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Autore: Redazione StudioNews

Calcio, Cagliari piange Poli protagonista dello scudetto del 1970

Calcio, Cagliari piange Poli protagonista dello scudetto del 1970Roma, 7 set. (askanews) – Il Cagliari piange un altro eroe dello scudetto del 1970. È morto all’età di 79 anni Cesare Poli, mediano, impiegato a volte anche come terzino, che, nell’anno del tricolore, giocò undici partite.


Veneto, nato a Breganze, in provincia di Vicenza, Poli aveva iniziato con il Lanerossi per poi passare all’Inter. Nell’estate del 1969 il trasferimento al Cagliari nello scambio che portò Boninsegna in nerazzurro e lui, insieme a Gori e Domenghini, in rossoblù. Dopo essere tornato in Sardegna Poli concluse la sua carriera a trent’anni e come altri suoi compagni dello scudetto come Riva, Brugnera, Reginato, Martiradonna, Greatti, Tomasini e Nenè decise di non lasciare la Sardegna.

Mattarella: nessuno è straniero in casa sua, qualunque sia la lingua o la cultura

Mattarella: nessuno è straniero in casa sua, qualunque sia la lingua o la culturaAosta, 7 set. (askanews) – “Non si era, e non si è, stranieri in casa propria, quale fosse, e quale sia, la propria cultura, lingua, religione”. Lo ha rimarcato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso pronunciato ad Aosta in occasione delle celebrazioni per l’Ottantesimo anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia.


Mattarella ha ripercorso il dibattito che ha portato al riconoscimento del bilinguismo in Valle d’Aosta: “Il principio che l’Assemblea costituente affermava era esplicito: non potevano essere considerate straniere, in Italia, lingue parlate da cittadini italiani radicati nel suo territorio”. E dunque “non si era – e non si è – stranieri a casa propria, quale fosse – e sia – la propria cultura, lingua, religione. Era la diretta conseguenza dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Lo rende esplicito l’articolo 3”. “Ecco perché – ha spiegato Mattarella – valorizzare le specificità delle comunità collocate alle frontiere dell’Italia ha arricchito i valori di convivenza della nostra civiltà. Il tema della tutela delle minoranze linguistiche ha trovato collocazione all’art.6 della nostra Carta fondamentale. Ne costituisce attuazione anche la legge 482/1999, ‘Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche’, che ha introdotto una disciplina organica, così come, nelle Regioni ad autonomia speciale, si trovano specifiche disposizioni di tutela di minoranze presenti sul territorio: è il caso dell’art. 40 bis (1993) dello Statuto valdostano che riconosce alle popolazioni di lingua tedesca dei Comuni della Valle del Lys – comunemente riconducibili al popolo dei Walser – il diritto alla salvaguardia delle proprie tradizioni linguistiche e culturali. Si tratta di una ricchezza e di un vanto per la Repubblica”.

Il Papa in Papua Nuova Guinea: lo sviluppo sia sostenibile ed equo

Il Papa in Papua Nuova Guinea: lo sviluppo sia sostenibile ed equoMilano, 7 set. (askanews) – La Papua Nuova Guinea è “un arcipelago con centinaia di isole” dove “si parlano più di ottocento lingue, in corrispondenza ad altrettanti gruppi etnici: questo evidenzia una straordinaria ricchezza culturale e umana”. Una “ricchezza ambientale e culturale” che “rappresenta al tempo stesso una grande responsabilità, perché impegna tutti, i governanti insieme ai cittadini, a favorire ogni iniziativa necessaria a valorizzare le risorse naturali e umane, in modo tale da dar vita a uno sviluppo sostenibile ed equo, che promuova il benessere di tutti, nessuno escluso, attraverso programmi concretamente eseguibili e mediante la cooperazione internazionale, nel mutuo rispetto e con accordi vantaggiosi per tutti i contraenti”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’incontro con le autorità civili e diplomatiche della Papua Nuova Guinea.


Papua nuova Guinea, ha puntualizzato ancora il Santo Padre, è un paese “ricco anche di risorse della terra e delle acque. Questi beni sono destinati da Dio all’intera collettività e, anche se per il loro sfruttamento è necessario coinvolgere più vaste competenze e grandi imprese internazionali, è giusto che nella distribuzione dei proventi e nell’impiego della mano d’opera si tengano nel dovuto conto le esigenze delle popolazioni locali, in modo da produrre un effettivo miglioramento delle loro condizioni di vita”.

