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Almeno 6.256 persone in Turchia e Siria sono morte nel terremoto

Almeno 6.256 persone in Turchia e Siria sono morte nel terremotoMilano, 7 feb. (askanews) – Almeno 6.256 persone in Turchia e Siria sono morte nel terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito lunedì la Turchia e la Siria, secondo i dati forniti dai funzionari. Il totale è salito a 4.544 decessi in Turchia. Secondo l’Agenzia turca per la gestione dei disastri e delle emergenze (AFAD) ora ci sono 26.725 feriti in Turchia.
Il numero delle persone uccise in Siria è superiore a 1.712: più di 900 persone sono state uccise nelle aree controllate dall’opposizione, secondo i caschi bianchi siriani, noti anche come Syria Civil Defence. Nelle aree controllate dal governo, il bilancio delle vittime è di 812, secondo l’agenzia di stampa statale SANA.
Più di 26.035 persone sono rimaste ferite secondo i dati del governo turco, dei Caschi Bianchi e dei media statali siriani.
(segue)

Nasce Miba: a novembre a Rho Fiera in scena il futuro dell’edilizia

Nasce Miba: a novembre a Rho Fiera in scena il futuro dell’edilizia

Riunirà 4 eventi. In Italia 13,5 mln edifici, 50% ha più di 50 anni

Milano, 7 feb. (askanews) – Nasce Miba, Milan International Building Alliance, l’evento che dal 15 al 18 novembre 2023 a Rho Fiera Milano, riunirà quattro manifestazioni: Gee – Global Elevator Exhibition, Me-Made Expo, Smart Building Expo e Sicurezza. Cuore della proposta espositiva che punta a riunire mille aziende, è la sinergia tra comparti fondamentali per la progettazione, la costruzione e la riqualificazione dell’edificio. All’orizzonte ci sono sfide impegnative come la direttiva Ue, in fase di discussione, sulla riqualificazione degli edifici per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% al 2030.
“Mettere a norma gli edifici assolutamente sì, ma aiutando le famiglie e non imponendo obblighi insostenibili, altrimenti la direttiva Ue sulla casa diventa una patrimoniale”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto alla presentazione di Miba.
In Europa secondo i dati di Energy&Strategy-Politecnico di Milano, gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo totale di energia e del 36% delle emissioni di gas serra. L’85% degli edifici del Vecchio Continente ha oltre 20 anni e, al momento, solo lo 0,2% ogni anno è sottoposto a ristrutturazioni che ne riducano il consumo di energia di almeno il 60%. In Italia su un parco edilizio di circa 13,5 milioni di edifici, il 50% ha più di 50 anni. Grazie al Superbonus 110% sono stati ristrutturati 359mila edifici con un costo a carico dello Stato di 68,7 miliardi di euro. “Con i tassi di intervento attuali è impossibile riqualificare tutti gli immobili necessari a centrare i target della direttiva Ue sulla casa”, afferma Davide Chiaroni, co-founder e direttore scientifico Energy & Strategy del Politecnico di Milano.
Secondo la presidente di Assimpredil Ance Milano, Lodi, Monza e Brianza, Regina De Albertis, “centrare i target della direttiva Ue richiederebbe uno sforzo epocale in termini di investimenti: bisognerebbe ristrutturare 1,8 milioni di edifici in 7 anni, circa 182mila l’anno. Le stime Enea parlano di 60 miliardi all’anno di investimenti per 5 anni”. “L’Unione Europea dovrebbe allungare i tempi, una spesa di 50 miliardi l’anno solo per la casa non è sostenibile”, la replica del Ministro Salvini.
Il Politecnico di Milano ha analizzato tre scenari di investimento al 2026 (base, moderato e accelerato): da un minimo di 10,7 miliardi a un massimo di 21 miliardi di euro, che interesseranno dai 110mila ai 230mila immobili.
Altro tema da affrontare è l’aumento dei prezzi degli immobili nelle grandi città con conseguente aumento della popolazione nei Comuni dell’hinterland. Dai dati esposti dal dg di Istat, Michele Camisasca, è emerso che a Roma dal 2001 al 2021, la popolazione in città è cresciuta dell’8%, nei Comuni di I e II cintura del 32%. “Bisognerebbe pensare a incentivi che fissano non solo con criteri ambientali, ma anche sociali”, ha detto l’assessore alla Casa del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran.

