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Autore: Redazione StudioNews

Maltempo, Legambiente: grandinate e nubifragi? E’ la crisi climatica

Maltempo, Legambiente: grandinate e nubifragi? E’ la crisi climaticaMilano, 22 lug. (askanews) – Ciò che sta accadendo in Italia, colpita da caldo torrido, ondate di calore, grandinate e bombe d’acqua, ha un altro nome e si chiama crisi climatica. È quanto torna a denunciare Legambiente che oggi diffonde un nuovo focus realizzato dal suo Osservatorio Città Clima con dati inediti sui danni da grandinate. Nei primi sei mesi del 2023, da inizio anno a giugno, nella Penisola sono stati 19 i danni dovuti da grandinate. Con questo ritmo si rischia a fine anno di superare i “bollettini” degli anni precedenti: 29 danni da grandinate nel 2022, 14 nel 2021, 9 nel 2020. Preoccupante anche il bilancio che va dal 2010 ad oggi (giugno 2023) e che conta ben 106 danni dovuti da grandinate. In questi anni le regioni più colpite sono state quelle del Nord e dell’area padana: Veneto (con 16 casi), Emilia-Romagna (13), Piemonte (12).

“Le immagini delle grandinate e del violento nubifragio che hanno colpito diverse regioni del Nord Italia causando danni e feriti – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – unite a quelle del caldo record che sta attraverso a più riprese la Penisola ci ricordano che non c’è più tempo da perdere. Non si tratta solo di maltempo ma sono gli effetti della crisi climatica a cui bisogna rispondere con interventi e politiche climatiche più lungimiranti, come ha ricordato anche la stessa Ipcc. Il Governo Meloni esca dal suo silenzio e ci dica quanto intende approvare il Piano di adattamento al clima, al momento fermo dopo la fase di Vas, Valutazione ambientale strategica, e quanto intende definire i punti chiave necessari per elaborare i Piani urbani di adattamento al clima e vincolare le risorse finanziare necessarie”. Legambiente ricorda che una recente ricerca di Cnr-Isac, pubblicata su Remote Sensing, ha accertato che per tutti gli eventi di grandine registrati nel Mediterraneo la tendenza è in crescita di circa il 30% nell’ultimo decennio. I fenomeni sono stati raggruppati in due categorie di severità: grandinate intense (caratterizzate da chicchi con diametro variabile da 2 a 10 cm) e grandinate estreme (associate alla formazione di aggregati ghiacciati con diametro superiore a 10 cm). Lo studio sottolinea il legame tra questi fenomeni estremi e il riscaldamento globale, in particolare quello del bacino Mediterraneo, incluse le acque del suo mare.

Sempre in tema di crisi climatica, Legambiente martedì 25 luglio, in occasione del tavolo tecnico interministeriale sulle concessioni demaniali, diffonderà anche i nuovi dati del Report Spiagge 2023 con un focus interamente dedicato agli eventi climatici estremi nelle aree costiere.

Caronte bis sta per arrivare

Caronte bis sta per arrivareMilano, 22 lug. (askanews) – Arriva Caronte Bis, una nuova fiammata africana con l’anticiclone che porterà temperature oltre i 45 gradi anche in Puglia e picchi di 48 gradi, di nuovo, in Sardegna. E tutto questo calore scalderà anche i nostri mari: il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici prevede per fine luglio una temperatura dell’acqua di 32°C, più calda anche di quella del Mar dei Caraibi. Nel prossimo futuro, con il riscaldamento globale, avremo un cambiamento degli ecosistemi, della fauna ittica e anche della vegetazione marina, oltre a tutte le conseguenze ‘terrene’ che stiamo vivendo in questi giorni.

Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, ricorda infatti che le conseguenze ‘terrene’, cioè quelle che colpiscono le terre emerse, sono più evidenti di quelle marine, ma non per questo dobbiamo dimenticare il gravissimo problema delle ‘Mhw’, le ‘Ondate di Calore Marino’, sempre più frequenti con l’acqua del mare che ‘bolle’. Ce ne accorgiamo facendo il bagno in Italia ormai da anni, ma questo 2023 sembra ancora peggio del 2022. Sulla terraferma, oltre al calore (al caldo asfissiante per essere precisi), viviamo anche il disastro degli eventi estremi provocati dal riscaldamento globale: mai come in questo mese abbiamo capito che, dopo una fase di Anticiclone Africano a 40-48 gradi, arrivano sempre puntuali i nubifragi, la grandine distruttiva e le alluvioni. Questi fenomeni estremi, infatti, sono collegati strettamente al caldo ed all’umidità: più una massa d’aria è calda e maggiore è l’umidità contenuta, umidità che va a formare gocce di pioggia, chicchi di grandine e rovesci temporaleschi. Inoltre, più è calda l’aria e più è leggera: in questo modo il vapore sale fino a 10 km di altezza dentro i cumulonembi, gela e causa grandine grossa anche 10 cm come successo negli ultimi giorni in Pianura Padana.

Insomma, caldo africano, grandinate record, venti tempestosi: è il nuovo clima con il Riscaldamento Globale, un’Italia sempre più tropicale. E l’emergenza non è finita: è in arrivo Caronte Bis, con l’inizio della nuova settimana che sarà ancora più rovente. Per quanto riguarda le prossime ore, intanto, è previsto comunque un sabato temporalesco al Nord-Est, un leggero calo termico al Centro e ancora tantissimo sole e caldo al Sud. Domenica il tempo sarà più stabile e soleggiato e le temperature torneranno a salire anche al Nord. Come detto, poi, la nuova settimana vivrà il Bis di Caronte e, per adesso, non vediamo la fine di questo caldo bestiale: d’altronde Caronte, il traghettatore delle anime, sta compiendo il suo lavoro come da previsione, portandoci dentro al picco dell’inferno meteorologico.

In 10 anni sono scomparsi 2.790 hotel a 1 e 2 stelle

In 10 anni sono scomparsi 2.790 hotel a 1 e 2 stelleMilano, 22 lug. (askanews) – Con l’esplosione degli affitti brevi piccoli alberghi in crisi: in dieci anni scomparsi 2.790 hotel a 1 e 2 stelle. È quanto emerge da un’analisi sul sistema ricettivo italiano condotto da CST per Assohotel, l’associazione che riunisce le imprese della ricettività turistica alberghiera Confesercenti.

Nel 2011 in Italia c’erano 10.266 hotel a 1 e 2 stelle che offrivano il 13,3% dei posti letto del settore alberghiero. Oggi ne restano 7.476 e garantiscono il 9,6% dei posti letto del comparto. Il loro ridimensionamento non è legato alle difficoltà del periodo pandemico, visto che dal 2011 il calo medio annuo è stato del 3%. Dieci anni fa gli hotel a 1 stella in Italia erano 3.612 e nel 2022 sono scesi a 2.385. Stesso trend per i 2 stelle che nel 2011 contavano 6.654 imprese e nel 2022 si sono ridotti a 5.091. In termini percentuali il calo dei primi è stato del 34% e la diminuzione dei secondi si ferma al -23,5%. Una situazione particolare, dalla quale non sfuggono nemmeno i 3 stelle che in 10 anni hanno registrato una diminuzione del -2,5%. Nel 2022 il maggior numero di hotel a 1 e 2 stelle era concentrato nelle regioni del Nord Est (43,7%), mentre nelle regioni del Sud e Isole erano distribuite solo il 13,5% del totale. Proprio in queste aree negli ultimi 10 anni si è registrata la diminuzione percentuale più elevata, a differenza delle regioni del Centro dove la diminuzione si è fermata al -20%.

