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Aperol è l’aperitivo ufficiale del “FantaSanremo 2026″

Aperol è l’aperitivo ufficiale del “FantaSanremo 2026″

Milano, 22 feb. (askanews) – Aperol sarà l’aperitivo ufficiale del “FantaSanremo 2026”, il gioco online che da alcuni anni affianca il Festival della canzone italiana di Sanremo. Il marchio, nato a Padova nel 1919 e legato in particolare all’Aperol Spritz, punta così a rafforzare il proprio posizionamento nel mondo della musica e dell’intrattenimento, attraverso un format capace di coinvolgere un pubblico trasversale.

La partnership prevede innanzitutto una presenza all’interno dell’app FantaSanremo, dove è stata creata una Lega Aperol. L’obiettivo è trasformare la partecipazione al gioco in un’occasione di condivisione e interazione tra gli utenti, con dinamiche pensate per amplificare lo spirito del Festival dentro e fuori dallo schermo. La collaborazione avrà anche una dimensione fisica nella città di Sanremo: dove il marchio sarà presente nella centrale via Matteotti con un’installazione caratterizzata da una parete floreale composta da gerbere arancioni. Lo spazio sarà concepito come punto di incontro per il pubblico e sarà animato ogni pomeriggio da un DJ set ed è inoltre prevista “un’experience urbana diffusa”, con la distribuzione ai passanti di gerbere arancioni.

Il progetto non si limiterà a Sanremo. Aperol ha infatti programmato una serie di “watch party” a Milano, Roma e Napoli, con il coinvolgimento di locali partner, dove durante le serate del Festival verranno organizzate proiezioni delle dirette accompagnate da DJ set, live performance, momenti di intrattenimento. L’idea è quella di offrire alle diverse community locali la possibilità di seguire Sanremo in un contesto di socialità, ricalcando in chiave urbana la tradizione dell’aperitivo collettivo.

“Sanremo è uno dei momenti più attesi dell’anno, capace di unire generazioni e trasformarsi in un vero rito collettivo che ormai è parte della cultura italiana” ha dichiarato Alberto Ponchio, marketing director di Campari Group Italia, spiegando che “con Aperol vogliamo essere parte attiva di questa energia, celebrando il valore dello stare insieme e rendendo ogni occasione di condivisione ancora più speciale. Per questo siamo orgogliosi di essere l’aperitivo ufficiale di FantaSanremo 2026: un progetto che interpreta perfettamente lo spirito del Festival e lo trasforma in un’esperienza partecipata e autentica, tra amici.

Consorzio Valtènesi: promozione, territorio e cultura del rosé

Consorzio Valtènesi: promozione, territorio e cultura del rosé

Milano, 22 feb. (askanews) – Il Consorzio Valtènesi apre la stagione 2026 con un calendario di appuntamenti che intreccia promozione internazionale, iniziative sul territorio e un racconto identitario dedicato al rosé della sponda bresciana del Lago di Garda. L’obiettivo è rafforzare la riconoscibilità della Denominazione attraverso attività pensate per operatori, stampa, ristorazione e pubblico, in un percorso che punta a coniugare qualità produttiva, cultura e relazione con il territorio.

La primavera si colloca in un momento simbolico per la Denominazione: dal 14 febbraio i Valtènesi rosé possono ufficialmente entrare in commercio, segnando l’avvio del nuovo ciclo produttivo e del dialogo con il mercato. “Il calendario di questi primi mesi del 2026 riflette una visione chiara e condivisa: raccontare la Valtènesi attraverso esperienze di qualità, capaci di unire vino, territorio e persone in un racconto autentico e contemporaneo” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Paolo Pasini, spiegando che “ogni appuntamento è pensato come un’occasione concreta di dialogo, confronto e crescita, non solo sui mercati internazionali, ma anche nel rapporto con i winelovers, con la ristorazione, con la stampa e con tutti gli operatori che ogni giorno contribuiscono a costruire il valore della Denominazione. Un percorso che mette al centro l’identità della sponda bresciana del Lago di Garda, la specificità del nostro rosé che ne incarna lo spirito più autentico e il lavoro dei produttori, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento della Valtènesi e accompagnarne lo sviluppo in modo coerente e sostenibile”.

