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Autore: Redazione StudioNews

Il festival di film a Villa Medici, premiate l’inventiva e la poesia

Il festival di film a Villa Medici, premiate l’inventiva e la poesiaRoma, 16 set. (askanews) – Sin dalla sua creazione nel 2021, il Festival di Film di Villa Medici esplora i legami tra cinema e arte contemporanea andando alla scoperta di nuove scritture filmiche. La quarta edizione del festival, che si è svolto tra l’11 e il 15 settembre, è stata animata da uno spirito pionieristico favorendo l’incontro tra una varietà di opere capaci di mettere in discussione, sconvolgere e modificare il nostro rapporto con le immagini ma anche di rinnovarne tutto l’incanto.


Quest’anno, la giuria composta da Clément Cogitore, regista e artista visivo, Vimala Pons, regista teatrale e attrice, e Rasha Salti, curatrice, ricercatrice e scrittrice, ha assegnato due premi. Il Premio Villa Medici per il Miglior Film è andato a ‘Pepe’ (2024, Repubblica Dominicana, Namibia, Germania, Francia) di Nelson Carlo de Los Santos Arias “per la sua originalità, la sua inventiva, la sua capacità di sorprenderci, di perderci e poi di ritrovarci, per la sua incredibile libertà che ci ha commosso tanto quanto ci ha stupito” e il Premio della Giuria a ‘Real’ (2024, Italia, Francia) di Adele Tulli “poiché questo film, come tutti i grandi film, ci lascia con più domande che risposte”. La giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali a Familiar Touch (2024, StatiUniti) di Sarah Friedland “per l’impressionante precisione delle sue capacità registiche e la sua presenza accattivante” e a Man Number 4 (2024, Regno Unito) di Miranda Pennell “per la sua ingegnosa trasformazione delle ‘immagini di prova’ in luoghi di riflessione e di empatia, e per la sua poesia ristoratrice”.

Laver Cup, Team Europa vs Team Mondo: tutto pronto all’Arena di Berlino

Laver Cup, Team Europa vs Team Mondo: tutto pronto all’Arena di BerlinoRoma, 16 set. (askanews) – Tutto pronto alla Uber Arena di Berlino per la Laver Cup, il torneo di tennis che mette di fronte il Team Europa e il Team Mondo e che si svolge nella capitale tedesca dal 20 al 22 setembre. I giocatori che prenderanno parte alla manifestazione sono arrivati a berlino per la settima edizione della kermesse tennistica che ha come suo ideatore Roger Federer, che proprio alla Laver Cup di due anni fa, a Londra, diede l’addio al tennis professionistico.


Il Ceo della Laver Cup, Steve Zacks, e il vice-capitano del Team World, Patrick McEnroe, hanno presentato in anteprima l’evento. Sei i giocatori per ognuna delle due squadre, capitanate da Björn Borg (Team Europa) e da John McEnroe (Team Mondo). Tra i 12 giocatori ci sono 4 top 10 del ranking ATP, tra cui spicca lo spagnolo Carlos Alcaraz. Il vincitore di Wimbledon e Roland Garros 2024, però, non potrà giocare al fianco del connazionale Rafael Nadal, come già fatto nel doppio Olimpico: la leggenda della terra rossa ha infatti annunciato di non poter prendere parte a questa competizione. Insieme ad Alcaraz, nella squadra Europa, ci saranno Alexander Zverev, Daniil Medvedev, Casper Ruud, Stefanos Tsitsipas e Grigor Dimitrov. A rappresentare il Team Mondo, invece, giocheranno: Taylor Fritz, finalista agli Us Open, Francis Tiafoe, Ben Shelton, Alejandro Tabilo, Francisco Cerundolo e Thanasi Kokkinakis.


Il Team Mondo proverà a difendere il titolo per il terzo anno di fila, dopo aver vinto le edizioni del 2022 e del 2023, le uniche conquistate dalla nascita del torneo.

Mattarella: disagio giovanile grande e urgente questione nazionale

Mattarella: disagio giovanile grande e urgente questione nazionaleRoma, 16 set. (askanews) – “Il disagio giovanile è una grande e urgente questione nazionale, che va affrontata con tutto l’impegno e i mezzi a disposizione”. E’ l’allarme lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico a Cagliari.


