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Lollobrigida: proficuo primo Agrifish in semestre ungherese

Lollobrigida: proficuo primo Agrifish in semestre unghereseRoma, 15 lug. (askanews) – “Oggi a Bruxelles, al Consiglio Agrifish dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’UE, si è svolta la prima riunione del semestre di Presidenza ungherese. Una giornata di lavoro, di dialogo e confronto importante”. Così il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, a margine del Consiglio Agrifish dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca, a Bruxelles.


Il ministro, nel corso del proprio intervento, ha ribadito la “ferma contrarietà” dell’Italia alla proposta della Commissione Europea di dimezzare i fondi per la produzione dei prodotti agricoli “perché è una minaccia per la crescita del Made in Italy. Ho inoltre reiterato la richiesta italiana di attivazione della riserva di crisi per andare incontro alle esigenze delle aziende agricole colpite da eventi calamitosi”. Nel corso della mattinata, durante un incontro bilaterale con il collega tedesco, Cem Özdemir, presso la delegazione italiana, “oltre a discutere del prossimo G7 Agricoltura e Pesca di Siracusa, abbiamo dialogato sulle prospettive e le strategie comuni per rendere l’agricoltura e la pesca europee sempre più produttive e più forti”, ha spiegato Lollobrigida.


“Tanti i temi affrontati anche con il neo ministro dell’Agricoltura olandese, Femke Wiersma, esponente del partito Civico-Contadino con la quale abbiamo trovato molte convergenze nei settori di agricoltura e pesca utili a consolidare il rapporto tra Italia e Olanda”. Sempre nel corso della mattinata il ministro Lollobrigida ha incontrato il ministro sloveno, Mateja Calušic: “Abbiamo sottolineato la sinergia tra le due Nazioni nel campo di agricoltura e pesca a 360 gradi. Una collaborazione che verte per lo più sul trasferimento delle conoscenze e scambi con le migliori pratiche italiane”, ha concluso Lollobrigida.

Assitol: il lievito al centro della transizione ecologica

Assitol: il lievito al centro della transizione ecologicaRoma, 15 lug. (askanews) – Non solo pane, dolci, vino e birra: in futuro il lievito sarà sempre più al centro della transizione ecologica. A riaffermarlo, in occasione della recente assemblea annuale di Cofalec, la federazione europea di settore, è stato il Gruppo Lievito di zuccheri di Assitol. Nel 2025, l’assemblea generale di Cofalec si terrà a Napoli.


“Il cubetto bianco resta fondamentale per la nostra tradizione alimentare – assicura Daniele Meldolesi, presidente degli imprenditori del settore – Tuttavia, le qualità benefiche di questo ingrediente lo rendono il candidato ideale per alcuni impieghi innovativi”. Negli ultimi tempi, infatti, la domanda crescente di proteine vegetali, di cui l’Europa è fortemente deficitaria, ha portato a riscoprire le proprietà di questo microorganismo. Il lievito, infatti, ha un’alta componente proteica, inoltre è ricco di vitamine del gruppo B, di  minerali (magnesio, fosforo, calcio, potassio e selenio), e di betaglucani. Grazie a queste caratteristiche, il Saccharomyces è diventato strategico nella produzione di alimenti “plant based”, sempre più richiesti ed apprezzati dai consumatori anche in un’ottica di sostenibilità. In questo quadro virtuoso, il lievito ha anche un ruolo da protagonista nella formulazione di integratori e medicinali.


“Il lievito – ricorda il presidente Meldolesi – è un esempio di economia circolare: le aziende del settore recuperano tutti i coprodotti della loro attività dando loro una seconda vita, con un impatto ridotto sull’ambiente ed un continuo efficientamento dei processi”. Per questa ragione Cofalec, anche con l’appoggio deciso di ASSITOL, chiede di inserire il prodotto nella Strategia proteica europea, il piano promosso da Bruxelles per colmare l’insufficiente approvvigionamento di questi nutrienti. Un altro utilizzo innovativo è quello agro-ambientale. La ricerca ha messo a disposizione alcuni nuovi prodotti basati sulla forza rigenerativa del lievito, che migliorano le condizioni di crescita delle piante, in particolare stimolando la resistenza a fattori di stress come il caldo e aumentando la fertilità della terra. Queste sostanze di ultima generazione sono capaci di combattere malattie e agenti patogeni, riducendo il ricorso ai fertilizzanti chimici.


