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A Firenze 160 giornalisti per “Chianti Lovers & Rosso Morellino”

A Firenze 160 giornalisti per “Chianti Lovers & Rosso Morellino”

Milano, 20 feb. (askanews) – Oltre 160 giornalisti provenienti da tutto il mondo hanno partecipato alla Fortezza da Basso a Firenze all’Anteprima “Chianti Lovers & Rosso Morellino”, appuntamento centrale della settimana delle Anteprime di Toscana dedicato alla stampa nazionale e internazionale. Nel Padiglione Arsenale sono state presentate le nuove annate del Chianti e del Morellino di Scansano e, contestualmente, ufficializzata l’introduzione della menzione Superiore nel Disciplinare del Morellino, insieme a un quadro aggiornato su produzioni e mercati delle due Denominazioni.

In degustazione le annate Chianti Docg 2025, Chianti Superiore 2024, Chianti Riserva 2023, Morellino di Scansano 2025 e Morellino di Scansano Riserva 2023, proposte alla stampa e agli operatori come fotografia più recente dell’andamento produttivo Sul fronte produttivo, il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, ha ricordato che la produzione del Chianti per l’ultima vendemmia si è attestata intorno ai 620mila ettolitri, a fronte di una previsione iniziale di circa 750mila. Una differenza che ha ridimensionato le preoccupazioni di inizio stagione e che viene ricondotta soprattutto all’andamento climatico primaverile, con piogge diffuse fino a maggio e attacchi di peronospora che hanno inciso sulle rese. “Possiamo parlare di un’annata molto buona” ha dichiarato il presidente del Consorzio, ribadendo come la riduzione rispetto alle aspettative non abbia compromesso l’esito qualitativo della vendemmia. Per quanto riguarda il mercato, Busi ha sottolineato che l’export rimane la componente determinante del Chianti, assorbendo tra il 65% e il 70% della produzione complessiva. “Malgrado i dazi e le tensioni geopolitiche, gli Stati Uniti continuano a comprare e le ultime rilevazioni parlano di una flessione minima, intorno all’1%: non è un dato che giustifichi allarmismi” ha spiegato Busi, indicando in una sostanziale tenuta delle vendite estere uno degli elementi chiave per la stabilità del comparto.

La giornata fiorentina è stata anche l’occasione per il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano di annunciare un passaggio definito strategico per il futuro della Denominazione: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al Disciplinare che introducono la nuova menzione Superiore, approvata dall’assemblea consortile nel 2025 e ora pienamente efficace. “Abbiamo scelto di comunicare questo traguardo proprio in occasione dell’Anteprima, davanti alla stampa e agli operatori italiani e internazionali, perché rappresenta un passaggio molto importante nel percorso di crescita qualitativa del Morellino di Scansano” ha spiegato il presidente Bernardo Guicciardini Calamai, sottolineando che si tratta “del risultato di un lavoro condiviso che punta a rafforzare ulteriormente identità, selezione e posizionamento della Denominazione sui mercati”.

Dal punto di vista tecnico, la nuova menzione Superiore prevede rese più contenute rispetto alla tipologia Annata e introduce tempi più lunghi prima dell’immissione in commercio: i vini potranno infatti uscire sul mercato non prima del 1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. “L’obiettivo – ha aggiunto Guicciardini Calamai – è garantire più profondità senza snaturare i tratti distintivi di freschezza e bevibilità che identificano il nostro Morellino”. La produzione definitiva del Morellino di Scansano si è fermata intorno ai 75.000 quintali, un dato che fotografa una vendemmia quantitativamente ridotta. “L’attenta gestione in vigna e in cantina dei nostri produttori ha consentito di preservare identità, autenticità ed equilibrio che identificano il Morellino di Scansano, mantenendo alta la qualità della produzione” ha evidenziato Guicciardini Calamai, attribuendo al lavoro capillare delle Cantine il risultato finale in termini qualitativi. Sul fronte commerciale, nonostante un contesto descritto come complesso sia per il mercato interno sia per quello internazionale, condizionato dalla congiuntura economica negativa e da consumi in rallentamento, il Morellino ha chiuso l’ultimo anno con un incremento progressivo e costante delle vendite.

Dai due Consorzi arriva “un messaggio positivo: a fronte di una produzione più contenuta, la qualità resta molto alta, grazie alla grandissima professionalità dei produttori toscani” ha evidenziato l’assessore regionale toscano, Leonardo Marras, salutando con favore l’introduzione della menzione Superiore per il Morellino di Scansano, definendola una scelta che va nella direzione di rafforzare identità e posizionamento di una Denominazione in crescita.

