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Tag: Sanremo 2023

Pinot Grigio Doc Venezie Official Wine di “Vinitaly and The City”

Pinot Grigio Doc Venezie Official Wine di “Vinitaly and The City”

Milano, 28 feb. (askanews) – Pinot Grigio Doc Delle Venezie è Official Wine di “Vinitaly & The City” 2026, il fuori salone che accompagna Vinitaly e porta il vino nel centro storico di Verona. L’intesa con la manifestazione veronese rientra nella strategia del Consorzio, che lega posizionamento e reputazione della Denominazione a un percorso di promozione responsabile e a un’azione di valorizzazione del territorio anche sul versante dell’enoturismo.

Il Pinot Grigio Doc Delle Venezie firmerà il brindisi inaugurale il 10 aprile e resterà al centro delle attività fino al 12 aprile, con appuntamenti tra la Loggia di Fra Giocondo e Piazza dei Signori. In quei giorni la Doc prevede degustazioni e incontri con operatori, stampa e wine lover, nel periodo in cui la città concentra l’attenzione internazionale sul vino italiano.

“Questa partnership rappresenta per il Consorzio una scelta strategica di posizionamento: vogliamo consolidare il valore identitario della Denominazione e rafforzarne il percepito sui mercati attraverso contesti di alto profilo istituzionale” ha dichiarato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, aggiungendo che “essere Official Wine ha una doppia valenza: da un lato accresce il prestigio della Doc, dall’altro afferma il nostro legame con il territorio del Triveneto, dove Verona rappresenta una delle città più iconiche e visitate al mondo per bellezza, arte e patrimonio storico-artistico”. “In un momento in cui i riflettori del mondo sono puntati sul vino italiano – ha concluso – il Pinot Grigio Doc Delle Venezie si propone come bandiera di un sistema produttivo integrato, dinamico e responsabile, capace di coniugare numeri, qualità e certificazione”.

“La promozione istituzionale è innanzitutto finalizzata a rafforzare riconoscibilità e distintività: far emergere con chiarezza ciò che rende unica la nostra Denominazione e comunicare i valori, la qualità e l’autenticità della Doc Delle Venezie” ha aggiunto il direttore del Consorzio, Stefano Sequino, rimarcando che “la partnership con ‘Vinitaly & The City’ è un’occasione preziosa per raggiungere un pubblico ampio e trasversale che potrà trovare e degustare in Piazza dei Signori, all’interno della nostra enoteca, una ricca selezione di etichette rappresentative dello stile unico del Pinot Grigio Doc Delle Venezie: un vino fresco, moderatamente alcolico e versatile, adatto a tutte le occasioni di consumo” ha aggiunto.

Il Consorzio ha annunciato infine anche la presenza a Vinitaly, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, con uno spazio espositivo al padiglione 5, stand F2, “punto di riferimento per operatori e stakeholder e luogo dedicato al racconto del territorio viticolo, all’orientamento tra le imprese associate e a una selezione di etichette in degustazione”.

Referendum in salita e legge elettorale, per Meloni un mese decisivo

Referendum in salita e legge elettorale, per Meloni un mese decisivo

Roma, 28 feb. (askanews) – Nell’agenda di Giorgia Meloni il prossimo appuntamento all’estero è il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. L’ultima missione è stata il “retreat”, ovvero il vertice infiormale dei leader dei Ventisette nel castello belga di Alden Biesen del 12 febbraio. Nel mezzo, anche ufficiosamente, non si segnalano missioni fuori dall’Italia. Un tempo insolitamente lungo per la presidente del Consiglio che del suo dinamismo sul fronte internazionale ha fatto una cifra di governo.

Segno, anche, della percezione che il prossimo mese è uno snodo complesso e decisivo della legislatura. Il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, che fino a un mese fa appariva come una “passeggiata” si è trasformato in un rischio. Alcune improvvide sortite del ministro della Giustizia Carlo Nordio (che la stessa premier, in privato, avrebbe richiamato a interventi più sobri), e una politicizzazione che – al di là delle dichiarazioni – è nei fatti, hanno invertito il trend, con il fronte del No che ha avviato una consistente rimonta. Su questo abbiamo consultato separatamente due esponenti di primo piano sia di Fdi che del centrosinistra, due di quelli che, nelle rispettive parti, si occupano dei numeri. E per entrambi il responso è lo stesso: se nei prossimi dieci giorni il trend di crescita del “No” non si fermerà un ribaltamento della situazione, con la bocciatura della riforma, è possibile, se non probabile. Anche per questo, pur se controvoglia, Meloni si deciderà a scendere in campo in prima persona nella fase finale della campagna. Cercando però il più possibile, ha spiegato ai suoi, di mantenere un profilo “istituzionale” più che politico. Metterci la faccia, dunque, ma senza fare “all in” sul modello di Matteo Renzi.