Zelensky: “Grazie a Meloni e Italia per lavoro per pace giusta”

Zelensky: “Grazie a Meloni e Italia per lavoro per pace giusta”Roma, 7 set. (askanews) – L’Ucraina e Volodymyr Zelensky ringraziano “Giorgia Meloni e il popolo italiano per il loro sostegno e il lavoro congiunto per ripristinare una pace giusta” nel Paese. Lo ha detto sul suo account Telegram lo stesso presidente ucraino, dopo aver incontrato a Cernobbio il capo del governo italiano.


“A margine del Forum Ambrosetti, ho incontrato il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giorgia Meloni”, ha scritto Zelensky, “Il ripristino e la ricostruzione dell’Ucraina, compreso il suo sistema energetico, è stato uno dei temi discussi durante l’incontro. Abbiamo apprezzato la decisione dell’Italia di ospitare la prossima Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel 2025”. “Abbiamo anche discusso dell’attuazione della Formula di Pace”, ha concluso il presidente ucraino, “L’Italia è attivamente coinvolta nell’attuazione di ogni punto. Ringrazio Giorgia Meloni e il popolo italiano per il loro sostegno e il lavoro congiunto per ripristinare una pace giusta”.

Gentiloni: sull’Ucraina ho apprezzato Meloni, è in linea con la posizione Ue

Gentiloni: sull’Ucraina ho apprezzato Meloni, è in linea con la posizione UeCernobbio (Como), 7 set. (askanews) – “Ho ascoltato e apprezzato le parole della presidente del Consiglio sull’Ucraina. Sono perfettamente in linea con la posizione dell’Unione europea: se vogliamo avvicinare la possibilità della pace, dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina anche fornendo armi”. Lo ha sottolineato il commissario agli Affari economici della Ue, Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a margine dei lavori del forum Ambrosetti di Cernobbio (Como). “Questo può apparire una contraddizione, ma solo se l’Ucraina sarà capace di resistere una reale prospettiva di negoziato si aprirà”, ha evidenziato Gentiloni.

Mattarella è ad Aosta per l’Ottantesimo della Liberazione

Mattarella è ad Aosta per l’Ottantesimo della LiberazioneAosta, 7 set. (askanews) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato ad Aosta per le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia.


Il Capo dello Stato è arrivato al Teatro Splendor, accolto dal sindaco Gianni Nuti e dal presidente della Regione autonoma Renzo Testolin. Al Teatro Splendor di Aosta Mattarella presenzierà all’evento ufficiale dedicato alla promulgazione dei decreti legislativi luogotenenziali del 7 settembre 1945, che pongono le basi dell’autonomia della Valle d’Aosta, organizzato dalla Regione nell’ambito delle celebrazioni dell’Ottantesimo anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia.


In seguito si trasferirà nella nuova sede dell’Università della Valle d’Aosta, dove incontrerà la cittadinanza, assisterà alla lectio magistralis del professor Éric Carpano, docente di diritto pubblico presso l’Università Jean Moulin di Lione, e alla presentazione dell’edificio che accoglierà gli studenti dal prossimo anno accademico.

Sangiuliano, Meloni: mia idea su donne opposta a quella di Boccia

Sangiuliano, Meloni: mia idea su donne opposta a quella di BocciaRoma, 7 set. (askanews) – “Non credo di dovermi mettermi a battibeccare con questa persona, posso dire solamente, per le tante donne che hanno guardato a questa vicenda probabilmente come l’ho guardata io, che la mia idea su come una donna debba guadagnarsi il suo spazio nella società è diametralmente opposta a quella di questa persona”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha risposto al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, che, al al Forum Ambrosetti di Cernobbio, le aveva chiesto dell’appello che le aveva rivolto Maria Rosaria Boccia sul fatto che non si può rivendicare la dignità di una donna offesa nei suoi sentimenti a fasi alterne.


La platea di Villa D’Este non ha gradito la domanda e dalla sala si sono levati alcuni “Basta”, apprezzando poi la replica nel merito della premier.

Meloni: la stagione dei bonus è finita

Meloni: la stagione dei bonus è finitaRoma, 7 set. (askanews) – “La situazione economica non è facile, le risorse a disposizione non sono molte ma fa la differenza come quelle risorse vengono utilizzate”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo, nel suo intervento al Forum Ambrosetti di Cernobbio, a una domanda sulla composizione della prossima legge di bilancio. Nella manovra – ha detto rispondendo a una domanda sulla composizione della prossima legge di bilancio – sicuramente “non ci sono molte delle cose che letto, tipo l’abolizione assegno unico”. Di sicuro “c’è la volontà di continuare e confermare quello che abbiamo fatto di vedere cos’altro si può fare, però sempre ma sempre con la serietà di mantenere una politica di bilancio che racconti che la stagione dei bonus e dei soldi buttati dalla finestra, delle risorse messe su cose che non danno alcun moltiplicatore, è finita. Ci sono pochi soldi e a maggior ragione non si possono sperperare. Questa è la mia politica di bilancio ed è quella della maggioranza, al di là delle legittime rivendicazioni”. “Stiamo facendo proiezioni, ci sarà dibattito ma non ho dubbi sul fatto che continueremo su quello che abbiamo fatto perché i risultati arrivano”, ha sottolineato la premier.