“Senza indulgenze o lassismi, che sono peraltro diseducativi, ma senza nemmeno nutrire l’illusione che tutto possa essere risolto attraverso un’ottica esclusivamente securitaria”, ha aggiunto il capo dello Stato. “C’è oggi disagio tra giovani e giovanissimi – ha osservato -. Non è sempre facile interpretare: a volte la cortina dell’incomunicabilità è talmente spessa che, per genitori e insegnanti, diventa difficile anche solo parlarne. Occorre rompere il muro delle solitudini e del silenzio. Andare incontro. Ascoltare. Offrire possibilità. Costruire occasioni di dialogo, di socialità, di crescita insieme. Senza dialogo, senza umanità, senza empatia, non ci sarà progresso tecnologico che possa esaudire il desiderio di una vita piena, ricca di relazioni, di affetti, di emozioni, di soddisfazioni”.

Da Terzopoulos a Lindo Ferretti, ciclo classici all’Olimpico Vicenza

Da Terzopoulos a Lindo Ferretti, ciclo classici all’Olimpico VicenzaRoma, 16 set. (askanews) – Uno dei festival teatrali più prestigiosi e longevi nel teatro coperto più antico del mondo, capolavoro e ultima opera progettata da Andrea Palladio, inserito dall’Unesco tra i beni patrimonio mondiale dell’umanità.


Dopo il maestoso Prologo dello scorso 1 maggio che ha visto protagonista una delle artiste più iconiche e influenti del nostro tempo, Meredith Monk, si svolgerà dal 20 settembre al 20 ottobre il 77esimo Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza con la direzione artistica di Ermanna Montanari e Marco Martinelli: un progetto del Comune di Vicenza, in collaborazione con l’Accademia Olimpica e la Biblioteca civica Bertoliana, con il sostegno della Regione del Veneto, il coordinamento artistico del Centro di Produzione Teatrale La Piccionaia e il coordinamento generale della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza. Un’edizione diffusa, che abiterà anche la Basilica Palladiana, il Teatro Astra e la Biblioteca Bertoliana, attraversando l’intera città di Vicenza e coinvolgendo i suoi cittadini, affidata alla visione e alla cura di due personalità di primissimo piano della creazione contemporanea, una coppia di arte e di vita, fondatori del Teatro delle Albe e di Ravenna Teatro. Ermanna Montanari e Marco Martinelli, 15 premi Ubu in due e tanti altri riconoscimenti nazionali e internazionali, guideranno dunque un’eccellenza culturale che non ha mai smesso, nel corso della sua storia, di interrogarsi sul ruolo dei classici nella contemporaneità.


In piena sintonia con la dimensione diffusa del festival, il tema scelto per questa 77esima edizione: ‘L’immagine guida per questo biennio 2024-2025 sarà quella del ‘coro’, inteso come radice fondante del teatro: nella parola ‘coro’ i greci vedevano lo stretto intarsio tra parola, musica e danza, un’alchimia che rivela ancora oggi tutta la sua necessità ardente, moltiplicandosi nel nodo vita-scena del nostro contemporaneo agire. Al tempo stesso il coro è, fin dalle origini, lo specchio disvelante della polis: era composto, nell’Atene del V secolo, da migliaia di cittadini che non si limitavano a fare da ‘spettatori’, ma si ponevano quali interlocutori-artefici, misurandosi sulla scena insieme agli artisti dell’epoca, da Eschilo ad Aristofane. In questo senso il coro è sempre un gesto ‘politico’, oltre che poetico. Esso può assumere oggi le forme di una gioiosa ‘chiamata pubblica’, dove mescolare arte e vita, artisti e cittadini di varie generazioni per infuocarne lo sfuggente meccanismo prismatico”. Theodoros Terzopoulos, Alessandro Serra, Evelina Rosselli, Serena Sinigaglia, Giovanni Lindo Ferretti, Francesco Giomi, Abdullah Miniawy, Ndox Electrique, Serena Abrami e Enrico Vitali, Mariangela Gualtieri, Danio Manfredini, R.Y.F., Mara Redeghieri, Daniela Pes e, naturalmente, Ermanna Montanari e Marco Martinelli sono gli artisti che daranno voce a un programma lungo un mese, articolato in 9 spettacoli di cui 3 prime assolute, una prima nazionale, una prima regionale, 3 chiamate pubbliche e 2 cicli di incontri di approfondimento.


L’immagine del 77esimo Ciclo di Spettacoli Classici è firmata da un altro grande artista e sperimentatore: Igort, uno dei grandi maestri del fumetto d’autore internazionale, tra i protagonisti della scena indie italiana degli anni ’80 (Linus, Alter Alter, Frigidaire) ed esponente di spicco del graphic journalism, oltreché sceneggiatore e musicista. Il 77esimo Ciclo di Spettacoli Classici si inaugura il 20 e 21 settembre al Teatro Olimpico con la Prima Nazionale dell’Oresteia firmata da uno dei grandi esponenti della scena contemporanea internazionale, Theodoros Terzopoulos. L’Oresteia arriva a Vicenza dopo la Prima Assoluta dello scorso 12 e 13 luglio al Festival di Atene ed Epidauro.