Intanto però un segnale di nervosismo è stato dato con la brusca accelerazione sulla nuova legge elettorale, depositata in Parlamento il 26 febbraio dopo una maratona notturna degli sherpa per trovare un accordo nella maggioranza. Il sistema proposto, chiamata “Stabilicum”, è nella sostanza un proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunga almeno il 40% dei consensi alle elezioni. In particolare, il sistema si basa su collegi plurinominali con liste bloccate, dal momento che, nonostante le pressioni di Fratelli d’Italia, per ora non è previsto che ci sia il voto di preferenza. Il premio di maggioranza consiste in 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato: si tratta di seggi che vengono scomputati dal totale per quanto riguarda l’assegnazione che viene invece fatta su base proporzionale. Viene attribuito a chi abbia raggiunto almeno il 40% dei consensi a livello nazionale, ma viene suddiviso su base circoscrizionale alla Camera e regionale al Senato attraverso dei listini. Lo stesso premio – secondo quanto prevede il testo – non può superare il 15% per cento dei seggi, con una soglia massima di 230 seggi alla Camera e 114 al senato. Viene inoltre introdotto il meccanismo del ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiungesse il 40% su base nazionale ma ci fossero almeno due coalizioni che hanno ottenuto non meno del 35%. Si prevede poi “l’indicazione obbligatoria” del candidato premier nel momento in cui viene depositato il programma: si tratta del nome da indicare al capo dello Stato al momento delle consultazioni “fatte salve le sue prerogative”. Restano invariate le soglie di sbarramento, compresa quella del 3% per ciascuna lista che si presenta agli elettori. Nessuna modifica anche per il meccanismo che prevede la possibilità delle pluri-candidature e dell’alternanza di genere.

Un sistema che piace poco anche alla Lega (per l’abolizione dei collegi che l’hanno premiata in passato), tanto che il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha atteso un bel po’ prima di firmare la proposta di legge. Anche Fdi e i centristi della maggioranza non sono pienamente convinti, tanto da annunciare già un emendamento per inserire le preferenze. Nettamente contrario il giudizio delle opposizioni, che la considerano “irricevibile” in toto, almeno per il momento. Del resto, secondo una proiezione di YouTrend per Repubblica, in base ai sondaggi più recenti, con l’attuale Rosatellum il centrosinistra registrerebbe un leggerissimo vantaggio ma nessuna coalizione raggiungerebbe una maggioranza netta in Parlamento; con il neonato Stabilicum il centrodestra vincerebbe, prendendosi il 57% dei seggi totali. Se dunque la legge non è pienamente sostenuta neanche dalla maggioranza, qual è il motivo di tanta fretta? Il motivo, viene spiegato a taccuini chiusi, è proprio il referendum: presentare il testo dopo il voto, qualunque sia l’esito ma soprattutto in caso di sconfitta, sarebbe inevitabilmente percepito come una mossa per fare una legge su misura. Meglio evitare e anticipare, magari anche per distogliere un po’ l’attenzione dalla campagna.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

Nota congiunta di Francia, Gb e Germania per condannare gli attacchi all’Iran

Nota congiunta di Francia, Gb e Germania per condannare gli attacchi all’Iran

Roma, 28 feb. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno condannato gli attacchi iraniani contro i Paesi del Medio Oriente, mentre la repubblica islamica ha reagito con raffiche di missili agli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele sin dal mattino.

“Condanniamo con la massima fermezza gli attacchi iraniani contro i Paesi della regione”, hanno dichiarato i leader in una nota congiunta dopo essersi consultati tra loro.

