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Vino, Banfi certificata “ISO 45001” per la sicurezza sul lavoro

Vino, Banfi certificata “ISO 45001” per la sicurezza sul lavoroMilano, 16 gen. (askanews) – Banfi Società Agricola Srl ha ottenuto la certificazione “ISO 45001:2018” dei suoi siti per la gestione della salute e sicurezza sul lavoro. La certificazione è stata rilasciata da DNV, ente indipendente che fornisce servizi di assurance e gestione del rischio a livello globale.


In una nota, si ricorda che nel 2024 l’azienda ha sottoscritto la carta di Urbino “per il benessere della persona che lavora e ha sviluppato l’accordo sperimentale a favore degli operai con contratto agricolo per la riduzione dell’orario lavorativo”. “Il percorso intrapreso verso la certificazione ISO 45001 – spiega Banfi – mira a consolidare questi impegni e a rafforzare una cultura aziendale orientata alla tutela e salvaguardia della salute e del benessere dei lavoratori nel più ampio contesto di una visione sempre più orientata verso i temi dello sviluppo sostenibile”. “L’ottenimento di questa importante certificazione è un traguardo significativo che conferma l’attenzione e il rispetto che da sempre l’azienda riconosce verso i temi della salute e sicurezza dei lavoratori” ha dichiarato il vicepresidente di Banfi, Gabriele Mazzi, sottolineando che “siamo orgogliosi di questo riconoscimento e continueremo a investire su questi temi, rafforzando l’intero sistema delle certificazioni aziendali a garanzia di un approccio gestionale sempre più strutturato e coerente con una strategia aziendale che vede nella sostenibilità, oltre che un valore di riferimento, un fondamentale pilastro per la costruzione di un reale e duraturo progresso”.


“Le nostre verifiche – ha affermando Salvatore Pizzo, F&B Sales Manager di Business Assurance – hanno confermato l’impegno di Banfi nel garantire un continuo miglioramento delle prestazioni di sicurezza. L’azienda ha implementato un sistema efficace che crea un ambiente di lavoro protetto e promuove una cultura aziendale incentrata sulla prevenzione e la tutela dei lavoratori”. Fondata a Montalcino nel 1978 dai fratelli Mariani, Banfi è conosciuta nel mondo per il suo Brunello. Oggi, oltre a Banfi Piemonte, l’azienda conta investimenti in altri territori toscani, da Bolgheri, alla Maremma, al Chianti e Chianti Classico. A Montalcino, alla produzione vinicola si affiancano quelle di olio, miele e cereali, oltre all’offerta “hospitality” di Castello Banfi che, con i suoi due ristoranti, di cui uno stellato, fa parte dal 2019 di “Relais & Chateaux”.

Vino, “Amarone opera prima” celebra i 100 anni del Consorzio Valpolicella

Vino, “Amarone opera prima” celebra i 100 anni del Consorzio ValpolicellaMilano, 15 gen. (askanews) – Settantaquattro aziende e 106 giornalisti accreditati di cui 73 provenienti da 26 Paesi, dall’Argentina agli Emirati Arabi Uniti, dal Giappone agli Usa, dalla Polonia alla Cina fino a Singapore e UK. È l’istantanea, ad oggi, che preannuncia la 21esima edizione di “Amarone Opera Prima”, l’evento del Consorzio Vini Valpolicella in programma al Palazzo della Gran Guardia a Verona dal 31 gennaio al 2 febbraio, che dà avvio alle celebrazioni per i 100 anni dell’ente di tutela e promozione di una delle Denominazioni tra le più importanti del Made in Italy enologico. Protagonista ai banchi di assaggio e nelle sessioni di degustazioni tecniche l’Amarone 2020 che debutta ufficialmente sul mercato, mentre sul palco dell’auditorium i riflettori si accendono sull’attore e regista teatrale Andrea Pennacchi che firma “Amarone, epopea in Valpolicella”, il monologo ideato per il centenario del Consorzio.


