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Vino, Luigi Boveri: Timorasso come espressione autentica del territorio

Vino, Luigi Boveri: Timorasso come espressione autentica del territorioMilano, 12 gen. (askanews) – “E’ innegabile che il Timorasso abbia fatto e stia ancora facendo da volano a tutto un territorio, quello dei Colli Tortonesi, che per anni e per vari motivi è stato relegato ai margini rispetto a realtà più ‘di moda’ del Piemonte. Oggi possiamo dire che questo territorio sta suscitando sempre più l’interesse e l’attenzione che si merita. In questo cambio di rotta, il Timorasso ha sicuramente avuto un grande peso ma ci sono certamente ancora margini di crescita in termini di popolarità e domanda, soprattutto man mano che saremo in grado di incrementare l’offerta dal punto di vista quantitativo”. A parlare è Luigi Boveri, patron dell’omonima azienda agricola che si estende su 30 ettari vitati (di cui 10 di proprietà e gli altri in affitto), suddivisi tra uve rosse, Barbera, Bonarda, Dolcetto e Croatina, e bianche, Timorasso, Cortese e Moscato, nel comune di Costa Vescovato (Alessandria), su suoli marnoso-calcareo-tufaceo e ricco di fossili marini verso Sud, e calcareo-argillosa a Nord, ad un’altezza compresa tra i 250 e i 300 metri.


E’ stato proprio lui a segnare la svolta di questa realtà di famiglia che dal 1700 produceva poco vino e sopratutto cereali e foraggio. “Negli anni Ottanta, a 24 anni, ho fatto un’esperienza in una grande azienda di consulenza agraria che mi ha aperto gli occhi: ho capito che il mercato stava cambiando e dovevamo puntare e specializzarci nella produzione di vino” spiega, ricordando che quel momento “è stato l’inizio dell’enologia che amavo, quella dei vignaioli, un’era nuova in cui il vino ha iniziato a essere prodotto con passione e competenza”. Nei primi anni, collabora con un enologo langarolo: “Ogni quindici giorni andavo a trovarlo e lui mi faceva assaggiare i migliori vini delle Langhe e della Francia, mentre io non potevo ancora parlare dei miei vini. Sono stati momenti fondamentali per la mia formazione, tanto che dopo un anno di consulenza, ho deciso di licenziarmi” racconta Luigi Boveri, spiegando che “tutti erano contrari, tranne mio padre Leopoldo, un innovatore della zona, e mia moglie Germana, che ha finanziato parte del mio sogno”. Sogno che si concretizza nel 1992 con la prima etichetta, il “Cortese Vigna del Prete” tirato in appena 2.000 bottiglie. Se la moglie gestisce l’intera parte di amministrazione e il marketing, è Boveri ad occuparsi personalmente di tutte le fasi della produzione vinicola, dalla cura delle vigne fino all’imbottigliamento. La filosofia è tanto semplice quanto concreta: “Il vino si fa in vigna, se l’uva arriva sana in cantina, il nostro compito è solo non rovinarla – sottolinea – e io voglio vini onesti e sinceri, che siano un’espressione autentica del nostro territorio”. Un pensiero produttivo condiviso anche dai tre figli, terza generazione dell’azienda: Francesco, il maggiore, che studia Enologia a Pisa, Matteo, appassionato di agraria, e Sara, che al momento studia Scienze Umane.