“Questo nuovo filone va nella direzione richiesta dalla transizione ecologica – osserva Meldolesi – Dal campo alla tavola, l’apporto del lievito può essere determinante nel cammino verso la sostenibilità”.

Da Regione Marche ok piano straordinario gestione fauna selvatica

Da Regione Marche ok piano straordinario gestione fauna selvaticaRoma, 15 lug. (askanews) – La giunta regionale delle Marche ha approvato questa mattina la delibera che dà il via libera alla redazione del Piano Regionale Straordinario per la Gestione e il Contenimento della Fauna Selvatica, comprensivo delle modalità di attuazione del decreto emanato in materia dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in concerto con il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, del 13 giugno 2023.


“Si tratta di un provvedimento – ha spiegato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ai manifestanti della Coldiretti riuniti nel piazzale di Palazzo Leopardi – atteso da moltissimo tempo che finalmente pone il contenimento della fauna selvatica come priorità del governo regionale”. “Gli agricoltori in passato hanno incontrato difficoltà enormi nel richiedere ed ottenere ristori – ha aggiunto – a causa delle procedure esistenti, ristori che erano anche insufficienti rispetto al danno subìto; senza contare il rischio rappresentato dalla fauna selvatica e soprattutto dai cinghiali anche nei centri cittadini per persone ed automobilisti e Ancona ne è la prova. Questo piano è uno strumento che consente loro di difendersi senza rincorrere”. Il piano dovrà osservare una serie di criteri specifici. Lo svolgimento dei corsi di formazione sarà affidato alle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e, nel caso in cui l’ente gestore delle aree protette non si adegui al Piano Regionale, la Regione potrà prevedere il commissariamento dello stesso ente, affidando le azioni di coordinamento operativo al dirigente della struttura regionale preposta alla gestione faunistico-venatoria.

Lollobrigida all’Agrifish: rivedere status protezione lupo

Lollobrigida all’Agrifish: rivedere status protezione lupoRoma, 15 lug. (askanews) – Rivedere lo status di protezione del lupo, il quadro temporale per l’applicazione del regolamento sulla deforestazione e rafforzare gli investimenti sulla Pac. E’ quanto ha chiesto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla riunione dell’Agrifish a Bruxelles, il primo sotto la nuova presidenza slovena.


“Condividiamo un approccio pragmatico alla neutralità climatica – ha detto il ministro – crediamo che non esista un green deal che non tenga conto della centralità di agricoltori e pescatori nella tutela dell’ambiente, e crediamo nella centralità di una azione politica che garantisca il giusto reddito e la produttività”. Sulla forestazione “crediamo che il quadro temporale per l’applicazione del regolamento sulla deforestazione vada rivisto e ci debbano essere regole e controlli comuni a livello Ue – ha aggiunto Lollobrigida – e riteniamo che vada rivisto anche lo status di protezione dei grandi carnivori e in particolare del lupo, per non cancellare forme di allevamanto estensivo che servono a tutelare ambiente e ecosistema”.


Infine, ha concluso il ministro, “riteniamo centrale un impegno per aumentare le risorse a protezione dell’ambiente attravevrso gli agricoltori e rafforzare gli investimenti sulla Pac”

Da Regione Calabria 15 mln per insediamento giovani agricoltori

Da Regione Calabria 15 mln per insediamento giovani agricoltoriRoma, 15 lug. (askanews) – Arriva la conferma degli impegni assunti dalla Regione Calabria nell’agosto 2023, con l’ufficializzazione della graduatoria definitiva delle domande del Pacchetto Giovani 2018, quando il Dipartimento Agricoltura ammise a finanziamento circa 300 istanze, per un controvalore di oltre 60 milioni.