Ideatore di un metodo di lavoro insegnato in tutto il mondo, fondatore nel 1985 dell’Attis Theatre e alla guida da oltre trent’anni dell’International Committee of Theatre Olympics, Terzopoulos è maestro nell’interpretazione e nella messinscena del repertorio tragico classico, sempre criticamente interrogato. Dopo averne affrontato in passato i singoli capitoli, per la prima volta il regista greco si trova alle prese con l’intera trilogia di Eschilo, unica sopravvissuta per intero di tutto il teatro greco classico. L’Orestea fu messa in scena per la prima volta ad Atene in occasione delle Grandi Dionisie nel 458 a.C., anno di turbolenze politiche, storiche e sociali e violenti sconvolgimenti che riflettevano le tensioni tra oligarchi e democratici. “Il mito dell’Orestea è pericoloso, appartiene al mondo dell’inconsueto e dell’ignoto, incute terrore perché rivela l’intrattabile, la violenza e le leggi più profonde che non possono essere domate. Clitennestra invita a “spezzarci” come nel momento della rottura dello specchio, affinché dai frammenti nasca una nuova immagine mentre le radici oscure del mito vengono preservate. Ancora una volta ci poniamo la domanda ontologica fondamentale ‘qual è il senso?’, una domanda a cui non esistono risposte definitive, ma che ci spinge costantemente verso una ricerca sempre più profonda delle radici dei suoni, delle parole, della multidimensionalità dell’enigma umano e della ricostruzione di un nuovo mito” scrive Terzopoulos nelle note di regia. Difficile non cogliere le profonde analogie con l’odierna crisi della democrazia, con la condizione storico-esistenziale della nostra epoca dilaniata da conflitti profondi e sospesa sull’orlo del baratro. Il 26 settembre al Teatro Astra invece appuntamento con l’azione corale della prima delle tre chiamate pubbliche in programma al Festival. Si tratta di Purgatorio dei poeti di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, esito di un laboratorio che fra il 22 e il 25 settembre coinvolgerà 50 cittadine e cittadini di tutte le età. “Per questa ‘azione corale’ lavoreremo su alcuni canti dell’Inferno e del Purgatorio, la cantica dove Dante colloca gli artisti, gli scrittori, i pittori: agli endecasillabi danteschi mescoleremo frammenti poetici di Emily Dickinson, Vladimir Majakovskij, Walt Withman e altri poeti, come il guelfo fiorentino, affamati di bellezza”. Nell’ambito di una pratica cara al Teatro delle Albe, la chiamata pubblica è un invito rivolto alla cittadinanza a “farsi luogo”, farsi comunità, nell’epoca dei non-luoghi e della frantumazione del senso comunitario. Purgatorio dei poeti è una nuova ulteriore tappa del Cantiere Dante, il lavoro di Montanari e Martinelli sulle tre cantiche della Divina Commedia (2017-2022) che in questi anni ha coinvolto oltre mille cittadini e ha vinto premi tra i quali Premio Ubu, Lauro Dantesco ad Honorem, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro. Il 27 settembre al Teatro Olimpico, con replica il 28 e 29, andrà in scena in Prima Assoluta Il Canto di Edipo, una versione site specific di Tragùdia, il nuovo progetto artistico di Alessandro Serra. Questa particolare messa in scena, pensata appositamente per il Teatro Olimpico di Vicenza, oltre che a pochi oggetti e ai costumi vedrà protagonisti i due elementi qualificanti il tragico: il canto e la danza. Regista, autore, artista visivo, fondatore della compagnia Teatropersona, Serra sceglie in questa occasione il “mito perfetto”, centrale nella riflessione teorica di Aristotele come in quella di Sigmund Freud, partendo da un assunto: “la tragedia è un’arte fortunata, perché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti”. Da questa premessa Serra si interroga su come si possa ricostruire oggi quella forma di sapere collettivo e in che lingua, che non sia ostile e concettuale ma musicale, istintiva e sensuale. Sceglie non l’italiano che abbassa il tragico a fatto drammatico ma il grecanico, l’antica parlata greca di una striscia di terra della Calabria e della Sicilia, per concentrarsi su una molteplicità di questioni che riguardano la condizione umana, il rapporto con la Polis e con la dimensione del Sacro. Accompagnando lo spettatore nello stesso percorso di Edipo, così come narrato da Sofocle, dalle macerie al ricongiungimento con gli Dei. Ancora una Prima Assoluta, il 5 ottobre, sempre al Teatro Olimpico: sdisOrè, ovvero l’Orestea riscritta da Giovanni