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Tag: Sanremo 2023

Vino, Flavio Geretto nuovo direttore generale di Cantina Rauscedo

Vino, Flavio Geretto nuovo direttore generale di Cantina Rauscedo

Milano, 2 mar. (askanews) – Cantina Rauscedo ha nominato Flavio Geretto nuovo direttore generale, una scelta che apre una nuova fase per la cooperativa friulana, incidendo sulla sua organizzazione interna e sul percorso di consolidamento avviato negli ultimi anni. La nomina punta a rafforzare i processi gestionali, valorizzare il ruolo degli oltre 300 soci e definire con maggiore chiarezza le linee di sviluppo per il territorio. Geretto lascia quindi Villa Sandi dove ha ricoperto per diversi anni il ruolo di dfirettore commerciale.

Fondata nel 1951, la realtà con sede a San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) opera su circa 2.000 ettari vitati compresi tra i fiumi Tagliamento, Meduna e Cellina, ed è specializzata nella produzione di vini bianchi friulani e Prosecco. Il territorio è caratterizzato da suoli sassosi e da condizioni agronomiche che richiedono interventi costanti, e in questo ambiente si è formata l’identità produttiva della cooperativa, dove la viticoltura ha segnato la vita della comunità e continua a essere il riferimento centrale per le famiglie conferenti.

“Cantina Rauscedo ha attraversato negli ultimi anni un periodo di sviluppo, rafforzando la propria organizzazione e consolidando le basi per il futuro. Oggi sentivamo la necessità di compiere un ulteriore passo avanti, non solo sul piano commerciale, ma soprattutto sotto il profilo organizzativo e strategico” ha spiegato il presidente Antonio Zuliani, evidenziando che “abbiamo scelto Flavio Geretto per la visione che ha dimostrato nel corso della sua carriera: una visione che non si limita alle vendite, ma che riguarda la costruzione di modelli solidi, processi chiari e governance efficace. Siamo convinti che la sua esperienza e il suo approccio manageriale possano accompagnare la nostra cooperativa in una nuova fase di sviluppo, valorizzando le persone e rafforzando ulteriormente la nostra identità friulana”.

Geretto, attivo da oltre ventisette anni nel settore con competenze trasversali tra area commerciale e area manageriale, ha illustrato gli elementi centrali del proprio mandato. “Arrivo a Cantina Rauscedo in un momento importante, che ha reso la struttura ancora più solida e consapevole delle proprie potenzialità” ha affermato, aggiungendo che “questo è un elemento fondamentale: costruire è sempre più semplice quando si parte da basi sane e da un’organizzazione qualificata. Ho trovato persone preparate, competenti e motivate. E quando ci sono persone valide, le imprese diventano più semplici: si lavora meglio, si decide con maggiore chiarezza e si cresce in modo più armonico”.

“Vedo nel modello cooperativo non solo una forma organizzativa, ma una visione del futuro: fare squadra, condividere obiettivi, unire competenze per affrontare mercati sempre più complessi” ha proseguito Geretto, sottolineando che il futuro del vino italiano, e del Friuli in particolare, passa anche dalla capacità di fare sistema”. Il manager ha quindi messo l’accento sul suo rapporto con il territorio, osservando: “Amo il Friuli per la sua autenticità, per la concretezza delle persone e per la cultura del lavoro che qui si respira. Cantina Rauscedo rappresenta questa identità in modo coerente e credibile. Il mio impegno – ha concluso Geretto – sarà quello di rafforzare ulteriormente l’organizzazione, valorizzare il capitale umano e dare continuità a un percorso di crescita equilibrato, nel rispetto dei soci e del territorio: l’obiettivo è costruire valore nel tempo, consolidando il ruolo di Cantina Rauscedo come espressione autentica del Friuli e della sua capacità di cooperare”.

A Milano il conducente del tram indagato per disastro ferroviario

A Milano il conducente del tram indagato per disastro ferroviario

Milano, 2 mar. (askanews) – Scatta l’iscrizione nel registro degli indagati per l’autista del tram deragliato venerdì pomeriggio lungo viale Vittorio Veneto, a Milano, provocando due vittime e una cinquantina di feriti. L’uomo, un 60enne con oltre 35 anni di esperienza in Atm, è accusato di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ferroviario.