Mancini confermata alla guida del Movimento Turismo del Vino Toscana

Mancini confermata alla guida del Movimento Turismo del Vino Toscana

Milano, 20 feb. (askanews) – La produttrice aretina Anastasia Mancini (Cantina Buccia Nera) è stata confermata alla presidenza del Movimento Turismo del Vino Toscana per il prossimo triennio. La nomina è arrivata il 16 febbraio durante la prima riunione del Consiglio direttivo eletto dall’assemblea del 2 febbraio. Oltre al ruolo nel Movimento Turismo del Vino Toscana, Mancini, classe 1981, è anche consigliere nazionale del Movimento Turismo del Vino e vicepresidente di Confagricoltura Arezzo.

“Sono profondamente grata per la fiducia che mi è stata rinnovata e sono pronta a raccogliere questa sfida con lo stesso entusiasmo e impegno che hanno guidato il mio percorso fino a oggi” ha spiegato Mancini, aggiungendo che “il MTV Toscana rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la crescita dell’enoturismo e per la valorizzazione delle nostre cantine e in questi anni abbiamo costruito progetti che hanno portato innovazione, promozione e formazione, coinvolgendo sempre più realtà e territori. La nostra missione sarà quella di consolidare quanto fatto, puntando sulla professionalizzazione e sulla sinergia tra aziende, istituzioni e operatori del settore, senza dimenticare l’importanza della digitalizzazione e dell’accoglienza di qualità”.

Il Movimento ha ampliato le attività nel corso del precedente mandato, rafforzando il tradizionale appuntamento di Cantine Aperte grazie alla crescente partecipazione dei soci e introducendo iniziative come la prima edizione di Aperitivo al Museo, oltre alla presentazione del rapporto sull’enoturismo in Toscana. In vista del nuovo triennio sono già stati programmati interventi dedicati alla formazione. Dal 26 febbraio partirà un corso rivolto alle aziende del territorio, condotto da docenti riconosciuti a livello nazionale, che affronterà tre aree tematiche: la legislazione in materia di accoglienza in cantina, il marketing e la psicologia dell’accoglienza e della comunicazione. L’obiettivo è rispondere alle esigenze delle aziende in un contesto in rapido cambiamento, supportandole nei processi di professionalizzazione, digitalizzazione e creazione di sinergie con territori, istituzioni e tour operator.

Il Consiglio direttivo del Movimento Turismo del Vino Toscana, che rappresenta i diversi territori regionali del vino, è composto, oltre che dalla presidente Mancini, dal vicepresidente Flavio Nuti della Cantina La Regola, dal tesoriere Alessio Piccardi di Fieramente e dai consiglieri Violante Gardini Cinelli Colombini della Cantina Donatella Cinelli Colombini, Emanuela Tamburini dell’Azienda Agricola Tamburini, Barbara Luison della Cantina Antinori, Laura Mauriello di Gagia Blu, Claudia Del Duca dell’Azienda Agricola Marcampo, Fabrizio D’Ascenzi della Fattoria Acquaviva, Letizia Cesani dell’Azienda Agricola Cesani e Gerardo Gondi dei Marchesi Gondi Tenuta Bossi.

Cristina Mercuri prima donna italiana Master of Wine

Cristina Mercuri prima donna italiana Master of Wine

Milano, 19 feb. (askanews) – Cristina Mercuri è stata proclamata Master of Wine, diventando la prima donna italiana a conquistare uno dei titoli più selettivi dell’enologia mondiale.

Nata in Toscana nel 1982 e residente a Milano da oltre dieci anni, Mercuri è founder e amministratrice delegata di Mercuri Wine Club, realtà dedicata alla consulenza strategica e alla formazione per aziende, consorzi, ristoranti e professionisti del settore. L’attività integra programmi educativi, supporto operativo e sviluppo del posizionamento, con una particolare attenzione alla modernizzazione del linguaggio e della comunicazione del vino.

Prima di entrare nel mondo enologico ha esercitato la professione di avvocata in studi legali internazionali, occupandosi di fusioni e acquisizioni e di proprietà intellettuale. Nel 2015 ha scelto di intraprendere un nuovo percorso, trasferendo nella formazione e nella consulenza del vino il metodo e la disciplina maturati nel campo giuridico. Nel 2017 ha conseguito il Diploma WSET, passo decisivo verso il percorso Master of Wine, e negli anni successivi ha ottenuto diverse qualifiche professionali come Certified Sherry Educator, Cava Educator, Port Educator e Italian VDP Ambassador. L’esperienza come docente si è sviluppata nel corso di più di un decennio, con attività che spaziano dalla preparazione per le certificazioni internazionali alla formazione aziendale per staff e operatori della filiera. Mercuri ha inoltre ampliato la propria attività attraverso masterclass, progetti di comunicazione e strategie di valorizzazione per Cantine e marchi del settore hospitality e luxury.