Se l’ultima vendemmia ha visto un raccolto indubbiamente scarso seppur di qualità, il 2024 è stato però ricco di riconoscimenti da parte della stampa specializzata. Tra i protagonisti assoluti si è confermato il pluripremiato “Filari di Timorasso Colli Tortonesi Doc 2022”, vino da invecchiamento che ha conquistato i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e dalla guida Vitae di Ais ha ottenuto la “Gemma” che identifica i vini che hanno preso le “Quattro Viti” con un punteggio pari o superiore a 94/100. Anche il “Derthona Timorasso Colli Tortonesi Doc 2022” ha fatto incetta di premi, ricevendo i “Cinque Grappoli” dalla guida Bibenda e la “Corona” di Vini Buoni d’Italia, il più alto riconoscimento per i vini prodotti da vitigni autoctoni. Un bella soddisfazione per questo 58enne vignaiolo innamorato dei rossi della sua terra, Barbera in primis, che lui fa respirare nel cemento, lasciando il legno solo per quelli da invecchiamento. I due Derthona affinano invece per 12 mesi in autoclave sulle fecce nobili con la tecnica del “batonnage”, a cui segue un altro anno in bottiglia. Oggi l’Azienda agricola Luigi Boveri produce circa 80mila bottiglie suddivise in 11 etichette, con un export che si assesta attorno al 40% (di cui ben la metà è rappresentato dal mercato olandese). In Italia, dall’anno scorso i vini sono distribuiti da Visconti 43 (Gruppo Meregalli). L’attenzione per i Colli Tortonesi, spinta proprio dal successo di questo vitigno autoctono a bacca bianca dalla bella vigoria e produttività che per Boveri rappresenta il 35% della produzione, ha spinto la Cantina ad inaugurare nel maggio 2023 nella sua sede in frazione Montale Celli una nuova sala di degustazione: un ampio spazio dotato di una cucina a vista e di una bella terrazza che guarda le vigne, dove vengono organizzate regolarmente degustazioni e serate, per andare in contro e contribuire al crescente fenomeno dell’enoturismo, divenuto realtà anche in questo angolo collinare del Sud-Est dell’Alessandrino. Una zona storicamente un po’ dimenticata, dove negli ultimi anni, proprio grazie al Timorasso che qui prende il nome di Derthona, sono sbarcati Cantine importanti da tutto il Piemonte, Barolo compreso (Pio Cesare, La Spinetta, Borgogno, Vietti, e via dicendo). “Io penso che possano contribuire a far crescere questa zona – dice sereno Boveri – non possono che essere un valore aggiunto”. Se lo dice un produttore con 30 anni di lavoro in questo territorio, allora avanti tutta.

”Bolgheri. Le persone dietro il vino”: un libro su un successo enologico

”Bolgheri. Le persone dietro il vino”: un libro su un successo enologicoMilano, 12 gen. (askanews) – “Bolgheri. Le persone dietro il vino. Storia e segreti di un successo italiano” è un libro che racconta un grande e suggestivo successo enologico italiano, attraverso i profili dei suoi protagonisti. Piccoli vignaioli, importanti imprenditori, celebri maison e famiglie storiche che in questo fortunato lembo della provincia di Livorno sono nati o ci si sono stabiliti.


Un volume di 230 pagine a cura di Luciano Tirinannzi che raccoglie i volti, le storie e le voci di coloro con lungimiranza, visione e passione compongono questo meraviglioso puzzle che ha preso vita a Castagneto Carducci e che racconta le 70 Cantine che coltivano i 1.370 ettari di questa celebre Doc. Perché Bolgheri non è solo il Sassicaia, che continua però ad essere il suo vino simbolo e uno dei più celebrati nel mondo. Edito da Paesi Edizioni e realizzato con il patrocinio del Consorzio per la Tutela dei vini Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia, il libro è arricchito dall’introduzione del giornalista Ernesto Gentili (curatore della Guida I Vini d’Italia de L’Espresso) e da un contributo di Albiera Antinori, presidente della Marchesi Antinori e del Consorzio. “Un quadro basato sulla storia delle persone più che sulla composizione dei terreni o sulla marca delle barriques presenti in cantina” scrive Gentili, parlando di “un’immagine viva e attenta, calata nel mondo reale e non condizionata da stelle, ‘bicchieri’, voti in centesimi o nomi dei consulenti”.


“Bolgheri. Le persone dietro il vino”, che raccoglie 44 interviste ed è completato con circa 120 fotografie storiche, oltre 300 etichette di vini e la mappa completa del territorio, è suddiviso in capitoli per ciascuna delle aziende e dei marchi che compongono la Doc. Leggerlo aiuta a capire un fenomeno enologico e a comprendere come le scelte industriali e ambientali possano incidere felicemente nella vita economica e sociale di un territorio.