Nel frattempo gli agenti della polizia locale si sono presentanti nella sede di Atm per un’acquisizione di documenti utili per lo sviluppo dell’inchiesta coordinata dalla pm Elisa Calanducci e diretta dal procuratore Marcello Viola. Gli inquirenti hanno acquisito documenti sulle comunicazioni tra la conducente e la centrale della municipalizzata milanese dei trasporti per far luce sulla tragedia.

Conti pubblici, l’Istat: nel 2025 il deficit-Pil cala al 3,1%

Conti pubblici, l’Istat: nel 2025 il deficit-Pil cala al 3,1%

Roma, 2 mar. (askanews) – Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, misurato in rapporto al Pil, è stato pari a -3,1%, a fronte del -3,4 % nel 2024. Lo ha reso noto l’Istat.

Il saldo primario, ossia l’indebitamento netto meno la spesa per interessi, misurato in rapporto al Pil è stato pari a +0,7% (+0,5% nel 2024). Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,5% rispetto al 2024. Lo ha reso noto l’Istat rivedendo al ribasso la precedente stima, diffusa il 30 gennaio, che dava una crescita a +0,7%.

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 2.258.049 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.

Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.

Al Consolato dell’Iran a Milano murale con Trump seduto su lapide Khamenei

Al Consolato dell’Iran a Milano murale con Trump seduto su lapide Khamenei

Roma, 2 mar. (askanews) – È apparso al Consolato Generale della Repubblica Islamica dell’Iran a Milano un murale di aleXsandro Palombo che raffigura il presidente degli Stati Uniti Donald Trump seduto su una lapide con la scritta “RIP Khamenei”. L’opera, che l’artista aveva già realizzato a gennaio nei pressi del Consolato degli Stati Uniti, assume oggi un valore sorprendentemente premonitore alla luce della morte della guida suprema iraniana Ali Khamenei, avvenuta nelle scorse ore in seguito ai raid americani e israeliani.

Nel murale Trump è ritratto con le braccia conserte sopra la lapide dell’ayatollah, che ha governato l’Iran per 37 anni dal 1989 fino alla sua morte ed è considerato il leader iraniano più longevo dopo lo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Negli ultimi anni Palombo ha dedicato numerosi lavori alla situazione iraniana e ai diritti civili nel Paese, e la presenza del murale davanti al Consolato iraniano si inserisce in questo percorso. Su questo stesso muro erano apparse opere come The Cut del 2022, con Marge Simpson che si taglia i capelli in solidarietà a Mahsa Amini, e Freedom del 2024, ispirata alla vicenda della studentessa Ahoo Daryaei fermata dalla polizia morale dopo un gesto di protesta nel campus dell’Università Azad di Teheran.

Il murale si configura come un testamento visivo che attraversa il tempo e si inserisce nel corpus di opere con cui Palombo continua a denunciare il regime iraniano e a raccontare le trasformazioni sociali e i diritti umani in Iran.

Plures con Estra e Centria amplia la rete gas

Plures con Estra e Centria amplia la rete gas

Roma, 2 mar. (askanews) – Plures rafforza la propria presenza nella distribuzione del gas con l’avvio, dal 1° marzo, della gestione operativa in nuovi Ambiti Territoriali Ottimali di cinque regioni italiane. L’operazione nasce dall’aggiudicazione, nell’ambito di una procedura competitiva avviata da Italgas, di 8 ATEM su 14 per i quali era stata presentata un’offerta da parte dell’Associazione Temporanea di Imprese guidata da Plures e composta da Estra e Centria, società del Gruppo attive nel settore energia. Con questa operazione, del valore di 186 milioni di euro, Plures consolida il proprio modello di multiutility territoriale evoluta, capace di competere su scala nazionale mantenendo un forte radicamento locale, facendo leva sull’esperienza industriale di Estra e sulla capacità operativa di Centria. Gli ATEM aggiudicati sono: Bari 2 Sud, Barletta-Andria-Trani, Pisa, Teramo, Massa Carrara, Viterbo, Campobasso e Frosinone 2. I territori coinvolti comprendono complessivamente 74 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Molise, Puglia e Toscana, regioni nelle quali il Gruppo opera già da tempo e in cui l’aggiudicazione degli ATEM rappresenta un rafforzamento e una razionalizzazione del presidio territoriale.

