La gastronomia è coscienza – ha rimarcato – significa superare il profitto come unico fine e aprirsi al bene comune”.

“Spesso è il mercato a dettare le scelte ma dobbiamo dimostrare che il buono, pulito e giusto non è un’utopia: è l’unico modo per sopravvivere e garantire un futuro per tutte e tutti” ha dichiarato il cardinale Zuppi nel suo intervento, che sul tema della proprietà e del possesso ha messo in guardia dalla deriva individualistica: “Quando pensi di possedere, entri in una logica distruttiva. L’espressione ‘Meno è di più’ ribadita nella ‘Laudato Si’ di Papa Francesco significa liberarsi dal consumismo e dallo spreco”. Zuppi ha quindi legato il senso del lavoro alla ricostruzione di comunità e relazioni, soprattutto nelle aree interne. “Nelle piccole realtà c’è un’attenzione alla persona che nelle grandi dimensioni rischia di perdersi nei numeri – ha evidenziato – e per ritrovare il senso dei nostri giorni dobbiamo capire che siamo una comunità di destino”.

Nel rispondere alle domande dei giovani vigneron, Zuppi ha insistito sull’importanza di ricostruire il senso di comunità. “Quando domina l’Io si perde il senso delle relazioni. Invece la comunità è pensarsi insieme. Nella cura della comunità, della casa in cui vive, c’è la possibilità di trovare il senso della vita. Quando comprendiamo di essere una comunità di destino, superiamo l’idolatria del possesso e del profitto, che è deformante e ci fa male”.

“Siamo in un tempo di cambiamento che deve essere vissuto con gioia” ha spiegato Petrini, aggiungendo che “passare da una logica di competizione alla condivisione e alla cooperazione è una forma di libertà”, proponendo l’idea di “co-produttori”, cittadini consapevoli che sostengono con le proprie scelte chi privilegia pratiche giuste e sostenibili. “La fraternità è condizione indispensabile per la giustizia e l’uguaglianza. Senza fraternità non c’è futuro. Ai giovani dico: portate avanti ciò che fate con orgoglio. E noi, come co-produttori, ci impegniamo a valorizzarlo” ha concluso.

La “Slow Wine Fair 2026” porta al centro il tema del lavoro in vigna e lancia un messaggio netto: “Il vino è buono solo se giusto”. A pochi giorni dal riavvio del tavolo anticaporalato al ministero del Lavoro, avvenuto il 19 febbraio, la manifestazione in corso a BolognaFiere fino al 24 febbraio, che riunisce 1100 aziende vitivinicole italiane e Cantine da 28 Paesi, ha dedicato anche uno spazio di confronto alle condizioni dei lavoratori agricoli, legando il valore del vino anche alla qualità del lavoro e delle relazioni lungo la filiera.

Il punto di partenza è la constatazione che l’agricoltura, e con essa la filiera del vino, continua ad essere esposta a forme di sfruttamento sia palesi, come il caporalato, sia più difficili da intercettare, come quelle che possono emergere in alcuni contesti cooperativi. “Bere un buon vino non ha nulla a che fare con il nutrimento quotidiano, è piuttosto un’esperienza gastronomica, conviviale” ha dichiarato Serena Milano, direttore generale di Slow Food Italia, a margine del convegno “Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere”, primo dei quattro incontri ospitati dall’”Arena Reale Mutua”, spiegando che “questa dimensione sociale e culturale fa sì che sia ancora più importante avere la certezza che quel vino non sia il frutto dello sfruttamento di ragazzi vulnerabili, perché soli e poveri in un paese straniero. Tra i filari delle vigne la maggioranza dei lavoratori è rappresentata da immigrati, e allora il vino può e deve diventare il veicolo per riconoscere e remunerare con equità il loro lavoro, le loro competenze, il loro contributo essenziale a una delle filiere più identitarie del nostro Paese”.

