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Dop economy, Auricchio (Afidop): 5 formaggi nella top ten per fatturato

Dop economy, Auricchio (Afidop): 5 formaggi nella top ten per fatturatoMilano, 18 dic. (askanews) – “I dati Ismea-Qualivita ribadiscono il ruolo chiave dei formaggi Dop nel panorama del made in Italy italiano ed europeo: con 5,2 miliardi di euro di valore alla produzione (+11,6%) e 8,6 miliardi di valore al consumo (+7,6%), i nostri formaggi oggi pesano per oltre il 59% sul settore Dop e Igp e rappresentano ben la metà dei prodotti della top 10 per fatturato”. Così Antonio Auricchio, presidente di Afidop, l’associazione dei formaggi italiani Dop e Igp, commentando i dati diffusi con il XXI Rapporto Ismea-Qualivita. “Grana padano, parmigiano reggiano, mozzarella di bufala campana, pecorino romano, gorgonzola con 4,7 miliardi sono i nostri portabandiera nel mondo – aggiunge – Un risultato che ci inorgoglisce e ci fa sperare bene per il futuro.

Auricchio, lanciando uno sguardo al futuro prossimo, riconosce che “molte sfide ci attendono ancora nel 2024, a partire dalla valorizzazione delle nostre eccellenze nella ristorazione italiana ed estera, alla giusta valorizzazione negli scaffali dei supermercati, fino al contrasto dell’italian sounding e a etichette scorrette che disinformano il consumatore”. “Oggi grazie alla riforma delle IG e al supporto del Governo siamo certi che potremo combattere con più forza per difendere un patrimonio riconosciuto in tutto il mondo – conclude – come dimostrato anche dalla riconferma del primato mondiale dei formaggi italiani nella classifica di Taste Atlas”.

Dalla ricerca italiana strumento che misura evaporazione suolo

Dalla ricerca italiana strumento che misura evaporazione suoloRoma, 18 dic. (askanews) – Uno strumento portatile low cost che misura e monitora l’evaporazione dal suolo e che potrebbe avere numerose applicazioni in campo agricolo e non solo. Ricercatori dell’Università Cattolica hanno sviluppato e brevettato uno strumento per quantificare e monitorare l’evaporazione dei suoli, un problema stringente causato dai cambiamenti climatici che richiede un surplus di acqua per irrigare i campi e che è un fattore fondamentale che contribuisce al rischio siccità. Basti pensare che, nei vigneti, dagli anni Ottanta a oggi, il tasso di evaporazione è cresciuto di almeno il 20%.

L’evaporimetro, sviluppato e brevettato da Stefano Poni della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università Cattolica, campus di Piacenza insieme a Eugenio Magnanini (collaboratore esterno), si chiama EPIC e potrà essere applicato in differenti settori: dall’idrologia allo studio dei terreni, alla ricerca agro-forestale, dalla tecnica vivaistica ai bilanci idrici e all’irrigazione, fino al miglioramento genetico delle essenze erbacee. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilasciato un brevetto per l’invenzione. Si tratta dell’Evaporimetro per suolo e prati EPIC, in concreto una camera trasparente ventilata di tipo chiuso, con volume di 28 litri, con altezza (modulabile) di 56 cm e superficie di appoggio a terra di 491 cm 2 che, una volta infissa al suolo, consente, entro una finestra di 120 secondi, di determinare il tasso evapo-traspiratorio della superficie sottesa.

“Sono proprio i rapidi tempi di misura a consentire un adeguato numero di misurazioni – spiega il professor Poni – data l’elevata portabilità e la maneggevolezza del sistema. La registrazione viene effettuata con un pulsante e i dati vengono stoccati su una scheda di memoria locale”. Lo strumento non ha equivalenti di tipo commerciale: “quelli esistenti, infatti, si limitano a camere di piccole dimensioni da interfacciare con altre unità e sono molto costosi”. Sfruttando la sensoristica basata su “Internet of Things (ioT), il costo dello strumento è irrisorio e non superiore ai 150 euro. Ispirato a tecnologia IoT con micro-controller Arduino in grado di misurare, in step di 120 secondi, il tasso di evaporazione/traspirazione di porzioni di suolo o di superfici invasate, l’evaporimetro di tipo chiuso risolve il problema di misure rapide e accurate, della perdita idrica da inerbimenti di varia natura e composizione in raffronto ad altre superfici. Ad oggi l’evaporazione si misura solitamente con bilance o strumenti molto costosi che si chiamano porometri.