L’ingresso dei nuovi ambiti porterà nel perimetro del Gruppo circa 190.000 nuovi punti di riconsegna (PdR), facendo crescere il totale gestito a circa 825.000 rispetto ai 635.000 precedenti. Il valore delle reti gestite registrerà un incremento di circa il 30% rispetto al perimetro originario. Le infrastrutture interessate comprendono circa 2.600 chilometri di rete, 50 cabine di primo salto e oltre 600 gruppi di riduzione. Il volume annuo di gas distribuito è stimato in circa 180 milioni di metri cubi.

Il percorso di integrazione sarà articolato in più momenti: 1° marzo 2026 – 25 Comuni (ATEM Bari 2 Sud, Barletta-Andria-Trani, Pisa e Teramo). Successivamente saranno acquisiti altri 49 Comuni (ATEM Massa Carrara, Viterbo Campobasso e Frosinone 2). Nella prima fase migreranno oltre 120.000 PdR. La gestione operativa sarà curata da Centria, società di distribuzione del Gruppo Estra, che assumerà la gestione tecnica e operativa delle reti nei territori interessati, garantendo continuità e presidio locale.

Insieme agli asset entraranno progressivamente in Centria 103 dipendenti provenienti da Italgas. Per assicurare pieno presidio operativo sono state individuate e allestite 7 nuove sedi operative, complete di uffici e magazzini. Il processo di integrazione è stato pianificato per garantire continuità del servizio, sicurezza delle reti e prossimità ai cittadini e agli enti locali.

Commenta Alberto Irace, ad di Plures: “L’aggiudicazione di 8 ATEM nell’ambito di una procedura competitiva rappresenta un risultato industriale di rilievo e conferma la solidità del nostro progetto di crescita. Rafforziamo la presenza in territori nei quali operiamo già, consolidando il nostro ruolo nella distribuzione gas con un approccio coerente e integrato. Le reti sono infrastrutture strategiche per il Paese e richiedono competenze, investimenti e visione di lungo periodo: questa operazione si inserisce pienamente nel Piano Industriale 2025-2029 e consolida il modello di multiutility territoriale evoluta che stiamo costruendo”.

Dichiara Francesco Macrì, presidente esecutivo di Estra: “L’operazione rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita di Estra e della sua società di distribuzione Centria. L’integrazione dei nuovi ambiti consolida il nostro presidio territoriale e rafforza una struttura industriale costruita nel tempo, fondata su competenze tecniche, qualità del servizio e sicurezza delle infrastrutture. Questa crescita dimensionale rafforza ulteriormente la capacità di Estra di contribuire allo sviluppo del progetto di multiutility dei territori”.

Conflitto Iran scuote borse europee: Piazza Affari male con banche

Conflitto Iran scuote borse europee: Piazza Affari male con banche

Milano, 2 mar. (askanews) – L’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente scuote i mercati. A Milano il Ftse Mib cede il 2,36% a 46.095,78 punti mentre l’All Share arretra del 2,35%. Nel resto del Vecchio Continente non va meglio: il Dax cede il 2,31%, il Cac40 l’1,93, l’Ibex di Madrid il 3%. Limitano le perdite intorno all’1% Londra e Amsterdam.

Sul listino principale milanese, le vendite risparmiano pochi titoli. Alle perdite si sottraggono, infatti, solo le azioni del comparto della difesa e gli energetici, sostenuti dalla corsa del prezzo del greggio e del gas: Leonardo sale del 5,11%, in scia anche all’imminente commessa da 1 miliardo da parte del governo britannico per la costruzione di elicotteri. Corrono poi Eni (+4,12%) e Fincantieri (+1,66%) seguite a distanza da Italgas (+0,82) e Tenaris (+0,74%).

Crolla invece Stellantis che lascia su terreno il 5,33% a 6,571 euro. Vendite anche sui titoli bancari con Bper Banca a 4,7%, Mps (-4,35%), Unicredit (-4,32%), Popolare di Sondrio (-4,30%) e Intesa Sanpaolo (-4,27%). Male anche i titoli del lusso con Cucinelli (-4,25%) e Moncler (-4,21%).

