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Tag: Sanremo 2023

Teheran: il presidente Pezeshkian è al sicuro e in buona salute

Teheran: il presidente Pezeshkian è al sicuro e in buona salute

Roma, 1 mar. (askanews) – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è al sicuro e in buona salute. Lo ha dichiarato il vice capo delle comunicazioni del suo ufficio, Mehdi Tabatabaei.

“Il presidente dell’Iran è in completa sicurezza e salute”, ha scritto Tabatabaei su X. In precedenti articoli di stampa, Pezeshkian era stato indicato come uno degli obiettivi dei raid israeliani e statunitensi in Iran, insieme alla Guida suprema Ali Khamenei, la cui morte era stata confermata in precedenza nella giornata.

L’esercito di Teheran e il corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica hanno promesso di vendicare la morte di Khamenei.

Iieri sera festa a Roma (e in altre città) per la morte di Khamenei

Iieri sera festa a Roma (e in altre città) per la morte di Khamenei

Roma, 1 mar. (askanews) – “Hai detto che venivià Qui siamo in tanti, ci siamo voluti essere tutti ieri sera. E’ stata una giornata meravigliosa”. Dice così uno degli organizzatori del presidio spontaneo che ieri sera ha occupato piazza San Giovanni in Laterano, a Roma. Una manifestazione in favore dell’attacco Usa all’Iran, un brindisi alla faccia di quell’Ayatollah Khamenei che è stato ucciso. “Non sappiamo quello che succederà, come non lo sapevano i vostri nonni o padri nel ’45 quando finì la guerra. Dopo tanti anni di Mussolini e Hitler”, continua con la voce rotta dall’emozione.

I rappresentanti del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, per molto tempo in esilio a Londra, sono sommersi di messaggi in queste ore. “Vorremmo rispondere a tutti, ma ancora non sappiamo. Ci chiedono degli amici o dei familiari però adesso è complicato”. I brevi video che arrivano tramite i social raccontano di piazze in festa, come a Roma od a Genova. “Siamo studenti, camerieri, imprenditori, sarti – continua Mahmoud, 39 anni – siamo in Italia da poco però vogliamo bene al vostro paese che ci ha dato ospitalità”.

Ieri sera è stato speciale, però. “Avrei voluto che non finisse mai – continua- Non credevo in Trump eppure lui lo ha fatto. Una mia cugina è stata quasi ammazzata per la strada durante il periodo delle proteste per Mahsa Amini. Lei non portava il velo e nemmeno le sue amiche. Nessuno le aveva mai detto nulla. Poi un giorno, dopo essere stata all’università, uno l’ha presa per i capelli e l’hanno picchiata”.

Sono tante le storie che si ascoltano, adesso, tra lacrime e sorrisi. Con il telefono sempre acceso per vedere se arrivano messaggi, indicazioni, notizie. “Studio qui da poco – dice adesso una ragazza che lavora part time da un parrucchiere molto noto su via Tuscolana – sono arrivata perché la mia famiglia ha pagato uno del regime. Khamenei è stato responsabile di tanti miei amici e compagne. Lui rappresentava il dolore, ma ora c’è solo gioia. Ora lasciateci piangere e cantare”.

MotoGp, Bezzecchi trionfa in Thailandia, Marquez ko per foratura

MotoGp, Bezzecchi trionfa in Thailandia, Marquez ko per foratura

Roma, 1 mar. (askanews) – Dominio totale di Marco Bezzecchi nel Gran Premio di Thailandia. Il pilota dell’Aprilia Racing comanda dalla prima all’ultima curva al Chang International Circuit e vince con oltre cinque secondi di vantaggio su Pedro Acosta, mentre Raul Fernandez chiude terzo. Alla fine è dominio Aprilia con quattro moto di Noale nelle prime cinque.