Cospito, Meloni: no a dimissioni Delmastro, Procura fa suo lavoro

Cospito, Meloni: no a dimissioni Delmastro, Procura fa suo lavoroRoma, 7 feb. (askanews) – “Mi pare che le ‘informazioni sensibili’ fossero già sui quotidiani e non coperte da segreto, ho già risposto a questa domanda. Non penso ci sia bisogno di dimissioni, la Procura fa il suo lavoro, il ministero ha detto che non erano informazioni coperte da segreto”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine dell’incontro nella Prefettura di Milano con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, tornando sul caso delle rivelazioni del sottosegretario Delmastro al collega di partito e vicepresidente del Copasir Donzelli sul caso Cospito. Caso sul quale la Procura di Roma ha avviato un’indagine.
Sul caso delle minacce anarchiche “mi pare che non tutti abbiano la stessa sensibilità, ho letto – ha aggiunto Meloni – ricostruzioni lunari che dicono che di fronte ad auto che saltano dei funzionari dello Stato il governo fa allarmismo su un pericolo che non esiste, magari per giustificare in futuro provvedimenti di restrizione delle libertà. Io non so in quale film di fantascienza alcuni vivano, penso semplicemente che su alcune cose le istituzioni dovrebbero compattamente dire da che parte stare e su questo sicuramente ci sono sensibilità diverse. Io credo che uno Stato serio non debba scendere a patti con chi lo minaccia, e questo vale per la mafia ieri e per gli anarchici oggi”.

Vino, il 2022 consolida il mercato della Doc Maremma Toscana

Vino, il 2022 consolida il mercato della Doc Maremma ToscanaMilano, 7 feb. (askanews) – Sono state quasi 7 milioni le bottiglie della Doc Maremma Toscana imbottigliate nel 2022, per un totale di 50.920 ettolitri. Il dato è in lieve diminuzione rispetto al 2021 (-1%), ma conferma la Denominazione come una delle più performanti tra le DOC toscane, che hanno subito una riduzione del 5%. Lo ha spiegato in una nota il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, che con il suo presidente Francesco Mazzei sottolinea che “mantenere i livelli del 2021, quando l’imbottigliato della DOC Maremma Toscana era aumentato del 16%, è certamente un dato positivo, perché significa che la crescita è solida”.
Il nuovo record di uva rivendicata nella vendemmia 2022 (+26,5 %) fa auspicare un numero maggiore di bottiglie per questo nuovo anno. “I produttori della provincia di Grosseto, che corrisponde alla zona di produzione della DOC Maremma Toscana, sono sempre più attratti dalla nostra Denominazione che è ancora relativamente giovane, essendo stata riconosciuta alla fine del 2011” ha proseguito il direttore del Consorzio, Luca Pollini, aggiungendo che “lo dimostrano i dati sugli ettari e i quintali di uve rivendicati nel 2022, con il nuovo massimo raggiunto di 2.578 ettari contro i 2.364 ettari del 2021 e quasi 174mila quintali di uva vendemmiata contro poco meno di 128mila”.
Principale protagonista di questo balzo in avanti è sempre il Vermentino, passato da circa 33.700 quintali di uva rivendicati nella vendemmia 2020 a 37.150 quintali della vendemmia 2021 agli oltre 43.300 quintali della vendemmia 2022. Tanto che il Vermentino DOC Maremma Toscana rappresenta il 34% dell’intero quantitativo di uve rivendicate alla DOC Maremma Toscana nell’ultima vendemmia. La crescita non si limita però solo al vino simbolo della Denominazione: l’espansione interessa anche molte altre tipologie come Ciliegiolo, Ansonica, Viognier e Syrah in un contesto generale di aumento a due cifre per tutte le tipologie di vino. In ripresa anche il Sangiovese, che dopo due vendemmie in netto calo, è tornato ai livelli del 2019. Il Consorzio ha precisato inoltre che “la qualità dell’uva dell’ultima vendemmia, nonostante il clima estivo anormalmente caldo e siccitoso, è stata molto buona e le premesse sono buone per un’altra annata di successo”.
“I primi dati che emergono dall’Osservatorio del Vino Maremma Toscana DOC sono più che soddisfacenti ed evidenziano un aumento del valore del fatturato del 2022 sul 2021, con un posizionamento sui canali di vendita Ho.Re.Ca. e Distributore sostanzialmente equivalenti (rispettivamente 25% e 27%) e un peso della GDO intorno al 18%” ha segnalato inoltre Mazzei, aggiungendo che “la quota export è intorno al 40%, in aumento rispetto al 2021”.
Oltre a questa nuova iniziativa, il Consorzio si aspetta a brevissimo la conclusione dell’iter per la modifica del disciplinare di produzione del Vermentino, con l’introduzione del Vermentino Superiore, già approvata dalla Commissione tecnico-normativa del Comitato nazionale vini.