Intanto il petrolio continua la sua corsa col Brent che si mantiene a ridosso degli 80 dollari al barile e il Wti che supera i 73 dollari (+9%). Anche il gas continua a infiammarsi: il Ttf ad Amsterdam sale del 24,7% a 39,86 euro al MWh. Sul fronte valutario il cambio euro/dollaro è in calo dello 0.91% con la moneta unica scambiata a 1,17 dollari.

Carburanti, prezzi in deciso rialzo con gasolio ai massimi da 11 mesi

Carburanti, prezzi in deciso rialzo con gasolio ai massimi da 11 mesi

Roma, 2 mar. (askanews) – In deciso rialzo i prezzi di benzina e gasolio alla pompa, con nuovi rialzi sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi. Il gasolio è al livello più alto da oltre undici mesi, dal 28 febbraio 2025. Ma è solo l’inizio: gli aumenti che si registrano questa mattina non tengono infatti conto del balzo delle quotazioni petrolifere registrato questa mattina dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, sabato mattina. Il Brent è balzato del 10% superando gli 80 dollari al barile negli scambi infragiornalieri (l’ultima chiusura sopra gli 80 dollari risale al luglio 2024). Gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani. A preoccupare è anche il gas, con il Ttf schizzato del 30% negli scambi infragiornalieri.

Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Ip ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio.

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy ed elaborati da Staffetta Quotidiana, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,673 euro/litro (+3 millesimi, compagnie 1,682, pompe bianche 1,655), diesel self service a 1,728 euro/litro (+8, compagnie 1,738, pompe bianche 1,706). Benzina servito a 1,813 euro/litro (+3, compagnie 1,860, pompe bianche 1,725), diesel servito a 1,865 euro/litro (+7, compagnie 1,913, pompe bianche 1,774). Gpl servito a 0,690 euro/litro (+1, compagnie 0,701, pompe bianche 0,678), metano servito a 1,404 euro/kg (invariato, compagnie 1,415, pompe bianche 1,394), Gnl 1,232 euro/kg (-1, compagnie 1,239 euro/kg, pompe bianche 1,227 euro/kg).

Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,778 euro/litro (servito 2,038), gasolio self service 1,829 euro/litro (servito 2,088), Gpl 0,829 euro/litro, metano 1,464 euro/kg, Gnl 1,321 euro/kg.

Rafforzare o depotenziare il mercato Ue dei permessi di emissione?

Rafforzare o depotenziare il mercato Ue dei permessi di emissione?

Roma, 2 mar. (askanews) – C’è una divergenza ormai evidente tra i paesi dell’Ue che sostengono la necessità di continuare e intensificare le politiche per la decarbonizzazione dell’industria e di tutta l’economia (in particolare portando avanti come previsto l’applicazione del sistema Ets (‘Emission Trading System’, il mercato europeo dei permessi di emissione di gas a effetto serra), e gli Stati membri che invece chiedono chiaramente un cambio di direzione (con modifiche anche sostanziali dello stesso Ets).

L’obiettivo, per questi ultimi, sarebbe quello di dare priorità alla competitività, riducendo i costi per le imprese industriali che già devono pagare l’energia a costi molto maggiori di quelli dei concorrenti extra Ue. A questo fine, sostengono, è necessario ‘riformare’, e anche ‘sospendere’ l’Ets, se non smantellarlo del tutto, rallentare il suo meccanismo di riduzione progressiva del tetto annuale di emissioni, annullare o ritardare l’eliminazione graduale entro il 2034 dell’allocazione di quote di CO2 gratuite alle industrie ad alto consumo energetico. Tutte misure che frenerebbero comunque la tabella di marcia verso l’obiettivo previsto di una riduzione delle emissioni del 62% nel 2040, rispetto al 2005 per i settori coinvolti; così come d’altra parte è già stato fatto, con un certo successo, per quanto era previsto con l’obiettivo zero emissioni nette al 2035 per il settore auto.