Dopo Wine Paris all’interno della collettiva Lake Garda Wines, affiancando gli altri Consorzi gardesani in un racconto unitario del territorio, la Bit di Milano in collaborazione con Regione Lombardia, con un focus sul legame tra vino, turismo e identità locale, e la Slow Wine Fair di Bologna, il Consorzio sarà marzo a Duesseldorf con i “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso, e con la presenza a ProWein 2026 (15-17 marzo). In questa cornice il Consorzio sarà protagonista di un momento formativo dedicato al rosé all’interno del progetto PDO Rosé Educational Hub, sviluppato con la Provence. Si tratta di un’iniziativa nata dal confronto tra due territori simbolo del rosé europeo, che punta a valorizzare le rispettive denominazioni attraverso la condivisione di competenze e visioni e a consolidare il ruolo del rosé come espressione legata al territorio e alla qualità.

Accanto alla promozione internazionale, il calendario dedica ampio spazio agli eventi in Valtènesi. Il 23 marzo tornerà “La Prima del Valtènesi”, appuntamento riservato a stampa e operatori per la presentazione delle nuove annate. Seguiranno la rassegna enogastronomica “Valtènesi in… Tavola!”, che coinvolgerà i ristoranti della Denominazione, e un educational tour per giornalisti italiani, pensato per offrire un’immersione tra aziende, paesaggio e cultura produttiva.

Tra gli appuntamenti simbolo della primavera figurano “Valtènesi in Rosa” al Castello di Moniga del Garda, la Festa del Vino di Polpenazze abbinata alla 20esima edizione del Concorso Enologico Valtènesi – Riviera del Garda Classico e San Martino della Battaglia, e il ciclo di cene nella Casa del Vino di Puegnago, dedicate al dialogo tra vino e alta cucina. Iniziative che confermano il ruolo del Consorzio come promotore di una Denominazione capace di coinvolgere pubblici diversi, mantenendo al centro il legame fra produzione, territorio e cultura del rosé.

Vino, Valoritalia: nel 2025 male Igt (-12%), rossi (-13%) e export (-3%)

Vino, Valoritalia: nel 2025 male Igt (-12%), rossi (-13%) e export (-3%)

Milano, 22 feb. (askanews) – Nel 2025 gli imbottigliamenti dei vini italiani certificati hanno registrato una flessione del 2,1% rispetto al 2024, mentre i vini Doc e Docg sono cresciuti dell’1% e gli Igt hanno segnato un calo del 12%. È il quadro delineato dai dati aggiornati al 31 dicembre 2025 da Valoritalia, ente di certificazione che controlla oltre il 60% dei volumi di produzione e imbottigliamento delle Denominazioni di Origine italiane. Il 2025 si configura come un anno di consolidamento per la filiera di qualità. Dopo la crescita del periodo post pandemico, il settore attraversa una fase di assestamento, con volumi in lieve arretramento ma ancora superiori al pre-Covid. All’interno di questo quadro, i vini a Docg e quelli Doc mostrano una crescita dell’1% sia su base annua sia rispetto alla media dell’ultimo triennio. Di segno opposto i vini a Igt, che rappresentano la base della piramide qualitativa: per gli Igt la contrazione è del 12% rispetto al 2024 e del 10% sulla media del triennio precedente.