“La deregulation di fatto in cui si è sviluppato il mercato degli affitti brevi in Italia sta portando a gravi squilibri nel comparto ricettivo”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assohotel Confesercenti. “Stiamo favorendo le non-imprese a tutto svantaggio delle attività imprenditoriali, che sono sottoposte ad un prelievo fiscale più oneroso e sostengono costi maggiori per essere in regola con la normativa, ad esempio per le questioni di sicurezza. Condividiamo dunque pienamente l’obiettivo principale della proposta di legge sulle locazioni brevi del Governo, ossia quello di regolamentare il fenomeno, auspicando che vada effettivamente nella direzione di eliminare ogni incertezza normativa ed ogni forma di concorrenza sleale”.

Biden sceglie Lisa Franchetti, prima donna a capo della Marina Usa

Biden sceglie Lisa Franchetti, prima donna a capo della Marina UsaRoma, 22 lug. (askanews) – Per la prima volta nella storia, una donna sarà capo della Marina americane e la pioniera alla guida sarà l’italoamericana Lisa Franchetti sarà il nuovo capo della Marina americana. Come riporta la Voce di New York, il presidente Joe Biden ha scelto l’ammiraglio Lisa Franchetti come nuovo capo della Marina americana.

Se confermata, cosa che appare scontata, Franchetti sarà la prima donna nella storia della Marina a ricoprire questo incarico e la prima donna tra i capi di stato maggiore. La prossima numero uno della Marina Usa attualmente ricopre la carica di vice-capo delle operazioni navali, è entrata in servizio nel 1985 ed è stata comandante delle forze navali statunitensi in Corea, vice-capo delle operazioni navali per lo sviluppo bellico e direttore per la strategia, i piani e la politica dello Stato maggiore congiunto. “Come prossimo capo delle operazioni navali – ha detto Biden – l’ammiraglio Lisa Franchetti porterà 38 anni di servizio dedicato alla nostra nazione. Nel corso della carriera, ha maturato una grande esperienza sia in ambito operativo che politico. È la seconda donna ad aver raggiunto il grado di ammiraglio a quattro stelle nella Marina degli Stati Uniti e, una volta confermata, entrerà nuovamente nella storia come prima donna a ricoprire il ruolo di Capo delle operazioni navali”.

Biden il 21 luglio ha anche annunciato la nomina del viceammiraglio James Kilby, vice comandante del Comando delle forze navali statunitensi, a prossimo vice CNO, e la nomina dell’ammiraglio Samuel Paparo, comandante della Flotta del Pacifico, a capo delle forze statunitensi nel Pacifico come comandante del Comando Indo-Pacifico. Soddisfatto il segretario alla Difesa Lloyd Austin, che ha lasciato chiaramente intendere come il compito dei nuovi ammiragli sarà incentrato sull’area dell’Indo-pacifico, teatro di crescenti competizione e tensioni con la Cina.

Secondo Lloyd Austin i nuovi prescelti “assicureranno che la nostra Marina e la forza congiunta nell’Indo-Pacifico rimangano la migliore forza militare che il mondo abbia mai conosciuto, e saranno al centro del nostro lavoro per proiettare potenza in tutto il mondo, difendere la libertà dei mari e sostenere l’ordine internazionale”. Lisa Franchetti ama ricordare le proprie origini italiane, celebrate nel 2018 in un discorso a Napoli: “I miei nonni erano italiani ed è una grande emozione per me sentire all’inizio di questa cerimonia l’inno di Mameli. Mi ha ricordato la prima volta che arrivai qui nel Mediterraneo. Continueremo sempre a essere pronti per ogni chiamata da dovunque arrivi per affrontare i complessi eventi mondiali che minacciano gli Stati Uniti e i nostri partner”.