Foto di Michele Purin

Vino, Frescobaldi (Uiv): tariffe a 15% flat per tornare a stabilità

Vino, Frescobaldi (Uiv): tariffe a 15% flat per tornare a stabilità

Milano, 23 feb. (askanews) – “Ci auguriamo, come prefigurato oggi dal ministro Tajani, che alla fine si possa ripristinare il regime di tariffe al 15% omnicomprensivo vigente fino a qualche giorno fa. Non faremo festa per questo, ma almeno torneremmo a una condizione di relativa stabilità, pur con tutte le difficoltà che essa comporta”. Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, intervenuto nel corso della riunione della Task Force dazi convocata oggi dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“Dobbiamo prendere atto che questa situazione ci impone di andare a cercare altri mercati, a partire dall’India e dal Mercosur, per cui necessitiamo di un’approvazione temporanea” – ha proseguito il presidente di Uiv, aggiungendo che “non da ultimo, dobbiamo cogliere l’opportunità che abbiamo in casa e puntare al superamento delle resistenze burocratiche interne alla stessa Ue: l’abbattimento delle barriere non tariffarie anche all’interno dell’Ue, come rilevato dalla Bce, potrebbe ampiamente compensare i dazi americani”.

Consorzio Morellino: nasce il Morellino di Scansano Superiore

Consorzio Morellino: nasce il Morellino di Scansano Superiore

Milano, 23 feb. (askanews) – Il Morellino di Scansano Docg compie un nuovo passo nel proprio percorso di crescita: la menzione Superiore è stata definitivamente inserita in Gazzetta Ufficiale, rendendo pienamente efficaci le modifiche al disciplinare di produzione approvate dall’Assemblea dei soci nel 2025.

“La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rappresenta un risultato importante per tutta la Denominazione” ha dichiarato Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano, sottolineando che “con la menzione Superiore rafforziamo il nostro percorso di valorizzazione, continuando a puntare su una sempre maggiore selezione e identità. È un segnale concreto della volontà di continuare a investire sulla qualità e sulla riconoscibilità del nostro Sangiovese della costa, offrendo al mercato una garanzia di coerenza e valore.”

La nuova menzione Superiore identifica una tipologia che prevede un impiego minimo dell’85% di Sangiovese, con la possibilità di utilizzare altri vitigni a bacca nera non aromatici fino a un massimo del 15%, caratterizzata da rese massime più contenute rispetto alla versione Annata e da un periodo di affinamento più lungo. Il tempo minimo di immissione al consumo è fissato al 1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. Un percorso che consente di favorire una maggiore struttura e complessità espressiva, mantenendo al contempo le caratteristiche peculiari di freschezza ed equilibrio che rappresentano i tratti distintivi del Morellino di Scansano e ne definiscono la riconoscibilità sul mercato.

“Con il Superiore non nasce un nuovo vino, ma abbiamo scelto di dare identità a una tipologia che di fatto già esisteva: molte delle aziende consorziate producono già da tempo un vino intermedio tra le tipologie identificate come Annata e Riserva, ma che non era mai stato identificato e raccontato dettagliatamente” ha aggiunto Guicciardini Calamai, concludendo che “con questo passo ne ufficializziamo l’identità”.

Taste Alto Piemonte: 9 marzo a Milano 10 Denominazioni e 33 produttori

Taste Alto Piemonte: 9 marzo a Milano 10 Denominazioni e 33 produttori

Milano, 23 feb. (askanews) – Lunedì 9 marzo dalle 14.30 alle 20.30, all’Hotel Westin Palace di Milano, va in scena “Taste Alto Piemonte”, l’appuntamento promosso dal Consorzio di Tutela Vini Alto Piemonte, con un programma pensato per approfondire la ricchezza e la complessità enologica dell’area. La seconda edizione milanese offrirà un percorso di confronto diretto tra produttori, stampa, operatori e appassionati, attraverso banchi d’assaggio e due masterclass dedicate.

“Milano rappresenta per l’Alto Piemonte un contesto strategico, capace di intercettare un pubblico attento e competente, sensibile al racconto dei territori e alla qualità dei vini” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Andrea Fontana, rimarcando che “Taste Alto Piemonte nasce proprio con questo obiettivo: creare un’occasione di confronto diretto tra produttori, operatori e appassionati, offrendo strumenti di lettura chiari e approfonditi per comprendere la complessità e l’identità delle nostre denominazioni”. La vicepresidente Lorella Zoppis ha aggiunto che “la diversità espressiva dell’Alto Piemonte sarà al centro sia delle degustazioni sia delle masterclass, mettendo in luce denominazioni, vitigni e interpretazioni che raccontano un patrimonio enologico unico, ancora tutto da scoprire”.