Il percorso verso il titolo Master of Wine richiede anni di studio e un livello elevato di preparazione tecnica. Mercuri ha superato lo Stage 2 nel 2022 e ha completato lo Stage 3 con la presentazione della ricerca Wine, Women and Fascism: A Visual Analysis of the Representation of Women in Propaganda in Enotria (1922-1942). La tesi analizza le copertine illustrate della rivista Enotria, prima pubblicazione italiana dedicata al vino, ricostruendo il ruolo della rappresentazione femminile nella comunicazione visuale del periodo e offrendo una riflessione attuale sui linguaggi e sui modelli culturali che il settore continua a tramandare. “È stato un percorso durissimo, fatto di studio quotidiano e senza scorciatoie. Mi ha insegnato metodo, umiltà e una dedizione totale al lavoro” ha dichiarato Mercuri, ricordando le prove di degustazione, gli esami scritti e orali e la costante richiesta di approfondimento che caratterizza l’iter.

Nel suo lavoro Mercuri sostiene una comunicazione del vino basata su semplicità, concretezza e accessibilità, convinta che un linguaggio troppo specialistico possa allontanare consumatori e nuovi professionisti. “Perché il vino italiano non è solo da raccontare” ha osservato, “è da far vivere, con parole nuove e con uno sguardo finalmente libero”. In più occasioni ha richiamato la necessità di un approccio più manageriale nel settore, utile a competere in modo consapevole sui mercati internazionali e ad affrontare un pubblico sempre più diversificato. Il suo profilo professionale include anche l’attività di wine editor per Forbes Italia e quella di giudice internazionale per concorsi di rilievo, tra cui i Decanter World Wine Awards. Affianca Cantine, Consorzi e aziende in progetti di sviluppo di prodotto e di mercato e svolge attività di formazione per il settore dell’hospitality, della distribuzione e del luxury.

Vino, Lollobrigida: nel 2026 riconfermeremo 8 miliardi di export

Vino, Lollobrigida: nel 2026 riconfermeremo 8 miliardi di export

Milano, 18 feb. (askanews) – “Lo scorso anno nell’export abbiamo superato gli 8 miliardi ampiamente, anche quest’anno riconfermeremo una cifra analoga a quello dell’anno passato, abbiamo mercati che stanno in leggera sofferenza guardandoli sull’annualità in corso, ma già se si ragiona sul biennio, faccio riferimento esplicito agli Stati Uniti, abbiamo una crescita sostanzialmente da considerarsi importante”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, in videocollegamento con un evento sul vino organizzato a Casa Italia nell’ambito dei Giochi olimpici di Milano Cortina.

“C’è però all’orizzonte una condizione positiva che voglio sottolineare, anche rispetto agli accordi internazionali, guardate per esempio ai nuovi mercati del Sud America con il Mercosur che aprono al vino europeo e ovviamente al più grande produttore d’Europa, cioè l’Italia, una possibilità di crescita molto elevata. Mi dicono gli imprenditori del settore che già in Brasile si registrano richieste molto più importanti che impatteranno sul nostro export per l’annualità che arriva” ha aggiunto.

“Abbiamo un accordo con l’India, un mercato straordinariamente importante che porterà i dazi sul vino ad essere dimezzati, oggi sono inarrivabili dal punto di vista della comparazione con altri mercati: 150% dei dazi sul vino che inizieranno a decrescere arrivando a essere dimezzati nel primo anno fino ad arrivare al 20% al settimo anno quindi una potenzialità di espansione molto rilevante che i nostri imprenditori sapranno certamente cogliere e che noi sosterremo con azioni di promozione” ha continuato.

“Organizzeremo anche una serie di missioni a fine marzo in Uzbekistan, Kazakistan, Tajikistan, Kyrgyzstan e Azerbaijan nei quali i nostri imprenditori potranno raccontare ancora meglio le produzioni e chiudere con i buyer internazionali accordi a vantaggio della nostra economia e delle nostre produzioni” ha concluso.