Vino, “L’altra Toscana”: il 20 febbraio a Firenze la quarta edizione

Vino, “L’altra Toscana”: il 20 febbraio a Firenze la quarta edizioneMilano, 12 gen. (askanews) – Tredici Dop e Igp e i rispettivi Consorzi tutti assieme il 20 Febbraio a Palazzo Affari a Firenze per raccontare una Toscana del vino diversa, fatta di Denominazioni piccole o ancora poco conosciute che arricchiscono, con punte di qualità sempre più alte, l’offerta vinicola della Regione. Territori, dalle colline al mare, dove la vite si coltiva da secoli e dove, accanto agli storici produttori locali, nomi blasonati dell’enologia italiana portano nei calici tutta la forza e l’identità dei loro terroir. In questa importante e interessantissima manifestazione che si tiene nell’ambito delle “Anteprime di Toscana” (14-21 febbraio), si potranno degustare le nuove annate di: Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Cortona, Chianti Rufina, Terre di Casole, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin Santo di Carmignano e IGT Toscana.


“Con questa particolare ‘Anteprima’ abbiamo intrapreso anni fa un percorso di valorizzazione e comunicazione delle innumerevoli diversità che ci caratterizzano che promuove l’evento” ha spiegato Francesco Mazzei, alla guida della Associazione L’Altra Toscana e presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana. “Siamo molto colpiti dall’interesse che la stampa e gli operatori manifestano nei confronti dell’evento, c’è infatti sempre più necessità di andare a scoprire territori e vini poco conosciuti ma che spiccano per punte di qualità sempre più alte” ha proseguito Mazzei, ricordando che “il mercato, soprattutto in questo momento, ha bisogno di nuova linfa. Rappresentiamo circa il 40% dell’intera produzione toscana – ha concluso – e, anche per questa edizione, stiamo lavorando per proporre, con diversi focus e percorsi tematici, un variegato e interessante mosaico enologico che, sono certo, saprà farsi apprezzare”. Come di consueto la Settimana delle “Anteprime di Toscana” verrà inaugurata il 14 febbraio a Firenze da “PrimAnteprima”, l’evento promosso da Regione Toscana assieme alla Camera di Commercio di Firenze e organizzato da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana.


Foto di Marco Marroni

Vino, il “Paestum Wine Fest” torna rinnovato dal 4 al 6 maggio

Vino, il “Paestum Wine Fest” torna rinnovato dal 4 al 6 maggioMilano, 12 gen. (askanews) – Si rimette in moto la macchina organizzativa del “Paestum Wine Fest” che annuncia ufficialmente le date per l’apertura della 14esima edizione del “più grande salone del Centro e del Sud Italia che riunisce le Cantine e le personalità più autorevoli del mondo del vino e della comunicazione per fare business”. L’appuntamento è fissato dal 4 al 6 maggio al Next – Nuova Esposizione Ex Tabacchificio, storica location della manifestazione a Capaccio Paestum di Salerno.


Paestum Wine Fest “si rinnova con una nuova struttura organizzativa atta a consentire concrete opportunità di crescita ai soggetti protagonisti del mercato Ho.Re.Ca., concentrando incontri tra professionisti, operatori di settore e appassionati nelle giornate di domenica, lunedì e martedì per offrire un’occasione più settorializzata al confronto e alla connessione tra i professionisti del wine e del food”. “Molte le novità e i contenuti specializzati tra le categorie dell’alta ristorazione, le Cantine e le aziende di spirits, che dialogheranno con strutturate realtà internazionali e dare forma agli affari” spiegano sempre gli organizzatori, precisando che “è in fase di definizione anche una rafforzata lista di incoming riservata a importatori, distributori, ristoratori, chef, sommelier e tutte le figure del mondo della comunicazione che porteranno fuori dai confini nazionali i vignerons italiani”.