Testori, interpretata da Evelina Rosselli, co-fondatrice insieme a Caterina Rossi di Gruppo Uror che ne firma la regia. La potenza della lingua di Testori è la chiave per un’Orestea completamente capovolta, dai toni dissacranti, erotici, crudi e ironici, che vede in scena una sola attrice nella funzione di narratore e incarnazione di quattro maschere che sembrano fatte di pelle umana. Maschere rivoltanti e grottesche, indossate da Evelina Rosselli per ridare vita a Elettra, Oreste, Egisto, Clitemnestra, trasmutando di volta in volta la propria voce per indagare quattro universi sonori completamente differenti. Con sdisOrè, Gruppo Uror prosegue la propria ricerca nella dimensione onirica e nel perturbante, negli arcani racchiusi nel mito che conservano un forte legame con le forme della violenza contemporanea. Il 6 ottobre il Festival esce dal Teatro per andare ad abitare la Basilica Palladiana con la seconda delle chiamate pubbliche previste, che tira in ballo il concetto rituale di festa. FESTA SILENZIO Azione di improvvisazione creativa per una comunità di performer è infatti il titolo del progetto curato da Francesco Giomi, compositore, performer, regista del suono e docente di musica elettronica, nonché direttore di Tempo Reale, il centro fiorentino di ricerca, produzione e didattica musicale. La performance sarà la restituzione di un laboratorio che si svolgerà nei giorni precedenti con il coinvolgimento di un ampio numero di musicisti del territorio vicentino, di qualsiasi formazione e ambito di provenienza, che alla Basilica si esibiranno in una serie di improvvisazioni attorno a un “rito-partitura” prestabilito: una pratica giocosa di comunità, un momento di condivisione di un senso profondo dell’ascolto. Al centro del progetto il concetto di silenzio, partendo da una specifica domanda: cosa significa “silenzio” in musica? “In un tempo di chiasso e rumore incontrollato, diventa necessario ricercare il silenzio, così come ascoltare in una maniera nuova” afferma Giomi che sottolinea: “L’esplorazione sonora del concetto di quiete, in un ambito collettivo e festoso, ha l’obiettivo di raggiungere un grado di consapevolezza sull’importanza di ogni segnale musicale, anche il più piccolo e isolato, così come di esplorare i concetti di attesa e di attenzione alla bellezza del suono.” Di nuovo al Teatro Olimpico l’11 ottobre per la terza e ultima chiamata pubblica: Pluto. God of gold di Marco Martinelli con gli adolescenti di Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Vicenza. Pluto è l’ultima commedia delle undici superstiti che ci restano di Aristofane, incentrata sulle contraddizioni della polis, a partire dall’iniqua distribuzione delle ricchezze. Pluto è infatti il dio della ricchezza, che dona ai corrotti e agli ingiusti perché è cieco. Il contadino Cremilo lo cura e gli restituisce la vista, riportando così la giustizia sociale ad Atene. Martinelli lavora sul testo antico mettendolo in relazione con le improvvisazioni vitali e scatenate di 60 adolescenti dell’area metropolitana di Napoli e della città di Vicenza. Pluto. God of gold è un nuovo atterraggio di Sogno di volare, un progetto quadriennale (iniziato nel 2022) del Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con Ravenna Festival che vede il fondatore delle Albe lavorare su quattro commedie di Aristofane con oltre trecento adolescenti dell’area vesuviana, dove è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. Un progetto in diretto collegamento con la non-scuola, pratica teatral-pedagogica fondata nel 1991 insieme a Ermanna Montanari e che negli anni ha ottenuto due Premi Ubu e il Premio ANCT dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Sogno di volare, inoltre, ha incantato nientemeno che la regina assoluta del pop mondiale, Madonna, che in occasione di una sua recente visita a Pompei ha avuto modo di assistere proprio a Pluto. God of gold e ha deciso di finanziare direttamente la prossima edizione del progetto nato dall’incontro fra Martinelli e il Direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel. Il 15 e 16 ottobre ancora al Teatro Olimpico è la volta di Elettra per la regia di Serena Sinigaglia. Regista con approccio multidisciplinare, una particolare attenzione verso le fragilità sociali e convinta sostenitrice di un teatro al servizio dei cittadini, la Sinigaglia riparte dalla tragedia in atto unico scritta ai primi del Novecento dal