“In questa speciale edizione, Amarone Opera Prima guarda al futuro e, in particolare, ai nuovi margini di potenziale crescita della Denominazione in uno scenario evolutivo accelerato, che ci impone un cambio di paradigma fondato su strategie e approcci rinnovati” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, parlando di “un impegno che ci vede sempre più attivi sul fronte della promozione e che le aziende stanno premiando sia in termini di partecipazione record all’evento che di adesioni al Consorzio, con 51 nuovi associati nel 2024”. “Amarone Opera Prima” inizia venerdì 31 gennaio con un programma riservato esclusivamente alla stampa nazionale e internazionale specializzata (su invito) che contempla due masterclass. La prima, “Amarone: iconic of fine dining in the world’s 50” guidata da JC Viens e dedicata alla degustazione di una selezione di Amarone presenti nella carta vini dei migliori 50 ristoranti al mondo secondo la classifica annuale stilata dal mensile britannico “Restaurant” (Palazzo della Gran Guardia, alle 10.30). A seguire, il pranzo tristellato a cura di Giancarlo Perbellini al Teatro Filarmonico. Nel pomeriggio, invece, il MW e vicepresidente del Consorzio, Andrea Lonardi, firma “La memoria del tempo, un viaggio tra le annate storiche di Amarone” (alle 15 Palazzo della Gran Guardia).


Sabato 1 febbraio, il focus “Valpolicella: 100 anni tra passato e futuro della Denominazione” apre il palinsesto della rassegna con gli interventi di Christian Marchesini e di Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini, moderati da Andrea Andreoli, direttore di Telenuovo. Al termine, il sipario si apre sull’inedito spettacolo teatrale di Andrea Pennacchi. Dalle 12.30 via alle degustazioni ai banchi dei 74 produttori che, dalle 16 accoglieranno anche gli “Amarone lover”. A loro e agli operatori, soprattutto della ristorazione, è riservata anche la giornata di domenica 2 febbraio (dalle 10 alle 17) che si chiuderà con l’aperitivo “Valpolicella: freschezza e creatività nel calice” a cura del Gruppo Giovani del Consorzio.

Elena Salviucci è la nuova presidente della Strada del Vino Orcia

Elena Salviucci è la nuova presidente della Strada del Vino OrciaMilano, 15 gen. (askanews) – Sarà la 29enne produttrice Elena Salviucci, titolare dell’azienda vitivinicola Campotondo Campiglia d’Orcia, a guidare per il prossimo triennio la Strada del Vino Orcia. La nomina è arrivata durante il primo Consiglio del nuovo corso dell’Associazione che raccoglie i 12 Comuni dell’Orcia Doc (Siena), Cantine e attività produttive. Assieme alla presidente sono stati nominati anche i due vicepresidenti: i sindaci di Trequanda e San Quirico d’Orcia, Andrea Francini e Marco Bartoli. Del rinnovato Cda fanno parte anche Giulitta Zamperini (presidente del Consorzio del Vino Orcia), Ada Anna Becheri, Donatella Cinelli Colombini, Francesco Pifferi, Luchino Grappi, Marco Capitoni e Gabriella Giannetti.


“Dobbiamo lavorare al consolidamento di un sistema turistico integrato ed aggregato di area vasta che include la Val d’Orcia, l’Amiata e la Valdichiana sense con l’obiettivo di dare un’immagine unitaria alla promozione e al marketing territoriale con un focus specifico sull’agroalimentare e integrando le varie offerte turistiche dell’area” ha spiegato Salviucci, aggiungendo che tra gli obiettivi della nuova presidenza si sono anche quello di accrescere la capacità delle reti locali di imprese di attrarre e accogliere visitatori, promuovendo la conoscenza del territorio, favorendo tassi più lunghi di permanenza e migliorando il “customer retention rate”, e incentivare all’interno della destinazione turistica locale, un’offerta turistica integrata e diffusa, di qualità e sostenibile. Tra gli obiettivi del mandato c’è anche il “turismo rigenerativo”, quello che può generare benefici non solo economici ma anche culturali e sociali duraturi nel tempo per i territori, le comunità che lo abitano e i visitatori. Un approccio che incoraggia la partecipazione delle comunità locali, degli operatori, delle imprese e dei visitatori. La Strada del Vino Orcia è nata nel 2003. Sono 12 i Comuni che ne fanno parte: Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena. Nel 2004 la Val d’Orcia viene iscritta nel Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, divenendo il primo territorio rurale ad essere premiato con questo riconoscimento.