Meloni: tiro a segno nelle scuole? Mai pensato lontanamente

Meloni: tiro a segno nelle scuole? Mai pensato lontanamenteRoma, 7 feb. (askanews) – “Io ritengo che questa cosa non sia mai esistita, Fazzolari dice che non l’ha mai detta. Qui si continua a parlare di cose che non sono mai esistite. Per me il caso non esiste”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine dell’incontro nella Prefettura di Milano con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a proposito del presunto progetto del sottosegretario Fazzolari sul tiro a segno nelle scuole.
“Per me il caso non esiste – ha insistito la premier – poi per carità, ognuno cerca di fare al meglio il suo lavoro, ma nessuno ha mai pensato nemmeno lontanamente una cosa come quella che è stata attribuita al sottosegretario Fazzolari, quindi a me non pare una notizia da continuare a commentare”.

Porta (Pd) incontra Odino Faccia e firma appello pace

Porta (Pd) incontra Odino Faccia e firma appello paceRoma, 7 feb. (askanews) – “Ho ricevuto, a Montecitorio, il cantante italo-argentino Odino Faccia che nel suo lavoro artistico trasforma in canto le parole di pace dei Pontefici”. Lo dice Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America.
“Odino – spiega – è un giovane impegnato in tutto il mondo per lanciare un messaggio di Pace assieme alla Fondazione Hwpl (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light), rappresentata oggi da Ted Moon, presidente per l’America della Fondazione stessa”.
Continua Porta: “In tale occasione ho firmato l’appello per la pace della Fondazione sostenendo, assieme ad Hwpl, la candidatura di Odino Faccia a premio Nobel per la pace”.
Conclude il deputato Pd: “Credo che in momenti difficili come questi per la pace nel mondo sia importante lavorare per gettare ponti di dialogo tra le culture e i popoli come fa Odino in linea con il mio impegno politico e sociale”.