poeta e drammaturgo viennese Hugo von Hofmannsthal, andata in scena per la prima volta nel 1903 con la regia di Max Reinhardt e dedicata a Eleonora Duse. La visione di Serena Sinigaglia viaggia fra le origini del mito in Eschilo e il vivace contesto culturale della Vienna a cavallo fra Ottocento e Novecento, passando per le riscritture di Sofocle, Euripide e Marguerite Yourcenar, per concentrare l’attenzione su quei temi che emergono dal Mito rivelandone una straordinaria attualità: il patriarcato, il rapporto fra i generi, il diritto all’autodeterminazione, il limite tra legge umana e legge naturale. Lo spettacolo è presentato in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto. Grande attesa e grande curiosità intorno al progetto di una delle figure più affascinati, teatrali, provocatorie, per certi versi enigmatiche della musica italiana, il cantautore e scrittore Giovanni Lindo Ferretti che il 18 ottobre presenta al Teatro Olimpico in Prima Assoluta moltitudine in cadenza, percuotendo. “Un antico palcoscenico in ardita prospettiva urbana…echi biblici…ritualità in forma di teatro…”. Al momento si sa soltanto che “ciò che deve accadere accada”. Infine, al Teatro Astra il 19 ottobre a partire dalle 21 avrà luogo la Notte delle voci, un’ode collettiva alla verticalità della notte, una catarsi festosa che scaturisce da forme sonore diversissime e da una molteplicità di canti, ognuno con una propria melodia. A guidare il pubblico in questo turbine, artisti-viandanti di altissimo profilo, a partire da Mariangela Gualtieri, poetessa e drammaturga, co-fondatrice del Teatro Valdoca, e Danio Manfredini, attore, autore, regista teatrale, tre volte Premio Ubu. Ci sono poi la lunare e misterica cantante sarda Daniela Pes, Targa Tenco per Spira, il suo album d’esordio prodotto da IOSONOUNCANE; la magnetica Mara Redeghieri, artista che ha segnato gli ultimi trent’anni di musica italiana a partire dai suoi esordi come contante degli Üstmamò; Francesca Morello aka R.Y.F. (Restless Yellow Flowers), voce sovversiva e dance punk della comunità queer, già al fianco dei Motus; il cantante, compositore, musicista, attore e scrittore egiziano Abdullah Miniawy, ospitato dai più prestigiosi festival internazionali come il Festival d’Avignone, icona di una gioventù’ egiziana in lotta per la liberta’ e la giustizia; il collettivo Ndox Èlectrique guidato da François R. Cambuzat e Gianna Greco, sciamani di una trance di resistenza anti-coloniale, e la poliedrica cantante alt-rock Serena Abrami con Enrico Vitali, già al fianco di Ermanna Montanari e Marco Martinelli nel progetto Don Chisciotte ad ardere. Il programma del 77esimo Ciclo di Spettacoli Classici si completa infine con due progetti seminariali a Palazzo Cordellina: Parlamenti d’Autunno a cura di Marco Sciotto e Illusioni perdute? – cinque disputazioni sulla critica teatrale e l’arte scenica oggi a cura di Massimo Marino. Parlamenti d’Autunno è un ciclo di quattro appuntamenti lungo l’intero arco del festival, aperti a tutte e tutti, pensati come occasioni di dialogo e confronto con artisti e studiosi intorno alle differenti forme in cui si riconfigura l’idea di ‘classico’ attraverso le arti visive e performative, la letteratura, l’archeologia e l’architettura e arti performative, per assumere, nel contemporaneo, nuove configurazioni di senso e di pratiche. Parteciperanno: Igort, Theodoros Terzopoulos, Andrea Porcheddu, Enrico Pitozzi, Daniela Sacco, Nicola Samorì, Federico Ferrari, Gabriel Zuchtriegel, Franco Masotti, Patrizia Basso, Andrea Tagliapietra, Caterina Piccione, Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa. Illusioni perdute, infine, in programma il 28 e 29 settembre sempre a Palazzo Cordellina, è un’ulteriore e preziosa occasione di approfondimento teorico che parte da alcune domande precise: la critica, quasi scomparsa da giornali e riviste generalisti, sembra rinascere online. In quale modo? Con quanti e quali problemi? In cinque sessioni sviluppate nella forma medievale della disputatio – L’illusione critica, L’illusione alternativa, L’illusione militante, L’illusione morale e L’illusione teatrale – si confronteranno Anna Bandettini, Walter Porcedda, Gianni Manzella, Andrea Pocosgnich, Graziano Graziani, Laura Mariani, Rossella Menna, Andrea Porcheddu, Antonio Attisani, Alessandro Toppi, Maddalena Giovannelli, Maria Nadotti, Roberta Ferraresi, Lorenzo Donati e Attilio Scarpellini.