Risorse ingenti, inizialmente neppure previste, ma insufficienti a garantire un’ampia copertura della platea delle proposte pure valutate positivamente. Da qui l’indicazione di reperire ulteriori fondi. L’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, spiega: “in questi anni abbiamo lavorato per risolvere le criticità esistenti e dopo aver sbloccato l’iter e ritagliato somme per 60 milioni, adesso siamo nelle condizioni di implementare la dotazione finanziaria”. Un passo che consentirà di finanziare almeno un altro centinaio di domande, con 15 milioni rinvenienti da economie, revoche, rinunce e rimodulazioni del piano finanziario del Psr Calabria 2014/2025, con l’obiettivo di incentivare il primo insediamento in agricoltura di imprenditori agricoli giovani e professionalizzati, nonché il successivo sviluppo del loro progetto imprenditoriale. Nei prossimi giorni, attraverso specifici incontri tematici, saranno illustrati contenuti e previsioni del nuovo decreto.

Il Borro di Ferragamo investe nel Brunello: acquisita la tenuta Pinino

Il Borro di Ferragamo investe nel Brunello: acquisita la tenuta PininoMilano, 15 lug. (askanews) – Il Borro Toscana, la tenuta di una delle famiglie del lusso italiano, quella di Ferruccio Ferragamo, ha acquisito l’azienda vinicola Pinino, che ha la sua sede nell’area di Montalcino (Toscana). Per Il Borro si tratta di “un’operazione strategica che consente al Borro Wines di espandere ulteriormente l’offerta di vini pregiati, rafforzando la sua leadership nel settore enologico di alta gamma” con un vino di prestigio come il Brunello di Montalcino.


La Tenuta Pinino, con i suoi 21 ettari – di cui 16,24 a vigneto: 7,67 ettari di Brunello, 5,42 ettari di Rosso di Montalcino e 3,15 ettari di S. Antimo Sangiovese – integrerà i circa 84 ettari complessivi a vite de Il Borro, consentendo anche di arricchire il numero di etichette offerte. Fondamentale nella scelta dell’investimento, spiegano nella nota, la produzione annuale di circa 80 mila bottiglie di cui una considerevole parte di Brunello di Montalcino, che si aggiungeranno al portafoglio prodotti del Borro Wines. Il Borro Toscana è di proprietà dal 1993 della famiglia di Ferruccio Ferragamo che lo gestisce con i figli Salvatore, particolarmente coinvolto nelle attività del settore enologico, e Vittoria, responsabile della sostenibilità. La Tenuta, che si estende nel bacino del Valdarno Superiore su una superficie di 1.100 ettari a coltivazione biologica immersi nel cuore della Toscana, ha chiuso il 2023 con un fatturato che ha superato i 22 milioni di euro, +18% rispetto all’anno precedente. In particolare, Il Borro Wines, segmento della società dedicato alla vitivinicoltura e all’enologia, ha registrato una crescita del 20% rispetto all’anno precedente, con notevoli incrementi nelle vendite su tutti i mercati, in particolare quello asiatico (+54%) ed europeo (+53%) oltre ad un +4% nel mercato americano, che continua a rappresentare una delle principali aree di riferimento per i vini de Il Borro.


“Siamo entusiasti di questa acquisizione che ci permette di espandere la nostra produzione ma anche di arricchire la nostra offerta con un vino di prestigio come il Brunello di Montalcino, conosciuto e rinomato in tutto il mondo – ha commentato Ferruccio Ferragamo, presidente de Il Borro – Si tratta di un investimento economico importante per la nostra realtà, che ci qualifica ulteriormente in termini di eccellenza. Con Il Borro Wines siamo impegnati in un progetto volto a garantire un’offerta di prodotti e di etichette sempre più ampia e di qualità. L’acquisizione della Tenuta Pinino ci consentirà inoltre di arricchire l’esperienza enogastronomica dei nostri ospiti: i nuovi prodotti saranno presenti infatti già da oggi in tutti i nostri ristoranti.” L’acquisizione di Pinino si inserisce in un percorso di crescita de Il Borro Toscana che oltre al vino e alla produzione della tenuta agricola con olio, orticoltura, miele, uova e formaggi di pecora, ha anche altre due aree di attività, ospitalità e ristorazione, entrambe in crescita nel 2023.