Rinnovabili: Altea Green Power sigla nuovo accordo con Aer Soléir

Rinnovabili: Altea Green Power sigla nuovo accordo con Aer SoléirTorino, 7 feb. (askanews) – Altea Green Power ha siglato un secondo accordo di co-sviluppo con Aer Soléir, gruppo irlandese tra i principali player nel settore dell’energia in Europa, partecipata da Quantum Energy. La partnership ha lo scopo di sviluppare congiuntamente progetti agri voltaici per un totale di circa 300 MW nei prossimi 36 mesi, permettendo ad Altea Green Power di accrescere la propria quota di mercato nel settore dello sviluppo di progetti rinnovabili in Italia.
“Siamo molto orgogliosi del rafforzamento della già fruttuosa collaborazione con Aer Soléir con cui Altea ha già sottoscritto il primo luglio 2022 un importante contratto di co-sviluppo su impianti di Storage BESS per oltre 510MW”, diche Giovanni Di Pascale, fondatore e ceo di Altea Green Power, azienda torinese attiva nello sviluppo e nella realizzazione di impianti per la produzione di energia e come “integratore di servizi” per un’assistenza completa durante tutte le fasi della realizzazione e gestione di impianti green. “Questo nuovo e importante accordo darà un’ulteriore spinta al nostro costante impegno nell’ambito delle energie rinnovabili e al percorso di crescita di Altea Green Power, che si fonda sui valori fondamentali di innovazione e rispetto per l’ambiente. La partnership con Aer Soléir, con cui ci impegniamo a generare e condividere il fondamentale valore della sostenibilità e del green, attesta Altea come sviluppatore leader in Italia nel settore dell’energia”.
“L’accordo siglato con Altea Green Power rappresenta la nostra seconda collaborazione con AGP con uno sviluppatore esperto nel mercato italiano delle rinnovabili. E ciò grazie alla partnership di successo, fino ad oggi, sul nostro portafoglio BESS – dice Andy Kinsella, ceo e founding partner di Aer Soléir – L’accordo è la dimostrazione del nostro impegno ad espandere il nostro portafoglio esistente di progetti eolici, solari e di stoccaggio dell’energia in Italia. Questo nuovo e importante accordo darà un’ulteriore spinta al nostro costante impegno nell’ambito delle energie rinnovabili e al percorso di crescita di Altea Green Power, che si fonda sui valori fondamentali di innovazione e rispetto per l’ambiente. La partnership con Aer Soléir, con cui ci impegniamo a generare e condividere il fondamentale valore della sostenibilità e del green, attesta Altea come sviluppatore leader in Italia nel settore dell’energia”.
Aer Soléir, società irlandese con sede a Dublino e focalizzata sullo sviluppo, la costruzione e la gestione di energie rinnovabili multi-tecnologiche, con particolare attenzione ai progetti eolici, solari e di accumulo di energia su scala utility in tutta Europa, ha ottenuto un impegno di finanziamento di 250 milioni di dollari da 547 Energy. Aer Soléir è affiliata al fondo USA 547 Energy, che funge da piattaforma di investimento per Quantum Energy Partners, fornitore di capitale privato per l’industria energetica globale dal 1998 e che attualmente ha oltre 17 miliardi di dollari di attività in gestione. 547 Energy e Quantum hanno entrambe sede a Houston, in Texas. (nella foto: Giovanni Di Pascale, Fondatore & CEO di Altea Green Power)

Turi: ridurre digital divide delle imprese per rilancio economia

Turi: ridurre digital divide delle imprese per rilancio economiaNapoli, 7 feb. (askanews) – “La sfida dell’innovazione deve coinvolgere tutte le realtà imprenditoriali, dalle più grandi alle Pmi fino a quelle a conduzione familiare, per consentire al maggior numero possibile di aziende di poter continuare ad essere competitive sui mercati di riferimento e di ampliare i volumi di produzione. Diversi studi mettono, al contrario, in evidenza quanto il processo di innovazione sia appannaggio quasi esclusivo delle realtà aziendali più grandi e consolidate. Ai professionisti spetta il compito di colmare questo gap che rischia di rallentare la ripresa del tessuto economico riducendo al minimo il ‘digital divide’ che non riguarda solo il tessuto sociale ma anche quello imprenditoriale”. Lo ha affermato Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, nel corso della presentazione del forum “Technology Trends e nuovi modelli di trasferimento dell’Innovazione nell’Ecosistema delle PMI”, promosso dall’Odcec Napoli, che si terrà giovedì 16 febbraio 2023 alle ore 15 presso la sede dell’Ordine partenopeo.