I banchi d’assaggio, aperti per l’intera durata dell’evento, offriranno l’opportunità di incontrare 33 realtà produttive presenti a Milano. Tra queste figurano Barbaglia Silvia, Cà da l’Era, Cantina Comero, Cantina Fontechiara, Cantina La Smeralda, Cantinoteca dei Prolo, Carlone Davide, Castaldi Francesca, Castello di Montecavallo, Ceruti Lorenzo, Delsignore, Enrico Crola, I Dof Mati Viticultrici, Il Roccolo di Mezzomerico, Ioppa, La Cantina di Tappia, La Capuccina, Massimo Clerico, Mazzoni Viticoltori, Neri, Paride Iaretti, Pietraforata Cantine in Ghemme, Pietro Cassina, Platinetti Guido, Podere ai Valloni, Rinaldi Riccardo, Roccia Rossa, Rovellotti Viticoltori in Ghemme, Tenute Guardasole, Tenute Sella 1671, Torraccia del Piantavigna, Travaglini Gattinara e Vigneti Costacurta . La loro presenza consentirà di esplorare in maniera articolata le dieci denominazioni dell’area: Boca Doc, Bramaterra Doc, Colline Novaresi Doc, Coste della Sesia Doc, Fara Doc, Gattinara Docg, Ghemme Docg, Lessona Doc, Sizzano Doc e Valli Ossolane Doc.

Elemento centrale del programma saranno le due masterclass intitolate “Excursus Alto Piemonte”, condotte da Altai Garin e programmate alle 15 e alle 18. La prima sessione proporrà un percorso che attraversa la Vespolina delle Colline Novaresi di Cantina Fontechiara, il Nebbiolo delle Valli Ossolane di Cà da l’Era, il Nebbiolo Colline Novaresi Duemila9 di Enrico Crola, l’Opera 32 di La Capuccina, il Boca Doc di Tenute Guardasole, il Sizzano Doc di Pietraforata Cantine in Ghemme, il Fara Doc di Castaldi Francesca, il Bramaterra Doc di Ceruti Lorenzo, il Ghemme Docg di Ioppa, il Gattinara Docg Pietro di Paride Iaretti, il Gattinara Docg di Torraccia del Piantavigna e la Lessona Doc Riserva Vigna Gaja di Massimo Clerico.

La seconda masterclass proporrà invece la Vespolina Il Ricetto dei Mazzoni Viticoltori, il Nebbiolo Colline Novaresi di Cantina La Smeralda, il Coste della Sesia Cajanto del Castello di Montecavallo, il Prunent della Cantina di Tappia, il Nebbiolo Valentina de Il Roccolo di Mezzomerico, il Gattinara Docg Il Putto di Delsignore, il Ghemme Docg Vigna Ronco al Maso di Platinetti Guido, il Fara Doc Lochera della Cantinoteca dei Prolo, il Gattinara Docg Riserva di Travaglini Gattinara, il Sizzano Doc Vibia Earina di Neri, il Ghemme Docg Il Matto di I Dof Mati Viticultrici, il Boca Doc Vigna Cristiana di Podere ai Valloni e il Lessona Doc Tanzo di Pietro Cassina.

Vino, tre Consorzi del Monferrato siglano piano triennale per il futuro

Vino, tre Consorzi del Monferrato siglano piano triennale per il futuro

Milano, 22 feb. (askanews) – Sarà il Teatro Ariston di Acqui Terme (Alessandria) ad ospitare il 3 marzo il convegno “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”, momento di avvio di un percorso condiviso di sviluppo e valorizzazione del territorio promosso da tre realtà cardine della filiera vitivinicola locale: il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, e il Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti Docg. L’iniziativa supera la logica della singola Denominazione per adottare una visione integrata, riconoscendo nel vino il baricentro economico, sociale e culturale dell’area.

I tre Consorzi, che rappresentano la quota maggioritaria del vigneto del Monferrato, hanno scelto di affrontare in modo unitario le sfide del mercato e del contesto socioeconomico, costruendo una visione comune che punta a rafforzare il ruolo del settore vitivinicolo come leva di crescita per l’intero sistema territoriale. “Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità economica delle nostre Denominazioni dipende in modo diretto dalla capacità dei territori di generare reddito agricolo stabile e competitivo” ha affermato Paolo Ricagno, presidente del Consorzio d’Acqui, aggiungendo che “fare sistema significa valorizzare le produzioni, rafforzare le filiere locali e creare nuove opportunità per le imprese vitivinicole e l’indotto. Solo attraverso una visione condivisa è possibile attrarre investimenti, migliorare la redditività delle aziende e costruire condizioni strutturali di crescita, restituendo al Monferrato un ruolo centrale nell’economia vitivinicola e nello sviluppo dei territori rurali”.