Alla guida del Paestum Wine Fest ci sono Angelo Zarra, ideatore e Ceo, affiancato dal direttore Alessandro Rossi, e dall’Official Brand Ambassador, Matteo Zappile, che seleziona “i più brillanti sommelier del panorama dell’alta ristorazione per la seconda edizione del ‘PWF Limited Edition’. Rinnovato inoltre l’accordo per la borsa di studio con “Intrecci – Scuola di Alta Formazione e Accoglienza”, accademia rappresentata dalle sorelle Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, che ad oggi ha formato oltre centocinquanta professionisti. Si apre infine anche “una nuova frontiera nella proposta food che sarà inserita negli spazi della manifestazione, progetto in cantiere per offrire un’occasione diretta con professionisti e mondo del lavoro, che vedrà protagonisti gli studenti delle scuole alberghiere impegnati a cimentarsi e ad offrire un servizio di alta qualità con un menù sostenibile, sociale e territoriale”. Ampio il calendario di eventi, con masterclass e dibattiti sui territori, sulle Denominazioni e sui principali argomenti del settore dell’alta ristorazione e del panorama vitivinicolo.

Vino, Consorzio lancia “Alta Langa Academy” per la didattica online

Vino, Consorzio lancia “Alta Langa Academy” per la didattica onlineMilano, 11 gen. (askanews) – Il Consorzio Alta Langa lancia sul proprio sito “Alta Langa Academy”, una nuova sezione educativa che rende disponibili a tutti il patrimonio di conoscenze sulla Denominazione delle “Alte Bollicine Piemontesi” a vent’anni dal riconoscimento.


“Attraverso questa nuova sezione del nostro sito istituzionale, desideriamo aprire le porte della conoscenza dell’Alta Langa a tutti coloro, e sono sempre più numerosi, che vogliono approfondire la nostra Denominazione” ha affermato Mariacristina Castelletta, presidente del Consorzio Alta Langa, aggiungendo che “crediamo che la condivisione del sapere sia fondamentale per apprezzare appieno la qualità e l’unicità delle nostre Alte Bollicine Piemontesi. Abbiamo scelto di farlo – ha concluso – con un prodotto in linea con l’essenza del Consorzio e della denominazione stessa: un sito ricco, curioso, curato al dettaglio, dal layout contemporaneo”. L’Academy offre un viaggio completo alla scoperta del Metodo Classico più antico d’Italia con contenuti creati da: Edmondo Bonelli (“I suoli”); Maurizio Gily (“La viticoltura”); Carlo Casavecchia (“Il metodo di produzione”); Pierstefano Berta e Giusi Mainardi (“Le origini e lo sviluppo del metodo classico in Piemonte”); Giancarlo Montaldo e Teresa Baccini (“Gli anni ’90, il Progetto Spumante e la nascita della Denominazione”); Armando Castagno (“Analisi del profilo sensoriale del vino”); Vincenzo Donatiello (“Come apprezzare al meglio una bottiglia di Alta Langa”); Piercarlo Grimaldi (“Immaginari contadini, riti e miti delle alte colline”); Antonio Degiacomi (“Alta Langa e Tartufo Bianco d’Alba”); Mauro Carbone (“Viaggiare nelle terre dell’Alta Langa”).

Vino, il 13 gennaio sesta edizione di “ViniVeri Assisi” con 60 Cantine

Vino, il 13 gennaio sesta edizione di “ViniVeri Assisi” con 60 CantineMilano, 11 gen. (askanews) – Lunedì 13 gennaio dalle 10 alle 17 all’Hotel Valle di Assisi si terrà la sesta edizione di “ViniVeri Assisi”, il primo evento del 2025 “dedicato ai vini secondo natura “che rappresenta un’importante occasione per esplorare e celebrare la genuinità e l’artigianalità dei prodotti vinicoli provenienti da diverse regioni d’Italia e d’Europa”.