“Bisogna fare sistema con un obiettivo in comune: migliorare le potenzialità dell’economia digitale – ha sottolineato a sua volta Giorgio Ventre, direttore scientifico Apple Developer Academy che ha partecipato alla presentazione – attirare capitali ed investimenti, e porre le condizioni per uno sviluppo duraturo e prolungato. Sfida difficile senza dubbio alcuno, ma al contempo stimolante. Fare dell’innovazione tecnologica la chiave dello sviluppo futuro del tessuto imprenditoriale è la mission del futuro. Una risorsa intangibile ma più forte di qualsiasi altro fattore produttivo, un’energia invisibile che potrà finalmente spingere la nostra regione a riprendersi il ruolo di capitale del mediterraneo che le spetta per storia, tradizione e prestigio”.
Per i consiglieri dell’ODCEC di Napoli con delega alle Attività Produttive, Ricerca e Innovazione Gianluca Battaglia e Maria Cristina Gagliardi: “l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Napoli è in prima fila per intercettare tutte le reali potenzialità di sviluppo del territorio e l’evento del 16 febbraio ne è una chiara dimostrazione. Lo sviluppo passa attraverso la professionalità e la competenza dei dottori commercialisti che sono gli unici interlocutori affidabili per coniugare le esigenze delle imprese a quelle delle istituzioni”.
Il presidente della Commissione Attività Produttive, Ricerca e Innovazione Fabrizio Monticelli, ha sottolineato come “una grande città come Napoli che ha nell’innovazione la sua vocazione naturale non possa che profondere tutti i propri sforzi per trarre dalla innovazione la spinta verso un rilancio più generale dell’economia cittadina”.
Per Edoardo Imperiale, amministratore delegato Campania DIH “Il lavoro comune con ‘L’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli’ ha l’obiettivo di promuovere la digitalizzazione, l’innovazione e lo sviluppo di nuove competenze per il trasferimento dell’innovazione nell’ecosistema delle PMI. L’Istat racconta che il Sud, rispetto al resto del Paese, è indietro ma il tessuto produttivo è dinamico e qui abbiamo i maggiori margini di crescita. Serve allora accelerare. Siamo in campo per fornire ai professionisti interessati strumenti e know how idonei a incrementare la conoscenza delle opportunità derivanti dal processo di digitalizzazione e transizione tecnologica”.
Giovanni Lombardi, presidente del gruppo Tecno ha affermato che “Esiste una stretta correlazione tra le imprese più innovative e quelle che affrontano la sfida ESG: da tener presente che il periodo del greenwashing è finito, e che la sfida per le aziende è pluriennale, continuativa e educativa, ossia come detto impatta tutte le funzioni aziendali e tutti, ma proprio tutti, i dipendenti”.
Il professore Luigi Nicolais, Coordinatore CTS della commissione Sviluppo Attività Produttive ricerca ed innovazione, ha sottolineato come “Il nostro grande patrimonio immateriale in ambito di ricerca e innovazione è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale, attraverso un contributo lucido e razionale alla transizione di una società basata sulla conoscenza. Tenendo conto che l’innovazione e la tecnologia sono generalmente il prodotto di attività di ricerca svolte negli Atenei e negli Enti di Ricerca, appare di solare evidenza la necessità di incrementare una cooperazione fra i diversi attori territoriali del sistema, attraverso l’engagement delle piccole e medie imprese (PMI) in ottica di open innovation”. (nella foto: Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli)