Bezzecchi scatta bene, mantiene la testa alla partenza e da subito impone il ritmo. Giro dopo giro allunga: prima un secondo, poi due, poi oltre tre secondi e mezzo. A dieci tornate dalla fine il margine è già incolmabile. Gestisce senza sbavature, non commette errori e negli ultimi giri controlla, mentre alle sue spalle infuria la battaglia per il podio.

Acosta nel finale supera Raul Fernandez e si prende la seconda posizione. Fernandez prova a resistere nonostante un problema alla spalla accusato in mattinata, ma deve accontentarsi del terzo posto. Subito dietro è festa Aprilia: Jorge Martin è quarto e Ai Ogura quinto, con quattro RS-GP nelle prime cinque posizioni.

Il colpo di scena arriva a sei giri dalla fine: Marc Marquez, mentre è quarto e in piena corsa per il podio, fora la gomma posteriore. La sua moto perde rendimento, è costretto a rallentare e poi al ritiro. Poco dopo cade anche Alex Marquez, bandiera gialla e finale amaro per i due fratelli. Gara complicata per Francesco Bagnaia: resta a lungo nelle retrovie, perde posizioni nella seconda metà di gara e chiude nono.

A Buriram, sotto i 35 gradi e con il 40% di umidità, Bezzecchi firma così una prova di forza: domina dall’inizio alla fine e lancia un segnale chiaro al campionato.

Israele: Khamenei ucciso a Teheran in una operazione di precisione

Israele: Khamenei ucciso a Teheran in una operazione di precisione

Roma, 1 mar. (askanews) – La Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, è stata uccisa in un raid aereo israeliano di precisione e su larga scala avvenuto ieri a Teheran. Lo hanno indicato ufficialmente le Idf (Forze di Difesa israeliane).

“Ali Khamenei è stato preso di mira in un’operazione di precisione e su larga scala condotta dall’aviazione israeliana, guidata da informazioni accurate delle Idf, mentre si trovava nel suo complesso centrale di comando nel cuore di Teheran, insieme ad altri alti funzionari”, si legge in un comunicato militare.

L’esercito ha affermato che Khamenei, che ha ricoperto la carica di guida suprema dal 1989, “era direttamente responsabile della violenta repressione dei cittadini iraniani per molti anni”. “Khamenei era l’architetto del piano per distruggere lo stato di Israele ed era conosciuto come la ‘testa del polipo iraniano’, le cui braccia si estendevano in tutto il Medio Oriente fino ai confini dello stato di Israele. Tra queste, la più importante era l’organizzazione terroristica Hezbollah. La Guida suprema del regime iraniano era responsabile degli attacchi terroristici contro lo stato di Israele e il sangue di molti civili di tutto il mondo era sulle sue mani”, hanno affermato le Idf.

Le Idf hanno dichiarato di aver “messo fine a un capitolo durato decenni con l’eliminazione del leader dell’asse terroristico iraniano”.

“La sua eliminazione si aggiunge a una serie di eliminazioni di membri autorevoli dell’asse terroristico condotte dalle Idf durante la guerra”, ha aggiunto il comunicato.

Israele ha colpito il cuore di Teheran, si levano grandi colonne di fumo

Israele ha colpito il cuore di Teheran, si levano grandi colonne di fumo

Roma, 1 mar. (askanews) – Grandi colonne di fumo sono state viste levarsi da Teheran. Lo scrive l’emittente Al Jazeera.

“Israele afferma che “il cuore di Teheran” è stato colpito L’esercito israeliano afferma di aver colpito “il cuore di Teheran” per la prima volta dall’inizio degli ultimi attacchi tra Stati Uniti e Israele. La dichiarazione pubblicata su Telegram afferma che gli obiettivi sono stati siti governativi, aggiungendo che nei giorni scorsi gli attacchi avevano lo scopo di stabilire la superiorità aerea e spianare la strada verso Teheran.

Libri, torna ‘Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora’

Libri, torna ‘Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora’

Roma, 1 mar. (askanews) – ‘Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora’, di Vittorio Pezzuto, esce in una nuova edizione aggiornata per Piemme. Si tratta della più completa e autorevole biografia di colui che è il simbolo di tutti gli errori giudiziari del nostro Paese.