Ci sono crescenti indicazioni sulla possibile morte di Khamenei (secondo Channel 12)

Ci sono crescenti indicazioni sulla possibile morte di Khamenei (secondo Channel 12)

Roma, 28 feb. (askanews) – Israele “valuta” che la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, sia stata probabilmente uccisa in un attacco israeliano questa mattina: lo afferma Channel 12, citando fonti israeliane anonime e riferendo che ci sono “crescenti indicazioni” in tal senso.

Al momento non c’è alcuna conferma ufficiale della notizia sulla presunta morte della Guida Suprema iraniana. Secondo quanto comunicato, Khamenei dovrebbe pronunciare a breve un discorso, ma l’emittente televisiva suggerisce che, se così dovesse essere, lo stesso discorso dovrebbe essere stato registrato in anticipo. Channel 12 riferisce inoltre che gli attacchi di oggi hanno causato “danni molto significativi” alla leadership del regime iraniano e ai suoi comandanti militari.

Italia avvia iter (complesso) per riforma Rai sulla base del Media Freedom Act Ue

Italia avvia iter (complesso) per riforma Rai sulla base del Media Freedom Act Ue

Roma, 28 feb. (askanews) – L’Italia si appresta a metter mano alla riforma della Rai, la Radio-televisione pubblica, sulla base dell’European Media Freedom Act, ma il percorso parte già in notevole salita per il disaccordo all’interno della maggioranza.

L’European Media Freedom Act è un regolamento europeo approvato nel 2024 e in vigore dall’8 agosto 2025. Si tratta di una normativa che mira a proteggere il pluralismo e l’indipendenza dei mezzi di informazione prevedendo, tra le altre cose, di sganciare i media pubblici dalle influenze governative.

La riforma della Rai – la principale azienda culturale del Paese che conta circa 2 mila giornalisti su otto testate – inizierà il suo percorso mercoledì 4 marzo in Senato, sulla base di una proposta del senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia, già autore quando era ministro dell’omonima legge del 2004 sul sistema radio-televisivo. Attualmente il Consiglio di amministrazione della Rai è composto da 7 membri nominati con una procedura mista: quattro membri dal Parlamento (2 dalla Camera, 2 dal Senato), due dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze e uno dai dipendenti Rai. Il Mef indica anche l’amministratore delegato. La nuova legge Gasparri toglie al governo la facoltà di nomina, in ottemperanza all’European Media Freedom Act e questo punto è stato contestato dal Ministero dell’Economia, che ha dato parere negativo.

“L’Europa – ha spiegato Gasparri ad Askanews – ci chiede di fare una separazione tra servizi pubblici e governi, poiché i governi hanno una presenza nel Cda Rai. L’European Media Freedom act impone di azzerare i consiglieri di nomina del governo: non è una questione politica ma di sostanza”. Certo, per quanto riguarda l’Ad, “capisco anche un proprietario (il Mef in quanto azionista al 99,56%, ndr) che dice ‘ho una proprietà, come osservo l’andamento economico?’” Però per Gasparri “si può sopravvivere anche se il governo non nomina rappresentanti e li elegge tutti il Parlamento”. Per quanto riguarda il parere negativo, “uno chiede un parere a un Ministero ma quando c’è l’Europa…son 10 anni che stiamo qui a dire ce lo chiede l’Europa…”. Poi, ha detto in una intervista al ‘Foglio’, “se il governo e il ministero dell’Economia trovano una formula per contestare una fonte sovraordinata come il Media Act a me va benissimo. Bisogna vedere se regge o no”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

Araghchi: il crimine contro la scuola “non resterà senza risposta”

Araghchi: il crimine contro la scuola “non resterà senza risposta”

Roma, 28 feb. (askanews) – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che “questi crimini contro il popolo iraniano non resteranno senza risposta”, riferendosi all’attacco israelo-statunitense che ha colpito una scuola femminile nel sud dell’Iran.

“L’edificio distrutto è una scuola primaria femminile nel sud dell’Iran. È stato bombardato in pieno giorno, quando era pieno di giovani alunne”, ha scritto su X il diplomatico iraniano. “Decine di bambini innocenti sono stati uccisi solo in questo luogo”, ha rappresentato il ministro.

L’ultimo bilancio indica che il numero delle vittime è salito a 53. I feriti restano numerosi e le operazioni di ricerca sono ancora in corso. Al momento dell’attacco, nella scuola si stimava fossero presenti circa 170 persone.

