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Emergency: da 5 a 17 marzo a Milano torna rassegna “Trovare le parole”

Emergency: da 5 a 17 marzo a Milano torna rassegna “Trovare le parole”

Milano, 23 feb. (askanews) – Dal 5 al 17 marzo torna a Casa Emergency la rassegna culturale “Trovare le parole” che con una serie di incontri e dibattiti animerà la sede dell’associazione, in via Santa Croce 19, a Milano.

Possono le parole costruire la pace? È possibile ricreare una società fondata sui valori del vivere comune a partire dal ripudio della guerra? Da queste domande traggono spunto i quattro appuntamenti in programma, durante i quali in compagnia di autori, docenti, professionisti del mondo dell’informazione e operatori di Emergency:, si proverà ad ispirare l’impegno che ciascun individuo può mettere nel costruire una società più giusta e senza guerra.

La rassegna prenderà il via giovedì 5 marzo alle ore 19.00 con la presentazione del libro Empatia selettiva di Roberto De Vogli, professore all’Università di Padova. Il libro racconta la crisi morale dell’Occidente di fronte a Gaza. Attraverso un’analisi critica, ricerche e testimonianze, l’autore smaschera i doppi standard dell’informazione e del discorso pubblico, dove Gaza emerge come punto cieco morale e specchio delle gerarchie della compassione. L’incontro sarà moderato da Bianca Senatore, giornalista freelance e, oltre alla presenza dell’autore, vedrà la partecipazione in collegamento di Safwat Kahlout, giornalista Al Jazeera e Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency: a Gaza.

Nel secondo appuntamento della rassegna, martedì 10 marzo alle 19, si parlerà di Sudan e di una guerra che continua a restare ai margini del dibattito pubblico. Parteciperanno all’incontro Itala Vivan, prof.ssa dell’Università degli Studi di Milano, Rossella Miccio, presidente di Emergency: e Michele Collareta, già anestesista di Emergency: che, con Irene Panozzo, giornalista freelance, dialogheranno sul ruolo che possono avere il giornalismo, la letteratura e il pensiero postcoloniale nel restituire memoria e dignità a quegli aspetti dell’informazione globale che vengono rimossi dallo sguardo occidentale.

Si prosegue giovedì 12 marzo alle 19 con la presentazione del libro Disarmati di Riccardo Bottazzo, giornalista e scrittore, che percorre un viaggio tra i Paesi che hanno scelto di vivere senza esercito. Attraverso esempi concreti, il libro mostra come il disarmo possa essere una scelta politica consapevole e sostenibile. La nonviolenza emerge come strategia reale, capace di generare stabilità, diritti e benessere sociale. Insieme all’autore, interverranno all’incontro Roberta Leoni, docente e presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e Jacopo Mocchi, giornalista freelance, moderatore dell’incontro.

A chiudere la rassegna, martedì 17 marzo alle ore 19:00 sarà la presentazione del libro Architetture del Noi di Raul Pantaleo, architetto cofondatore dello studio di architettura TAMassociati che ha collaborato alla realizzazione di diversi centri sanitari di Emergency:. Di fronte alla distruzione, il costruire è un gesto primordiale, è la risposta naturale dell’uomo al vuoto lasciato dalla guerra: secondo l’autore, anche l’architettura può essere un balsamo per lenire le ferite della guerra. Un tetto che protegge, l’odore dell’intonaco fresco, sono piccoli segni che parlano di ciò che troppo spesso diamo per scontato: la possibilità di contare su un luogo da abitare, su uno spazio che custodisca la vita e restituisca dignità al quotidiano L’incontro con l’autore sarà moderato da Valentina Lonati, giornalista freelance, con il contributo di Roberto Crestan, area director ANME di Emergency.

Per tutto il periodo della rassegna il giardino di Casa Emergency ospiterà l’installazione “Un nome, un bambino. Un nome, una bambina” di La scuola per la Palestina. L’esposizione è stata realizzata, come opera collettiva, da genitori, insegnanti, bambini e bambine di diversi servizi per l’infanzia della città di Brescia e della provincia, che hanno scritto su strisce bianche di tessuto i nomi e le età dei 20mila bimbi e bimbe uccisi a Gaza.