Lollobrigida: Dop e Igp, Italia punta alla qualità

Lollobrigida: Dop e Igp, Italia punta alla qualitàRoma, 18 dic. (askanews) – “Quello delle Indicazioni Geografiche è un valore intrinseco nei nostri produttori, non solo un obiettivo di un Paese che non guarda alla quantità. L’Italia punta alla qualità e vogliamo difenderla creando sinergie e rafforzando il vero sistema Paese in tutto il mondo”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervenendo a Roma alla presentazione del XXI Rapporto Ismea-Qualivita sull’agroalimentare italiano.

“Il nostro impegno – ha aggiunto il ministro – è attuare anche una visione strategica che impedisca la proliferazione dei marchi di qualità pubblici e l’affermazione di etichette scorrette che disorientano il consumatore”. Mauro Rosati, Ddirettore Fondazione Qualivita e Origin Italia, sottolineando che il settore DOP IGP cresce nonostante un quadro congiunturale difficile, ha spiegato che “permangono alcune criticità, a partire dalle emergenze climatiche che coinvolgono da alcuni anni tutta l’agricoltura, ma in particolare le produzioni DOP IGP legate a micro-areali. La riforma europea apre una nuova fase per la qualità agroalimentare italiana che impone a tutti gli attori una riflessione su tre punti cardine: governance dei territori, rapporto con il consumatore e ricerca scientifica, già divenuta uno degli asset primari di investimento dei Consorzi di tutela. Possiamo lavorare insieme ad un nuovo paradigma della qualità italiana anche con il sostegno delle recenti misure del governo e del ministero”.

Infine, Maria Chiara Zaganelli, direttore generale Ismea, ha voluto sottolinea che il settore delle DOP e IGP “non sviluppa solo valore economico sui territori. Con 890.000 contratti di lavoro nel settore IG, la Dop economy afferma anche un valore sociale, etico e occupazionale indiscutibile. Settore eterogeneo che si caratterizza così, importante è che non sia sottoposto a frammentazione per spinte localistiche, legame con i territori ma attraverso un sistema che permette di esprimere l’eccellenza italiana”.

Dopo la pesca, Esselunga torna con uno spot su un’amicizia e una noce

Dopo la pesca, Esselunga torna con uno spot su un’amicizia e una noceMilano, 18 dic. (askanews) – Dopo Emma, la protagonista dello spot della pesca, Esselunga torna in televisione, a una settimana dal Natale, con la storia di Carlo e Marta e della loro amicizia che dura nel tempo grazie, questa volta, a una noce.

Protagonisti anche di questo spot, che sarà trasmesso questa sera sulle principali reti televisive, l’emozione e le persone con le loro storie di vita quotidiana che, attraverso gli occhi dei bambini, rendono più dolce la magia del Natale. Il dono che si scambiano i due bambini diventa, infatti, un inatteso e sorprendente regalo per il Natale alle porte. Il payoff “Non c’è una spesa che non sia importante” rimane il messaggio intorno al quale è costruito anche questo racconto, sempre nella forma del cortometraggio. “Con il secondo appuntamento del nostro racconto – spiega Roberto Selva, direttore marketing e comunicazione di Esselunga – abbiamo voluto rappresentare una storia di amicizia che resiste al trascorrere del tempo e alla distanza e lo abbiamo fatto attraverso una noce, un frutto simbolico che ben si presta a rappresentare il concetto di cura e l’evoluzione della storia. Con l’emozione che suscita un’amicizia ritrovata desideriamo augurare a tutti buone feste”.

Il cortometraggio sarà visibile in televisione dal 18 al 25 dicembre, nelle sale cinematografiche e sui canali digitali fino al primo gennaio 2024. La campagna è firmata dall’agenzia creativa di New York Small. “La noce” è stato girato dallo stesso regista del film “La pesca”, il francese Rudi Rosenberg e prodotto da Indiana Production.