Il progetto si inserisce nel quadro delle colline del Monferrato riconosciute Patrimonio Mondiale Unesco dal 2014, considerate non solo un paesaggio vitato, ma un ecosistema in cui produzione, cultura, coesione sociale e attrattività turistica sono strettamente interconnesse. Durante l’incontro del 3 marzo saranno presentate le linee guida di un piano triennale che punta a riportare l’attenzione sulla competitività e sul posizionamento delle Denominazioni, avviando un dialogo strutturato con le istituzioni regionali e nazionali per definire politiche di sostegno a medio termine.

“Questo convegno rappresenta un passaggio strategico all’interno di un progetto più ampio di rilancio dell’Alto Monferrato” dichiara Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, spiegando che “vuole essere il primo passo per la costruzione di una visione integrata di sviluppo territoriale. Il vino è il baricentro economico, sociale e culturale di queste colline patrimonio Unesco e deve essere interpretato come un fattore abilitante capace di generare valore lungo tutta la filiera. Il dialogo tra Consorzi, istituzioni e mondo accademico – ha continuato – ci permette di trasformare questa visione in progettualità concrete. In particolare, l’enoturismo diventa una leva fondamentale per connettere prodotto, paesaggio e identità locale, creando nuove opportunità di crescita, attrattività e occupazione. È attraverso questa alleanza tra competenze e territori che possiamo costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo per l’Alto Monferrato”.

Accanto agli obiettivi economici, il piano di rilancio guarda con attenzione alle ricadute sociali, con particolare riferimento al contrasto allo spopolamento, all’occupazione giovanile e alla valorizzazione del paesaggio. Il vino viene interpretato non come un semplice prodotto ma come uno strumento capace di generare valore culturale e attrattività per le nuove generazioni. “Il futuro del Monferrato, le cui colline sono riconosciute Patrimonio Mondiale Unesco, passa innanzitutto dal vino. Per questo abbiamo fortemente voluto un convegno insieme al Consorzio Tutela Vini d’Acqui e al Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato dove presentiamo un progetto condiviso di sviluppo territoriale, superando approcci frammentati legati alle singole Denominazioni” ha evidenziato Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg, concludendo che “il Monferrato è un ecosistema in cui produzione, paesaggio e identità sono strettamente connessi. Il vino non è infatti solo un prodotto, ma anche un motore economico e sociale capace di generare valore per tutto il territorio”.

Il programma della giornata prevede, tra gli altri, l’intervento del rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari, che affronterà i temi legati alla demografia e al ricambio generazionale nelle aree rurali, mentre Magda Antonioli, esperta di economia del turismo, proporrà una riflessione sul turismo esperienziale come driver di sviluppo per i territori vitivinicoli. Le linee strategiche del piano triennale saranno illustrate da Andrea Pirola, advisor marketing del progetto per WHITEmc, chiamato a tradurre gli indirizzi condivisi in strumenti operativi.

Da Montefili due nuove Gran Selezione dal Sangiovese d’altura

Da Montefili due nuove Gran Selezione dal Sangiovese d’altura

Milano, 22 feb. (askanews) – Alla “Chianti Classico Collection” 2026, conclusa nei giorni scorsi, la fiorentina Vecchie Terre di Montefili ha presentato alla stampa specializzata due nuove Gran Selezione di Sangiovese: “Vinea Vecchia” e “Vinea Nel Bosco”. Le etichette nascono dalle quote più elevate di Montefili, tra i 500 e i 540 metri, e rappresentano due interpretazioni complementari del vitigno in un’area caratterizzata da maturazioni lente e marcate escursioni termiche.

La Tenuta opera tra le UGA di Panzano e Montefioralle, dove l’altitudine costituisce un elemento identitario. Le vigne di Sangiovese maturano progressivamente, preservando tensione acida e definizione aromatica. Ogni parcella viene vinificata separatamente e la gestione agronomica segue criteri di osservazione diretta, dalla potatura alla raccolta manuale. La produzione resta limitata, in linea con l’impostazione aziendale centrata sul rispetto del ritmo naturale della vigna.