TellyWine: la prima web-app che offre informazioni su ogni vino

TellyWine: la prima web-app che offre informazioni su ogni vinoMilano, 14 gen. (askanews) – Sarà lanciata a Vinitaly 2025, che andrà in scena a Veronafiere dal 6 al 9 aprile, la versione d’esordio di TellyWine, la prima web-app “in grado di raccontare e promuovere i vini e le Cantine italiane”. Il progetto nasce dall’omonima start-up “grazie ad un pool di professionisti qualificati nel settore del vino, del management e del marketing che hanno unito le competenze per strutturare un sistema intuitivo per fornire informazioni sulle oltre 420mila etichette di vino prodotte ogni anno in Italia”.


TellyWine si rivolge sia ad esperti assaggiatori e wine-lovers, sia per chi si approccia per la prima volta al mondo del vino italiano ed offre in tempo reale informazioni su ogni vino “che vanno ben oltre quanto riportato per Legge in etichetta”. L’intuizione di voler strutturare un sistema applicativo digitale è stata di Ivano Valmori, founder di TellyWine che, con il supporto di una rete di istituzioni, enti ed associazioni e al contributo di enoteche regionali, Cantine, distributori, ristoranti e rivendite lavora al progetto già dal 2018. La web-app, che ad oggi è in fase di test, è strutturata su quattro pilastri: intelligenza artificiale (AI), realtà aumentata (AR), riconoscimento ed interpretazione di testi (OCR), interazione con una base di conoscenza basata sulle Leggi nazionali e i Disciplinari di produzione. I suoi ideatori sostengono che già nella prima versione, TellyWine “è in grado di riconoscere qualsiasi vino prodotto in Italia, indipendentemente dal suo posizionamento nella piramide della qualità (Docg, Doc-Dop, Igt-Igp, vino varietale o vino generico) e indipendentemente dall’adesione della singola Cantina all’iniziativa”. Fatto questo che “rende autonomo il consumatore nelle proprie scelte, supportandolo con una serie di informazioni aggiornate, affidabili ed immediate”.


Sono oltre 30 i parametri forniti: informazioni di base sul vino, posizionamento nella piramide della qualità, colore, effervescenza, livello di zuccheri, uvaggio previsto da disciplinare, spiegazione delle eventuali menzioni, personalizzazione del calcolo alcolemico per rispettare la soglia di legge, informazioni nutrizionali e calorie apportate, numero di bicchieri ottenibili dalla bottiglia, spiegazione dei singoli loghi presenti nelle etichette (per lo più del tutto sconosciuti per il consumatore finale), zona di produzione, localizzazione della cantina e distanza tra luogo di produzione e luogo di scelta/acquisto/consumo. Dopo la prima fase di test questa web-app permetterà di supportare le cantine nel racconto di ogni loro vino. “L’obiettivo è di trasformare ogni bottiglia in un vero e proprio ambasciatore della Cantina, senza che la Cantina debba cambiare nulla nel proprio ciclo produttivo e di etichettatura” ha spiegato Valmori, aggiungendo che “oltre a riconoscere tutti i vini, già nella prima versione TellyWine permetterà all’utilizzatore di gestire la propria cantina personale e di crearsi l’archivio di tutte le degustazioni fatte, con la possibilità di assegnare un proprio punteggio e parere personale ad ogni vino (che resterà personale e non sarà divulgato o condiviso) e ricordare in quale occasione quel vino è stato scelto, acquistato o degustato”.

Vino, il 2 e 3 febbraio l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano

Vino, il 2 e 3 febbraio l’Anteprima del Vino Nobile di MontepulcianoMilano, 14 gen. (askanews) – La prima Docg d’Italia, il Vino Nobile di Montepulciano, torna in scena dal 2 al 3 febbraio con la trentunesima edizione dell’Anteprima del Vino Nobile, in programma nell’antica Fortezza di Montepulciano con un ricco programma di degustazioni aperte agli appassionati e agli operatori. Un’iniziativa che rientra nella Settimana delle “Anteprime di Toscana” (14-21 febbraio) promossa da Regione Toscana con Camera di Commercio di Firenze, PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana.