Quello che è emerso sempre più chiaramente durante il mese di febbraio è che a difendere nel modo più netto la decarbonizzazione e l’Ets, che ne è il pilastro fondamentale, è soprattutto la Spagna, insieme alla Francia, mentre sull’altro fronte lo Stato membro più in prima linea è l’Italia, fiancheggiata da altri paesi come Austria e Repubblica ceca. La Germania, che con il governo precedente (con i Verdi nella coalizione) aveva sempre promosso e difeso l’Ets, ha assunto negli ultimi mesi una posizione ambigua, sotto la fortissima pressione soprattutto della sua potente industria chimica (che è tra i comparti più generosamente sostenuti dalle allocazioni di quote di emissioni gratuite).

Al vertice di Anversa dell’industria europea, l’11 febbraio, alla vigilia del ‘retrait’ informale dei leader dell’Ue sulla competitività nel castello belga di Alden Biesen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva fatto delle dichiarazioni sorprendenti sull’Ets, almeno nel tono: ‘Questo sistema – aveva osservato – è attuato per ridurre le emissioni di CO2 e allo stesso tempo abilitare le imprese a installare delle linee di produzione a zero emissioni. Ma se questo obiettivo non è raggiungibile, e questo (l’Ets, ndr) non è lo strumento giusto, dovremmo essere molto aperti a rivederlo, o almeno a ritardarlo’. E aveva aggiunto: ‘Dovremmo evitare qualunque cosa che stia compromettendo la competitività della nostra industria’.

Dicendosi poi ‘pienamente in linea con chi dice che dobbiamo fare di più contro il cambiamento climatico’, Merz aveva puntualizzato che questo, tuttavia, non deve essere fatto ‘al costo della nostra industria’ e dei suoi posti di lavoro, che è ‘inaccettabile’. E, aveva ribadito, ‘questo è il motivo per cui io sono in linea con quanti dicono che, se questo non è lo strumento giusto, dobbiamo parlarne e dobbiamo cambiarlo se non funziona’. Perché, ‘l’Europa non può definire degli obiettivi climatici ambiziosi, lasciando che scompaia la sua base industriale. Alti prezzi dell’energia, combinati con i costi del carbonio (cioè dei permessi di emissione, che oggi si aggirano intorno agli 80 euro per tonnellata di CO2, ndr) stanno accelerando la deindustrializzazione, non la decarbonizzazione’, aveva concluso il cancelliere, tra gli applausi degli industriali.

Merz, tuttavia, ha cambiato notevolmente i toni nei giorni successivi. Durante il vertice Ue informale di Alden Biesen , il 12 febbraio, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva difeso in modo circostanziato ed efficace il mercato europeo dei permessi di emissione e i notevoli risultati che ha conseguito finora, sottolineando che da quando è stato introdotto, nel 2005, ‘le emissioni sono diminuite del 39%, mentre i settori coperti dall’Ets hanno avuto una crescita del 71%. Quindi decarbonizzazione e crescita possono andare di pari passo’.

Von der Leyen contro Merz, quindi? Non proprio. Il cancelliere tedesco si è affrettato a precisare la sua posizione nella conferenza stampa al termine dello stesso vertice, con una vistosa marcia indietro in cui ha sostanzialmente ripreso gli argomenti della presidente della Commissione. ‘Ci sono colleghi – ha detto – molto critici nei confronti di questo sistema. Io non condivido questa critica in questa forma. L’Ets, che esiste ormai da 20 anni, e la presidente von der Leyen ha citato i dati rilevanti nella nostra discussione odierna, è uno strumento efficace che abbiamo attuato in Europa, e che consente la crescita senza generare ulteriori emissioni di CO2. Al contrario, le emissioni di CO2 sono diminuite di quasi il 40%, mentre l’industria è cresciuta di circa il 70% dall’introduzione del sistema. Questo dimostra – ha affermato a questo punto Merz – che disponiamo dello strumento giusto’.

‘Tuttavia – ha aggiunto, per cercare di giustificare le sue affermazioni del giorno prima ad Anversa -, deve essere costantemente adattato. Esistono differenze significative in tutta Europa. La Commissione si è impegnata a presentare una relazione sulle ragioni di queste differenze e degli aggiustamenti di cui potremmo avere bisogno per garantire che il sistema continui a funzionare correttamente’.