La scomposizione per tipologia segnala dinamiche differenziate. Gli spumanti registrano un incremento dell’1%, i vini rosati crescono del 5,7% e i bianchi fermi del 2,7%, mentre i rossi evidenziano un calo superiore al 13%. Un andamento in linea con l’evoluzione delle preferenze di consumo, in cui i bianchi e gli spumanti risultano più dinamici rispetto ai rossi sul mercato interno e internazionale. L’analisi è resa possibile da Tessa, piattaforma digitale sviluppata da Valoritalia in collaborazione con Microsoft, che gestisce la tracciabilità delle fasi di certificazione e i movimenti generati da oltre 90mila imprese coinvolte nella produzione e commercializzazione di 219 Denominazioni. Il sistema elabora i dati e li restituisce in forma di reportistica a imprese e Consorzi di tutela.

Una lettura per classi dimensionali delle Denominazioni di Origine mette in luce forti differenze. Le micro Denominazioni che nel 2025 hanno imbottigliato meno di 10mila ettolitri rappresentano il 70% delle 219 Denominazioni certificate da Valoritalia, ma solo il 2% dell’imbottigliato complessivo: questo segmento ha registrato una perdita del 7,2%, superiore alla media del comparto. Le 13 piccole Denominazioni comprese tra 10 e 20mila ettolitri, pari al 6% delle Do e al 2% dei volumi totali, hanno invece mostrato una crescita del 3%. Le 19 Denominazioni medio piccole con volumi tra 20 e 50 mila ettolitri hanno segnato una contrazione del 4,7%, mentre le 20 medio grandi comprese tra 50 e 150mila ettolitri hanno chiuso l’anno con un incremento del 4%. Le 14 grandi Denominazioni con volumi superiori a 150 mila ettolitri hanno registrato una perdita del 2,7%. Nel complesso emerge una maggiore fragilità delle micro denominazioni, che faticano a rispondere alle oscillazioni del mercato.

Dal punto di vista strutturale, i dati confermano un’elevata frammentazione produttiva. Oltre il 75% degli imbottigliatori certificati da Valoritalia nel 2025 ha commercializzato meno di 65 mila bottiglie, mentre solo 171 imprese, pari al 3,2% del totale, hanno superato 1,3 milioni di bottiglie imbottigliate. A fronte di un numero elevato di operatori, il livello di concentrazione è comunque rilevante: i primi cinque imbottigliatori rappresentano lo 0,1% delle imprese e detengono il 18% dei volumi totali.

“Il report restituisce l’immagine di un settore solido, nel quale la disponibilità di dati strutturati e omogenei rappresenta uno strumento strategico per supportare le attività di analisi, programmazione e tutela delle denominazioni” ha commentato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, spiegando che “la filiera, pur in una fase di assestamento dopo le tensioni generate dai dazi e dall’instabilità geopolitica, dimostra una buona capacità di tenuta. È fondamentale però andare oltre la lettura del puro dato numerico: l’obiettivo deve essere una valorizzazione sempre più consapevole del nostro patrimonio vitivinicolo. Territori, denominazioni e qualità delle produzioni devono rimanere al centro delle strategie del sistema Italia. Per questo, guardando al 2026, sarà importante puntare non tanto a un primato quantitativo, quanto a un rafforzamento del valore intrinseco delle nostre produzioni. La competitività del vino italiano – ha chiosato Liantonio – passa dalla capacità di raccontare e difendere le proprie denominazioni e le Indicazioni Geografiche sui mercati internazionali, facendo comprendere il peso reale del comparto”.

Le analisi di Nomisma Wine Monitor richiamate da Valoritalia indicano, per il 2025, una riduzione di circa il 3% nel valore dell’export di vino italiano, in un contesto in cui altri Paesi produttori hanno registrato flessioni più marcate: -15% l’Australia, -10% il Cile, -4,5% la Francia. Il calo dell’export si accompagna a una diminuzione delle vendite a volume nella grande distribuzione organizzata italiana pari al 2,8%. In questo canale i vini fermi e frizzanti perdono il 3,8%, mentre gli spumanti segnano un’ulteriore crescita del 3,1%, in continuità con un trend pluriennale.