Ismea-Qualivita: cresce spesa prodotti Dop e Igp nella Gdo

Ismea-Qualivita: cresce spesa prodotti Dop e Igp nella GdoRoma, 18 dic. (askanews) – Negli ultimi due anni gli italiani hanno speso mediamente di più per gli acquisti alimentari domestici e ciò vale anche per il cibo e vino DOP IGP: le vendite dei principali prodotti IG a peso fisso e variabile nella Grande Distribuzione Organizzata hanno oltrepassato nel 2022 i 5,4 miliardi € (+3% su base annua), con una dinamica più sostenuta per il cibo (+5,6%) rispetto al vino (-2,5%) che risente della ripresa del “fuori casa”. I dati emergono dal XXI Rapporto Ismea-Qualivita, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

I dati relativi ai primi nove mesi del 2023 indicano un ulteriore balzo in avanti del +10% della spesa alimentare nella GDO, a fronte di un incremento lievemente più contenuto per gli acquisti di prodotti a marchio DOP e IGP (+8%). Cresce inoltre la rilevanza del canale Discount per una fetta significativa di prodotti DOP IGP e resta forte, per quanto in calo, l’incidenza delle vendite in promozione per i prodotti IG nella GDO (21,5%).

Nel Nord-Est il 55% del valore nazionale delle Dop e Igp

Nel Nord-Est il 55% del valore nazionale delle Dop e IgpRoma, 18 dic. (askanews) – Nel 2022 nelle quattro regioni del Nord-Est è concentrato oltre la metà (55%) del valore nazionale delle DOP e IGP, con Veneto e Emilia-Romagna che si confermano le prime regioni in assoluto per valore economico, mostrando una crescita di quasi il +6% sul 2021. In termini relativi è però il Nord-Ovest a presentare l’incremento maggiore (+12%), trainato da Piemonte e Lombardia, la regione con la crescita più alta nel 2022 (+318 milioni di euro). E’ quanto emerge dal XXI Rapporto Ismea-Qualivita, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Il Centro Italia, guidato dalla Toscana, segna un +4%, mentre l’area “Sud e Isole”, dopo gli importanti incrementi registrati nel 2020 e nel 2021, avanza di un ulteriore +3%, con un contributo soprattutto da parte di Campania (+9%), Sardegna (+19%) e Abruzzo (+9%). Nel 2022 il comparto del cibo DOP IGP sfiora i 9 miliardi € di valore all’origine (+9% la crescita annua, +33% il trend in dieci anni) per un fatturato al consumo finale che supera i 17 miliardi di euro (+6%). L’export del comparto raggiunge 4,6 miliardi (+6% su base annua e +66% sul 2012), grazie soprattutto al recupero dei mercati Extra-UE (+10%).

La produzione di vino imbottigliato DOP IGP, dopo il forte balzo nel 2021, si attesta a 26 milioni di ettolitri nel 2022, in ridimensionamento sull’anno precedente (-4%). I dati in valore indicano invece, sulla base delle stime aggiornate, una crescita per l’imbottigliato (+5% a 11 miliardi di euro) e per lo sfuso (+13% a 4 miliardi). Tra le prime 10 denominazioni per valore ben 9 fanno registrare una crescita rispetto al 2021. A fronte di volumi esportati simili al 2021, gli introiti crescono del 10%, arrivando a sfiorare i 7 miliardi di euro nel 2022, per un trend del +80% rispetto al 2012 e risultati positivi soprattutto per i vini DOP (+12%) e in particolare per gli spumanti (+21%).

Dop Economy, in 2022 valore per la prima volta sopra 20 miliardi

Dop Economy, in 2022 valore per la prima volta sopra 20 miliardiRoma, 18 dic. (askanews) – Continua a cresce la Dop economy italiana, nonostante lo scenario macroeconomico condizionato dalla crisi energetica e climatica. Il settore delle DOP e IGP per la prima volta vola oltre la soglia dei 20 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2022 (+6,4% su base annua) assicurando un contributo del 20% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano.

All’interno del settore, il comparto cibo sfiora i 9 miliardi si euro (+9%), mentre quello vitivinicolo supera gli 11 miliardi (+5%). E’ quanto emerge dal XXI Rapporto Ismea-Qualivita, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Risultati importanti, seppure in parte condizionati dalla spinta inflattiva, che testimoniano la grande solidità della Dop economy nazionale: un sistema organizzato, che conta 296 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura e oltre 195.000 imprese delle filiere cibo e vino, con un numero di rapporti di lavoro stimati per la prima volta a 580 mila unità nella fase agricola e a 310 mila nella fase di trasformazione.

Coldiretti:362mila lavoratori stranieri lavorano in agricoltura

Coldiretti:362mila lavoratori stranieri lavorano in agricolturaRoma, 18 dic. (askanews) – Senza il contributo dei migranti nei campi e nelle stalle, l’Italia perderebbe quasi 1/3 del Made in Italy a tavola, con 362mila lavoratori provenienti da tutto il mondo che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura, fornendo ben il 32% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore nel 2022. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico immigrazione a cura del Centro studi e ricerche Idos, in occasione della Giornata del migrante.