Sui circa 40 banchi d’assaggio delle rispettive aziende di Montepulciano partecipanti ci saranno le nuove annate in commercio dal 2025: il Vino Nobile 2022 e la Riserva 2021. “Un periodo particolare per il vino italiano, che tuttavia si conferma il prodotto di bandiera per il ‘Made in Italy’ nel mondo, ma anche in Italia rappresenta una forte attrazione per i turisti che scelgono la nostra città anche per l’offerta enogastronomica” commenta il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi, spiegando che “in particolare con questa edizione vogliamo puntare a far scoprire il nostro nuovo progetto, quello delle Pievi che proprio sul legame con la storia e con il territorio basa la sua costruzione”. L’Anteprima del Vino Nobile sarà inaugurata ufficialmente domenica 2 febbraio con la giornata aperta anche agli appassionati, e si chiuderà lunedì 3 febbraio. Dalle 11 alle 19, oltre alla degustazione al banco dei produttori, sarà possibile conoscere il territorio attraverso i tanti partner che danno vita a questo che è l’evento di spicco della Denominazione nel proprio territorio. Il programma dell’Anteprima poi riprenderà nelle giornate del 15 e 16 febbraio in esclusiva per la stampa accreditata con la proclamazione delle stelle (il rating all’annata con un giudizio da 1 a 5 stelle) per la vendemmia 2022 in commercio da quest’anno.


La manifestazione sarà anche un’occasione per regalarsi un fine settimana alla scoperta di una delle cittadine più belle d’Italia e del mondo. In questi giorni infatti i ristoranti, i negozi del centro storico, come naturalmente i musei, saranno aperti al pubblico con una veste di festa per celebrare il loro prodotto d’eccellenza. Per l’occasione anche la Strada del Vino Nobile e dei Sapori della Valdichiana promuoverà dei pacchetti speciali per scoprire il territorio del Vino Nobile di Montepulciano.

Vino, Cantine Colomba Bianca: il 2025 sarà un’annata strategica

Vino, Cantine Colomba Bianca: il 2025 sarà un’annata strategicaMilano, 14 gen. (askanews) – “Il 2025 sarà un’annata strategica, dopo che il 2024 è stato caratterizzato dalla siccità e il 2023 ha colpito con la peronospora. In assenza di volumi orientiamo alla selezione della qualità: la sfida è lavorare in modo coordinato per creare valore, dai vitigni alle cantine, mantenendo lo stesso fatturato con la metà del raccolto”. A dirlo è Giuseppe Gambino, direttore vendite e sviluppo commerciale di Cantine Colomba Bianca.


Nell’area trapanese della Sicilia Occidentale la potatura si inizia a dicembre con le varietà precoci (Pinot Grigio, Chardonnay, Syrah), si prosegue a gennaio per Grillo, Catarratto, Nero d’Avola, Insolia, Zibibbo e Nerello Mascalese. In questa fase cruciale per il futuro delle produzioni, la cooperativa sociale siciliana che conta circa 2.400 viticoltori, incontra e forma i produttori con il supporto dell’agronomo Filippo Paladino e dell’enologo Antonio Pulizzi, per migliorare la tecnica del taglio e raggiungere gli obiettivi comuni. Con la potatura della vite si elimina ciclicamente una parte di legno per aumentare la qualità delle uve migliorandone la distribuzione nello spazio. Le dimensioni dei tagli della potatura influiscono sulla vitalità della pianta, e grazie a metodi innovativi è possibile gestire al meglio la canalizzazione e ridurre il rischio di infezioni e malattie, oltre che rafforzare la pianta che in assenza d’acqua fa fatica a lignificare. “La siccità ha messo in difficoltà le produzioni della Sicilia Occidentale nel periodo in cui c’era più bisogno d’acqua, da fine giugno ad agosto, dunque si opta per una potatura meno invasiva: tagli piccoli, più gentili e necessari” ricordano Pulizzi e Paladino, spiegando che “i tagli sono come ferite per la pianta, tanto più vecchio e grosso è il legno tagliato, tanto più grande e profondo sarà il cono di disseccamento con conseguenze sul rallentamento del passaggio della linfa lungo il fusto e una riduzione delle sostanze di riserva. In caso di siccità tutto questo può indebolire i fusti, rendere i tralci meno resilienti alle avversità climatiche e più deboli in caso di attacchi parassitari. Le uve in piena maturazione – proseguono – anziché essere destinatarie del nutrimento, potrebbero diventare fonte per la pianta che, con l’esposizione alla fotosintesi e senza acqua, va in disidratazione e attinge energia dai suoi stessi grappoli per guadagnarsi la sopravvivenza”.