Montecucco Doc e Docg: a Vinitaly ottima affluenza, aziende soddisfatte

Montecucco Doc e Docg: a Vinitaly ottima affluenza, aziende soddisfatteMilano, 16 apr. (askanews) – “Nell’anno del suo 25esimo anniversario, il Consorzio ha registrato a Vinitaly un’ottima affluenza. Lo spazio consortile, che quest’anno contava tra le aziende co-espositrici anche il Distretto Biologico del Montecucco, ha accolto un significativo e costante flusso di visitatori, molti dei quali si sono fermati anche senza appuntamento, a testimonianza di un interesse crescente nei confronti della Denominazione. Le aziende partecipanti si sono dichiarate molto soddisfatte, con risultati superiori rispetto all’anno precedente”. Lo ha dichiarato Giovan Battista Basile, presidente del Consorzio Tutela Vini Montecucco, che quest’anno è tornato in scena al salone scaligero per festeggiare il quarto di secolo dedicato alla valorizzazione di un territorio autentico e di un Sangiovese unico e peculiare, “l’altro Sangiovese” della Toscana, che continua a crescere e a guadagnare riconoscimenti internazionali facendo leva sul rispetto dell’ambiente e sull’enoturismo. Buono anche il feedback dai mercati internazionali, dove il Consorzio sta vivendo un momento di grande fermento, anche se non manca la preoccupazione per i possibili effetti dei dazi sull’economia globale.


Oltre al banco istituzionale, con una selezione di 30 etichette delle diverse tipologie della Do (Vermentino DOC, Rosso DOC, Rosso DOC Riserva, Sangiovese DOCG e Sangiovese DOCG Riserva) e un totale di 16 aziende, lo stand ha ospitato al proprio interno sette aziende co-espositrici a rappresentare la ricca tradizione vinicola di questo affascinante e selvaggio volto della Toscana. Una delle principali novità di quest’anno è stata la presenza di un banco dedicato al Biodistretto del Montecucco, voluta anche per sottolineare il grande impegno della Denominazione sul fronte della sostenibilità. Quella del Montecucco, infatti, è una Denominazione con un’anima green fin dalla sua creazione e oggi oltre il 90% della produzione dei soci del Consorzio è biocertificata. Per meglio rispondere ai nuovi trend di consumo, il Consorzio ha recentemente avviato un importante progetto di ampliamento e ridefinizione dell’area di produzione delle uve destinate ai vini Montecucco Doc e Montecucco Sangiovese Docg. L’iniziativa prevede l’estensione dell’attuale areale ai territori amministrativi montani che, ad oggi, risultano esclusi dal Disciplinare di produzione nei sette Comuni riconosciuti: Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano. “Stiamo sviluppando un progetto concreto che mira ad includere le aree montane dei sette Comuni produttori nella zona della Denominazione di origine” ha spiegato Basile, chiarendo che “ciò comporterà una richiesta formale di modifica del Disciplinare, che verrà presentata nei prossimi mesi”. Le zone montane dell’areale del Montecucco, un tempo considerate marginali per la viticoltura, oggi si stanno infatti rivelando particolarmente adatte alla produzione di uve di alta qualità grazie a diversi fattori, tra cui temperature più fresche e costante ventilazione alle quote elevate, che favoriscono una maturazione più lenta e bilanciata dei grappoli. Inoltre, i terreni vulcanici presenti nell’area contribuiscono, grazie alla loro composizione peculiare, a conferire caratteristiche uniche ai vini.

Intesa Consorzio Doc Venezie-Renisa per la cultura del vino a scuola

Intesa Consorzio Doc Venezie-Renisa per la cultura del vino a scuolaMilano, 16 apr. (askanews) – Si è tenuta ieri presso il Masaf a Roma, la conferenza stampa “Progetto Impresa-Giovani-Futuro” organizzata da Consorzio Doc Delle Venezie e dalla Rete Nazionale Istituti Agrari (Renisa). Un appuntamento voluto per presentare il protocollo d’intesa, siglato ufficialmente proprio a chiusura lavori, dal Consorzio e Renisa con l’obiettivo di valorizzare la cultura del vino promuovendone un consumo responsabile e moderato, favorire la conoscenza del Pinot Grigio Doc Delle Venezie tra gli studenti e supportare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con un’attenzione particolare al settore vitivinicolo.