Sanità, survey Fadoi: in estate -52,7% attività ambulatori ospedalieri

Sanità, survey Fadoi: in estate -52,7% attività ambulatori ospedalieriRoma, 22 lug. (askanews) – È tempo di vacanze anche per i medici, che negli ospedali d’Italia d’estate si rimboccano le maniche per non lasciare senza assistenza i pazienti, aumentando il volume di lavoro in quasi la metà dei casi per sopperire a carenze di organico che tra giugno e settembre diventano insostenibili, visto che circa un terzo di loro va in ferie. Così molti fanno gli extra per coprire i turni di notte e il 56,8% salta i riposi settimanali. Nonostante l’impegno però le attività ambulatoriali diminuiscono nel 52,7% dei casi e chiudono del tutto nel 15,1% degli ospedali, mentre complessivamente la qualità dell’assistenza sanitaria, richiesta anche d’estate, è compromessa nel 56% dei casi in modo sensibile.

A fornire il quadro degli ospedali italiani nel periodo estivo, quando le ferie rendono insostenibili i vuoti in pianta organica, è la survey condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) in ben 206 Unità operative ospedaliere di medicina interna sparse in tutte le regioni italiane. Una situazione che rispecchia quello che avviene anche in larga parte dei dipartimenti di altre specialità mediche. Anche se, come specifica il Presidente Fadoi, Francesco Dentali, “nelle medicine interne le carenze di organico che vanno ad accentuarsi nel periodo di riposo estivo vanno a rendere più critico il quadro per via del fatto che i nostri reparti sono ancora erroneamente classificati come a ‘bassa intensità di cura’, il che non riflette in alcun modo la complessità dei pazienti anziani e con pluri-morbilità che abitualmente trattiamo nelle nostre Unità operative, che da sole assorbono un quinto di tutti i ricoveri ospedalieri. E questa anacronistica classificazione delle medicine interne implica già di per se una minor dotazione di tecnologie, medici e infermieri per posto letto, che diventa esplosiva nel periodo estivo, quando anche il nostro personale usufruisce del meritato riposo”. Cosa che tra giugno e settembre, secondo l’indagine Fadoi, avviene per oltre il 91% dei medici che usufruiscono dei 15 giorni di vacanze nel periodo estivo, come garantito dal contratto nazionale di lavoro. Questo comporta una riduzione degli organici in reparto che varia tra il 21 e il 30% nel 48% dei casi, tra il 30 e il 50% nel 19,4% dei reparti, mentre la carenza è tra l’11 e il 20% in un altro 21,8% dei casi.

Per chi resta il volume di lavoro aumenta nel 42,7% dei casi e ciò incide “abbastanza” sull’assistenza offerta ai cittadini nel 51% dei nosocomi, “molto” in un altro 15,5%, “poco” nel 21,2% dei reparti, “per nulla” soltanto nel 6,3%. A risentirne nello specifico sono poi le attività ambulatoriali, che diminuiscono nel 52,7% dei casi e chiudono del tutto in un altro 15,1% degli ospedali. Il 14,1% garantisce invece l’invarianza nel numero e nei tempi delle attività negli ambulatori, che sono rimodulate nei tempi ma invariate nel numero di prestazioni in un altro 18% di casi.

Se pur riducendo le attività d’estate gli ospedali non chiudono per ferie lo si deve ai sacrifici sostenuti dai medici per coprire la carenza di personale già di per se cronica. Ecco così che il 56,8% tra giugno e settembre vede qua e là saltare i riposi settimanali che pure dovrebbero essere sempre garantiti. Nello stesso arco temporale il 44,7% dei medici è obbligato a coprire i turni notturni con attività aggiuntive, mentre il 28% è chiamato a garantire anche i turni in pronto soccorso (il 4,4% solo nel periodo estivo), con un numero di ore compreso tra le 12 e le 60 a settimana nel 56,1% degli ospedali, mentre nel 10,5% dei casi le ore trascorse nei Ps è addirittura superiore a 90. “E questo – denuncia a sua volta il Presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto – va a tutto discapito dell’attività delle medicine interne, che già dotate di un minor numero di professionisti sanitari in rapporto alla complessità dei pazienti trattati, finiscono così per perdere ulteriori quote di personale, che anziché essere presente in reparto è dato ‘in prestito’ ai pronto soccorso”.