Il libro ricostruisce, con rigore scientifico, la storia di uno dei personaggi più amati della televisione italiana tra gli anni ’70-80, autore radiofonico e teatrale, padre della tv moderna, che, suo malgrado, diventa protagonista del “più grande esempio di macelleria giudiziaria all’ingrosso dall’epoca dello sbarco dei turchi”.

Accusato di associazione camorristica e spaccio di droga, Tortora viene arrestato e mostrato in manette davanti a una folla di giornalisti e telecamera. Quell’immagine, scattata il 17 giugno 1983, rappresenta ancora oggi l’emblema della giustizia che sbaglia.

Come scrive Davide Giacalone nella prefazione, il caso Tortora “è la storia non di un errore giudiziario ma di una speculazione giudiziaria, resa possibile dall’inciviltà collettiva e dal latrarare colpevolista dei mezzi di informazione. E’ una pessima storia che restituisce un quadro che negli anni non è cambiato e, se possibile, è anche peggiorato”.

Leggendolo, riga dopo riga, ci si chiede come sia stato possibile imbastire un’accusa così pesante, senza riscontri oggettivi e basandosi soltanto su testimonianze di pluripregiudicati, pentiti per convenienza. Tra le pagine del libro di Pezzuto – fondamentale per conoscere la vita e soprattutto le vicende giudiziarie di Tortora – emergono tutti gli errori più classici che si registrano quando un innocente finisce in carcere: la fiducia acritica nei collaboratori di giustizia; la superficialità e la sciatteria nelle indagini; la mancanza di prove e riscontri; l’avere una visione a tunnel o procedere con i paraocchi; lo scambio di persona.

Un volume prezioso che dovrebbe essere adottato nelle scuole e ancora di più nelle facoltà di giurisprudenza perché ancora oggi, ad oltre 40 anni di distanza, ci sono troppi Enzo Tortora che entrano da innocenti nelle prigioni italiane.

Vittorio Pezzuto, nato a Genova nel 1966, è giornalista professionista. Fra i fondatori del quotidiano La Ragione, ha collaborato con Radio Radicale e scritto per Il Foglio, Il Riformista, Vanity Fair e Smoking. Iscritto al Partito Radicale dal 1983, è stato segretario nazionale della Lista Pannella e ha ricoperto incarichi istituzionali. Nel 2017 ha pubblicato Marta Russo. Di sicuro c’è solo che è morta (Amazon).

In Iran il processo di transizione dopo la morte di Khamenei inizierà oggi

In Iran il processo di transizione dopo la morte di Khamenei inizierà oggi

Roma, 1 mar. (askanews) – Il processo di transizione in Iran dopo la morte della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, inizierà oggi stesso, domenica. Lo ha annunciato il principale responsabile della sicurezza del Paese, Ali Larijani.

“Sarà presto formato un consiglio direttivo provvisorio. Il presidente, il capo del potere giudiziario e un giurista del Consiglio dei Guardiani assumeranno la responsabilità fino all’elezione del prossimo leader”, ha dichiarato Ali Larijani, capo del più alto organo di sicurezza iraniano, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale.

Larijani è anche ex consigliere di Ali Khamenei. “Questo consiglio sarà istituito il prima possibile. Stiamo lavorando alla sua formazione già da oggi”, ha aggiunto.

Sal Da Vinci “Re” di Sanremo 2026, battuti Sayf e Ditonellapiaga

Sal Da Vinci “Re” di Sanremo 2026, battuti Sayf e Ditonellapiaga

Sanremo, 1 mar. (askanews) – Sal Da Vinci vince il Festival di Sanremo 2026 con “Tu mi piaci tanto”, davanti a Sayf e Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Quarto posto per Arisa con “Magica favola”, quinti Fedez e Masini con “Male necessario”. “Grazie, grazie veramente di cuore a tutti. Non capisco niente. Questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha aiutato a superare ogni momento e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli”: sono le prime parole del vincitore della 76esima edizione del Festival.