”Figli di Napoli milionaria”, 64 ragazzi riscrivono Eduardo

”Figli di Napoli milionaria”, 64 ragazzi riscrivono Eduardo

Roma, 23 feb. (askanews) – Un ponte tra l’eredità artistica di Eduardo De Filippo e lo sguardo delle nuove generazioni. Prende vita ‘Figli? di Napoli Milionaria! Tu, quanno nasce, allora è primmavera!’, il progetto teatrale extracurricolare promosso e finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito del programma ‘Cultura, che classe!’, che coinvolge 64 studentesse e studenti delle scuole secondarie di primo grado dei territori di Scampia, Secondigliano e Poggioreale.

L’iniziativa, ideata e realizzata dall’Associazione Primo Aiuto in collaborazione con Liberaimago, con la partnership della Fondazione Eduardo De Filippo e la direzione artistica di Fabio Pisano, si propone di avvicinare i giovani al mondo delle arti sceniche attraverso un percorso di formazione e riscrittura creativa. Testimonial d’eccezione il critico teatrale Giulio Baffi.

Avviato lo scorso ottobre e in corso fino a fine marzo, il progetto ha visto gli studenti dell’IC 61 Sauro E. Pascoli (VII Municipalità), IC Pertini 87° D. Guanella (VIII Municipalità) e I.C. Radice Sanzio Ammaturo (IV Municipalità) impegnati in laboratori di recitazione, movimento, voce, scrittura creativa e analisi del testo. Dopo la prima fase, conclusa a gennaio, i partecipanti hanno preso parte a seminari specialistici su maschera, costume, fotografia di scena e musica, oltre ad attività multimediali con realizzazione di podcast e video-interviste.

Tappa significativa il 27 febbraio con la visita guidata al Teatro San Ferdinando, storico luogo eduardiano. Il percorso culminerà venerdì 27 marzo 2026 con l’evento finale di restituzione pubblica: non una tradizionale rappresentazione, ma una riscrittura per quadri, un’installazione performativa che, abbandonando la narrazione cronologica, costruirà una “porta spazio-temporale” tra ieri e oggi attraverso un linguaggio rapido e contemporaneo.

“L’obiettivo – spiegano gli organizzatori – è quello di trasformare i ragazzi da spettatori passivi a protagonisti attivi, investendo sulla creatività giovanile e rileggendo un classico senza tempo come ‘Napoli Milionaria!’ in forme nuove e originali”.

Un podcast per Rachele Padovan, che cucinava per gli scrittori

Un podcast per Rachele Padovan, che cucinava per gli scrittori

Milano, 23 feb. (askanews) – Esiste una Cortina quasi dimenticata, soprattutto quando i riflettori olimpici sono accesi, che è stata al centro del fermento culturale del ‘900 facendo incontrare per decenni tradizioni culinarie locali e grandi intellettuali nella cucina di casa di una donna: Rachele Padovan. La cuoca ampezzana, nata nel 1916 e scomparsa nel 1999, trasformò infatti la propria abitazione in una sorta di home restaurant ante litteram, frequentato da figure quali Andrea Zanzotto, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Ernest Hemingway, Goffredo Parise, Neri Pozza, Filippo de Pisis, Franco Zeffirelli e Vittorio Gassman. La sua storia e quella del suo cenacolo prendono nuovamente vita nel 2026 in occasione del 110 anniversario della sua nascita, con l’uscita dei primi cinque episodi del podcast “Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai”, tra memoria, aneddoti, ricette, identità e tradizione.

Il podcast, realizzato da Madagascar Communication con il contributo di Regione del Veneto, è articolato in dieci episodi e prende avvio dalla storica stagione olimpica del 1956 per raccontare una donna che fece della propria cucina uno spazio di dialogo e scambio intellettuale. Attorno al focolare di Rachele si sono seduti scrittori, editori, registi e attori che a Cortina trovavano non solo ospitalità, ma anche un luogo di confronto autentico accompagnato dai sapori della tradizione locale: dai casunziei alla selvaggina, dalle zuppe allo strudel. Un itinerario gastronomico che la stessa Rachele raccolse nel volume “La Cucina Ampezzana”, oggi pubblicato da Tarka Edizioni, e che accompagna quello letterario, restituendo le suggestioni di un Veneto narrato anche attraverso stagioni, territorio e altri piatti e prodotti tipici come il radicchio trevigiano, i bigoli padovani, il bacalà vicentino, lo storione in umido del Polesine, fino al lesso con pearà veronese e le frittole veneziane. A guidare il racconto è la voce di Silvia Fiore Scarabello, che intreccia i ricordi di Mina Buscicchio Balsamo, nipote di Rachele e custode della memoria familiare.