Quest’anno “ViniVeri Assisi” accoglierà 60 produttori con vini che raccontano il territorio da cui provengono, esprimendo le peculiarità del suolo, del clima e delle tradizioni locali. “Proprio per esaltare il legame profondo con il territorio, anche quest’anno, domenica 12 gennaio abbiamo organizzato in tante città e borghi della verde Umbria ‘Le cene con i vignaioli di ViniVeri’: goloso prologo dove i produttori di ViniVeri incontrano e dialogano con la cucina e i piatti di alcuni dei più rappresentativi ristoranti regionali” raccontano i promotori dell’iniziativa, spiegando che sono 15 i ristoranti coinvolti, ognuno dei quali ospiterà diversi vignaioli del Consorzio ViniVeri, per una serata di racconti, fusioni di esperienze, sorprese: Ada Gourmet, Ristorante Enoteca Giò, Luce Ristorante e Venti Vino a Perugia; Re Tartù agli Orti ad Assisi; L’Alchimista, MordiEvai e Locanda del Teatro a Montefalco; UNE a Foligno; Il Capanno a Spoleto; Osteria del Posto a Corciano; Hosteria il Grottino a Gualdo Cattaneo; Alla Fornace di Mastro Giorgio a Gubbio; Serpillo a Torre del Colle-Bevagna; e Le Barbatelle a Bevagna. “Dal 2004 come Consorzio ViniVeri abbiamo adottato ‘La Regola’ con pratiche produttive sostenibili e rispettose dell’ambiente, promuovendo un’agricoltura più etica e consapevole” precisano gli organizzatori, parlando di “una filosofia produttiva che trova in Assisi, con la sua storica spiritualità e il suo legame profondo con la natura, il luogo ideale per celebrare e condividere un modo di fare vino che mette al centro l’uomo e l’ambiente”.

Studio: “I portainnesti ‘M’ migliorano qualità dell’uva e del vino”

Studio: “I portainnesti ‘M’ migliorano qualità dell’uva e del vino”Milano, 10 gen. (askanews) – Dopo oltre venti anni di sperimentazioni e microvinificazioni in dieci diverse aree produttive del nostro Paese, l’equipe dell’Università di Milano ha dimostrato che i portainnesti della serie “M” sono in grado di portare il vitigno a migliori performance produttive in tutti i diversi aspetti che determinano la qualità dell’uva e quindi del vino: vigore e produzione del ceppo, maturazione tecnologica, fenolica e aromatica delle uve.


“La portata di quest’ultima ricerca dell’Università di Milano è veramente rivoluzionaria perché cambia la visione storica che abbiamo sempre avuto dei portainnesti. Da oggi in poi non dobbiamo più considerarli solo una barriera contro fillossera, siccità, ecc. ma come un efficiente strumento biologico per ottenere una superiore qualità dell’uva e quindi del vino” ha commentato Marcello Lunelli, presidente di Winegraft la società che riunisce nove, importanti, aziende vitivinicole del nostro Paese (Ferrari, Zonin, Banfi Società Agricola, Armani Albino, Cantina Due Palme, Claudio Quarta Vignaiolo, Bertani Domains, Nettuno Castellare, Cantine Settesoli) che da dieci anni sostiene lo sviluppo della ricerca sui portainnesti “M”, moltiplicati e distribuiti in esclusiva da Vivai Cooperativi Rauscedo. “Siamo riusciti finalmente a dimostrare che anche nella viticoltura, come ormai accreditato negli altri ambiti delle colture arboree il portainnesto è anche un prezioso veicolo di miglioramento qualitativo della produzione” ha spiegato Attilio Scienza che con il collega Lucio Brancadoro della Statale di Milano ha guidato il team che ha selezionato questa nuova generazione di portainnesti, con il supporto dalle aziende di Winegraft. “L’importante mole di informazioni che abbiamo acquisito ci consente oggi di avere un panorama più chiaro sull’effetto diretto della scelta del portainnesto nelle performance produttivo-qualitative della vite e dell’uva, con riferimento alla qualità dei vini ottenuti” ha evidenziato il Brancadoro, sottolineando che “in particolare, nelle diverse combinazioni di innesto operate in vari campi di confronto, è emersa non solo l’estrema adattabilità degli ‘M’ ai diversi ambienti della viticoltura italiana ma anche come, attraverso la regolazione delle risposte adattive della vite alle differenti condizioni ambientali, questi portainnesti siano un importante driver dei risultati qualitativi. Rispondendo in modo più efficiente agli stress abiotici sempre più estremi a causa del cambiamento climatico, – ha proseguito – gli ‘M’ consentono un più favorevole decorso maturativo delle uve, premessa di una superiore qualità dei risultati enologici”.