Mutilazioni genitali, allarme esperti: mancano fondi, serve sforzo congiunto

Mutilazioni genitali, allarme esperti: mancano fondi, serve sforzo congiunto

Conferenza internazionale organizzata dall’Istituto IRCCS “San Gallicano” di Roma

Roma, 7 feb. (askanews) – Per rendere veramente efficace la lotta alle Mutilazioni genitali femminili (Mgf) è necessario investire risorse finanziarie e professionali e fare in modo che ci sia un grande sforzo congiunto di operatori sanitari e istituzioni politiche a livello nazionale e internazionale. È quanto è emerso nel corso della Conferenza Internazionale contro la violenza di genere, dal titolo “Mutilazioni genitali femminili. Restituire dignità e salute alle donne tra Nord e Sud del Mondo” – che si è tenuta a Roma, presso il Ministero della Salute, in occasione della Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili – e che ha messo in luce come la pandemia di Covid-19 abbia assorbito la maggior parte delle risorse finanziare, portando a un arresto nel contrasto alle Mgf e quindi a un loro aumento.
L’evento, promosso e organizzato dal Professor Aldo Morrone, direttore scientifico dell’IRCCS San Gallicano, ha voluto fare il punto sulla situazione delle Mgf in Italia e nel mondo e provare a delineare delle strategie efficaci per il loro contrasto. Su questo fronte è stata, in particolare, posta l’attenzione sulla necessità che tutti i paesi che hanno aderito all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, attuino realmente l’obiettivo 5.3 che recita: “Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato e le mutilazioni dei genitali femminili”.
Fondamentale è anche aumentare la conoscenza di questa pratica tra tutti gli operatori sociosanitari. Dal convegno è infatti emerso che sono ancora troppi quelli che non sanno di cosa si tratti e che non hanno quindi gli strumenti per riconoscerla e contrastarla. Un grande aiuto verrebbe di certo dall’istituzione di una grande conferenza internazionale organizzata dalle Nazioni Unite, con un investimento finanziario strutturale e professionale come si è fatto intelligentemente per la Pandemia da Covid-19.
“Se vogliamo davvero l’eliminazione della pratica delle mutilazioni genitali femminili, dobbiamo ancora molto, molto, molto impegnarci, perché dinanzi ai piccoli miglioramenti che avevamo fino al 2019, la pandemia da Covid-19 ha definitivamente distrutto questi risultati. C’è stato un peggioramento netto in questi tre anni, c’è stato l’aumento annuale di almeno un altro milione di bambine che sono state infibulate”, ha sottolineato il professor Morrone. “Abbiamo decisamente bisogno di un investimento maggiore, perché c’è molto da fare, dal punto di vista strutturale, professionale ed economico – ha aggiunto -. Abbiamo la necessità di sensibilizzare i nostri operatori sanitari, creare corsi di formazione su queste tematiche, un investimento internazionale per porre fine definitivamente a questa pratica, soprattutto nei Paesi a forte tradizione rescissorea, in Africa, in Medioriente, in estremo Oriente”, ha aggiunto.
L’Imam Nader Akkad, della Grande Moschea di Roma, dal canto suo ha condannato in maniera netta questa pratica, affermando che “la dignità viene lesionata in modo grave da questa pratica barbarica che io posso definire in termini inequivocabili come un genocidio contro la dignità del corpo femminile. È uno sterminio, un terrorismo che viene commesso contro il corpo della donna, nelle parti più importanti. Ricordiamo che tutti noi abbiamo fatto l’esperienza di passare dal ventre di una donna. Mutilare quelle parti significa mutilare la dignità non soltanto delle donne ma di tutta l’umanità”.
All’evento è intervenuto anche il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha dichiarato: “Questa pratica deve essere contrastata con coraggio. In linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, dobbiamo continuare a lavorare per la promozione della salute delle donne, obiettivo strategico che misura la qualità, l’efficacia e l’equità del nostro Sistema sanitario. È perciò fondamentale sostenere ogni iniziativa diretta a eliminare le disuguaglianze per difendere il diritto costituzionale alla tutela della salute di ogni cittadino”.
I numeri del fenomeno. Sono oltre 250 milioni secondo le stime dell’ONU le donne che in tutto il mondo hanno subito una Mutilazione Genitale Femminile (MGF), e sono oltre 4 milioni le bambine a rischio di essere mutilate ogni anno. Questa pratica è ancora attiva in oltre 30 Paesi tra Africa e Medio Oriente, ma il fenomeno interessa anche donne immigrate che vivono in Europa occidentale, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. Oltre la metà delle ragazze che ha subìto una forma di MGF non aveva compiuto ancora cinque anni di vita, mentre sarebbero almeno 44 milioni le bambine e adolescenti ad averle subite entro i 14 anni. In questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle bambine fino a undici anni avrebbe subito una delle diverse forme di mutilazione.
I Paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono Somalia (98%), Guinea (97%) e Djibouti (93%). Anziché diminuire con il tempo, queste pratiche sembrano diventare ancora più diffuse, anche a causa del fenomeno migratorio, con il risultato di essere oggi presenti anche in paesi dove prima erano sconosciute come nel caso degli Stati Uniti, dove il numero degli interventi è addirittura triplicato negli ultimi anni. La Commissione europea stimava a febbraio 2022 che solo in 13 paesi europei almeno 180.000 bambine continuino a essere a rischio di mutilazione, mentre 600.000 donne convivono con le conseguenze delle MGF in Europa. In Italia, una stima approssimativa delle donne che hanno subito una delle forme di MGF nei loro Paesi di origine e che vivono in Italia, indicherebbe una cifra intorno a 88 mila donne di cui oltre 7 mila minorenni.
I costi delle MGF. Le MGF comportano un onere economico di 1,4 miliardi di dollari all’anno, che salirà a 2,1 miliardi di dollari all’anno entro il 2047. Attualmente questo costo rappresenta dal 9% al 30% dell’attuale spesa sanitaria pro capite nei 27 Paesi africani con la più alta incidenza di MGF. L’abbandono completo ridurrebbe l’onere futuro a 0,8 miliardi di dollari all’anno entro il 2047. LE MGF non sono solo una violazione dei diritti umani e un problema sanitario, ma anche un notevole onere economico che può essere evitato attraverso efficaci strategie di prevenzione per giungere alla loro eliminazione definitiva.
Il ruolo del Covid-19. Se questi numeri non accennano a diminuire la colpa è anche della pandemia di Covid-19 che ha bloccato i programmi mondiali messi in atto per combattere questa terribile violenza e ha tagliato i fondi pubblici destinati al suo contrasto. Il rischio di compromettere i progressi finora raggiunti è elevato, poiché le misure adottate per contrastare la diffusione del Covid hanno costretto all’isolamento molte ragazze vulnerabili, privandole di qualsiasi tipo di protezione. Allo stesso tempo, il lockdown ha aumentato i casi di MGF praticati a domicilio, nell’impossibilità dei centri educativi di realizzare campagne di sensibilizzazione e controlli di routine.