La scorta lignea va preservata, occorre tutelare le future gemme e favorire il risveglio dei germogli: la vite, nel corso della stagione vegetativa, utilizza l’energia prodotta dalle foglie per mettere da parte sostanze di riserva che serviranno per la crescita dei germogli durante la primavera successiva, le sostanze di riserva immagazzinate nel legno sono il suo ‘serbatoio di energia’. Maggiore sarà la quantità di legno sano – continuano – maggiore sarà l’energia disponibile e quindi la capacità della vite di resistere alla siccità, germogliare bene, di anno in anno. “Formiamo i produttori da oltre 15 anni per ottimizzare la cura dei vitigni tenendo conto delle avversità da superare, annata dopo annata. La selezione è la chiave del nostro successo, con tagli attenti favoriremo la vegetazione di pochi grappoli dalla grande qualità” racconta il presidente di Cantine Colomba Bianca, Dino Taschetta, precisando che “sono sempre più rare le viti con una lunga e felice vecchiaia che raggiungono i 40 anni, sono più diffuse le produzioni di circa 10 anni: con la linea ‘Resilience’ raccogliamo uve da vitigni che hanno compiuto almeno 25 anni di età”. La cooperativa si accinge intando ad imbottigliare prima i bianchi e poi i rossi fino a marzo, mentre dopo la vendemmia 2024, il Metodo Classico sarà messo in bottiglia nel 2029.

Vino, Consorzio Doc Delle Venezie: nel 2024 +3% di imbottigliato

Vino, Consorzio Doc Delle Venezie: nel 2024 +3% di imbottigliatoMilano, 13 gen. (askanews) – Il Consorzio Doc Delle Venezie chiude il 2024 con un bilancio positivo: rispetto al volume imbottigliato, il 2024 ha segnato un +3% in confronto al periodo gennaio-dicembre 2023, con un totale di 1,7 milioni di ettolitri confezionati e, rispetto al totale, un incremento della domanda di Pinot Grigio Doc Delle Venezie ottenuto nell’ultima annata.


“Se analizziamo i dati degli ultimi anni solari dalla nascita della Doc, il 2024 si colloca al terzo posto per performance, escludendo chiaramente i due anni di forte crescita legati al periodo della pandemia che vide un’eccezionale richiesta di Doc Delle Venezie da parte del mercato” ha dichiarato il direttore del Consorzio, Stefano Sequino, aggiungendo che “i numeri riflettono lo stato di salute della Doc Delle Venezie e in particolare la crescita del prodotto imbottigliato è un risultato che parla da sé, dimostrando come il nostro Pinot Grigio sia in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori”. L’ente consortile evidenzia anche che l’anno appena concluso segna anche un incremento significativo anche sul fronte delle certificazioni: il totale è cresciuto dell’8% rispetto al 2023, con dicembre 2024 che ha visto un picco del +16% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo i dati forniti da Triveneta Certificazioni, la media mensile delle certificazioni è aumentata da 134.420 ettolitri/mese nel 2023 a 146.112 ettolitri/mese nel 2024, confermando un buon utilizzo del sistema da parte dei produttori. “Questo incremento nelle certificazioni e nell’impiego di prodotto ottenuto nell’ultima vendemmia è significativo di una domanda di mercato che si mantiene stabile e vivace” ha continua Sequino, precisando che “inoltre, il passaggio da una media mensile di 134.420 ettolitri certificati nel 2023 a 146.112 ettolitri nel 2024 evidenzia non solo un buon utilizzo del sistema di certificazione ma anche una pianificazione produttiva efficace da parte dei nostri associati. Occorre qui sottolineare – ha concluso il direttore – come sia di fondamentale importanza l’applicazione delle misure di gestione dell’offerta promosse dal Consorzio, strumenti che concorrono a mantenere una condizione di stabilità che rappresenta un grande valore per i nostri mercati”.

”Gradi”: un documentario sul vino italiano ai tempi del climate change

”Gradi”: un documentario sul vino italiano ai tempi del climate changeMilano, 13 gen. (askanews) – “Gradi. Il vino italiano ai tempi del cambiamento climatico” è il titolo di un documentario scritto e raccontato da Giulia Bassetto e realizzato da Olga Galati con la collaborazione della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), che dalla sera di giovedì 16 gennaio sarà online sul canale YouTube di Will Media che lo ha prodotto. Un viaggio in Italia di una trentina di minuti “per esplorare un contesto fatto di vite e di viti, alla ricerca di nuove idee e soluzioni per affrontare le evoluzioni che riguardano il pianeta”. Da Siracusa alla Valtellina, passando per le colline romagnole, l’autrice di Will Media ha raccolto le testimonianze dei vignaioli sulle problematiche più importanti e sulle possibili vie d’uscita, “tra adattamento e mitigazione, evitando le scorciatoie e offrendo una visione d’insieme capace di accogliere tutte le sfaccettature”.