La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella romena con 78.214 occupati, davanti a indiani con 39.021, marocchini con 38.051 che precedono albanesi (35.474), senegalesi (16.229), pakistani (15.095), tunisini (14.071), nigeriani (11.894,) macedoni (9.362), bulgari (7.912) e polacchi (7.449). Si tratta soprattutto di lavoro stagionale con picchi di domanda nei periodi estivi della raccolta che sono garantiti grazie a lavoratori regolari provenienti da altri Paesi perfettamente integrati che si fermano in Italia per qualche mese, tornando anno dopo anno con reciproca soddisfazione. Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori stranieri sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale: la raccolta delle fragole nel Veronese, la preparazione delle barbatelle in Friuli, le mele in Trentino, la frutta in Emilia Romagna, l’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia.

“E’ importante affrontare il tema della disponibilità di manodopera con una gestione dei flussi più efficiente partendo dal decreto triennale che può dare una grande mano tenuto conto che non solo si passa dalle 42mila unità di lavoro stagionale alle 82mila del 2023 fino alle 90mila del 2025 ma soprattutto che – spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – le quote riservate alle associazioni agricole per i loro soci, che dalle 22.000 unità dell’anno scorso raggiungono le 40.000 quest’anno, assicurando alle nostre imprese la certezza di poter avere a disposizione lavoratori regolari e non subire la concorrenza sleale di chi sfrutta le persone”.

La pasta e gli italiani: oltre 500 formati ma spaghetti e penne i più amati

La pasta e gli italiani: oltre 500 formati ma spaghetti e penne i più amatiMilano, 18 dic. (askanews) – Dietro due ingredienti come l’acqua e la semola di grano duro c’è un mondo, quello della pasta, fatto di decine e decine di nomi e altrettante forme che raccontano territori, cultura popolare, tecniche di produzione, ma anche la fantasia del pastaio. Si conta che i formati siano oltre 500 ma alla fine poi scegliamo quasi sempre gli stessi. Stando a una prima classificazione che arriva direttamente dai dati sulla produzione raccolti da Unione italiana food, la pasta corta rappresenta il 70% del peso relativo dei vari formati contro il 30% occupato dalla pasta lunga. Ma come si compone la classifica dei formati del primo produttore al mondo di pasta (3,6 milioni di tonnellate), e maggiore consumatore (23 chili a testa)?

Gli spaghetti si posizionano al primo posto, stando all’elaborazione di Unione Italiana Food su dati NIQ, che ha fotografato le preferenze in fatto di formati di pasta nel nostro Paese, secondo quattro aree: Nord-ovest, Nord-est, Centro e Sud. Se gli spaghetti sono l’ID della pasta al secondo posto si posizionano le penne. Per i due formati più amati dagli italiani, è plebiscito. Insieme, rappresentano il 78% della pasta venduta in tutto il Paese, tenendo in considerazione che quando parliamo di spaghetti e penne ci riferiamo a tutta la categoria di spaghettini, spaghettoni, pennette, mezze penne, pennoni e tutte le diciture affini che riportano allo stesso formato. A partire dalla terza posizione, cominciano a delinearsi le preferenze regionali, con formati di pasta iconici utilizzati per le ricette della tradizione. Al Nord (ovest ed est) vincono i fusilli mentre nel centro sono le paste corte come le mezze maniche a farla da padrone e al sud la preferenza va alla pasta per brodi e minestre, con la pasta mista ad occupare la maggior parte della sezione. Viceversa, al quarto posto, al Nord (ovest ed est) e al Sud vince la pasta corta contro i fusilli che conquistano il centro e infine, in quinta posizione, la pasta per brodi e minestre predomina al Nord mentre al Centro e al Sud vincono i rigatoni/tortiglioni/maccheroni.