Mattarella: dalla scuola dipende futuro società, risorse siano adeguate

Mattarella: dalla scuola dipende futuro società, risorse siano adeguateRoma, 16 set. (askanews) – “Dalla qualità del sistema educativo dipende strettamente il futuro della nostra società. A esso vanno dedicate indispensabili risorse adeguate, e idee, cura, attenzioni. La scuola non è una bolla, un recinto, un mondo a parte. Ma un organismo che vive nella società e concorre al suo progresso”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Cagliari dove si svolge quest’anno la XXIV edizione di “Tutti a Scuola”, la cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico, presente il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Volkswagen: 4 mld per ristrutturazione, a rischio 15mila posti

Volkswagen: 4 mld per ristrutturazione, a rischio 15mila postiMilano, 16 set. (askanews) – Volkswagen chiude in calo -1,3% a 97,5 euro a Francoforte in scia alla debolezza del settore europeo (-1%) e a un report la banca d’affari Usa Jeffries che dopo un incontro con il management ipotizza fino a 4 miliardi di euro di accantonamenti nel quarto trimestre per i costi di ristrutturazione, legati al calo delle vendite e agli investimenti nell’elettrico che non hanno dato i risultati sperati. Altro ostacolo per il gruppo è rappresentato dai nuovi target di emissioni Ue per il 2025 che potrebbero costare fino a 2 miliardi di euro o 10% dell’Ebit di gruppo. Jeffries ha rating buy su Volkswagen con target price di 140 euro.


Secondo Jeffries il gruppo starebbe valutando la chiusura di due o tre impianti in Germania del brand Volkswagen, prima volta nella storia del gruppo, con il taglio di 15mila posti di lavoro e una riduzione di produzione di circa 500-750mila auto l’anno. In Germania il gruppo conta circa 300mila addetti, di cui 120mila in capo al brand Volkswagen. “I giorni trascorsi con il management ci hanno convinto che non esiste un piano B per evitare la riduzione di capacità”, scrivono gli analisti. Jeffries, che indica giugno 2025 come data di inizio del piano di ristrutturazione, ricorda che Volkswagen ha la facoltà di chiudere impianti senza chiedere l’autorizzazione al Consiglio di Sorveglianza, dove siedono i rappresentanti dei lavoratori. Volkswagen ha disdettato in anticipo le garanzie su occupazione e salario che dovevano durare fino al 2029. “I sindacati saranno forzati a trovare nuovi accordi con il gruppo mentre Volkswagen sarà nella posizione di imporre i licenziamenti”, si legge nel report.

Starmer a Roma: insieme per sostenere l’Ucraina. Meloni ribadisce il no all’uso dei missili in Russia

Starmer a Roma: insieme per sostenere l’Ucraina. Meloni ribadisce il no all’uso dei missili in RussiaRoma, 16 set. (askanews) – Ucraina, Medio Oriente, relazioni bilaterali, ma anche questione dei migranti: questo il menù del vertice che si è tenuto oggi a Roma, a Villa Doria-Panphilj, tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Keir Starmer, il nuovo premier laburista britannico, al suo primo viaggio nel paese da quando ha formato il suo nuovo governo a Londra.


“Riconosco l’importanza dell’Italia come leader in Europa e come paese del G7. Stiamo dando inizio a una nuova era nei rapporti con l’Ue”, ha detto Starmer, sottolineando come l’Italia abbia in tal senso un ruolo importante. “Abbiamo impiegato il nostro tempo per parlare delle sfide mondiali di fronte a noi. Siamo determinati ad affrontarli assieme”, ha detto ancora Starmer. Tra queste, una delle più pressanti è l’Ucraina. “Saremo insieme fianco a fianco per sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessari”, ha detto il capo del governo di Londra, affermando che si lavorerà per “far arrivare 50 miliardi di euro” entro la fine della presidenza italiana del G7. Su questo, tuttavia, ci sono anche diversità tra Londra e Roma, con la Gran Bretagna disponibile a dare un via libera all’utilizzo dei suoi missili ceduti a Kiev anche per attacchi in profondità in territorio russo, prospettiva questa che ha suscitato una reazione molto minacciosa da parte del presidente russo Vladimir Putin. Roma, invece, ha un approccio più prudente.