I primi cinque episodi, disponibili sulle principali piattaforme di streaming, saranno seguiti dal rilascio della seconda parte il 5 marzo, inserendosi nel clima culturale che caratterizza i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. L’impianto ricostruisce la formazione di Rachele, gli incontri giovanili, la grande stagione letteraria di Cortina nel ‘900 e il dialogo costante con le province venete attraverso la cucina e la memoria gastronomica. A Rachele Padovan, infatti, si deve la codificazione in patrimonio condiviso di un sapere domestico tramandato prima quasi solo oralmente. Dalla Treviso del poeta Andrea Zanzotto alla Padova del gastronomo e scrittore Giuseppe Maffioli, dalla Vicenza narrata da Goffredo Parise al Polesine raccontato da Giovanni Comisso e Gian Antonio Cibotto, passando per la Venezia amata e frequentata da Ernest Hemingway, fino alla Verona avventurosa di Emilio Salgari e alla Belluno sospesa e visionaria di Dino Buzzati, ogni episodio intreccia biografia, paesaggio e tradizioni culinarie venete, costruendo un itinerario che unisce parole e sapori. Ne emerge un racconto corale in cui la tavola diventa luogo di relazione, la montagna dialoga con la pianura e la storia culturale del territorio si compone attraverso voci, ricette e incontri.

“Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai” è scritto da Anna Ferrarese e Silvia Fiore Scarabello. Sigla, musiche, sound design e post-produzione audio sono di Andrea Ascani per Globe Studio; creative producer è Giada Chervatin; fonico di presa diretta Michele Bacelle. Intervengono, inoltre, Francesco Chiamulera, giornalista e curatore di “Una Montagna di Libri”; la Consultrice dell’Accademica Italiana della Cucina ed esperta di tradizioni locali Paola Franco; il giornalista esperto di enogastronomia Renato Malaman, lo chef Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini del ristorante SanBrite.

La Ue ha sanzionato 8 persone per violazioni dei diritti umani in Russia

La Ue ha sanzionato 8 persone per violazioni dei diritti umani in Russia

Roma, 23 feb. (askanews) – L’Unione europea ha imposto oggi sanzioni ad altre otto persone che ritiene responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, repressione della società civile e dell’opposizione democratica e di indebolimento della democrazia e dello Stato di diritto in Russia. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue, mentre i 27 continuano a cercare di raggiungere un accordo politico sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca per la sua invasione dell’Ucraina.

Per quanto riguarda le persone designate oggi, i loro beni saranno congelati e ai cittadini e alle aziende dell’Ue sarà vietato mettere a loro disposizione fondi, ha dichiarato il Consiglio dell’Unione europea in una nota, aggiungendo che sarà loro vietato anche l’ingresso o il transito nel territorio dell’Ue. Le nuove aggiunte alla lista nera riguardano membri della magistratura – due giudici, un pubblico ministero e un investigatore – coinvolti in processi a sfondo politico e responsabili della condanna degli attivisti russi Dmitry Skurikhin e Oleg Belousov. Inoltre, le misure concordate oggi riguardano i direttori delle colonie penali e di un centro di detenzione preventiva.

D’Eramo: biologico e made in Italy sono un binomio vincente

D’Eramo: biologico e made in Italy sono un binomio vincente

Roma, 23 feb. (askanews) – “Fiere come queste rappresentano importanti vetrine delle eccellenze dei nostri territori, del patrimonio di biodiversità e di produzioni che coniugano insieme qualità e sostenibilità”. Lo ha detto il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Luigi D’Eramo, presente oggi a Sana Food e a Slow Wine Fair, le due manifestazioni organizzate da BolognaFiere, con il Patrocinio del Masaf.

Il sottosegretario è intervenuto a Rivoluzione Bio, gli Stati generali del biologico, consueto appuntamento per tracciare un bilancio sullo stato del settore e indicare le strategie e le politiche nazionali per il suo sviluppo. “La fotografia complessiva del comparto – ha affermato – si conferma positiva: per superfici coltivate, con sette regioni più la Provincia autonoma di Bolzano che sono già oggi sopra il 25% di Sau bio e altre due molto vicine all’obiettivo, e per numero di operatori. Dati che consolidano la leadership dell’Italia. In questi anni abbiamo colto significativi risultati anche grazie alle misure e ai fondi messi in campo come Masaf a sostegno di associazioni, biodistretti e filiere biologiche”.