Per mettere a disposizione dei Consorzi di tutela strumenti analitici più dettagliati, Valoritalia ha attivato un servizio di reportistica mensile dedicato a ciascuna Denominazione certificata. Nei prossimi mesi, grazie all’infrastruttura tecnologica di Tessa, ulteriori sezioni dei database saranno rese disponibili sul portale di Valoritalia, con un accesso più diretto ai dati per i Consorzi. “Anche se i dati del 2025 confermano la sostanziale tenuta del sistema nazionale, nondimeno mettono in luce una evidente frammentazione del comparto delle Denominazioni di Origine” ha affermato il presidente di Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi,, rimarcando che “è a mio avviso sempre più urgente mettere mano a una riforma organizzativa del settore, puntando sempre più sul ruolo dei Consorzi di tutela anche alla luce delle nuove funzioni di programmazione imposte loro dall’Unione Europea. In tal senso – ha concluso Gallarati Scotti Bonaldi – il modello di analisi ed elaborazione dati messo a punto da Valoritalia fornisce un supporto fondamentale, perché è solo partendo dai dati concreti che si possono fare scelte oculate e lungimiranti”.

Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza

Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza

Milano, 21 feb. (askanews) – Il Ciliegiolo sta vivendo una fase di espansione significativa nella Maremma Toscana, dove oggi si concentra oltre il 55% della superficie regionale dedicata al vitigno, pari a 324 ettari. Storico interprete del Centro Italia, è presente da secoli nel territorio e negli ultimi anni ha registrato un aumento costante sia delle superfici coltivate sia della quantità di uve rivendicate. In Toscana gli ettari dedicati sono passati da 430 nel 2019 a 566 nel 2025, mentre le rivendicazioni a Doc e Igt sono salite da 4.737 quintali nel 2012 a 18.621 nel 2024. Nella Maremma la crescita è stata continua, da 168 ettari nel 2006 agli attuali 324, distribuiti nei Comuni di Magliano, Manciano, Pitigliano, Sorano, Grosseto, Scansano e Cinigiano.

La rivendicazione di uve destinate al Ciliegiolo Doc Maremma Toscana è passata da 2.391 quintali nel 2012 a 10.489 nella vendemmia 2025. L’imbottigliato è cresciuto da 2.634 ettolitri nel 2019 a 3.956 nel 2025, pari a 527.518 bottiglie. La tipologia rappresenta oggi il 7% dell’intero imbottigliato della Denominazione, che supera nel complesso i 56.000 ettolitri, equivalenti a circa 7,5 milioni di bottiglie.

La Denominazione Maremma Toscana, che coincide con l’intera provincia di Grosseto, è uno dei territori più estesi della regione, con 9.392 ettari di vigneto complessivi, di cui 2.565 rivendicati nella vendemmia 2024. Il clima mediterraneo è temperato dall’influsso del mare e dal Maestrale, che mantiene asciutte le vigne e contribuisce a regolarità di maturazione. Le piogge si concentrano in primavera e autunno, mentre l’estate è caratterizzata da scarsa piovosità e alta luminosità. Alle colline interne si affiancano pianure costiere e zone di media montagna verso il Monte Amiata, su suoli che variano dai terreni vulcanici dell’altopiano del Tufo alle formazioni marnose e ai sedimenti marini della fascia costiera.

Il paesaggio agricolo conserva una forte impronta rurale: dei 450mila ettari complessivi della provincia, oltre 200mila sono a bosco, mentre il vigneto copre circa il 2% della superficie. L’incidenza del biologico si attesta intorno al 44%, fra le più alte della Toscana, riflettendo un orientamento produttivo attento alla sostenibilità.