Starmer, rispondendo alle domande sull’argomento, non si è sbilanciato. Ha ricordato che quella che si sta combattendo in Ucraina è “una guerra illegale iniziata dalla Russia” e che “l’Ucraina ha diritto all’autodifesa”. Poi ha aggiunto: “Noi siamo sempre stati al fianco dell’Ucraina. Non è solo una guerra all’Ucraina, ma ai diritti, alla libertà, allo stato di diritto che si applica a tutti noi”. Per questo, ha proseguito, “io credo che sia importante che mettiamo l’Ucraina nella migliore posizione possibile. Di questo ne abbiamo parlato”, ma ha tagliato corto affermando di non voler entrare “nelle singole capacità”. Molto diretta sull’argomento la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in conferenza stampa con il premier britannico Keir Starmer ha ribadito: “Le autorizzazioni all’utilizzo dei missili di lungo raggio sono decisioni che prendono le singole nazioni che forniscono questi armamenti, tenendo presente le proprie leggi e Costituzioni. Questa decisione in Italia non è in discussione, ed è una decisione presa in condivisione con gli alleati: anche perché, contrariamente alle interpretazioni che a volte leggo, non è un indietreggiare rispetto al sostegno all’Ucraina”. “Anche il presidente Zelensky – ha rivendicato Meloni – ha detto che non chiede all’Italia nulla di più di ciò che l’Italia sta facendo. Ognuno ha i propri riferimenti per prendere queste decisioni, e noi abbiamo preso la nostra. Ma il sostegno italiano all’Ucraina è a 360 gradi e andrà avanti fino a quando sarà necessario ed è una posizione perfettamente condivisa all’interno di tutta la maggioranza di governo”.


Quanto alla situazione bellica sul campo, “per noi è importante che Kiev costruisca le migliori condizioni possibili per un tavolo di pace. È quello che abbiamo fatto aiutando l’Ucraina dall’inizio e tutto quello che riesce a fare è benvenuto”. Sull’altro tema caldo sullo scenario internazionale, Starmer e Meloni sono apparsi in linea. “Siamo uniti nel sostegno per in cessate il fuoco immediato a Gaza. Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati subito, devono arrivare aiuti umanitari a Gaza”, ha detto il capo del governo di Londra.

Carvao (UNWTO): enoturismo opportunità per sviluppare zone rurali

Carvao (UNWTO): enoturismo opportunità per sviluppare zone ruraliYerevan (Armenia), 16 set. (askanews) – “Lo sviluppo del turismo del vino è molto importante per gli Stati emergenti come l’Armenia. Un aspetto significativo è che, in genere, l’esperienza enoturistica avviene in territori rurali e questo permette di creare posti di lavoro, di contrastare fenomeni di spopolamento e di creare imprese nelle comunità locali. Se dunque si ha una strategia di coesione territoriale e si vogliono creare opportunità nelle regioni meno sviluppate, investire nell’enoturismo è un’occasione per incrementare opportunità commerciali. In Armenia, ad esempio, sta creando sempre più imprese, persino i wine bar sono passati in pochi anni da uno a 15, e l’interesse crescente delle Cantine per questo settore sta dando slancio al Paese come destinazione turistica”. Lo ha spiegato ad askanews Sandra Carvao, direttrice Intelligence di mercato, politiche e competitività dell’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, a margine dell’ottava Conferenza globale sul turismo del vino promossa dall’UNWTO a Yerevan, in Armenia.


Secondo Carvao, l’enoturismo verte su due segmenti: “Il primo è ovviamente quello degli esperti di vino che viaggiano per visitare specifiche Cantine o determinate regioni vinicole perché sanno quello che vogliono provare” dice, aggiungendo che “il secondo riguarda, invece, sempre più persone che vogliono semplicemente sperimentare la degustazione, che sono interessante all’esperienza del vino. E questo è un fenomeno in costante ascesa”. Per la dirigente dell’UNWTO, la strategia da mettere in campo si basa su tre aspetti principali. “Innanzitutto, l’integrazione nel territorio delle Cantine e dell’esperienza enologica che propongono: non si può avere un’esperienza enologica in un’azienda avulsa dal suo territorio, il che significa anche cibo, gente, tradizione, ecc..” afferma, ricordando che “siccome le persone visitano più di una Cantina, è necessario avere un approccio olistico, d’insieme”. “Dato che l’esperienza va oltre la semplice degustazione del vino, il secondo aspetto riguarda lo sviluppo di sinergie con altri settori, come l’arte, la musica, la natura e il ‘turismo attivo’, attività che si sono moltiplicate grazie ai tanti eventi in programma” prosegue Carvao, mettendo in luce con askanews che “questo è anche il motivo per cui è importante che le aziende vinicole investano nella formazione all’ospitalità, al di là della classica narrazione su come viene fatto il vino. Infine – chiosa – c’è la componente digitale: è necessario investire nella raccolta di dati e nel marketing, sia per l’attività stretta di azienda vinicola, sia per quella turistica”.