Ma si guarda già al futuro. Per la prima volta nella storia del Festival, viene annunciato in diretta il nome del conduttore e direttore artistico dell’edizione 2027: un passaggio di consegne da Carlo Conti a Stefano De Martino. A incoronarlo, in eurovisione, è lo stesso Conti che intorno alle 23 scende in platea per uno scambio di battute con il conduttore di Affari tuoi. “E’ un vero onore ricevere questo testimone – dice commosso De Martino a Conti – è un gesto di generosità non scontato che ricorderò sempre. Ringrazio la Rai per l’opportunità e come ci diciamo al telefono: testa bassa e pedalare. Vado a pedalare, ci sentiamo, non spegnere il telefono!”. “Per te ci sarò sempre”, risponde Conti. “Te lo meriti”. “Ho voglia di mettermi in gioco e di godermi ogni giorno di questo percorso impegnativo fino all’Ariston. Lo affronterò con ascolto, rispetto ed entusiasmo – sottolinea più tardi De Martino in una nota diffusa dalla Rai -. Non vedo l’ora di mettermi a lavoro e dedicare al Festival tutte le energie che merita”.

La finale del Festival di Sanremo viene travolta dalle notizie dell’attacco in Iran, con conseguente escalation in Medio Oriente. Un messaggio di Carlo Conti, Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti – coconduttrice della finalissima – introduce la serata. “Anche noi viviamo una contraddizione: da una parte festeggiamo la musica italiana ma non possiamo ignorare quanto sta accadendo nel mondo. Da qui facciamo un appello, con forza, affinché finisca ogni guerra” che “colpisce soprattutto i bambini”, ha detto subito Carlo Conti. “Vorremmo che da Sanremo si alzasse l’invito a un impegno globale, per proteggere bambini ovunque essi siano, particolarmente nelle zone di guerra”. Gli fa eco Laura Pausini: “I bambini hanno il diritto di vivere in pace, il diritto a dormire e sognare e non essere svegliati dal rumore dalle bombe e costretti a fuggire. Basta odio”.

Già in giornata erano arrivati messaggi di pace da parte di alcuni artisti: da Ermal Meta a Levante, da Sayf a Maria Antonietta e Colombre. Sul palco il tema della pace arriva prepotentemente. La cantate delle Bambole di Pezza, Martina “Cleo” Ungarelli, indossa un vestito con la scritta “Give peace a chance” (Dai alla pace una opportunità) e delle colombe ricamate con gli strass, riprendendo il titolo della celebre canzone di John Lennon e Yoko Ono del 1969. “Abbasso la guerra e le tirannie, viva la pace”, è il grido di Leo Gassmann. “Questa è per tutti i bambini silenziati dalle bombe”, è l’urlo di Ermal Meta. Dopo il Tg1 con gli aggiornamenti dall’Iran, il pubblico dell’Ariston grida “Pace, pace, pace”. “Noi abbiamo il lusso di stare qui a festeggiare una serata incredibile, non dimentichiamoci di quello che accade nel mondo”, è ancora la riflessione di Michele Bravi. Anche Malika Ayane sottolinea: “Trattatevi tutti con amore, che ce n’è bisogno”.

E’ la musica, ancora una volta, la protagonista dell’ultima serata. Si parte con Francesco Renga, si chiude con Eddie Brock. Sal Da Vinci balla con Mara Venier; Serena Brancale si emoziona, insieme alla sorella direttrice d’orchestra, cantando il brano dedicato alla madre e indossando un suo vestito. Ed è proprio la serata delle mamme: Sayf e Samuray Jay chiamano sul palco le rispettive madri. Levante incanta, Arisa emoziona; Dargen D’Amico canta scalzo.