Ue, Vannacci spiega perché l’Europa che vuole è quella di Lepanto (e altre cose)

Ue, Vannacci spiega perché l’Europa che vuole è quella di Lepanto (e altre cose)

Roma, 28 feb. (askanews) – Unione, federazione, confederazione? No, quello che ha in mente per l’Europa l’ex generale Roberto Vannacci è il “modello Lepanto”. Sì proprio quello della battaglia navale del 7 ottobre 1571. Allora si affrontarono la flotta dell’impero ottomano e quella delle forze cristiane federate dal papa Pio V nella Lega Santa che riuniva Venezia, l’impegno spagnolo, lo Stato pontificio, la Repubblica di Genova, vari ducati della penisola italiana. Lo scontro si concluse con la vittoria delle forze alleate guidate da don Giovanni d’Austria su quelle ottomane di Muezzinzade Alì Pascià, che morì in battaglia.

Il “modello Lepanto” è stato descritto dallo stesso Vannacci in occasione dell’annuncio, il 24 febbraio a Bruxelles, del suo ingresso nel gruppo di Europa delle nazioni sovrane, dopo l’uscita dalla Lega (e quindi dai Patriots) per fondare il nuovo partito Futuro nazionale con Vannacci (Fnv). Con lui in conferenza stampa c’era René Aust, tedesco esponente di Afd e co-presidente del gruppo Esn.

In quell’occasione, Vannacci ha risposto ad alcune domande di Askanews.

D. Per lei l’unica soluzione della guerra russo-ucraina è lasciare l’Ucraina alla Russia? Lasciamo che la Russia la occupi perché come Nato potremmo fermarla ma non ci vogliamo andare, nessuno è disposto a farlo, e le armi non gliele diamo?

R. “In guerra i fatti contano più del diritto e contano più della morale e quello che sta succedendo in Ucraina e in Russia è di fronte agli occhi di tutti, la situazione è nota, al di là di quella che può essere la narrativa e la propaganda occidentale o orientale: sul terreno oggi i russi occupano circa il 20% del territorio ucraino e continuano ad avanzare. Preso in considerazione che non c’è la volontà di un intervento diretto, l’unica soluzione è trovare la pace, e la pace la si ottiene quando si mettono a negoziare gli aventi causa, però per trovare un terreno per questa negoziazione bisogna trovare quelle che sono le condizioni che possono essere accettate da entrambi. Sicuramente i russi non accetteranno di lasciare i territori che sono stati occupati militarmente, sicuramente i russi non accetteranno che l’Ucraina non rimanga neutrale, perché è stato uno dei motivi per i quali questa guerra è stata scatenata. Sicuramente i russi non accetteranno che in Ucraina vengano spiegati sistemi d’arma a lunga gittata appartenenti a nazioni che si sono dimostrate ostili alla Russia in questi ultimiquattro anni. Queste ritengo che siano le condizioni non negoziabili, e se oggi la pace con l’Ucraina a queste condizioni potrebbe essere considerata una sconfitta, il fatto di non accettarla potrebbe indirizzarci invece verso la disfatta di domani. Ecco perché oggi è più che opportuno e più che necessario trovare una pace, perché la pace di domani ci costerà molto di più”.

D. Lei dice che l’Europa è stata grande in passato, quando non c’era l’Unione Europea. Sì, c’erano le grandi potenze imperialiste ma c’erano anche le guerre interne europee. L’Unione europea è nata per evitare le guerre, ce ne sono state due disastrose solo nell’ultimo secolo, dov’è questa grandezza di cui parla lei rispetto alla grandezza della pace che abbiamo avuto negli ultimi 60-70 anni?