L’incontro, moderato da Nicola Prudente, ha visto la partecipazione del presidente del Consorzio, Albino Armani, della presidente di Renisa, Patrizia Marini, di Mario Caligiuri, coordinatore Laboratorio politiche educative Eurispes, di Nadia Frittella, segretaria generale di Wine in Moderation e di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi. Ad aprire i lavori è stato Luca De Carlo, presidente della IX Commissione del Senato che ha affermato che “il protocollo è un’azione concreta che unisce tutela, promozione e coinvolgimento dei giovani”, sottolineando che “serve puntare su formazione, comunicazione e innovazione per affrontare le sfide del settore agroalimentare e contrastare le fake news che da anni si abbattono sul mondo agricolo”. Subito dopo hanno preso la parola il sottosegretario del Masaf, Patrizio La Pietra e Armani, che ha illustrato i dettagli dell’accordo. “Come Consorzio intendiamo porci come modello di responsabilità e innovazione, promuovendo il rinnovamento della filiera vitivinicola e il coinvolgimento nella stessa dei giovani, a partire dagli istituti agrari” ha detto il presidente, aggiungendo che “questa collaborazione avrà un importante impatto socio-economico, grazie alla formazione e all’inserimento delle nuove generazioni in ambito vitivinicolo e in particolare nella filiera del Pinot Grigio del Triveneto. Ci auguriamo che possa diventare un esempio replicabile in altre denominazioni, perché riteniamo fondamentale avvicinare i ragazzi ai dibattiti normativi e politici, partendo da una formazione adeguata del corpo docente. Da qui nasce la nostra proposta di partecipazione e di condivisione dei contenuti e delle novità legislative e tecnologiche con il mondo degli istituti agrari, tematiche che oggi sono spesso trascurate o non sufficientemente approfondite. L’obiettivo – ha concluso Albino Armani – è preparare le nuove generazioni a partecipare attivamente un domani ai tavoli decisionali che regolamentano il settore. Questioni come la riforma delle indicazioni geografiche approvata nel 2024, ad esempio, dovrebbero essere conosciute, divulgate e inserite nei programmi scolastici”. Patrizia Marini si è impegnata a diffondere il protocollo sottoscritto con il Consorzio tra gli istituti della propria rete. “Lavoreremo per ideare e sviluppare progetti che favoriscano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, con particolare attenzione ai tirocini formativi” ha precisato, spiegando che “l’obiettivo è rendere i giovani sempre più preparati e pronti ad inserirsi nel mondo professionale, grazie ad esperienze pratiche che rafforzino le competenze tecniche e favoriscano un avvicinamento al settore vitivinicolo”.


La conferenza si è conclusa con l’intervento di Riccardo Cotarella: “La presenza dei giovani è fondamentale per garantire innovazione e sostenibilità, assicurando che le tradizioni vinicole siano preservate e, al contempo, adattate alle sfide del mercato globale attuale. Ecco perché la formazione, anche attraverso progetti come quello siglato oggi, è un pilastro su cui dobbiamo puntare per una crescita sana della filiera vitivinicola italiana”. “Il problema di oggi non sono i dazi o le dinamiche internazionali: i problemi sono interni, prima di tutto culturali” ha evidenziato Cotarella, sottolineando che “esiste oggi un accanimento eccessivo nei confronti del vino, un prodotto che dovrebbe essere simbolo di convivialità e cultura, e che invece è spesso oggetto di campagne demonizzanti, che disinformano anziché educare al consumo moderato e consapevole”.

Alcohol Prevention Day, nel 2023 in Italia 8 mln di consumatori a rischio

Alcohol Prevention Day, nel 2023 in Italia 8 mln di consumatori a rischioMilano, 16 apr. (askanews) – Nel 2023, circa 8 milioni di italiani di età superiore a 11 anni (pari al 21,2% dei maschi e al 9,2% delle femmine) hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio. Quattro milioni e 130 mila persone hanno bevuto per ubriacarsi e 780.000 sono stati i consumatori dannosi, coloro cioè che hanno consumato alcol provocando un danno alla loro salute, a livello fisico o mentale. Rimane distante il raggiungimento degli Obiettivi di Salute Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. A scattare la fotografia è, come ogni anno, l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, Ona-Iss, che ha rielaborato attraverso il Sisma (Sistema di Monitoraggio Alcol-DPCM 3/3/20217), i dati della Multiscopo Istat, in occasione dell’Alcohol Prevention Day (Apd). I dati sono stati presentati il 16 aprile, nel corso dell’annuale workshop internazionale in programma presso l’ISS.


