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Ass. Ue: insufficiente proposta Comm. Ue su import da Ucraina

Ass. Ue: insufficiente proposta Comm. Ue su import da UcrainaRoma, 31 gen. (askanews) – Oggi la Commissione europea ha proposto di prorogare di un anno l’attuale liberalizzazione delle importazioni dall’Ucraina con ulteriori garanzie. Sebbene sia accolta con favore la decisione di mettere in atto meccanismi che salvaguardino i produttori dell’UE dall’impatto dell’aumento delle importazioni, le sei organizzazioni europee che rappresentano i settori dei cereali, dei semi oleosi, del pollame, delle uova e dello zucchero, non credono che questa proposta sia sufficiente. Lo si legge in una nota congiunta a firma di AVEC, CEFS, CEPM, CIBE, COPA-COGECA ed EUWEP.

Il gruppo di organizzazioni vede negativamente la decisione di basare la soglia per l’attivazione automatica delle necessarie misure di salvaguardia sulla media 2022/23 per pollame, uova e zucchero e ritiene “del tutto inaccettabile” l’esclusione di cereali e semi oleosi da tali misure automatiche. L’attuale sistema di licenze concordato tra l’Ucraina e i singoli Stati membri, come Romania e Bulgaria, per cereali e semi oleosi, “non fornisce una soluzione efficace a livello dell’UE e minaccia l’integrità del mercato unico dell’UE”. “Anche se riteniamo che sia dovere e interesse dell’UE continuare a sostenere l’Ucraina – spiegano le sei associazioni – la soluzione all’attuale situazione riguardante l’impatto delle importazioni sui produttori dell’UE deve essere affrontata in modo efficace. Pertanto, noi, come produttori agricoli, siamo pronti a continuare a fare la nostra parte negli sforzi dell’UE per aiutare l’Ucraina. Sfortunatamente, riteniamo che questo sforzo non sia equamente condiviso, poiché il settore agricolo sostiene un onere sproporzionato e insostenibile”.

“Se le soluzioni messe in atto non saranno efficaci nell’affrontare il problema, sarà in gioco la sopravvivenza dei produttori europei di cereali, semi oleosi, pollame, uova e zucchero nei paesi vicini e oltre, così come il costante sostegno all’Ucraina”, concludono. Tra le proposte di modifica suggerite, quella di basare l’attivazione automatica della salvaguardia sulla media annuale per gli anni 2021 e 2022 combinati e includere anche cereali e semi oleosi. Oltre a garantire che tutti i prodotti importati al di sopra di questa soglia debbano essere esportati al di fuori dell’UE e quindi transitare solo all’interno del mercato dell’UE.

“Le istituzioni – concludono – devono trovare un compromesso praticabile e una soluzione costruttiva per mantenere i flussi commerciali, proteggere i produttori dell’UE, aiutare i produttori ucraini a diversificare le loro esportazioni, ristabilire le vecchie rotte commerciali e limitare la loro dipendenza dal mercato dell’UE”.

H&M -12,7% in Borsa dopo conti e uscita della A.d. Helmersson

H&M -12,7% in Borsa dopo conti e uscita della A.d. Helmersson

Roma, 31 gen. (askanews) – Hennes & Mauritz a picco in Borsa, nel pomeriggio le azioni del gruppo quotate sul mercato di Stoccolma cadono del 12,73% a 146,88 corone. Il tracollo si è innescato dopo la pubblicazione dei risultati di bilancio e il contestuale inatteso annuncio della sostituzione dell’amministratore delegato, Helena Helmersson che dopo quattro anni alla guida ha deciso di lasciare la società.

Il 2023 si è chiuso per la società con un fatturato totale di 236 miliardi di corone svedesi, a fronte di 223 miliardi nel 2022. L’utile operativo è più che raddoppiato a 14,5 miliardi di corone e il margine è quasi raddoppiato al 6,2%. Tuttavia sul finale dell’anno le vendite in valuta locale hanno subito una contrazione del del 4% (tra il 1 dicembre e il 29 gennaio). Con un comunicato, H&M a riferito il nuovo Ad è Daniel Ervér, 42 enne che lavora a alla casa da diciott’anni in diversi ruoli e che attualmente ricopriva quello di responsabile del marchio.