Nel dettaglio, per il Cabernet Sauvignon innestato sugli ‘M’ si sono avuti migliori risultati produttivi in generale, bilanciati da una buona vigoria e con valori di zuccheri superiori alla media, parametro elevato che ritroviamo pure nello Chardonnay, messo a dimora in campi di confronto nella Franciacorta e nel Trento Doc, abbinato a livelli superiori di acidità titolabile (di acido malico in particolare) e minore pH, elemento determinante per una produzione spumantistica di qualità. Sempre secondo quanto riferito, l’analisi sensoriale dei vini ottenuti da Chardonnay innestato con gli M allevato in Franciacorta, ha evidenziato livelli superiori di acidità e un profilo aromatico complesso che esalta le note di frutta tropicale: dal punto di vista olfattivo questi vini sono risultati più intensi e, alla prova del gusto, con una maggior acidità, sapidità, struttura e persistenza. Il portinnesto influisce anche sull’accumulo di polifenoli durante la maturazione, aspetto determinante nella qualità dei vini rossi. Nei campi di confronto in combinazione con diversi vitigni rossi (Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Sangiovese), sono stati rilevati livelli più alti di polifenoli totali nelle uve, una più accesa tonalità delle sostanze coloranti accompagnata da un loro maggiore accumulo e concentrazione, in particolare per la frazione antocianica non decolorante che facilita una migliore persistenza del colore durante l’affinamento dei vini.


Un ultimo aspetto rilevante ai fini dell’analisi sensoriale emerso dalla sperimentazione, è quello della composizione aromatica delle uve che i portainnesti ‘M’ condizionano in maniera determinate perché, influenzando una risposta differente alle condizioni ambientali, hanno effetti diretti anche sul metabolismo secondario della vite. “Questo aspetto risulta ad oggi poco studiato a causa delle difficoltà di analizzare l’elevato numero di composti aromatici presenti nei vini ottenuti da diverse combinazioni d’innesto” ha spiegato ancora il professor Brancadoro, mettendo in risalto che “nelle nostre prove effettuate su uve Chardonnay e Sangiovese, tuttavia, al di là dei dettagli sugli incrementi dei singoli composti riscontrati (acidi volatili, tioli, esteri etilici, fenoli, norisoprenoidi, ecc.) allo stato libero o sotto forma di precursori d’aroma, abbiamo avuto conferma di quanto i portinnesti ‘M’, siano un driver decisivo per raggiungere una qualità in vigna decisiva per ottenere risultati enologici d’eccellenza”. “Questa scoperta ci porta a riconsiderare complessivamente l’approccio che abbiamo sempre avuto verso i portainnesti” ha sottolineato Marcello Lunelli, concludendo che “la prova scientifica dell’importanza che gli ‘M’ ricoprono nel determinare la qualità di un vino conferma la necessità di una scelta accurata della combinazione d’innesto che tenga conto della varietà e delle caratteristiche ambientali ma considerate anche in funzione dell’obiettivo enologico che si vuole perseguire”.

Enoturismo, “driver discount” per evitare sanzioni nuove Codice strada

Enoturismo, “driver discount” per evitare sanzioni nuove Codice stradaMilano, 10 gen. (askanews) – Il significativo aggravamento delle sanzioni in caso di guida in stato di ebbrezza previsto dal nuovo Codice della strada sta creando una diffusa preoccupazione tra i consumatori di alcolici e di conseguenza tra i produttori e gli esercenti, che temono un crollo delle vendite di vino, birra e distillati. Infatti, nonostante il limite consentito per il consumo di alcol sia rimasto invariato a 0,5 grammi/litro, a spaventare gli automobilisti e, a cascata, tutto il settore, sono gli effetti previsti dalle nuove norme. Se il tasso alcolemico risulta infatti compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro si rischia una sanzione tra i 573 e i 2.170 euro, con sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Se il tasso sale tra 0,8 e 1,5 è previsto l’arresto fino a 6 mesi, una multa dagli 800 ai 3.200 euro e la sospensione della patente da 6 mesi a un anno. Se infine si oltrepassano gli 1,5 grammi per litro, scatta l’arresto da 6 mesi a un anno, una multa dai 1.500 ai 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Inoltre, chi viene sorpreso al volante con un tasso superiore a 0,8 dovrà avere un tasso pari a zero per i successivi due anni.