Nel 2023, in Italia, non si registra alcuna delle attese riduzioni dei comportamenti a rischio legate all’uso di alcol. Stabili i consumatori a rischio, soprattutto tra i target più vulnerabili della popolazione: i minori, i giovani, le donne, gli anziani. Il bere per ubriacarsi (binge drinking), diffuso tra tutte le fasce di popolazione, non risparmia gli anziani, tra i quali, peraltro, si registrano le più elevate frequenze di consumatori dannosi con disturbi da uso di alcol non intercettati dal Servizio Sanitario Nazionale. I consumi fuori pasto risultano in costante aumento in particolare tra le donne (23,9%) tra le quali sono 1 milione e 230 mila le consumatrici che bevono per ubriacarsi. In ripresa l’incremento della mortalità totalmente attribuibile all’alcol lì dove era attesa una riduzione, registrata soprattutto per le classi di età produttive per entrambi i sessi. “I consumi di alcol in Italia evidenziano una situazione consolidata e preoccupante di tutti gli indicatori monitorati di danno e di rischio, dilagante nelle fasce più vulnerabili della popolazione: minori, adolescenti, donne e anziani” afferma Emanuele Scafato, Direttore dell’Ona-Iss, aggiungendo che “la prevenzione nazionale e regionale, la più efficace possibile, è possibile se si mira ai target principali. È necessario innalzare l’attenzione per i giovani, i minori in particolare, prevedendo maggiori tutele nei luoghi di aggregazione e l’educazione alla salute nelle scuole. È dimostrato – ha evidenziato – che è efficace investire in prevenzione e attivare l’intercettazione precoce dei consumatori a rischio, specialmente con interventi differenziati per donne e anziani, favorendo il counselling e l’intervento motivazionale. Occorre assicurare adeguate risorse per le reti curanti – ha proseguito Scafato – e l’applicazione delle linee guida per i disturbi da uso di alcol che l’Iss ha reso disponibili alle strutture del Ssn per la cura dei consumatori con danno o alcoldipendenti, pazienti clinici a tutti gli effetti in necessità di trattamento. Occorre – ha concluso – favorire un incremento della consapevolezza sui rischi derivanti dall’uso di alcol a sostegno delle persone, delle famiglie e in osservanza degli obiettivi delle strategie delle Nazioni Unite, che non abbiamo raggiunto nel 2025, ma in cui siamo impegnati per il 2030”.


Il quadro delineato dal comportamento dei 36 milioni di consumatori di alcol in Italia, pari al 77,5% dei maschi e al 57,6% delle femmine, presenta luci e molte ombre. Tra i consumatori a rischio, preoccupano soprattutto i giovani (circa 1.260.000 tra gli 11 e 24 anni, di cui 615.000 minorenni) e le donne (circa 2,5 milioni, con il 13,3% di consumatrici a rischio tra le minorenni 11-17enni). Spiccano i 4,13 milioni di “binge drinker” (74.000 sono minori) il cui andamento negli ultimi 10 anni mostra un aumento dell’80% nelle femmine, passando dal 2,5% nel 2013 al 4,5% nel 2023; anche i maschi vedono un incremento del 19% tra il 2019 e il 2023 senza alcun accenno all’atteso calo dei consumi tesi all’intossicazione. Dei 780.000 consumatori dannosi, clinicamente pazienti con Disturbi da Uso di Alcol (DUA), 310.000 sono donne. Tutti i consumatori dannosi sono in necessità di essere presi in carico, mentre lo sono solo l’8,1%, non essendo il 91,9% dei consumatori dannosi “in need for treatment” mai intercettati dal Ssn.

Vino, Chiarli compie 165 anni e si regala il museo di famiglia

Vino, Chiarli compie 165 anni e si regala il museo di famigliaMilano, 15 apr. (askanews) – Quest’anno l’azienda Chiarli, nata a Modena nel 1860, compie 165 anni di vita. Più di un secolo e mezzo di appassionata comunione con un vitigno, il Lambrusco, che ha segnato la storia di una famiglia, di un territorio e di un successo internazionale. Per festeggiare degnamente questa data a tre cifre, la famiglia Chiarli inaugura ufficialmente la oggi la sua Galleria. La sede ideale è stata identificata nella Tenuta Cialdini a Castelvetro di Modena, sede della Cantina Cleto Chiarli, con la sua villa, il parco, le scuderie, i vigneti e la cantina realizzata per esprimere al meglio l’identità delle classiche varietà di Lambrusco.