Tajani: 16 mln Fondo migrazioni per progetti in Libia e Niger

Tajani: 16 mln Fondo migrazioni per progetti in Libia e NigerRoma, 22 lug. (askanews) – Sedici milioni di euro dal Fondo Migrazioni 2023 per progetti concreti per la gestione dei flussi migratori e da realizzare in Niger e Libia. Un nuovo e concreto segnale dell’impegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel partenariato con i Paesi africani per contribuire alla gestione dei flussi migratori e intensificare il contrasto al traffico di esseri umani. Lo annuncia il ministero degli Esteri in una nota alla vigilia della prima la prima Conferenza internazionale su sviluppo e migrazion’ organizzata su iniziativa del presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni e che si svolgerà domani alla Farnesina.

Su indicazione del vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, è stata aggiornata la programmazione del Fondo Migrazioni 2023 che punta in particolare a rafforzare l’azione dell’Italia lungo la rotta del Mediterraneo Centrale: a tal fine è stato avviato un pacchetto di interventi da attuarsi in Libia e Niger attraverso un finanziamento della Farnesina a favore di OIM, UNHCR ed UNICEF. Nello specifico, è stato disposto uno stanziamento di 16 milioni di euro, di cui 8,5 milioni per tre progetti in Libia, e 7,5 milioni per tre progetti in Niger. Tra i vari interventi previsti, saranno realizzate attività di formazione per le Autorità locali al fine di innalzarne la capacità di gestione del fenomeno migratorio, nel rispetto degli standard di tutela dei diritti umani, corsi di formazione in loco per migranti e comunità ospitanti, attuazione di rimpatri volontari assistiti. In Libia saranno anche svolte attività a sostegno del sistema scolastico, che consentiranno di creare nuove opportunità di educazione per i migranti e le comunità che li ospitano.

Il vice premier Tajani ha dichiarato: “Con questo nuovo pacchetto di interventi, il governo conferma di voler rafforzare l’impegno nella lotta al traffico di migranti e all’immigrazione irregolare nel Mediterraneo Centrale. Sosterremo le capacità operative di Libia e Niger per combattere i trafficanti, offrendo concrete alternative e formazione per i giovani. Allo stesso tempo rilanceremo il rapporto tra Italia e Africa in un settore che richiede la piena collaborazione di tutti gli Stati interessati dal fenomeno migratorio”.

Testati droni di salvataggio all’interno di due vulcani italiani

Testati droni di salvataggio all’interno di due vulcani italianiMilano, 22 lug. (askanews) – Alcuni droni interconnessi sono stati inviati in territorio vulcanico per testarne l’utilizzo per la protezione civile, al fine di migliorare gli interventi in caso di calamità naturali utilizzando la nuova tecnologia Pnt.

Il progetto, denominato Pathfinder, è supportato dal programma Navisp (Navigation Innovation and Support Programme) dell’Esa. Due campagne di test sono state condotte finora, intorno al vulcano attivo dell’isola di Stromboli e all’interno della riserva naturale Cratere degli Astroni, in un cratere vulcanico vicino Napoli.

Comites, raccolta video di iniziative per italiani all’estero

Comites, raccolta video di iniziative per italiani all’esteroRoma, 22 lug. (askanews) – E’ disponibile sul canale Youtube della Farnesina una raccolta di video realizzati su iniziativa dei Comitati Italiani all’Estero, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La videoteca – realizzata dalla Direzione Generale degli Italiani all’Estero e delle Politiche Migratorie – contiene più di 60 brevi filmati della durata di circa 90 secondi, che descrivono alcune fra le più interessanti iniziative realizzate dai Comites a favore della collettività residente all’estero. La raccolta continuerà a essere arricchita anche in futuro, illustrando il lavoro che svolgono nel mondo gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, comunica il Maeci in una nota.