R. “Io mi riferivo alla grandezza dell’Europa storica, l’Europa di Lepanto, dove nazioni sovrane si sono unite per un obiettivo comune e hanno preso poco gentilmente a spintoni l’invasore turco e l’hanno riportato in Turchia, e la stessa cosa l’hanno ripetuta a Vienna (nella battaglia del 12 settembre 1683 in cui le truppe polacche, austriache e tedesce sconfissero l’esercito ottomano che assediava la città, ndr). Eppure non c’era un’Unione europea, non c’erano gli Stati federali europei, e queste nazioni sovrane che si sono messe insieme per collaborare per un obiettivo convergente, hanno fatto la grandezza dell’Europa, che non è limitata agli ultimi cento anni ai quali lei faceva riferimento, ma è una storia di duemila anni a questa parte. Mentre invece, quando l’Europa ha deciso di trasformarsi dalla Comunità economica europea all’Unione europea, è stata una storia di disfatte e di sconfitte. Le ricordo che nel 1993, anno in cui è entrato in vigore il Trattato di Maastricht, quello che poi ha portato all’Unione europea, il PIL dell’Europa era il 30% del PIL mondiale. Oggi, dopo trent’anni di Unione europea, il PIL dell’Europa è il 15% del PIL mondiale. Nel 1994 non vi era alcuna guerra ai confini dell’Europa (in realtà erano in corso le guerre tra serbi, croati e bosniaci nella ex Jugoslavia, durate fino al 1995, a cui seguì la guerra in Kosovo nel 1998-99, ndr). Oggi, dopo trent’anni di Unione europea, abbiamo due guerre di grande ampiezza ai confini dell’Europa stessa. Oggi l’Europa è più debole, più fragile, meno sicura e meno libera. Ricordiamoci, giusto facendo riferimento alla libertà, l’analista svizzero (Jacques Baud, ex colonnello ed ex funzionario dei servizi segreti elvetici e della Nato, inserito nella lista delle sanzioni dell’Ue nel dicembre 2024 con l’accusa di diffondere propaganda russa e disinformazione sulla guerra in Ucraina, ndr), che è stato sanzionato senza un tribunale e senza un processo dalla Commissione europea per aver espresso delle opinioni. Questa è l’Unione europea a cui lei faceva riferimento”.

D. Siccome siete contro l’Unione europea e il proseguimento dell’integrazione europea che è previsto dai trattati, l’”Unione sempre più stretta”, qual è la posizione che avete sull’euro?

R. “Rettifico la premessa. Io non sono contro nessuno. Io sono a favore di qualche cosa. Io sono a favore di un’Europa che torni a essere un’Europa dei popoli e delle nazioni sovrane. Non mi sono mai qualificato come contro qualche cosa, al contrario di come fanno molti nell’universo politico sia italiano che internazionale. E quindi il problema della sovranità monetaria è sicuramente un problema. È un problema che in molti hanno in qualche modo affrontato perché la perdita della sovranità monetaria è stato uno degli scalini che ci ha portato anche al declino di questa Unione europea. Lei se lo ricorda il guru italiano? Il professore Prodi, se lo ricorda bene? Quello che ci diceva che grazie all’euro avremmo lavorato un giorno in meno e ci avrebbero pagato un giorno in più. Lo chieda alle famiglie italiane se questa sua affermazione fatta 25 anni fa ci ha portato effettivamente a quello che era il risultato che lui aveva promesso. Quindi se questo è un problema per l’Europa è sicuramente uno dei settori nei quali le nazioni europee dovranno lavorare”.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

Commissione: fondi Ue possono sostenere accesso ad aborto sicuro

Commissione: fondi Ue possono sostenere accesso ad aborto sicuro

Roma, 28 feb. (askanews) – La Commissione europea ha adottato giovedì 26 febbraio a Bruxelles una comunicazione in risposta alla “Iniziativa dei Cittadini europei” (Ice) dal titolo “La mia voce, la mia scelta: per un aborto sicuro e accessibile”, in cui chiarisce che gli Stati membri che lo vorranno potranno usare i finanziamenti del Fondo sociale europeo (uno degli strumenti più importanti della Politica di Coesione), per sostenere programmi di accesso all’aborto sicuro per donne vulnerabili provenienti anche da altri paesi dell’Ue in cui l’aborto non è consentito o non ci sono iniziative simili.

L’Iniziativa dei Cittadini europei, che era stata presentata a Bruxelles a inizio settembre 2025 dopo aver raccolto oltre un milione di firme (1.124.513 per la precisione) in più di 19 Stati membri (la scoglia minima prevista), chiedeva alla Commissione di presentare una proposta di sostegno finanziario agli Stati membri al fine di garantire l’accesso a un aborto sicuro a chiunque non abbia questa possibilità in Europa, a causa delle diverse condizioni sanitarie e legali nei diversi paesi dell’Ue.