Il superospite della serata è Andrea Bocelli che arriva all’Ariston in sella a un cavallo sulle musiche de “Il Gladiatore”. Al Festival celebra l’inizio della sua carriera, avvenuto proprio nella categoria Nuove Proposte che ha vinto nel 1994 con il brano “Il mare calmo della sera”. “Ora potrei vincere solo nelle vecchie proposte” scherza. L’Ariston gli tributa una standing ovation al termine dell’interpretazione di “Con te partirò”.

Al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini c’è anche Nino Frassica, che arriva all’Ariston sfoggiando un look che ricorda Cristiano Malgioglio, ma al contrario: ciuffo nero che spicca tra i capelli bianchi. Poi scherza e al posto di Raf lancia Lucio Corsi, che aveva conquistato il secondo posto della scorsa edizione del Festival. Infine, chiama sul palco Sandokan (ma è Gigi Rock).

Momento commovente quando 301 nomi di vittime di femminicidio vengono impressi su un maxischermo nero. In sala entra Gino Cecchettin, il padre di Giulia, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato nel 2023. “Alle donne voglio dire che non sono sole, la loro libertà non è negoziabile”. E agli uomini “dico che stiamo facendo la guerra a un maschilismo tossico che mina la nostra vita. L’amore non urla e non ferisce. Lascia libera la vita”.

Cala il sipario sull’edizione 2026, con al timone Carlo Conti. Si apre ora la sfida chiamata De Martino. Il giovane conduttore – 36 anni – è pronto a mettersi in gioco.

(Di Serena Sartini)

Sanremo, chi è Serena Brancale, premio Sala Stampa Lucio Dalla

Sanremo, chi è Serena Brancale, premio Sala Stampa Lucio Dalla

Sanremo, 28 feb. (askanews) – Il Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” per i Campioni (Sala stampa Radio-TV Web) è andato a Serena Brancale che è in gara al Festival di Sanremo con il brano “Qui con me”. La cantautrice pugliese, dal suo esordio ad oggi, ha conquistato il pubblico e la critica con la sua incredibile personalità artistica. Polistrumentista, performer e compositrice, negli anni ha unito la passione per il soul, l’R&B e il jazz ad una spiccata propensione alla sperimentazione e contaminazione.

Il pubblico televisivo l’ha conosciuta durante la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2015, dove ha presentato una versione raffinatissima del suo brano “Galleggiare”, una ballad jazz contenuta nell’omonimo album uscito per Warner Music Italy.

Con la sua musica ha attirato l’attenzione di rinomati esponenti del jazz italiano e di importanti producer internazionali del calibro di Quincy Jones.

Dotata di una voce scura e riconoscibile, nel 2018 è entrata nel roster di Isola degli Artisti e ha dato vita ad un nuovo progetto di stampo nu-soul collaborando come autrice per numerosi big della canzone italiana.

Serena Brancale oggi è considerata il fiore all’occhiello della musica nu-soul/Jazz italiana all’estero. La sua grande trasversalità ha portato l’artista, a inizio anno, a pubblicare il brano “Baccalà”, diventato in pochissimo tempo una hit indiscussa. La canzone ha scalato rapidamente la top 10 della chart Viral 50 Italia di Spotify, arrivando fino alla 2° posizione e rimanendo in classifica per 73 giorni consecutivi. Una traccia, nata quasi per gioco, ma che in poco tempo ha conquistato tutti, abbattendo i confini nazionali e arrivando in Europa. Il singolo ha all’attivo milioni di streaming su tutte le piattaforme e ha spopolato su TikTok, il cui suono originale è stato utilizzato per decine di migliaia di contenuti.

Con “La Zia” e “Stu Cafè”, ha continuato il suo percorso musicale che unisce influenze soul e R&B al dialetto barese e che l’ha portata in una tournée di oltre 50 date sold out, in suggestive venue come la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma e il Teatro Petruzzelli di Bari. Si è esibita in alcuni dei jazz club più noti al mondo, collezionando sei sold out al Blue Note di Milano.