Gli eventi climatici estremi che colpiscono l’Italia sono sempre più frequenti ed intensi e le tecniche di adattamento sono quindi vitali per chiunque oggi lavora la terra. Per questo, il documentario propone anche le interviste a due esperti di gestione del territorio che si occupano rispettivamente dell’integrazione di diverse specie arboree all’interno della monocultura della vigna e di gestione dell’acqua. “I vignaioli e le vignaiole italiane sono in prima linea sul fronte del climate change: da un lato ne soffriamo le conseguenze, dovendo portare avanti il nostro lavoro seguendo andamenti stagionali pressoché imprevedibili e subendo eventi meteorologici spesso catastrofici, dall’altro con orgoglio rivendichiamo di essere davvero quei custodi di territorio che sempre di più servono al Paese, spesso ultimo argine all’abbandono e allo spopolamento, e al conseguente degrado territoriale, paesaggistico e idrogeologico” ha spiegato il presidente della Fivi, Lorenzo Cesconi, rimarcando che “come emerso dalla recente indagine Nomisma – Wine Monitor, una delle principali esternalità positive collegate all’attività dei vignaioli indipendenti Italiani è dato dal fatto che l’81% dei vigneti che coltiviamo si trova in collina e in montagna, rispetto al 60% della media italiana. Vale a dire in quelle ‘aree interne’ sempre più fragili e a rischio abbandono”.


“Con questo documentario vogliamo raccontare le storie di chi, con sempre più fatica e sempre meno sostegno, mantiene vivi questi territori, investendo e rischiando del proprio” ha proseguito Cesconi, precisando che “vogliamo farlo con uno sguardo al futuro, ai vignaioli e alle vignaiole di domani e alle nuove generazioni, nella speranza di consegnare loro non solo un mondo del vino sostenibile ma un pianeta in equilibrio”. “‘Gradi’ racconta storie di vera resilienza e prova ad immaginare come sarà la viticoltura del futuro, nella consapevolezza che le ricette facili non sono mai quelle giuste: nessuna soluzione, da sola, risolverà i problemi, ma al contrario potrebbe contribuire a crearne di nuovi” hanno evidenziato i produttori, ricordando che “la parola chiave deve essere equilibrio: produttivo, ambientale, socio-economico. È uno sforzo enorme, che impone l’impegno collettivo di tutto il settore, e nel quale anche cittadini e consumatori possono fare la differenza”.

Vino, Aivv: scelta di bere sia accompagnata da consapevolezza critica

Vino, Aivv: scelta di bere sia accompagnata da consapevolezza criticaMilano, 13 gen. (askanews) – “In un contesto in cui il dibattito sul consumo di alcol è più acceso che mai, la scelta di bere vino deve essere accompagnata da una consapevolezza critica. Se il vino viene consumato con moderazione e apprezzato per le sue qualità intrinseche, può rimanere una parte significativa della cultura gastronomica. La sfida per il futuro sarà quella di educare i consumatori a fare scelte informate, garantendo al contempo la sostenibilità dell’industria vitivinicola”. E’ quanto sostiene il vicepresidente dell’Accademia italiana della vite e del vino (Aivv), Vincenzo Gerbi, in una relazione dal titolo “Alcol e vino” che parte dalla recente allerta dell’Oms che ha messo in guardia contro il consumo di alcol, sostenendo che “non c’è un consumo moderato e nessuna quantità è sicura per la salute”.