Se questa è la posizione tedesca (sì a una riforma che consenta all’Ets di continuare a essere efficace, no al suo smantellamento), il governo italiano non ha invece alcun dubbio, alcun ripensamento, e non fa nessuna concessione: l’Ets sta portando al collasso l’industria europea, è contro la competitività e favorisce la delocalizzazione, e va non solo fortemente modificato, ma anche sospeso subito, ha affermato in sostanza il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, parlando alla stampa al suo arrivo al Consiglio Competitività dell’Ue, il 26 febbraio a Bruxelles.

‘Occorre sospendere il meccanismo dell’Ets in attesa di una riforma che deve essere necessariamente globale, organica, efficace’, ha detto Urso. ‘Tanto più perché oggi il meccanismo ha un effetto perverso: favorisce le speculazioni finanziarie e costringe alla delocalizzazione delle emissioni in altri continenti. Un duplice effetto perverso che dobbiamo bloccare subito’.

In due diversi incontri avuti a Bruxelles la sera prima e la mattina stessa del 26 febbraio (con il gruppo dei paesi Ue ‘Amici dell’Industria’, e con i rappresentanti del settore della chimica e di altre industrie energivore) ‘ho fatto presente – ha riferito il ministro – che siamo tutti consapevoli del fatto che il meccanismo dell’Ets, così come formulato oggi, è solo una tassa, un dazio sulle imprese energivore che non riescono più ad essere competitive. E’ necessario, tutti siamo consapevoli, rivederlo in maniera sostanziale’.

‘Se siamo in presenza del collasso dell’industria della chimica europea, se siamo in presenza della crisi della siderurgia europea, allora – ha avvertito Urso – non possiamo aspettare i tempi del negoziato della nostra Unione europea per trovare soluzioni. Nel frattempo che cerchiamo una soluzione organica efficace dobbiamo sospendere ciò che non va’, ha insistito.

‘Sulla base di questa consapevolezza comune – ha sottolineato il ministro – dobbiamo rivedere, e al più presto, il meccanismo degli Ets che, così come formulato, porta al collasso dell’impresa europea e alla delocalizzazione delle emissioni di carbonio in altri continenti’ E mentre aspettiamo la riforma, che la Commissione intende proporre a luglio, ‘sospendiamo quello che non va, sospendiamo quello che nuoce, sospendiamo quello che è sbagliato, se ne siamo tutti consapevoli: per fare una riforma organica, efficace, congrua, insieme’, ha concluso Urso.

A questo punto ci si potrebbe porre la domanda: è un gioco delle parti? La Germania spinge avanti l’Italia per non esporsi troppo, ma avendo sostanzialmente lo stesso obiettivo, in modo da alzare la pressione, e ottenere di più dalla Commissione, quando presenterà la sua proposta di riforma dell’Ets? E potrebbe essere questo, per Berlino, anche un modo di evitare uno scontro con la Commissione e con Parigi?

Sempre ad Alden Biesen, il 12 febbraio, il presidente francese, Emmanuel Macron aveva difeso con forza il mercato dei permessi di emissione, affermando: ‘Non dobbiamo assolutamente eliminare gli incentivi e i segnali di mercato che abbiamo messo in atto con l’Ets’. E aveva sottolineato: ‘Difendo il nostro Green Deal e la nostra agenda climatica’. Il Green Deal ‘deve essere reso compatibile con la competitività, ma sarebbe un errore strategico – aveva sottolineato Macron – affermare che competitività significhi abbandonare l’azione per il clima.’

Tuttavia, aveva riconosciuto il presidente, ‘è chiaro che l’Ets oggi non funziona bene per alcuni paesi’, in particolare quelli che dipendono maggiormente dai combustibili fossili (come l’Italia, ndr); inoltre, aveva aggiunto, c’è anche il problema della ‘speculazione’ sulle quote di CO2: il loro prezzo, secondo Macron, ‘dovrebbe essere intorno ai 30 o 40 euro’ per tonnellata, invece degli 80 euro attuali, un costo che ‘pesa gravemente su alcune economie’. La Commissione europea, aveva concluso infine il presidente francese, ‘proporrà a marzo delle soluzioni concrete per ridurre questo onere’.