Poste, Giorgetti: nessuna svendita, con la cessione di una quota sarà garantito il controllo pubblico

Poste, Giorgetti: nessuna svendita, con la cessione di una quota sarà garantito il controllo pubblicoRoma, 31 gen. (askanews) – “Nessuna svendita, altri hanno svenduto in passato, non lo farà questo governo”. Lo ha detto il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time alla Camera ad una interrogazione sulla cessione di una quota pubblica di Poste italiane spa.

“L’operazione che sta facendo il governo – ha aggiunto – è una valorizzazione degli asset, preservando il controllo pubblico ma aperto al mercato, nell’interesse di azionisti e dipendenti”. Giorgetti: con cessione resta controllo pubblico “Aumenterà il valore garantendo la qualità dei servizi e l’occupazione” Roma, 31 gen. (askanews) – Con la cessione di una quota del capitale di Poste Italiane sarà garantito il controllo pubblico, come prevede il Dpcm che regola l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia nella società. “La cessione sarà, comunque, volta ad accrescere il valore del Gruppo Poste, garantendo, nel contempo, la qualità dei servizi e il mantenimento dei livelli occupazionali”. Lo ha affermato il ministro dell’economia e delle finanze rispondendo al question time in Aula alla Camera.

Il Ministro ha ricordato che il programma di dismissione previsto nella Nota di aggiornamento al DEF “non prevede la cessione del controllo da parte dello Stato sulle società interessate, ma riguarda la cessione di quote di minoranza con l’obiettivo di destinare le risorse rivenienti dalle vendite alla riduzione del debito pubblico” e che “lo Statuto di Poste Italiane contiene una clausola di limite al possesso azionario in base alla quale nessun soggetto diverso dal Mef, da enti pubblici o da soggetti da questi controllati può detenere azioni per una quota superiore al 5 per cento del capitale della società”. “L’alienazione di una quota della partecipazione pubblica – ha concluso Giorgetti – potrà aprire il capitale ad azionisti e ampliare quindi il flottante, con effetti anche in termini di rafforzamento e valorizzazione delle società interessate”.

Lollobrigida: Fieragricola modello per agroalimentare di qualità

Lollobrigida: Fieragricola modello per agroalimentare di qualitàRoma, 31 gen. (askanews) – Innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione: sono le parole chiave della 116esim edizione di Fieragricola, che da oggi a sabato 3 febbraio animerà il quartiere fieristico di Veronafiere, con 820 espositori da 20 Paesi, 11 padiglioni occupati, 52.000 metri quadrati, delegazioni e buyer provenienti da 28 Paesi grazie all’attività di incoming dei delegati esteri di Veronafiere e di ICE Agenzia.

All’inaugurazione stamattina è intervenuto il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha definit la manifestazione “un gioiello organizzativo e un modello per aiutare a far evolvere il sistema di qualità agroalimentare italiano che sta affrontando la sfida di coniugare la transizione ecologica con la produttività”. Il comparto agricolo italiano, con oltre 1,1 milioni di aziende agricole, una superficie agricola utile di circa 12,5 milioni di ettari, è alle prese con la sfida dei cambiamenti climatici, uno dei temi portanti di Fieragricola 2024.

“L’agricoltura italiana vuole crescere, sempre pronta a ripartire e trova a Veronafiere la propria casa – ha detto il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo – Dopo la crisi del Covid i numeri di questa edizione della manifestazione non erano scontati e confermano Fieragricola come rassegna leader a livello internazionale, una vetrina per le imprese a vantaggio di un settore che vale in Italia oltre 600 miliardi di euro e supera i 60 miliardi di export”. Nei quattro giorni di manifestazione sono in programma 140 convegni per rispondere alle esigenze di formazione del settore, chiamato a innovare per migliorare competitività, resilienza e redditività. E, a pochi giorni il vertice Italia-Africa di Roma, la manifestazione getta un ponte verso il continente africano, con la presenza in fiera di delegazioni commerciali da Algeria, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Mozambico, Senegal, Tunisia.