Nella sua risposta, la Commissione era sottoposta ai limiti previsti all’articolo 168, paragrafo 7, del Trattato sul Funzionamento dell’Ue, secondo cui l’azione dell’Unione deve rispettare le prerogative degli Stati membri, che sono responsabili per la definizione della loro politica sanitaria e per l’organizzazione dei servizi di assistenza medica. Consapevoli di questo limite, i promotori dell’Ice non avevano chiesto una garanzia esplicita del diritto all’aborto stabilita a livello europeo.

“Dopo aver analizzato attentamente l’iniziativa e tenuto conto delle limitazioni imposte dai Trattati Ue alla competenza dell’Unione in materia di salute pubblica – spiega una nota dell’Esecutivo comunitario -, la Commissione sottolinea che gli Stati membri possono fare affidamento sugli strumenti Ue esistenti per migliorare la parità di accesso a servizi sanitari legalmente disponibili e a prezzi accessibili, compresi i servizi di aborto sicuro”.

“Questo sostegno dell’Ue – continua la nota – può essere fornito attraverso il programma del Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+), qualora gli Stati membri desiderino, volontariamente e in conformità con le rispettive legislazioni nazionali, fornire tale sostegno, in particolare utilizzando o riassegnando le risorse disponibili nell’ambito dei loro programmi Fse+”. Il Fondo “potrebbe essere utilizzato per migliorare l’accesso a servizi di aborto legalmente disponibili, a prezzi accessibili e sicuri per le donne incinte. Il Fse+ può sostenere gli sforzi di questi Stati membri, garantendo loro al contempo l’autonomia di determinare come e a quali condizioni verrà fornito l’accesso all’aborto sicuro e legale”.

La nota precisa inoltre, che “l’Ue può sostenere l’azione degli Stati membri in materia di salute pubblica, nel rispetto della responsabilità degli Stati membri per la definizione delle proprie politiche sanitarie, nonché per l’organizzazione e l’erogazione di servizi sanitari e assistenza medica”. Presentando alla stampa a Bruxelles la comunicazione della Commissione, il 26 febbraio, la vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e l’Occupazione, Roxana Minzatu, e la commissaria per l’Uguaglianza e per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, hanno sottolineato il fatto che “per la prima volta viene chiarito che è possibile” usare i fondi europei del Fse+ “per garantire l’accesso all’aborto sicuro” a tutte le cittadine europee, negli Stati membri che vorranno creare dei programmi di assistenza sanitaria a questo fine. Dieci Stati membri si sono già dichiarati disponibili in questo senso: Austria, Estonia, Finlandia, France, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svezia e Belgio.

Finora, si poteva ricorrere già al Fse+ per facilitare l’accesso alle cure sanitarie, soprattutto nel quadro dei trattamenti in campo oncologico, ma non era esplicitamente previsto che si potesse fare per l’aborto. Il fondo Fse+ nell’attuale bilancio pluriennale comunitario (2021-2027) è dotato di 142,7 miliardi di euro, che possono essere utilizzati fino al 2029, ha spiegato Minzatu. “Da adesso diamo agli Stati membri la possibilità di usare i finanziamenti Ue del Fondo sociale europeo per migliorare l’accesso all’aborto. Questo significa sostegno alle donne che hanno necessità di viaggiare, o alle donne nel proprio paese, o in aree remote, o senza mezzi finanziari. In pratica significa che le donne avranno un accesso migliore a un aborto sicuro, qualunque donna in condizioni di vulnerabilità ovunque in Europa; e questo è rivoluzionario (‘groundbreaking’)”, ha spiegato Hadja Lahbib.