Gli ostacoli più seri per lo sviluppo del turismo del vino che sono stati individuati dagli esperti che si sono confrontati alla conferenza di Yerevan, sono la competenza, il cambiamento climatico, il tema del coordinamento e quello di sapersi adattare alle esigenze dei clienti. “Secondo quanto è emerso nel corso dei lavori, è necessario attrarre e formare le persone che intendono operare in questo settore” afferma ad askanews la dirigente dell’UNWTO, aggiungendo che è opinione comune che “il cambiamento climatico avrà un impatto non solo sulla produzione di vino ma anche sulle esperienze in cantina”. “Il terzo punto che è emerso con forza è stato quello relativo al coordinamento dei diversi attori: le aziende vinicole, le destinazioni turistiche, i trasporti e tutti gli altri attori della catena del valore che devono essere collegati tra loro” prosegue, ricordando infine la necessità di “capire e anticipare le tendenze per essere pronti e saper rispondere alle diverse e mutevoli esigenze e richieste dei clienti”.

Louis Vuitton Cup, poco vento a Barcellona: si riprende mercoledì

Louis Vuitton Cup, poco vento a Barcellona: si riprende mercoledìRoma, 16 set. (askanews) – La Louis Vuitton Cup tornerà in acqua a Barcellona mercoledì 18 settembre. Per circa un’ora la direzione gara ha tentennato, continuando a spostare l’inizio di quarto d’ora in quarto d’ora della regata tra Alinghi e Ineos Britannia. Alla fine però, constatata l’assenza di vento, ha finalmente preso atto di ciò a cui gli equipaggi si erano già rassegnati: il rinvio. Le seste regate delle semifinali di Louis Vuitton cup in corso a Barcellona, tra Luna Rossa e American Magic (4-1 il parziale) e tra Ineos Britannia e Alinghi (4-1) ci saranno mercoledì 18 settembre e non domani, che resta giornata di riposo.

Israele, Netanyahu e la rischiosa questione dello status quo del Monte del Tempio (cosa succede)

Israele, Netanyahu e la rischiosa questione dello status quo del Monte del Tempio (cosa succede)Roma, 16 set. (askanews) – Lo status quo del Monte del Tempio (Spianata delle Moschee), luogo sacro nella città vecchia di Gerusalemme per ebraismo, cristianesimo e Islam, sarà al centro della riunione urgente convocata per domani dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Al meeting è previsto che partecipi un numero ristretto di ministri e i responsabili dell’apparato di difesa. Lo riferiscono i principali media ebraici tra cui Kan News e il Times of Israel.


La riunione verterà sui rischi di sicurezza legati ai progetti di modifica ipotizzati dal ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, esponente di estrema destra, che potrebbero portare a una significativa escalation durante le imminenti festività ebraiche. I funzionari della difesa hanno avvertito che modificare lo status quo del Monte del Tempio potrebbe portare a un aumento sostanziale degli attacchi terroristici in Israele diretti da Iran, Hamas e Hezbollah: “Siamo destinati ad affrontare un evento totalmente diverso da quello che abbiamo avuto finora”. Inoltre, questo eventuale cambiamento potrebbe danneggiare anche le relazioni con le nazioni sunnite moderate. Il mese scorso, centinaia di ebrei sono saliti sul Monte del Tempio per celebrare il Tisha B’Av insieme al ministro Ben-Gvir e al ministro per lo Sviluppo del Negev e della Galilea Yitzhak Wasserlauf. Mentre era sul Monte del Tempio, Ben-Gvir ha detto: “Ci sono grandi progressi qui nella governance, nella sovranità. Ci sono immagini di ebrei che pregano qui. Come ho detto: la nostra politica è di consentire la preghiera”. L’ufficio del premier israeliano ha commentato l’incidente sottolineando che “sono il governo e il primo ministro a determinare la politica sul Monte del Tempio. Non esiste una politica privata di alcun ministro, né del ministro della Sicurezza nazionale né di nessun altro ministro, sul Monte del Tempio. Così è stato sotto tutti i governi di Israele. L’incidente di questa mattina sul Monte del Tempio ha deviato dallo status quo. La politica di Israele sul Monte del Tempio non è cambiata; è così che è stato e così sarà”.