Comm. Ue propone deroga Pac, sindacati agricoli: troppo poco

Comm. Ue propone deroga Pac, sindacati agricoli: troppo pocoRoma, 31 gen. (askanews) – La proposta della Commissione Europea, che oggi ha inteso fornire quella che definisce “una prima risposta politica concreta per affrontare le preoccupazioni sul reddito degli agricoltori”, dando loro la possibilità di avvalersi di deroghe per l’anno 2024 a quelle norme della Pac che li obbligano a mantenere determinate aree non produttive, arriva nei giorni in cui la protesta degli agricoltori in tutta Europa si è fatta più aspra. E anche in Italia, con cortei, presidi e mobilitazioni di agricoltori con i loro trattori in tutto il paese. Anche a Verona, dove oggi si inaugura Fieragricola. Proprio domani, in vista del vertice straordinario sul bilancio della Ue, è annunciata una manifestazione degli agricoltori dalle 9.30 in Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo, di agricoltori provenienti dal sud e dal nord dell’Unione Europea.

La Commissione Europea riconosce che gli agricoltori si trovano ad affrontare “una gamma eccezionale di difficoltà e incertezze”. In particolare, l’ultimo anno è stato caratterizzato da un numero importante di eventi meteorologici estremi, tra cui siccità, incendi e inondazioni in varie parti dell’Unione. Eventi che influiscono sulla produzione e sulle entrate, nonché sull’esecuzione e sul calendario delle normali pratiche agronomiche, il che comporta una forte pressione sugli agricoltori affinché si adattino. Ancora, gli elevati prezzi dell’energia e dei fattori produttivi derivanti dall’aggressione della Russia contro l’Ucraina, l’inflazione, i cambiamenti nei flussi commerciali internazionali e la necessità di sostenere l’Ucraina hanno creato ulteriori incertezze e pressioni sul mercato. Anche il prezzo dei cereali è diminuito drasticamente rispetto al 2022, il che ha portato il valore della produzione di cereali nell’UE27 a diminuire da 80,6 miliardi di euro nel 2022 a 58,8 miliardi di euro nel 2023, una riduzione di quasi il 30%. “In queste condizioni – si spiega in una nota – l’obbligo di mettere a riposo i seminativi può avere un impatto negativo significativo a breve termine sulle entrate di alcuni agricoltori”.

“Gli agricoltori sono la spina dorsale della sicurezza alimentare dell’UE e il cuore delle nostre zone rurali”, ha detto in tono rassicurante la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ma la proposta, pur richiesta a gran voce dai rappresentati di categoria da tempo, non sembra avere incontrato il loro favore. La risposta della Commissione Ue alle difficoltà degli allevatori non ha infatti suscitato l’entusiamo dei sindacati europei e italiani. Il Copa e la Cogeca parlano di un “progresso” che però “arriva tardi nel calendario agricolo e rimane limitato”. In Italia Cia definisce la deroga “un ‘contentino’ che lascia perplessi su modalità e durata”. Mentre per Confagricoltura si tratta di “una proposta con un sovraccarico di condizioni tale da limitare in modo significativo l’efficacia della misura. Il testo va modificato – chiede il presidente Massimiliano Giansanti – per aumentare effettivamente le produzioni di cereali e semi oleosi”.

Sotto accusa il fatto che la deroga all’obbligo di mantenere il 4% di terreni incolti sarebbe limitata al 2024 e condizionata a ulteriori impegni ambientali, visto che possono accedere allo stop solo chi coltiva colture azoto-fissatrici (come lenticchie, piselli o fave) e/o colture intercalari sul 7% dei propri seminativi con anche il divieto di usare prodotti fitosanitari. Secondo la proposta della Commissione in aggiunta, per le intercalari, è previsto un coefficiente di ponderazione dello 0,3 per cento. In pratica, ogni ettaro reale sarebbe equiparato a 0,3 ettari.