A Cernobbio incontro fra Zelensky e Meloni

A Cernobbio incontro fra Zelensky e MeloniCernobbio (Co), 7 set. (askanews) – “Very good”. Molto bene. Così il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha risposto alla domanda su come come fosse andato il bilaterale a Cernobbio con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, appena concluso. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riferito che il bilaterale con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a Cernobbio è andato “bene”. Poche parole appena prima di iniziare il suo intervento al forum Ambrosetti dove si fermerà questa mattina prima di partire alla volta di Parigi.

”Damnatio memoriae”, il nuovo libro sui processi a Bettino Craxi

”Damnatio memoriae”, il nuovo libro sui processi a Bettino CraxiMilano, 7 set. (askanews) – Una svolta nella bibliografia che finora ha raccontato Mani Pulite e i processi a Bettino Craxi. Nel libro “Damnatio memoriae. Mani Pulite e i processi a Bettino Craxi” (libertatesLibri), il giornalista Fabio Florindi e l’avvocato Roger Locilento scandagliano migliaia di carte processuali e ricostruiscono l’atmosfera nella quale quelle inchieste maturarono.


Quando scattano i processi destinati a cambiare la storia d’Italia, Tonino è pubblico ministero da una decina di anni, ma la sua figura è controversa: all’interno della stessa magistratura c’è chi ritiene che utilizzi metodi “eccessivamente inquisitori”. Anche Craxi è divisivo: c’è chi lo apprezza per il suo “decisionismo”, ma c’è anche chi gli muove una guerra senza quartiere e lo ritiene il cardine del vecchio sistema da smantellare. La pressione della procura di Milano, e di molta della stampa, è enorme. Alla fine Bettino riceverà qualche decina di avvisi di garanzia e due condanne definitive. Ma il metodo di indagine del pool di Mani Pulite è nel mirino di molti: l’accusa è di usare la carcerazione preventiva per estorcere confessioni, di cui a quel punto è lecito dubitare. Dall’analisi che i due autori fanno delle carte processuali emerge un dato inconfutabile: non c’è un documento che inchiodi Bettino, le sentenze di colpevolezza arrivano sulla base di testimonianze, rese spesso da coimputati che avevano tutto l’interesse a sminuire le loro colpe e che nella stragrande maggioranza dei casi, sfruttando una legge dell’epoca, riferiranno quelle accuse solo ai pm, impedendo alla difesa di contro-interrogarli. Craxi era un politico del suo tempo, accettava il finanziamento illecito ai partiti come qualcosa di normale. Ha sempre ammesso di essere a conoscenza del meccanismo in generale, ma ha rigettato le accuse di corruzione o concussione su episodi specifici. Alcuni passaggi delle sentenze citate nel libro sembrano richiamare periodi bui della storia. “Si può anche dar atto a Craxi – scrive la Corte d’Appello di Milano che conferma la condanna nel processo della Metropolitana Milanese – che in questo processo non è risultato né che abbia sollecitato contributi al suo partito né che li abbia ricevuti a sue mani, ma questa circostanza – che forse potrebbe avere un qualche valore da un punto di vista per così dire estetico – nulla significa ai fini dell’accertamento della responsabilità penale”. E la Cassazione dirà che “la prova della attribuibilità di singoli fatti storici (in ipotesi costituenti reati) a un determinato soggetto può essere ricavata anche da argomentazioni logiche”.


Poco dopo che Craxi si è rifugiato a Hammamet, nel dicembre 1994, Di Pietro si dimette dalla magistratura. Dichiara di non voler fare politica, ma dopo un paio di anni entra nel governo Prodi come ministro dei Lavori pubblici e nel 1998 fonda il suo partito: l’Italia dei valori. I magistrati di Brescia, intanto, lo indagano per diverse ipotesi di reato. Finirà tutto in nulla. Nel 2000, Craxi muore a Hammamet con due condanne definitive e diversi processi ancora in corso. Qualche anno dopo la Corte europea dei diritti dell’uomo condannerà in due occasioni l’Italia: in una per non aver garantito i diritti della difesa nel caso Eni-Sai e nell’altra per non aver garantito la privacy dell’imputato nel processo sulla Metropolitana Milanese.