La diffusione del Ciliegiolo è favorita dalla sua adattabilità alle diverse zone della Maremma. Le aree considerate più vocate sono le colline interne, dove un clima caldo e ventilato, con buone escursioni termiche, consente una maturazione regolare delle uve tra fine settembre e inizio ottobre, favorendo equilibrio tra zuccheri, acidità e componenti fenoliche. Pur con la presenza di versioni complesse e strutturate, il Ciliegiolo che oggi interpreta al meglio la visione produttiva dell’area è quello d’annata, “di pronta beva”, un vino immediato e luminoso, caratterizzato da una grande freschezza, da un grado alcolico moderato e da profumi fragranti di ciliegia e marasca.

Il grande interesse per questo vitigno è stato al centro di una serata organizzata a Firenze dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, guidato da Francesco Mazzei, nell’ambito delle Anteprime di Toscana. L’ente, fondato nel 2014 e riconosciuto dal ministero nel 2015, riunisce 475 aziende, fra le quali 343 viticoltori, 131 Cantine che vinificano e imbottigliano in proprio e un imbottigliatore.

Consorzio Vino Chianti: ora lavoriamo su Africa, poi toccherà a India

Consorzio Vino Chianti: ora lavoriamo su Africa, poi toccherà a India

Milano, 21 feb. (askanews) – “L’India sarà uno dei mercati su cui investiremo con maggiore decisione dal prossimo anno. Alcune aziende sono già presenti ma il Consorzio ha il dovere di accompagnare questo percorso e spiegare che cos’è oggi il Chianti, per questo stiamo organizzando una missione ad hoc”. Lo ha annunciato il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi.

“Stiamo lavorando sull’Africa, a gennaio siamo stati per la prima volta in Nigeria, continuiamo a investire in Sud America e nell’area Mercosur, guardiamo con attenzione al Brasile e ai Paesi asiatici come Cina, Vietnam, Thailandia e Giappone. In questo senso l’India rappresenta oggi una tappa strategica di questo percorso di crescita e diversificazione” ha rimarcato Busi, sottolineando che le nuove annate appena presentate in anteprima a Firenze, il Chianti 2025 e la Riserva 2023, “parlano di identità e solidità: ora dobbiamo trasformare questa qualità in nuove opportunità commerciali”.

Dazi, Giansanti(Confagricoltura): trovare in fretta accordo con Trump

Dazi, Giansanti(Confagricoltura): trovare in fretta accordo con Trump

Milano, 20 feb. (askanews) – “Questa notizia arriva inaspettata. È una decisione forte da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che smonta alla base tutto il procedimento giuridico su cui sono stati fondati i dazi del presidente Trump. Tutto questo genera profonda instabilità, in un momento in cui abbiamo bisogno di certezze e abbiamo iniziato un percorso con i nostri importatori americani. Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con il presidente degli Stati Uniti per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite”. Così in una nota il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. “Se, al contrario, Trump vorrà togliere i dazi, come era già in passato tra Ue e USA, ovviamente questo per noi produttori europei sarebbe decisamente auspicabile” ha aggiunto.

Dazi Usa, Uiv: bene bocciatura ma mondo del vino non può festeggiare

Dazi Usa, Uiv: bene bocciatura ma mondo del vino non può festeggiare

Milano, 20 feb. (askanews) – “Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti”. Lo ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, in seguito alla sentenza della Corte Suprema americana che si è pronunciata oggi sul ricorso ai poteri tariffari di emergenza da parte del presidente Donald Trump.

“Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi – ha aggiunto – auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie”.

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) la seconda parte dell’anno si è rivelata complicata per il vino tricolore negli Stati Uniti a causa dei dazi ma anche per una contrazione delle abitudini di consumo in atto da qualche anno. Le proiezioni Uiv sui dati relativi alle esportazioni verso gli Usa prevedono infatti un calo rilevante per le bottiglie tricolori, con una chiusura prevista a tutto il 2025 a -9% e una contrazione pari a circa 177 milioni di euro sull’anno precedente (-225 milioni di euro stimati nel secondo semestre sul pari periodo 2024). “I dazi – ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – si aggiungono a un contesto di mercato Usa già difficile, con i consumi di vino che nel 2025 sono calati (-5%) per il quinto anno consecutivo. Questa sentenza, che condividiamo nel merito, rischia l’effetto boomerang, con una situazione di ulteriore incertezza e un’impasse degli ordini in attesa di un quadro regolamentativo più chiaro da parte dell’Amministrazione americana”.

Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga la prima destinazione per i vini italiani con un valore espresso nel 2024 pari a 1,93 miliardi di euro, il 24% del totale export dei prodotti tricolori nel mondo. Una quota che rende il vino tra i settori più esposti del made in Italy ai dazi statunitensi.

Il 25 febbraio a Benevento “Sannio Top Wines 2026” con vini premiati

Il 25 febbraio a Benevento “Sannio Top Wines 2026” con vini premiati

Milano, 20 feb. (askanews) – “Sannio Top Wines 2026” accende i riflettori sulle aziende del territorio che hanno ottenuto riconoscimenti dalle principali guide ai vini d’Italia e dai concorsi nazionali e internazionali. L’appuntamento, in programma alle 18 di mercoledì 25 febbraio al Museo del Sannio di Benevento, punta a dare visibilità alle Cantine sannite che, nell’ultimo anno, si sono distinte per risultati e premi, confermando la crescita qualitativa dell’area.

L’evento è promosso dal Sannio Consorzio Tutela Vini, in collaborazione con la Provincia di Benevento, Sannio Europa, la Rete museale della Provincia di Benevento e Coldiretti Benevento. L’obiettivo dichiarato è raccontare un Sannio che non è solo terra di vini, ma territorio capace di affermarsi nelle classifiche e nei concorsi, consolidando reputazione e riconoscibilità nel panorama enologico nazionale e internazionale.

Nel corso della serata saranno protagoniste le etichette che hanno conquistato premi e citazioni, espressione di un sistema produttivo che si muove in modo sempre più coordinato. Tra le aziende premiate figurano Aia dei Colombi, Antica Masseria Venditti, l’Azienda agricola Elena Catalano, l’Azienda agricola Antica Masseria ‘A Canc’llera, l’Azienda agricola Terre d’Aglianico, l’Azienda agricola Cavalier Mennato Falluto, l’Azienda agricola De Fortuna, l’Azienda agricola Fontana Reale, l’Azienda agricola Il Poggio, l’Azienda agricola Terrantiqua e l’Azienda agricola Via dei Mulini.

Accanto a queste saranno presenti anche Cantina Bicu de Fremundi, Cantina del Taburno, Cantina di Solopaca, Cantina Morone, Cantine Pietreionne, Cantine Iannella, Cantine Tora, Diis Vini srl, Euvitis 21 Ats srl – Ocone 1910, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, La Fortezza, La Guardiense – Janare, La Vinicola del Titerno, Mustilli, Nifo Sarrapochiello Lorenzo, Santiquaranta, Scompiglio, Terra di Briganti, Terre Massesi, Torre dei Chiusi, Torre del Pagus e Vitivinicola Anna Bosco. Un elenco ampio che restituisce la misura della partecipazione e della diffusione dei riconoscimenti all’interno del territorio.

“La presentazione delle etichette sannite premiate dalle principali guide ai vini d’Italia e dai concorsi nazionali e internazionali è molto più di una celebrazione: è la fotografia concreta di un territorio che cresce in qualità, identità e reputazione. Il Sannio oggi si afferma come una delle aree vitivinicole più dinamiche del Mezzogiorno, capace di coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità” ha affermato Carmine Coletta, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, sottolineando che “i riconoscimenti ottenuti dalle nostre aziende sono il risultato del lavoro quotidiano dei produttori, della visione condivisa e della forza di un sistema che ha scelto di fare squadra. Con questo evento vogliamo raccontare un Sannio contemporaneo, credibile sui mercati e sempre più attrattivo anche dal punto di vista enoturistico. Il vino – ha concluso – non è solo un prodotto: è cultura, paesaggio, economia e futuro. Continueremo a investire nella promozione e nella valorizzazione delle nostre denominazioni, perché ogni bottiglia premiata è un ambasciatore del territorio nel mondo”.