Stranieri ovunque, la Biennale Arte di Pedrosa: queer e “strana”

Stranieri ovunque, la Biennale Arte di Pedrosa: queer e “strana”Milano, 31 gen. (askanews) – Si intitola, come già sapevamo, “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”, la 60esima Biennale d’arte di Venezia che per la prima volta ha un curatore sudamericano, il brasiliano Adriano Pedrosa. La sua Biennale sarà aperta al pubblico dal 20 aprile al 24 novembre 2024 e a cerimonia di premiazione e inaugurazione si svolgerà il 20 aprile.

La Mostra internazionale, che arriva a segnare un ulteriore tassello di un percorso di apertura e internazionalizzazione che negli ultimi anni ha ristabilito la forza e la reputazione della Biennale, si articolerà tra il Padiglione centrale ai Giardini e l’Arsenale in due nuclei distinti: Nucleo Contemporaneo e Nucleo Storico. Come principio guida, la Biennale Arte 2024 ha privilegiato artisti che non hanno mai partecipato all’Esposizione Internazionale, anche se alcuni di loro hanno già esposto in un padiglione nazionale, in un evento collaterale o in una passata edizione della Esposizione internazionale. Un’attenzione particolare sarà riservata ai progetti all’aperto, sia all’Arsenale sia ai Giardini, e a un programma di performance durante i giorni di pre-apertura e nell’ultimo fine settimana di apertura. La Biennale di Pedrosa è stata presentata oggi in una conferenza a Ca’ Giustinian, alla presenza anche di Pietrangelo Buttafuoco, che diventerà presidente della Biennale di Venezia al termine del mandato di Roberto Cicutto, che ha salutato il suo successore con il quale “stiamo già lavorando in totale accordo”. Il titolo “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere” è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Queste opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia.

“L’espressione Stranieri Ovunque – ha spiegato Adriano Pedrosa – ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri. Il termine italiano ‘straniero’, il portoghese ‘estrangeiro’, il francese ‘étranger’ e lo spagnolo ‘extranjero’ sono tutti collegati sul piano etimologico rispettivamente alle parole ‘strano’, ‘estranho’, ‘étrange’ ed ‘extraño’, ovvero all’estraneo. Viene in mente ‘Das Unheimliche’ di Sigmund Freud, Il perturbante nell’edizione italiana, che in portoghese è stato tradotto con ‘o estranho’, lo strano che, nel profondo, è anche familiare. Secondo l’American Heritage e l’Oxford English Dictionary, il primo significato della parola ‘queer’ è proprio ‘strange (‘strano’), pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulla produzione di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk o popular; l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra”. Lo stesso Pedrosa si è definito “il primo curatore queer della storia della Biennale”. “Il Nucleo Storico – ha aggiunto il curatore – è composto da opere del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. Si è scritto molto sui modernismi globali e su quelli del Sud del mondo, motivo per cui in alcune sale saranno esposti lavori provenienti da tali territori, come a costituire una sorta di saggio, una bozza, un ipotetico esperimento curatoriale volto a mettere in discussione i confini e le definizioni del Modernismo. Conosciamo fin troppo bene la storia del Modernismo in Euroamerica, ma i modernismi del Sud globale rimangono in gran parte sconosciuti. Lo stesso Modernismo europeo ha viaggiato ben oltre l’Europa nel corso del Novecento, spesso intrecciandosi con il colonialismo, così come molti artisti del Sud globale si sono recati in Europa per esporre il proprio lavoro”. Il Nucleo Storico prevede tre sale nel Padiglione Centrale: la sala intitolata Ritratti, la sala dedicata alle Astrazioni e una terza sala dedicata alla diaspora artistica italiana nel mondo lungo il corso del XX secolo.