Quanto alla Spagna, sono note le posizioni fortemente pro Green Deal del governo di Pedro Sanchez; ma ora in più c’è un ‘non paper’ sulla competitività europea, un documento informale che ha cominciato a circolare a fine febbraio, che spiega in modo chiaro e ben argomentato la visione di Madrid, diametralmente opposta a quella di chi invoca la priorità della competitività rispetto alle politiche climatiche. E non sono solo parole: la Spagna può contare sui fatti. Nel 2025 ha avuto una crescita del Pil del 2,6% (contro lo 0,8% dell’Italia, l’1,1% della Francia, lo 0,4% della Germania); ha avuto negli ultimi anni una grande accelerazione nell’installazione di capacità per le energie rinnovabili (raddoppiata dal 2019 al 2025), tanto che ora (dati 2025) la sua produzione di elettricità dipende dal gas solo per il 21% (contro il 47% dell’Italia).

In più, da quando si è separata, insieme al Portogallo, dal mercato elettrico europeo nel 2022 (‘eccezione iberica’) la Spagna ha visto i prezzi dell’elettricità ridursi a livelli record (i più bassi nell’Ue dopo quelli della Svezia, mentre in Italia sono i più alti), perché non dipendono più prevalentemente dal prezzo del gas, come invece accade ancora nel resto dell’Ue. La Spagna, insomma, sta diventando un modello virtuoso di come si possono ridurre i fattori negativi che influenzano la competitività delle imprese, non rinunciando alla decarbonizzazione, ma anzi dandole un ruolo centrale di spinta dello sviluppo economico.

Nel paragrafo del non-paper spagnolo intitolato, per l’appunto, ‘Decarbonizzazione come motore per la competitività di lungo termine’, si afferma che ‘l’Ue deve continuare a impegnarsi inequivocabilmente per la sostenibilità e la decarbonizzazione. Poiché il continente europeo sta vivendo il più rapido aumento nel riscaldamento globale, dobbiamo promuovere e accelerare, non indebolire, l’agenda verde. Questo non è solo un imperativo morale, ma una leva per una competitività e una resilienza durature e a lungo termine’, nonché ‘un motore strutturale della trasformazione industriale’. Il non-paper cita i dati della Banca europea degli Investimenti (Bei), secondo cui ‘l’industria delle tecnologie pulite rappresenta già un terzo della crescita del Pil dell’Ue’, mentre, aggiunge, ‘l’Agenzia europea dell’ambiente stima che la piena attuazione del Green New Deal genererebbe 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro’.

‘L’Europa – ricorda il documento informale del governo di Madrid – è un continente povero di combustibili fossili: perseguire un’alternativa rispetto all’energia verde non sarebbe solo un ritorno al passato tecnologico, ma ci costringerebbe anche a una dipendenza permanente da parti terze per la nostra sicurezza energetica. Sole e vento devono essere l’equivalente europeo delle riserve fossili’, che nei paesi Ue sono molto limitate. ‘Prezzi dell’energia competitivi dovrebbero essere raggiunti in modo strutturale, piuttosto che attraverso sussidi continui per importazioni costose che gravano sulle finanze pubbliche e frammentano l’Unione’, dividendola a seconda delle disponibilità di bilancio dei diversi Stati membri.

‘La decarbonizzazione – rileva il non-paper – sta già portando a una riduzione dei prezzi dell’elettricità. L’Ue non può permettersi di ignorare la corsa globale alla tecnologia e agli investimenti verso soluzioni ‘cleantech’. Qualsiasi rallentamento nella decarbonizzazione farebbe direttamente il gioco dei nostri concorrenti. L’Europa rischia di perdere la corsa ai veicoli elettrici, alle batterie, agli elettrolizzatori e ad altre tecnologie verdi se non investe nell’innovazione lungo l’intera catena del valore’.

‘La transizione verde – si avverte nel documento informale – avrà successo solo se eviteremo di inviare segnali contrastanti agli investitori. Abbiamo il potenziale per elettrificare circa il 50% della nostra economia entro il 2040, il che ridurrebbe di due terzi la nostra dipendenza da petrolio, gas e carbone. È tempo di investire massicciamente nelle energie rinnovabili (compresi l’idrogeno verde e i combustibili sostenibili), nello stoccaggio e nella flessibilità, nelle reti e nelle interconnessioni, e di facilitare e accelerare le autorizzazioni’ per i nuovi impianti di rinnovabili.