Il 17 dicembre scorso, la plenaria del Parlamento europeo, con una risoluzione non vincolante adottata con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni, aveva sostenuto l’Ice e invitato la Commissione a istituire un meccanismo finanziario opzionale, aperto a tutti gli Stati membri su base volontaria e sostenuto da fondi dell’Ue, per consentire agli Stati partecipanti di “garantire l’accesso all’interruzione sicura della gravidanza, nel rispetto delle rispettive normative nazionali, alle persone che non hanno accesso a un aborto sicuro e legale”. “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ricorda ancora la nota della Commissione -, in Europa si verificano ogni anno circa 483.000 aborti a rischio. L’aborto a rischio è una questione di salute pubblica, in quanto può causare diverse forme di danno fisico e grave stress mentale, mettendo quindi a rischio la vita delle donne”.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

Ue-Mercosur, quando sarà applicato (provvisoriamente) l’accordo

Ue-Mercosur, quando sarà applicato (provvisoriamente) l’accordo

Roma, 28 feb. (askanews) – La decisione della Commissione, annunciata venerdì 27 febbraio dalla presidente Ursula von der Leyen, di procedere senza indugio all’applicazione provvisoria della parte esclusivamente commerciale dell’Accordo Ue-Mercosur era prevista, dopo che la stessa von der Leyen nelle scorse settimane aveva già espresso la sua intenzione in questo senso con la frase: “Saremo pronti quando loro saranno pronti”, ovvero, aveva spiegato, non appena sarà stata completata la prima ratifica da parte di un paese del Mercosur.

La prima ratifica è stata completata dall’Uruguay giovedì 26 febbraio, con la seconda, da parte dell’Argentina, che è arrivata lo stesso giorno, due ore dopo. La Commissione può ora procedere all’applicazione provvisoria, secondo il mandato che aveva ricevuto a gennaio dal Consiglio Ue, a maggioranza qualificata. La Commissione non ha alcun obbligo legale di aspettare l’approvazione definitiva da parte del Parlamento, che potrà arrivare solo dopo il pronunciamento della Corte europea di Giustizia, chiesto dallo stesso Europarlamento, sulla compatibilità dell’Accordo con i Trattati Ue.

D’altra parte, la sezione meramente commerciale dell’Accordo, che la Commissione metterà ora in vigore provvisoriamente, non richiede la ratifica da parte dei parlamenti nazionali degli Stati membri dell’Ue, che riguarda invece gli altri aspetti del più ampio accordo di partenariato con il Mercosur (cooperazione politica, investimenti, appalti etc.). Un processo, questo, che potrebbe richiedere molti anni, se mai sarà completato.

Quali sono ora i tempi perché l’accordo commerciale con il Mercosur diventi operativo? Alla domanda ha risposto, sempre venerdì, il portavoce per il Commercio della Commissione, Olof Gill, prima durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo comunitario, e poi, più tardi, con delle brevi precisazioni scritte, in cui ha spiegato i prossimi passaggi: “L’ultimo passaggio legale necessario è lo scambio di notifiche formali. Dal lato Ue, la Commissione deve inviare una nota verbale solo al Paraguay (in qualità di custode legale dei trattati del Mercosur). Dal lato Mercosur, ogni paese deve inviare una nota verbale” all’Ue. L’Accordo inizierà quindi ad essere applicato provvisoriamente tra l’Ue e gli Stati membri del Mercosur “il primo giorno del secondo mese successivo all’invio della nota verbale” da parte di ciascuno di questi paesi, dopo il completamento del loro processo di ratifica. Quindi, dopo l’invio della nota verbale al Paraguay da parte della Commissione, se Uruguay e Argentina inviano all’Ue la loro notifica a marzo, l’applicazione dell’Accordo con questi due paesi scatterà il primo maggio. Ma è probabile che anche gli altri due paesi del Mercosur, Brasile e Paraguay, completino la ratifica entro le prossime settimane (soprattutto il Brasile, dove manca solo il voto del Senato, dopo l’approvazione della Camera).

Nel frattempo, come Commissione, “ciò che dobbiamo fare – ha puntualizzato Gill durante il briefing per la stampa – è definire e finalizzare i requisiti tecnici, inclusi i dazi pertinenti, le regole di origine nella nomenclatura combinata e l’adozione del regolamento di attuazione necessario per gestire i contingenti tariffari” previsti dall’Accordo. L’ultimo punto riguarda, in particolare, le quote per le importazioni dal Mercosur a cui si applicheranno i nuovi dazi ridotti dell’Ue, soprattutto per i cosiddetti “prodotti sensibili” agricoli.

Naturalmente l’Accordo commerciale con il Mercosur, anche se già provvisoriamente in vigore, sarebbe annullato qualora il Parlamento europeo non lo approvasse con il suo voto in Plenaria che ci sarà dopo il pronunciamento della Corte di giustizia, che notoriamente richiede tempi lunghi, almeno un anno e mezzo, ma che non si può escludere arrivi più rapidamente.