“La natura internazionale della Biennale – ha detto il presidente Cicutto – ne fa un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo attraverso la trasformazione e l’evoluzione delle arti. Nessun curatore, quando sceglie i contenuti della propria mostra, cavalca direttamente i temi caldi del momento, ma intraprende un viaggio pieno di cambiamenti di rotta e il cui racconto sarà alla fine fortemente influenzato dalla percezione e interpretazione che ne daranno i visitatori, gli addetti ai lavori e la stampa. Ma l’unicità della Biennale sta soprattutto nella presenza reale dei Padiglioni Nazionali (quelli storici ai Giardini, e più recentemente quelli che si sono aggiunti all’Arsenale e in alcuni spazi della città), che la rendono un luogo diverso da ogni altro per il confronto fra le arti e i mutamenti della società. Le Partecipazioni quest’anno raggiungono un livello molto alto, con 90 paesi a cui si aggiungono 30 Eventi Collaterali. L’autonomia dei direttori artistici è la miglior garanzia perché la formula della Biennale di Venezia continui a funzionare e a produrre effetti talvolta sorprendenti, anche sul piano diplomatico e politico”. La Mostra internazionale sarà affiancata da 90 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono quattro i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania. Nicaragua, Repubblica di Panama e Senegal partecipano per la prima volta con un proprio padiglione. Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, è a cura di Luca Cerizza, con il progetto “Due qui / To hear” dell’artista Massimo Bartolini.

Torna anche il padiglione della Santa Sede, che quest’anno sarà allestito nella Casa di reclusione femminile di Venezia alla Giudecca. La mostra ha come titolo Con i miei occhi ed è a cura di Chiara Parisi e Bruno Racine. Il Comune di Venezia partecipa con un proprio Padiglione, il Padiglione Venezia, ai Giardini di Sant’Elena.

Copa-Cogeca: decisione Comm. Ue su deroga Pac tardiva e limitata

Copa-Cogeca: decisione Comm. Ue su deroga Pac tardiva e limitataRoma, 31 gen. (askanews) – La decisione della Commissione Europea sulla deroga alla norma della Pac sulle aree non produttive è un “progresso”, ma “arriva tardi nel calendario agricolo e rimane limitata”. “Oggi, sotto la pressione delle manifestazioni – spiegano in una nota il Copa e la Cogeca – il presidente della Commissione europea ha annunciato una deroga di un anno alle norme della Pac sui terreni incolti. Le condizioni riviste per le BCAA 8 rientrano nella maggiore flessibilità attesa dagli agricoltori”.

“Ci auguriamo che gli Stati membri – aggiungono – rafforzino ulteriormente questa proposta per avere un approccio più globale, soprattutto negli Stati membri che sono stati particolarmente colpiti da eventi climatici estremi, durante la riunione del Consiglio europeo di domani”. Il Copa e la Cogeca sottolineano anche come, negli ultimi mesi, gli agricoltori di tutta l’UE siano stati gravemente colpiti da eventi meteorologici estremi e perturbazioni commerciali legate all’invasione russa dell’Ucraina, che hanno avuto un grave impatto sulle attività agricole e sulla catena di approvvigionamento alimentare. “Di conseguenza – spiegano – ciò ha creato difficoltà agli agricoltori nell’attuazione della Politica Agricola Comune (PAC), con ripercussioni sulla campagna agricola 2024”. Il Copa e la Cogeca hanno ripetutamente chiesto alla Commissione europea di prendere in considerazione deroghe alla condizionalità della PAC (ad esempio BCAA 6, 7 e 8), agli ecosistemi e agli impegni agro-climatico-ambientali che si basano su questi, per il 2024 e hanno chiesto un’azione comune per affrontare queste gravi difficoltà.

Cantina Vignaioli Morellino di Scansano chiude 2023 con +4% fatturato

Cantina Vignaioli Morellino di Scansano chiude 2023 con +4% fatturatoMilano, 31 gen. (askanews) – La Cantina Vignaioli Morellino di Scansano ha chiuso l’esercizio 2022-2023 con un incremento del fatturato del 4% sull’anno precedente, passando da 14,9 a 15,5 milioni di euro. Lo ha reso noto la stessa cooperativa grossetana, spiegando che il canale Gdo Italia ha registrato una crescita del 10%, l’Horeca del 5% “ed è aumentata anche la quota export, soprattutto in Cina e nei mercati asiatici”. La Cantina inoltre “continua a rappresentare un punto di riferimento per l’offerta enoturistica nel territorio”, segnando un +22% sulle degustazioni guidate rispetto al 2022.