In realtà certi formati danno il meglio di sé se abbinati a determinati tipi di sugo. Ed esistono regole precise per l’abbinamento. Alcuni abbinamenti sono figli di tradizione e consuetudini secolari (spaghetti aglio olio e peperoncino, trofie con il pesto, tagliatelle con il ragù, ziti con la salsa genovese), altre sono coppie più aperte (come la carbonara che, sempre più spesso, abbandona la pasta lunga preferendo rigatoni e mezze maniche). Per tutti gli altri abbinamenti occorre seguire quattro parametri. Il primo è la forma e come questa incontra il condimento. Un solo elemento, anche piccolo, cambia tutto: la curvatura di un formato, una variazione nel suo spessore tra rigo e valle, un profumo nel sugo, tempi e modi di cottura, perfino il modo di servirla nel piatto o lo strumento con cui la mangiamo. C’è poi la trafila che ci fa capire come si comporterà la pasta in cottura (e mantecatura) ma anche la sua sensazione in bocca. Da una trafilatura in teflon si ottiene una pasta dal cuore più croccante, mentre una pasta trafilata al bronzo risulta più omogenea. Il terzo elemento è la prova della forchetta o del cucchiaio per capire l’intensità del boccone. Infine la tecnica di cottura giusta, mantecando in padella o risottandola dall’inizio. “La pasta è una e molteplice – osserva Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione italiana food che in vista del Natale ha realizzato una guida all’abbinamento e cinque ricette delle feste con i formati di pasta più amati – In Italia siamo i custodi della tradizione. Abbiamo le nostre preferenze ma non rinunciamo a cambiare le carte in tavola e sperimentazioni e stravolgimenti si richiamano, per affinità o contrasto o reinterpretazione, al nostro patrimonio alimentare. Proprio questa sua versatilità e la capacità di adattarsi a ingredienti diversi in combinazioni infinite fanno della pasta un alimento sempre contemporaneo e globale. Proprio per questo, accanto ai cinquecento formati attuali di pasta censiti, le aziende continuano a sviluppare per innovare l’architettura della pasta e andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori”.

Confagri Piacenza: bene Governo su etichette, ora chiarezza in Ue

Confagri Piacenza: bene Governo su etichette, ora chiarezza in UeRoma, 18 dic. (askanews) – Bene il decreto firmato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che posticipa l’introduzione e l’applicazione di una parte della normativa europea sulle indicazioni nutrizionali nelle etichette dei vini e degli alcolici in genere entrata in vigore l’8 dicembre 2023, permettendo l’utilizzo e l’esaurimento delle etichette già in magazzino per ulteriori tre mesi. Ma ora bisogna fare chiarezza in Europa sul tema. Lo sottolinea in una nota Marco Casagrande, direttore di Confagricoltura Piacenza.

“Si tratta di un positivo e apprezzato riscontro alle istanze presentate da Confagricoltura a tutti i livelli in tema di etichettatura vini”, commenta precisando che la deroga contenuta nel D.M. del 7/12/2023 riguarda solo le etichette già stampate prima del 24/11/2023 (giorno di uscita delle linee guida della UE) che riportano accanto o al centro del QR-code, la lettera ” i ” e non le altre etichette. Solo in questo caso specifico è applicabile la deroga che differisce la data dell’8 dicembre all’ 8 marzo 2024. Il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi, componente di Giunta Nazionale di Confagricoltura, ha incontrato il ministro Lollobrigida e in merito alle difficoltà legate alla nuova norma Ue sull’etichettatura ha sottolineato che “le linee guida “last minute” della Commissione Ue hanno generato una babele interpretativa in cui ogni Stato membro esprime una propria lettura, determinando così una mancata armonizzazione delle regole di mercato”.

Per Frescobaldi il Regolamento comunitario (2021/2117) pubblicato 2 anni fa definiva regole che ora sono state rimesse in gioco da una burocrazia che anziché andare incontro alle imprese le ostacola. “Apprezzo il grande supporto del ministro Lollobrigida – ha sottolineato Frescobaldi – e accolgo con favore l’intenzione del ministro di portare il dossier all’attenzione del Consiglio europeo di Agricoltura e Pesca. Serve anche in ambito comunitario un’immediata sospensione in merito alla principale criticità contenuta nelle linee guida della Commissione per rivederne il contenuto e garantire certezza giuridica alle imprese. Contestualmente, sarà necessario ottenere il consenso all’utilizzo di tutte le etichette stampate prima della pubblicazione delle linee guida e fino a esaurimento scorte”. Il DM firmato dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste assicura inoltre il rispetto dei principi della sostenibilità economica e ambientale, evitando infatti che etichette già in magazzino debbano finire al macero. I problemi del mondo del vino non però tutti superati, tant’è che alcune indicazioni delle linee guida europee sull’etichettatura ad oggi presentano criticità che ad avviso dell’associazione di imprenditori agricoli sarebbero superabili con il buonsenso.

“Auspichiamo – conclude Casagrande – che come ha dichiarato il ministro si possa fare chiarezza anche su questi aspetti sebbene la riunione del 10 e 11 dicembre dell’Agrifish abbia toccato il tema solo marginalmente”.