Vino, etichetta Irlanda al vaglio dell’Omc: 90 giorni per opporsi

Vino, etichetta Irlanda al vaglio dell’Omc: 90 giorni per opporsiMilano, 7 feb. (askanews) – L’Irlanda ha ufficialmente notificato all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) la normativa che stabilisce la nuova etichettatura delle bevande alcoliche con i cosiddetti “health warning” sul modello di quelli che si trovano sui pacchetti di sigarette. Da oggi scattano i 90 giorni entro i quali qualsiasi Paese membro dell’Omc può presentare pareri contrari. “Ora è il momento che i partner internazionali a livello di Omc sollevino le loro preoccupazioni in merito alla proposta irlandese, che rappresenta un chiaro ostacolo al commercio internazionale. L’Irlanda li ascolterà o rimarrà sorda come ha fatto con i commenti dei partner dell’UE?” ha dichiarato la presidente di Federvini, Micaela Pallini, aggiungendo “facciamo un appello al governo italiano: dopo avere guidato la battaglia in Europa invitiamo il governo Meloni a fare altrettanto al livello di Omc, creando una coalizione di Paesi a sostegno delle nostre posizioni”.
“La proposta irlandese è basata su un approccio demonizzante delle bevande alcoliche, con indicazioni sanitarie che non distinguono tra consumo moderato e abuso” ha ricordato Federvini, ricordando che “non a caso questa proposta, presentata alla Commissione Europea nei mesi scorsi, ha ricevuto il parere contrario di ben 13 Stati membri: Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna”.
“Purtroppo l’immobilismo della Commissione Europea ha di fatto creato un via libera alla normativa irlandese che oggi, come ultimo ostacolo, deve superare solo le eventuali riserve dell’organizzazione che gestisce il commercio mondiale” ha continuato Pallini, sottolineando che “l’Irlanda ha deciso di non modificare una sola virgola della bozza notificata all’OMC, nonostante la forte contrarietà di molti Paesi”.
La bozza di regolamento irlandese, ha proseguito l’organizzazione aderente a Confindustria, “oltre a denunciare un atteggiamento discriminatorio verso le bevande alcoliche, sembra chiaramente incompatibile con il diritto dell’UE, in quanto rappresenta un chiaro ostacolo alla libera circolazione delle merci nell’Unione Europa”. “Persino le autorità irlandesi lo hanno riconosciuto, scherzando, durante un evento organizzato dalla presidenza svedese il 1 febbraio” ha evidenziato Federvini, che ha ricordato quanto spiegato dal rappresentante irlandese: “Di recente siamo stati sottoposti a un processo di valutazione da parte dell’UE perché chiaramente ciò che stavamo facendo violava in qualche modo il mercato unico. […] Siamo molto grati e in qualche modo sorpresi che la nostra proposta abbia superato con successo il processo di valutazione dell’UE”.
“Un terzo degli Stati membri dell’UE, a partire dall’Italia, ha chiesto alla Commissione, in una lettera comune di qualche giorno fa, di avviare discussioni approfondite con le autorità irlandesi al fine di garantire un’adeguata informazione dei consumatori, evitare barriere commerciali e mantenere l’uniformità e la fluidità del mercato unico” ha riassunto Federvini, evidenziando che “in questo caso, però, la Commissione non ha dimostrato alcuna volontà di agire in difesa dei Trattati UE, del mercato unico e della propria legislazione comunitaria”. “A questo punto nutriamo forti dubbi sulla volontà della Commissione – conclude Pallini – e in assenza di un’azione concreta, si può fare ben poco: crediamo che solo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea sia in grado di difendere l’UE in questa fase”.