“Nonostante il momento critico per il mercato del vino sia in Italia che all’estero, siamo riusciti a mantenere per i soci le stesse liquidazioni dell’anno precedente premiandoli per i tantissimi sacrifici che stanno facendo, dato che l’aumento dei costi riguarda anche la gestione della vigna” ha affermato il presidente della Cantina, Benedetto Grechi, parlando di “un risultato che ci soddisfa, anche se auspichiamo di aumentare le liquidazioni nel prossimo esercizio”. “La performance va letta alla luce degli aumenti dei costi che tutti ben conoscono, era prevedibile che questa situazione avrebbe avuto un’eco importante su questo esercizio e per limitarne gli effetti si è reso necessario un aumento dei listini, entrato però in vigore solo a metà anno e che, in ogni caso, abbiamo contenuto il più possibile (+3%)” ha aggiunto il Dg, Sergio Bucci, precisando che “dovremo aspettare il prossimo anno per capire se questa operazione riuscirà nell’obiettivo di mantenere la marginalità auspicata, ma le stime e i risultati delle vendite dell’ultimo quadrimestre del 2023, che non rientrano nell’esercizio di questo bilancio, ci fanno ben sperare”.

Nello stesso appuntamento in cui è stato approvato il bilancio si sono svolte anche le elezioni del nuovo Cda, che vede riconfermati la maggior parte dei consiglieri uscenti e “si impegna a lavorare nel solco della continuità, seguendo la filosofia attenta alla qualità, al rispetto del consumatore e dell’ambiente che contraddistingue il lavoro della cooperativa”. Dal bilancio di sostenibilità della Cantina, chiuso negli stessi giorni di quello di esercizio, emerge una riduzione del 7% delle emissioni nella produzione di Morellino di Scansano Docg nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023. Un minore impatto misurato per la certificazione Viva Sustainable Wine, “da ascriversi – sempre secondo quanto spiegato dalla cooperativa – soprattutto alla gestione del vigneto, sempre più sostenibile grazie al sistema previsionale Sos Wine, nonché ai progressi fatti nelle altre fasi del ciclo di vita di prodotto: packaging, Cantina, distribuzione e prodotto”.

Sinner: resto un ragazzo semplice (che non andrà a Sanremo)

Sinner: resto un ragazzo semplice (che non andrà a Sanremo)Roma, 31 gen. (askanews) – “La prendo abbastanza tranquillamente”: non è cambiato nulla per Jannik Sinner perché la vittoria agli Australian Open, primo italiano della storia sul cemento di Melbourne, “è solo un torneo”.

“Sono contento di quello che abbiamo fatto e di condividere tante emozioni con tutti voi” ha detto il 22enne altoatesino numero 4 del mondo a Roma, in conferenza stampa nella sede della Fitp, “però da un altro punto di vista non c’è solo un torneo, ci sono tante possibilità durante l’anno, abbiamo tante possibilità di far bene ma anche di far male”. Piedi per terra dunque: “Dobbiamo essere pronti, contenti di essere in questa situazione, è un traguardo importante per me e il mio team. Però vediamo, si sente il calore, l’importanza per la gente che mi piace, ma come ragazzo sono come due settimane fa: un ragazzo semplice”.

Jannik Sinner scioglie i dubbi su un altro evento: non andrà al Festival di Sanremo, dopo l’invito di Amadeus sul palco dell’Ariston. “Farò il tifo per Sanremo, ma da casa”, ha spiegato il campione nella conferenza stampa sulla terrazza della Federazione Italiana Tennis e Padel. Sinner ha detto che si fermerà un paio di giorni a Roma e poi, durante il Festival, “sarò già al lavoro”. La scelta di Montecarlo come residenza? Questione di strutture e di ambiente secondo Jannik Sinner, in conferenza stampa alla sede della Fitp a Roma, reduce dal trionfo agli Australian Open di Melbourne.