Torna a calcare il palco più importante della musica italiana, in occasione della 75^ edizione del Festival di Sanremo, con il brano “Anema e Core” (Isola degli Artisti under exclusive licence to ADA / Warner Music Italy), certificato disco di platino, e si esibisce nella serata delle cover assieme ad Alessandra Amoroso, portando “If I Ain’t Got You”, iconico brano di Alicia Keys.

Con Alessandra Amoroso sarà anche protagonista dell’estate 2025 grazie al successo travolgente del brano “Serenata” (platino), uscito il 29 maggio.

Il 2025 di Serena Brancale è culminato con il debutto sul palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano il 25 ottobre, a chiusura delle più di 40 date dell’”Anema e core tour” iniziato a maggio. A febbraio 2026 Serena Brancale sarà in gara tra i Big della 76ª edizione del Festival di Sanremo con il brano “Qui con me”. Da fine aprile 2026 inizierà il Tour Europeo che toccherà, tra le varie mete, città come Londra, Madrid, Barcellona e Parigi.

Sanremo, Cecchettin: no guerra agli uomini ma a maschilismo tossico

Sanremo, Cecchettin: no guerra agli uomini ma a maschilismo tossico

Sanremo, 28 feb. (askanews) – Gino Cecchettin, padre di Giulia vittima di femminicidio, è ospite della serata finale del Festival di Sanremo 2026 per presentare una nuova campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e promuovere l’educazione affettiva e il contrasto ai femminicidi. “Ogni tre giorni viene uccisa una donne. Sono vite, sono persone, figlie, sorelle, madri, amiche. Vengono uccise per mano di una persona a loro vicina che quasi sempre è un partner o un ex. Quelli che appariranno adesso sono i loro nomi, quelli delle 301 donne uccise dal 2023 ad oggi” ricordato Carlo Conti invitando a una riflessione silenziosa. Poi ha invitato sul palco Gino Cecchietti, il papà di Giulia.

“E’ un dolore che si vive nell’intimità, che impari a conoscere nel profondo, che ti accompagna tutti i giorni e che sai che fino all’ultimo dei due giorni sarà con te. Allora è una scelta o annichilirti o chiuderti oppure provare a trasformarlo. – ha detto Gino Cecchettin. – E io ho deciso questa seconda strada. Prendendo ispirazione proprio da Giulia, che aveva un animo altruista, che aveva un occhio di riguardo per le persone più fragili, creando la Fondazione, perché ho pensato che se anche una famiglia può risparmiare quel dolore che io ho vissuto, allora forse vale il pena di provarci”.

Il padre di Giula ha poi ricordato che bisogna riconoscere la violenza prima, perchè “inizia molto prima di quello che pensiamo. Inizia quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria per la nostra relazione, quando non educhiamo il rispetto, quando nei silenzi lasciamo passare quelle battute, quelle battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole. E se ci focalizziamo sull’ultimo atto, perdiamo tutto quello che avviene prima”. Nel suo commosso discorso Gino Cecchettin ha parlato del problema culturale: “dobbiamo cambiare quella cultura, altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime. Per cambiare quella cultura bisogna fare educazione, bisogna educare a rispetto, bisogna educare i bambini a riconoscere le emozioni e gestirle, i ragazzi ad accettare un rifiuto e bisogna insegnare agli adulti che bisogna avere paura della libertà di una donna. Bisogna dire loro che un no è un no, ma è un sì che è vera libertà”. Poi ha lanciato un messaggio alle ragazze, alle donne: “Non siete sono sole, la loro libertà non è negoziabile, la responsabilità non è mai di chi subisce la violenza e chiedere rispetto non è chiedere troppo, è il minimo”. Infine si è rivolto agli uomini: “Non vi stiamo facendo la guerra, stiamo facendo la guerra ad un maschilismo tossico che ci sta in qualche modo anche minando la nostra vita. L’amore è tutt’altro, l’amore è una cosa che non urla, non ferisce, non fa male, l’amore lascia spazio, lascia libera la vita”.