Domenica Spagna al voto, la grande scommessa di Pedro Sanchez contro la destra favorita

Domenica Spagna al voto, la grande scommessa di Pedro Sanchez contro la destra favoritaRoma, 22 lug. (askanews) – “Todo o nada”, tutto o niente: a decidere della sorte politica del premier spagnolo Pedro Sanchez saranno i trentasei milioni di elettori che si recheranno domenica alle urne in una data estiva del tutto insolita, frutto della scelta del governo di fare ricorso al voto anticipato. Una scommessa – dovuta alla secca sconfitta del partito Socialista alle recenti amministrative – che Sanchez non dispera tuttavia di vincere.

La maggior parte dei sondaggi vede infatti favorita la destra del Partido Popular, sia pure di stretto margine; ma a decidere le sorti della governabilità sarà il risultato delle forze minori, dato che nessuno dei due partiti principali ha i numeri per una maggioranza assoluta. Psoe e Pp sono accreditati di circa il 30% delle preferenze, un dato peraltro difficile da tradurre in seggi visto il sistema proporzionale corretto che – non casualmente – premia il voto urbano e i partiti a più ampia distribuzione nazionale, ma sicuramente sotto la soglia fatidica dei 176 deputati necessari. LA SINISTRA

Il Psoe arriva alle elezioni col fiato corto: malgrado i buoni risultati economici complessivi, il governo ha subito una costante erosione di consensi dovuta (come altrove) alla sequenza del Covid e del conflitto ucraino, e alcuni provvedimenti benintenzionati ma piuttosto pasticciati in materia di diritti non hanno aiutato. Piuttosto che sopportare una interminabile campagna elettorale di sei mesi, Sanchez ha quindi optato per il voto anticipato, sperando in tal modo di mobilitare un elettorato di sinistra apparso tutt’altro che entusiasta, anche di fronte alla minaccia dell’approdo dell’ultradestra di Vox al governo. Perché la scommessa abbia successo tuttavia Sanchez deve sperare non solo in un buon risultato del socialisti, ma anche della neonata coalizione Sumar (ovvero Podemos e altre formazioni minori della sinistra), varata per necessità elettorali ma che al momento viene data come terza forza, con un 14% dei consensi. La somma dei deputati potrebbe permettere al premier di riproporre la coalizione attualmente al governo, senza peraltro risolverne i problemi interni – come il peso dei partiti catalani e baschi, che potrebbero rivelarsi decisivi.

LA DESTRA Il Pp di Alberto Nuñez Feijoo è dato come favorito per la vittoria finale, sebbene in leggero calo stando agli ultimi sondaggi: ma l’ex governatore della Galizia ha dovuto rompere gli indugi ed esplicitare l’obbligo di un’intesa con Vox come condizione necessaria per poter governare, intesa già varata peraltro in diverse comunità autonome all’indomani delle amministrative. In generale, non si tratterebbe certo di una rivoluzione, dal momento che la differenza fra i due partiti è più formale che sostanziale; e tuttavia, non è scevra da rischi dal momento che una frazione dell’elettorato moderato – di cui Feijoó vorrebbe farsi portavoce – potrebbe rifuggire da un coinvolgimento diretto di Vox al governo, con un conseguente travaso di voti verso il Psoe (che di fatto è ormai un partito centrista a esclusiva vocazione governativa) o l’astensione; inoltre, potrebbe mobilitare l’elettorato di sinistra – il che è esattamente ciò che spera Sanchez.