Agricoltura, Commiss. inchiesta sul lavoro in visita nel foggiano

Agricoltura, Commiss. inchiesta sul lavoro in visita nel foggianoRoma, 15 lug. (askanews) – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia è in visita nelle campagne del Foggiano, con sopralluoghi a Cerignola a Pietra di Scarto, a Borgo Mezzanone a Manfredonia e a Torretta Antonacci in agro di San Severo. E Coldiretti Puglia chiede con forza che vengano “fatti emergere dall’invisibilità i migranti che arrivano in Puglia e possono contribuire in modo strutturale e determinante all’economia”. Ad oggi, il 10% sul totale nazionale dei lavoratori agricoli non comunitari viene occupato in Puglia, dove viene prodotto nei campi e nelle stalle da mani straniere quasi 1/3 del Made in Italy a tavola, con 22.314 lavoratori provenienti da tutto il mondo che hanno trovato regolare occupazione in agricoltura.


Coldiretti a Foggia ha avviato percorsi di trasparenza e condizioni di vita e lavoro dignitose per i migranti che giungono in Puglia, dai servizi alla persona all’assistenza fiscale, dal trasporto garantito per raggiungere i luoghi di lavoro alla consulenza per le buste paga, fino alle vaccinazioni e all’assistenza a beneficio dei migranti. “Si tratta di rendere strutturale un modello di sviluppo dell’agricoltura, fonte di grandi opportunità occupazionali da realizzarsi seguendo la strada della trasparenza, della legalità e delle regole certe. E’ fondamentale mettere le imprese agricole nella condizione di beneficiare realmente del contributo che i lavoratori extracomunitari possono offrire, strappandoli alla condizione di invisibilità”, spiega Mario de Matteo, presidente di Coldiretti Foggia.


La manodopera extracomunitaria in agricoltura, nonostante il calo progressivo negli ultimi 5 anni, resta determinante in Puglia nelle coltivazioni arboree 53,8% (frutta e viticoltura) e colture orticole 17,7% (fragole, meloni, insalate, pomodori, radicchio), con i braccianti extracomunitari che hanno per quasi l’88% una occupazione stagionale.

Incontro a Roma tra i vertici di Uncai e Confagricoltura

Incontro a Roma tra i vertici di Uncai e ConfagricolturaRoma, 15 lug. (askanews) – Si è tenuto a Roma, presso Palazzo Della Valle, l’incontro tra il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, e il presidente di Uncai (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali) Aproniano Tassinari, che poi ha avuto anche un colloquio con il direttore generale della Confederazione Annamaria Barrile.


Negli incontri Tassinari ha sottolineato come la nascita di Uncai sia stata ispirata dalla volontà di superare un’impostazione sindacale che vedeva contrapposti agricoltori e contoterzisti. “Una collaborazione che da ormai undici anni – ha detto Tassinari – vede Uncai e Confagricoltura procedere di pari passo su numerosi temi, a partire dalla valorizzazione della professionalità dei contoterzisti, che entrambe le associazioni hanno subito inteso raggiungere attraverso la proposta di un albo nazionale di categoria sul modello di quello che Uncai aveva già realizzato in Lombardia”. La professionalità agromeccanica a parere di Uncai richiede un ulteriore riconoscimento normativo che porti alla certificazione delle lavorazioni e dei processi a opera dei contoterzisti. “Questa certificazione è essenziale a tutti i livelli, dalle banche dati al mondo della ricerca, dalle istituzioni che definiscono le politiche agricole agli enti pagatori, fino all’industria agroalimentare e al consumatore finale che desidera garanzie sulla salubrità e qualità del cibo e sulla sostenibilità ambientale di quanto eseguito in campo”.


“Con il presidente Giansanti c’è stata totale condivisione su tutto – ha concluso Tassinari – Ora avanti insieme con l’albo”.

Con il progetto Bryomolecules da piante antiche attivi naturali

Con il progetto Bryomolecules da piante antiche attivi naturaliRoma, 15 lug. (askanews) – Utilizzare antiche piante selvatiche per produrre su larga scala nuovi principi attivi naturali per cosmetici e farmaci. E’ quanto si propone il progetto Bryomolecules coordinato dalla Fondazione Mach, a cui partecipa anche il consorzio HIT, e finanziato dall’Unione Europea.