Il programma prevede anche un convegno dedicato al tema “Le eccellenze vitivinicole sannite e il territorio come destinazione enoturistica autentica, sostenibile e contemporanea”. L’incontro sarà introdotto e moderato da Chiara Giannotti, ideatrice e curatrice di Vino.Tv. Dopo i saluti di Clemente Mastella, sindaco di Benevento, di Nino Lombardi, presidente della Provincia di Benevento, e di Raffaele Del Vecchio, presidente di Sannio Europa, sono previsti gli interventi di Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Benevento, di Carmine Coletta, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, e di Maria Carmela Serluca, assessora all’agricoltura della Regione Campania.

La chiusura di “Sannio Top Wines 2026” sarà affidata a un banco di assaggio con i vini delle aziende premiate, affiancato da un buffet territoriale a cura di Campagna Amica.

”Collio Evolution” 2026 mette al centro il Pinot Grigio identitario

”Collio Evolution” 2026 mette al centro il Pinot Grigio identitario

Milano, 20 feb. (askanews) – “Collio Evolution” torna il 25 e 26 ottobre 2026 a Cormons (Gorizia) con una seconda edizione che conferma la volontà della Denominazione di dotarsi di una piattaforma culturale stabile, in grado di raccontare l’evoluzione del territorio attraverso analisi tecniche, confronto e approfondimento. Dopo il debutto del 2025, considerato l’inizio di una fase nuova per il Collio, l’edizione 2026 consolida identità e obiettivi dell’iniziativa.

Il focus scelto quest’anno è il Pinot Grigio, vitigno dalla forte riconoscibilità internazionale e asse commerciale centrale per molte aree viticole. Il Collio sceglie però una prospettiva diversa rispetto allo scenario globale, dove il vitigno viene spesso associato a uno stile immediato e uniforme. Il titolo dell’edizione, “Oltre il vitigno. Dalla terra al calice: l’essenza identitaria del Pinot Grigio”, indica chiaramente la direzione: utilizzare il vitigno come strumento di lettura per comprendere il territorio, la sua maturità stilistica e le scelte produttive di una zona che ha definito nel tempo una propria coerenza interna.

L’obiettivo è mettere in luce come nel Collio il Pinot Grigio diventi espressione di suoli complessi, microclimi differenti e interpretazioni consapevoli. Non esiste una sola tipologia di Pinot Grigio ma una pluralità che si radica in identità comuni e nella capacità dei produttori di interpretare in modo personale un vitigno ampiamente diffuso nel mondo.

La novità principale dell’edizione 2026 sarà una degustazione tecnica guidata interamente dedicata al Pinot Grigio, riservata alla stampa. Sarà un momento di analisi strutturata che spazia dalle espressioni più classiche a quelle contemporanee, fino alle varianti legate a vigneti e suoli specifici. L’intento è permettere un confronto diretto per cogliere le differenze sostanziali tra le varie letture del vitigno e definire con maggiore precisione ciò che rende riconoscibile il Collio.

“Il Pinot Grigio è un vitigno globale, che in Collio trova una declinazione unica, che parla di identità e consapevolezza” ha sottolineato il presidente del Consorzio Collio, Luca Raccaro, spiegando che l’obiettivo principale resta quello di offrire strumenti di lettura concreti, più che un semplice palcoscenico espositivo. “Con Collio Evolution – ha concluso – vogliamo offrire strumenti concreti di lettura del territorio, non semplicemente una vetrina”.