In Italia la posizione ufficiale del governo è favorevole “Bene. È importante fare presto perché, in attesa delle condizioni molto più favorevoli contenute nell’intesa, si ferma l’export. Prima giunge, meglio è: sarà un grande volano per il Made in Italy”, ha commentato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Nella maggioranza resta però nettamente contraria la posizione della Lega: “Ursula Von der Leyen insiste sulla strada del Mercosur, bypassando le decisioni del Parlamento europeo: una grave mancanza di rispetto per gli unici eletti direttamente dai cittadini”, attacca il senatore Giorgio Maria Bergesio, responsabile del dipartimento Agricoltura.

Quella del Carroccio non è l’unica posizione contraria tra i partiti italiani. “Ancora una volta Ursula von der Leyen calpesta la democrazia europea”, accusa il Movimento 5 Stelle mentre Cristina Guarda, europarlamentare di Avs, parla di “una gravissima forzatura democratica” e chiede alla Commissione di fermarsi. Schierati a favore, invece, Italia viva (“Una grande occasione”) e il Pd che con l’europarlamentare Dario Nardella saluta il “segnale positivo” per l’export italiano.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

Atomic rilancia la linea Volant: gli sci artigianali in acciaio inox

Atomic rilancia la linea Volant: gli sci artigianali in acciaio inox

Milano, 28 feb. (askanews) – Atomic rilancia la linea Volant ed è un ritorno alle origini dell’acciaio inox applicato allo sci: modelli concepiti nel 1989 e realizzati a mano ad Altenmarkt, in Austria. Volant entra nella Pinnacle Series assieme a Redster e Redster RS, in una proposta premium pensata per sciatori che cercano dall’eccellenza costruttiva all’esperienza sulla neve. Pinnacle, nella definizione aziendale, significa “Performance. Value. Excellence”. La linea è disponibile solo in una selezione di punti vendita qualificati, tra cui alcuni retailer italiani.

Dal 1989 Volant costruisce la propria identità attorno all’acciaio inox, materiale che ne definisce estetica e caratteristiche tecniche. Ad Altenmarkt la lavorazione artigianale per lo Stainless-Steel Top si traduce in un equilibrio per una sciata “armoniosa” in diverse condizioni di pista. Il cuore è il Double Steel Powered, due strati di acciaio che puntano a garantire tenuta di lamina, maggiore rigidità torsionale e trasmissione della potenza fluida, mantenendo il peso sotto controllo. Sui dettagli di finitura entrano incisioni laser e trattamenti con rivestimento a vaporizzazione metallica, che alzano resistenza, durata ed estetica distintiva.

“Volant rappresenta la massima espressione del pilastro strategico aziendale del ‘Maker DNA’” ha spiegato Luca Tavian, marketing manager Atomic Italia, sottolineando che “la nuova collezione Volant unisce design iconico, artigianalità tradizionale, performance straordinarie e personalizzabilità per un’esperienza concretamente superiore, premium e distintiva”.

La gamma si articola su tre modelli: al vertice c’è il Volant 9000 grazie ad una costruzione a doppio strato in acciaio, topsheet edge-to-edge in acciaio inox e struttura Full Sidewall Sandwich. Poi c’è il Volant 7000 combina performance premium con una larghezza al centro maggiore, due strati in acciaio, Power Woodcore e finitura in acciaio inox. Infine c’è il Volant 5000 che incarna l’essenza della gamma “con design senza tempo, materiali di alta qualità e maneggevolezza fluida e sicura, mantenendo le caratteristiche costruttive distintive della linea”.

Due gli accessori in abbinamento. Il primo è l’Atomic Savor GT AMID Visor Photo, un casco con i sistemi AMID e Live Fit 360 gradi, con visiera fotocromatica integrata “che assicura la stessa tenuta e pressione di contatto delle maschere tradizionali”. Il secondo è il bastoncino in carbonio Atomic Volant Black: il Carbon Pro offre rigidità elevata con peso minimo. Ha l’impugnatura ergonomica scolpita e lo strap Elite con sistema di sgancio rapido di sicurezza integrato SQS.