Un piccolo, grande, museo che racchiude tanti anni di impegno, ricordi, oggetti e testimonianze. L’esposizione si sviluppa seguendo passo passo l’attività dei Chiarli, segnata dall’amore per la viticoltura e dal profondo attaccamento alle proprie radici modenesi. Le notizie più antiche di questa famiglia risalgono al Cinquecento ma sono i documenti della seconda metà dell’Ottocento che danno la misura delle qualità imprenditoriali che hanno animato gli antenati fondatori. Oggi, il Gruppo Chiarli è considerato tra i principali leader a livello mondiale nel settore della produzione e commercializzazione dei vini Lambrusco. La Galleria raccoglie testimonianze di vita vissuta. Oggetti, diplomi, attestati, menzioni, riconoscimenti, medaglie, conservati con cura per essere trasmessi alle prossime generazioni, descrivono puntualmente l’attività di Chiarli, dal 1860 ai giorni nostri. Nell’Archivio di Chiarli, riconosciuto nel “Registro delle Imprese Storiche”, sono stati rinvenuti importanti documenti, oggi catalogati e suddivisi, che vanno dal 1883 al 1980 e che permettono di approfondire il contesto economico e amministrativo di quel periodo. A questi si aggiungono le antiche bottiglie, con etichette storiche, premi e oggettistica come scatole, vassoi, bicchieri ed altri ricordi legati al marchio. Per approfondire la storia del vino, non mancano alcune rare ed interessanti pubblicazioni del XVI e XIX secolo che trattano della sua preparazione, delle varietà dei vitigni e dell’economia, oltre alla sua importanza come bevanda.


Una sezione si riallaccia alla Trattoria dell’Artigliere di Cleto Chiarli, capostipite di questa grande famiglia di imprenditori che nel 1860 decise di trasformare la sua attività di oste in quella di vignaiolo. Un’importante sezione è riservata ad una raccolta di antichi e rari oggetti di vetro soffiato realizzati nel Ducato Estense dal XVII al XIX secolo da maestranze insediatesi a Modena provenienti da Altare di Monferrato. Incontriamo anche la rarissima “English Bottle” in vetro scuro creata nel 1652 che, per la sua robustezza, consentì di eliminare definitivamente le millenarie difficoltà legate al trasporto del vino. “Il museo mette in luce il ruolo cruciale che le robuste bottiglie di vetro hanno svolto nell’elevare il Lambrusco da vino fermo a vino frizzante, famoso in tutto il mondo” racconta Tommaso Chiarli, aggiungendo che “l’archivio di famiglia raccoglie anche le foto che raccontano l’evoluzione e i successi del Lambrusco fatte personalmente da Anselmo, figlio di Cleto, all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, dove il Lambrusco frizzante fece il suo debutto sul palcoscenico mondiale, ottenendo la Mention Honorable”. Cleto Chiarli comprese subito le potenzialità che poteva avere un Lambrusco frizzante in bottiglia e già a fine Ottocento la produzione raggiunse le 100mila bottiglie all’anno, dando il via all’esportazione. La più antica azienda vinicola dell’Emilia Romagna è cresciuta quindi esponenzialmente insieme alla domanda del mercato, contribuendo in maniera significativa alla nascita delle Doc (Sorbara, Salamino di Santa Croce, Grasparossa di Castelvetro) e del Consorzio dei Lambruschi Doc Modenesi. Non solo, rinvestendo i risultati del proprio successo ha approfondito lo studio e la valorizzazione dei cloni storici del Lambrusco, perfezionando, inoltre, accanto alla tradizionale fermentazione in bottiglia, l’uso del metodo Martinotti/Charmat.


Oggi, l’attività del Gruppo si divide tra la Chiarli 1860, orientata verso i vini di più ampio consumo, la Cleto Chiarli Tenute Agricole, incentrata sulla moderna cantina di Castelvetro, che guida il lavoro delle sette tenute di famiglia che insieme superano i 350 ettari di estensione, di cui più di cento vitati, e Quintopasso, il progetto enologico della famiglia Chiarli incentrato sul Metodo Classico. Alla Cleto Chiarli Tenute Agricole va il merito di aver riscoperto i cloni storici del Lambrusco, in primo luogo Sorbara e Grasparossa, e di aver rilanciato il Pignoletto.

Vino, Cons. Uiv: bene etichettatura ma non prevede avvertenze sanitarie

Vino, Cons. Uiv: bene etichettatura ma non prevede avvertenze sanitarieMilano, 15 apr. (askanews) – Il Consiglio nazionale Uiv ritiene un buon passo avanti quanto definito in materia di etichettatura dal Pacchetto vino presentato dal commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen, lo scorso 28 marzo. La proposta normativa illustrata rappresenta infatti un progresso per la digitalizzazione delle informazioni ai consumatori rispetto a ingredienti e valori nutrizionali attraverso l’utilizzo del QR code. Tuttavia, si è precisato oggi durante il Consiglio, contrariamente a quanto emerso su alcuni organi di stampa, non risulta ad oggi alcun atto giuridico che scongiuri il ricorso a etichette sanitarie. L’unica via attualmente percorribile per intervenire sull’etichettatura in termini di raccomandazioni salutistiche è l’autoregolamentazione.