Attraverso il confronto di diverse specie di briofite, mira a identificare i geni responsabili della produzione dei composti attivi. L’obiettivo è produrre queste sostanze in quantità sufficienti per condurre degli esperimenti sulla loro attività a scopi cosmetici o medici. Sarà inoltre possibile ottenere per la prima volta dei dati accurati che indichino quali sostanze sono presenti in ciascuna specie di pianta, promuovendo quindi lo sviluppo di nuovi prodotti a base naturale. Un ulteriore beneficio atteso è che la diversità chimica delle piante selvatiche utilizzate potrà essere sfruttata in modo sostenibile senza avere impatti negativi sulla loro biodiversità. Le aziende europee potranno, in definitiva, sfruttare principi attivi che non derivino da altre zone del mondo, semplificando di molto la produzione di nuovi composti naturali a prezzo più contenuto.


“Questa ricerca apre nuove prospettive per l’innovazione sostenibile, mettendo in luce il potenziale insospettato delle briofite nel promuovere una nuova generazione di prodotti cosmetici e farmaceutici di alta qualità, realizzati con responsabilità e rispetto per l’ambiente” commenta Claudio Varotto, responsabile del progetto e dell’Unità di Ricerca FEM Ecogenomica. Le piante protagoniste del progetto appartengono all’antico gruppo delle briofite, che includono i muschi e le epatiche, queste ultime dalla curiosa forma di un piccolo fegato, da cui il nome assegnato loro dalla comunità scientifica.

Cia Venezia: bene ricadute su territorio del Dl Agricoltura

Cia Venezia: bene ricadute su territorio del Dl AgricolturaRoma, 15 lug. (askanews) – Gli interventi previsti nel decreto Agricoltura avranno “ricadute importanti” anche in Veneto, e in particolare a Venezia. A spiegarlo la presidente di Cia Venezia Federica Senno, che sottolinea in una nota come “il comparto stia vivendo mesi diffcili a causa soprattutto dei cambiamenti climatici. Lunghi periodi piovosi si alternano ad altri estremamente caldi e siccitosi, in un’alternanza che manda in tilt la stagionalità e le produzioni”.


Tra i vari punti del Decreto, da sottolineare la moratoria sui mutui: La disposizione prevede che le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che nel 2023 abbiano registrato una diminuzione del volume di affari pari almeno al 20% rispetto all’anno precedente possono avvalersi della sospensione per dodici mesi del pagamento della quota capitale della rate dei mutui e degli altri finanziamenti. È stata introdotta una misura per rafforzare l’attività di controllo in materia di prevenzione e di contrasto al caporalato, allo sfruttamento lavorativo e al lavoro sommerso e irregolare. Si autorizzano sia l’Inps che l’Inail per l’anno 2024 ad assumere con contratto a tempo indeterminato nuove unità all’interno dei rispettivi organici con mansioni di ispettori di vigilanza.


Il fondo per il sostegno alle imprese agricole colpite dalla flavescenza dorata della vite “che tanti danni ha provocato soprattutto nella parte orientale della nostra provincia, a forte vocazione vitivinicola, è incrementato di ulteriori due milioni di euro nel 2024”. Il fondo per le zone interessate dall’epidemia dell’insetto Ips typographus (Veneto compreso), è rideterminato per un importo pari a 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026. “Qui potremo usare queste risorse – aggiunge Senno – anche per il finanziamento e l’attuazione di azioni di monitoraggio, di lotta attiva, di formazione e informazione, nonché di ricerca e sperimentazione per il contrasto e la prevenzione delle infestazioni fitosanitarie”.


Viene prevista la nomina, fino al 31 dicembre 2026, di un Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti volti a contenere e a contrastare il fenomeno della diffusione della specie invasiva del granchio blu. “Ci sono infine norme per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, colmando un vuoto di lunga durata e lamentato da più parti. Viene ribadito il divieto di installarle “in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti” e individua altre aree: cave e miniere cessate, siti e impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali; siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con la Città Metropolitana, mettendo a disposizione i nostri tecnici, per intraprendere un percorso condiviso nell’individuazione delle aree di pregio da preservare”.