Anche per quanto riguarda i programmi della misura Pnrr che riguarda i contratti di filiera il biologico gioca un ruolo chiave, con 28 programmi su 88 totali. “Numeri che potranno aumentare grazie ai 2 miliardi di euro aggiuntivi alla dotazione Pnrr di competenza del Masaf”, ha aggiunto D’Eramo.

Il sottosegretario ha ricordato come tra gli strumenti più attesi ci sia il Marchio del biologico italiano, alla cui adozione mancano solo gli ultimi passaggi procedurali. “Biologico e Made in Italy – ha ricordato D’Eramo – rappresentano un binomio vincente e una grande opportunità di sviluppo. I dati confermano che prosegue il trend di crescita dei consumi domestici e delle esportazioni, con interessanti prospettive legate ai consumi fuori casa”.

Il Marchio Bio italiano quindi “sarà un valore aggiunto sia per i cittadini sia per i produttori e aiuterà a valorizzare e a difendere le filiere nazionali, dando ulteriore slancio a un modello di agricoltura capace di rispondere alle grandi sfide che abbiamo davanti. Basti citare un dato riportato da Nomisma: oggi i due terzi dei consumi è concentrata sul 20 per cento delle famiglie. Il Marchio del bio italiano potrà così dare maggiore forza soprattutto alle produzioni delle aree interne e di montagna. Continuiamo a puntare in modo convinto su innovazione e ricerca e su modelli virtuosi per la salute e per l’ambiente”, ha concluso D’Eramo.

Napoli, mamma Domenico: Fondazione per mantenere viva memoria

Napoli, mamma Domenico: Fondazione per mantenere viva memoria

Roma, 23 feb. (askanews) – “La Fondazione è importante per mantenere viva la memoria di Domenico, per aiutare tutte quelle persone che sono state vittime di malasanità. E poi vorrei ricordare anche tutto questo sciacallaggio che c’è stato, stanno usando il nome di mio figlio per soldi cosa che io non accetto. Io non ho mai avuto un euro, mai voluto un euro da nessuno”. Lo ha detto Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto a seguito di un trapianto di cuore con un organo danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli. La donna è stata intervistata dalla trasmissione Ore 14 in onda su Rai 2 e condotta da Milo Infante.

“Ho saputo dai giornali che l’intervento non era andato come doveva, dopo un mese e mezzo. Mi avevano detto solo che il cuore non era partito e che ne dovevamo aspettare un altro. È arrivata l’ora della verità. Me lo devono e lo devono a mio figlio. Chiedo solo giustizia”, ha aggiunto la signora, ricordando i fatti principali della vicenda.

È intervenuto anche Francesco Petruzzi, il legale della famiglia, che oggi insieme alla mamma di Domenico si è recato in Procura. “Vorrei fare una precisazione, io credo che alla fine di questa storia dove gli indagati sono passati da sei a sette, le nostre accuse – anche quelle relative alla volontà di insabbiare – sono rivolte alle persone che hanno materialmente commesso il fatto, non all’ospedale Monaldi quindi non alla vicedirettrice sanitaria, non alla direttrice generale. Però credo che la riprova della loro estraneità la avremo nel momento in cui nel procedimento penale li vedremo costituirsi parte civile. Se il Monaldi non si costituirà parte civile o parte lesa, mi dovrò ricredere”. “Noi oggi abbiamo chiesto alla Procura di modificare il titolo di reato in omicidio volontario e l’applicazione di misure cautelari nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili”, ha spiegato il legale.

“Avrò la risposta quando verrà fatta giustizia. Ora non accuso nessuno”, ha aggiunto la mamma di Domenico.