Di fronte a questo scenario, le Cantine senesi Casato Prime Donne di Montalcino e Fattoria del Colle di Trequanda fanno una proposta. “I turisti del vino che dopo la visita in Cantina vogliono guidare devono limitarsi ad un solo assaggio di vino e per ricompensare il loro sacrificio è giusto far loro uno sconto significativo” spiega Donatella Cinelli Colombini ideatrice nel 1993 della giornata “Cantine aperte” che ha dato una forte spinta all’enoturismo italiano che oggi vede attive circa 20mila Cantine con circa 15 milioni di visitatori l’anno, la stragrande maggioranza dei quali raggiunge le aziende a bordo della propria auto. Il “driver discount” ideato da Donatella e dalla figlia Violante Cinelli Colombini prevede uno sconto di 10 euro sul prezzo dell’esperienza enoturistica a patto che il guidatore si limiti ad un solo assaggio “che probabilmente sarà del vino top previsto dal programma, nel nostro caso il Brunello Riserva. Una rinuncia in una logica di sicurezza stradale”. Le Cinelli Colombini puntano inoltre sull’abbinamento di tutti gli assaggi di vino con alimenti tipici del territorio come l’olio Evo con pane sciapo toscano, i salumi e il pecorino, per evitare il consumo di alcol a stomaco vuoto.

Vino, Saverio Galli Torrini nuovo direttore del Consorzio Chianti

Vino, Saverio Galli Torrini nuovo direttore del Consorzio ChiantiMilano, 10 gen. (askanews) – Un giovane manager alla direzione del Consorzio Vino Chianti: dal 1 gennaio Saverio Galli Torrini è subentrato al posto di Marco Alessandro Bani. Lo ha annunciato il presidente del Consorzio, Giovanni Busi. Classe 1985, il nuovo direttore ha in curriculum tre lauree magistrali (in Giurisprudenza, in Scienze delle pubbliche amministrazioni e delle organizzazioni complesse e in Economia, management e innovazione) e un percorso professionale maturato all’interno di Enti pubblici, società partecipate, società di consulenza direzionale e di amministratore di società.


“In tutti questi anni il direttore Bani ha rivestito un ruolo centrale per il nostro Consorzio, valorizzando al meglio il lavoro dei produttori vitivinicoli ed il compito di rappresentanza che esercitiamo e a saputo recepire le esigenze concrete delle nostre aziende e le ha fatte valere con una competenza ed un’autorevolezza costanti” ha dichiarato Busi, aggiungendo che “con l’avvicendamento abbiamo deciso di virare su un profilo che non è nato nel mondo del vino ma che proprio per questo può portarci un valore aggiunto in termini di visione imprenditoriale”. “Saverio Galli Torrini è un manager dinamico, un uomo d’impresa che, ne sono certo, ci aiuterà ad affrontare la delicata fase che il settore del vino sta vivendo, con un approccio per noi innovativo” ha proseguito il presidente Busi, sottolineando che “i conflitti in Europa determinano ancora oggi una condizione di diffusa instabilità, aggravata dall’imprevedibilità del fattore climatico. Dobbiamo essere pronti a reagire a queste sollecitazioni”.