Infine, dopo aver osservato che ‘alcuni aggiustamenti al sistema attuale per ridurre la volatilità’ dei prezzi delle quote di CO2 ‘potrebbero essere benvenuti’, il non-paper spagnolo sottolinea che ‘smantellare il sistema di scambio dei permessi di emissione è la risposta sbagliata agli elevati prezzi dell’energia. L’Ets è il vero pilastro della politica climatica europea e si è dimostrato una soluzione inventiva, efficiente ed economica per ridurre le emissioni’. La conclusione è chiarissima: ‘Una riforma sbagliata e affrettata rischierebbe di distorcere il segnale di prezzo, che è stato inviato con successo’ finora, ‘senza apportare guadagni di competitività’.

Di Lorenzo Consoli

In Kuwait diversi aerei militari Usa sono precipitati, equipaggi illesi

In Kuwait diversi aerei militari Usa sono precipitati, equipaggi illesi

Roma, 2 mar. (askanews) – “Diversi aerei da combattimento americani sono precipitati questa mattina” in Kuwait, ha reso noto il ministero della Difesa locale, precisando che gli equipaggi “sono sopravvissuti e illesi” e sono stati evacuati e trasferiti in ospedale per controlli sanitari. Le loro condizioni sono “stabili”, è stato aggiunto.

Il ministero della Difesa kuwaitiano ha precisato inoltre che si sta coordinando con l’alleato statunitense in merito alle “circostanze dell’incidente” e sta proseguendo le indagini sulle “cause dell’incidente”.

L’Iran non negozia, il fronte si allarga: operazione Idf in Libano

L’Iran non negozia, il fronte si allarga: operazione Idf in Libano

Roma, 2 mar. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente si allarga, con l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele che prosegue in Iran – con la rappresaglia dei missili balistici iraniani – e le Idf (Forze di Difesa israeliane) che hanno annunciato l’apertura di un nuovo fronte in Libano, con l’avvio di un’operazione contro Hezbollah che nella notte ha già provocato 31 morti e quasi 150 feriti. Esplosioni continuano a susseguirsi anche in Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha respinto qualunque negoziato con gli Stati Uniti, accusando il presidente Donald Trump di aver seminato “il caos” in Medio Oriente con l’offensiva lanciata insieme a Israele. Trump, da parte sua, ha dichiarato al New York Times di avere “tre ottime scelte” per guidare la repubblica islamica dopo la conferma della morte della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Quest’ultimo, ha aggiunto, aveva provato “due volte” a ucciderlo.

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha dichiarato di aver parlato con il suo omologo israeliano e di aver chiesto una fine “rapida” del conflitto dopo i raid contro l’Iran. “L’India ribadisce la necessità di una rapida cessazione delle ostilità”, ha scritto su X dopo il colloquio telefonico Modi, che aveva incontrato Benjamin Netanyahu giovedì a Gerusalemme.

La sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dei paesi del Golfo Persico devono essere pienamente rispettate, ha dichiarato oggi la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, commentando la situazione in Medio Oriente. – I raid di Israele e Stati Uniti hanno provocato almeno 27 morti nel nord-ovest dell’Iran in due giorni. Lo ha riferito lunedì un funzionario iraniano, Majid Farshi. Mentre il ministero della Salute di Israele ha segnalato che sono 777 le persone ricoverate negli ospedali.

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), tenente generale Eyal Zamir, ha approvato i piani per proseguire l’operazione contro l’Iran. Lo hanno dichiarato le Idf. Zamir ha spiegato all’esercito israeliano che “molti altri giorni di combattimenti ci attendono”.

Il governo di Cipro ha confermato un attacco con drone alla base britannica di Akrotiri, vicino a Limassol. Attacco che ha ricevuto la condanna della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito oggi di essere “in contatto costante con le sedi diplomatiche italiane in Medioriente” e di seguire “le condizioni di tutti gli italiani, civili e militari, che sono nell’area”.