“Vinea Vecchia” proviene da un impianto del 1981, su suoli di Alberese e Argilliti scistose con galestro. È il risultato di una fermentazione spontanea seguita da un affinamento di 26 mesi in botti da 10 ettolitri. La produzione è di 2.572 bottiglie e 46 Magnum. “Vinea Nel Bosco” nasce invece da un vigneto più recente collocato a 540 metri, circondato da una fitta vegetazione. Qui il Sangiovese cresce su suolo di Alberese e sviluppa un carattere più verticale e dinamico. L’altitudine e le escursioni termiche contribuiscono a mantenere vivida la freschezza. La produzione è di 2.476 bottiglie e 90 Magnum numerate.

Con queste due etichette, la Cantina di Panzano In Chianti propone un ampliamento della propria interpretazione del Sangiovese d’altura per approfondire il rapporto fra vigna e territorio, valorizzando differenze di parcella e sensibilità agronomiche. Le due nuove Gran Selezione rappresentano così un dialogo fra età diverse della vigna e traiettorie evolutive dello stesso vitigno.

Vecchie Terre di Montefili, fondata nel 1975 e acquisita nel 2015 da Frank Bynum e Tom Peck Jr., si estende per 12,5 ettari nel comune di Greve in Chianti, tra le UGA di Panzano e Montefioralle. L’enologa e agronoma Serena Gusmeri guida una gestione agronomica improntata a osservazione e misura, con vinificazioni parcellari e un approccio orientato alla biodiversità. Montefili aderisce dal 1995 al Bio-distretto di Panzano e dal 2018 porta avanti un progetto scientifico con Vitenova dedicato al monitoraggio del suolo e dell’ecosistema viticolo. Nel 2023 ha ottenuto la certificazione europea Diversity Ark, che attesta la tutela della biodiversità aziendale attraverso parametri ambientali rigorosi.

Vinventions: in 2025 Cantine con Nomacorc hanno compensato 151 t. di CO2

Vinventions: in 2025 Cantine con Nomacorc hanno compensato 151 t. di CO2

Milano, 22 feb. (askanews) – Nel 2025 le Cantine italiane che hanno adottato le chiusure Nomacorc hanno contribuito a compensare 151 tonnellate di CO2, oltre ad aver gestito 208 tonnellate di plastica e recuperato 7.920 kg di materiali a rischio di dispersione in mare. I dati, diffusi da Vinventions, sono certificati da organismi internazionali e inseriti in un sistema di monitoraggio che valuta l’impatto ambientale delle diverse linee di prodotto.

La gamma Nomacorc è articolata in tre linee, con obiettivi e criteri di misurazione distinti. La Nomacorc Green Line, ottenuta da materie prime rinnovabili di origine vegetale derivate dalla canna da zucchero, presenta un’impronta carbonica netta pari a zero, definita secondo la norma ISO 14067 sull’intero ciclo di vita. Il contributo delle Cantine italiane che nel 2025 hanno scelto questa soluzione è stato quantificato in 151 tonnellate di CO2 compensate. La Nomacorc Blue Line opera all’interno di un modello di economia circolare ed è certificata “Net Zero Plastic to Nature” da South Pole. La certificazione prevede che una quantità di rifiuti plastici equivalente a quella immessa sul mercato venga raccolta e gestita in modo tracciabile. Nel 2025, in relazione alle chiusure adottate dai produttori italiani, sono state gestite 208 tonnellate di plastica secondo i criteri previsti dal programma. La linea Nomacorc Ocean integra plastiche recuperate nelle aree costiere classificate come Ocean-Bound Plastics, intercettate prima che possano raggiungere il mare. Il consuntivo 2025 riporta 7.920 kg di materiali raccolti e riciclati grazie all’adozione di questa chiusura, con un effetto diretto sulla prevenzione dell’inquinamento marino.

Per consentire alle aziende vitivinicole di utilizzare questi dati nella propria rendicontazione, Vinventions mette a disposizione certificati personalizzati che riportano la quantità di CO2 compensata e la quantità di plastica recuperata attraverso i programmi Net Zero Plastic to Nature e Ocean-Bound Plastics. I documenti possono essere integrati nei bilanci di sostenibilità o nelle comunicazioni istituzionali, fornendo indicatori basati su dati verificati. “Oggi i produttori di vino sono chiamati a coniugare qualità enologica e responsabilità ambientale” ha dichiarato Antonino La Placa, direttore commerciale Italia e Sud Est Europa, osservando che “le chiusure non sono un dettaglio tecnico, ma una scelta strategica. Offrire soluzioni con prestazioni costanti e un impatto ambientale certificato significa dare alle Cantine strumenti concreti per rafforzare il proprio posizionamento sul mercato”.