“Ringrazio il presidente Busi e il Consiglio di Amministrazione per questa nomina. Un ringraziamento particolare al dottor Bani per avere condiviso con me in questo anno e mezzo di collaborazione tutta la sua conoscenza del mondo del vino. Certamente è un onore e un onere allo stesso tempo rivestire un ruolo così importante in una delle denominazioni di vino rosso più importanti d’Italia” ha affermato il neo direttore, parlando di una “Denominazione che, assieme al mondo del vino in generale, sta attraversando un momento cruciale: il mutamento dei gusti dei consumatori, l’avvento dei dealcolati e dei low alcol, la perdita del potere d’acquisto delle famiglie dovuto all’inflazione nel 2022 e nel 2023, una nuova mentalità salutista che rifugge dalle bevande eccessivamente alcoliche sono tutti fattori che hanno contribuito (e contribuiscono) ad una forte flessione nelle vendite del vino ed in particolare di quello rosso”. “Sarà compito del Consorzio Vino Chianti – ha concluso Galli Torrini – trovare ed adottare nuove strategie, capaci di superare questo momento di crisi e dare nuova linfa vitale a tutti i soci. Non sarà una sfida facile, ma all’interno del Consorzio non mancano certo le competenze e la voglia per riuscirci”.

Vino, Cembra la Cantina di Montagna dalle bollicine di oro rosso

Vino, Cembra la Cantina di Montagna dalle bollicine di oro rossoMilano, 9 gen. (askanews) – “Vogliamo valorizzare in maniera ancora più netta il territorio e le peculiarità delle nostre uve, un carattere da ricondurre alle altitudini, ai forti sbalzi termici tipici della valle e alla salinità data dal porfido ai nostri vini”. Così l’enologo 40enne Stefano Rossi sintetizza l’impegno per una qualità e un’identità sempre maggiori, messo in atto in particolare negli ultimi anni da Cembra Cantina di Montagna, acquisita nel 2003 dalla storica cooperativa trentina Cantina di La-Vis per farne il suo fiore all’occhiello.


Fondata nel 1952 a Cembra-Lisignago, nel cuore della Valle, a 700 metri di altezza, la più alta realtà cooperativa trentina conta oggi su 300 soci conferitori con altrettanti ettari di vigne (la superficie media è inferiore al mezzo ettaro) posti tra i 450 e 900 metri di altitudine (con pendenze anche oltre il 40%), la maggior parte dei quali sulla sponda a destra dell’Avisio, il fiume che solca la Val di Cembra. Valle delle Dolomiti di Fiemme isolata fino agli anni Trenta, grazie alla morfologia del suo territorio e al clima è sempre stata assai vocata per la viticultura, con i terrazzamenti che ricoprono le zone basse dei suoi versanti montuosi scolpiti dai muretti a secco. Tra i vitigni che meglio la identificano c’è senz’altro il Muller-Thurgau, probabilmente anche grazie ai suoli di origine porfirica, ricchi di sabbia e carbonati. Porfido i cui giacimenti sono uno dei tesori di questa zona a pochi km a Nord-Est di Trento. Oggi in commercio ci sono sei referenze per un totale che si aggira sulle 40mila bottiglie: il “Muller Thurgau 2022”, lo “Chardonnay 2022”, il “Riesling 2022”, il “Pinot Nero 2021” e lo “Zymbra 2020”, un blend di Chardonnay, Riesling e Muller Thurgau al suo secondo anno di produzione “che vuole raccontare attraverso la finezza tutte le anime dei vitigni a bacca bianca di montagna”. A questi si aggiunge il “TrentoDoc Oro Rosso Riserva Dosaggio Zero 2019”, una vera e propria chicca prodotta in 15mila bottiglie di una collezione che, in generale, dimostra di migliorare anno dopo anno. Questo Metodo Classico millesimato da Chardonnay in purezza sorprende per essere il “meno costruito” della collezione, e la sua raffinata immediatezza fa il paio con un grande potenziale gastronomico grazie alla finezza delle sue bolle, alla sua bella acidità ma soprattutto alla sapidità e mineralità che sono il vero “leitmotiv” dei vini di questa azienda. Un Trentodoc sboccato dopo almeno 48mesi di affinamento in bottiglia, dalla grande beva, fresco e goloso, bandiera ideale da sventolare per indicare la strada da continuare a percorrere. Quella di vini figli di rese basse, della scelta delle uve da vigne specifiche a seconda delle loro caratteristiche, della selezione dei grappoli prima in vigneto e poi in cantina. Una fatica nella fatica della viticultura eroica, destinata però a ripagare ogni sforzo.