Alfa con i Major Lazer durante la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici

Alfa con i Major Lazer durante la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici

Milano, 23 feb. (askanews) – La cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 all’Arena di Verona ha consacrato “Lean On” come uno dei momenti clou della serata, con il ritorno della vocalist originale MØ affiancata da Alfa. “Lean On (ALFA Remix)”, presentata dal vivo durante la Cerimonia Di Chiusura ,è ora disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Pubblicata dieci anni fa, “Lean On” di Major Lazer & DJ Snake feat. MØ si è affermata come uno degli inni simbolo degli anni 2010, diventando uno dei primi brani a superare il miliardo di stream. Ad oggi ha accumulato oltre 8 miliardi di ascolti su tutte le piattaforme. Nel 2026, il brano si reinventa in una nuova versione con ALFA, che ha scritto e interpretato una strofa originale . “Siamo onorati di esibirci alla Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali.” Dichiarano i Major Lazer “È un evento unico che riunisce il mondo intero nel segno della pace. È fantastico ritrovare artiste con cui abbiamo collaborato in passato, MØ e Nyla, e aver avuto l’opportunità di lavorare con il nuovo campione del pop italiano, Alfa”. “Sono un grande fan dei Major Lazer, quindi poter scrivere una mia parte in un brano gigantesco e iconico come “Lean On” è qualcosa che per me ha dell’incredibile”. Dichiara Alfa.” Avere poi l’opportunità di cantarlo insieme a MØ in un evento così importante come la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 rende tutto ancora più speciale. È un onore immenso poter rappresentare, nel mio piccolo, l’Italia in un momento seguito in mondovisione e condividere questa emozione con il pubblico di tutto il mondo..» Sul palco, i Major Lazer hanno proposto un set esclusivo di dieci minuti costruito attorno a “Lean On”, “Bumaye”, “Light It Up (Remix)”, “Que Calor” e “Get Free”, insieme a MØ, Nyla e ALFA. Questo grande finale segna il ritorno dei Major Lazer in primo piano nel 2026. Quest’anno il gruppo tornerà sui palchi dei principali festival, tra cui Ultra Music Festival a Miami, Coachella a Indio ad aprile, Solidays e Garorock in Francia, oltre a molti altri eventi in tutto il mondo. Tra la performance olimpica, l’uscita di “Lean On (ALFA Remix)” e il remix di Robin Schulz pubblicato poche settimane fa, il 2026 consacra “Lean On” come un classico in continua evoluzione, al centro del ritorno dei Major Lazer sui palchi e nelle playlist di tutto il mondo.

Dazi Usa, Scocchia: da Ue serve risposta compatta per garantire stabilità

Dazi Usa, Scocchia: da Ue serve risposta compatta per garantire stabilità

Milano, 23 feb. (askanews) – Per Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè, le aziende di fronte alla nuova ondata di incertezze generata dai dazi di Trump devono essere in grado di reagire in tempi brevi, cercando di cogliere opportunità alternative in altri mercati. Dal canto loro, tuttavia, le istituzioni europee devono dare una risposta compatta e responsabile, per garantire stabilità.

“La notizia dell’introduzione di nuovi dazi generalizzati da parte dell’amministrazione Usa aggiunge ulteriore instabilità a un quadro geo economico già complesso – dice in una nota – Dal punto di vista delle aziende la pianificazione strategica e lo sviluppo operativo diventano sempre più sfidanti a causa di un contesto che cambia continuamente secondo logiche difficilmente prevedibili”.

“In uno scenario internazionale così fluido, il nostro compito come imprese è quello di essere pragmaticamente strategiche e strategicamente pragmatiche – prosegue – Questo significa essere capaci di reagire in tempi brevi adattando piani e strategie al fine di minimizzare gli impatti negativi e cercare di cogliere, ove presenti, opportunità alternative in altri mercati, senza perdere di vista la strategicità del mercato americano nel lungo termine”.

“Ovviamente – conclude – dalle istituzioni europee ci aspettiamo una risposta compatta, ragionata e responsabile, volta a garantire stabilità negli accordi commerciali.”

Cesvi: installazione a Milano a quattro anni di guerra in Ucraina

Cesvi: installazione a Milano a quattro anni di guerra in Ucraina

Roma, 23 feb. (askanews) – Nel quarto anniversario dall’inizio del conflitto in Ucraina, CESVI porta al Teatro Carcano di Milano l’installazione “RESTO”, un’esperienza immersiva che racconta l’emergenza di ordigni inesplosi e mine nel Paese. Apertura gratuita al pubblico sabato 28 febbraio dalle 11 alle 15.