“Quando ho fatto 18 anni mi sono allenato a Bordighera con il mio ex allenatore che aveva la residenza a Monaco e mi ha detto di andarci anche io. La cosa più bella di Monaco è che ci sono tanti giocatori con cui ti puoi allenare, ci sono diverse palestre e i campi sono buoni” ha detto il 22enne campione, numero 4 del mondo. Nei giorni scorsi sono impazzate le polemiche sulla ‘fuga’ di Sinner (e di tanti altri) a Montecarlo, paradiso fiscale. “Onestamente lì mi sento a casa, sto bene lì, ho una vita normale, posso andare al supermercato con zero problemi, quindi sto bene lì” ha concluso Sinner.

Milano, Comune sposa studio bipartisan salva-Meazza: è l’opzione

Milano, Comune sposa studio bipartisan salva-Meazza: è l’opzioneMilano, 31 gen. (askanews) – Otto anni dopo le prime discussioni e quattro anni dopo la proposta di Inter e Milan di abbattere il Meazza per realizzare un nuovo stadio a San Siro, iniziativa impantanata a causa dello sopraggiunto vincolo architettonico sul secondo anello prospettato dalla Sovrintendenza, il Comune di Milano sposa uno studio bipartisan da 300 milioni di euro che riapre alla possibilità di ristrutturare il vecchio impianto. “Ci sono tanti motivi di buonsenso, dal lato nostro, che ci dicono che questa opzione di ristrutturare San Siro è l’opzione” ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, durante il suo intervento in occasione della presentazione del lavoro elaborato gratuitamente dallo studio Arco Associati di Giulio Fenyves.

Il piano, ha aggiunto il primo cittadino durante la Commissione consiliare quadricongiunta a Palazzo Marino, “ha alcuni elementi di novità, ma la cosa più importante è che si possono fare i lavori senza chiudere lo stadio e questa è una questione dirimente. Io capisco le società che dicono che in caso di ristrutturazione dovrebbero andare per due anni in uno stadio piccolo, dando un disagio ai tifosi e che quindi sarebbe un problema”. Resta il fatto che ad oggi i club appaiono orientati a costruirsi impianti di proprietà a San Donato (Milan) e Rozzano (Inter). “Da sindaco di Milano e della città metropolitana non farei nulla per oppormi” a queste ipotesi, “ciò non toglie che si possa ragionare sul fatto che dobbiamo fare di tutto per fare rimanere le squadre a Milano” ha continuato Sala. Da qui la decisione dell’amministrazione di esaminare con attenzione la proposta di ristrutturazione promossa da un consigliere comunale dell’opposizione, Alessandro De Chirico (Fi), che è stata accolta con favore anche dai partiti della maggioranza. “Il nostro – ha detto il capogruppo del Pd Filippo Barberis – è un sostegno convinto”. Su questo tema, ha aggiunto Enrico Fedrighini dei Verdi, “è importante fare fronte comune al di là delle differenze” ed il progetto “mi convince profondamente”. Semaforo verde anche da Marco Bestetti(Fdi) e dal capogruppo della Lega, Alessandro Verri, per il quale “oggi è una bella giornata” anche se “notiamo che abbiamo perso otto anni”.

L’opzione preferita da Sala sarebbe quella di concedere a entrambi i club, o anche a uno solo dei due, il diritto di superficie sul Meazza per una cifra inferiore a 100 milioni a fronte di una ristrutturazione in quattro fasi che prevede un “quarto anello” per i servizi premium da ricavare tra gli attuali primo e secondo anello. “Non so se le squadre si fanno convincere” ha osservato il sindaco nella sua replica al termine del dibattito, ma certamente Inter e Milan “stanno toccando con mano le difficoltà” di andare altrove e poi “il denaro oggi costa tantissimo e con questi tassi è possibile ci ripensino”. La prossima tappa sarà scrivere al Milan, e per conoscenza all’Inter, per chiedere se la proposta del 2019 è da intendersi come archiviata. Dopodiché l’appello bipartisan a rossoneri e nerazzurri è quello di pensare al “valore che c’è nel restare a Milano”.