Il settore vitivinicolo – spiega Uiv – può ricorrere ai pittogrammi (gravidanza, minori e attenzione alla guida) o al QR code per veicolare i messaggi di moderazione che da sempre sostiene. Inoltre, in tema di consumo responsabile, le imprese rimandano al programma di responsabilità “Wine in Moderation”. Si tratta di una mossa propositiva in vista dell’entrata in vigore degli “health warning” irlandesi il prossimo marzo 2026. Nel corso del Consiglio, che si è tenuto a Canelli (Asti) presso la sede di Fratelli Gancia, il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi ha espresso anche “fiducia per l’evoluzione dei negoziati sui dazi americani in vista della missione della presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, che incontrerà Trump giovedì. Puntiamo allo ‘zero for zero’, ma anche a uscire da questo contesto di incertezza così da poter tornare a programmare e lavorare con i nostri interlocutori americani. Grazie all’intervento e alla finezza politica del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che abbiamo incontrato prima di Vinitaly, gli alcolici americani sono stati esclusi dalla lista dei prodotti americani soggetti a contro-dazi da parte dell’Europa”.


Il Consiglio ha infine dato il benvenuto a due nuovi membri, l’amministratore unico di Mack & Schuhle, Fedele Angelillo, e il direttore generale di Cadis (Cantina di Soave), Alberto Marchisio. L’appuntamento odierno è stato preceduto ieri dal convegno “Focus Piemonte: export, consumi di vino e nuovi orizzonti” presso l’azienda Fratelli Martini a Cossano Belbo (Cuneo) e da una cena ospitata a Canelli (Asti), nella culla del Moscato d’Asti, da Cantine Gancia, storico marchio conosciuto anche per le cattedrali sotterranee, patrimonio Unesco.

Vino, “Sicilia En Primeur” in programma a Modica dal 6 al 10 maggio

Vino, “Sicilia En Primeur” in programma a Modica dal 6 al 10 maggioMilano, 15 apr. (askanews) – “‘La cultura del vino in Sicilia: una storia millenaria che guarda al futuro, è il pay-off di ‘Sicilia en Primeur 2025’. Il vino siciliano è uno dei simboli della cultura mediterranea, della quale la Sicilia è massima espressione. Il vino non è solo un prodotto agricolo o commerciale, non è semplicemente una bevanda ma un elemento essenziale della cultura universale, che attraversa secoli e civiltà. La sfida alla quale Assovini Sicilia è chiamata a rispondere e dare il suo contributo è anche quella di tutelare il valore culturale del vino contro dinamiche internazionali restrittive, contro una cultura che criminalizza quello che è un prodotto culturale, promuovendolo come espressione di civiltà, conoscenza, bellezza e tradizione”. Lo ha detto ieri la presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria, presentando l’edizione di quest’anno di “Sicilia en Primeur”, manifestazione nata nel 2003 come anteprima internazionale dell’ultima annata rivolta alla stampa italiana ed estera.


L’evento, in programma a Modica (Ragusa) dal 6 al 10 maggio, ha lo scopo di far conoscere sia le innumerevoli sfaccettature del vino siciliano, attraverso degustazioni e incontri con i produttori, sia i luoghi e la cultura che compongono la tradizione enologica siciliana, attraverso enotour in diverse aree dell’isola. Scegliendo tra 10 itinerari differenti, i professionisti della stampa viaggiano alla scoperta delle aziende vinicole e del territorio. Il vino diventa, così, una chiave di lettura esclusiva per comprendere la straordinaria varietà e biodiversità dell’isola ed il suo patrimonio storico-culturale, insieme alla storia dei produttori e delle aziende vitivinicole. “Sicilia en Primeur” prevede tre giorni di enotour e visita alle aziende vitivinicole partecipanti e ai territori di produzione, degustazioni tecniche e talk su temi di attualità e un convegno. Il quinto ed ultimo giorno è dedicato invece all’incontro con i produttori e alle degustazioni nelle postazioni aziendali. L’ultima edizione del 2024 ha coinvolto 106 giornalisti provenienti da tutto il mondo (53 dall’estero, 38 dall’Italia e 15 giornalisti regionali) e 59 aziende.