In Ucraina la guerra c’è anche dove non si vede. Nel Paese, infatti, una minaccia invisibile colpisce civili, bambini e agricoltori, limitando fortemente la vita quotidiana. Si tratta delle mine antiuomo che, insieme agli ordigni inesplosi, si nascondono nei campi, lungo le strade, nei cortili delle case. Dal 2022 si sono registrati 467 morti e più di mille feriti a causa dello scoppio di mine e residui bellici[1], in un contesto in cui circa 137mila chilometri quadrati di territorio risultano ancora contaminati – una superficie più grande dell’intero territorio della Grecia – in particolare nelle zone orientali del Paese. Oggi oltre 5,4 milioni di persone hanno bisogno di interventi di sminamento e di attività di sensibilizzazione sui rischi rappresentati dagli ordigni esplosivi: l’84% degli sfollati interni indica la contaminazione da mine come la principale preoccupazione durante l’evacuazione o la permanenza in aree occupate.

A quattro anni dall’inizio della guerra il bilancio è drammatico. Sono 12,7 milioni gli ucraini che necessitano di supporto umanitario, inclusi oltre 2 milioni di bambini. Dall’inizio del conflitto su larga scala nel Paese si contano oltre 55.000 vittime (di cui 14.999 morti) quasi 40 persone uccise o ferite al giorno. Una delle conseguenze più devastanti della guerra in corso, anche se meno visibile, sono proprio mine e ordigni inesplosi. A questa emergenza CESVI fornisce una risposta attraverso il progetto SAFE STEPS, finanziato dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e realizzato in partnership con MAG (Mines Advisory Group) e UDA (Ukrainian Deminers Association): un’azione umanitaria per il ritorno sicuro delle popolazioni nelle aree colpite dal conflitto nell’oblast di Kharkiv, una delle zone più contaminate da mine e ordigni inesplosi.

Per sensibilizzare su questa drammatica situazione, e in concomitanza con il quarto anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina, nasce “RESTO”, l’installazione esperienziale che CESVI promuove, in collaborazione con il Teatro Carcano di Milano che la ospiterà da oggi fino al 1° marzo 2026. All’incontro di presentazione dell’iniziativa sono intervenute/i: Lella Costa, direttrice artistica del Teatro Carcano e ambasciatrice CESVI, insieme alla regista e Direttrice Artistica Serena Sinigaglia; Stefano Piziali, direttore generale di CESVI; Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo; l’artista Mariangela Bombardieri e Christian Gancitano, curatore.

La parola “RESTO” racchiude il significato simbolico dell’iniziativa: rimanere, resistere, opporsi. RESTO come voce del verbo restare: rimanere come atto di difesa, scelta consapevole e non passiva. Restare per proteggere, per opporsi alla sopraffazione, affermando la presenza e la dignità delle persone anche nei contesti segnati dal conflitto. Il progetto propone due installazioni interattive, “AURIS” e “NIMBUS”, che utilizzano dispositivi tattili e sonori per evocare esperienze di ascolto e comunicazione senza parole. L’installazione AURIS è composta da piccoli tappeti su cui sono poggiate delle mine antiuomo, ognuna con un nome, una voce e una storia da raccontare. L’opera invita il pubblico ad ascoltare e a fermarsi, creando un’esperienza sensoriale che stimola la riflessione su una realtà ancora drammaticamente presente nella quotidianità di milioni di persone. NIMBUS invece entra in contatto con i visitatori attraverso caschi militari, dotati di elementi luminosi e di una particolare tipologia di “nimbo”. Ogni casco, interagendo con il portatore, amplifica la comunicazione visiva, creando una connessione emotiva e fisica con il pubblico.

Ucraina,Vannacci: a morire in Donbass ci vadano Calenda, Gualmini e Azione

Ucraina,Vannacci: a morire in Donbass ci vadano Calenda, Gualmini e Azione

Roma, 23 feb. (askanews) – “Calenda, Gualmini e Azione vogliono mandare i nostri figli a morire per Kiev! Diano l’esempio: ci vadano loro! Prendano zaino, scarponi e fucile (sempre che sappiano come si usano) e vadano a morire in Donbass”. E’ quanto scrive sui social Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale.

“C’è un paese che fa parte dell’Unione Europea ed è dal 1974 che è invaso dai turchi: è Cipro. Eppure Von der Leyen e Calenda non vogliono un Rearm Europe per mandare a casa i Turchi da un paese invaso appartenente all’Unione europea. La narrativa che questa è la nostra guerra è falsa!”, conclude.