“Questa posizione è stata sostenuta dal capo operativo della Sanità statunitense, Vivek Murthy, che ha evidenziato una correlazione diretta tra l’alcol e almeno sette tipi di cancro, tra cui quelli al seno e al colon” ha ricordato Gerbi, precisando che “Murthy ha chiesto l’introduzione di etichette sanitarie sulle bottiglie di alcolici, un passo che potrebbe segnare un cambiamento significativo nella consapevolezza pubblica riguardo ai rischi associati al consumo di alcol”. “Professionisti e appassionati di vino si trovano ora a dover riflettere sulle implicazioni etiche e sociali del loro operato: è evidente che, mentre ci sono persone che godono di una vita sana consumando vino con moderazione, ci sono anche casi di abuso che portano a gravi danni alla salute” ha proseguito il vicepresidente dell’Aivv, evidenziando che “l’alcol rappresenta solo una frazione del totale del vino: con l’83-84% di acqua e circa il 13-14% di alcol, il restante 3% è composto da componenti come polifenoli e aromi, che conferiscono al vino le sue caratteristiche uniche. Gli intenditori non si concentrano sul grado alcolico ma piuttosto sulla complessità dei sapori e degli aromi che ogni varietà e ogni territorio conferisco al vino – ha aggiunto – e quindi l’educazione alimentare risulta cruciale per promuovere una maggiore consapevolezza tra i giovani e i loro genitori. È fondamentale che i messaggi sui rischi legati all’alcol siano chiari e completi, evitando semplificazioni eccessive”.


“A partire dalla vendemmia 2024, sarà obbligatorio indicare in etichetta le informazioni nutrizionali e gli ingredienti utilizzati nella vinificazione. Questo rappresenta un passo importante verso la trasparenza ma è essenziale che i consumatori siano in grado di interpretare correttamente queste informazioni” ha rammentato Gerbi, sottolineando che “se l’alcol è un pericoloso cancerogeno, qualunque sia la bevanda che lo contiene e indipendentemente dalla dose assunta, allora il bevitore di vino, saggio e moderato, dovrà considerare l’alcol del vino come un possibile danno collaterale, un pericolo da tenere presente, senza però indurlo a rinunciare al piacere sensoriale di questa fantastica e millenaria bevanda”. Infine, in merito alla questione dei vini dealcolati, ha affermato che “questa pratica solleva interrogativi sulla qualità e sul profilo gustativo dei vini, specialmente per quanto riguarda l’equilibrio tra dolcezza, tannicità e acidità”.

Vino, Val d’Oca: le nuove etichette per l’eccellenza Rive Signature

Vino, Val d’Oca: le nuove etichette per l’eccellenza Rive SignatureMilano, 12 gen. (askanews) – Val d’Oca, toponimo di una collina coltivata a Glera e brand di alta gamma di Cantina Produttori di Valdobbiadene, ha presentato il restyling di Rive Signature, collezione che punta a promuovere la riconoscibilità delle tre Rive, le tanto belle quanto ripide colline che caratterizzano l’area del Valdobbiadene Prosecco Superiore Docge dalle quali provengono le uve di questa selezione: “Rive di Santo Stefano Extra Brut”, “Rive di San Pietro di Barbozza Brut” e “Rive di Colbertaldo Extra Dry”. Tre diverse espressioni che raccontano le peculiarità del territorio e dei suoi suoli, le diverse altitudini, l’orientamento dei vitigni e lo stile del residuo zuccherino, per un totale di 700mila bottiglie destinate esclusivamente al canale Horeca.


Le bottiglie della linea Rive Signature sono impreziosite da texture sottili ed effetti in rilievo su una carta opaca realizzata in cotone, sui cui spicca il nome in rosso della sottozona. Il filo conduttore con le etichette precedenti sono i colori declinati a seconda della referenza in tinte pastello e più tenui sempre che ne esalta il carattere elegante. “Desideriamo che i nostri clienti ed estimatori percepiscano l’eccellenza del vino già al primo sguardo” ha spiegato il Dg Stefano Gava, sottolineando che “la nuova immagine di Rive Signature vuole rappresentare al meglio ciò che è il nostro Prosecco: autenticità e legame con il territorio di Valdobbiadene. Ogni dettaglio del design è stato curato per riflettere la dedizione e la passione che mettiamo nella creazione di un Prosecco Superiore Docg riconosciuto a livello mondiale”. L’attenzione per il packaging è una delle caratteristiche di Val d’Oca che nel 1997 lanciò per prima una bottiglia nera satinata per i suoi vini più amati, la linea Cuvée Classiche e il Cartizze Docg. Val d’Oca, presieduta da Francesco Gatto, è nata nel 2008 ma la sua storia affonda le sue radici in quella di Cantina Produttori di Valdobbiadene, cooperativa nata nel 1952 dall’iniziativa di 129 agricoltori e che è oggi una realtà da oltre mille ettari di vigneto gestiti da circa 600 soci, per un totale di 16 milioni di bottiglie.