Per Vox, dato come quarta forza con un 13% dei voti – peraltro in netto calo rispetto alle ultime politiche – il voto è la grande occasione di istituzionalizzarsi e certificare l’opa su almeno una parte della base del Pp, che dopo aver rifagocitato Ciudadanos sperava di poter fare rientrare nei ranghi anche la sua ala più estrema e riconquistare in tal modo l’egemonia politica della destra. Per il resto, il programma di governo non sarebbe un problema: Vox, alfiere del nazionalismo “españolista”, vuole semplicemente quel che vorrebbe il Pp se non fosse costretto ad automoderarsi per non perdere quella parte del voto centrista necessario per assicurarsi la maggioranza. LE ALTRE FORZE Pochi deputati, ma che possono fare la differenza: sono quelli degli indipendentisti catalani di Erc, Junts e della Cup, dei nazionalisti baschi del PNV e della sinistra radicale di Bildu, nonché delle altre formazioni regionali minori. Per loro, il voto è l’occasione di poter costringere il futuro governo di Madrid, quale che sia. a concessioni economiche – e nel caso catalano, politiche. A Barcellona tuttavia il fronte indipendentista non è affatto unito: se la sinistra di Erc insiste per un voto utile che fermi l’ascesa di Vox, i conservatori di Junts non considerano affatto la sopravvivenza di Sanchez una priorità, dato che nei fatti la differenza di atteggiamento fra Psoe e Pp, fatta salva una maggior teorica disponibilità al dialogo dei socialisti, si è rivelata minima. Il governo uscente ha sì instaurato un “tavolo di discussione”, sostenuto da Erc, che al momento tuttavia si è distinto solo per gli innumerevoli rinvii: per Junts – vicina alle posizioni dell’ex presidente della Generalitat, Carles Puigdemont – una semplice perdita di tempo. Infine, l’astensione: la data non aiuta di certo, mentre il voto postale ha fatto registrare un nuovo record fra gli elettori vacanzieri; se tradizionalmente la bassa affluenza favorisce la destra, percentuali inusitatamente alte potrebbero effettivamente indicare una mobilitazione a sinistra ma renderebbero i sondaggi – tarati su una partecipazione media – pressoché inutili. I seggi si apriranno alle 9 e si chiuderanno alle 20; i primi exit poll sono attesi per le 21 (ovvero le 20 alle Canarie) e lo scrutinio dovrebbe essere completato già nella notte.

Ice Bruxelles: Missione PMI Cluster Verde, UE-Giappone

Ice Bruxelles: Missione PMI Cluster Verde, UE-GiapponeRoma, 22 lug. (askanews) – L’Ice di Bruxelles segnala che l’EU-Japan Centre è lieto di invitare le PMI con sede nell’UE a una nuova edizione della Green Cluster/Missione per le PMI a febbraio 2024.

Le PMI selezionate saranno accompagnate a Tokyo, il Centro coprirà i costi della mostra e fornirà 600 euro di contributo ai partecipanti. E’ un’occasione unica per entrare in contatto con aziende e investitori giapponesi. Come componente aggiuntivo della missione commerciale, L’EU-Japan Centre offre anche supporto alle aziende dell’UE alla ricerca di partner commerciali giapponesi per progetti al di fuori del Giappone.

La missione Green Cluster/PMI sarà organizzata durante la Decarbonisation Expo a Tokyo. Il Centro coprirà l’accesso alla fiera e tutte le altre spese relative all’evento B2B (traduzione, volantini, follow-up). I partecipanti selezionati dovranno comunque coprire i costi dei biglietti aerei e dell’alloggio. Il programma si rivolge alle PMI e ai cluster dei paesi partner dell’UE o del COSME, tra cui l’Ucraina, attivi nei seguenti settori: – Produzione e conservazione dell’energia: rinnovabili, biomassa, CCS, SMR, cogenerazione, accumulo di energia, materiali avanzati, isolamento termico.

– Efficienza e sostenibilità: prodotti di consumo sostenibili, riciclaggio, riduzione dei rifiuti, prodotti riutilizzabili. – Mobilità: veicoli a zero emissioni, idrogeno, e-bike, celle a combustibile, micromobilità.

Data della missione: dal 28 febbraio al 1° marzo 2024; Scadenza per le domande: 30 ottobre 2023.