A fianco della degustazione tecnica è previsto il walk around tasting con i produttori, che presenteranno il proprio Pinot Grigio insieme con le altre etichette rappresentative del territorio. Un’occasione di dialogo diretto che permette di comprendere la ricchezza e la diversità del Collio, superando il riferimento al singolo vitigno e restituendo una visione complessiva della Denominazione. “La seconda edizione rappresenta un passo ulteriore nella costruzione di un’identità narrativa forte e riconoscibile” ha affermato Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio, evidenziando che l’evoluzione è un processo concreto, che passa dalla capacità del territorio di spiegare le proprie scelte.

Consorzio Brunello Montalcino: 24 febbraio a NY, poi esordio in Texas

Consorzio Brunello Montalcino: 24 febbraio a NY, poi esordio in Texas

Milano, 20 feb. (askanews) – Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino rilancia la liaison commerciale dei suoi grandi rossi con gli Stati Uniti e lo fa con un programma ambizioso. In primo piano, Benvenuto Brunello 2026, il 24 febbraio a New York, ma anche le masterclass per la prima volta in Texas, i prossimi 3 e 4 marzo, rispettivamente a Dallas e Austin.

Nel centralissimo 583 Park Avenue di NY, saranno 48 i produttori di Brunello e Rosso di Montalcino in un b2b con stampa specializzata e trade statunitense per i tasting delle ultime annate (Brunello 2021, Brunello Riserva 2020 e Rosso di Montalcino 2024) entrate in commercio lo scorso gennaio. Prevista, il 25 febbraio, anche una degustazione dedicata ai consumatori con Millesima, rivenditore di vini di lusso nell’Upper East Side, che aprirà le sue porte agli appassionati di vino assieme alle imprese italiane.

Per il presidente del Consorzio, Giacomo Bartolommei: “Riteniamo sia molto significativa questa edizione newyorkese di Benvenuto Brunello: Montalcino non intende rinunciare al proprio partner privilegiato in una fase di tensioni commerciali, e lo fa con una presenza record dei suoi produttori, il 40% in più rispetto allo scorso anno. Siamo convinti – ha aggiunto – che anche i consumatori americani la pensino allo stesso modo, e i dati delle vendite interne lo confermano. Lo scorso anno il Brunello è stato tra le pochissime denominazioni a crescere, con un aumento dei volumi commercializzati presso i punti vendita degli Stati Uniti del 7,7%”.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) realizzata per il Consorzio e basata sulle vendite dei distributori Usa riscontrate nel 2025 dalla piattaforma Sipsource, a fronte di un calo generale dei volumi commercializzati dell’8,8% (-5,2% per i vini italiani) la crescita del Brunello (+7,7% a volume, +2% a valore), realizzata soprattutto nei canali dell’hotellerie e club wholesale, dimostra una domanda ancora reattiva per i prodotti simbolo di Montalcino.

Un incremento, realizzato soprattutto negli ultimi mesi dello scorso anno, che vede nel South – e soprattutto nel Texas – una delle principali piazze di consumo, che concentra circa la metà del mercato del Brunello negli States e una crescita in volume che sfiora il +9%. Non a caso è il Texas la direttrice strategica delle 2 masterclass guidate dal Master of Wine Gabriele Gorelli, in programma a Dallas e Austin il 3 e 4 marzo. “Brunello 2021: decoding the vintage” è il nome dato al format guidato nelle 2 città; un’esplorazione approfondita del nuovo millesimo che sta riscontrando una critica molto positiva, in Italia e negli Stati Uniti.

Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino riunisce oggi 219 soci (che rappresentano il 98,2% della produzione), per una tutela che si estende su un vigneto di oltre 4.400 ettari nel comprensorio del Comune di Montalcino (oltre 2mila gli ettari a Brunello, contingentati dal 1997), in favore di quattro Dop del territorio (Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscadello e Sant’Antimo Ogni anno vengono commercializzate in media circa 10 milioni di bottiglie di Brunello di Montalcino; oltre la metà della produzione è destinata ai mercati esteri, con gli Stati Uniti che si confermano il primo mercato di riferimento, assorbendo più del 30% delle esportazioni.